La psicologia criminale, nota anche come psicologia forense, è emersa come uno degli strumenti più potenti a disposizione delle forze dell'ordine per comprendere le motivazioni, gli schemi comportamentali e le personalità dei criminali. La ricerca della giustizia si è così evoluta, andando oltre la mera raccolta di prove fisiche. Oggi, grazie alla psicologia criminale, gli investigatori possono prevedere comportamenti, individuare schemi e costruire profili accurati dei sospetti, migliorando significativamente l'efficacia delle indagini.

L'applicazione della psicologia alla risoluzione dei crimini ha radici storiche profonde. Figure pionieristiche come Hans Gross, spesso definito il padre della psicologia criminale, già all'inizio del XX secolo sostenevano l'importanza delle prove comportamentali e di un approccio scientifico alle indagini. Un'altra figura influente, sebbene controversa, fu Cesare Lombroso, la cui teoria del "criminale nato" ipotizzava che alcuni tratti fisici potessero indicare una predisposizione al crimine. Nel corso del tempo, questo campo si è trasformato da speculazione teorica a una disciplina sofisticata, basata su evidenze concrete.
La psicologia criminale, nata dall'unione delle scienze sociali e umane, mira a decifrare e analizzare il comportamento umano in contesti di criminalità. Il suo obiettivo primario è offrire una comprensione dettagliata del fenomeno criminale, contribuendo in modo significativo alle indagini penali e civili e ai relativi processi giudiziari.
La Criminologia: Una Scienza Multidisciplinare del Crimine
Il termine criminologia si riferisce alla scienza che studia i reati, gli autori, le vittime, la condotta criminale e le strategie di prevenzione e controllo. Si tratta di una disciplina completa, che comprende sia una parte teorica che una pratica, e che si colloca all'interno delle scienze criminali, affiancata da altre discipline come la vittimologia, la politica criminale e il diritto penale. La criminologia non si limita a studiare il crimine in sé, ma analizza anche la personalità della vittima e i fenomeni di devianza, anche nelle loro manifestazioni non criminose.

La criminologia è considerata una scienza perché risponde ai criteri di sistematicità, controllabilità e capacità teoretica. Risponde ai criteri di sistematicità in quanto presenta un insieme di conoscenze organizzate e interconnesse. La controllabilità implica che i suoi enunciati possano essere sottoposti a verifica senza perdere di veridicità. La capacità teoretica le consente di riassumere molteplici informazioni e dati in proposizioni astratte, unite da nessi logici.
La criminologia possiede una funzione descrittiva, poiché descrive i fatti, classifica e differenzia tassonomicamente i delitti e i loro autori. Al contempo, ha una funzione applicativa: il compito del criminologo è intervenire in maniera pratica nei casi delittuosi, ricercandone le cause. L'eziologia, ossia la ricerca delle cause, differenzia la criminologia da altre scienze criminali che spesso hanno una funzione normativa o preventiva.
Un'altra caratteristica distintiva della criminologia è l'ampiezza del suo campo d'indagine. Non viene preso in considerazione solo il crimine, ma tutto ciò che gli ruota attorno: l'autore del reato, i fattori ambientali, la reazione sociale, le vittime e i fenomeni di devianza. La criminologia viene annoverata come scienza, poiché risponde ai criteri di sistematicità che devono essere sempre presenti in una disciplina per essere considerata scientifica. Come tutte le scienze, anche la criminologia si basa sull’osservazione del reale. Fra le altre caratteristiche che fanno della criminologia una scienza vi è la controllabilità, cioè gli enunciati possono essere sottoposti a un controllo senza perdere di veridicità; presenta una capacità teoretica, ossia è in grado di riassumere molteplici informazioni e dati in preposizione astratte e unite da nessi logici.
In alcuni contesti, la criminologia è vista come una scienza prettamente teorica, che riassume osservazioni complesse in teorie astratte. In altri casi, è considerata una scienza teorica e pratica allo stesso tempo, poiché si pone come obiettivo la ricerca di rapporti causali, correlazioni e variabili nella sua osservazione. Inoltre, la criminologia è in continua evoluzione, presentando un sapere cumulativo in cui le vecchie teorie e osservazioni vengono progressivamente sostituite da quelle più recenti, che correggono, modificano e amplificano quelle precedentemente elaborate.
