L'Inconscio Implicito ed Esplicito: Un Viaggio nella Memoria Psichica

Il discorso sull'inconscio, sia esso rimosso o non rimosso, è intrinsecamente legato alla discussione sulla memoria. L'inconscio, infatti, può essere concepito come un deposito mnemonico di rappresentazioni affettive, intimamente connesse alle esperienze vissute dall'individuo fin dai primi momenti della sua esistenza. Di conseguenza, le funzioni della memoria e dell'inconscio non operano in modo separato, ma si sviluppano parallelamente nel corso della vita psichica. Questa interdipendenza trova eco nelle prime teorizzazioni freudiane, quando nel 1912 Freud stesso suggeriva che le rappresentazioni latenti, qualora persistessero nella vita psichica - come nel caso della memoria - dovessero essere designate come inconsce.

Rappresentazione grafica della memoria implicita ed esplicita

Tale ipotesi si fonda su un presupposto cruciale: che le esperienze sensoriali, i vissuti, gli affetti, le emozioni, le fantasie e i meccanismi di difesa che hanno plasmato la realtà psichica fin dalla nascita (e potenzialmente anche durante la gestazione) siano archiviati nelle strutture nervose deputate alle funzioni mnemoniche. È importante sottolineare che questa funzione inconscia della mente, legata alla memoria implicita, non può essere ascrivibile alla rimozione. La rimozione, infatti, necessita di strutture di memoria esplicita, le quali, come dimostrato da Siegel (1999), non sono mature prima dei due anni di vita. Ciò che viene depositato nell'inconscio non rimosso, pur non essendo verbalizzabile o coscientemente ricordabile, è nondimeno capace di influenzare profondamente la vita mentale dell'individuo nella sua dimensione affettiva, emozionale e cognitiva anche in età adulta.

Questo concetto si discosta da alcune formulazioni freudiane. Non coincide, ad esempio, con l'idea espressa in "L'inconscio" (1915b), dove Freud afferma che "non resta estraneo alla coscienza solo ciò che è psichicamente rimosso, ma anche una parte degli impulsi che dominano il nostro Io". Parimenti, differisce dalla descrizione presente ne "L'Io e l'Es" (1922), dove Freud delinea una porzione dell'Io inconscio non rimosso, derivante dall'Es e adagiata su di esso, assumendone le caratteristiche. È altresì distinto dall'inconscio passato teorizzato da Sandler (1987), che si riferisce a esperienze infantili non precoci e comunque rimosse. L'inconscio qui proposto si focalizza sulle esperienze intersoggettive sensoriali e fortemente emozionali, le più precoci della vita relazionale umana, che si depositano nella memoria implicita.

I Due Sistemi della Memoria e le Loro Implicazioni sull'Inconscio

La ricerca neuroscientifica ha messo in luce l'esistenza di due distinti sistemi di memoria a lungo termine nel cervello umano:

  • Memoria Esplicita (o Dichiarativa): Questa memoria è cosciente, verbalizzabile e riguarda eventi specifici e autobiografici. Permette, attraverso il ricordo, una ricostruzione della propria storia personale. È fondamentale per processi quali la rimozione.
  • Memoria Implicita: Al contrario, questa memoria non è cosciente e riguarda esperienze che non possono essere ricordate né verbalizzate. È operativa fin dai periodi più precoci dello sviluppo.

La memoria implicita, descritta originariamente da Warrington e Weiskrantz nel 1974 attraverso studi sull'amnesia, ha recentemente guadagnato attenzione per la sua rilevanza nella teoria psicoanalitica della mente. Essa si articola in una doppia dimensione: procedurale ed emozionale-affettiva, riferendosi alle esperienze primarie della relazione madre-bambino e, potenzialmente, ai più precoci stimoli prenatali.

