L'anoressia è un disturbo alimentare complesso che colpisce tipicamente le donne dopo la pubertà, con picchi di insorgenza a 15 e 18 anni. Il termine "anoressia" deriva dal greco, significando "mancanza di appetito", ma questa definizione è fuorviante, poiché chi soffre di questo disturbo spesso avverte la fame, ma rifiuta il cibo per una paura profonda e irrazionale di ingrassare. Come affermato da Selvini Palazzoli già nel 1963, il cibo in sé non è il problema, ma lo è l'atto del cibarsi, che diviene pericoloso e angoscioso, sinonimo di degradazione e caduta. Questo disturbo si manifesta con una restrizione alimentare volontaria e un'attività fisica eccessiva, guidati da un'immagine corporea distorta e da un desiderio inarrestabile di perdere peso, che può condurre a conseguenze fisiche e psicologiche devastanti, fino alla morte.

L'Esordio dell'Anoressia: Riconoscere i Sintomi
L'insorgenza dell'anoressia può essere subdola e graduale. Spesso inizia con una dieta intrapresa per perdere qualche chilo, che si trasforma in un'eliminazione progressiva di intere categorie di alimenti. Le preoccupazioni dei genitori cadono nel vuoto, poiché la ragazza è convinta che ci sia sempre "un ultimo chilo da perdere". Possono trascorrere mesi prima che il peso scenda a livelli allarmanti.
Sintomi Fisici dell'Anoressia
Uno dei primi segnali inequivocabili che la perdita di peso ha superato i limiti di sicurezza è l'insorgenza dell'amenorrea, ovvero l'interruzione del ciclo mestruale. In altri casi, l'anoressia può manifestarsi più improvvisamente, come uno sciopero della fame, talvolta accompagnato da una drastica riduzione dell'apporto di liquidi, con un rapido declino fisico. In alcune situazioni, l'aumento dell'attività fisica diventa il sintomo più evidente, specialmente in ragazze che praticano sport agonistici con rigide norme dietetiche o dove un fisico infantile favorisce le prestazioni, come nella ginnastica artistica. Tuttavia, familiari e amici notano che l'attività fisica diventa invasiva, occupando quasi tutto l'interesse della ragazza.
Sintomi Psicologici dell'Anoressia
Inizialmente, l'umore può non risentire della restrizione alimentare; anzi, spesso la ragazza dichiara di sentirsi meglio man mano che perde peso. Tuttavia, l'interesse per le relazioni sociali diminuisce o scompare del tutto, poiché la socialità è spesso legata alla convivialità e al cibo. La ragazza evita quindi ogni occasione che possa indurla a mangiare. L'attività mentale si concentra ossessivamente sul controllo del cibo, relegando tutto il resto in secondo piano.
Le Cause dell'Anoressia: Una Prospettiva Multifattoriale
Determinare le cause esatte dell'anoressia è complesso. Sebbene l'ideale estetico della magrezza promosso dal mondo della moda sia stato spesso additato come colpevole, è riduttivo attribuire unicamente a questo fattore l'origine del disturbo. Se è vero che l'adolescente è particolarmente sensibile alle trasformazioni del proprio corpo e ansiosa riguardo al proprio aspetto, l'anoressica non è una persona frivola che pensa solo alla linea.
Cause Biologiche, Psicologiche e Sociali
La psichiatria moderna tende a considerare l'anoressia come un disturbo multifattoriale, di natura bio-psico-sociale, dove nessuna componente ha una priorità assoluta. Tuttavia, la posizione prevalente tra gli psicoterapeuti e le istituzioni dedicate alla cura dei disturbi alimentari è che la componente psicologica rivesta un ruolo etiologico predominante. L'anoressia è vista, in questa prospettiva, come un problema primariamente psicologico.
Mara Selvini Palazzoli, insieme ad altri pionieri come Hilde Bruch e Salvator Minuchin, ha contribuito in modo significativo alla comprensione e alla cura dell'anoressia. La loro visione, condivisa da molte istituzioni, considera l'anoressia e altri disturbi alimentari come parte di una stessa famiglia: i Disturbi Alimentari Psicogeni (DAP). Nonostante anoressia e obesità siano condizioni opposte, presentano tratti comuni, come suggerisce la frequente compresenza di entrambi i disturbi all'interno della stessa famiglia.
