Giustizia Relazionale e Psicologia: Un Ponte tra Riparazione e Benessere

La giustizia relazionale, intesa come un approccio psicologico e pratico volto all'accoglienza e alla cura delle persone, delle relazioni e delle comunità, emerge come una risposta fondamentale ai bisogni generati da reati o illeciti. Essa si propone di riparare i danni, ricostruire la fiducia e ricomporre i conflitti che minano il tessuto sociale. Questo paradigma, che trova terreno fertile nella psicologia giuridica e nelle scienze sociali, offre nuove prospettive per la promozione del benessere individuale e collettivo, affrontando le complessità delle interazioni umane in contesti di sofferenza e devianza.

Persone che si stringono la mano in segno di riconciliazione

Le Fondamenta della Giustizia Riparativa

La giustizia riparativa (RJ) non è un concetto monolitico, ma un insieme di programmi e pratiche che condividono un nucleo filosofico comune. Al centro vi è la consapevolezza che un reato non è solo una violazione della legge, ma una lesione profonda che coinvolge individui e comunità, creando un bisogno impellente di riparazione. Programmi come la mediazione penale, le family group conferences e le restorative conferences sono espressioni concrete di questo approccio. Un elemento distintivo della RJ è la centralità della comunità nella risoluzione dei conflitti. Sebbene il reato possa coinvolgere direttamente autore e vittima, la sua ricaduta si estende all'intero sistema sociale, rendendo la partecipazione comunitaria essenziale per creare le condizioni necessarie al superamento delle ingiustizie percepite.

La trasversalità delle applicazioni della giustizia riparativa è un altro suo tratto distintivo. Essa non si limita all'ambito penale, ma si estende a diversi contesti di vita, dalla scuola al lavoro, dalle relazioni familiari ai conflitti di vicinato. Questo approccio promuove un'ottica di lavoro "con" le persone, focalizzandosi sulla qualità della vita e sull'attivazione delle risorse individuali e sociali. La psicologia positiva, con i suoi concetti di coraggio, speranza, ottimismo e resilienza, offre un prezioso supporto a questo modello, fornendo strumenti per potenziare le capacità di recupero e di crescita.

La Giustizia Interazionale: un Aspetto Cruciale

La giustizia interazionale, in particolare, si concentra sul rapporto tra chi prende decisioni e chi ne subisce gli effetti. Un'autorità è considerata giusta quando tratta i propri sottoposti con correttezza e dignità, comunicando le informazioni in modo trasparente. Studi hanno dimostrato che un trattamento equo nei rapporti interpersonali porta a un aumento dei comportamenti di cittadinanza e a livelli più elevati di performance lavorativa. In sostanza, la giustizia interazionale può essere vista come il "lato sociale" della giustizia procedurale, evidenziando come la percezione di equità nelle interazioni quotidiane sia fondamentale per il benessere individuale e la coesione sociale.

Psicologia e Giustizia: Un Dialogo Necessario

La psicologia, con il suo focus sullo studio della "psyché" - il soffio vitale e l'insieme delle funzioni superiori che definiscono l'essere umano - è intrinsecamente legata alla comprensione delle dinamiche relazionali e comportamentali. Nel contesto giuridico, psicologhe e psicologi si confrontano quotidianamente con le complessità delle vite di autori e vittime di reato, di famiglie in conflitto e di minori in situazioni di disagio. Il IV Convegno Nazionale di Psicologia Giuridica, organizzato da PsicoIus in collaborazione con l'Università di Sassari, ha rappresentato un momento cruciale per affrontare le nuove opportunità offerte dalla disciplina in un'ottica di promozione del benessere individuale e di comunità, evidenziando l'importanza di un approccio integrato tra psicologia e giustizia.

Alessandro De Carlo - IL RUOLO DELLA PSICOLOGIA DIFFUSA SUL TERRITORIO (18-04-2015)

L'Autore del Reato: Oltre la Semplice Colpevolezza

La giustizia riparativa ridefinisce la figura dell'autore del reato, spostando l'attenzione dalla mera violazione della norma alla comprensione del danno causato. L'autore è chiamato a rispondere delle conseguenze delle sue azioni, prima di tutto nei confronti della vittima. Questo processo non è solo un obbligo, ma può anche rispondere a un bisogno, spesso latente, di recuperare una visione equilibrata della realtà e di disattivare i meccanismi di "disimpegno morale" che permettono di svincolarsi dalla colpevolizzazione. Nell'impostazione tradizionale del diritto penale, l'autore spesso manca di reali occasioni per prendere coscienza dell'impatto delle sue azioni, mentre la giustizia riparativa mira a una responsabilizzazione autentica, attraverso il coinvolgimento attivo della vittima e della comunità.