È cruciale osservare che, alla fine della gestazione e nei primi due anni di vita, le strutture cerebrali necessarie alla memoria esplicita, in particolare l'ippocampo e la corteccia temporale mediale, non sono ancora mature (Siegel, 1999). Questo dato, derivante dalla ricerca sullo sviluppo del sistema nervoso, implica che la rimozione non possa avvenire in questo stadio iniziale della vita. Pertanto, il concetto freudiano di "rimozione originaria" (1915a) necessita di una revisione alla luce di queste scoperte scientifiche, suggerendo l'adozione di modalità operative che tengano conto della realtà neurologica.

A ciò si aggiunge un'ulteriore evidenza neuroscientifica: traumi psichici e gravi esperienze di separazione precoci possono danneggiare l'ippocampo nei mammiferi, compromettendo il sistema della memoria esplicita e ostacolando apprendimento e memoria (Karten et al., 2005).

Sedi Neurali dell'Inconscio: Amigdala e Oltre

Diversamente dalla memoria esplicita, la memoria implicita è funzionale fin dalle fasi più precoci dello sviluppo. La sua operatività dipende da circuiti cerebrali che coinvolgono l'amigdala, un'area cerebrale matura precocemente e cruciale per l'elaborazione delle emozioni (Damasio, 1999; LeDoux, 2000; Bennett e Hacker, 2005). Questi circuiti includono anche il cervelletto (per le risposte condizionate alla paura, Sacchetti et al., 2004), i gangli della base, la corteccia del cingolo, l'insula e le aree temporo-parieto-occipitali dell'emisfero destro, quest'ultimo fortemente connotato sul piano emozionale (Gainotti, 2001, 2006).

Le esperienze della prima infanzia, inclusi i traumi precoci, vengono quindi archiviate prevalentemente nella memoria implicita, l'unica disponibile in quel periodo vitale. Anche in età adulta, esperienze fortemente traumatiche o stress severi possono alterare i circuiti della memoria esplicita attraverso la perdita di neuroni ippocampali (McEwan e Sapolski, 1995). Tali esperienze possono essere immagazzinate nella memoria implicita, contribuendo, seppur tardivamente, a strutturare un inconscio non rimosso.

La scoperta di un doppio sistema mnemonico apre la strada all'ipotesi di due forme di inconscio, strettamente correlate alle due forme di memoria:

  • Inconscio non rimosso: Si struttura precocemente, entro i primi due anni di vita, e trova la sua sede nella memoria implicita.
  • Inconscio rimosso: Si organizza più tardivamente, associato alla memoria esplicita e ai processi di rimozione.

Freud, la Memoria Implicita e la Metafora Archeologica

Fin dai suoi scritti iniziali (1899), Freud dedicò particolare attenzione alla prima infanzia, all'amnesia infantile e ai potenziali traumi neonatali. Per spiegare l'amnesia infantile, introdusse il concetto di "ricordi di copertura", interpretati come il risultato della rimozione di fatti specifici o loro traslazione su eventi contigui. I ricordi di copertura, per Freud, rappresentano falsificazioni della memoria al servizio della rimozione di esperienze perturbanti, analogamente al rapporto tra contenuto manifesto e latente nei sogni.

Nel saggio "Ricordare, ripetere, rielaborare" (1914), Freud sottolineò l'importanza dei sogni nel far emergere esperienze infantili precoci non verbalizzabili, avvicinandosi così al concetto di memoria implicita. Nel 1930, ne "Il disagio della civiltà", Freud utilizzò una metafora storico-archeologica per affermare che ogni esperienza passata non può essere cancellata, ma "sopravvive" nel presente, e il transfert ne facilita il ritorno. Tuttavia, "sopravvivere" non equivale a "ricordare". Il transfert, quindi, può facilitare il recupero di esperienze infantili sia attraverso il ricordo esplicito sia tramite modalità che prescindono dal ricordo.