La criminologia si è evoluta a tal punto da diventare sempre più utile nella formulazione di previsioni sulla pericolosità di un soggetto, così come sulla quantità e tipologia di delitti che verranno commessi in uno specifico arco temporale, in relazione al contesto sociale.
Le scienze criminali possono essere suddivise in due branche: le scienze criminali vere e proprie, che studiano il problema della criminalità, e le scienze collegate alla criminologia ma che non studiano esclusivamente l'aspetto criminale, bensì ciò che ne scaturisce e ciò che lo ha determinato. Tra queste, la vittimologia studia l'incidenza della vittima nel delitto. Il diritto penale, invece, rappresenta il mezzo di attuazione della politica criminale.
La criminologia si avvale degli studi antropologici e sociologici ai fini di identificare le cause del crimine. Gli studi antropologici riguardano i fattori organici, psicologici, motivazionali e psicosociali che possono aver indotto il comportamento di chi ha commesso il crimine, prendendo in considerazione anche i fattori microsociali in cui la personalità si è sviluppata. Nel campo della sociologia, invece, vengono valutati i fattori macrosociali capaci di influenzare l'insorgere del crimine.
La criminologia clinica impiega le conoscenze della criminologia generale su ogni delinquente, al fine di individuare i fattori ambientali microsociali che lo hanno influenzato, ed è utile per stabilire gli interventi da attuare per la sua risocializzazione. La criminologia clinica intende reinserire nella società il delinquente, a differenza dell'antropologia criminale, il cui obiettivo è difendere la società.
La Psicologia Criminale: Analisi del Comportamento e Identificazione del Profilo
Anche la psicologia criminale si basa su un approccio analogo a queste due discipline appena descritte; essa, infatti, analizza il modo di essere, di sentire e di agire del criminale. Le condizioni morbose di rilevanza giuridica vengono accertate dalla psichiatria forense, grazie alla quale è possibile, ad esempio, determinare l'imputabilità o la pericolosità del criminale, l'incapacità, l'interdizione o l'inabilitazione in diritto civile. La sociologia criminale nasce invece da un approccio sociologico, e non antropologico, alla criminalità.
Il criminal profiling è un'attività che permette di stabilire il profilo psicologico e comportamentale di un criminale. Gli elementi necessari a tale funzione corrispondono al tipo di crimine commesso, al modus operandi, alla scena del crimine, alla tipologia della vittima e alla possibile "firma", ossia quei rituali che possono essere svolti dal criminale ogni volta che commette l'atto.
L'applicazione del criminal profiling si ebbe per la prima volta negli USA negli anni '80. Una delle primissime classificazioni eseguite dall'FBI fu la distinzione tra omicidio organizzato, in cui solitamente il cadavere veniva occultato e il criminale non lasciava tracce e indizi del suo operato sulla scena del crimine (in scene del genere si presuppone che il criminale sia dotato di intelligenza e capacità di controllo), e omicidio disorganizzato, in cui la scena del crimine racconta tutto l'opposto rispetto alla precedente e il criminale spesso presenta problemi psicopatologici. Proprio considerando tale distinzione, un delitto viene valutato normale o anormale in base al profilo psichiatrico di chi lo ha commesso. Tra i delitti anormali si annoverano quelli compiuti da criminali che presentano un ritardo mentale, da tossicomani, cerebropatici, alcolisti, o da chi è affetto da disturbi della personalità. I criminali "normali", che corrispondono alla percentuale più consistente, sono invece rappresentati da tutti i soggetti che non presentano deficienze psichiche.
