L'omosessualità è un aspetto complesso dell'identità umana che ha suscitato discussioni e ricerche nel corso dei decenni. La sua comprensione e accettazione sociale variano significativamente nelle diverse culture e comunità. Nonostante non sia più classificata come una patologia, la nostra società continua a presentare sfide significative per la popolazione LGBT. L'omosessualità si può riscontrare in molte specie del regno animale (circa 1500) e in tutte le culture umane, sebbene l'atteggiamento sociale nei suoi confronti possa differire enormemente da una cultura all'altra e nel corso della storia. Per la maggior parte del secolo scorso, l'orientamento omosessuale è stato oggetto di teorizzazioni infondate sul piano scientifico.
Dalle Origini della Patologizzazione alla Depatologizzazione Scientifica
In passato, l'omosessualità veniva giudicata come una vera e propria patologia. Numerosi psichiatri proponevano le cosiddette terapie riparative, ovvero trattamenti mirati a cambiare l'orientamento sessuale. Terapie, anche chiamate "di conversione", che ad oggi vengono ancora praticate in alcuni centri religiosi con l'obiettivo di "convertire" gli omosessuali in eterosessuali, ma che ovviamente, non hanno alcun valore scientifico.
La medicina, nel suo tentativo di autolegittimarsi, si presentava come uno scudo contro il disordine della condotta sessuale. Opere come la "Psycopathia sexualis" di Richard von Krafft-Ebing (1886) miravano a catalogare ogni aberrazione e "mostruosità" umana. Gli studiosi dell'omosessualità diffondevano annunci e questionari per documentarsi su casi specifici, indagando su presunte influenze genetiche o ambientali.
Il termine "inversione sessuale" fu diffuso in inglese da Havelock Ellis e John Addington Symonds. Sebbene Ellis non fosse omosessuale, credeva che l'omosessualità fosse una variazione innata della sessualità e non una malattia. Sigmund Freud, pur considerando l'omosessualità una "vittima di un arresto nel corso dello sviluppo" e una "variante della funzione sessuale", affermava che "non può essere classificata come malattia". Tuttavia, nelle sue "Nuove osservazioni sull'omosessualità" (1909), la paragona alla nevrosi e alla fuga davanti alla donna, considerando la teoria di un terzo sesso un'invenzione degli "invertiti". Carl Gustav Jung, nel 1910, suggeriva che la "facilitazione morale dell'omosessualità" potesse essere favorita come mezzo anticoncezionale e ne riconosceva i meriti biologici.
Alfred Adler, nel 1917, nel suo studio "Il problema dell'omosessualità", parlava di "fuga dell'uomo davanti alla donna" e di "inclinazione dell'individuo che tende ad evitare la soluzione normale del problema dell'amore". Wilhelm Stekel, nel 1923, in "Onanismo e omosessualità", definiva l'omosessualità una "parapatìa"-nevrosi. Georg Groddeck, nel 1923, nel "Libro dell'Es", dedicava una lettera all'omosessualità, attribuendo la sua condanna religiosa all'ambizione dei preti.
Irving Bieber e colleghi, nel 1962, in "Homosexuality: A Psychoanalytic Study", descrissero un tipo di famiglia patogena (padre distaccato e madre autoritaria) come causa dell'omosessualità in uomini adulti.

La Svolta: Kinsey, Hooker e la Rimozione dal DSM
La situazione iniziò a modificarsi attorno alla metà del XX secolo con gli studi di Alfred Kinsey (1948; 1953) e di Evelyn Hooker (1957). Kinsey rivoluzionò la concezione della sessualità umana, facendo emergere la molteplicità e le sfumature degli orientamenti sessuali. Hooker condusse un esperimento in cui somministrò test psicologici a gruppi di soggetti etero e omosessuali, dimostrando che psicologi esperti, ignari dell'orientamento sessuale dei soggetti, erano incapaci di distinguerli.
La prima svolta decisiva avvenne negli anni Settanta, quando l'American Psychiatric Association (APA) eliminò dal Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM) la diagnosi di omosessualità (APA, 1973). Fino a quel momento, l'omosessualità era classificata, alla stregua della pedofilia, come una devianza sessuale. Il 17 maggio 1990, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) seguì l'esempio, cancellando l'omosessualità dall'elenco delle malattie mentali nell'International Classification of Diseases (ICD-10).

