Asperger e Autismo ad Alto Funzionamento: Comprendere le Sfumature per un Supporto Efficace

Il mondo della neurodiversità è un universo vasto e complesso, all'interno del quale l'autismo ad alto funzionamento, spesso associato alla storica diagnosi di Sindrome di Asperger, rappresenta una delle sue espressioni più affascinanti e, talvolta, incomprese. Questa condizione, parte integrante dei disturbi dello spettro autistico (ASD), delinea un profilo unico, caratterizzato da un'intelligenza nella norma o superiore alla media, ma accompagnato da significative sfide nell'interazione sociale e nella comunicazione. Comprendere questo disturbo del neurosviluppo non significa solo elencarne i sintomi, ma esplorare un modo differente di percepire, pensare ed elaborare il mondo. Questo articolo si propone di andare oltre le etichette, offrendo una visione equilibrata che illumini sia le difficoltà quotidiane sia le straordinarie potenzialità che definiscono le persone con Asperger ad alto funzionamento.

Cos'è l'Autismo ad Alto Funzionamento e la Sindrome di Asperger?

L'autismo ad alto funzionamento (High-Functioning Autism, HFA) è un termine descrittivo utilizzato per indicare individui nello Spettro Autistico che non presentano disabilità intellettive e possiedono buone capacità linguistiche. Non è una diagnosi ufficiale, ma una classificazione funzionale che aiuta a distinguere questa forma da quella dell’autismo a basso funzionamento, dove sono presenti compromissioni cognitive più significative. Il termine HFA si riferisce quindi a una forma con caratteristiche cliniche diverse rispetto alle manifestazioni più gravi dello spettro.

Storicamente, molte persone che oggi rientrano nella descrizione di autismo ad alto funzionamento avrebbero ricevuto una diagnosi di Sindrome di Asperger. Questo termine prende il nome dal pediatra austriaco Hans Asperger, che negli anni ‘40 descrisse un gruppo di bambini con intelligenza e sviluppo del linguaggio tipici, ma con marcate difficoltà nelle interazioni sociali e con interessi specifici e intensi. Tuttavia, con la pubblicazione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, quinta edizione (DSM 5), da parte dell’American Psychiatric Association nel 2013, la classificazione è cambiata radicalmente. Le diagnosi separate come il Disturbo di Asperger sono state accorpate sotto un’unica etichetta ombrello: Disturbo dello Spettro Autistico (Autism Spectrum Disorder, ASD). All’interno di questo spettro, la presentazione precedentemente nota come Asperger corrisponde oggi in gran parte al “Livello 1” di gravità, che indica la necessità di un supporto lieve.

Bambino con libro

Le ricerche che si sono occupate dell’argomento hanno fornito risultati contraddittori: la maggior parte delle ricerche ha messo in evidenza le somiglianze significative tra le due condizioni (Wilson et al. 2014), mentre altri autori hanno continuato a sottolineare l’importanza di considerarli come diverse entità cliniche (Montgomery et al.2016). Alcuni studi in particolare hanno messo in risalto differenze quantitative, piuttosto che qualitative, tra Sindrome di Asperger e autismo ad alto funzionamento, la maggior parte delle quali riguarda il funzionamento linguistico, cognitivo e sociale (Volkmar e McPartland 2014). Uno studio recente (Margari et al., 2018) si è proposto di confrontare i profili clinici di 150 soggetti, di età compresa tra i 3 e i 18 anni. Area della comunicazione: rispetto alla quale i due gruppi hanno differito nella presenza o meno di una storia di ritardo nello sviluppo del linguaggio prima dei 3 anni, a favore dei soggetti con Asperger. I due gruppi inoltre differivano significativamente nella componente qualitativa di linguaggio: nel gruppo Asperger era presente un uso maggiore della propensione al “discorso preciso e pedante” ovvero un utilizzo del discorso eccessivamente formale, simile ad un monologo incentrato su di un argomento in particolare, e caratterizzato da una prosodia peculiare. Le comorbidità: I tassi di disturbi in comorbilità sono significativamente più alti nel gruppo AS rispetto a quello HFA. Nonostante l’autismo e la sindrome di Asperger siano attualmente concettualizzate come parte dello stesso continuum, che le comprende entrambe, i risultati di questo studio hanno suggerito un profilo evolutivo diverso tra i gruppi, caratterizzato da differenze quantitative e qualitative riguardanti lo sviluppo del linguaggio e lo stile di comunicazione, i risultati accademici, il profilo delle comorbidità e il funzionamento cognitivo. Poiché lo sviluppo linguistico e le capacità accademiche svolgono un ruolo centrale nel funzionamento globale durante i primi anni di vita, si potrebbe ipotizzare che le persone con HFA necessitino di un supporto maggiore in termini di trattamento riabilitativo e bisogni educativi scolastici rispetto a le persone con Sindrome di Asperger.

