Lacan e l'Insegnamento della Psicoanalisi: Un Legame Indissolubile tra Linguaggio e Soggetto

Milano, 28 febbraio 1981

Introduzione alla Conferenza di Jacques-Alain Miller

La conferenza tenuta da Jacques-Alain Miller, curatore delle pubblicazioni dei seminari di Jacques Lacan e figura centrale nell'ambito della psicoanalisi lacaniana, si è focalizzata su un tema di primaria importanza: "Lacan e l'insegnamento della psicoanalisi". Questo appuntamento, svoltosi a Milano, ha offerto un'occasione preziosa per addentrarsi nel pensiero di Lacan, specialmente in un momento di transizione per la comunità psicoanalitica francese, segnato dalla recente dissoluzione dell'École freudienne e dalla nascita della nuova École de la Cause freudienne, sotto la guida di Lacan stesso. Miller, in qualità di segretario generale di quest'ultima, ha delineato il percorso e il significato dell'insegnamento lacaniano, evidenziandone la centralità e l'unicità nel panorama psicoanalitico.

Jacques-Alain Miller

Trent'anni di Insegnamento: Dalla Discrezione alla Presenza Pubblica

L'insegnamento di Jacques Lacan ha attraversato un periodo di trent'anni, iniziando nel 1951 in un contesto privato, con un ristretto numero di ascoltatori, per poi diventare pubblico nel 1953. L'ospedale di St. Anne a Parigi divenne la sede di questo insegnamento, che si teneva davanti a cinquanta, sessanta persone e durava un decennio. Un aspetto fondamentale sottolineato da Miller è stata la "discrezione" di Lacan durante questi anni. Sotto il titolo apparentemente modesto di "Seminario di commento ai testi di Freud", Lacan affrontava ogni anno un tema nuovo, incentrato sulle opere freudiane. Ciò che oggi sappiamo è che la stenografia di questi seminari costituisce un corpus di scritti di inestimabile valore, paragonabile a un vero e proprio libro, reso accessibile grazie al lavoro di Miller stesso, con il consenso e il sostegno di Lacan. La pubblicazione di questi corsi degli anni '50 rivela la loro intrinseca attualità, confermando la natura "precursore" del pensiero lacaniano.

Nel 1963, Lacan fu costretto a interrompere il suo seminario all'ospedale di St. Anne, ma lo riprese immediatamente presso l'École Normale Supérieure nel quartiere latino, di fronte a un pubblico di trecento persone. Questo periodo coincideva con l'ascesa dello strutturalismo, un movimento che, per gli studenti dell'epoca, rappresentava una "boccata d'aria fresca" per la sua enfasi sul significante piuttosto che sul significato. Dopo il '68, Lacan fu allontanato dall'École Normale Supérieure, in parte a causa della percezione che il movimento studentesco fosse nato per suo influsso, una visione che Miller definisce "eccessiva". La verità, secondo Miller, risiedeva nel fatto che l'insegnamento di Lacan "sminuiva" quello universitario. Nonostante ciò, Lacan continuò il suo insegnamento nell'aula magna della facoltà di diritto, proseguendo fino all'anno precedente la conferenza.

Edificio della Sorbona

Il Vuoto e il Panico: La Mancanza dell'Insegnamento Lacaniano

La novità che ha portato Miller a Milano era la decisione di Lacan di non annunciare un nuovo seminario per l'anno in corso, un evento senza precedenti dopo trent'anni di insegnamento. Questa interruzione ha creato un "vuoto" e un "silenzio assordante" nella comunità psicoanalitica, in particolare in Francia, generando smarrimento e persino "panico" tra i suoi allievi. Miller ha interpretato questo fenomeno come una dimostrazione della profonda influenza e dell'importanza dell'insegnamento lacaniano, un fenomeno che, a suo dire, solo la psicoanalisi può spiegare, non la sociologia.

La Marginalità e l'Ostinazione dell'Insegnamento Lacaniano

La panoramica storica fornita da Miller mira a evidenziare la posizione di "vera e propria marginalità" che Lacan ha sempre occupato. Il suo insegnamento si è svolto "sui gradini dell'università, non al suo interno", in uno stato di "continua precarietà". L'insegnamento di Lacan è stato descritto come "ostinato", tenuto ogni settimana per trent'anni, con conferenze di due ore, senza riferimento a manuali, proponendo ogni volta un "passo nuovo". Nessuno, né tra gli intellettuali francesi né tra gli psicoanalisti, è riuscito a mantenere un pubblico così numeroso per un periodo così prolungato. Questo tipo di insegnamento, sebbene possa sembrare "gratuito" (non veniva pagato, a differenza della pratica analitica), era in realtà un dono prezioso. Seguire Lacan non era finalizzato all'ottenimento di un diploma, ma al puro desiderio di seguirlo.

