Il campo della psicoterapia psicoanalitica è in continua evoluzione, spinto da scoperte innovative che ne ridefiniscono i meccanismi d'azione e le potenzialità. Negli ultimi decenni, un contributo decisivo all'approfondimento dei processi di cambiamento è giunto dall'incontro tra le neuroscienze e la ricerca sullo sviluppo infantile, in particolare attraverso i concetti di intersoggettività primaria e memoria implicita, nonché dalla comprensione del ruolo dei neuroni specchio. Questi avanzamenti hanno radicalmente modificato la prospettiva, portando a ritenere che l'interpretazione, pur rimanendo uno strumento fondamentale, non sia l'unico né sempre il più efficace catalizzatore del processo terapeutico. Si è ormai concordi nel ritenere che serva qualcosa in più dell’interpretazione nel processo di cambiamento.

Due Sistemi di Conoscenza nel Processo Terapeutico
Le psicoterapie psicoanalitiche, nel loro svolgersi, costruiscono e riorganizzano due tipi distinti di conoscenza, rappresentazione e memoria: uno esplicito e uno implicito.
La conoscenza esplicita è quella di cui siamo consapevoli, quella che viene rappresentata simbolicamente sia in forma di immagine che in forma verbale. L'evento terapeutico per eccellenza che opera una riorganizzazione della conoscenza esplicita, sia del paziente che dell'analista, all'interno del contesto della relazione transferale e controtransferale, è l'interpretazione. Attraverso l'interpretazione, si mira a portare alla luce contenuti inconsci, a dare un nome a sentimenti ed esperienze, a rendere comprensibili dinamiche profonde che altrimenti rimarrebbero celate.
D'altra parte, la conoscenza implicita opera al di fuori del dominio verbale e della consapevolezza. È una forma di sapere corporeo, emotivo, procedurale, che si manifesta nelle modalità relazionali, negli schemi comportamentali automatici, nelle risposte emotive immediate. L'evento terapeutico che, nel contesto della relazione transferale e controtransferale, è in grado di riorganizzare la conoscenza implicita del paziente e dell'analista è quello che viene definito il "momento di incontro". Questo "momento di incontro" si riferisce a quelle esperienze relazionali profonde, non necessariamente verbalizzate, che permettono una nuova comprensione intersoggettiva, una ristrutturazione del campo intersoggettivo tra paziente e analista, e che aprono la strada a nuovi modi di essere con l'altro.
Questi processi, che agiscono sia a livello esplicito che implicito, nel corso del tempo, accrescono la capacità riflessiva del paziente. Questa capacità gli consente di acquisire nuovi modelli mentali in grado di relativizzare e consentire una migliore contestualizzazione dei vecchi modelli impliciti ed espliciti. Basandosi sulla nuova esperienza attuale all'interno della relazione terapeutica, il paziente può gradualmente stabilizzarsi in entrambi i sistemi di memoria, promuovendo un cambiamento duraturo. In questo modo, i cambiamenti che compongono la danza tra i sistemi implicito ed esplicito forniscono una chiave di fondamentale importanza per la comprensione e la facilitazione del processo psicoanalitico.
La Relational Frame Theory (RFT) e la Struttura del Linguaggio
Un quadro teorico che offre strumenti preziosi per comprendere la natura del linguaggio e della cognizione umana, e di conseguenza la costruzione della conoscenza, è la Relational Frame Theory (RFT). Questa teoria, sebbene di difficile comprensione immediata a causa della necessità di apprendere nuovi termini, fornisce una prospettiva innovativa. La RFT è radicata nella scienza contestuale del comportamento, che studia l'azione nel contesto, con l'obiettivo di sviluppare concetti, metodi scientifici e applicazioni pratiche utili alla previsione e all'influenza delle azioni umane. I contestualisti funzionali cercano di creare concetti e regole empiricamente fondati, ispirandosi agli standard delle scienze naturali e adottando un criterio di verità pragmatico: è vero ciò che permette di influenzare costruttivamente gli eventi.
La RFT postula che il comportamento verbale umano possieda caratteristiche distintive:
- È relazionale: L'individuo risponde non solo a stimoli specifici, ma anche in funzione delle relazioni che esistono tra gli stimoli. Si apprende a rispondere a relazioni tra stimoli, anziché alle caratteristiche di ciascuno stimolo separatamente. Esistono diverse classi relazionali apprese nel corso dello sviluppo, tra cui coordinamento (A=B), opposizione, distinzione, comparazione, gerarchiche, causali, spaziali, temporali e deittiche.
