Viaggio Allucinante: Un'Odisea Nella Scienza e nell'Immaginazione

Il concetto di "viaggio allucinante" evoca immediatamente mondi inesplorati, sfide impossibili e la frontiera della conoscenza umana. Questa idea, potentemente catturata nella letteratura e nel cinema, trova una delle sue espressioni più iconiche in opere che sfidano i limiti del conosciuto, spingendosi nel profondo della Terra o all'interno del corpo umano. Tra queste, spiccano il romanzo "Viaggio al centro della Terra" di Jules Verne e il film "Fantastic Voyage" (Viaggio allucinante) del 1966, diretti da Richard Fleischer. Entrambe le opere, pur appartenendo a generi e epoche diverse, condividono un fascino intrinseco per l'esplorazione dell'ignoto e per le meraviglie (e i pericoli) che si celano oltre la percezione ordinaria.

Il Richiamo delle Profondità: L'Avventura di Verne

"Viaggio al centro della Terra" (in francese "Voyage au centre de la Terre") è un capolavoro della letteratura d'avventura che narra l'epica impresa del Professor Lidenbrock, un eccentrico scienziato, e del suo nipote Axel. La loro avventura inizia con la scoperta di un prezioso libro islandese del XII secolo, dal quale emerge una pergamena contenente un crittogramma runico. Dopo un'attenta decifrazione, i due scoprono il nome dello scienziato islandese del XVI secolo, Arne Saknussemm, e istruzioni in latino per compiere un viaggio al centro del mondo.

Copertina del libro

Il romanzo, ambientato nel 1863, ci trasporta in un'epoca in cui la scienza iniziava a interrogarsi sui misteri più profondi del pianeta. Il Professor Lidenbrock, nato attorno al 1813, incarna lo spirito di indagine scientifica dell'epoca, dialogando persino con figure come Humphry Davy nel 1825 riguardo all'ipotesi della liquidità del nucleo terrestre. La loro spedizione li conduce in Islanda, dove, dopo aver raggiunto Reykjavík e aver incontrato il signor Fridriksson, studioso di scienze, si dirigono verso il cratere spento del vulcano Snæfellsjökull. Qui, una scritta incisa nella roccia conferma la precedente esplorazione di Arne Saknussemm, segnando l'inizio del loro vero viaggio nelle viscere della Terra.

Il viaggio è costellato di sfide e scoperte straordinarie. Dopo essersi calati in un pozzo verticale, si trovano di fronte a un bivio, una scelta errata che li costringe a tornare indietro, perdendo tempo prezioso. La scarsità d'acqua viene fortunatamente risolta grazie alla guida islandese Hans, che li conduce a un ruscello, l'Hans Bach, che diventerà il loro compagno di spedizione.

Un momento cruciale si verifica il 7 agosto, quando Axel, perdendo l'orientamento e il ruscello, si ritrova solo e sviene ripetutamente per la disperazione. Al suo risveglio, scopre un vasto lago sotterraneo, sulle cui sponde crescono funghi enormi e si trovano ossa gigantesche di animali preistorici. A bordo di una zattera, navigano su questo "mare sotterraneo", testimoniando la lotta tra creature antediluviane come un ittiosauro e un plesiosauro.

L'esplorazione continua con la scoperta di un'isola ricca di geyser, ma presto si ritrovano in balia di un uragano che li trascina lontano. Al risveglio, si accorgono di essere vicini a una sponda, apparentemente non molto distante dal punto di partenza. La frustrazione per l'apparente fallimento nel raggiungere il centro della Terra non frena la loro sete di conoscenza. Esplorando la zona, scoprono centinaia di ossa e persino uno scheletro umano dell'era quaternaria, una scoperta epocale per il Professor Lidenbrock.

Successivamente, si addentrano in una foresta primordiale, caratterizzata da una vegetazione del periodo terziario, dove si imbattono in un umanoide preistorico di oltre tre metri che sorveglia un branco di mastodonti. La natura di questa creatura - se scimmia antropomorfa o uomo simiesco - diventa oggetto di dibattito tra Axel e suo zio.

