Il concetto di "reale" ha assunto un'importanza sempre maggiore nei discorsi clinici della psicoanalisi, riferendosi all'inconscio reale, al reale del godimento e al reale del trauma. Tuttavia, nonostante la sua centralità nel lessico psicoanalitico contemporaneo, la sua definizione precisa sembra sfuggente. Questo articolo esplora la complessa nozione di reale nell'ambito della psicoanalisi, attingendo all'insegnamento di Jacques Lacan e alle interpretazioni di Jacques-Alain Miller, e analizzando le sue implicazioni negli interventi clinici reali.
La Domanda sul Reale: Dal Linguaggio al Reale
L'insegnamento di Jacques-Alain Miller, in particolare nel suo corso "L'uno-da-solo" (2010-2011), è profondamente segnato dalla domanda fondamentale: "Che cos'è, in fin dei conti, il reale?". Questa domanda assume un'importanza cruciale se si considera il contesto storico in cui la lettura di Lacan era prevalentemente incentrata sull'inconscio strutturato come linguaggio. In quegli anni, l'architettura complessiva dell'insegnamento lacaniano non era ancora chiaramente delineata, e gli allievi tendevano a estrarre aforismi dal suo testo, piuttosto che coglierne la struttura organica.
Miller, partendo da una prospettiva che si contrapponeva all'opinione corrente di allora - che vedeva Lacan come il teorico della rivoluzione psicoanalitica attraverso lo strutturalismo e le leggi del linguaggio - ha proposto una griglia interpretativa che individua una progressione nel pensiero di Lacan: da una causalità incentrata sull'immaginario, a una valorizzazione del simbolico negli anni '50, per poi giungere a un'enfasi sul reale. Questa sequenza, inizialmente percepita come semplificativa, acquista piena pertinenza alla luce della mappa interpretativa che Miller stesso ha delineato nel corso degli anni.
Il passaggio da un'enfasi sull'inconscio strutturato come linguaggio al reale modifica la gerarchia dei concetti all'interno del pensiero lacaniano. Mentre un approccio basato sul linguaggio pone l'accento sulla linguistica, sulla retorica e sulla "cosa che parla", un'analisi focalizzata sul reale sposta l'attenzione verso la logica, la matematica e la topologia, dove si manifesta la forza della pulsione.

La Forza della Parola: Retorica e Psicoanalisi
L'insegnamento di Lacan, soprattutto nelle sue prime fasi, è stato profondamente influenzato dalla retorica. Come sottolinea Miller, la retorica mira a "muovere qualcosa attraverso le parole", a toccare, commuovere e turbare. In questo senso, la psicoanalisi non si esaurisce nella spiegazione (Erklären), ma coinvolge un'azione sulla psiche del paziente attraverso la scelta e la disposizione delle parole. L'interpretazione, la sua formulazione e il termine scelto, non sono mai indifferenti; alcune parole colpiscono, altre no, talvolta con effetti sorprendenti anche per l'analista stesso.
Questa potenza d'agitazione della parola è particolarmente evidente nella fase iniziale di un'analisi, quando si instaura la traslazione e le parole sembrano muovere le cose con rapidità sorprendente. Miller distingue tra "inconscio di traslazione" e "inconscio reale". All'inizio dell'esperienza analitica, si ha a che fare principalmente con l'inconscio di traslazione, dove le parole sono cariche di senso. È necessario tempo affinché le parole si "scarnifichino" dal senso per giungere all'inconscio reale, un obiettivo che non è sempre raggiungibile in ogni cura.
La Pulsione e la Resistenza del Reale
Man mano che l'esperienza analitica si alleggerisce dall'influenza della linguistica e della retorica, emergono in Lacan riferimenti alla logica, alla matematica e alla topologia, domini in cui si manifesta la forza della pulsione. Un esempio storico illuminante si trova in Tucidide: il discorso di Pericle, un elogio della democrazia ateniese, è un esempio di retorica persuasiva. Tuttavia, il discorso successivo degli ambasciatori ateniesi ai Meli, basato sulla forza bruta ("cedete perché non avete i mezzi per resistere"), rappresenta un linguaggio più diretto e brutale.
La forza in psicoanalisi, analogamente, è la forza della pulsione. La pulsione non si lascia convincere dalle belle parole o sedurre dal senso; essa vuole soddisfazione. Nel sogno, che rappresenta il desiderio come soddisfatto, la forza della pulsione può comunque irrompere e disturbare il sonno se supera certi limiti. Lacan illustra questo concetto nel Seminario XI, mostrando come il passaggio dai mezzi del simbolico alla fase successiva reintroduca la pulsione, dopo averla inizialmente squalificata per valorizzare il linguaggio.