La vita e gli studi di Jacques Lacan, Psicologia

La Pratica Analitica e il Vuoto dell'Esperienza

Miller affronta la questione di come questo insegnamento sia necessario per la pratica analitica. Egli sottolinea come Lacan si sia distinto per aver rivolto il suo discorso al pubblico generale, non solo agli psicoanalisti, parlando sempre della "pratica della psicoanalisi, di ciò che fa lo psicoanalista, dell’atto dello psicoanalista, di ciò che sfugge allo psicoanalista stesso". Oggi, secondo Miller, molti psicoanalisti parlano di tutto tranne che della loro pratica, perché "non sa quello che fa". L'insegnamento di Lacan offre loro la possibilità di "venirne a capo".

Un punto cruciale sollevato da Miller riguarda la tendenza degli psicoanalisti a chiudersi alla comunità scientifica, arroccandosi su Freud e sui suoi riferimenti scientifici datati. Al contrario, l'insegnamento di Lacan, pur richiamandosi a Freud, ha riattualizzato i suoi riferimenti scientifici, sostenuto dalla formula "l'inconscio è strutturato come un linguaggio". Questo ha aperto la strada a nuovi riferimenti linguistici, logici e matematici.

Il rifiuto della "chiusura" - sia sulla tecnica analitica che sul sapere analitico - caratterizza l'insegnamento di Lacan fin dall'inizio. Miller si interroga sul motivo dell'imbarazzo degli psicoanalisti nel rendere conto apertamente della loro pratica. La ragione risiede nel "vuoto ineliminabile" che essa comporta, un vuoto che gli psicoanalisti tendono a colmare con riferimenti all'energia psichica o alle categorie della psicologia generale, fuggendo così dall'esperienza. Lacan, invece, ha "guardato negli occhi" questo vuoto, rendendone conto e mostrando come potesse essere elaborato.

Dal "Tatto" all' "Estetico" e al "Matema": L'Insegnamento di Lacan come Formalizzazione

L'insegnamento di Lacan è uno sforzo per "rendere ragione della pratica quotidiana dello psicoanalista". Sebbene la psicoanalisi abbia effetti indubitabili sul soggetto, questi sono spesso "evanescenti". L'esperienza analitica presenta un "lato irriducibile", un aspetto "estetico", inerente al "gusto o al tatto", che si acquisisce con l'abitudine e la frequentazione dei pazienti. Questo aspetto viene trasmesso attraverso il "controllo", una sorta di "educazione al tatto".

Tuttavia, Lacan distingue qualcosa di più nell'esperienza psicoanalitica, qualcosa che va oltre l'estetico e che può essere "matematico", nel senso greco di matema, ciò che si può insegnare. Lo sforzo di Lacan è quello di ampliare la parte dell'esperienza psicoanalitica che dall'estetico può passare nel matema. Il matema riguarda il "puro significante", l'unica cosa che si può insegnare in un linguaggio di puro significante, senza ricorrere all'esperienza comune. La conquista della psicoanalisi è stata quella di "fare matemi con ciò che è impossibile dire".

Diagramma del linguaggio strutturalista

Il Linguaggio come Struttura Fondamentale del Soggetto

La discussione si sposta sulla natura del linguaggio e sul suo rapporto con la realtà e il soggetto. Miller critica la visione neopositivista che vede il linguaggio come funzionale al referente, sostenendo che l'esperienza analitica dimostra come il linguaggio sia "antinomico al referente" e che "non trova mai le parole giuste per cogliere le cose". La metafora e la metonimia sono i soli strumenti del linguaggio, e il "simbolo è l'assassinio della cosa", come diceva Lacan in un linguaggio hegeliano.

L'inconscio, pur nella sua inafferrabilità, si avvicina a noi "a partire dal linguaggio". La psicoanalisi non dispone di altri mezzi per cogliere il proprio oggetto. Il soggetto, in questa esperienza, non è il soggetto cartesiano che pensa e che è, ma un "soggetto che parla", "superato da quel che dice". Questo è il postulato di partenza dell'esperienza psicoanalitica: il soggetto è continuamente superato dalla sua stessa parola.

La Scuola Lacaniana: Fondazione e Obiettivi

La fondazione dell'École de la Cause freudienne nel 1980, riconosciuta da Lacan e promossa da Jacques-Alain Miller e altri suoi allievi, testimonia la volontà di mantenere "attiva la scoperta freudiana". L'Associazione Mondiale di Psicoanalisi (AMP), legata alla "Fondazione del campo freudiano", persegue l'obiettivo di promuovere la pratica e lo studio secondo l'insegnamento di Lacan, sviluppando attività di formazione e democratizzazione della psicoanalisi. L'AMP si impegna nella diffusione della psicoanalisi nel mondo, attraverso iniziative nell'ambito educativo e la comunicazione delle attività delle Scuole, anche presso le autorità di salute mentale. Stimola la creazione di Centri di Consultazione gratuiti per rendere il trattamento psicoanalitico accessibile al pubblico.

La Section clinique de Paris, attiva dal 1977 presso il Département de Psychanalyse de l’Université de Paris VIII, e l'Istituto freudiano, che segue il modello formativo di Lacan, sono esempi concreti di questa diffusione. Dalla morte di Lacan, Jacques-Alain Miller dirige il Dipartimento di Psicoanalisi dell’Università di Parigi VIII.