Il Profilo Cognitivo ed Emotivo

Ciò che distingue nettamente l’autismo ad alto funzionamento è il funzionamento cognitivo. Il quoziente intellettivo è nella media o superiore, e non si registrano ritardi significativi nello sviluppo del linguaggio verbale. Le persone con questo profilo spesso possiedono un vocabolario ricco e una sintassi complessa fin dalla tenera età; inoltre, la qualità della voce può risultare atipica, con variazioni di tono o inflessioni particolari. Il linguaggio, ad esempio, appare fluente ma non abbastanza variabile in quanto caratterizzato da piccole variazioni del tono e con un volume lievemente insolito.

La vita quotidiana per una persona con autismo ad alto funzionamento può essere paragonata a quella di un viaggiatore in una terra straniera di cui non conosce appieno i codici culturali e le regole non scritte. Le difficoltà nei rapporti sociali rappresentano una delle principali sfide, poiché spesso le modalità di interazione e di approccio agli altri risultano non convenzionali. L'interazione sociale è forse l'area più complessa. Le difficoltà non nascono da una mancanza di desiderio di connessione, ma dalla fatica nell'interpretare le infinite sfumature sociali. La comunicazione non verbale è un linguaggio spesso indecifrabile, portando a malintesi e a un senso di isolamento. Sebbene le capacità linguistiche formali siano intatte, possono esserci delle difficoltà nel linguaggio pragmatico. L’interpretazione tende a essere letterale, rendendo complessa la comprensione di ironia, sarcasmo, metafore e modi di dire. La discrepanza tra comunicazione verbale e non verbale può creare confusione: una persona potrebbe dire verbalmente qualcosa di positivo, ma il suo linguaggio del corpo potrebbe comunicare altro, generando un cortocircuito interpretativo.

L'Ipersensibilità sensoriale è una caratteristica pervasiva. Luci troppo intense, suoni improvvisi, odori forti o la consistenza di certi tessuti possono essere percepiti come fisicamente dolorosi o intollerabili. Per gestire un mondo imprevedibile e caotico, le persone nello spettro si affidano a routine e comportamenti ripetitivi. La gestione delle emozioni è un altro aspetto cruciale. Spesso è presente l'alessitimia, una condizione che, secondo le stime di Aspergeronline ETS, riguarda il 40-65% delle persone autistiche e consiste nella difficoltà a identificare e descrivere le proprie emozioni. Questo non significa non provare sentimenti, ma faticare a riconoscerli e nominarli.

Diagramma che mostra le aree di difficoltà e di forza nell'autismo ad alto funzionamento

I sintomi della sindrome di Asperger possono variare da alunno ad alunno, ma ci sono anche alcuni tratti comuni che collegano gli allievi con questa sindrome. È importante essere consapevoli di questi sintomi per poter fornire un’adeguata assistenza agli alunni. Tra i segnali si possono annoverare i seguenti: problemi con i cosiddetti indizi sociali, come linguaggio del corpo, tono della voce e espressioni facciali; difficoltà a comprendere l’altrui sarcasmo, ironia o umorismo; difficoltà a decifrare la sfera emotiva dei propri interlocutori; tendenza a copiare i comportamenti degli altri per integrarsi socialmente, senza però comprendere realmente il loro significato.

Questi aspetti si traducono in una serie di difficoltà legate alle funzioni esecutive, ovvero quei processi cognitivi essenziali che ci aiutano a pianificare, prendere decisioni, risolvere problemi, controllare gli impulsi e adattarci alle situazioni nuove. L’organizzazione è un’altra sfida: organizzare richiede una comprensione di ciò che si vuol fare e una capacità di pianificazione per realizzarla. Questi requisiti sono abbastanza complessi, interconnessi e astratti, da presentarsi come un ostacolo formidabile per studenti e studentesse con ASD che non riescono in genere a rispettare impegni e programmi. Quando si affacciano a complesse richieste organizzative, si sentono di frequente immobilizzati e talvolta non sono capaci neppure di incominciare le attività richieste.

