Lo Spettro della Schizofrenia: Comprendere le Complessità del Disturbo Psicotic

La schizofrenia rappresenta una delle condizioni psichiatriche più enigmatiche e dibattute nel campo della salute mentale. Si tratta di una patologia complessa e debilitante che influisce profondamente sulla vita delle persone che ne sono affette. Caratterizzata da un'alterazione della percezione della realtà, la schizofrenia si manifesta attraverso sintomi che colpiscono il pensiero, le emozioni e il comportamento. I disturbi dello spettro della schizofrenia coinvolgono milioni di persone in tutto il mondo, senza distinzione di età, sesso o stato sociale. Anche se molte domande rimangono ancora aperte, la ricerca ha fatto progressi significativi nella comprensione di questo disturbo. Con questo articolo, vogliamo promuovere una maggiore consapevolezza sulla schizofrenia, ridurre lo stigma e incoraggiare una conversazione aperta sulle sfide che vivono le persone con questa condizione e i loro cari.

Persona che pensa profondamente

Cos'è la Schizofrenia e il Concetto di Spettro

Per comprendere cosa significa schizofrenia, possiamo partire dall'etimologia del termine, che deriva dal greco schizo "dividere" e phrenia "mente", quindi "mente divisa". La schizofrenia è un disturbo mentale grave che compromette la capacità di una persona di pensare, percepire e comportarsi in modo coerente con la realtà. Nel DSM-5, la schizofrenia è inserita tra i disturbi psicotici. Secondo il DSM-5, per diagnosticare la schizofrenia devono essere presenti sintomi significativi per gran parte del tempo per almeno sei mesi. Questi sintomi possono includere: deliri, allucinazioni, disorganizzazione del discorso, disorganizzazione o catatonia del comportamento e sintomi negativi come l'appiattimento affettivo e la riduzione delle funzioni cognitive.

Il termine "spettro" viene utilizzato per indicare la presenza di una varietà di disturbi correlati o simili alla schizofrenia, ma che possono differire in termini di gravità, sintomi predominanti e impatto sul funzionamento quotidiano. La schizofrenia stessa è una condizione caratterizzata da una serie di sintomi psicotici, cognitivi e affettivi, ma all'interno di questa categoria vi sono variazioni individuali significative che possono manifestarsi in un'ampia gamma di sintomi e gravità.

Classificazione dei Sintomi della Schizofrenia

I sintomi della schizofrenia vengono generalmente suddivisi in sintomi positivi, sintomi negativi e sintomi cognitivi. Questa classificazione aiuta a comprendere la varietà delle manifestazioni cliniche e a orientare gli interventi terapeutici.

  • Sintomi Positivi: Manifestazioni "aggiuntive" rispetto al normale funzionamento psichico. Comprendono:

    • Allucinazioni: Percezioni sensoriali senza uno stimolo reale, spesso uditive (voci), ma anche visive, olfattive o tattili. Ad esempio, un individuo potrebbe udire voci che gli parlano o vedere cose che altri non possono vedere. Le allucinazioni uditive sono le più frequenti. I pazienti possono udire voci che commentano il loro comportamento, che conversano una con l'altra oppure che fanno commenti critici e offensivi. Deliri e allucinazioni possono essere estremamente irritanti per i pazienti.
    • Deliri: Convinzioni false e irremovibili, spesso di tipo persecutorio, di grandezza o di riferimento. I pazienti credono di essere tormentati, seguiti, imbrogliati o spiati. I pazienti sono convinti che passi di libri, quotidiani, testi di canzoni o altri stimoli ambientali siano diretti a loro. I pazienti credono che altri possano leggere la loro mente, che i loro pensieri vengano trasmessi agli altri o che i pensieri e gli impulsi vengano loro imposti da forze esterne. I deliri nella schizofrenia tendono a essere bizzarri, ossia, ben poco plausibili e non derivati da esperienze di vita comune (p. es., credere che qualcuno abbia rimosso i loro organi interni, senza lasciare una cicatrice). Queste convinzioni non hanno basi nella realtà e possono includere la paura di essere danneggiati fisicamente o emotivamente da individui, gruppi o istituzioni.
    • Disorganizzazione del pensiero e del linguaggio: Difficoltà a mantenere un discorso coerente, con passaggi rapidi da un argomento all'altro o risposte incongrue. Il pensiero disorganizzato implica un discorso divagante e non finalizzato che passa da un argomento all'altro. L'eloquio può variare da una disorganizzazione lieve sino all'incoerenza e all'incomprensibilità. Queste caratteristiche possono influenzare significativamente la comunicazione quotidiana, rendendo difficile per le persone con schizofrenia esprimere i propri pensieri in modo chiaro.
    • Comportamento disorganizzato o catatonico: Azioni imprevedibili, agitazione o, al contrario, immobilità e mutismo. Il comportamento disorganizzato può comprendere stupidità di tipo infantile, agitazione e inadeguatezza dell'aspetto, dell'igiene o della condotta. La catatonia è un comportamento estremo di bizzarria, che può comportare il mantenimento di una postura rigida e la resistenza agli sforzi di essere mossi oppure la messa in atto di un'attività motoria afinalistica e indipendente da stimoli. Questo sottotipo si distingue per i significativi disturbi fisici nel comportamento psicomotorio, con episodi di immobilità (stupor catatonico) o movimenti ripetitivi e posture anomale mantenute a lungo.
  • Sintomi Negativi: Rappresentano una riduzione o perdita di funzioni normali. Tra questi troviamo:

