Istinto e Ragione: Il Percorso Complesso della Psiche Umana Secondo Freud

La comprensione della natura umana è sempre stata una delle sfide più ardue per la filosofia e la scienza. Tra le figure più influenti del XX secolo, Sigmund Freud ha rivoluzionato il modo in cui pensiamo a noi stessi, elaborando una teoria scientifico-filosofica secondo cui i processi psichici inconsci esercitano influssi determinanti sul pensiero, sul comportamento umano e sulle interazioni tra individui. La sua opera ha profondamente segnato non solo la medicina e la psicologia, ma anche il cinema, la letteratura, l'arte, la filosofia e l'antropologia, contribuendo a una radicale trasformazione dell'immagine dell'uomo occidentale.

Sigmund Freud

Prima di Freud, l'uomo era spesso concepito secondo un'ontologia cartesiana, caratterizzata da coerenza, trasparenza a se stessi e capacità di comprensione chiara e razionale del mondo. Le volizioni erano considerate motivazioni coscienti e razionali. Freud, al contrario, ha introdotto una visione più problematica dell'essere umano. Per lui, la ragione non è il sovrano assoluto della psiche, né è originaria. Al contrario, la psiche è primariamente inconscia, e la ragione è un prodotto dello sviluppo filogenetico e ontogenetico. "L’Io, in fin dei conti, è soltanto una parte dell’Es, una parte opportunamente modificata dalla vicinanza del minaccioso mondo esterno," afferma Freud, sottolineando come l'Io non sia intrinsecamente votato alla verità, ma piuttosto alla protezione dal dispiacere. Di fronte alla scelta tra l'esperienza dell'angoscia e la presa di coscienza della verità dei propri comportamenti, l'Io può attuare elaborate strategie di difesa. Di conseguenza, i comportamenti umani appaiono spesso incoerenti e contraddittori, poiché motivazioni inconsce, infantili e irrazionali possono prevalere sulla ragione. La condizione dell'Io, in questa prospettiva, è quella di un servitore che deve costantemente mediare tra le esigenze di tre padroni severi: il mondo esterno, il Super-Io e l'Es. Solo attraverso un faticoso e umile esercizio di attenzione, riconoscendo la propria intrinseca problematicità, l'uomo può aspirare a dare una direzione coerente alla propria vita.

Le Tre Ferite Narcisistiche e la Natura Pulsionale dell'Uomo

Freud era pienamente consapevole del carattere dirompente della psicoanalisi, della sua intrinseca capacità di smascherare le certezze su cui l'uomo occidentale aveva costruito la stabilità della propria esistenza. Egli la considerava la terza grande ferita narcisistica inflitta all'umanità, un passo decisivo verso la maturità. La prima ferita era stata il decentramento copernicano, che aveva rivelato come il cosmo non fosse stato creato per l'uomo. La seconda, la teoria dell'evoluzione darwiniana, aveva mostrato l'origine mondana dell'uomo, privandolo di uno statuto ontologico privilegiato. Rimaneva all'uomo la presunta essenza razionale, giustificata dal cogito cartesiano, che lo distingueva dal regno animale. La psicoanalisi, tuttavia, distruggeva anche questa ultima illusione, dimostrando che l'Io non è padrone nemmeno in casa propria.

Schema dell'Iceberg Psichico Freudiano

L'azione smascherante della psicoanalisi si estende ulteriormente, suggerendo la precarietà dell'esistenza umana anche rispetto al mondo animale. Freud distingue tra "istinto" (Instinkt), proprio degli animali, e "pulsione" (Trieb), propria degli esseri umani. Questa distinzione sottolinea il carattere aperto dell'ontologia umana, la sua realtà di "essere carente". "Carenza istintuale da un lato ed eccesso pulsionale dall’altro. Questa almeno è la lezione di Freud che, sostituendo, nel caso dell’uomo, la parola ‘istinto’ (Instinkt) con la parola ‘pulsione’ (Trieb), sancisce la differenza tra l’uomo e l’animale e salda le forze oscure che agitano i corpi con le espressioni più alte che la nostra cultura attribuisce allo spirito." La pulsione, a differenza dell'istinto, non è univoca e rigida. Pur essendo determinata ereditaria, possiede una carica energetica ridotta, è modulabile dall'esperienza individuale, è plastica, può fondersi con altre pulsioni, essere sublimata e avere mete molteplici. Le pulsioni sono anche anarchiche, non coordinate tra loro, e tendono autonomamente al piacere.