- È bidirezionale: A differenza di altre specie, l'essere umano, a partire dai 12-18 mesi, sviluppa la capacità di derivare automaticamente la relazione inversa una volta appresa una relazione in modo unidirezionale. Questo meccanismo è alla base del comportamento simbolico e referenziale. Gli stimoli vengono relati tra loro e, una volta stabilita questa relazione, le loro funzioni mutano in base alla tipologia di relazione, ad esempio, causa ed effetto sono interdipendenti.
- È contestuale: Il comportamento verbale è controllato dal contesto, ovvero da fonti di stimolazione ambientale che possono essere convenzionali o arbitrarie. Il contesto comprende non solo l'ambiente immediato, ma anche l'ambiente intrapersonale (pensieri, emozioni), interpersonale (altre persone, società), la storia personale e il tempo. La RFT distingue il contesto in relazionale (Crel), che controlla quale tipo di relazione applicare, e funzionale (Cfunc), che controlla quale funzione stimolo applicare in virtù delle relazioni stabilite. Questa distinzione è utile per processi terapeutici come la defusione cognitiva.
- È generativo: A partire da un numero limitato di risposte relazionali apprese, è possibile generare un numero indeterminato di nuove relazioni derivate. Dalle diverse organizzazioni strutturali delle risposte relazionali emerge una nuova classe di risposta definita Arbitrary Applicable Derived Relational Responding (AADRR). Queste si articolano in cinque livelli di complessità crescente:
- Implicazione reciproca: La forma più elementare di AADRR, alla base del fenomeno di riferimento simbolico.
- Quadro relazionale (relational framing): Due relazioni interagiscono dando vita al fenomeno della generatività linguistica, analizzabile secondo quattro dimensioni: coerenza, complessità, derivazione e flessibilità.

Oltre la Distinzione Verbale/Non Verbale
La RFT propone di abbandonare la distinzione tra comportamento verbale e non verbale, che risulta problematica nell'analisi umana. Invece, suggerisce una classificazione basata su diversi livelli di derivazione. Si va da una derivazione minima e un contatto massimo con le contingenze (Brief and Immediate Relational Responses, BIRRs), come nella pratica mindfulness dell'attenzione al respiro, a una derivazione massima e scarso contatto con le contingenze dirette (Extended and Elaborated Relational Responses, EERRs), come nella risoluzione di problemi logici. I comportamenti BIRRs corrispondono a ciò che altre forme di psicologia definiscono "cognizione implicita" o "pensieri automatici", studiati sistematicamente tramite procedure come l'Implicit Relational Assessment Procedure (IRAP).
La Relazione Terapeutica come Motore del Cambiamento
L'evoluzione della psicoterapia psicoanalitica contemporanea ha spostato l'attenzione dall'intrapsichico alla relazione e alle emozioni generate nel contesto relazionale. La relazione terapeutica è oggi considerata l'elemento catalizzatore del processo di cambiamento. Questo è particolarmente evidente quando si considera il circuito transfert-controtransfert.
Autori come Heimann, Racker, Grinberg e Winnicott hanno evidenziato come il controtransfert sia uno strumento d'accesso all'inconscio del paziente e come il circuito transfert-controtransfert sia centrale per la comprensione dei circoli relazionali disfunzionali. L'analista, partecipando attivamente a questo circuito attraverso identificazioni e controidentificazioni proiettive, può interrompere circoli viziosi e facilitare il cambiamento. Winnicott, in particolare, ha descritto la relazione terapeutica come un ambiente di "holding" che riproduce la funzione materna, creando un'area transizionale dove il paziente può fare l'esperienza di essere solo in presenza di qualcuno.
Il Boston Change Process Study Group sostiene che il cambiamento terapeutico è generato da "qualcosa in più dell'interpretazione", costituito dai processi intersoggettivi di interazione che danno origine alla conoscenza relazionale implicita. Questa conoscenza comprende le modalità relazionali del paziente, il suo modo di stare con gli altri e i suoi schemi relazionali disfunzionali, che possono essere modificati dall'esperienza intersoggettiva della relazione con l'analista.
Stern, nel suo lavoro "Something more then interpretation", definisce i "momenti adesso contrassegnati" (moments now) come interazioni tra paziente e terapeuta che creano una nuova implicita comprensione intersoggettiva delle loro relazioni. Questi momenti, simili alle interazioni madre-bambino, sono fondamentali per la ristrutturazione del campo intersoggettivo e per l'emergere di nuovi modi di essere con l'altro.