Illustrazione di un umanoide preistorico e mastodonti nella foresta sotterranea

Il ritrovamento di un coltello con le iniziali "A.S." (Arne Saknussemm) sulla via del ritorno indica che lo scienziato islandese li stava guidando passo dopo passo. Trovano una spaccatura tra le rocce di granito con un'altra incisione del nome di Saknussemm. Tornati da Hans, decidono di riprendere il viaggio attraverso un tunnel, ma vengono bloccati da un masso. L'uso di polvere da sparo per farlo saltare provoca la formazione di una voragine da cui inizia a riversarsi l'acqua del mare sotterraneo.

Trovandosi in un lungo abisso oscuro, la loro imbarcazione viene trascinata dalla corrente. Con sorpresa, si rendono conto di non sprofondare, ma di risalire in un canale secondario di un vulcano. In uno scenario mozzafiato e terrificante, si ritrovano non più in acqua, ma in mezzo a lava incandescente. Il 29 agosto, dopo oltre due mesi, abbandonano le profondità della Terra, risalendo in superficie grazie al magma.

Hans Bjelke, la loro guida islandese, si distingue per la sua incredibile impassibilità e fedeltà, salvando il gruppo da innumerevoli pericoli senza mai chiedere più del dovuto. La misteriosa pergamena, decifrata in latino, recita: "In Sneffels Yoculis craterem kem delibat umbra Scartaris Julii intra calendas descende, audas viator, et terrestre centrum attinges. kod feci. Arne Saknussem", che si traduce in: "Nel cratere Yökull dello Snæffels che l'ombra dello Scartaris tocca alle calende di luglio, scendi, coraggioso viaggiatore, e raggiungerai il centro della Terra. Ciò che feci."

Viaggio al centro della terra, di Jules Verne (1864) - Recensione critica - Podcast Letterario -

Verne, pur scrivendo un romanzo di avventura, intreccia elementi scientifici e immaginari che riecheggiano opere precedenti, come quelle di Edgar Allan Poe. Tuttavia, è noto che Verne stesso eccedeva nella fantasia rispetto alla scienza, consapevole dell'impossibilità di raggiungere il centro della Terra a causa delle temperature insopportabili e delle scosse sismiche. Nonostante ciò, "Viaggio al centro della Terra" rimane un'opera pionieristica, un "romanzo scientifico" che ha contribuito a definire il genere della fantascienza, capace di incantare lettori di ogni età con la sua visione audace e la sua inesauribile immaginazione.

L'Esplorazione Interiore: "Fantastic Voyage"

Il film di fantascienza americano del 1966, "Fantastic Voyage" (Viaggio allucinante), diretto da Richard Fleischer, esplora un altro tipo di viaggio impossibile: quello all'interno del corpo umano. Basato su un racconto di Otto Klement e Jerome Bixby, il film si inserisce nel contesto della Guerra Fredda, dove Stati Uniti e Unione Sovietica hanno sviluppato una tecnologia in grado di miniaturizzare oggetti ed esseri umani per un breve periodo.

La trama ruota attorno allo scienziato Jan Benes, che lavora nell'Europa orientale e viene trasferito dalla CIA negli Stati Uniti. Durante il trasferimento, viene attaccato e ferito, sviluppando un coagulo nel cervello che minaccia la sua vita. L'unica speranza risiede in un intervento chirurgico al laser da eseguire direttamente all'interno del suo cervello. Per questo, una squadra americana, a bordo di un sommergibile miniaturizzato chiamato "Proteus", viene iniettata nel corpo dello scienziato.

Il sommergibile

La regia di Richard Fleischer, che aveva già diretto "Ventimila leghe sotto i mari", un'altra eccellente trasposizione di un'opera di Jules Verne, conferisce al film un'atmosfera avvincente. Il cast include Stephen Boyd nel ruolo del protagonista, Raquel Welch, Edmond O’Brien, Donald Pleasence e Arthur Kennedy. La colonna sonora è di Leonard Rosenman.

