Fin dall’alba della civiltà, l’uomo ha dedicato ingenti risorse alla guerra, sviluppando strategie e strumenti di annientamento. Non è un caso che il progresso scientifico e tecnologico abbia spesso trovato un utilizzo bellico prima che civile. Con il passare dei secoli, gli eserciti si sono affrontati con armi sempre più distruttive, impiegando tecniche di addestramento sofisticate. Di conseguenza, è cresciuta l’importanza attribuita al fattore umano, portando a ricerche volte a incrementare il "capitale" psicologico dei soldati e a fiaccare il morale degli avversari. Da qui è nato un vasto armamentario di tecniche di condizionamento psicologico e procedure per indurre diversi stati mentali in tempo di guerra: dall’addestramento esasperato all’indottrinamento radicale, dal "doping" dei soldati alle tecniche di suggestione per i prigionieri, fino all’abolizione del dolore, della fatica e alla soppressione dell’angoscia. In questo contesto, le droghe hanno sempre giocato un ruolo fondamentale.
La vita militare, specialmente in periodo di guerra, si configura come una condizione di severo appiattimento dell’indipendenza individuale e della soggettività. Essa implica subordinazione e adattamento a un modello di autorità forte, con elevate capacità di controllo e manipolazione della coscienza e del comportamento. Questa esperienza si presenta quindi come psicotropa, vivida e impressionante, vissuta attraverso una graduale assuefazione, come ricordato da molti reduci e militari di leva in tempo di pace. In questo senso, la vita militare riproduce e favorisce alcuni importanti aspetti dei comportamenti d’abuso di sostanze psicoattive.

Le Antiche Radici dell'Uso di Sostanze Psicoattive in Guerra
La droga che ha accompagnato la fondazione e lo sviluppo delle civiltà classiche, il vino, è anche la prima droga da guerra del mondo occidentale. Il nettare di Bacco era utilizzato dagli opliti delle falangi greche prima di gettarsi nei feroci combattimenti corpo a corpo, per medicare le ferite e attenuare il dolore. Diffuso era anche l’uso euforizzante, finalizzato a mantenere alto il morale durante le marce estenuanti e le lunghissime campagne militari. Ciò portava spesso a conseguenze disastrose. Senofonte, nella Ciropedia, narra che il re Ciro condusse le sue truppe in una marcia interminabile sostituendo gradualmente l’acqua con il vino. Nell'Hellenica, lo stesso Senofonte racconta la rovinosa sconfitta degli Spartani a Corcira nel 374 a.C.: dopo aver saccheggiato i depositi di vino, i soldati bevvero così tanto da essere sopraffatti e scacciati dagli indigeni.
Diverse erano le dotazioni belliche di sostanze psicotrope delle popolazioni barbare con cui i Romani si scontrarono. Gli Unni e, verosimilmente, i Galli facevano uso rituale di una sostanza, probabilmente identificabile con l’Amanita muscaria, da cui traevano il furore e lo sprezzo della morte che tanto impressionava i generali romani. L’ Amanita muscaria, ingrediente fondamentale del soma, bevanda sacra donata agli uomini da Indra, divinità massima dell’antica mitologia indiana, sosteneva il morale e il vigore dei soldati anche più a Oriente. Centinaia di inni del Rigveda, primo testo della letteratura religiosa indiana, sono dedicati al soma. A questa bevanda si attribuivano straordinarie proprietà terapeutiche e virtù magiche: guariva le malattie, donava fecondità e felicità, ravvivava e acuiva le facoltà percettive e intellettuali, ispirava i profeti, regalava l’immortalità e, declamava un inno, «ristora e rinvigorisce, infonde forza spirituale e fisica, ridona il coraggio smarrito al combattente». Il soma evocava inoltre manyu, la furia della battaglia, uno stato di coscienza al limite della trascendenza divina che infondeva ai guerrieri una forza invincibile. Il soma fu una costante antropologica delle antiche popolazioni ariane.