Con lo spostamento verso la matematica come riferimento, Lacan cerca un linguaggio capace di cogliere la resistenza della pulsione. L'oggetto matematico, descritto da Alain come "duro" e accessibile solo tramite conoscenza esatta, è insensibile alla retorica e alla disperazione. La matematica offre un tipo di resistenza che la parola, agendo sulle emozioni, non può penetrare. Quando Lacan riqualifica la pulsione, passando dalla linguistica alla matematica, è perché i movimenti di senso non sono più sufficienti di fronte alla resistenza pulsionale incontrata nella clinica.

Cosa è il Reale? Tra Topologia e Biologia
Affrontare la domanda "Che cos'è il reale?" è complesso, poiché si rischia di cadere in concezioni correnti che lo associano a qualità empiriche come durezza, sostanzialità o impenetrabilità, o di ricorrere alla biologia, dove il reale sarebbe ciò che non è psichico e può essere trattato farmacologicamente. La psichiatria, in questo senso, appare più "concreta" perché interviene sulla realtà biologica del corpo.
Freud stesso, secondo Miller, considerava il reale come la biologia. Tuttavia, per restare "sulla stessa lunghezza d'onda" della domanda sul reale senza scivolare nell'ontologia, Miller suggerisce che per Lacan il reale sia la topologia. Sebbene Lacan non affermi esplicitamente che "il reale è topologia", egli sostiene che "la struttura è il reale". La topologia, con il suo rapporto con lo spazio, viene definita da Miller come "pura relazione spaziale che, rispetto allo spazio comune, deve essere segnato con la negazione, un non-spazio, se posso indicare in questo modo che non si tratta di qualcosa di sensibile".
Questo "spazio non sensibile" richiama la distinzione kantiana tra via sensibile e via intellegibile alla conoscenza. Kant considerava spazio e tempo come forme a priori della sensibilità. Lacan, partendo dalla topologia, rivendica una nuova estetica trascendentale, considerando le intuizioni pure dello spazio e del tempo strutturate in modo diverso attraverso la topologia, una disciplina che Kant non conobbe.
La topologia implica una "smaterializzazione del reale", riducendolo a un fascio di relazioni spaziali. Lacan la definisce una "geometria duttile, elastica", che, pur contrastando con l'idea di un oggetto duro, presenta direzioni impossibili da percorrere, come nel caso del nastro di Moebius, dove "non c'è un'altra parte". Per quanto elastica sia una figura topologica, la sua struttura rimane invariata. La trasformazione di uno spazio topologico richiede una violazione, un taglio, una destrutturazione e ricostituzione.
MASSIMO RECALCATI - Lacan e la psicologia del linguaggio
Dalla Clinica della Metafora alla Clinica Borromea
L'insegnamento di Lacan evolve dalle figure topologiche utilizzate nel seminario sull'identificazione alle strutture del nodo borromeo nel suo ultimo insegnamento. Questo segna il passaggio a una "clinica borromea", in contrapposizione alla clinica della metafora e della metonimia, che è una clinica del senso. La clinica borromea, sebbene percepita come difficile da concretizzare, non va intesa come un'applicazione di strutture preesistenti al materiale clinico, ma piuttosto come un'emersione delle linee di forza strutturali dal materiale stesso.
La Psicoanalisi Contemporanea: Oltre il Modello Pulsionale
La psicoanalisi contemporanea ha attraversato una profonda trasformazione, allontanandosi dal modello pulsionale per abbracciare un approccio relazionale. Autori come Harry Stack Sullivan, Fairbairn, Guntrip, Winnicott e Kohut hanno spostato l'attenzione dalle pulsioni alle relazioni reali e al loro impatto sulla formazione del pensiero e della patologia. La ricerca contemporanea, in particolare quella sull'attaccamento e sull'infant research (Lou Sander, Daniel Stern, Beatrice Beebe), ha fornito una solida base empirica per la comprensione del legame tra relazioni umane e funzionamento mentale.
Questo passaggio da una metapsicologia pulsionale a una relazionale ha portato a un inconscio relazionale. Mentre Freud inferiva lo sviluppo umano dalla patologia adulta, i modelli contemporanei leggono la patologia adulta sulla base dell'osservazione di bambini "reali" nel loro sviluppo. Anche le teorie sulla coscienza sono informate da questi studi, come dimostra il riferimento di Damasio a Stern.