Anoressia Nervosa: Definizione, Cause Psicologiche e Sintomi
L'anoressia nervosa, o mentale, affonda le sue radici in cause psicologiche, il che spiega la sua definizione. Comprendere il "perché" del digiuno significa addentrarsi nelle dinamiche psicologiche sottostanti.
L'Anoressia e le Pratiche Ascetiche
Le prime descrizioni dell'anoressia come entità morbosa risalgono alla fine del XIX secolo. Tuttavia, alcuni studiosi hanno notato parallelismi con pratiche ascetiche medievali. Le sante del Medioevo, se analizzate con la lente della psichiatria odierna, potrebbero soddisfare i criteri diagnostici per l'anoressia. Nel cristianesimo medievale, il digiuno era parte di pratiche ascetiche volte a elevare lo spirito, liberandolo dai desideri carnali e dalla prigione del corpo. Il digiuno e le diete restrittive sono comuni in molte pratiche ascetiche attraverso culture diverse. Ciò che distingue le "sante anoressiche" medievali dalle pazienti moderne non sono i motivi del digiuno, ma il modo in cui il contesto culturale interpreta questa condizione. Sebbene le anoressiche moderne non digiunino per motivi religiosi, il desiderio di elevazione intellettuale e spirituale non è loro estraneo. Il rendimento scolastico delle pazienti anoressiche è solitamente superiore alla media, e prima dell'insorgenza dei sintomi alimentari, incarnavano spesso un modello di "figlia ideale".
L'Anoressia e il Ruolo delle Relazioni Familiari e Interpersonali
Un altro tipo di digiuno noto è quello per protesta, una forma di protesta non violenta che mira a far ricadere la colpa su qualcuno, sottolineando la propria superiorità morale. I digiuni di Gandhi, ad esempio, ebbero un forte impatto perché il destinatario - l'Impero Britannico - si presentava come portatore di civiltà. Proteste e accuse non dichiarate sono presenti anche nell'anoressia.
Il confronto competitivo e l'ipercriticismo sono spesso valori e atteggiamenti condivisi all'interno delle famiglie in cui si sviluppa l'anoressia, come evidenziato da Selvini Palazzoli e Ugazio. Spesso, uno o entrambi i genitori promuovono l'importanza della competizione per il successo e l'immagine sociale. La competizione non è solo esterna alla famiglia, ma si manifesta anche al suo interno. Come afferma Ugazio, "la lotta per la definizione della relazione è argomento costante della conversazione delle famiglie dove si sviluppa l’anoressia. L’oggetto del contendere, i «contenuti» del conflitto sono di regola irrilevanti, mentre chi abbia la supremazia (one-upmanship) è ciò che conta".
Molto spesso, più o meno apertamente, uno dei genitori considera l'altro inferiore intellettualmente e/o socialmente. Le questioni di superiorità o inferiorità riguardano tutte le differenze tra i coniugi e tra i membri della famiglia. Per questo motivo, le differenze vengono sia bramate che temute. "Poiché ogni definizione di sé è connotata in termini di più e di meno e dà luogo a una superiorità o a un’inferiorità rispetto agli altri, le differenze sono immediatamente colte, ma temute, negate, osteggiate, spesso ritenute illegittime. Le differenze non sono infatti al servizio della cooperazione. Al contrario, servono all’affermazione della propria superiorità di contro agli altri membri del nucleo, alla prevaricazione, o sono un indizio del proprio scacco, della propria disfatta. Per questo in queste famiglie la differenziazione individuale è ostacolata".
La figlia anoressica è tipicamente superiore ai fratelli e alle sorelle in tutte le prestazioni, in particolare quelle scolastiche. Anche l'attenzione alla dieta, al peso e all'alimentazione ha spesso un ruolo importante in famiglia e precede l'insorgenza dell'anoressia nella paziente. Non sono rare le famiglie che gestiscono ristoranti, pasticcerie o rivendite di generi alimentari, oppure in cui vi è una tendenza al sovrappeso nel padre, mentre madre e/o sorella sono in perenne lotta con le diete per mantenere la linea.