Ancora più noto è l’uso dell’hashish per stimolare l’aggressività e instaurare l’obbedienza e la dedizione assoluta delle truppe, narrato nella leggendaria vicenda del "Veglio della Montagna" e della feroce setta dei suoi assassini, riportata da Marco Polo nel Milione. Numerose e antiche sono le varianti narrative di questa storia. Il primo resoconto testuale risale alla Chronica Slavorum dell’abate Arnoldo di Lubecca, nel XII secolo. In essa si narrava di come l’imam Hasan, capo infallibile e onnipotente della città-fortezza di Alamut nelle montagne del Kurdistan, si servisse dell’hashish per arruolare giovani e renderli privi di volontà e da lui assolutamente dipendenti, spingendoli nelle imprese più pericolose, non escluso l’omicidio. Il termine "assassini", con cui si indicavano in Europa i componenti di questo devotissimo corpo armato di vendicatori, derivava dall’arabo hashishen, cioè "dediti all’erba". Il "Veglio della montagna" di Marco Polo, invece, aveva realizzato in una valle tra due montagne «lo più bello giardino e ‘l più grande del mondo», fedele riproduzione terrena dell’aldilà maomettano. Qui venivano fatti svegliare, dopo un sonno estatico provocato con un’erba, i sicari scelti per le missioni delittuose.
Il Ruolo delle Sostanze Psicoattive nelle Guerre Moderne
La dipendenza fisica, indotta da alcune sostanze psicoattive, si manifesta quando l’uso ripetuto altera il modo in cui il cervello distingue le sensazioni piacevoli e spiacevoli. I sintomi d’astinenza sono la conseguenza di questo cambiamento, quando il cervello ne avverte la mancanza. La terapia farmacologica è prevalentemente utilizzata per gestire i sintomi dell’astinenza e prevenire le ricadute; i farmaci aiutano a eliminare i sintomi dolorosi della disassuefazione e ad evitare che si riprenda l’assunzione della sostanza, rappresentando un primo passo indispensabile per il cambiamento.
Le legioni romane introdussero il vino in Francia con la conquista imperiale. I manifestanti di Boston gettarono il tè, scatenando una rivoluzione. La Gran Bretagna entrò in guerra con la Cina per il commercio dell’oppio. Durante la Prima Guerra Mondiale, i sostenitori della temperanza negli Stati Uniti sfruttarono l’intenso sentimento anti-tedesco per promuovere il protezionismo. Le truppe di Hitler ingerirono milioni di pasticche di anfetamina per restare sveglie durante la Blitzkrieg. Durante la Guerra Fredda, i soldati statunitensi chiusero un occhio sul traffico di eroina degli alleati anticomunisti in Asia. In Colombia, sia gli insorti di sinistra che i paramilitari di destra hanno utilizzato il commercio di cocaina per finanziare la guerra tra loro.
Ciò che accomuna questi attori, altrimenti disparati, è il rapporto secolare e in continua evoluzione tra droga e guerra.
Guerra con la Droga
Le sostanze che alterano la mente sono storicamente considerate essenziali per rilassare e stimolare i combattenti. La guerra è, ovviamente, stressante e traumatica, e non sorprende che coloro che vi partecipano facciano ricorso alle droghe per affrontare situazioni difficili. Tuttavia, è un’arma a doppio taglio con svariati rischi. L’alcol, una delle droghe più antiche e popolari, è un potente lubrificante di guerra, sia per i soldati che per i leader. Il bere, con moderazione, ha aiutato i soldati a prepararsi alla battaglia (il "coraggio liquido"), a celebrare le vittorie, ad anestetizzare i feriti e ad alleviare le sconfitte. In eccesso, però, può rendere i soldati inaffidabili e dannosi. Situazioni simili furono evidenti e imbarazzanti nel caso della sconfitta dell’Impero Russo nella Guerra Russo-Giapponese, attribuita in parte al fatto che comandanti, soldati e marina russi erano più spesso ubriachi che sobri. Eppure, l’uso della droga in guerra è stato spesso tollerato e persino promosso dagli stati come mezzo per motivare, premiare, desensibilizzare o distrarre i soldati.

Guerra per la Droga
Dalla Birmania al Messico e alla Colombia, tutti i principali narcotrafficanti hanno creato eserciti privati per difendere e contendersi i mercati della droga con la violenza. Negli ultimi anni, le guerre tra cartelli rivali (turf wars) hanno avuto ripercussioni particolarmente pesanti in Messico. Tuttavia, l’uso della forza militare per assicurarsi i mercati della droga risale almeno alle guerre per l’oppio cinesi della metà del XIX secolo.
Guerra attraverso la Droga
Gran parte della ricerca sulla guerra attraverso la droga si concentra sulle sostanze illegali in relazione a insurrezioni e controinsurrezioni. Ribelli colombiani finanziati dalla cocaina e insorti afghani finanziati dall’oppio hanno reso popolari termini come "narco-guerriglia" e "narco-terrorismo". L’uso di droghe per finanziare la guerra si collega chiaramente a dibattiti più ampi sulla sicurezza emersi dopo la fine della Guerra Fredda, riguardanti i "prodotti del conflitto" (conflict commodities), le risorse naturali depredabili e l’avidità come motivazione dei conflitti (greed).