La Pulsione: Un Ponte tra Somatico e Psichico

La pulsione, nella teoria freudiana, si colloca al confine tra il somatico e lo psichico. Non è un fenomeno puramente biologico, ma si costituisce nell'incontro tra natura e cultura. Questa intuizione è fondamentale per comprendere la complessità della vita sessuale umana. Sebbene nei "Tre saggi sulla teoria della sessualità" Freud presenti una concezione energetico-pulsionale dell'organismo umano, egli sente la necessità di distinguere tra istinto e pulsione. La sessualità umana non è considerata una realtà stabile e definita fin dall'inizio, ma un processo che raggiunge una definizione matura solo attraverso un cammino arduo e precario. Nella fanciullezza, la pulsione sessuale è caotica, polimorfa e autoerotica. Le fasi del suo sviluppo (orale, anale, fallico-genitale) non sono lineari, ma si sovrappongono e si confondono, con la libido che può rifluire su fasi precedenti, rendendo difficile una chiara demarcazione.

Diagramma delle Fasi Psicosessuali Freudiane

Con la psicoanalisi, la sessualità cessa di essere un mero dato biologico, una proprietà esclusiva del corpo. "Ciò che fa scandalo non è, come comunemente si crede, parlare di sessualità e neppure di patologia sessuale. A quell’epoca le perversioni erano oggetto di ricerca scientifica e persino di divulgazione. Ciò che si stenta ad accettare è che, per Freud, la sessualità umana è anche questione di pensiero, di fantasia, di parola." Prima di Freud, la sessualità era intesa come un istinto biologico stabile, sorto in pubertà nella forma eterosessuale adulta e inscindibile dalla capacità riproduttiva. Questa visione naturale della sessualità comportava una logica normativa dei costumi e, di conseguenza, un ampio catalogo di perversioni. Freud, sfidando il perbenismo della società viennese, afferma il carattere evolutivo della sessualità, la sua perversità polimorfa infantile e la sua inscindibilità dal pensiero, dalla fantasia e dalla parola. La sessualità diventa un'energia vitale che informa sia il corpo che lo psichico, superando il dualismo corpo-anima. Essa non è più espressione del corpo organismo, ma del corpo vissuto, del corpo che sono, che permette l'esperienza del mondo.

Autoconservazione, Io e Sessualità: Un Intreccio Complesso

La nozione di autoconservazione, sebbene appaia "minore" rispetto a quella della sessualità, riveste un'importanza cruciale nella teoria freudiana. Essa rappresenta la necessità e la possibilità che la sessualità, l'alterità insopprimibile, possa svolgere la sua funzione grazie alla presenza costante di un "altro dal sessuale". Inizialmente, Freud distingue tra "pulsioni d'autoconservazione" e "pulsioni sessuali", legando le prime al principio di realtà e le seconde al principio di piacere. Le pulsioni dell'Io sono considerate "agenti della realtà".

Con l'introduzione del concetto di narcisismo, l'opposizione tra pulsioni sessuali e d'autoconservazione si arricchisce di una distinzione ulteriore: la libido può rivolgersi a un oggetto esterno (libido oggettuale) o all'Io (libido dell'Io o narcisistica). In questa fase, le pulsioni dell'Io emanano dall'Io e si riferiscono a oggetti esterni, ma l'Io stesso può essere oggetto della pulsione sessuale, trovandosi investito da entrambi i tipi di pulsione.

Nel 1920, con "Al di là del principio di piacere", Freud tenta una nuova risoluzione, attribuendo inizialmente alle pulsioni dell'Io una caratteristica conservativa "negativa" (anti-vitale), per poi concepire la conservazione dell'individuo come un caso particolare delle pulsioni di vita. L'autoconservazione, vista come tendenza all'azzeramento della tensione e all'estinzione della vita, viene posta nel campo della pulsione di morte, con l'Io che deve "vivere per 'morire solo alla propria maniera'". Tuttavia, poche pagine dopo, Freud modifica la sua posizione, asserendo la natura libidica (Eros) delle pulsioni d'autoconservazione. Nel "Compendio", l'autoconservazione passa definitivamente al campo della pulsione di vita e di Eros.