Perché l'Anoressia si Sviluppa di Solito nell'Adolescenza?
Il fatto che l'anoressia tipica insorga dopo la pubertà non è casuale. La tendenza a competere della futura anoressica, acquisita in una famiglia dove i confronti competitivi sono sempre presenti, viene circoscritta ai fratelli e ai coetanei finché è una bambina. In questa fase, riceve conferme e apprezzamenti dal genitore preferito e dagli altri adulti familiari; un bambino, per quanto attraente e brillante, raramente viene percepito come minacciante dagli adulti.
Con l'adolescenza, in queste famiglie dove prevale quella che Ugazio definisce la "semantica del potere", un equilibrio si rompe. Le future anoressiche, crescendo, si trovano quasi inevitabilmente a competere con i genitori e con gli altri adulti della famiglia, semplicemente perché competere è la loro modalità caratteristica di interagire. Il confronto può riguardare la bellezza, l'eleganza, l'intelligenza, le capacità sportive. Poco importa il terreno su cui misurarsi, ciò che conta è chi ha la meglio.
Va detto che non sono solo le future anoressiche ad essere competitive verso fratelli, sorelle e genitori. Con il sopraggiungere dell'adolescenza, anche i genitori si sentono minacciati dai figli. Si tratta di genitori che generalmente si propongono ai figli come modelli. Spesso frustrati da un partner poco gratificante e da genitori avari di conferme, trovano gratificazioni nella rilevanza e nelle gratificazioni che i figli attribuiscono loro. Soffrono, quindi, quando si accorgono dell'importanza che ora assumono per i loro figli insegnanti, allenatori sportivi, genitori di loro fidanzati o amici. Si risentono e spesso si offendono quando l'adolescente si entusiasma per idee, forme di comportamento, svaghi, letture, interessi diversi dai loro, che la ragazza apprende attraverso frequentazioni autonome. Tutti questi comportamenti deludono la futura anoressica, contribuendo all'esordio del disturbo.
Adolescenza e Problemi Psicologici
Storie di Anoressia: Testimonianze ed Esperienze Reali
Due brevi cenni a due casi di anoressia possono aiutare a comprendere le dinamiche di queste famiglie.
Il Caso di Sabina: Tra Carnivori e Vegetariani
Sabina, una diciassettenne anoressica, è figlia unica di genitori estremamente diversi. Il padre è un uomo robusto e carnivoro, mentre la madre, un'avvocatessa, è minuta, magra e vegetariana. La madre, già tre anni prima di contattare i terapeuti, aveva intuito l'anoressia della figlia, ma attendeva che Sabina ammettesse il problema. Durante la prima seduta, Sabina scoppia a piangere, lamentandosi di non essere intelligente come sua cugina. Ottiene buoni voti solo studiando intensamente e teme di finire come sua zia, una semplice impiegata, a differenza della madre, intelligente e con una professione prestigiosa.
Per il padre, queste sofferenze derivano dall'abitudine della moglie di fare paragoni. Per la madre, il problema è che la figlia non si sente alla sua altezza e non è naturalmente portata allo studio. Sabina deve inoltre lottare con il cibo perché non è biologicamente magra come la madre, che da sempre mostra scarso interesse per l'alimentazione. In questa famiglia, la madre è in posizione vincente, mentre il padre è in posizione di inferiorità.
Il Caso di Gioia: Genitori in Lotta per la Posizione di "Vincenti"
In altre famiglie, le configurazioni sono diverse e i "vincenti" si trovano nella famiglia estesa del padre. Gioia, una quindicenne anoressica, ha un padre primario medico in un ospedale di provincia. Nonostante sia in competizione con i suoi due fratelli, è il meno affermato nella professione che li accomuna. Nella visione del clan familiare, i medici occupano il vertice della specie umana. La moglie del padre conserva tracce di una bellezza considerata leggendaria nella mitologia familiare. Di estrazione sociale inferiore al marito, ha studiato e messo al mondo tre figli, laureandosi in età matura per essere all'altezza del marito e del suo clan. Tuttavia, questo non le è servito a guadagnare la stima della famiglia del marito né la fedeltà di quest'ultimo. In famiglia tutti sanno, anche se fingono di non saperlo, che il padre tradisce regolarmente la moglie.