Analizzando le scene del crimine con il metodo del criminal profiling, ci si è accorti che i casi di omicidio, nella maggior parte dei casi, non corrispondono né all'omicidio organizzato né a quello disorganizzato, ma assumono alcuni caratteri di entrambi. Oggi il profilo criminale viene applicato nei casi di omicidio e attentati. È stato riscontrato che, sebbene ogni individuo sia considerato unico e irripetibile, vi sono tratti psicologici che compaiono più frequentemente nei criminali: instabilità, immaturità, impulsività, frustrazione, scarsa tolleranza e scarso autocontrollo. Non è comunque possibile standardizzare la delinquenza, poiché esistono troppe variabili e i criminali sono troppo vari. Ciò che differenzia un criminale da un non criminale è la sua condotta, che non si relaziona alla persona che è, ma a ciò che fa. La criminalità non programmata è dovuta a raptus, dove la responsabilità morale è minore. La legge fa una distinzione tra criminali recidivi e primari; questi ultimi non hanno precedenti penali a loro carico, mentre i recidivi generici sono coloro che commettono delitti più volte, indipendentemente dalla loro natura, e i recidivi specifici sono individui che commettono reati caratterizzati dalla stessa indole. La maggior parte dei reati vengono commessi da recidivi, poiché si riscontra una permanenza delle motivazioni e degli aspetti della personalità che determinano la scelta di delinquere.
Un modello statunitense per la costruzione dei profili è stato elaborato da Ronald Holmes e Stephen Holmes. Insieme, i due autori hanno sviluppato un nuovo modello di Criminal Profiling, differente dall'approccio inteso dall'FBI.
L'Autopsia Psicologica: Un Ritratto Post-Mortem
Una delle tecniche che si è sviluppata nell'ambito del profilo psicologico è l'autopsia psicologica, ossia una perizia psicologica che si attua post mortem. Si parla di autopsia psicologica quando l'identità della vittima è nota, ma risulta necessario stabilire le dinamiche e le cause del decesso, anche nei casi incerti. L'obiettivo è ricostruire la retrospettiva di una persona scomparsa e le cause e le dinamiche che hanno portato alla sua morte, in modo da restringere il cerchio degli ipotetici colpevoli. Con la ricostruzione dello stato mentale della vittima, si possono acquisire informazioni su di essa e rilevare elementi che possano indicare eventuali atti suicidi. Il profilo psicologico ha natura probabilistica, quindi non può formare una prova in sé, a differenza di quanto avviene in Italia nel dibattimento processuale. Per risolvere un delitto violento, gli inquirenti devono avere in mano almeno una confessione, un testimone o una prova materiale.
Analisi Comportamentale Criminale: Decifrare le Azioni per Comprendere le Motivazioni
Nella lotta contro il crimine, gli investigatori devono spesso andare oltre le prove fisiche e le testimonianze oculari per comprendere l'origine dei reati. L'analisi comportamentale criminale è diventata una componente essenziale delle indagini, poiché permette di scrutare nella mente dei criminali per comprenderne le motivazioni, i loro modelli di comportamento e le loro eventuali strategie. Attraverso l'applicazione di tecniche psicologiche sofisticate, gli investigatori possono ottenere una panoramica unica che li aiuta a risolvere i casi più complessi.
Gli investigatori si basano sull'analisi dei modelli di comportamento per identificare possibili piste e per individuare l'autore dei crimini. Questa analisi prevede l'esame dei dati relativi non solo al reato stesso, ma anche a crimini simili o collegati, al fine di individuare schemi ricorrenti. Ad esempio, un serial killer potrebbe avere una serie di azioni che si ripetono in ogni omicidio, come la scelta di vittime con caratteristiche simili o un particolare rituale post-crimine (la cosiddetta "firma"), per non parlare del modus operandi (il modo specifico con cui il delitto è stato commesso).
L'analisi dei modelli di comportamento può rivelare le abitudini e la personalità del criminale, i luoghi di attività preferiti e persino la sua possibile identità. Gli investigatori possono utilizzare queste informazioni per indirizzare le loro indagini in modo più mirato e per anticipare le mosse del criminale, così da arrivare alla cattura più facilmente.
La Profilazione Criminale: Costruire un Ritratto Psicologico
Uno degli strumenti chiave nell'analisi comportamentale criminale è la profilazione, utilizzata specificatamente nella criminologia. Questa tecnica prevede la creazione di un profilo psicologico del presunto criminale, basato sulle caratteristiche del reato e delle sue vittime. In questo modo, gli investigatori cercano di rispondere a domande fondamentali quali l'identità del colpevole, le sue possibili motivazioni e come potrebbe reagire in futuro.
Ad esempio, in un caso di omicidio seriale, un profiler potrebbe cercare tracce psicologiche come il già citato modus operandi, la scena del crimine, il legame tra le vittime e le caratteristiche personali dell'aggressore. Questi dettagli possono rivelare indizi cruciali sulla personalità del criminale, tra cui l'eventuale presenza di disturbi mentali o l'uso di specifiche strategie per evitare la cattura.