    • Appiattimento affettivo: Ridotta espressione delle emozioni, sia verbalmente che a livello mimico. Il volto del paziente appare immobile, con scarso contatto oculare e mancanza di espressività.
    • Alogia: Povertà del linguaggio e difficoltà a produrre discorsi articolati. Il paziente parla poco e fornisce risposte succinte alle domande, creando l'impressione di vacuità interiore.
    • Anedonia: Incapacità di provare piacere nelle attività quotidiane. Vi è mancanza di interesse nelle attività e aumento di attività afinalistiche. L’anedonia è l’incapacità di provare piacere o interesse per attività che normalmente sarebbero gratificanti, come il cibo, le interazioni sociali o gli hobby. È un sintomo comune della depressione e di altri disturbi mentali, come la schizofrenia, e può manifestarsi sia a livello fisico (perdita di piacere sensoriale) che sociale (mancanza di interesse nelle relazioni).
    • Abulia (Avolizione): Mancanza di motivazione e iniziativa, con difficoltà a portare avanti compiti anche semplici. Mancanza di motivazione e ridotto desiderio per attività finalizzate. I sintomi negativi conducono spesso a scarsa motivazione e a una riduzione dell'intenzionalità e degli obiettivi.
  • Sintomi Cognitivi: Riguardano le funzioni mentali superiori e possono includere:

    • Difficoltà di attenzione e concentrazione: Problemi a mantenere il focus su un compito o una conversazione.
    • Compromissione della memoria di lavoro: Difficoltà a trattenere e manipolare informazioni per brevi periodi.
    • Deficit nelle funzioni esecutive: Problemi nella pianificazione, nell'organizzazione e nella risoluzione di problemi complessi. Compromissione del ragionamento e della capacità di soluzione dei problemi. Il pensiero del paziente può essere rigido e la sua capacità di risolvere i problemi, di comprendere il punto di vista altrui e di imparare dall'esperienza può essere ridotta. La gravità della compromissione cognitiva è uno dei determinanti maggiori dell'invalidità complessiva.
    • Riduzione della flessibilità cognitiva: Difficoltà ad adattarsi a nuove situazioni o a cambiare modo di pensare.
    • Difficoltà nella comprensione sociale: Difficoltà a comprendere le dinamiche sociali e gli stati mentali altrui (teoria della mente).

Sintomi Prodromici e Stadio Precoce della Malattia

L’età media di esordio della schizofrenia, secondo il DSM-5, si colloca tra la tarda adolescenza e l’età adulta. In alcuni casi l’esordio può avvenire prima dell’adolescenza, ma è un’eventualità rara e con prognosi più complessa. Solitamente i primi sintomi compaiono in modo lento e graduale. In questi casi, nella fase prodromica della schizofrenia possono insorgere segnali precoci che compaiono prima dell'esordio completo. Riconoscere questi primi sintomi può essere importante per intervenire precocemente e migliorare l'esito del trattamento.