La relazione terapeutica, un tempo vista come il teatro in cui si agitavano pulsioni e difese, è ora il fulcro della clinica. La sofferenza psicologica è interpretata come sofferenza relazionale che si manifesta nella relazione con l'analista. La qualità della relazione stessa emerge come il predittore più stabile e valido del successo di una psicoterapia, superando l'importanza dei "specifici ingredienti" empiricamente supportati.
La Psicoanalisi Familiare: Intersoggettività e Trasmissione
L'ambito della psicoanalisi si è progressivamente ampliato al lavoro clinico in situazioni plurisoggettive, come il gruppo, la coppia e la famiglia. A partire dalla metà degli anni '70, la famiglia è diventata un oggetto di interesse sistematico, dando origine a un panorama teorico e clinico variegato.
Concetti chiave come l'"intersoggettività" e la "pluralità psichica" sono centrali in questo approccio. L'intersoggettività, definita da René Kaës, non è una mera somma di interazioni, ma "l'esperienza e lo spazio della realtà psichica che si definisce attraverso i… rapporti [dei] soggetti in quanto soggetti dell'inconscio". Essa rende conto dello "spazio psichico tra due o più soggetti… [che] comprende processi, formazioni ed esperienze specifici, i cui effetti orientano la crescita dei soggetti dell'inconscio".
Le trasformazioni familiari nel contesto del "disagio della postmodernità" hanno portato a un offuscamento della figura paterna e a una "genitorializzazione" dei figli, con un indebolimento dell'autorità genitoriale. Questo indebolimento priva la famiglia di un modello strutturante. Nonostante le modifiche strutturali, la famiglia continua a svolgere un ruolo nella perpetuazione della vita e nella trasmissione, ma le metamorfosi attuali mettono in discussione il valore strutturante del principio genealogico.
Si parla di "trasmissione transgenerazionale" e di "difetto di trasmissione", dove ciò che viene trasmesso è "ciò che non può beneficiare di questo lavoro psichico [di trasformazione, elaborazione, simbolizzazione]". Questo "difetto di trasmissione" si deposita nei legami familiari, in particolare nelle alleanze inconsce, creando un disagio nei legami e cedimenti nella formazione delle identificazioni e dei contratti intersoggettivi.
Le indicazioni per una psicoterapia psicoanalitica familiare hanno storicamente riguardato situazioni di sintomatologia psicotica, anoressica o psicosomatica, caratterizzate da una carenza nella funzione del pensiero e della simbolizzazione, e nella funzione di contenimento. Tuttavia, anche famiglie con funzionamento nevrotico accedono sempre più alla terapia familiare.
Le sedute si svolgono in un ambiente neutro, con una frequenza settimanale o quindicinale, e richiedono la presenza di almeno due generazioni. Le regole fondamentali includono la presenza bi (o multi) generazionale simultanea, la libera associazione e la regola di astinenza, che delinea il ruolo dell'analista nell'ascoltare e interpretare senza fornire soluzioni dirette. L'interpretazione è diretta al funzionamento intersoggettivo familiare, mirando a produrre cambiamenti significativi nel suo funzionamento inconscio.
Il controtransfert, in questo contesto, assume una specificità come produzione gruppale, accogliendo affetti, rappresentazioni e azioni dell'analista in risposta al transfert della famiglia. Il "transfert sul setting" può manifestarsi in diverse forme, rivelando aspetti psicotici o la riattualizzazione dell'involucro familiare.

Il Caso Clinico: Scrittura, Reale ed Etica
La scrittura del caso clinico continua a essere una forma elettiva nella formazione degli allievi psicoanalitici, poiché rappresenta una storia che parla del Reale, quel Reale inattingibile se non attraverso una narrazione. La scrittura del caso clinico mira a produrre un "effetto di Reale" nel lettore, dove "il significato è espulso dal segno". Questo effetto non è un mero artificio narrativo, ma la conseguenza di una testimonianza clinica che rende credibili le argomentazioni proposte.
Ci sono due tipi di Reale in gioco: quello della clinica e quello che la scrittura può generare nel lettore. L'enunciazione dell'analista non riguarda solo l'affidabilità delle formulazioni cliniche, ma anche la sua posizione verso ciò che sfugge, verso il Reale che si manifesta come "semanticità non articolata". Il non-senso esprime un Reale inarticolato interno al campo semiotico.