La psicologia forense gioca un ruolo fondamentale nel comprendere le motivazioni, intrinseche o superficiali che siano, dietro i crimini. Gli investigatori si chiedono spesso perché un individuo ha commesso un reato specifico e cosa lo ha guidato nella sua decisione. Uno psicologo forense, ad esempio nel corso di un processo, può esaminare il passato del criminale, la sua storia familiare, eventuali traumi o disturbi mentali. Non solo: nella diagnosi della psicologia forense, oltre all'analisi comportamentale del criminale, vi è il coinvolgimento delle parti lese, degli avvocati e persino del giudice.
Il Profilo Geografico: Mappare le Zone di Attività del Criminale
Un'altra tecnica di analisi comportamentale criminale è il profilo geografico. Questo approccio, strettamente legato alla criminologia, si basa sulla teoria che i crimini non sono casuali, ma piuttosto influenzati dalle caratteristiche geografiche e socioeconomiche dell'area in cui vengono commessi. Gli investigatori cercano dunque di mappare le posizioni dei crimini per individuare cluster o aree di concentrazione, zone di caccia predilette o, al contrario, zone d'abbandono particolari. Un'analisi di questo tipo può aiutare a identificare le abitudini del criminale, a tracciare un'idea della sua "comfort zone" e anche a prevedere dove potrebbe colpire successivamente.

La profilazione criminale è una tecnica che tenta di prevedere il comportamento umano in relazione al delitto e si articola in diverse fasi:
- Fase 1: Raccolta delle Informazioni: Più è elevato il numero di informazioni, più completo sarà il profilo. Questa fase prende forma attraverso testimonianze, indagini e informazioni raccolte dalla polizia. Vengono analizzati anche il rapporto forense, la causa del decesso, la presenza di lesioni pre e post mortem, rapporti sessuali e analisi tossicologiche.
- Fase 2: Categorizzazione del Delitto: In questa fase, il delitto viene classificato sulla base delle linee guida poliziesche e delle indagini. Si tiene conto di variabili come il rischio per l'aggressore, la durata del delitto e i precedenti tentativi.
- Fase 3: Ricostruzione del Delitto e Prime Ipotesi: Viene delineato il modus operandi e risulta importante anche la profilazione geografica. Si analizzano aspetti come la selezione della vittima (casuale o meno), il controllo esercitato su di essa, la messa in scena e la premeditazione del delitto.
- Fase 4: Elaborazione del Profilo Criminale: Il profilo criminale deve includere l'aspetto fisico, la provenienza e l'ambiente socioculturale in cui è cresciuto il soggetto. Si procede quindi a descrivere le abitudini del criminale e i suoi comportamenti pre e post delitto. I profili criminali vengono delineati sulla base delle prove. Una tra le più significative, quando presente, è quella associata al tipo di lesioni post mortem compatibili con possibile tortura, sadismo o rituali. Per completare questo lavoro, entrano in gioco complessi algoritmi, come quello dell'Università di Duke, che utilizza reti Bayesiane per il calcolo delle probabilità.
Tecniche di Interrogatorio: L'Arte di Ottenere Informazioni
Le tecniche psicologiche giocano un ruolo cruciale anche nell'intervista e nell'interrogatorio dei sospetti. Gli investigatori addestrati in psicologia possono individuare segni di menzogna o disagio attraverso l'osservazione delle espressioni facciali, del linguaggio del corpo e del tono di voce.
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Il corso di tecniche di interrogatorio si basa sull'analisi psicologica dell'interazione tra sospetto e rappresentante delle Forze dell'Ordine. Contiene esercizi e tecniche da applicare nell'interrogatorio al fine di facilitare il rilascio di informazioni e la collaborazione del sospetto. Tali corsi prevedono un'ampia serie di esercitazioni pratiche e hanno visto una notevole partecipazione da tutta Italia.
L'obiettivo non è ottenere confessioni a tutti i costi, ma raccogliere informazioni affidabili, coerenti e utilizzabili in giudizio. Lo psicologo forense contribuisce a:
- Progettare protocolli di intervista rispettosi dei diritti della persona.