La Vittima: Riconoscere la Soggettività e il Danno

La vittima di un reato è definita dall'esperienza di aver subito un danno. La risoluzione ONU del 1985 ha iniziato a collocarla all'interno del suo contesto esistenziale, ma il cammino verso un pieno riconoscimento della sua soggettività è ancora lungo. Nelle società industrializzate, la perdita degli incontri personalizzati rafforza stereotipi di vittime e carnefici, a scapito di rappresentazioni più complesse e contestualizzate. Il processo penale tradizionale, orientato al reo, spesso relega la vittima a un ruolo marginale, sia nell'ottica della deterrenza che in quella della rieducazione. La logica della punizione, inoltre, presuppone una trasformazione lineare del danno in pena, ma ci si interroga se questo costituisca un reale risarcimento e "faccia giustizia" per la persona lesa. La direttiva europea 2012/29/UE mira a stabilire norme minime per i diritti, l'assistenza e la protezione delle vittime, sottolineando l'importanza di tutelare sia le vittime primarie che quelle secondarie.

La Comunità: Un Attore Chiave nei Processi Riparativi

La comunità gioca un ruolo fondamentale nella giustizia riparativa, ma la sua funzione non è univoca. In contesti di violenza e omertà, la comunità può persino contribuire alla socializzazione al crimine e alla passività della vittima. Tuttavia, la giustizia riparativa riconosce e valorizza la complessa gamma di ruoli che la comunità può assumere. Essa può essere vittima essa stessa, destinataria di interventi di riparazione e rafforzamento del senso di sicurezza collettivo, o attore sociale in un percorso di pace. La comunità può proteggere le vittime da ulteriori offese, i rei da vendette, e creare condizioni favorevoli alla riparazione. Il rispetto della dignità umana, infatti, richiede un senso di connessione e solidarietà, anche nei confronti dei responsabili del danno. La responsabilità individuale è rafforzata dall'interdipendenza dagli altri.

Mappa concettuale della giustizia riparativa

La Funzione Facilitatrice: Guida e Mediazione

I processi di riparazione, riequilibrio e reintegrazione necessitano di una funzione facilitatrice. Questa figura, terza, equa e imparziale, deve possedere specifiche conoscenze e capacità, ed essere adeguatamente formata. Essa agevola l'incontro delle parti, promuove la reciprocità dell'ascolto e guida il processo verso la risoluzione del conflitto. Non si tratta necessariamente di mediazione penale, che è solo una delle possibili pratiche riparative, ma di un ruolo più ampio che considera le persone, il danno, l'orientamento rigenerativo e la volontarietà della partecipazione.

Oltre il Reato: Applicazioni Diffuse della Giustizia Riparativa

L'interesse della giustizia riparativa non si limita ai reati penali. Si estende a tutti i tipi di conflitti che possono sorgere in comunità, scuole, luoghi di lavoro e famiglie. L'obiettivo non è solo rispondere al conflitto, ma anche prevenirlo, prendendosi cura delle relazioni e promuovendo il benessere. Le pratiche riparative mirano a ricostruire il senso di comunità, spesso compromesso nelle società contemporanee, attraverso la promozione di occasioni di benessere individuale e collettivo.

Il Modello Co.Re.: Comunità di Relazioni Riparative

Il modello di Comunità Relazionale Riparativa (Co.Re.) rappresenta un'innovazione significativa nel campo della giustizia relazionale. Esso si basa sull'idea che il benessere individuale e collettivo dipenda dalla qualità delle relazioni e dalla capacità della comunità di rispondere in modo costruttivo ai conflitti e ai danni. Questo modello integra principi della psicologia positiva, come resilienza, coraggio, speranza e ottimismo, promuovendo un approccio "promozionale" al benessere. La Co.Re. mira a rafforzare le connessioni tra individui e comunità, offrendo un luogo rigenerativo per le risposte mancate e promuovendo la piena attivazione delle "capabilities" delle persone.

