La Psicoanalisi e la Grammatica delle Sessualità: Un Dialogo Necessario sulla Condizione Femminile

La psicoanalisi, con la sua intrinseca vocazione politica, emerge oggi come uno strumento indispensabile per navigare la complessità crescente della realtà che ci circonda. Essa offre una lente critica per discernere le dinamiche di genere e, in particolare, per comprendere le sfide che il sesso femminile continua ad affrontare in un contesto storico in cui è ancora sotto attacco. Questo articolo esplora le sfaccettature di questa interazione, attingendo alle riflessioni di autorevoli psicoanalisti e pensatori, e gettando luce sulla "grammatica delle sessualità" che governa le nostre relazioni e la nostra identità.

La Psicoanalisi come Bussola per Comprendere la Realtà

La complessità della realtà contemporanea, spesso confusa e sfuggente, richiede strumenti interpretativi affinati. La psicoanalisi, fin dalle sue origini, si è posta l'obiettivo di indagare le profondità della psiche umana, offrendo un quadro interpretativo che va oltre la superficie degli eventi. Sarantis Thanopulos, psicoanalista di spicco e Presidente della Società Psicoanalitica Italiana, sottolinea come la psicoanalisi possa essere di aiuto per vedere con più chiarezza la realtà in cui viviamo. La sua opera, in particolare "La solitudine della donna" (2018), analizza gli aspetti psicologici che conducono alla crisi relazionale e a forme estreme di violenza come il femminicidio. Allo stesso modo, in "La Città e le sue emozioni" (2019), Thanopulos esamina la disumanizzazione urbana, che da spazio democratico di visioni plurali tende a diventare un terreno omologante.

Psychoanalysis couch and abstract representation of thoughts

È fondamentale, in questo contesto, chiarire il concetto di "realtà" nel pensiero psicoanalitico. A differenza della filosofia o della scienza, in psicoanalisi "realtà" non indica l'oggetto in sé, ma sempre un altro soggetto. Come sottolineato da Freud in "La perdita della realtà nella nevrosi e nella psicosi" (1924), ci imbattiamo in un altro soggetto, che può essere un partner, un ostile, o persino una figura indifferente che ci annulla. Anche se la psicoanalisi, e ancor più la psicologia, hanno talvolta introdotto la nozione di "oggetto" come meta della pulsione, è cruciale ricordare che l'oggetto è sempre l'altro. Espressioni come "costanza d'oggetto" o "mancanza di costanza d'oggetto" si riferiscono, infatti, alla presenza o all'assenza dell'amore, della considerazione, della fiducia, della stima o dell'apprezzamento dell'altro nella relazione.

Il Femminile tra Mitologia e Psicoanalisi: La Donna Fallica e l'Invidia del Pene

Il percorso di elaborazione inconscia del "femminile" in psicoanalisi ha isolato due figure cruciali: la donna fallica e l'invidia del pene. Queste non sono mere astrazioni teoriche, ma registrazioni di pensieri, ricordi, sogni, paure e desideri di uomini e donne. Per un supporto poetico, si può fare riferimento al mito di Ermafrodito, figura mitologica che incarna la fusione dei sessi.

La prima apparizione del concetto di donna fallica si ritrova nel "Caso clinico del piccolo Hans" (1908), dove il bambino attribuiva il pene a ogni essere, inclusa la madre, la quale rispose affermativamente alla sua domanda. Questa curiosità infantile, sebbene possa apparire singolare, è stata testimoniata anche da madri e puericultrici in epoche successive. La letteratura psicoanalitica abbonda di materiali - sogni, fantasie, allucinazioni - che confermano il "pensiero della donna col pene", passato alla storia come "invidia del pene". Questo pensiero riflette una ricerca di uguaglianza, una negazione del pensiero dei sessi distinti in favore di un unico sesso.