Punti di Forza e Potenzialità

Focalizzarsi unicamente sulle sfide offre una visione parziale e limitante. Esiste infatti una serie di punti di forza che distinguono le persone con Asperger ad alto funzionamento. La capacità di notare dettagli che sfuggono alla maggior parte delle persone è un tratto distintivo. Il pensiero tende a essere sistematico, logico e analitico. La tendenza alla comunicazione diretta e letterale si accompagna spesso a un forte senso di giustizia, onestà e lealtà.

Gli interessi speciali non sono semplici hobby, ma passioni intense e profonde. Molti bambini con Sindrome di Asperger hanno interessi insoliti per qualità o intensità. Spesso tali interessi sono rivolti a specifiche aree intellettuali (es. matematica, informatica, storia, arte, musica). Quando una persona con questo profilo si dedica a un argomento, lo fa con un livello di concentrazione e dedizione che può portare a un'expertise di livello mondiale. Conoscendo gli interessi ristretti e ripetitivi di questi bambini è possibile, con una certa creatività, sfruttarli per ampliare le aree di conversazione e confronto con i pari o come strumenti utili per agganciare il bambino nell’apprendimento di altri temi; certamente è importante anche lasciare libero il bambino di esprimere o di giocare con l’oggetto di suo interesse stabilendo però con lui delle regole al riguardo.

In alcuni casi, l'autismo ad alto funzionamento si sovrappone alla plusdotazione (alto potenziale cognitivo), una condizione nota come "doppia eccezionalità" (twice-exceptional o 2e). Questa combinazione presenta un paradosso: le abilità cognitive superiori possono mascherare le difficoltà sociali, rendendo la diagnosi di autismo più tardiva e difficile. Allo stesso tempo, le sfide autistiche possono nascondere il potenziale intellettivo, portando a sottovalutazioni in ambito scolastico. Immagina un bambino che, fin da piccolo, manifesta una curiosità inesauribile, pone domande complesse e trova modi sempre nuovi per esplorare ciò che lo circonda. A questo quadro si aggiungono una forte emotività e una sensibilità sensoriale particolarmente sviluppata. Un tale funzionamento cognitivo è una risorsa preziosa, ma anche fonte di non poche sfide, soprattutto in un contesto scolastico che tende a uniformare i percorsi educativi.

Ciao sono Greta Galli e sono plusdotata || Cos'è la plusdotazione

La Scuola e il Supporto Educativo

Oltre all’ambito più prettamente didattico, la scuola è un contesto fondamentale per questi bambini per lo sviluppo delle abilità sociali e di interazione; vanno perciò guidati nell’apprendere regole sociali per molti scontate, ad avviare in maniera adeguata una conversazione, a come comunicare un proprio bisogno, a rispettare i turni di interazione e gioco, nell’apprendere a riconoscere e a capire che non sempre ciò che viene comunicato va preso letteralmente.

Il compito del docente di sostegno è fondamentale. È importante che l’insegnante di sostegno sia presente nei contesti scolastici in cui si verificano sintomi legati alla sindrome di Asperger. Tuttavia, anche il resto del corpo docenti deve fare la propria parte per affrontare al meglio queste situazioni. È importante comprendere come gestire al meglio queste difficoltà durante il corso degli studi. È doveroso, inoltre, pianificare in anticipo gli eventi riguardanti l’alunno con sindrome di Asperger. Ciò implica fornirgli un’attenzione personalizzata volta a implementare le sue competenze culturali ed emotive. È importante incoraggiarlo a raggiungere i propri traguardi, sfruttando la sua passione per motivarlo a interessarsi allo studio. Lo sviluppo emotivo deve essere tenuto in grande considerazione per consentire l’integrazione sociale. Pertanto, è fondamentale favorire un costante clima di collaborazione con i compagni di classe.