Laplanche e Pontalis evidenziano l'intreccio concettuale tra autoconservazione, Io e sessualità in ogni fase del pensiero freudiano. Agli inizi, la psicopatologia è centrata sul conflitto tra sessualità e un'istanza difensiva, l'Io, senza però un supporto pulsionale determinato. Successivamente, Freud contrappone "bisogni" a "pulsioni", tentando di far coincidere l'opposizione clinica tra Io e pulsioni sessuali con l'opposizione genetica tra funzioni d'autoconservazione e pulsione sessuale. L'espressione "pulsioni dell'Io" assume il significato di "pulsioni di conservazione di sé", e l'Io è l'istanza incaricata di tale conservazione, definendo un "Io-realtà" volto all'utile e alla protezione dal danno.

Eros e Thanatos: Le Forze Opposte che Guidano l'Uomo

Un elemento centrale nella teoria freudiana è la dualità delle pulsioni fondamentali: Eros e Thanatos. Eros, la pulsione di vita, mira alla conservazione, all'unione, alla creazione e alla riproduzione. Thanatos, la pulsione di morte, tende invece alla distruzione, al dissolvimento, al ritorno allo stato inorganico. Queste due forze, in perenne conflitto e interazione, governano la psiche umana. "Eros e Tanatos, sono due forze che non possono manifestarsi l’una senza l’altra."

7. Freud: arte, religione, civiltà, eros e thanatos

Le pulsioni erotiche sono legate al piacere, alla libido intesa come "desiderio" e come energia fondamentale dell'affettività, legata a tutto ciò che è compreso nella parola "amore". Esse si rivolgono all'esterno, verso gli oggetti, nel tentativo di affermazione della vita. Le pulsioni distruttive, invece, possono dirigersi verso l'esterno, manifestandosi come aggressività o distruttività, oppure interiorizzarsi, portando all'autodistruzione e a comportamenti malsani. L'aggressività, sebbene possa essere necessaria per il raggiungimento di certi scopi, non è l'unico movente umano. La società, secondo Freud, nasce da un complesso di colpa derivante dall'assassinio del padre primitivo, e il Super-Io, il nostro "giudice interiore", interiorizza le proibizioni morali e sociali, agendo come un "poliziotto interiore".

Il conflitto tra queste forze opposte è ineliminabile e inscindibile. La vita umana è il risultato del loro concorso e del loro contrasto. La civiltà stessa, vista come un freno alle pulsioni, genera un disagio crescente, una matrice di nevrosi, poiché limita la libertà individuale e impone un'interazione sociale sempre più complessa. Questa visione, pur potendo apparire pessimistica, invita a un'analisi rigorosa dei meccanismi psichici, a riconoscere la complessità dell'inconscio e a comprendere come le pulsioni, anche quelle più oscure, possano influenzare la nostra esistenza.

La Psichopatologia della Vita Quotidiana: L'Inconscio in Azione

Freud ha dimostrato come l'inconscio non si manifesti solo nelle grandi patologie mentali, ma anche nelle apparenti banalità della vita quotidiana. Atti mancati, lapsus, dimenticanze, errori di lettura o di scrittura, sono tutti segnali che l'inconscio invia, disturbando la vita cosciente. Nella sua opera "Psicopatologia della vita quotidiana", Freud analizza questi fenomeni, dimostrando che essi non sono casuali, ma dipendono da precise cause psichiche, da un determinismo psichico che opera anche al di fuori della nostra consapevolezza.

Ad esempio, dimenticare un appuntamento può indicare una resistenza inconscia ad affrontarlo. L'errore nel pronunciare una parola, o nello scrivere una lettera, può rivelare un desiderio represso o un conflitto interiore. Persino un comportamento apparentemente auto-punitivo, come farsi male o perdere un oggetto prezioso, può essere interpretato come una forma di auto-punizione inconscia. Questi fenomeni, seppur meno intensi delle nevrosi, rivelano la costante operatività dell'inconscio e la sua influenza sulle nostre azioni e sul nostro modo di relazionarci con la realtà.

La teoria freudiana, quindi, ci presenta un quadro complesso dell'essere umano, dove istinto e ragione, conscio e inconscio, pulsioni di vita e di morte, si intrecciano in un dialogo continuo e spesso conflittuale. La comprensione di queste dinamiche è essenziale per addentrarsi nel mistero della psiche umana e per cogliere la profonda influenza che il passato e le forze inconsce esercitano sul nostro presente e sul nostro futuro.

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