Prospettive nell'analisi dei sogni

La metafora archeologica freudiana (1937), secondo cui l'analista può riportare alla luce ciò che il tempo ha sepolto (cioè rimosso), merita una revisione. L'analista agisce come uno storico che ricostruisce una narrazione senza poter consultare direttamente i documenti del passato. Questi "documenti" sono depositati in un archivio inaccessibile (manca il ricordo), ma l'analista è chiamato a ricostruirli e riscriverli attraverso dimensioni specifiche del transfert e raffigurazioni oniriche.

L'Analisi della Domanda: Dall'Implicito all'Esplicito nel Percorso Terapeutico

Il percorso terapeutico inizia spesso con una "domanda esplicita", un sintomo o un disagio che il paziente desidera superare. Tuttavia, questa domanda è formulata al livello di consapevolezza del paziente in quel preciso momento, mancando degli strumenti necessari per essere pienamente "competente". Il sintomo è, infatti, una manifestazione di conflitti interiori di cui non si ha piena coscienza.

Il compito del terapeuta è accogliere la domanda esplicita, ma soprattutto sintonizzarsi con il paziente e accompagnarlo nella riflessione sugli obiettivi terapeutici. Il focus si sposta gradualmente dalla mera risoluzione del sintomo alla comprensione delle motivazioni sottostanti e delle cause che giacciono al di sotto della soglia di coscienza. Questo processo avviene secondo i tempi del paziente, in un'evoluzione che non può essere rigidamente pianificata a priori.

Diagramma del processo di analisi della domanda in psicoterapia

L'analisi della domanda è uno strumento essenziale per lo psicologo, poiché permette di comprendere non solo il bisogno del paziente e le sue richieste esplicite, ma anche quelle implicite. Questo processo è fondamentale per la costruzione di una relazione terapeutica efficace e per definire il percorso del trattamento. L'analisi della domanda inizia fin dal primo contatto, quando il professionista raccoglie le prime impressioni sulla persona. Successivamente, viene strutturata e riformulata in base al processo di cura e al contesto.

L'ascolto, in questa fase, richiede sensibilità, empatia e pazienza per cogliere ciò che non viene detto apertamente. I bisogni non espressi devono trovare spazio per emergere, poiché spesso non sono chiari nemmeno al paziente stesso. Durante l'analisi della domanda si stabilisce la relazione che getterà le basi per un'alleanza terapeutica solida e sicura, sulla quale progettare il piano di terapia.

La Domanda Implicita e la Costruzione del Rapport

Una caratteristica centrale dell'analisi della domanda è l'attenzione alla domanda implicita: tutto ciò che non viene espresso apertamente, ma che emerge durante il colloquio clinico. Spesso, i motivi che spingono a chiedere aiuto non sono del tutto chiari nemmeno al paziente. Egli può cercare una soluzione a un problema specifico (ansia, depressione, stress lavorativo), ma potrebbe non essere consapevole di conflitti interiori più profondi che influenzano il suo benessere.

L'abilità dello psicologo consiste nel condurre il colloquio per comprendere la domanda, distinguendo tra ciò che il paziente chiede direttamente e ciò che potrebbe essere necessario affrontare per ottenere un cambiamento significativo. Questo processo è delicato e importante, poiché determina la direzione del trattamento e la costruzione del contratto terapeutico.

Il colloquio con il paziente può essere strutturato o libero. Un colloquio libero, se condotto da un clinico esperto, offre la possibilità di raccogliere molte informazioni sul funzionamento psicologico, sui meccanismi di difesa e sul linguaggio non verbale. Tuttavia, può risultare dispersivo. Un colloquio strutturato permette un'analisi più lineare e mirata, ma rischia di imbrigliare il paziente.

L'analisi della domanda non è solo un'operazione diagnostica, ma un momento di co-costruzione tra terapeuta e paziente. Il professionista deve coinvolgere attivamente la persona, aiutandola a riflettere su bisogni, aspettative e obiettivi. Attraverso domande mirate, il terapeuta esplora il vissuto emotivo e le motivazioni profonde. Questo approccio partecipativo aumenta la motivazione del paziente e facilita l'adesione al percorso terapeutico.