I docenti di sostegno devono quindi concentrarsi sulla creazione di un Piano Didattico Personalizzato per gli alunni con sindrome di Asperger. Tale documento deve essere redatto in base alle esigenze dell’alunno e deve prevedere una serie di interventi mirati. Questo piano deve essere messo in pratica sin dalla scuola dell’infanzia, quando possibile, per garantire una didattica personalizzata a questi alunni. I professori devono definire le strategie didattiche da adottare per sostenere gli alunni con sindrome di Asperger e altri studenti. Devono anche stabilire i criteri di valutazione da applicare all’interno dell’istituzione scolastica. Questo permetterà loro di fornire un ambiente di apprendimento adatto a tutti gli studenti, indipendentemente dalle loro esigenze.

Metodologie Didattiche Efficaci

Per sostenere e valorizzare efficacemente gli studenti plusdotati, è fondamentale definire obiettivi educativi specifici che tengano conto della loro complessità cognitiva ed emotiva. Tra questi, alcuni risultano prioritari:

  • Stimolare il pensiero critico e creativo: gli studenti ad alto potenziale tendono a elaborare idee originali, porre domande complesse e cercare soluzioni innovative. La scuola dovrebbe incoraggiarli attraverso attività che richiedano analisi, sintesi, valutazione e pensiero divergente.
  • Favorire una progressione personalizzata dell’apprendimento: permettere loro di avanzare più rapidamente nei contenuti o approfondire ambiti di interesse consente di mantenere alta la motivazione ed evitare la noia. Le sfide cognitive devono essere calibrate per stimolare senza frustrare.
  • Offrire un supporto emotivo adeguato: molti bambini plusdotati sono anche ipersensibili e vivono le emozioni e gli stimoli sensoriali in modo intenso. È essenziale creare uno spazio scolastico in cui possano esprimere i propri vissuti, ricevere ascolto empatico e sviluppare strategie di regolazione fisica ed emotiva.
  • Incoraggiare l’autonomia e la metacognizione: promuovere attività che sviluppino consapevolezza dei propri processi cognitivi, capacità di autovalutazione e autonomia decisionale rinforza la fiducia in sé e la responsabilità personale nell’apprendere.
  • Promuovere l’inclusione in contesti eterogenei: i bambini plusdotati beneficiano di ambienti ricchi di stimoli e confronto. Inserirli in gruppi con diverse competenze cognitive e sociali favorisce l'empatia, la flessibilità mentale e il senso di appartenenza.

Questi obiettivi non solo migliorano la qualità dell’esperienza scolastica degli studenti plusdotati, ma rappresentano anche una leva per innovare la didattica in modo più ampio, rendendola davvero personalizzata e inclusiva per tutti.

I quattro pilastri della didattica per i bambini e ragazzi plusdotati sono:

  1. Accelerazione: permettere l’accesso a contenuti avanzati, sfidanti e motivanti. Questo può includere il salto di classe, l’accesso a corsi specialistici o l’approfondimento individuale. L'accelerazione didattica è una strategia che consente agli studenti di procedere con un ritmo più veloce rispetto al curriculum standard. Non si tratta semplicemente di "correre di più", ma di offrire la possibilità di esplorare concetti più complessi e stimolanti, capaci di accendere la curiosità e mantenere alta la motivazione. In questo contesto, l'insegnamento si trasforma da semplice trasmissione di contenuti a percorso avventuroso e su misura. Le modalità di accelerazione possono variare: dal salto di classe alla partecipazione a corsi avanzati, fino alla personalizzazione delle attività quotidiane in funzione degli interessi e delle capacità dello studente. L’obiettivo è costruire un'esperienza educativa che rispetti e valorizzi le potenzialità di ciascun alunno, permettendogli di sentirsi realmente sfidato e coinvolto, e non intrappolato in un programma che non risponde ai suoi bisogni cognitivi ed emotivi.