La Psicologia Giuridica e le Prescrizioni dei Tribunali

Il rapporto tra psicologia e giustizia presenta nodi critici, specialmente quando si tratta di prescrizioni giudiziarie. L'Ordine degli Psicologi della Calabria ha sollevato interrogativi sulla possibilità per i tribunali di imporre trattamenti sanitari ai genitori in casi di separazione, divorzio e affidamento dei figli. Sebbene il diritto all'autodeterminazione sia fondamentale, esso può subire compressioni in nome della tutela sociale. La questione si complica quando i doveri genitoriali entrano in gioco, poiché essere genitori comporta responsabilità che, se non adempiute, possono portare a interventi restrittivi. La psicologia, con la sua comprensione delle dinamiche relazionali non lineari, si scontra talvolta con l'ottica normativa del diritto, che cerca categorie univoche e prescrizioni chiare.

La definizione di "giusto" o "sbagliato" nella prassi psicologica è spesso sfumata, mentre il diritto opera con leggi e norme. Nei contesti giudiziari, lo psicologo può assumere diverse funzioni (CTU, consulente di parte, ecc.), ma i tempi e le modalità dell'intervento psicologico non sempre coincidono con quelli della giustizia. L'approccio psicologico, orientato alla costruzione di una domanda di intervento insieme alle parti e all'accompagnamento nel riconoscimento di quanto accaduto, può offrire una prospettiva diversa rispetto a un approccio puramente prescrittivo o sanzionatorio.

Il Consenso Informato e i Limiti dell'Imposizione

Il principio del consenso informato è cruciale, ma la sua applicazione in contesti giudiziari solleva questioni complesse. Se da un lato ogni individuo è libero di scegliere se sottoporsi a cure sanitarie, dall'altro questo diritto può essere limitato quando confligge con la tutela sociale. L'idea di imporre un cambiamento di idee o convinzioni, anche se con un intento generoso, è considerata inefficace e una distorsione dell'intervento psicologico. Tuttavia, essere genitore comporta doveri che, se non adempiuti, possono portare a interventi dello Stato. La scelta di aderire a un percorso di supporto alla genitorialità, anche se motivata dalla volontà di preservare la relazione con il figlio, può essere considerata un consenso valido, simile a quello prestato per salvarsi la vita.

Restorative Justice and Psychology: A Bridge Between Repair and Well-being

Relational justice, understood as a psychological and practical approach aimed at welcoming and caring for people, relationships, and social communities, emerges as a fundamental response to the needs generated by crimes or illicit acts. It seeks to repair damages, rebuild trust, and mend conflicts that undermine the social fabric. This paradigm, which finds fertile ground in forensic psychology and social sciences, offers new perspectives for promoting individual and collective well-being, addressing the complexities of human interactions in contexts of suffering and deviance.

People shaking hands in reconciliation

The Foundations of Restorative Justice

Restorative Justice (RJ) is not a monolithic concept but a set of programs and practices that share a common philosophical core. At its heart is the understanding that a crime is not merely a violation of the law but a profound injury that affects individuals and communities, creating an urgent need for repair. Programs such as victim-offender mediation, family group conferencing, and restorative conferencing are concrete expressions of this approach. A distinctive element of RJ is the centrality of the community in conflict resolution. While a crime may directly involve an offender and a victim, its impact extends to the entire social system, making community participation essential for creating the conditions necessary to overcome perceived injustices.

The cross-cutting applicability of restorative justice is another of its distinguishing features. It is not limited to the criminal justice sphere but extends to various life contexts, from schools to workplaces, from family relationships to neighborhood disputes. This approach promotes an " I work with" perspective, focusing on quality of life and the activation of individual and social resources. Positive psychology, with its concepts of courage, hope, optimism, and resilience, offers valuable support to this model, providing tools to enhance recovery and growth capabilities.

Restorative Justice and Psychology: A Necessary Dialogue

Psychology, with its focus on the study of the "psyche" - the vital breath and the set of higher functions that define human beings - is intrinsically linked to understanding relational and behavioral dynamics. In the legal context, psychologists and psychological professionals daily confront the complexities of the lives of offenders and victims, families in conflict, and young people in situations of distress. The IV National Conference on Forensic Psychology, organized by PsicoIus in collaboration with the University of Sassari, represented a crucial moment to address the new opportunities offered by the discipline from the perspective of promoting individual and community well-being, highlighting the importance of an integrated approach between psychology and justice.

Alessandro De Carlo - IL RUOLO DELLA PSICOLOGIA DIFFUSA SUL TERRITORIO (18-04-2015)

The Offender: Beyond Simple Culpability

Restorative justice redefines the figure of the offender, shifting the focus from mere violation of the law to understanding the harm caused. The offender is called to account for the consequences of their actions, primarily towards the victim. This process is not just an obligation but can also respond to a latent need to regain a balanced view of reality and to deactivate the mechanisms of "moral disengagement" that allow one to escape self-blame. In the traditional framework of criminal law, the offender often lacks real opportunities to become aware of the impact of their actions, whereas restorative justice aims for authentic accountability through the active involvement of the victim and the community.