Quando due persone si sintonizzano sulla stessa lunghezza d'onda, aumentando la reciproca affinità, si crea il Rapport. Questo stato comunicativo rende la relazione più intensa e significativa. In presenza di un Rapport consolidato, la comunicazione può diventare più fluida e basata su un'intesa implicita. Un esempio di comunicazione basata sul Rapport è quello in cui una domanda apparentemente illogica riceve una risposta che, pur non letterale, è perfettamente compresa all'interno della relazione.

Obiettivi della Psicoterapia: Oltre la Risoluzione del Sintomo

La psicoterapia persegue una molteplicità di obiettivi, che variano a seconda dei diversi orientamenti teorici, ma che dovrebbero idealmente essere affrontati trasversalmente in ogni percorso terapeutico:

  • Risoluzione del conflitto: Secondo la psicologia del Sé, sintomi e conflitti sono interconnessi. La psicoterapia psicodinamica mira a esplorare i conflitti inconsci per comprenderne la natura profonda e risolvere il sintomo derivante. Non si tratta di eliminare il conflitto, ma di trovare formazioni di compromesso più efficaci e adattive.
  • Conoscenza di sé: Per molti terapeuti, l'obiettivo primario è guidare il paziente in un percorso di auto-esplorazione, permettendogli di distinguere il proprio Sé autentico da maschere o identità costruite per conformarsi ai desideri altrui. Questo porta a una maggiore autenticità e al sentirsi in linea con la propria natura.
  • Miglioramento delle relazioni interpersonali: Attraverso la comprensione delle proprie "relazioni oggettuali interne" (le rappresentazioni interne di sé e degli altri), il paziente impara come queste modellino le interazioni nel mondo esterno. Ciò consente di reintegrare aspetti di sé proiettati sugli altri e di sviluppare relazioni più mature.
  • Creazione di significato: Il dialogo terapeutico porta alla ridefinizione di significati relativi a eventi ed esperienze. L'obiettivo non è più la ricerca di una singola interpretazione "corretta", ma un lavoro congiunto tra terapeuta e paziente per costruire nuovi significati, aumentando la capacità di padroneggiare la propria realtà interna.
  • Miglioramento della funzione riflessiva: Fondamentale, soprattutto per pazienti con esperienze precoci di trauma o trascuratezza, è lo sviluppo della capacità di distinguere tra la rappresentazione interna dell'altro e la persona reale, e di riconoscere e comprendere il mondo interiore altrui come distinto dal proprio.
  • Esplorazione esistenziale: La psicoterapia può anche affrontare le grandi questioni esistenziali come il tempo, la morte, la spiritualità, aiutando il paziente a confrontarsi con vissuti fondamentali dell'esistenza umana.

Un Caso Clinico: La Trasformazione di N.

Un esempio concreto di questo percorso trasformativo è il caso di N., un diciottenne che lotta contro la dipendenza dal gioco d'azzardo. N. lamenta una problematicità legata alle scommesse sportive e ai giochi d'azzardo, attratto irresistibilmente dal rischio di perdere o vincere denaro, il che lo sta portando ad accumulare debiti e a rimanere costantemente senza soldi.

Immagine stilizzata di un giocatore d'azzardo

Nei primi colloqui, N. esaurisce rapidamente la comunicazione riguardo al problema, mostrando difficoltà nell'esprimere emozioni e sensazioni complesse. Si rende conto che le piccole frustrazioni della vita quotidiana (non potersi permettere uscite con amici o un paio di scarpe desiderate) hanno illuminato la consapevolezza del suo malessere. N. descrive intense sensazioni di adrenalina ed euforia durante il gioco, che si alternano rapidamente con la perdita, un ciclo vizioso che lo sta impoverendo affettivamente e socialmente. Eventi precipitanti come la separazione dalla sua ragazza e un infortunio che lo ha portato ad abbandonare il calcio hanno favorito l'insorgere della dipendenza.