  2. Differenziazione: creare un percorso su misura, offrendo contenuti, attività e obiettivi differenziati, in base agli interessi e alle potenzialità dello studente. La differenziazione didattica è l'approccio che meglio rispecchia il principio dell'inclusione: ogni studente è unico e, in quanto tale, merita un percorso personalizzato. Per i bambini ad alto potenziale, ciò significa poter disporre di attività che vadano oltre la ripetizione meccanica e stimolino davvero il pensiero critico, la creatività e l'approfondimento. Un insegnante che adotta la differenziazione non segue rigidamente un programma, ma lo modella in base ai bisogni del gruppo e del singolo. Offre una varietà di contenuti, utilizza strumenti diversi, propone sfide graduate per ciascuno e favorisce l'autonomia dell'apprendimento. Per esempio, mentre alcuni studenti lavorano su testi base, altri possono cimentarsi in materiali complessi, in progetti di ricerca o in compiti aperti. In questo modo, ogni bambino non solo apprende, ma cresce in un ambiente che ne riconosce e valorizza la brillantezza, permettendogli di fiorire pienamente senza sentirsi mai escluso o incompreso.

  3. Apprendimento autoregolato: insegnare allo studente a pianificare, monitorare e valutare il proprio apprendimento. Questo approccio stimola autonomia, motivazione e consapevolezza. L'apprendimento autoregolato rappresenta un approccio avanzato che mette lo studente al centro del proprio percorso formativo. Per i bambini ad alto potenziale cognitivo, questa metodologia diventa una vera e propria bussola interiore: consente loro di gestire consapevolmente il processo di apprendimento, fissare obiettivi realistici, monitorare i progressi, riconoscere eventuali ostacoli e mettere in atto strategie efficaci per superarli. Questo tipo di apprendimento si fonda su due pilastri: libertà e responsabilità. Lo studente è chiamato ad assumere un ruolo attivo, lasciandosi guidare dalla propria curiosità e motivazione. In un contesto che stimola l'autoregolazione, i bambini imparano non solo a conoscere i contenuti scolastici, ma anche se stessi: individuano i propri punti di forza, riconoscono le aree da potenziare e affinano le competenze metacognitive. Ne deriva un senso profondo di autonomia e fiducia in sé: l'apprendimento non è più un insieme di compiti da svolgere, ma un'esperienza di crescita personale e intellettuale continua, dentro e fuori la scuola. Questo approccio prepara i bambini a diventare individui capaci di apprendere per tutta la vita, pronti a esplorare nuovi ambiti con consapevolezza e resilienza.

  4. Cooperative learning: favorire il lavoro di gruppo in cui ciascuno contribuisce secondo le proprie competenze, sviluppando empatia, rispetto e capacità di cooperazione. Il cooperative learning è una metodologia centrata sulla collaborazione tra pari, che valorizza le diversità cognitive ed emotive all'interno del gruppo classe. Per gli studenti plusdotati, questa strategia è particolarmente utile perché offre un'opportunità per integrare le proprie competenze in un contesto sociale e cooperativo, evitando l'isolamento e favorendo l'inclusione. Lavorare in gruppo permette a ciascun bambino di contribuire con il proprio bagaglio unico di conoscenze e abilità, mettendole al servizio di un obiettivo comune. Questo non solo rinforza le capacità di leadership dei bambini gifted, ma insegna loro a negoziare, ascoltare gli altri, mediare i conflitti e sviluppare empatia. In un ambiente ben strutturato, ogni alunno può sentirsi utile e valorizzato. Attraverso progetti condivisi, discussioni aperte e attività collaborative, il cooperative learning favorisce un apprendimento più profondo e significativo. La classe diventa una vera comunità di apprendimento, dove la somma delle intelligenze individuali genera un valore aggiunto che stimola tutti, compresi gli studenti plusdotati, a dare il meglio di sé in un clima di rispetto e fiducia reciproca.

Diagnosi e Percorsi di Supporto

Ottenere una diagnosi formale è un passo fondamentale per la comprensione di sé e per l’accesso a supporti adeguati. Nei bambini, il percorso diagnostico è solitamente gestito da un’équipe multidisciplinare guidata da un neuropsichiatra infantile. Negli adulti, il processo può essere più complesso e coinvolgere psicologi e psichiatri esperti in disturbi del neurosviluppo. La diagnosi si basa sull’osservazione del comportamento, su test specifici e sulla raccolta della storia di vita della persona, valutando la presenza dei criteri del DSM 5. Un autore di riferimento nel campo della diagnosi dell'autismo ad alto funzionamento è Tony Attwood, noto per i suoi studi e pubblicazioni sulla sindrome di Asperger. Specialmente in assenza di disabilità intellettiva, la diagnosi può essere complessa.