La presenza di sintomi prodromici non garantisce che una persona svilupperà necessariamente la schizofrenia, ma può indicare un rischio aumentato. Ecco alcuni esempi di sintomi prodromici della schizofrenia:

  • Cambiamenti nel pensiero: difficoltà nel pensiero logico, con pensieri disorganizzati o salti logici.
  • Isolamento sociale: tendenza a ritirarsi dagli altri o difficoltà nelle relazioni sociali.
  • Difficoltà nel lavoro o negli studi: calo delle prestazioni lavorative o accademiche, difficoltà nella concentrazione e nell'organizzazione.
  • Disturbi del sonno: variazioni nei modelli del sonno, come insonnia o eccessiva sonnolenza durante il giorno.
  • Cambiamenti dell'umore: fluttuazioni dell'umore, inclusa irritabilità o apatia.
  • Difficoltà nella gestione dello stress: una diminuita capacità di affrontare lo stress.
  • Irrazionalità o strane convinzioni: presenza di pensieri o credenze bizzarre, irrazionali o deliranti.
  • Cambiamenti nell'espressione emotiva: riduzione dell'affetto o espressione emotiva inappropriata.

Molti di questi sintomi sono aspecifici e possono verificarsi in diverse condizioni. Tuttavia, se persistono o peggiorano nel tempo, soprattutto quando associati a fattori di rischio noti per la schizofrenia (come una storia familiare della malattia), è consigliabile consultare un professionista della salute mentale per una valutazione più approfondita.

Grafico che illustra le fasi della schizofrenia

Il primo episodio psicotico di solito si verifica nella tarda adolescenza o nella prima età adulta, ma è spesso preceduto da una fase prodromica o “stato mentale a rischio elevato”, e in alcuni casi le alterazioni premorbose nella cognizione e/o nel funzionamento sociale risalgono a molti anni prima (Owen et al. 2017).

Lo stato mentale a rischio elevato (ultra high-risk state o UHR) è definito da tre condizioni: sintomi psicotici attenuati, sintomi psicotici brevi e intermittenti, e la sindrome da rischio genetico e decadimento (avviene quando un individuo ha un parente di primo grado affetto da un disturbo psicotico e manifesta un declino nel funzionamento nella tarda adolescenza/prima età adulta). I soggetti che si trovano in uno stato di UHR hanno un rischio aumentato di sviluppare un disturbo psicotico. La transizione alla psicosi negli individui UHR è più probabile che si verifichi entro i primi 2 anni dopo la presentazione ai servizi clinici (Fusar Poli et al. 2017).

Nella fase premorbosa gli individui possono non mostrare sintomi o possono manifestare compromissione delle competenze sociali, lieve disorganizzazione cognitiva o distorsioni percettive, diminuita capacità di provare piacere (anedonia) e altri deficit generali di gestione. Tali tratti possono essere lievi e riconosciuti soltanto a posteriori o possono essere più evidenti, con compromissione del funzionamento sociale, scolastico e professionale.

Nella fase prodromica, i sintomi subclinici possono emergere; si manifestano ritiro o isolamento, irritabilità, sospettosità, pensieri insoliti, percezioni distorte e disorganizzazione (1). L'esordio della schizofrenia (deliri e allucinazioni) può essere acuto (nell'arco di giorni o settimane) oppure lento e insidioso (diversi anni). Ma, anche in una fase prodromica avanzata, solo una frazione di quelli con sintomi subclinici (20-40%) tende a convertirsi in schizofrenia completa (2, 3).

Nella fase iniziale della psicosi, i sintomi sono attivi e spesso peggiori. Nella fase centrale, i periodi sintomatici possono essere episodici (con esacerbazioni e remissioni ben identificabili) o continui; i deficit funzionali tendono a peggiorare.

Nella fase tardiva di malattia, lo schema di malattia può diventare stabile ma vi è una variabilità considerevole; l'invalidità può stabilizzarsi, peggiorare o addirittura diminuire.

Disturbo Schizoaffettivo: Un Ponte tra Disturbi

Il disturbo schizoaffettivo rappresenta di fatto una sorta di ponte tra la schizofrenia, di cui sono presenti sintomi quali deliri e allucinazioni, e i disturbi dell’umore, presentando almeno un episodio dell’umore maggiore. Lo scompenso timico si presenta però sempre in associazione ai sintomi psicotici (almeno 2 tra deliri, allucinazioni, eloquio e comportamento disorganizzato, sintomi negativi), mentre i sintomi psicotici si presentano anche al di fuori della fasi umorali. Il termine psicosi schizoaffettiva fu introdotto dallo psichiatra americano Jacob Kasanin nel 1933 per descrivere una malattia psicotica episodica con sintomi affettivi predominanti la cui prognosi risultava migliore rispetto a quella della schizofrenia.