Sigmund Freud: What He Got Right, What He Got Wrong (Ft. Todd McGowan)

Uomini e donne, uniti da questa uguaglianza nella nevrosi, condividono anche la paura della perdita, interpretata in psicoanalisi come "complesso di castrazione": temuto dagli uomini come possibilità, sospettato dalle donne come trauma. La psicoanalisi classifica il pensiero della "donna fallica" e la correlata "fobia di castrazione" come un errore tipico della nevrosi, un'elaborazione patologica comune a livello individuale e culturale, che riflette un "errore di civiltà": la donna pensata come mancante di qualcosa per essere pienamente un soggetto.

Il trattamento analitico di questa "teoria nevrotica della donna mancante", quando giunge a maturazione, porta alla "caduta del pensiero fobico della castrazione". Questo processo, paragonabile al "lasciar cadere" qualcosa di inutile o dannoso, è un'operazione intellettuale che l'analisi rende possibile, una sorta di "emendazione dell'intelletto" (Spinoza) o un "taglio netto con l'errore" (Ockham). La paura della minaccia di una menomazione fisica viene così trasformata in un pensiero di vantaggio relazionale, testimoniato da sogni che indicano una ritrovata sicurezza identitaria e una maggiore fluidità nelle relazioni.

L'Accesso al Femminile: Un Obiettivo della Psicoanalisi

In "Analisi terminabile e interminabile" (1937), Freud afferma che la meta di ogni analisi è la conquista dell'accesso al "lato femmineo dell'esperienza umana", un accesso da conquistare sia per gli uomini che per le donne. Il rifiuto psichico del femminile si manifesta come un bivio fondamentale nel percorso analitico, riguardante l'apprezzamento della costituzione del corpo femminile, in particolare la sua capacità accogliente, intesa come un atto, una facoltà da coltivare attraverso l'ascolto.

L'ascolto, atto per eccellenza dello psicoanalista, è un'esaltazione del femminile, della modalità ricevente attuata dal corpo stesso dell'analista, uomo o donna. La psicoanalisi, privilegiando l'ascolto, esprime una volontà di accoglienza dell'altro, del suo pensiero e della sua posizione. Giacomo Contri condensa questa idea affermando che "il femminile è lo psicoanalista (se lo è psicoanalista)", sottolineando come l'attitudine femminile di accoglienza sia intrinseca alla riuscita della formazione di uno psicoanalista.

La dimensione del femminile, complessa e delicata, si manifesta in una società che tende a prevalere sulla razionalità e sulla logica. Il femminile predilige canali comunicativi legati all'arte e all'espressività corporea, mentre il maschile si esprime spesso attraverso le capacità mentali. Entrambi, tuttavia, appartengono all'essere umano, sebbene in proporzioni diverse. La difficoltà nel definire il femminile risiede anche nella diversità dei suoi canali comunicativi rispetto a quelli dominanti nella nostra cultura.

Diagram illustrating the interconnectedness of masculine and feminine energies

La nascita della psicoanalisi, infatti, si fonda sulla constatazione di Freud riguardo ai sintomi delle isteriche di fine Ottocento, sintomi privi di riscontro biologico. L'intuizione fu che le cause eziologiche risiedessero nella mente, come espressione di conflitti psichici rimossi. In questo contesto, il corpo era immerso nell'inconscio, il piacere femminile negato, le emozioni censurate, mentre la razionalità dominava. La separazione delle donne dal sentire e la censura dell'ascolto del proprio corpo generavano sofferenza, una scissione che persiste ancora oggi, nonostante le conquiste sociali. Molte donne manifestano disturbi legati a una corporeità vissuta male o non vissuta affatto, come nel caso della Sindrome Premestruale, un'evidente espressione di una mancata connessione con i propri processi biologici. Molte donne, inoltre, vivono situazioni di dipendenza affettiva, assoggettate all'uomo, al figlio o al datore di lavoro, spesso senza consapevolezza. Le relazioni conflittuali sfociano in violenza e femminicidio, fenomeni che sembrano accentuarsi in un'epoca in cui le differenze tra i sessi si sono assottigliate.

