Vivien Leigh: Tra Genio Artistico e Oscurità del Disturbo Bipolare

Vivien Leigh, pseudonimo di Vivian Mary Hartley, nata a Darjeeling, India, il 5 novembre 1913, è un nome scolpito nella storia del cinema e del teatro. La sua immagine è indissolubilmente legata a quella di Rossella O’Hara in "Via col vento" (1939), un ruolo che le valse il suo primo Premio Oscar e la consacrò come un’icona intramontabile. La sua carriera, sebbene costellata di successi straordinari, fu segnata da una profonda lotta interiore, un’alternanza tra euforia e profonda mestizia, sintomo di un disturbo bipolare che ne offuscò la vita e minò la sua salute.

Nata in una famiglia agiata, figlia di un agente di borsa e di un’irlandese, Vivian manifestò fin da giovane un precoce desiderio di gloria. Trasferitasi in Inghilterra all’età di sei anni, annunciò profeticamente alla compagna di classe Maureen O’Sullivan: «Diventerò famosa». Dopo aver frequentato scuole in diverse nazioni europee, intraprese gli studi di recitazione alla Royal Academy of Dramatic Art. Il suo primo matrimonio, in giovanissima età, con l’avvocato Leigh Holman, le diede una figlia, Suzanne, ma non spense la sua ambizione artistica. Per meglio perseguire la sua carriera, cambiò la "A" del suo nome in "E" e adottò il nome d'arte Vivien Leigh, ispirato dal cognome del marito.

Ritratto giovanile di Vivien Leigh

Il suo percorso artistico prese una svolta decisiva quando il regista George Cukor la scelse per il ruolo di Rossella O’Hara in "Via col vento", superando la concorrenza di attrici del calibro di Katharine Hepburn e Bette Davis. Il successo travolgente del film non solo le valse l’Oscar, ma la proiettò nell’olimpo delle stelle di Hollywood. Divenuta celebre, Vivien divorziò dal primo marito e sposò nel 1940 l’attore Sir Laurence Olivier, il suo secondo e più grande amore.

Le Ombre della Mente: Il Disturbo Bipolare

Nonostante la fama e la realizzazione professionale, la vita di Vivien Leigh fu profondamente segnata da un disturbo bipolare. Questa condizione la portava a vivere oscillazioni estreme dell'umore: momenti di euforia incontrollata, in cui perdeva ogni inibizione, alternati a periodi di profonda depressione e mestizia. Questa dualità interiore si manifestò in comportamenti a volte volubili, irascibili e intrattabili, che ebbero ripercussioni sia sulla sua vita privata che sulla sua carriera.

La malattia iniziò a manifestarsi in modo più evidente già negli anni Quaranta. Il 1944 fu un anno particolarmente difficile: durante le riprese del film "Cleopatra", Vivien subì un aborto spontaneo in seguito a una caduta. Questo evento traumatico acuì i sintomi della sua patologia. Insonnia cronica, difficoltà respiratorie, depressione e i disturbi bipolari divennero compagni costanti. La sua salute ne risentì gravemente, portandola a fare uso di alcol e a sottoporsi a trattamenti come l’elettroshock.

Vivien Leigh - Biografia che porta in vita persone reali e storia reale

La figura di Blanche DuBois in "Un tram che si chiama desiderio" di Tennessee Williams, ruolo che le valse il suo secondo Oscar nel 1952, sembrava quasi rispecchiare la sua complessa personalità. L'interpretazione fu acclamata dalla critica, ma contribuì anche a intensificare il suo legame con il personaggio, alimentando la sua fragilità emotiva.

La Carriera Teatrale e Cinematografica

Vivien Leigh non fu soltanto un'attrice di cinema, partecipando a circa venti film. Fu, soprattutto, una straordinaria attrice di teatro, spesso diretta dal marito Laurence Olivier. La sua carriera teatrale fu ricca di successi, spaziando da classici shakespeariani a opere contemporanee. Tra i suoi ruoli più memorabili sul palcoscenico si ricordano Ofelia nell'Amleto, Cleopatra e, naturalmente, Blanche DuBois.