Negli ultimi 20 anni la diagnosi di disturbo schizoaffettivo è stata molto dibattuta: si tratta di una diagnosi a sé stante o può essere inglobata nella schizofrenia con episodi dell’umore o nei disturbi dell’umore con sintomi psicotici? Uno studio di follow up longitudinale di 15 anni su pazienti con diagnosi di Disturbo Schizoaffettivo (Jager et al., 2004) ha dimostrato che questi casi avevano una prognosi più simili ai Disturbi dell’umore che alla Schizofrenia.

Il disturbo schizoaffettivo si caratterizza per una combinazione di sintomi tipici della schizofrenia (come deliri e allucinazioni) con gravi episodi di alterazione dell’umore, che possono essere depressivi, maniacali o una combinazione di entrambi.

Altri Disturbi dello Spettro Psicotic

Oltre alla schizofrenia e al disturbo schizoaffettivo, la categoria dei disturbi psicotici include una serie di altre condizioni che condividono alcune caratteristiche comuni con la schizofrenia, come la presenza di sintomi psicotici, ma possono differire per la durata, la gravità e la specificità dei sintomi.

  • Disturbo Schizofreniforme: Simile alla schizofrenia, ma con una durata più breve dei sintomi (generalmente meno di sei mesi). Si manifesta con sintomi psicotici come deliri, allucinazioni, comportamento disorganizzato o pensiero confuso. Tuttavia, la durata è limitata tra uno e sei mesi.
  • Disturbo Delirante: Questo disturbo è caratterizzato da deliri persistenti su argomenti specifici, come persecuzione o gelosia, senza la presenza di altri sintomi psicotici significativi. Il disturbo delirante è caratterizzato dalla presenza di uno o più deliri persistenti, spesso realistici (es. persecuzione o gelosia), ma senza altri sintomi psicotici come allucinazioni o disorganizzazione del pensiero.
  • Disturbo Psicotic Breve: Simile alla schizofrenia, ma con una durata molto breve dei sintomi (meno di un mese).
  • Disturbo Psicotic Non Altrimenti Specificato: Le psicosi riguardano sintomi come deliri, allucinazioni, pensiero e linguaggio disorganizzati e comportamento motorio bizzarro ed inadeguato (compresa catatonia) che indicano perdita di contatto con la realtà. Altri disturbi psicotici sono classificati come specificati o non specificati (1). Queste categorie si riferiscono ai sintomi che sono tipici di uno spettro schizofrenico o ad altri disturbi psicotici (p. es., deliri, allucinazioni, pensiero e linguaggio disorganizzati, comportamento catatonico), che causano notevoli difficoltà sociali e professionali e handicap, ma che non soddisfano i criteri completi per ogni specifico disturbo. Queste categorie si applicano talvolta all'inizio in un disturbo dello spettro schizofrenico prima che sia completamente manifesto. Un disturbo viene classificato come specificato se il medico sceglie di specificare come le caratteristiche dei sintomi non soddisfano i criteri per un disturbo specifico. Per esempio, un paziente può avere allucinazioni uditive persistenti senza altri sintomi, e quindi non soddisfare i criteri per la schizofrenia, che richiede 2 sintomi psicotici. Le patologie specificate comprendono le seguenti: Allucinazioni uditive persistenti ("udire voci"), Deliri con episodi sovrapposti di depressione o mania, Lievi sintomi psicotici (attenuati), Sintomi deliranti nel contesto di relazione con un individuo con deliri prominenti (deliri condivisi). La categoria non specificata viene utilizzata quando le informazioni necessarie per formulare una diagnosi non sono sufficienti (p. es., in un dipartimento di emergenza).