L'Esperienza di Terzietà e la Rêverie
Ciò che rende specifico il processo analitico, secondo Craparo, riprendendo Ogden, è l'esperienza di terzietà. Questa si configura come un'area intermedia, uno spazio transizionale, dove si producono il processo terapeutico e il cambiamento associato. È un'entità altra, data dall'interazione tra paziente e analista. La comprensione profonda avviene tramite la reciproca attivazione di fantasie. Bion chiama rêverie l'attenzione liberamente fluttuante con cui l'analista si dispone all'ascolto delle libere associazioni del paziente, riproducendo la disposizione della madre verso il bambino e mettendo in atto una recettività verso le produzioni immaginative inconsce suscitate nella relazione.
Aspetti del controtransfert nella psicoterapia psicosintetica
La Relazione Transferale-Controtransferale nella Psicologia Analitica
La psicologia analitica, fin dalle sue origini, ha posto un'enfasi significativa sulla dinamica tra analista e paziente. Jung, in particolare, riconosceva la natura paradossale della psicologia, dove oggetto osservato e soggetto osservante coincidono nella mente del ricercatore. Data l'ineliminabilità dell'osservatore dal campo di osservazione, Jung attribuiva un grande valore alla soggettività dell'analista, determinata dalla sua "equazione personale" e dalla prospettiva da cui interpreta il mondo. L'analisi didattica serviva proprio a sviluppare la consapevolezza di questi pregiudizi e un atteggiamento di autocritica.
Per Jung, la cura è il prodotto di una reciproca influenza tra analista e paziente, un legame che trasforma entrambi. Il rapporto è descrivibile in termini di reciproco scambio di proiezioni, a seguito della vicendevole costellazione di contenuti archetipici inconsci. Jung parlava di contagio psichico e descriveva le fantasie suscitate nella relazione transferale applicando come chiave interpretativa le fasi dell'opus alchemico, poiché l'immersione nelle vicissitudini del transfert equivale a un'esperienza di morte e rinascita. L'analisi attiva immagini archetipiche che rappresentano un'esperienza condivisa della coppia analitica. Il momento centrale è l'analisi del transfert, a cui applica conoscenze dell'immaginario mitologico, religioso, alchemico e simbolico, attraverso il metodo dell'amplificazione. L'analista può sistemare e riordinare nel paziente solo ciò che riordina in sé; prendendo spunto dal mito del centauro Chirone, il "guaritore ferito", Jung affermava che "può guarire gli altri nella misura in cui è ferito egli stesso".
Fordham distinse tra un controtransfert illusorio, derivante dai problemi irrisolti del terapeuta, e un controtransfert sintonico, che descrive una particolare condizione di recettività in cui il terapeuta diviene sensibile alle comunicazioni inconsce del paziente, sperimentando vissuti o agendo comportamenti correlati al mondo interno del paziente. Guggenbül-Craig riprende l'immagine archetipica del "guaritore ferito", descrivendo un gioco reciproco di proiezioni in cui il paziente proietta il suo guaritore interno sull'analista e quest'ultimo la sua parte malata sul paziente. Il disvelamento delle ferite del terapeuta (self-disclosure) può facilitare il recupero da parte del paziente della sua parte guaritrice proiettata. Samuels, mutuando da Corbin, introduce il concetto di alam al-mithal (mundus imaginalis), un livello di realtà intermedio tra le idee astratte e il mondo materiale, accessibile attraverso l'attività immaginativa coscientemente diretta. In questo ambito, Samuels include i fenomeni che avvengono nel circuito transfert-controtransfert, come risposte corporee, comportamentali, fantasie ed emozioni. Il corpo dell'analista può diventare un "corpo sottile", un'entità sospesa, veicolando messaggi per entrambi i membri della coppia terapeutica, configurandosi come un "controtransfert personificato".
Umorismo e Conoscenza Relazionale Implicita
L'umorismo, nella psicoterapia, si rivela una risorsa sorprendente, capace di plasmare sottilmente il percorso verso il benessere mentale. L'umorismo è la capacità di percepire, esprimere o suscitare divertimento e riso. Studi indicano che l'umorismo affiliativo è un fattore protettivo contro le idee suicide, e l'umorismo auto-migliorante attenua l'impatto delle distorsioni cognitive sulla depressione.
L'integrazione dell'umorismo in psicoterapia si colloca in una zona di confine tra tecnica terapeutica e caratteristiche personali del terapeuta, integrandosi bene in un contesto di relazione naturale. Tuttavia, l'umorismo, come ogni forma di comunicazione, può avere successo o fallire. È fondamentale distinguere tra "ridere con" (costruttivo, empatico, di supporto) e "ridere di" (potenzialmente dannoso per la relazione terapeutica). L'uso dell'umorismo deve essere cauto, percepito come autentico e affine alla personalità del terapeuta, e finalizzato a rafforzare l'alleanza terapeutica.