L'analisi del suo passato rivela genitori critici e poco coinvolti emotivamente, con una generale assenza di responsabilità genitoriale. N. gode di ampia libertà, ma questa autonomia si traduce in una vita priva di struttura e significato. Un sogno significativo rivela la sua percezione di essere intrappolato nel suo mondo di gioco, separato dal mondo reale da una barriera invisibile, con un profondo senso di angoscia e solitudine.

Il percorso terapeutico, basato sul modello di Psicoterapia Psicodinamica Integrata (PPI), si articola in tre fasi: esperienza emozionale riparativa, mentalizzazione ed espansione dello stato di coscienza.

Nella prima fase, l'obiettivo è costruire una relazione oggettuale riparativa, in cui il terapeuta diventi un "testimone" della sofferenza del paziente, offrendo un'alternativa alle relazioni traumatiche pregresse. Per N., questo ha significato sperimentare l'essere visto e attenzionato, contrastando la sua precedente esperienza di invisibilità familiare. Nonostante la difficoltà iniziale nel fargli comprendere la tossicità di alcuni comportamenti, la disponibilità del terapeuta anche al di fuori delle sedute e un approccio non giudicante hanno favorito la costruzione di un'alleanza terapeutica. Un sogno di transfert in questa fase mostra N. che fugge da una fabbrica in esplosione, salvato da un pompiere (il terapeuta) che lo porta in salvo e poi lo affida alla polizia, simboleggiando la crescente consapevolezza del rischio ma anche la fiducia in qualcuno che possa prendersi cura di lui.

La seconda fase si concentra sulla maturazione delle capacità di mentalizzazione. Con N., si è lavorato sulla costruzione di un apparato simbolico di pensiero, integrando le esperienze di vita in un Sé autobiografico. Si è cercato di generare significato rispetto alle motivazioni del gioco e a ciò che gli mancava nella vita reale. N. impara a mentalizzare meglio, comprendendo come il tempo dedicato al gioco fosse un tempo ripetitivo e privo di crescita. Si esplorano le prime relazioni significative e il suo sistema di attaccamento, emergendo un quadro di trauma relazionale precoce, trascuratezza e attaccamento disorganizzato. Nonostante la sensazione iniziale di impotenza del terapeuta di fronte all'apparente indifferenza di N., i rimandi transferali e controtransferali hanno aiutato N. a costruire nuove trame narrative di sé, migliorando la sua capacità di connettere sensazioni, emozioni, pensieri e azioni. Un sogno successivo mostra N. che gioca a paddle con amici e la sua ragazza, distanziandosi da un mondo al limite dell'antisocialità grazie a nuove motivazioni.

Illustrazione di un percorso di crescita personale e consapevolezza

Nella terza fase, si mira all'espansione dello stato di coscienza e all'integrazione. N. inizia a giocare a paddle con amici, si fidanza e il gioco d'azzardo diminuisce la sua presa. Le sedute diventano un confronto continuo tra quanto appreso emotivamente e la sua applicazione nella vita reale. L'agentività e la self-efficacy di N. crescono. Un sogno finale lo vede felice, che cammina su sentieri incerti ma scelti da lui, dirigendosi verso un futuro aperto. Questo sogno simboleggia la riappropriazione del processo decisionale, l'allineamento del tempo interno con quello esterno e la capacità di assumersi rischi calcolati, segnando una trasformazione profonda dal gioco d'azzardo come puntata incosciente sulla propria vita.

Questo caso illustra come l'integrazione tra comprensione psicodinamica e dati neuroscientifici possa portare a un approccio terapeutico più efficace, capace di affrontare le complesse dinamiche dell'inconscio e della memoria, sia implicita che esplicita, nel percorso di guarigione e crescita del paziente.

tags: #domanda #implicita #e #esplicita #psicodinamica