Deliri Condivisi (Folie à Deux): La psicosi condivisa si verifica quando le persone acquisiscono un delirio da qualcuno con cui hanno uno stretto rapporto personale. La psicosi condivisa (precedentemente chiamata folie à deux) era precedentemente considerata un sottotipo del disturbo delirante, ma ora è classificata nel DSM-5-TR sotto Altri disturbi dello spettro della schizofrenia e psicotici specificati e descritta come "Sintomi deliranti nel contesto di relazione con un individuo con deliri prominenti" (1). Di solito si verifica in una persona o in un gruppo di persone (di solito una famiglia) che sono legati a una persona con un disturbo delirante significativo o con la schizofrenia. La prevalenza della psicosi condivisa non è nota, ma la malattia sembra rara. Il paziente con la malattia primaria è di solito il membro socialmente dominante nel rapporto ed impone il delirio o convince il paziente con la malattia secondaria riguardo a delle credenze insolite. Identificare chi nel rapporto ha la psicosi primaria è importante perché la persona con il disturbo secondario in genere non mantiene le convinzioni deliranti, se separata dalla persona con la malattia primaria.

CORSO PSICHIATRIA/UNIGE: MARIO AMORE, Disturbo Schizoaffettivo

Cause e Fattori di Rischio della Schizofrenia

Schizofrenici si nasce o si diventa? Le cause del disturbo schizofrenico sono complesse e coinvolgono una combinazione di fattori genetici, biologici, ambientali e psicologici. Non c'è una singola causa nota per la schizofrenia, ma la ricerca ha identificato vari elementi che possono contribuire allo sviluppo del disturbo.

  • Fattori Genetici: Esiste una chiara componente genetica nella schizofrenia. Le persone con un parente di primo grado (come un genitore o un fratello) affetto da schizofrenia hanno un rischio maggiore di sviluppare la malattia rispetto alla popolazione generale. Tuttavia, la schizofrenia non segue un modello di ereditarietà semplice, e molti geni possono contribuire al rischio. L'ereditabilità significativa (60-80%), con molteplici fattori di rischio genetici e ambientali (1, 2). Sebbene molti soggetti con schizofrenia non mostrino un'anamnesi familiare positiva per questo disturbo, si ritiene che siano fortemente implicati fattori genetici. I soggetti con un parente di primo grado affetto da schizofrenia hanno una probabilità da 5 a 11 volte maggiore di sviluppare il disturbo rispetto alla popolazione generale (3). I gemelli monozigoti con schizofrenia hanno una concordanza (il rischio che l'altro gemello abbia la malattia) del 41-79% (4). Gli studi di associazione genome-wide dimostrano associazioni con molteplici geni eccitatori e inibitori espressi principalmente nei neuroni (2).

  • Fattori Biologici: Le anomalie neurobiologiche possono svolgere un ruolo nella schizofrenia. Alterazioni nella chimica cerebrale, in particolare nel sistema dopaminergico, sono state identificate come rilevanti. Strutture cerebrali come l'ippocampo e la corteccia prefrontale possono anche essere coinvolte. Alterazioni nella struttura cerebrale (p. es., aumento di volume dei ventricoli cerebrali, assottigliamento della corteccia, diminuzione dell'ippocampo anteriore e di altre regioni cerebrali). Variazioni nella neurochimica, in particolare l'attività alterata nei marker della trasmissione della dopamina e del glutammato.

  • Fattori Prenatali e Perinatali: Eventi avversi durante la gravidanza o il parto, come la malnutrizione materna, l'esposizione a sostanze tossiche o complicazioni alla nascita con ipossia, possono aumentare il rischio di sviluppare la schizofrenia. Molteplici fattori familiari, prenatali e perinatali sono stati associati a un rischio aumentato di schizofrenia; sono stati notati anche fattori protettivi (5).

  • Fattori Ambientali: Alcuni fattori ambientali possono contribuire allo sviluppo del disturbo. I fattori di stress ambientali possono innescare l'esordio o la recidiva dei sintomi psicotici nelle persone vulnerabili. I fattori stressanti possono essere soprattutto di tipo farmacologico (p. es., uso di sostanze, soprattutto cannabis) (7) o sociale (p. es., perdita di lavoro o impoverimento, allontanamento da casa per studiare all'università, fine di una relazione sentimentale, arruolamento nelle forze armate). Vi sono prove emergenti che gli eventi ambientali possono avviare cambiamenti epigenetici che potrebbero influenzare la trascrizione genica e l'insorgenza della malattia (8).

