La Gestalt e la Sessualità: Navigare il Confine del Contatto

Il contatto è lo strumento centrale della cura in psicoterapia della Gestalt. Questo approccio, profondamente radicato nella fenomenologia e nell'esistenzialismo, pone l'accento sullo sviluppo dell'autorealizzazione, della responsabilità e della creatività dell'individuo. La sua applicazione si estende a vari ambiti, dal counseling alla psicologia della salute, con l'obiettivo di promuovere non solo il benessere, ma un "essere di più", una migliore qualità della vita. La Gestalt considera l'individuo come parte integrante di un campo ambientale, e gli eventi psicologici si verificano al confine tra l'individuo e il suo contesto. Concetti come organizzazione, figura/sfondo e olismo sono fondamentali, con una particolare enfasi su come la figura (l'oggetto di interesse) si differenzia dallo sfondo (l'ambiente).

Confine tra individuo e ambiente

Il Contatto: L'Essenza dell'Interfunzionamento

Nella Gestalt, il contatto è definito come "il senso dell’interfunzionamento unitario in atto tra voi e il vostro ambiente; il processo del porsi in contatto comporta la formazione e il successivo acuirsi del contrasto figura-sfondo… Per voi, quindi, in quanto essere vivente, il contatto è la realtà ultima." (P.H.G. 1971, p. 91). La capacità di stare in contatto con l'ambiente è lo strumento fondamentale nella pratica terapeutica. L'obiettivo del terapeuta è stabilire e mantenere questo contatto con il paziente, aiutandolo a riconoscere e ristabilire le proprie interruzioni del processo di contatto, per ritrovare la capacità di cogliere ciò di cui ha bisogno dall'ambiente, entrarci in contatto e assimilarlo. Quando questo processo, noto come ciclo di contatto, si svolge in modo chiaro e completo, sia il paziente che il terapeuta lo sperimentano come un momento di profonda trasformazione, definito da Robert Resnick come "pesce fresco" - un'esperienza vitale e appagante.

La Sessualità: Un Polo di Estremi

La sessualità umana presenta una dualità affascinante e complessa, articolata su due poli opposti ed estremi. Da un lato, attraverso il sesso siamo in grado di generare la forma di vita più evoluta sul pianeta: l'essere umano. In questo atto creatore, la sessualità diventa un tramite per il divino, sia esso inteso come Dio o come un Mistero universale per chi non ha fede. La nostra stessa esistenza è il risultato di questa forza generatrice, trasmessa attraverso i nostri genitori. Le antiche scuole tantriche in India, fin dal XIII secolo a.C. e forse anche prima, hanno onorato la sessualità come via di conoscenza del Principio Assoluto che anima l'Universo, con l'obiettivo non del sesso in sé, ma della trascendenza che esso può facilitare.

Dall'altro lato, la sessualità può essere intrisa di vergogna, peccaminosità, dolore, rabbia, paura e persino orrore, creando un abisso tra i due poli che rende difficile concepirli come parte della stessa realtà. Chi non è consapevole dei propri bisogni rischia di cadere in una ricerca ossessiva di esperienze sostitutive, inseguendo un piacere effimero e insoddisfacente perché non attinge alla radice del bisogno originario. Zygmunt Bauman, da una prospettiva sociologica, dipinge un quadro dei disagi contemporanei, attribuendoli alla scissione dell'erotismo dalla sessualità e dall'amore. Liberati da vincoli morali e sociali, questi aspetti sembrano vivere separatamente, a scapito della soddisfazione affettiva, emotiva e relazionale.

Tra questi due estremi si estende un vasto mare di sfumature, le innumerevoli espressioni soggettive della fenomenologia della sessualità: cosa una persona sente, pensa, immagina e fa durante l'esperienza sessuale.