L'Impatto della Depatologizzazione sulla Società e sulla Clinica
La depatologizzazione dell'omosessualità ha avuto un impatto profondo non solo sul campo della salute mentale, ma anche sulla società e sulla legislazione. Il dibattito sull'omosessualità in Italia è evoluto notevolmente, spostandosi dalle sfere mediche e psichiatriche alle questioni sociali, religiose, governative e mediatiche. L'omofobia rimane infatti un problema serio in Italia. Nonostante la società italiana si stia dirigendo progressivamente verso una maggiore tolleranza e accettazione, ci sono ancora evidenti segni di discriminazione contro le persone LGBT. Il 41,6% delle persone LGBT gestite da Gay Help Line subisce violenza omofobica in famiglia in seguito al coming out. Questi dati evidenziano che l'Italia ha ancora un lungo cammino da percorrere per garantire piena uguaglianza e diritti alle persone omosessuali.
Sul piano della pratica clinica, sono stati definitivamente abbandonati i modelli teorici che consideravano l'omosessualità una "malattia da curare". Vengono riconosciute le ripercussioni traumatiche della discriminazione sociale sullo sviluppo psicologico e sociale delle persone gay e lesbiche. L'esperimento dello psicoanalista Mark Blechner (2009), che ha chiesto a persone eterosessuali di omettere il genere del proprio partner nelle conversazioni, ha dimostrato il profondo impatto del "minority stress" sul benessere psicofisico.
Il "minority stress" è descritto da molte ricerche sul campo che indicano il pregiudizio e la discriminazione come fattori rilevanti e misurabili di stress. Lo sviluppo psicologico di molte persone omosessuali è segnato da una dimensione di stress continuativo, conseguenza di ambienti ostili o indifferenti, episodi di stigmatizzazione e casi di violenza. L'esperienza di queste situazioni continuativamente traumatiche, quelle che lo psicologo Derald Wing Sue (2010) chiama "Microaggressions in everyday life", è significativamente più alta in campioni di omosessuali rispetto a campioni di eterosessuali.

La Persistenza di Pregiudizi e le Nuove Sfide
Nonostante i progressi, alcuni psicologi e psichiatri continuano a guardare all'omosessualità con preoccupazione e diffidenza. I manuali su cui si sono formate generazioni di professionisti hanno spesso veicolato pregiudizi negativi, facilitando la proliferazione di stereotipi. Si possono incontrare professionisti che esprimono convinzioni negative sull'omosessualità, che si oppongono alle relazioni stabili o alla genitorialità omosessuale, ignorando il consistente corpus di ricerche scientifiche che dimostra il contrario. Altri, pur non veicolando atteggiamenti patologizzanti, indicano nell'eterosessualità una condizione comunque preferibile.
A livello internazionale, le più autorevoli associazioni di categoria hanno prodotto numerosi materiali per promuovere conoscenza e maggior chiarezza sui temi delle minoranze sessuali e di genere, con "Linee guida" per aiutare i professionisti della salute mentale ad assumere approcci adeguati nella pratica clinica. L'Ordine degli Psicologi del Lazio ha elaborato "Linee guida per la consulenza psicologica e la psicoterapia con persone lesbiche, gay e bisessuali", riconosciute dal Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi (CNOP).
ANDREA CRAPANZANO Il lavoro psicoterapeutico con persone LGBT STORIA
La Distinzione tra Identità di Genere e Orientamento Sessuale
È fondamentale distinguere l'identità di genere dall'orientamento sessuale. L'identità di genere riguarda chi si è, a prescindere dal sesso assegnato alla nascita e dall'orientamento sessuale. Una persona omosessuale può avere un'identità di genere maschile, femminile o non binaria, proprio come una persona eterosessuale o bisessuale. L'omosessualità è una questione di chi si ama o da chi si è attratti.
Le Terapie Riparative: Inefficaci e Dannose
Le cosiddette "terapie riparative" o "terapie di conversione" sono state dichiarate inefficaci e dannose da tutte le associazioni scientifiche e professionali per la salute mentale. Nonostante la loro condanna, ancora oggi esistono terapie che intervengono non solo sull'orientamento sessuale, ma anche sull'identità di genere. Un recente report delle Nazioni Unite ha evidenziato che i promotori di queste terapie appartengono a una vasta gamma di attori, statali e non statali. Alcuni Paesi, come la Germania, hanno introdotto leggi che vietano il ricorso a terapie riparative sui minori, ma molti contestano che ciò non sia sufficiente e che tali terapie dovrebbero essere bandite in qualsiasi circostanza.
Il caso del Dr. Robert Spitzer, uno dei padri della moderna classificazione dei disturbi mentali, è emblematico. Dopo aver condotto uno studio nel 2003 che sosteneva l'opportunità di utilizzare la terapia riparativa, si scusò pubblicamente nel 2012, ammettendo di aver commesso un errore e di dovere le sue scuse alla comunità omosessuale. Il suo studio, basato su ricordi e autovalutazioni, fu criticato per la sua scarsa validità scientifica e per le sue potenziali ripercussioni negative, come l'aumento della sofferenza, del pregiudizio e della discriminazione.
Nonostante la decisione dell'OMS del 1990 e i successivi sviluppi, la strada verso la piena consapevolezza che l'orientamento sessuale e l'identità di genere non sono sfere dell'identità sessuale su cui si possa intervenire è ancora lunga e piena di ostacoli, primo fra tutti la disinformazione.
tags: #omosessualita #e #dsm #malattia