Albero genealogico stilizzato per rappresentare la genetica

Dati Epidemiologici e Differenze di Genere

La schizofrenia colpisce una percentuale significativa della popolazione mondiale, con un impatto importante sia a livello individuale che sociale. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la prevalenza nella popolazione generale è circa 0,32% (OMS, 2022), ovvero circa 24 milioni di persone nel mondo convivono con questa condizione. In tutto il mondo, la prevalenza della schizofrenia nel corso della vita è di circa lo 0,7% (1, 2). La percentuale è paragonabile tra uomini e donne e relativamente costante attraverso le diverse culture.

L'esordio avviene tipicamente tra la tarda adolescenza e i primi anni dell'età adulta. L’età media di insorgenza è più precoce negli uomini (tra i 18 e i 25 anni) rispetto alle donne (tra i 25 e i 35 anni), come riportato dal DSM-5-TR (American Psychiatric Association, 2022). Negli uomini, sebbene l'età media di esordio sia tra l'inizio e la metà dei 20 anni, fino al 40% ha il primo episodio prima dei 20 anni. L'esordio durante l'infanzia è raro; può insorgere anche nella prima adolescenza o nella tarda età adulta (in tal caso prende talvolta il nome di parafrenia). Nelle donne, l'età media di esordio è tra la metà e la fine dei 20 anni, con un picco aggiuntivo di diagnosi nei 30 anni (3, 4).

La schizofrenia colpisce uomini e donne in modo relativamente simile in termini di prevalenza, ma negli uomini si osserva spesso una maggiore gravità dei sintomi. Inoltre, la condizione è presente in tutte le culture e gruppi socioeconomici, anche se alcuni studi suggeriscono che fattori come l'urbanizzazione e l'appartenenza a minoranze etniche possano essere associati a un rischio aumentato di insorgenza.

L'impatto della schizofrenia sulla qualità della vita è significativo: oltre ai sintomi psicotici, molte persone sperimentano difficoltà nelle relazioni sociali, nella gestione delle attività quotidiane e nell'inserimento lavorativo. Questi dati sottolineano l'importanza di una diagnosi precoce e di un supporto adeguato per migliorare la prognosi e la qualità della vita delle persone affette.

Diagnosi e Diagnosi Differenziale

Nel DSM-5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali; APA, 2013) la schizofrenia è classificata all’interno della categoria dei Disturbi dello spettro della schizofrenia e altri disturbi psicotici (American Psychiatric Association, 2013).

La schizofrenia è un grave disturbo psichiatrico che ha un profondo impatto sull’individuo e sulla società. Mentre i risultati potrebbero non essere così uniformemente negativi come si crede comunemente, oltre il 50% di quegli individui che ricevono una diagnosi manifestano problemi psichiatrici intermittenti ma a lungo termine e circa il 20% ha sintomi cronici e disabilità (Owen et al. 2016).

Nel DSM-5, tra i criteri per la diagnosi vi sono i seguenti: Due o più dei seguenti sintomi, sono presenti per una parte di tempo significativa durante un periodo di tempo di un mese (deve essere presente almeno un sintomo tra 1, 2 e 3): (1) Deliri; (2) Allucinazioni; (3) Disorganizzazione dell’eloquio (per es. deragliamento o incoerenza); (4) Comportamento fortemente disorganizzato o catatonico; (5) Sintomi negativi (come appiattimento affettivo o abulia). Oltre a ciò, deve risultare che per una significativa parte di tempo dall’esordio del disturbo, il livello di funzionamento in una o più delle aree principali sia fortemente inferiore al livello raggiunto prima di tale esordio. I segni del disturbo devono persistere per almeno 6 mesi (in cui per almeno 1 mese sono presenti i sintomi elencati sopra nel primo criterio); nel corso di questo periodo possono esserci sintomi prodromici o residui, come ad esempio delle convinzioni stravaganti.

La diagnosi di schizofrenia viene posta clinicamente sulla base della storia e dell’esame dello stato mentale; non ci sono ad oggi test diagnostici o biomarkers specifici.

Le principali diagnosi differenziali, nel DSM-5, sono le psicosi affettive (disturbo bipolare con caratteristiche psicotiche e disturbo depressivo maggiore con caratteristiche psicotiche), altre psicosi non affettive strettamente correlate (disturbo schizoaffettivo, disturbo schizofreniforme, disturbo delirante, disturbo psicotico breve e disturbo psicotico non altrimenti specificato), disturbi psicotici indotti da sostanze (indotti da alcol o da altre sostanze) e disturbi psicotici dovuti a una condizione medica generale (Owen et al. 2017). La diagnosi differenziale tiene conto della durata della malattia, di un eventuale abuso di sostanze associato (e del legame temporale con quest’ultimo), della coincidenza o meno di sintomi depressivi o maniacali e della presenza di una malattia somatica.