Il film non è solo un'avventura fantascientifica, ma offre anche un valore istruttivo e didattico, grazie alla rappresentazione delle dinamiche interne del corpo umano. La miniaturizzazione degli oggetti e delle persone, e la ricostruzione dell'interno del corpo come un nuovo ambiente di viaggio avventuroso, affascinano ancora oggi. La squadra scientifica, ridotta a dimensioni microscopiche, si muove in un mondo stupefacente, meraviglioso ma anche pieno di insidie, non diversamente dal viaggio di Dante nell'Inferno.

Durante la missione, l'equipaggio del Proteus affronta numerosi ostacoli. Un'anomalia cardiaca li costringe a deviare attraverso il cuore, dove il battito cardiaco deve essere indotto a fermarsi per alcuni secondi per evitare che il sommergibile venga distrutto dalla turbolenza. Scoprono che le presunte "rocce" sono in realtà particelle di carbonio, e si rendono conto che il laser chirurgico è stato danneggiato. L'equipaggio inizia a sospettare la presenza di un sabotatore tra loro.

Il film introduce anche riflessioni filosofiche. Un dialogo tra il chirurgo e il Dr. Michaels (Donald Pleasence) affronta la questione del caso o della provvidenza nella creazione. Mentre il chirurgo vede nell'affascinante complessità del corpo umano l'opera di un'intelligenza divina, Michaels sostiene che tale complessità sia il risultato dell'evoluzione. La domanda inquietante di Michaels, "dov'è l'anima?", risuona di fronte alla miriade di cellule e fluidi che compongono l'organismo.

Raquel Welch nel film

"Fantastic Voyage" è tratto da un racconto di Otto Klement e Jerome Bixby e sviluppa una trama che mescola fantascienza, spionaggio e elementi di "space opera". Il film vinse due Oscar: uno per la migliore scenografia e uno per i migliori effetti speciali.

Viaggio al centro della terra, di Jules Verne (1864) - Recensione critica - Podcast Letterario -

È interessante notare che la novelizzazione del film fu affidata a Isaac Asimov, che apportò modifiche significative, tra cui la rimozione del sommergibile dal corpo del paziente, risolvendo un difetto logico della trama. Asimov scrisse anche un secondo romanzo sul tema, "Destinazione cervello" (Fantastic Voyage II: Destination Brain), una storia indipendente ambientata in un'Unione Sovietica alternativa.

Il film ha ispirato una serie animata di 17 episodi trasmessa nel 1968 e ha visto diverse discussioni per un sequel o un remake nel corso degli anni, con registi come James Cameron e Guillermo del Toro che hanno espresso interesse.

L'Eredità dei Viaggi Impossibili

Sia "Viaggio al centro della Terra" che "Fantastic Voyage" rappresentano l'innata curiosità umana e il desiderio di esplorare ciò che è al di là della nostra portata. Jules Verne, con la sua visione pionieristica, ha aperto le porte a mondi sotterranei e a civiltà perdute, mentre "Fantastic Voyage" ha portato l'avventura all'interno del microcosmo del corpo umano, sfidando le nostre percezioni della realtà e della biologia.

Queste opere, radicate nella scienza e nell'immaginazione, continuano a ispirare generazioni di lettori e spettatori, ricordandoci che i viaggi più straordinari sono spesso quelli che ci portano oltre i confini del possibile, sia geograficamente che concettualmente. Esse dimostrano come la letteratura e il cinema possano fungere da potenti catalizzatori per l'indagine scientifica e per la meraviglia di fronte alla complessità dell'universo, sia esso cosmico o biologico. La loro eredità perdura, alimentando il sogno di esplorare l'ignoto e di comprendere le profondità della vita e del pianeta che abitiamo.

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