Diagramma che illustra i poli estremi della sessualità

Lavorare con i Vissuti Sessuali in Terapia Gestaltica

La terapia della Gestalt, con la sua attenzione al processo e alla funzione di contatto, teoricamente non presenta una specificità nel trattamento di contenuti sessuali rispetto ad altri argomenti. Tuttavia, la pratica clinica dimostra che il lavoro con i vissuti sessuali presenta sfide uniche. Per stare in contatto con un paziente che affronta difficoltà in questo ambito, è fondamentale che il terapeuta abbia esplorato su di sé cosa significhi essere un "animale sessuato" e come ci si presenta agli altri con tale consapevolezza. L'accettazione di essere incarnati in un corpo sessuato permea ogni istante della vita, non solo quando la sessualità è in atto. Nella visione olistica dell'essere umano, la sessualità non è una parte isolata, ma un aspetto che permea l'intero organismo, legandosi strettamente alla fisicità.

Un primo approccio terapeutico consiste in esercizi strutturati, basati sull'approccio verbale e relazionale, da sperimentare in coppie terapeuta-paziente. Domande come: "Com'è per te mostrarti come animale sessuato?" e "Com'è per te entrare in contatto con una persona che si mostra sessuata?" invitano alla condivisione e all'esplorazione della propria e altrui sessualità, estendendosi a tutte le parti del corpo. Successivamente, si possono introdurre esercizi corporei focalizzati sulla consapevolezza del respiro, sempre accompagnati dalla verbalizzazione delle sensazioni e delle emozioni e dalla loro condivisione. Un terzo approccio può includere tecniche di meditazione derivate dal tantrismo, che utilizzano forme di energia piacevoli per guidare la consapevolezza alla fonte del sé.

Questi esercizi, pur nella loro apparente semplicità, non sono mai scontati. Il loro senso profondo risiede nel contatto. Come sottolineano i fondatori della Gestalt, P.H.G., questi esercizi, apparentemente innocui, sono "ideati con lo scopo preciso di piantarvi delle grane…" (P.H.G. 1971, p. 63), stimolando l'emergere di aspetti inattesi e talvolta dolorosi. Il terapeuta, accogliendo sia gli aspetti gioiosi che quelli problematici della sessualità, con tutte le sfumature emotive che essi offrono - il gioco, il calore affettivo, l'apprezzamento di sé e dell'altro - facilita l'emergere della figura dallo sfondo. La formazione di una "gestalt forte", un'immagine chiara, luminosa e potente, è il processo di guarigione stesso.

Il Processo Terapeutico: Oltre il Contenuto

È cruciale ricordare che, per il terapeuta, i vissuti del paziente, per quanto coinvolgenti, non costituiscono la figura principale. La figura centrale è il processo in atto nel "qui ed ora", ciò che accade nella seduta tra terapeuta e paziente. Questo processo spesso riflette inconsapevolmente i modi in cui il paziente agisce nella sua vita reale. Anche quando il contesto dei racconti è intriso di accadimenti sessuali, l'interruzione di contatto da parte del paziente può servire a evitare un contatto doloroso di altra natura, nel presente o nel passato.

Nel contesto della diagnosi di disfunzioni, disturbi sessuali o parafilie, il DSM-5 richiede che il sintomo sia presente da almeno sei mesi con una frequenza elevata, dopo aver escluso altre cause. Tuttavia, nel modello gestaltico, le difficoltà sessuali sono inquadrate come un fenomeno del campo, le cui radici affondano nella relazione, indipendentemente dal fatto che il disagio sia dichiarato solo dal paziente o anche dal partner.

Casi Clinici: Esempi di Applicazione Terapeutica

Luciano, un paziente di 50 anni con dipendenza sessuale, compulsivo nell'uso di pornografia e masturbazione, e sessualmente attivo con partner che presentano disturbi masochistici e sadici, ha portato alla luce le complessità del lavoro con la sessualità. La sua dipendenza è emersa dopo un anno di terapia, consolidata una solida alleanza terapeutica. Le sedute su questo tema sono state faticose per il terapeuta, che ha dovuto accettare la necessità del paziente di raccontare i dettagli dei suoi comportamenti, intuendo l'importanza salutare di questa condivisione e la sua capacità di mitigare la sofferenza.