Dipendenze da droga e alcol, il ruolo delle regole
Guerra contro la Droga
Dichiarare "guerra" alla droga è passato dall’essere una metafora all’inizio degli anni Settanta a diventare una realtà negli anni Ottanta, con l’aumento dell’uso di strumenti, strategie e personale militari per combattere il traffico illecito di droga, soprattutto negli Stati Uniti e nei paesi confinanti. In pochi anni, si è passati da un graduale allentamento del Posse Comitatus Act, che proibiva l’uso delle forze armate in ambito domestico, al sostegno dell’impiego di militari nella linea del fronte di varie campagne antidroga in tutta la regione.
Le Droghe Specifiche e il Loro Impiego Bellico
Le sostanze chimiche che alterano lo stato mentale non sono intrinsecamente collegate alla guerra. Tuttavia, alcune droghe possiedono caratteristiche che le rendono particolarmente utili per scopi bellici: hanno effetti psicoattivi e inducono potenzialmente all’assuefazione, sono facili da produrre e trasportare, hanno un alto valore e una redditività elevata. Le droghe non sono tutte uguali; alcune rappresentano "ingredienti bellici" più potenti di altre, in tempi e spazi diversi. Sebbene il rapporto tra droga e guerra risalga all’antichità, la guerra moderna è di particolare interesse, dato che le droghe sono diventate merci globalizzate a partire dal XVI secolo.
Sei droghe si sono rivelate particolarmente importanti nel rapporto droga-guerra: l’alcol, il tabacco, la caffeina, l’oppio (e i suoi derivati, morfina ed eroina), le anfetamine e la cocaina. Vi è quindi una grande varietà: droghe antiche e relativamente nuove, droghe leggere e pesanti, droghe lecite e illecite, droghe naturali e sintetiche. Contrariamente a quanto si pensa, le droghe illegali non sono sempre le più importanti se si adotta una prospettiva storico-comparata più ampia. La criminalizzazione globale di droghe come la cocaina e l’eroina è avvenuta piuttosto tardi nella storia della guerra.
La cannabis (marijuana), la droga illegale più popolare al mondo, non è strettamente associata alla guerra; alla fine degli anni Sessanta era persino vista come una "droga contro la guerra". Questo non significa che la cannabis non abbia avuto legami con la guerra, ma piuttosto che questi siano stati relativamente meno stretti. Il ruolo bellico più importante della cannabis non è stato quello di droga, ma piuttosto quello di fibra di valore strategico sotto forma di canapa per le corde.
Neanche gli allucinogeni come i "funghi magici" e l’LSD sono particolarmente importanti nel rapporto droga-guerra. Sebbene non siano del tutto avulsi dalla guerra, rappresentano prodotti di nicchia rispetto ad altre sostanze prodotte in massa su scala globale.
Alcol e Vino: Il "Coraggio Liquido"
L’alcol, come già accennato, è una delle droghe più antiche e popolari, utilizzata per millenni dai soldati per acquisire "coraggio liquido", alleviare il dolore e gestire lo stress del combattimento. I guerrieri greci e romani preferivano lanciarsi contro il nemico brilli, per innalzare la soglia del dolore e inibire la paura. La consuetudine di miscelare vino all’acqua della borraccia è stata mantenuta dai soldati francesi fino agli anni '30 del Novecento. I marinai della marina britannica, dopo la loro razione giornaliera di rum e acqua (grog), mostravano spesso un comportamento "groggy", stordito e instabile, da cui deriva il termine. La sconfitta dell'Impero Russo nella Guerra Russo-Giapponese è stata in parte attribuita all'eccessivo consumo di alcol da parte delle truppe.
Oppio e Derivati: La Morfina per le Ferite
L'oppio e i suoi derivati, come la morfina e l'eroina, hanno una lunga storia di utilizzo in contesti bellici. Tra il '700 e il '900, la morfina fu ampiamente usata per curare le ferite da arma da fuoco e persino la dissenteria tra i soldati impegnati in battaglia. Durante il conflitto in Vietnam, l'abuso di eroina divenne talmente comune tra i soldati americani che il 10-15% sviluppò una qualche forma di dipendenza, costringendo il Presidente Nixon a finanziare programmi di trattamento delle tossicodipendenze. L'aumento dell'uso di oppio in Cina, a seguito delle Guerre dell'oppio, portò il paese a diventare sempre più dipendente dalla droga.