La scrittura del caso clinico è un'esperienza dell'inconscio per lo scrittore, un atto che richiede il coinvolgimento del proprio desiderio e stile. Attraverso la scrittura, si cerca di portare il lettore nella stanza d'analisi, di fargli rivivere l'esperienza clinica. L'analista, scrivendo, testimonia la contingenza e la solitudine che lo separano e lo legano alla sua comunità.
La Sfida del Genere e del Corpo: Nuove Frontiere Cliniche
La pratica analitica si confronta con nuove sfide, tra cui quelle legate all'identità di genere e alla percezione del corpo. Nei bambini e adolescenti, possono emergere sensazioni di dissociazione tra corpo e psiche, con il corpo percepito come estraneo. Questo richiede un ascolto clinico estremamente sensibile e una diagnosi accurata, evitando semplificazioni concettuali.
Studi longitudinali sulla disforia di genere mostrano che la maggior parte dei bambini non mantiene tale condizione nell'adolescenza, ma una minoranza significativa sì. La pratica analitica deve indagare l'influenza delle esperienze precoci e considerare come le trasformazioni successive possano riorganizzare il senso del passato.
Il caso di Alma, una bambina transgender di nove anni, illustra la difficoltà ad abitare il proprio corpo e il desiderio di transizione come una restituzione, una fantasia di nascita di un nuovo Sé. L'intervento è investito della funzione di cancellare il sé maschile e la sua storia. In questi casi, il percorso terapeutico implica un lavoro di elaborazione legato a una perdita affettiva complessa: l'assenza di un senso di sé radicato nel corpo.
L'esperienza analitica si configura come un lavoro di costruzione di uno spazio psichico in cui il paziente possa elaborare immaginativamente il proprio corpo e le proprie rappresentazioni di sé. Questo implica:
- Costituzione della dimensione dell'Essere: Sensibilità verso i funzionamenti precoci e una conoscenza accurata dei meccanismi della prima infanzia.
- Lutto del corpo e rinuncia all'onnipotenza: Affrontare il senso di perdita legato alla rinuncia a fantasie di controllo onnipotente.
- Creare uno spazio per l'esperienza della soggettività autentica: Permettere al paziente di sperimentarsi come "reale" attraverso l'esperienza di essere "ospitato" nella mente dell'altro.
- Elaborare il controtransfert: Gestire le angosce arcaiche attivate dal contatto con corpi e generi percepiti come insoliti.
- Creazione di uno spazio transizionale e trasformativo: Trasformare l'estraneità in esperienza, il corpo in dimora, l'immaginazione in simbolo.
La Pandemia e il Reale: Illusione e Controtransfert
L'esperienza della pandemia e del lockdown ha riattivato risposte difensive volte a mantenere un equilibrio di fronte a una minaccia esterna. Per molti, il desiderio di essere "fuori dal tunnel" rappresenta un'illusione, simile a quella che porta a sottovalutare la pericolosità di un virus o a ipotizzare teorie cospirative. Freud, ne "L'avvenire di un'illusione", descriveva la credenza come un'illusione quando prevale l'appagamento del desiderio.
La pandemia ha rinnovato la ferita narcisistica dell'uomo di fronte alla propria impotenza, provocando il ritorno di paure ancestrali legate a esperienze traumatiche di carestie e pestilenze. Il confine tra sana paura del contagio e fobia del contagio può diventare sottile, con l'angoscia che slatentizza vissuti persecutori.
In questo quadro, internet ha offerto una soluzione per la formazione e la psicoanalisi a distanza. Tuttavia, alcuni mettono in guardia dall'affrontare online argomenti emotivamente toccanti o concettualmente difficili, suggerendo di creare un ambiente il più possibile simile alla relazione reale.
Il dibattito sulla psicoanalisi online in Italia ha visto contrapposti fautori dell'innovazione e conservatori. I primi vedono nell'analisi a distanza un'opportunità per garantire continuità al lavoro analitico in casi di distanze geografiche, trasferimenti o per pazienti con gravi deficit dell'Io.
La psicoanalisi, nel suo complesso, continua a interrogare il male di vivere contemporaneo, le sue forme sintomatiche e la sua intersezione con il discorso sociale dominante. La ricerca del reale, sia esso nella struttura del linguaggio, nella forza della pulsione, nelle relazioni intersoggettive o nella difficile elaborazione del corpo, rimane al centro della pratica clinica e teorica.
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