Luciano inizialmente si dilungava in racconti che non riuscivano a far emergere una figura chiara, rimanendo aggrappato a modalità che gli impedivano di processare la sua esperienza. Un dialogo chiave è emerso quando, esprimendo rabbia verso le donne, il terapeuta ha validato il suo vissuto, invitandolo a esplorare il rischio percepito nel cambiamento. La paura di perdere il riconoscimento materno ("Mamma e nonna dicevano sempre che io ero buono") è emersa come un nodo centrale, rivelando come il suo comportamento potesse essere una difesa contro la paura di non essere più riconosciuto dalla madre. Questa seduta ha evidenziato l'importanza della consapevolezza del processo e del lavoro personale del terapeuta sulla fenomenologia della sessualità.

Schema del ciclo di contatto in Gestalt

Un altro caso riguarda il lavoro di coppia su una dispareunia, dove l'applicazione del Training Autogeno (TA) in ottica gestaltica si è rivelata decisiva. Il TA, utilizzato come metodo per facilitare il contatto tra emozioni e sensazioni corporee, e tra chi chiede e offre sostegno, ha permesso un accesso immediato all'esperienza corporea, all'esperienza del "corpo-in-relazione". L'obiettivo terapeutico è stato il ripristino della spontaneità organismica al confine di contatto con l'ambiente.

Serena e Bruno, una coppia che sperimentava difficoltà nell'intimità a causa di elevati livelli di stress e di una polarizzazione sul "quanto siamo diversi", hanno trovato nel TA uno strumento per facilitare l'integrazione tra desiderio e possibilità. Condividendo un interesse per la dimensione salutista e per il fitness, hanno accolto con interesse la proposta del TA, visto come un medium facilitatore del contatto e della consapevolezza corporea.

L'introduzione del TA ha portato a cambiamenti significativi. Serena, inizialmente agitata, ha sperimentato rilassamento e una sensazione di galleggiamento. Bruno, pur avendo avuto difficoltà a lasciarsi andare, si è comunque rilassato grazie alla respirazione profonda e al ritmo della voce guida. Nelle sedute successive, hanno iniziato a praticare gli esercizi in coppia, alternandosi alla guida. Questo ha creato un nuovo spazio di gioco e di complicità: Serena ha notato che Bruno seguiva le sue indicazioni senza ribattere, mentre Bruno ha apprezzato il rispetto dei suoi tempi e l'assenza di arrabbiature. La metafora del "nuovo gioco" ha risuonato profondamente, coinvolgendoli in un'esplorazione condivisa della loro dimensione corporea e della cura reciproca. L'obiettivo gestaltico di ripristinare la capacità ludica come modalità di contatto, al di fuori delle solite aspettative drammatiche, è stato raggiunto.

Le Resistenze al Contatto: Meccanismi di Difesa e Crescita

Le difese, o resistenze, emergono quando c'è paura o angoscia, segnalando un senso di pericolo. Si tratta di meccanismi che l'individuo utilizza per trattenersi dal fare, dall'essere o dal manifestarsi in determinati modi. Queste resistenze operano sia nel contatto interpersonale (Io-Tu) sia nella relazione intrapsichica (Io-Io), quando si evita la consapevolezza di aspetti temuti della propria esperienza.

L'Io si forma attraverso il contatto e la risposta all'ambiente. Inizialmente, il bambino sperimenta uno stato fusionale con la madre, per poi sviluppare la separazione. La capacità creativa di adattarsi a questa polarità unione/separazione definisce un buon contatto. Un buon contatto non è né unione né separazione assoluta, ma la capacità di essere uniti con l'oggetto mantenendo un'identità separata, supportata da auto-sostegno e differenziazione dall'ambiente.