Anfetamine e Stimolanti: La "Panzerschokolade" e le "Pillole Pep"
Le anfetamine e altri stimolanti psicomotori hanno svolto un ruolo significativo nelle guerre moderne. Durante la Seconda Guerra Mondiale, le truppe tedesche fecero largo uso di Pervitin (metanfetamina), soprannominato "cioccolato dei carri armati" (Panzerschokolade), per restare sveglie e combattere senza sosta durante la Blitzkrieg. Si stima che oltre 35 milioni di dosi di Pervitin siano state distribuite alle forze armate tedesche tra aprile e luglio 1940. Anche gli Alleati fecero ampio uso di Benzedrine (un mix di anfetamine), con circa 72 milioni di compresse utilizzate dalle truppe britanniche e 250 milioni da quelle statunitensi. L'esercito americano durante la guerra del Vietnam assunse quantità senza precedenti di anfetamine Dexedrine ("pillole pep") per sopportare gli orrori del conflitto.
Oggi, farmaci stimolanti come il Modafinil, creato per curare la narcolessia, sono testati su soldati di varie nazionalità per prolungare le ore di veglia, permettendo loro di rimanere svegli fino a 48 ore senza dormire.

Cocaina e Coca: Vigilanza e Resistenza
I guerrieri Inca masticavano foglie di coca per restare svegli. Due secoli fa, i soldati prussiani assumevano cocaina, una consuetudine che rimase anche in seguito, con l'aggiunta di caffeina e nicotina al cocktail. La cocaina, come altri stimolanti, aumenta la vigilanza e la resistenza alla fatica.
Captagon: La "Droga dei Kamikaze"
Il Captagon, nome commerciale della fenetillina, è uno psicostimolante emerso di recente nel contesto bellico. Secondo fonti israeliane, molti dei terroristi di Hamas che hanno partecipato agli attacchi del 7 ottobre 2023 avevano assunto Captagon. Questa droga induce perdita di giudizio, resistenza alla fatica, euforia e abbandono di ogni inibizione, dando un senso di onnipotenza e invincibilità. Chi la assume può non mangiare o dormire per giorni. Siringhe con tracce di Captagon sono state trovate nel 2015 a Parigi e la stessa droga era nel sangue di uno dei terroristi di Sousse, Tunisia. Il suo costo di produzione estremamente basso e un semplice processo produttivo ne hanno fatto un bestseller nel conflitto siriano, specialmente per i jihadisti.
Altri Psicoattivi: Dai Berserker ai Funghi Magici
I berserker, guerrieri vichinghi famosi per entrare in battaglia in uno stato frenetico, si ritiene abbiano utilizzato funghi allucinogeni come l'Amanita muscaria o l'Hyoscyamus niger per raggiungere tale stato. Anche i guerrieri di Edimburgo, nel VII secolo, consumavano idromele prima di andare incontro a una morte quasi certa. I guerrieri Inca masticavano foglie di coca per restare svegli. Meno importanti nel rapporto droga-guerra sono gli allucinogeni come i "funghi magici" e l’LSD, considerati prodotti di nicchia.
Conseguenze Legali e Disciplinari per i Militari
L'ordinamento giuridico militare considera l'uso di droga sostanzialmente incompatibile con il possesso dello status militare. Il Codice dell'ordinamento militare (COM) e il Testo Unico delle disposizioni regolamentari in materia di ordinamento militare (TUOM) stabiliscono le conseguenze disciplinari.
I doveri attinenti al giuramento implicano l'impegno a operare per l'assolvimento dei compiti istituzionali con assoluta fedeltà alle istituzioni, disciplina, onore, senso di responsabilità e consapevole partecipazione, senza risparmio di energie fisiche, morali e intellettuali, affrontando, se necessario, il rischio di sacrificare la vita.
I doveri attinenti al grado impongono al militare di astenersi, anche fuori servizio, da comportamenti che possano condizionare l'esercizio delle sue funzioni, ledere il prestigio dell'istituzione e pregiudicare l'estraneità delle Forze armate alle competizioni politiche.
Il senso di responsabilità e le norme di contegno richiedono che il militare tenga in ogni circostanza condotta esemplare a salvaguardia del prestigio delle Forze armate.