Attualmente, come per le altre forme di autismo, non esiste un test medico “oggettivo” e riconosciuto ufficialmente. Le manifestazioni dello spettro autistico sono solitamente divise in autismo a basso funzionamento e in autismo ad alto funzionamento. Con questa affermazione si intende che chi ha avuto diagnosi di autismo ad alto funzionamento può non presentare difficoltà nel parlato o nella scrittura, è in grado di scrivere e di leggere e di compiere gesti quotidiani necessari ad una vita normale. Si tratta di una condizione in cui non vi è presenza di disabilità intellettiva, ossia il quoziente intellettivo, valutato con test standardizzati, rientra nella norma statistica, quindi uguale o superiore a 70. Nel caso dell’autismo ad alto funzionamento il bambino ha un’intelligenza settoriale, ma elevata. In quello a basso funzionamento, rientrano i soggetti con una disabilità intellettiva, privi di adeguate proprietà di linguaggio. Di conseguenza l’autonomia dei pazienti a basso funzionamento è altamente compromessa. La tipologia dell’autismo più complessa da riconoscere è quella ad “alto funzionamento”, caratterizzata da un linguaggio fluente, ma deficitario sul piano pragmatico, e sviluppo cognitivo nella norma o al di sopra della norma.

Il Progetto Riabilitativo per soggetti con Autismo ad alto funzionamento deve sempre rispettare le caratteristiche fondamentali di essere precoce, intensivo ed inclusivo.

  • 0 - 36 mesi: Terapia neuropsicomotoria in assenza di intenzionalità comunicativa e trattamento integrato con la terapia logopedica, in presenza di intenzionalità comunicativa.
  • 36 mesi - 6 anni: L’intervento abilitativo-riabilitativo deve essere il più precoce possibile, ed essere centrato sull’espansione delle abilità neurocognitive e adattive, lo sviluppo di un soddisfacente adattamento emozionale e la risoluzione dei comportamenti disadattivi. Sono quindi integrate la terapia cognitiva neuropsicologica, logopedica e occupazionale centrata sulle autonomie personali. Seguono interventi psicoeducativi con tecniche cognitivo-comportamentali individuali e di gruppo come ABA, social skills, TEACCH, rivolta al bambino e ai suoi ambiti di vita: ambulatoriale, domicilio, scolastico. Si prediligono interventi o gruppi di supporto alle competenze socio-affettive e adattive.
  • Oltre i 18 anni: la continuità tra età evolutiva ed età adulta non è garantita da percorsi istituzionali specifici. Ciò determina una discontinuità nella presa in carico della persona, con il rischio di intraprendere percorsi di cura o assistenza non appropriati. È necessario pertanto un passaggio all’équipe multidisciplinare per i Disturbi dello Spettro Autistico ad alto funzionamento. Qui si procederà alla definizione del percorso, estendendo il progetto riabilitativo individualizzato, all’orientamento al lavoro o all’area casa e habitat sociale.

Infografica che illustra i diversi livelli di supporto nell'autismo

Strategie Pratiche e Supporto Ambientale

Per chi interagisce con una persona nello spettro, è utile essere chiari, diretti ed espliciti, evitando il linguaggio ambiguo. Strategie pratiche come l'uso di cuffie con cancellazione del rumore, occhiali da sole per ridurre l'impatto visivo o la pianificazione di pause in ambienti tranquilli possono prevenire il sovraccarico sensoriale. Il supporto di famiglia, amici, insegnanti e datori di lavoro è cruciale. Creare ambienti inclusivi, che prevedano accomodamenti ragionevoli, è fondamentale per permettere alle persone autistiche di prosperare.