Questi momenti di interazione umoristica, basati sullo sviluppo delle interazioni tra un bambino e il suo caregiver, sono una forma di conoscenza relazionale implicita, definiti da Stern come "momenti adesso contrassegnati". Per alcuni pazienti, particolarmente ansiosi riguardo a ostilità o disprezzo, l'umorismo può essere percepito come ad alto rischio. Pertanto, è cruciale che i terapeuti siano empatici e capaci di mentalizzare per valutare l'appropriatezza dell'umorismo, evitando un uso senza scopo valido o solo per sollievo comico, che potrebbe compromettere l'efficacia terapeutica. L'adeguatezza dell'umorismo richiede una profonda comprensione del cliente, delle dinamiche relazionali e degli obiettivi terapeutici.
La Psicoterapia Online e l'Essenza del Processo Terapeutico
Il recente dibattito sulle terapie online solleva interrogativi fondamentali sull'atteggiamento analitico, sui fattori terapeutici e sull'essenza stessa del processo terapeutico. Nei trattamenti in rete, si perde inevitabilmente qualcosa, ma si acquista anche, sebbene ciò sia controverso. La questione cruciale è se ciò che si perde sia basilare, inficiando irrimediabilmente la cura, o accessorio, permettendo al processo di svolgersi indipendentemente.
Il problema delle terapie online si inserisce in un più ampio dibattito sul rapporto con la rete, che oscilla tra adesione acritica, diffidenza e rifiuto verso le tecnologie digitali. La confusione tra reale e virtuale, tra organismo e computer, è un rischio sottolineato da Oddo (2018). La terapia online obbliga a definire cosa sia psicoterapia e cosa non lo sia, a identificare l'essenza della terapia e ciò che rimane al fondo delle differenze tra le varie scuole, garantendo il cambiamento terapeutico.
Il rapporto tra reale e virtuale riconduce alla dialettica tra ciò che è interpretabile e ciò che non lo è, costituendo il cardine immutabile del processo. Bleger (1967) distingue tra i fenomeni che costituiscono il processo (oggetto di studio, analisi, interpretazione) e l'inquadramento (un non-processo, un insieme di costanti come il setting, il ruolo dell'analista, lo spazio e il tempo). Un processo può essere indagato solo quando le costanti dell'inquadramento sono mantenute.
Codignola (1977) delinea l'essenza del processo psicoanalitico attraverso la struttura logica dell'interpretazione: ciò che viene interpretato (il falso) è conoscibile solo in relazione a ciò che non viene interpretato ma posto come vero. È vero, per definizione, ciò che non può essere interpretato; è falso o falsificabile, e quindi oggetto di interpretazione, tutto ciò che può essere interpretato. Le modifiche al setting, pur interpretabili, sono talvolta necessarie per adattarsi a condizioni psichiche più deficitarie. Eissler (1953) introduce il termine "parametri" per queste deviazioni del setting, sostenendo che debbano essere temporanee e quanto prima eliminate attraverso l'interpretazione.
Gill (1984) distingue criteri estrinseci (frequenza delle sedute, uso del lettino) e intrinseci (analisi del transfert, neutralità dell'analista) nella definizione di psicoanalisi. Tuttavia, estende i criteri intrinseci, argomentando che anche trattamenti meno frequenti e senza lettino possono essere considerati psicoanalisi, a condizione che si basino sull'analisi del transfert, che diviene così il criterio distintivo. L'analisi del transfert implica il passaggio da una percezione "a una persona" a una "a due persone", poiché la manifestazione del transfert è sempre influenzata dal qui-e-ora della situazione analitica.

In conclusione, la conoscenza relazionale implicita, intesa come quell'insieme di saperi procedurali e schemi relazionali che operano al di fuori della consapevolezza, emerge come un elemento cruciale nel processo terapeutico. Le neuroscienze, con la loro comprensione della memoria implicita e della neuroplasticità, e la Relational Frame Theory, con la sua analisi della struttura del linguaggio e della cognizione, offrono un quadro teorico solido per comprendere come le esperienze relazionali, i "momenti di incontro" e le dinamiche transferali possano condurre a un cambiamento profondo e duraturo, andando oltre la sola interpretazione. La relazione terapeutica, con la sua intrinseca intersoggettività, diviene il terreno fertile in cui questi processi di riorganizzazione della conoscenza, sia esplicita che implicita, possono fiorire.
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