- Adattare la comunicazione a minori, vittime vulnerabili, soggetti con fragilità psichiche.
- Riconoscere segnali di suggestionabilità, coercizione o contaminazione del ricordo.
- Ridurre il rischio di false confessioni o dichiarazioni non spontanee.
Tecniche come l'intervista cognitiva (sviluppata da Fisher e Geiselman) e i protocolli strutturati per l'ascolto dei minori (ad esempio nelle denunce di abuso) sono esempi concreti di applicazioni psicologiche alle indagini, volte a migliorare l'accuratezza e la completezza dei ricordi dei testimoni, evitando domande suggestive.
Psicofisiologia Forense e Rilevamento dell'Inganno
La psicofisiologia forense include strumenti come il poligrafo (o macchina della verità) per rilevare l'inganno attraverso misure fisiologiche quali frequenza cardiaca, pressione sanguigna e respirazione. Sebbene ampiamente utilizzato, l'uso di tali strumenti solleva questioni etiche e di validità scientifica. Hasme e Singhal, in merito, sottolineano la necessità di bilanciare la potenza delle tecniche psicologiche con un quadro etico solido. Metodi come il poligrafo e la narco-analisi possono intaccare l'integrità psicologica dell'individuo, come evidenziato anche dalla sentenza della Corte Suprema indiana nel caso Selvi v.
Sfide Etiche e Considerazioni Legali
L'applicazione della psicologia criminale e delle tecniche investigative moderne solleva importanti questioni etiche. Il rispetto della privacy e dei diritti individuali rappresenta una sfida significativa. Gli investigatori devono trovare un equilibrio tra la necessità di raccogliere dati e la protezione dei diritti delle persone coinvolte, siano essi sospettati, vittime o testimoni.
Anche gli errori di identificazione rappresentano un'importante preoccupazione etica. È essenziale usare con prudenza tecniche di profilazione e analisi comportamentale per evitare accuse ingiuste o la persecuzione di innocenti. Gli investigatori devono possedere una solida base in psicologia, criminologia e tecniche investigative, rimanendo aggiornati sulle migliori pratiche e sui principi etici. Infine, gli investigatori devono essere trasparenti nelle loro metodologie e conclusioni e responsabili delle loro azioni.
L'Impatto Culturale: Da Conan Doyle alla Psicologia Forense Moderna
Non solo la figura del criminale ha dato vita a diverse teorie, ma ha anche interessato la narrativa, soprattutto quella poliziesca e dell'orrore, che a suo modo ha dato un contributo al mondo delle indagini, stimolando e indicando nuove strade alla ricerca scientifica. Il personaggio letterario Charles Auguste Dupin, creato da Edgar Allan Poe, è stato il primo detective nella letteratura a utilizzare un moderno metodo di indagine analitica basato sulla deduzione, sull'iper-osservazione e sull'elaborazione logico-intuitiva, anticipando di fatto i principi del criminal profiling.

Un altro apporto notevole alla "Scienza della Deduzione" è stato dato da Arthur Conan Doyle con il suo investigatore privato Sherlock Holmes. L'abilità di Holmes nel raccogliere prove basate sull'osservazione fine e sul ragionamento deduttivo, ispirata dal suo insegnante Dr. Joseph Bell, ha avuto un impatto culturale immediato e duraturo. Diversi autori e criminologi ritengono che Sherlock Holmes abbia avuto un'influenza reale sullo sviluppo delle moderne scienze investigative e di profilazione forense.
Ashton-Wolfe, nel 1932, osservava come molti dei metodi inventati da Conan Doyle fossero già utilizzati nei laboratori scientifici, dall'esame della cenere di tabacco alla classificazione del fango, delle sostanze tossiche, delle grafie e delle impronte. Henry Morton Robinson, nel suo libro "Science Catches the Criminal" (1935), evidenziava come Sherlock Holmes rappresentasse il nuovo e dirompente spirito di curiosità investigativa della seconda metà del XIX secolo, incarnando il nuovo metodo scientifico che stava permeando ogni aspetto della conoscenza umana.
L'eredità di questi pionieri letterari e scientifici continua a plasmare il modo in cui la psicologia criminale e le tecniche investigative vengono applicate oggi, offrendo strumenti sempre più sofisticati per la ricerca della verità e la tutela della società.
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