La ricerca sull’autismo ad alto funzionamento è in costante evoluzione, con l’obiettivo di comprendere sempre meglio questa condizione e di individuare strategie efficaci per migliorare la qualità della vita delle persone autistiche. Riconoscere i segnali precoci dell’autismo ad alto funzionamento nei bambini è una delle sfide principali. I genitori, gli insegnanti e i pediatri giocano un ruolo cruciale nell’osservare comportamenti atipici, come difficoltà nell’interazione sociale, interessi ristretti o modalità di comunicazione insolite. Le strategie di intervento più studiate includono la terapia comportamentale, la terapia cognitivo-comportamentale e la terapia occupazionale, tutte personalizzate in base alle esigenze specifiche del bambino o dell’adulto. Questi approcci aiutano a potenziare le abilità sociali, a gestire i comportamenti ripetitivi e a migliorare l’autonomia nella vita quotidiana. Un’altra area di grande interesse è l’utilizzo della tecnologia a supporto delle persone con autismo ad alto funzionamento. Strumenti digitali, app e piattaforme online possono facilitare la comunicazione, l’apprendimento e il monitoraggio dei sintomi, offrendo nuove opportunità di inclusione e partecipazione. Infine, la formazione degli operatori sanitari, degli educatori e delle famiglie è fondamentale per garantire un supporto adeguato e aggiornato.

È essenziale superare stereotipi dannosi. Le persone con autismo non sono prive di empatia; spesso la provano in modo intenso ma faticano a esprimerla in modi convenzionali. Non tutti sono "savant" con abilità geniali in un campo specifico, sebbene l'intelligenza sia spesso elevata. Comprendere l'Asperger ad alto funzionamento significa abbracciare una visione olistica che riconosce le sfide senza esserne definita, e che celebra le potenzialità come un valore aggiunto per l'intera società. Il passaggio terminologico da Sindrome di Asperger a Disturbo dello Spettro Autistico, Livello 1 riflette un'evoluzione scientifica, ma il cuore della questione rimane lo stesso: riconoscere e supportare un modo unico di essere al mondo. Il futuro non risiede nel tentativo di conformare le persone neurodivergenti a uno standard neurotipico, ma nel costruire ponti di comunicazione, promuovere l'accettazione e creare ambienti in cui ogni individuo, con le sue peculiarità, possa non solo sopravvivere, ma realizzarsi pienamente.

Troppo spesso in passato sono state considerate solo le lacune e non i punti di forza di queste persone. La maggioranza dei soggetti affetti da tali patologie trae vantaggio da una prospettiva di lavoro in cui si riconoscono le difficoltà ma al tempo stesso si conserva la consapevolezza che c’è anche un’altra faccia della medaglia.

Nel nostro lavoro clinico presso Studio Frame, attraverso i percorsi di diagnosi delle neurodivergenze, abbiamo incontrato bambini, adolescenti e adulti che hanno ottenuto punteggi molto alti nei test cognitivi. Molti si sono rivolti a noi in cerca di una valutazione, altri sono stati indirizzati dopo aver manifestato difficoltà emotive, vissuti di inadeguatezza, perfezionismo e altre caratteristiche tipiche che verranno approfondite nel corso di questo articolo. Spesso, dietro a queste difficoltà si cela un potenziale non riconosciuto.

Allo stesso tempo, è importante notare che il quadro normativo italiano, a seguito della Nota MIUR n. 562 del 3 aprile 2019, riconosce gli studenti plusdotati come portatori di Bisogni Educativi Speciali (BES) e pertanto hanno diritto a una didattica personalizzata. Tuttavia, non esistono ancora linee guida nazionali dettagliate su come supportarli nel contesto scolastico, e le circolari ministeriali, pur incoraggiando l’arricchimento curricolare, vedono la loro applicazione concreta ostacolata da carenze di risorse e di formazione nelle scuole. Al contrario, normative e pratiche internazionali, come quelle negli Stati Uniti, in Finlandia e in Australia, mostrano approcci più strutturati e inclusivi per l'identificazione e il supporto degli studenti gifted.

Il linguaggio, ad esempio, può apparire fluente ma non abbastanza variabile in quanto caratterizzato da prosodia con poche variazioni del tono. L’uso delle parole e delle frasi tende a essere a volte ripetitivo, stereotipato e raramente centrato su informazioni spontanee, sentimenti ed esperienze.

In conclusione, l’autismo ad alto funzionamento e la Sindrome di Asperger, pur condividendo molte caratteristiche e rientrando oggi sotto l'ombrello del Disturbo dello Spettro Autistico, presentano sfumature che meritano un'attenzione specifica. Comprendere queste differenze, valorizzare i punti di forza unici e implementare strategie educative e di supporto personalizzate è fondamentale per garantire che ogni individuo possa sviluppare appieno il proprio potenziale e condurre una vita ricca e appagante.

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