The Victim: Recognizing Subjectivity and Harm

A victim of a crime is defined by the experience of having suffered harm. The UN Resolution of 1985 began to place the victim within their existential context, but the path toward full recognition of their subjectivity is still long. In industrialized societies, the loss of personalized interactions reinforces stereotypes of victims and perpetrators, at the expense of more complex and contextualized representations. The traditional criminal justice process, offender-oriented, often relegates the victim to a marginal role, both in terms of deterrence and rehabilitation. The logic of punishment also presupposes a linear transformation of harm into penalty, but questions arise as to whether this constitutes real compensation and "does justice" for the injured person. European Directive 2012/29/EU aims to establish minimum standards for the rights, assistance, and protection of victims, emphasizing the importance of protecting both primary and secondary victims.

The Community: A Key Player in Restorative Processes

The community plays a fundamental role in restorative justice, but its function is not monolithic. In contexts of violence and complicity, the community can even contribute to the socialization into crime and the victim's passivity. However, restorative justice recognizes and values the complex range of roles the community can assume. It can be a victim itself, a recipient of repair and collective security-building interventions, or a social actor in a peace process. The community can protect victims from further harm, offenders from retaliation, and create favorable conditions for repair. Respect for human dignity, in fact, requires a sense of connection and solidarity, even towards those responsible for the harm. Individual responsibility is strengthened by interdependence with others.

Conceptual map of restorative justice

The Facilitating Role: Guidance and Mediation

Processes of repair, balancing, and reintegration require a facilitating role. This figure, third-party, fair, and impartial, must possess specific knowledge and skills and be adequately trained. They facilitate the meeting of parties, promote mutual listening, and guide the process toward conflict resolution. This is not necessarily about criminal mediation, which is only one of the possible restorative practices, but a broader role that considers people, harm, a regenerative orientation, and voluntary participation.

Beyond Crime: Widespread Applications of Restorative Justice

The interest of restorative justice extends beyond criminal offenses. It encompasses all types of conflicts that can arise in communities, schools, workplaces, and families. The goal is not only to respond to conflict but also to prevent it, by caring for relationships and promoting well-being. Restorative practices aim to rebuild the sense of community, often compromised in contemporary societies, by promoting opportunities for individual and collective well-being.

The Co.Re. Model: Community of Restorative Relationships

The Community of Restorative Relationships (Co.Re.) model represents a significant innovation in the field of relational justice. It is based on the idea that individual and collective well-being depend on the quality of relationships and the community's ability to respond constructively to conflicts and harms. This model integrates principles of positive psychology, such as resilience, courage, hope, and optimism, promoting a "promotional" approach to well-being. Co.Re. aims to strengthen connections between individuals and communities, offering a regenerative space for missed responses and promoting the full activation of people's "capabilities."

Forensic Psychology and Court Prescriptions

The relationship between psychology and justice presents critical issues, especially when it comes to judicial prescriptions. The Order of Psychologists of Calabria has raised questions about the possibility for courts to impose health treatments on parents in cases of separation, divorce, and child custody. While the right to self-determination is fundamental, it can be limited in the name of social protection. The issue becomes complicated when parental duties are involved, as being a parent entails responsibilities that, if not fulfilled, can lead to restrictive interventions. Psychology, with its understanding of non-linear relational dynamics, sometimes clashes with the normative perspective of law, which seeks unambiguous categories and clear prescriptions.

The definition of "right" or "wrong" in psychological practice is often nuanced, whereas law operates with statutes and norms. In judicial contexts, the psychologist may assume various roles (court-appointed expert, party consultant, etc.), but the timing and methods of psychological intervention do not always align with those of justice. A psychological approach, focused on constructing a demand for intervention with the parties and guiding them in recognizing what has happened, can offer a different perspective than a purely prescriptive or sanctioning approach.

Informed Consent and the Limits of Imposition

The principle of informed consent is crucial, but its application in judicial contexts raises complex issues. While every individual is free to choose whether to undergo medical treatment, this right can be limited when it conflicts with social protection. The idea of imposing a change in ideas or beliefs, even with a generous intent, is considered ineffective and a distortion of psychological intervention. However, being a parent entails duties that, if not fulfilled, can lead to state intervention. The choice to participate in a parenting support program, even if motivated by the desire to preserve the relationship with one's child, can be considered valid consent, similar to that given to save one's life.

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