Oltre il Fallo: Lacan e la Rivoluzione del Desiderio Femminile

La psicoanalisi occidentale tende a dare poco spazio alla femminilità, non riconoscendone l'alterità. La razionalità occidentale dovrebbe integrarsi con l'emozione, tipicamente associata al femminile, per una comprensione più ampia della realtà. Baudouin, citando Bloch, afferma che Oriente e Occidente coesistono in noi, e il compito è quello di coltivarli entrambi, equilibrando le forze. Tuttavia, la separazione netta tra maschile e femminile ha portato, ad esempio, alla scissione della forza dalla tenerezza negli uomini, e della capacità di contatto dalla componente aggressiva nelle donne.

Freud stesso considerava la psicologia femminile un enigma, un "dark continent". Abbandonando la domanda "cosa vuole una donna", si dedicò a "come si diventa donna", equiparando lo sviluppo psichico maschile e femminile a partire dalla sessualità. Bambini e bambine nascono con la stessa libido libera, una bisessualità innata. Tuttavia, il cammino della donna è segnato da tappe e modificazioni sofferte. Freud riteneva l'energia libidica femminile più debole e passiva, rendendo la donna più esposta alla nevrosi. Tuttavia, questa "inferiorità" aveva, per Freud, un carattere civile, permettendo l'instaurarsi della monogamia e dell'ordine sociale. La soluzione freudiana per la donna, vista come "mancante" e dominata dall'invidia del pene, relegava il suo desiderio unicamente al ruolo di sposa e madre, all'interno di una logica maschile e fallica.

Sarà Jacques Lacan a collocare il desiderio della donna al di là del fallo, liberandolo da una sessualità puramente riproduttiva. Per Lacan, il desiderio femminile è più ampio, meno centrato su un organo specifico, supplementare e non complementare a quello dell'uomo, basato sulla logica dell'essere e non dell'avere. Lacan sostiene che uomini e donne dovrebbero approdare a una "posizione femminile", quella che permette di essere autenticamente se stessi, di generare idee proprie e di non adeguarsi a ordini precostituiti.

Portrait of Jacques Lacan

Jung e gli Archetipi: Anima, Animus e l'Integrazione dell'Ombra

Carl Jung, dopo aver contribuito alla diffusione del pensiero freudiano iniziale, sviluppa la sua "Psicologia Analitica", ridefinendo la libido come energia vitale verso l'autorealizzazione. L'inconscio freudiano viene posto su uno strato più arcaico, l'"inconscio collettivo", sede degli archetipi: immagini primordiali che guidano il nostro sviluppo psichico. Tra questi, l'Animus (la parte maschile inconscia nella donna) e l'Anima (la parte femminile inconscia nell'uomo) sono fondamentali. Uomo e donna hanno il compito di integrare le loro parti inconsce, l'"Ombra", prendendone coscienza.

I rapporti umani, specialmente quelli intensamente emotivi, sono spesso caratterizzati dalla proiezione della nostra Ombra sull'altro. Se da un lato ciò pregiudica la relazione autentica, dall'altro offre un'opportunità di riconoscimento e disidentificazione, per integrare l'Ombra in noi. Quando i principi archetipici non sono in equilibrio, subentra la volontà di potenza, con conflitti che trasformano ogni relazione. La mancanza di "Eros" nella donna viene indicata come elemento di tensione nelle coppie.

Irigaray e la Costruzione di un Ordine Simbolico Femminile

Luce Irigaray sostiene che le donne abbiano il compito di costruirsi un proprio ordine simbolico, senza sottomettersi a sistemi culturali non propri. È necessario creare una soggettività femminile partendo da ciò che è loro familiare. Irigaray vede nell'isteria, nevrosi per eccellenza femminile, la mancanza di una dimensione simbolica tra madri e figlie, derivante dallo stato di fusione/confusione nei loro rapporti. Questo stato è il risultato dell'instaurarsi del patriarcato, che ha interdetto il rapporto madre-figlia, portando la donna a separarsi dalle altre donne, perdendo il proprio centro e potere.