L'Anoressia Nervosa: Una Malattia Mentale, Non una Questione di Forza di Volontà
È comune sentire l'idea che chi soffre di disturbi alimentari "se lo sia scelto", attribuendo la causa a una debolezza della volontà. Questo presuppone che la persona impieghi la propria volontà per mantenersi malata, decidendo deliberatamente di ammalarsi. Affermazioni di questo tipo sono profondamente offensive e ledono la sensibilità di chi vive queste sofferenze.
Chi soffre di un disturbo alimentare non decide di ammalarsi. Non ha alcun potere o controllo quando sviluppa o soffre di un disturbo alimentare attivo. Non è lei a iniziare l'azione: è il disturbo alimentare a farlo. Non ha alcuna voce in capitolo. Non c'è controllo quando si parla di un disordine alimentare; non c'è alcun autocontrollo. Al contrario, chi ne soffre è completamente fuori controllo. Non decide di astenersi dal cibo o dal bere, di fare esercizio in modo compulsivo, di vomitare, di limitare il consumo di cibo o di correre chilometri. È la grave malattia mentale che comanda, non la persona affetta.
La Volontà e i Disturbi Alimentari: Un Concetto Errato
Se un disturbo alimentare fosse una questione di forza di volontà, le scelte sarebbero diverse. Immaginiamo di dover scegliere tra mangiare pochissime calorie e vivere con una fame tremenda, o sentire la pelle che si strappa per quanto tira. Rispetteremmo il disturbo alimentare o la nostra fame? Sceglieremmo tra fare esercizio fisico fino allo svenimento o sentirci così disgustati dal proprio corpo da pensare al suicidio? Sceglieremmo tra non mangiare una fetta di pizza desiderata o sentirci un tale fallimento da punirci? Ogni opzione è straziante, ma una porta più vicino all'obiettivo di perdere peso. "Ti sentirai meglio quando il tuo corpo sarà perfetto", dice il disturbo alimentare. "Ti sentirai meglio se mangerai a malapena. Avrai più controllo."
Più la malattia si insinua, più il cibo e il peso diventano fonte di ansia. Ogni volta che si risponde alla voce che dice di non mangiare, il messaggio si rinforza nel cervello. Evitare qualcosa che genera ansia porta il cervello a considerarla qualcosa di cui essere ansiosi proprio perché viene evitata.
La Distorsione della Percezione
Un altro modo subdolo in cui il disturbo alimentare sopravvive è distorcendo completamente la percezione di chi ne soffre, tanto che il suo corpo appare diverso da quello che chiunque altro vede. In molti casi, più si diventa magri, più ci si sente grassi.
Non ci vuole forza per avere un disturbo alimentare; ci vogliono malattia, miseria e un profondo odio verso se stessi. Ci vuole forza per recuperare. Non si può "provare a diventare anoressica per tre ore". L'anoressia è una malattia mentale, non qualcosa che si può semplicemente provare e poi smettere. "Provare" non fa parte di un disturbo alimentare. Nessuno "proverebbe" ad avere un disturbo alimentare se sapesse cosa comporta.
La forza di volontà è legata alla scelta, e i disturbi alimentari non sono una scelta. Parlare di disturbi alimentari che richiedono forza di volontà sminuisce l'impotenza e la mancanza di speranza provate sotto il dominio di una malattia così potente e mortale.
I Danni dell'Anoressia: Un Impatto Devastante su Corpo e Mente
L'anoressia nervosa è un disturbo gravemente debilitante con conseguenze potenzialmente letali. Il rifiuto ostinato di una regolare assunzione di cibo è un comportamento dettato da una forte ostilità nei confronti del proprio corpo. Il desiderio ossessivo di perdere peso si trasforma in un drastico ed eccessivo controllo della fame, fino al digiuno. Ne consegue una malnutrizione che può portare a danni estesi in diversi sistemi del corpo:
- Calo della temperatura corporea: legato alla perdita di massa grassa.