Le resistenze principali, secondo la teoria gestaltica, includono:

  • Confluenza: Mancanza di percezione del confine tra sé e l'ambiente. L'individuo confluisce, non sa chi è, risponde alle aspettative altrui, evita conflitti e preferisce conformarsi. Sebbene possa essere utile nel lavoro di squadra o nell'empatia, la sua forma più severa porta a uno stato simbiotico e alla perdita di identità.
  • Introiezione: Incorporazione passiva di valori, norme e atteggiamenti altrui senza metterli in discussione. Si manifesta nel "doverismo" (shouldism), dove ci si conforma alle direttive altrui senza assumersi la responsabilità della propria esperienza.
  • Proiezione: Attribuzione all'esterno di ciò che appartiene al sé, in particolare pulsioni aggressive o sessuali non riconosciute. L'individuo proiettivo tende a giudicare gli altri, a colpevolizzarli, manifestando pregiudizi e intolleranza.
  • Retroflessione: Rivolgere verso di sé l'energia che sarebbe destinata all'ambiente, o fare a sé ciò che si vorrebbe fosse fatto dall'ambiente. Ad esempio, contrarre la muscolatura invece di esprimere aggressività. Sebbene possa essere un meccanismo di autocontrollo, la sua cronicità porta a evitamento e rigidità.
  • Egotismo: Un rafforzamento eccessivo del confine di contatto, un Io ipertrofico e una consapevolezza costantemente vigile sui propri processi di adattamento. L'individuo egotico appare controllato, privo di emozioni spontanee, arrogante e narcisista, credendo di saperla lunga su tutto.
  • Deflessione: Un meccanismo di fuga che devia l'energia per evitare il contatto diretto. Si manifesta evitando di rispondere direttamente, cambiando argomento, generalizzando o spostandosi su un piano astratto e intellettuale. L'individuo deflettente evita di essere pienamente presente nelle relazioni, che tendono ad essere superficiali.
  • Desensibilizzazione: Tecnica utilizzata per diminuire l'intensità dello stimolo esterno e smorzare l'impatto del contatto.

Schema delle resistenze nella Gestalt

È importante sottolineare che queste resistenze non sono intrinsecamente "negative". Esprimono piuttosto strategie che l'individuo ha utilizzato per sopravvivere in un ambiente difficile. La psicoterapia della Gestalt non mira a eliminarle, ma a renderle consapevoli, a comprenderne il significato e, se necessario, a trovare nuovi modi di rispondere alle proprie difficoltà, ampliando la capacità di risposta e la responsabilità.

Il Ciclo di Contatto e le Sue Interruzioni

Il ciclo di contatto descrive il processo attraverso cui un bisogno emerge, viene affrontato e soddisfatto, per poi ritirarsi e permettere l'emergere di un nuovo bisogno. Le fasi sono:

  1. Pre-contatto: Fase di sensazioni ed eccitazione corporea, in cui uno stimolo diventa figura, sollecitando l'interesse.
  2. Contatto: Fase attiva in cui l'organismo si prepara ad affrontare l'ambiente.
  3. Contatto pieno: Momento di confluenza sana, indifferenziazione tra organismo e ambiente, apertura del confine di contatto.
  4. Post-contatto (ritiro): Fase di assimilazione dell'esperienza, in cui i benefici del contatto vengono goduti e l'esperienza viene "digerita" dal Sé, integrandosi nella personalità.

Le interruzioni in questo ciclo, dovute ai meccanismi di difesa o evitamento, possono essere sane o patologiche a seconda della loro intensità, flessibilità e del momento in cui si attivano.

La Sessualità nel Contesto del Contatto

La sessualità, intesa come energia vitale che permea l'organismo, è intrinsecamente legata alla funzione di contatto. L'esperienza sessuale, nella sua pienezza, richiede la capacità di essere presenti nel "qui ed ora", di entrare in contatto consapevole con il proprio corpo, le proprie emozioni e il partner. Quando i vissuti sessuali sono problematici, spesso indicano interruzioni nel ciclo di contatto, legate a paure profonde, bisogni insoddisfatti o esperienze passate non elaborate.

Il lavoro terapeutico, quindi, non si concentra solo sul sintomo sessuale in sé, ma sull'intero campo relazionale e esperienziale del paziente. Ripristinare la spontaneità organismica al confine di contatto, permettere l'espressione autentica dei bisogni e delle emozioni, e facilitare un contatto pieno e consapevole sono gli obiettivi cardine, anche quando si tratta di esplorare le complessità della sessualità umana.

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