Sanzioni Disciplinari
L'accertamento della positività all'uso di sostanze stupefacenti comporta di regola l'immediata sospensione cautelare dell'interessato. In caso di esito positivo delle controanalisi, il militare sarà sottoposto a procedimento disciplinare di stato per violazione degli articoli 713, comma 2, e 732, commi 1 e 3, lett. d), del regolamento approvato con d.P.R. 15 marzo 2010, n. 90.
L'art. 713, comma 2, del COM dispone che il militare "deve astenersi, anche fuori servizio, da comportamenti che possono comunque condizionare l’esercizio delle sue funzioni, ledere il prestigio dell’istituzione cui appartiene e pregiudicare l’estraneità delle Forze armate come tali alle competizioni politiche".
Ai sensi dell'art. 732, comma 1, "Il militare deve in ogni circostanza tenere condotta esemplare a salvaguardia del prestigio delle Forze armate", e, in base al comma terzo, lett. d), deve "astenersi dagli eccessi nell’uso di bevande alcoliche ed evitare l’uso di sostanze che possono alterare l’equilibrio psichico".
Queste disposizioni devono coordinarsi con l'art. 957 del COM, che stabilisce che il proscioglimento dalla ferma è disposto anche in caso di "esito positivo degli accertamenti diagnostici per l’abuso di alcool, per l’uso, anche saltuario od occasionale, di sostanze stupefacenti".
Le sanzioni applicabili, come da art. 1357 del COM, vanno dalla sospensione dall’impiego da uno a dodici mesi fino alla cessazione dalla ferma o dalla rafferma, ovvero alla perdita del grado per rimozione.
Il Principio di Proporzionalità nella Sanzione
In ipotesi di assoluta occasionalità del consumo accertato di sostanza stupefacente, o nel caso in cui tale evenienza si sia verificata per una sola volta e in presenza di un quadro caratteriale positivo e assenza di recidiva disciplinare, è possibile richiedere l'applicazione della sanzione minima edittale, nel rispetto del principio di proporzionalità. Il T.A.R. Lazio ha affermato che il consumo di sostanze stupefacenti costituisce una violazione degli obblighi assunti con il giuramento e può giustificare la sanzione espulsiva, ma sempre "nel rispetto della proporzione tra addebito e sanzione". Non si possono equiparare l'addebito di un consumo occasionale a quello di spaccio o consumo sistematico.
Tuttavia, esiste anche un orientamento giurisprudenziale opposto, che ribadisce la legittimità del provvedimento espulsivo anche in presenza dell'uso meramente occasionale di sostanze stupefacenti, conformemente alla dizione testuale dell'art. 957 del COM.
Prevenzione e Formazione
Il Ministero della Difesa promuove corsi formativi di psicologia e sociologia per ufficiali medici, allievi infermieri e personale di arma, finalizzati a formare personale esperto nella tutela della salute fisica e psichica dei giovani alle armi. Vengono organizzate sessioni di studio su psicologia di gruppo, sociologia, disadattamento giovanile, tossicodipendenze, alcoldipendenze e uso di sostanze dopanti, per la continua formazione dei quadri permanenti.
I consultori e i servizi di psicologia delle Forze Armate svolgono azione di prevenzione contro le tossicodipendenze, le alcoldipendenze e l’uso di sostanze dopanti. In occasione delle visite di arruolamento, in caso di individuazione di un caso di tossicodipendenza, alcoldipendenza o doping, l'autorità militare dispone l'invio dell'interessato all'ospedale militare per gli opportuni accertamenti. I rapporti di collaborazione tra strutture sanitarie militari e civili mirano ad assicurare la continuità dell’assistenza e a favorire il recupero socio-sanitario dell’interessato.
Considerazioni Finali
La relazione tra guerra e droga è complessa e multiforme, estendendosi dall'antichità ai conflitti moderni. Le sostanze psicoattive sono state utilizzate per migliorare le prestazioni dei combattenti, gestire lo stress e il dolore, ma anche per finanziare conflitti e come strumento di controllo e manipolazione. Le conseguenze legali e disciplinari per i militari che fanno uso di sostanze stupefacenti sono severe, ma il principio di proporzionalità nella comminazione delle sanzioni rimane un elemento cruciale per garantire un sistema giuridico equo. La prevenzione e la formazione giocano un ruolo fondamentale nel contrastare l'abuso di sostanze all'interno delle forze armate, tutelando la salute fisica e psichica del personale e preservando il prestigio delle istituzioni.
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