- Problemi cardiovascolari: bradicardia (rallentamento del battito cardiaco), ipotensione (bassa pressione sanguigna) e insufficienza cardiaca.
- Disturbi gastrointestinali: costipazione, rallentamento della digestione e gastroparesi (svuotamento gastrico ritardato).
- Osteopenia e osteoporosi: causate dalla riduzione della densità ossea, con rischio di fratture.
- Amenorrea nelle donne: interruzione o perdita temporanea del ciclo mestruale a causa della malnutrizione e della riduzione del grasso corporeo.
- Anemia e carenze vitaminiche/minerali: che possono portare a disturbi ematici e astenia generale.
- Danni renali: dovuti all'assunzione insufficiente di liquidi e nutrienti.
- Problemi dermatologici: pelle secca e squamosa, capelli fragili, unghie deboli.
- Disturbi del cavo orale: erosione dentale, fratture, assottigliamento degli incisivi, ingiallimento dello smalto.
A livello cognitivo, l'eccessiva magrezza riduce drasticamente la velocità di elaborazione delle informazioni, la capacità di attenzione e concentrazione, con un calo nella memoria e nel problem solving.

Trattamento e Prevenzione: Un Percorso Multidisciplinare verso la Guarigione
Affrontare l'anoressia nervosa richiede un approccio multidisciplinare e un percorso di cura spesso lungo e faticoso. Centrale è il ruolo dello psicologo-psicoterapeuta, poiché la psicoterapia è considerata la cura d'elezione.
L'Importanza del Supporto Psicologico
Il supporto psicologico è fondamentale. Incoraggiare la persona a cercare un aiuto professionale è cruciale. Aiutare una persona con anoressia richiede sensibilità, pazienza e comprensione, offrendo un supporto emotivo senza giudizio in un ambiente sicuro e privo di pressioni.
La terapia cognitivo-comportamentale potenziata (CBT-E) è una forma specifica di terapia cognitivo comportamentale sviluppata per i disturbi del comportamento alimentare (DCA), che si concentra sull'accettazione del proprio corpo e sulla gestione della distorta immagine corporea. L'anoressia e la bulimia sono strettamente correlate a un difficile rapporto con la propria immagine corporea.
L'Approccio Terapeutico
Un trattamento efficace per l'anoressia nervosa coinvolge un'equipe di professionisti sanitari: medici, nutrizionisti, dietologi, endocrinologi, psicologi e psichiatri specializzati in DCA. L'obiettivo è agire direttamente sui meccanismi specifici del disturbo, affrontando non solo i sintomi fisici ma anche quelli psicologici, come la bassa autostima, il perfezionismo patologico, la paura della maturità e la difficoltà ad accedere al proprio mondo emotivo.
La terapia familiare è spesso inclusa nel protocollo di trattamento, poiché le dinamiche familiari giocano un ruolo significativo nello sviluppo e nel mantenimento del disturbo. L'accettazione della persona, senza giudizi critici sul suo comportamento alimentare, è essenziale.
Prevenzione e Sensibilizzazione
Gli interventi di prevenzione sono cruciali per sensibilizzare sul tema. Programmi educativi nelle scuole, campagne di sensibilizzazione e supporto ai genitori sono strumenti fondamentali. Diffondere informazioni corrette sui sintomi e sui rischi dei disturbi alimentari è un compito sociale importante. Il ruolo del pediatra e del medico di base è fondamentale nella strategia preventiva.

Affrontare il Problema: Strategie e Supporto
Se pensi di avere un disturbo alimentare, o se conosci qualcuno che potrebbe soffrirne, è importante agire. Cercare informazioni, compilare questionari di screening (pur consapevoli che non hanno valore diagnostico ufficiale) può essere un primo passo per comprendere meglio la situazione.
Adolescenza e Problemi Psicologici
È fondamentale comprendere che una persona anoressica ha uno scarso controllo sulla sua malattia e necessita di aiuto per sconfiggerla. Un atteggiamento di accettazione, privo di critiche, è terapeuticamente essenziale. Cercare un trattamento specialistico è il passo più importante. La guarigione è possibile, e un supporto adeguato può fare la differenza.
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