Logo dell'Ecole de la Cause Freudienne

Il Rapporto tra Soggetto e Linguaggio: La Prospettiva Kleiniana e Lacaniana

Il testo fornito accenna alle reticenze dell'ambiente psichiatrico francese, che hanno ritardato l'affermazione della psicoanalisi nel paese dopo la Seconda Guerra Mondiale. Viene poi introdotta la scuola di Nacht, che riprende aspetti della tematica kleiniana, focalizzandosi sulla concezione fantasmatica del rapporto oggettuale madre-bambino e sul concetto di "angoscia predisposta ad emergere".

La scuola lacaniana, pur avendo punti in comune con la teoria kleiniana, approfondisce la concezione degli oggetti buoni e cattivi in relazione al linguaggio. Viene introdotto il concetto di "forclusione del nome del padre", che impedisce la simbolizzazione e l'accesso al linguaggio, bloccando la metafora paterna, a causa del desiderio del bambino per la madre.

Lacan nel Contesto Psicoanalitico Francese: Dal "Stade du Miroir" all'Ecole Freudienne

Lacan fece il suo debutto nell'ambiente psicoanalitico francese nel 1936 con la conferenza "le stade du miroir". Dopo aver collaborato con i freudiani per lungo tempo, nel 1963 fondò ufficialmente l'"Ecole freudienne de Paris", con la collaborazione di figure come M. Mannoni e F. Dolto.

L'importanza degli studi lacaniani risiede nell'analisi del rapporto tra il soggetto e il linguaggio, che per Lacan genera il soggetto stesso e ha strette connessioni con l'inconscio. Questa prospettiva apre una nuova dimensione al problema dei disturbi relazionali. Tuttavia, viene osservato che l'opera lacaniana, pur stimolante teoricamente, manca di un "aggancio sociale", essendo più orientata a conferenze e seminari che a una pratica terapeutica volta all'integrazione del soggetto.

La tecnica terapeutica lacaniana richiede la neutralità dell'analista, visto come rappresentazione della morte, al fine di frustrare il soggetto e permettere la caduta delle "false certezze" e delle "maschere", favorendo così la riscoperta della "parola piena". Viene descritta come una "psicoanalisi aulica", destinata a un'élite socio-culturale, come suggerisce R. Castel, che parla di "oracoli" che legiferano su tutto nel nome di un "non-sapere".

Ritratto di Jacques Lacan

La Psicosi e il Linguaggio: La Prospettiva Lacaniana

Per Lacan, il rapporto tra soggetto e linguaggio è essenziale, con l'ambiente che funge da primo luogo linguistico. Il bambino, prima di avere un Io stabile, è "parlato". I procedimenti di simbolizzazione dell'inconscio sono strutturati come procedimenti stilistici del discorso; l'inconscio è il luogo privilegiato della parola, e l'uomo è "schiavo delle strutture linguistiche".

Lacan applica lo strutturalismo di Ferdinand de Saussure alla psicoanalisi, analizzando il concetto freudiano di inconscio. La futura personalità del bambino è modellata dal complesso edipico e dalla struttura del linguaggio. Il rapporto significante-significato si stabilisce attraverso i segni del linguaggio, e l'acquisizione del linguaggio corrisponde alla costituzione dell'Io.

Il soggetto psicotico, non parlando ma essendo parlato, mostra una passività legata alla mancanza di un Io ben strutturato. La "formazione dell'Io" richiede la mediazione dell'immagine del corpo. La psicosi è vista come il risultato di una "destrutturazione dell'immagine del corpo" sul piano dell'immaginario, che genera il "fantasma" del corpo spezzettato.

Lo "stadio dello specchio", fondamentale per la conquista dell'immagine corporea e la strutturazione dell'Io, è un concetto centrale. S. Leclaire, seguendo Lacan, studia la relazione tra significante e significato, e tra soggetto e parola, applicandola alla terapia delle psicosi, sostenendo la necessità di principi terapeutici derivati dalla natura intrinseca del disturbo psicotico.

L'esperienza della realtà è mediata dall'immaginazione e dalla simbolizzazione. Nelle psicosi, queste funzioni sono compromesse, il linguaggio è distorto e il segno non ha contemporaneamente funzione di significante e significato.

Forclusione e Mancanza: Le Radici della Psicosi

I lacaniani e Leclaire insistono sul concetto di Verdraengung (rimozione). Mentre l'eccessiva rimozione genera nevrosi, nelle psicosi si verifica la "forclusione", un rigetto che porta al delirio e all'allucinazione. La "forclusione del nome del padre" indica l'impossibilità del bambino di identificarsi con il padre nel triangolo edipico, escludendo la formazione di simboli e l'accesso al linguaggio. La forclusione agisce sul significante e implica una mancanza. È fondamentale riconoscere l'impossibilità di avvicinarsi ai soggetti psicotici partendo da schemi mentali, linguistici e culturali tradizionalmente considerati "normali".

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