"Il padre interdice il corpo a corpo con la madre", afferma Irigaray, portando a un misconoscimento del legame primordiale con la madre, relegato nell'inconscio. La madre diventa così una figura oscura e divorante. Irigaray invita le donne a recuperare il legame con la madre, con il proprio corpo e con il corpo delle altre donne, a trovare modalità alternative a quelle maschili per dare voce al femminile. Suggerisce inoltre che la mancanza di un "Dio Donna" nella società occidentale abbia impedito alle donne di "divenire divine", di situarsi rispetto a un orizzonte infinito che compia il proprio genere. La mancanza di questo riferimento impedisce alle donne di comunicare e condividere progetti, fondendo i propri progetti con quelli altrui. Il divenire della donna, come quello dell'uomo, è un processo continuo di realizzazione piena (individuazione), non essere monche, scisse o assoggettate.

L'Umiltà del Terapeuta e la "Linguisteria" di Lacan

Il convegno "L’umiltà del terapeuta" (2014), con Donna Orange, ha esplorato la dimensione trasversale e umana della clinica. Donna Orange, esponente della corrente psicoanalitica relazionale e contestuale, pone l'umiltà al centro della teoria e della clinica. L'umiltà non è un concetto da apprendere, ma un sentimento intrinseco all'esperienza umana, che si declina in egualitarismo e comune appartenenza. La visione dialogica della relazione, promossa da Buber, permette al terapeuta di imparare dal paziente, dal suo mondo e dal suo linguaggio emotivo.

Abstract representation of communication and empathy in therapy

Il seminario "Encore" di Lacan segna una svolta nel suo insegnamento, introducendo la nozione di "godimento" e riformulando la nozione di "Altro" e il rapporto tra significante e significato. Lacan distingue tra godimento fallico (delimitato) e godimento femminile (aperto e illimitato), non correlato a nessun significante. L'alterità femminile, per Lacan, non è naturale o simmetrica al maschile, ma un'"alterità Altra", un'alterità di godimento.

Lacan si distacca dalla linguistica per abbracciare la "linguisteria", dove il linguaggio interessa nella misura in cui fonda il soggetto. Il linguaggio precede il soggetto, e la psicoanalisi lo indaga dal punto di vista del "dire", non del "detto". Il soggetto non domina il linguaggio, ma ne è portato e in balia dei suoi equivoci. L'associazione libera invita a "lasciarsi dire", abbandonandosi al fluire del linguaggio per ascoltare ciò che esso dice di noi.

Un significante, per Lacan, è ciò che produce significato. Può variare in estensione, dal fonema alla frase proverbiale intera. La definizione di significante come causa del godimento, appoggiata alle cause aristoteliche, lo vede come causa materiale ("una parte del corpo che viene significata") e causa finale ("ciò che dà l'alt al godimento"). Questo "punto d'arresto" al godimento è cruciale, poiché la sua assenza può portare il soggetto ad esserne travolto, manifestandosi in forme patologiche come bulimia, tossicodipendenza o fobia.

Intolleranza verso il Femminile: Un Tema di Attualità

La Conferenza Internazionale COWAP (2022) ha affrontato il tema "Intolleranza verso il femminile", proseguendo la riflessione avviata nel Congresso IPA di Londra (2019). Riprendendo il concetto freudiano di "ripudio della femminilità", la conferenza ha esplorato scenari quali la costruzione del femminile da diverse prospettive, l'oppressione e la violenza contro ragazze e donne, il femminicidio, le donne madri rifugiate e la maternità che rifiuta il femminile. Questi temi, dibattuti da psicoanalisti e esperti di altre discipline, evidenziano la persistente attualità e urgenza di comprendere e contrastare l'intolleranza verso tutto ciò che è associato al femminile.

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