Il disturbo delirante è caratterizzato dalla presenza di uno o più deliri persistenti, spesso realistici (es. persecuzione o gelosia), ma senza altri sintomi psicotici come allucinazioni o disorganizzazione del pensiero.

La diagnosi di schizofrenia avviene anche per esclusione, in quanto bisogna accertare che i sintomi non siano associabili ad altri disturbi simili come il disturbo schizoaffettivo o il disturbo bipolare. Poiché i sintomi psicotici positivi possono comparire in diversi disturbi, alcuni autori ritengono che le psicosi affettive e schizofreniche non siano entità separate, ma diverse manifestazioni di una base psicopatogenetica comune, modulata da fattori individuali e psicopatologici.

Interventi e Trattamento

Sebbene il trattamento per la psicosi e la schizofrenia sia migliorato molto negli ultimi cinquant’anni, alcune persone con tale diagnosi incontrano ancora difficoltà a trovare lavoro e possono sentirsi escluse dalla società. In un editoriale per il British Medical Journal, Norman Sartorius ha affermato che “lo stigma rimane il principale ostacolo a una vita migliore per le molte centinaia di milioni di persone che soffrono di disturbi mentali” (Sartorius 2002).

Oggi, sia in ambito ospedaliero che ambulatoriale, i farmaci antipsicotici (soprattutto quelli di seconda e terza generazione, per i quali gli effetti collaterali sono attenuati rispetto ai farmaci di prima generazione) rimangono il trattamento primario per la schizofrenia. Esistono prove consolidate della loro efficacia sia nel trattamento degli episodi psicotici acuti che nella prevenzione delle ricadute nel tempo. Tuttavia, nonostante ciò, permangono notevoli problemi. Una percentuale significativa di utenti dei servizi - fino al 40% - ha una scarsa risposta ai farmaci antipsicotici convenzionali e continua a mostrare sintomi psicotici da moderati a gravi (sia positivi che negativi) sul medio-lungo termine.

Nelle persone con schizofrenia che non hanno risposto bene ad altri antipsicotici, solo un farmaco antipsicotico - la clozapina - ha una indicazione specifica per il trattamento di questo gruppo di persone.

Oltre all’utilizzo dei farmaci antipsicotici, anche gli interventi psicologici e psicosociali nella psicosi e nella schizofrenia sono utili e hanno numerosi obiettivi, quali la riduzione del disagio associato ai sintomi della psicosi, la promozione del recupero sociale ed educativo, la riduzione della depressione e dell’ansia sociale, e la prevenzione delle ricadute (NICE 2014). I trattamenti più utilizzati in ambito cognitivo sono: la terapia cognitivo-comportamentale per le psicosi, la terapia metacognitiva, il training metacognitivo e la Metacognitive Reflection and Insight Therapy (MERIT) (Moritz et al. 2019).

Il trattamento precoce della schizofrenia o di altri disturbi mentali può migliorare notevolmente l'esito e la qualità della vita. Tuttavia, la non aderenza alla terapia farmacologica è emersa come un importante fattore di rischio per la conversione a disturbi psicotici nei soggetti più sintomatici (Cornblatt et al., 2003).

Medico che parla con un paziente

La diagnosi e il trattamento precoci sono fondamentali per il miglioramento del benessere a lungo termine. La psicoterapia di solito può aiutare le persone che hanno una psicosi condivisa. Di solito, la persona con il disturbo psicotico primario richiederà un trattamento farmacologico.

Il trattamento della schizofrenia, a oggi, consiste nella cura delle principali manifestazioni sintomatologiche della malattia e nel sostegno alla vita relazionale. In alcuni casi, la terapia farmacologica può prevedere la somministrazione di antipsicotici in combinazione con ansiolitici o antidepressivi. Nel trattamento della schizofrenia è fondamentale, come anticipato, abbinare alla terapia farmacologica dei percorsi di psicoterapia. Gli interventi di tipo psicoterapeutico prevedono anche programmi di inserimento socio-lavorativo.