Sul grande schermo, oltre ai due Oscar per "Via col vento" e "Un tram che si chiama desiderio", ha lasciato un'impronta indelebile in pellicole come "Rebecca, la prima moglie" (anche se inizialmente scartata per il ruolo principale), "Lady Hamilton" e "La nave dei folli". Nonostante la sua limitata filmografia rispetto ad altre star dell'epoca, la qualità delle sue interpretazioni è indiscutibile.

Scena da

La sua fama le valse numerosi altri riconoscimenti, tra cui un BAFTA, due New York Film Critics Circle Awards e una Coppa Volpi alla Mostra d'Arte di Venezia, testimonianza della sua versatilità e del suo talento riconosciuto a livello internazionale.

La Fine di un Sogno e l'Eredità

La relazione con Laurence Olivier, pur iniziata sotto i migliori auspici e coronata dal matrimonio nel 1940, fu anch'essa tormentata dalle difficoltà della Leigh. Nonostante l'amore profondo che li legava, documentato da centinaia di lettere appassionate, la malattia di Vivien mise a dura prova il loro legame. La sua instabilità emotiva, le crisi isteriche e le difficoltà relazionali contribuirono a incrinare il loro matrimonio, che si concluse definitivamente con il divorzio nel 1960.

La reputazione di Vivien iniziò a scemare negli anni '50, complici anche episodi di comportamento eccentrico e le voci negative che circolavano su di lei. Nel 1953 dovette ritirarsi dalle riprese de "La pista degli elefanti" a causa di un esaurimento nervoso, e nel 1956 subì un secondo aborto, che la fece precipitare ulteriormente nell'abisso.

La sua salute continuò a deteriorarsi. La tubercolosi, contratta durante la guerra e mai completamente debellata, si unì ai suoi problemi di salute mentale e all'abuso di alcol. Nonostante ciò, Vivien Leigh continuò a lavorare, dimostrando una resilienza ammirevole. Recitò in "La nave dei folli" (1965), un film che ottenne numerose nomination all'Oscar.

Vivien Leigh e Laurence Olivier

Vivien Leigh morì a Londra l'8 luglio 1967, all'età di 53 anni, a causa di una tubercolosi mal curata. La sua vita fu un intreccio complesso di genio artistico, passione travolgente e profonda sofferenza. La sua eredità artistica, tuttavia, rimane intatta, incarnata nei suoi personaggi indimenticabili che continuano a incantare il pubblico di tutto il mondo. La sua storia ci ricorda la fragilità umana anche dietro le maschere del successo e la complessa interazione tra talento, celebrità e le sfide invisibili della mente.

La sua capacità di incarnare figure femminili iconiche, cariche di forza e vulnerabilità, ha segnato un'epoca. L'immagine di Vivien Leigh, la donna che diede vita a Rossella O'Hara e Blanche DuBois, rimane impressa nella memoria collettiva come simbolo di un'epoca d'oro del cinema e come testimonianza di una vita vissuta intensamente, tra luci abbaglianti e oscure tempeste interiori. La sua figura, spesso descritta come fragile e inquieta, è stata celebrata anche attraverso rappresentazioni in serie televisive recenti come "Hollywood", che hanno riportato all'attenzione del pubblico la sua complessa personalità e le sfide che ha dovuto affrontare.

Molti hanno definito Vivien Leigh "la più bella attrice del mondo", un appellativo che, pur sottolineando la sua straordinaria bellezza fisica, rischia di sminuire la profondità del suo talento attoriale. La sua dedizione all'arte della recitazione era assoluta, come dimostrano le sue stesse parole: «Non sono una stella del cinema, sono un’attrice. Essere una star del cinema è una vita così falsa, vissuta per valori falsi e per pubblicità». Questa sua affermazione sottolinea la sua ricerca di autenticità e la sua profonda connessione con il mestiere dell'attore, visto non come un mero spettacolo, ma come un'esplorazione dell'animo umano.

La sua lotta contro il disturbo bipolare, una condizione allora poco compresa e stigmatizzata, ha rappresentato una battaglia personale e silenziosa, combattuta dietro le quinte della sua vita pubblica. Le sue esperienze, sebbene dolorose, contribuiscono oggi a una maggiore consapevolezza e comprensione di queste patologie, offrendo uno sguardo sulla complessità della mente umana e sulle sfide che molti artisti, e non solo, affrontano nel loro percorso. La sua vita, un connubio di trionfi e tribolazioni, rimane un capitolo affascinante e commovente nella storia del cinema.

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