Sintomi Cognitivi e Dissociativi

I sintomi cognitivi della schizofrenia possono influire su diverse aree delle funzioni mentali, compromettendo la capacità di svolgere attività quotidiane e mantenere un funzionamento sociale e occupazionale adeguato. Recentemente, il deficit cognitivo è stato riconosciuto come una caratteristica clinica aggiuntiva della schizofrenia (Jauhar et al., 2022), sottolineando ulteriormente l’importanza di affrontare questi sintomi per migliorare la qualità di vita.

Gli interventi psicoeducativi e riabilitativi possono essere utili per gestire i sintomi cognitivi della schizofrenia e migliorare le abilità quotidiane e sociali.

I sintomi dissociativi non sono tipici della schizofrenia. Questa patologia è caratterizzata principalmente da sintomi positivi (come allucinazioni, deliri e pensiero disorganizzato) e sintomi negativi (come riduzione dell'affetto, alogia e anedonia). I sintomi dissociativi, come depersonalizzazione e derealizzazione, possono presentarsi nella schizofrenia pur essendo più comunemente tipici dei disturbi dissociativi, come il disturbo dissociativo dell'identità (DID) o il disturbo di depersonalizzazione. La schizofrenia, invece, è caratterizzata da una perdita di contatto con la realtà, ma in modo diverso rispetto ai sintomi dissociativi.

Considerazioni Finali: Stigma e Prospettive Future

La schizofrenia è una malattia cronica che può progredire attraverso diverse fasi, sebbene la durata e le caratteristiche delle fasi possano variare. I pazienti affetti da schizofrenia tendono ad avere sintomi psicotici per mesi o anni prima di presentarsi per cure mediche. I sintomi della schizofrenia comunemente compromettono l'esecuzione di complesse e difficili funzioni cognitive e motorie; quindi, i sintomi spesso interferiscono in modo marcato con il lavoro, con le relazioni sociali e con la cura di sé. Le conseguenze più frequenti sono la disoccupazione, l'isolamento, gli impatti negativi sulle relazioni interpersonali e lo scadimento della qualità di vita.

Chi soffre di disturbi psicotici come la schizofrenia spesso non è consapevole della propria condizione. Le allucinazioni e i deliri, per definizione, non vengono riconosciuti come tali dalla persona che li vive. Questa mancanza di consapevolezza rende difficile intervenire, dal momento che il paziente non sente il bisogno di ricevere aiuto.

Il rischio suicidario rappresenta una preoccupante complicanza per le persone affette da schizofrenia. I fattori di rischio associati al comportamento suicidario in pazienti con schizofrenia includono l’uso di sostanze e la presenza di sintomi depressivi. La valutazione del rischio suicidario dovrebbe quindi rientrare nella prassi clinica per i pazienti con schizofrenia, integrando interventi mirati alla riduzione di tali rischi.

L'approccio dimensionale risolve il problema dei confini arbitrari tra le diagnosi e dell’instabilità diagnostica, come evidenziato dall’elevata affidabilità test-retest dei costrutti psicopatologici dimensionali. Il sistema Hierarchical Taxonomy of Psychopathology (HiTOP) include 6 spettri: internalizzante, somatoforme, esternalizzante disinibito, esternalizzante antagonista, del disturbo del pensiero/psicoticismo e del distacco. Gli ultimi due vengono inglobati nel superspettro psicotico. Studi strutturali suggeriscono che nella schizofrenia, nel disturbo schizoaffettivo, nella schizotipia e nel disturbo di personalità paranoide sono presenti alterazioni sia nello spettro del disturbo del pensiero sia in quello del distacco (Kotov et al., 2020).

Le linee guida più autorevoli sul trattamento dei disturbi psicotici (NICE, 2014; APA, 2022), si concentrano sulla schizofrenia o sulla prevenzione degli esordi psicotici. Queste persone presentano un aumentato rischio di sviluppare sintomi psicotici e dovrebbero pertanto essere valutati da uno specialista psichiatra.

La ricerca continua a fare passi avanti nella comprensione della schizofrenia e dei disturbi correlati, con l'obiettivo di sviluppare trattamenti più efficaci e migliorare la qualità della vita delle persone affette. La promozione della consapevolezza e la riduzione dello stigma sono passi cruciali per garantire un supporto adeguato e un futuro migliore per coloro che convivono con questa complessa condizione.

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