Il Modello Modena: Un Approccio Integrato e Inclusivo alla Gestione della Demenza e dei Disturbi Cognitivi

La provincia di Modena si sta affermando come un punto di riferimento a livello nazionale e internazionale per la gestione della demenza e dei disturbi cognitivi, grazie a un approccio innovativo che integra servizi sanitari, sociali e comunitari. Il "Modello Modena" si distingue per la sua capacità di creare una rete territoriale diffusa, focalizzata non solo sulla diagnosi e cura, ma anche sull'accompagnamento delle persone affette e delle loro famiglie, con un forte impegno nel contrastare lo stigma e promuovere l'inclusione.

Il Progetto Europeo Recage e l'Unità Speciali di Cura per i Disturbi Comportamentali

L'Azienda Usl di Modena è un attore chiave nel progetto europeo Recage, un'iniziativa che ha coinvolto 12 Centri specializzati nella cura delle persone con demenza in sette Paesi europei. I risultati di questo progetto sono stati presentati in occasione di un seminario dedicato alle "Unità Speciali di cura per i disturbi del comportamento (SCU-B) dei pazienti con demenza". L'Ausl di Modena, unica azienda sanitaria della regione coinvolta, ha visto la partecipazione di Andrea Fabbo, Direttore del Centro Disturbi Cognitivi e Demenze, che ha illustrato la rete territoriale per la demenza nel modenese, affiancato dalla psicologa Valentina Reda e da Valentina Pecoraro del Settore Innovazione nei Servizi Sanitari e Sociali.

Andrea Fabbo sottolinea l'importanza di stimolare una discussione a livello regionale sulle unità speciali dedicate ai disturbi comportamentali, soprattutto alla luce dell'invecchiamento della popolazione e del conseguente aumento dei casi di Alzheimer e altre forme di demenza. In Emilia-Romagna si contano quasi 70.000 casi, di cui circa 12.000 nella provincia di Modena. I disturbi comportamentali associati a queste patologie spesso portano a ricoveri inappropriati, a un'elevata richiesta di istituzionalizzazione e, in definitiva, a una pressione significativa sull'intero sistema socio-sanitario regionale. L'esigenza di riorganizzare i servizi nel sistema ospedale-territorio nasce quindi dalla necessità di decongestionare i ricoveri ospedalieri e di garantire una risposta tempestiva nell'ambito dell'assistenza territoriale e socio-sanitaria.

Schema della rete territoriale per la gestione della demenza

Dementia Friendly Community: Formigine Città della Longevità

A Formigine, il progetto "Dementia Friendly Community" promuove attività e interventi volti a rendere le comunità locali più accoglienti nei confronti delle persone con disturbi di memoria e demenza. Questo progetto vede la collaborazione di diversi attori, tra cui il Comune di Formigine, l'Unione dei comuni del distretto ceramico, l'Azienda Usl di Modena e l'associazione Ass.S.De. (Associazione Sostegno Demenze). Le sinergie attivate da questa rete contribuiscono attivamente alla realizzazione del progetto "Formigine città della longevità".

Un'espressione chiave di questa iniziativa è l'"Officina della Memoria", situata presso la Polisportiva formiginese. Qui, terapiste occupazionali e una psicologa lavorano a stretto contatto con volontari appositamente formati, che affiancano e supportano gli operatori nella gestione delle attività, scelte in base alle preferenze dei partecipanti.

Cogs Club: Allenare la Mente per "Oliare gli Ingranaggi"

Presso il Polo di Protezione civile di via Quattro Passi, è stato riattivato il progetto "Cogs Club", sospeso a causa della pandemia di Covid-19. Nato in Inghilterra nel 2011 e introdotto in Italia dall'associazione Ass.S.De. nel 2015, il Cogs Club si propone di "oliare gli ingranaggi arrugginiti" attraverso la stimolazione cognitiva, la terapia occupazionale e attività di reminiscenza. In pratica, il cervello viene stimolato tramite cruciverba, musica, giochi, esercizi di memoria, terapia occupazionale e attività fisica. Possono partecipare persone con demenza di grado lieve o moderato, con diagnosi di malattia di Alzheimer o altre forme di demenza. I partecipanti vengono indicati dai medici specialisti del Centro disturbi cognitivi del Distretto di Sassuolo o su richiesta dei medici di medicina generale. La conduzione del Cogs Club è affidata a uno psicologo, un terapista occupazionale e un terapista della riabilitazione psichiatrica, con il supporto di volontari dell'associazione Ass.S.De.

Palestra della Memoria: Prevenzione Primaria e Socializzazione

Nei prossimi mesi, presso il Villaggio degli Orti, prenderà il via la "Palestra della Memoria", un progetto focalizzato sulla prevenzione primaria del decadimento cognitivo. Questo spazio accoglierà anziani autosufficienti, offrendo loro un'opportunità di aggregazione e socializzazione attraverso esercizi guidati di allenamento della memoria. Le attività saranno gestite da volontari appositamente formati dalle neuropsicologhe del Centro disturbi cognitivi e demenze dell'Ausl di Modena, che ne garantiranno anche la supervisione.

L'Assessore alle Politiche Sociali, Armando Pagliani, sottolinea come tutti questi progetti mirino a creare contesti di socializzazione e connessione con la rete dei servizi formali e informali per persone con decadimento cognitivo in fase iniziale. L'obiettivo è ritardare il più possibile l'evoluzione verso la disabilità, mantenendo un discreto livello di autosufficienza il più a lungo possibile.

Migranti e Demenza: Modena, un Modello di Inclusione

Il Centro Disturbi Cognitivi e Demenze (Cdcd) di Modena ha intrapreso un percorso pionieristico per affrontare la complessità dei disturbi cognitivi nelle comunità migranti, un fenomeno in crescita a causa dell'invecchiamento della popolazione e dell'aumento dei flussi migratori. L'Europa conta circa 16,8 milioni di migranti anziani, esposti a patologie legate all'età come la demenza.

Il Progetto Immidem: Comprendere e Caratterizzare il Fenomeno

Il Progetto Immidem, coordinato dall'Istituto Superiore di Sanità (Iss) e finanziato dal Ministero della Salute, è un'iniziativa fondamentale per comprendere e quantificare l'incidenza della demenza e dei disturbi cognitivi lievi nelle popolazioni migranti. Si stima che in Europa vi siano circa 500.000 casi di demenza e 600.000-700.000 casi di disturbi cognitivi lievi tra le persone nate all'estero, con circa 50.000 casi stimati in Italia. Questi numeri, sebbene apparentemente contenuti, richiedono una risposta sanitaria adeguata e culturalmente sensibile.

La diversità culturale e linguistica rappresenta una sfida significativa nell'accesso ai servizi sanitari per le comunità migranti. Superare queste barriere attraverso strumenti e formazione mirati è essenziale per garantire un'assistenza appropriata e inclusiva.

La Formazione come Punto di Partenza

La geriatra Valentina Guerzoni ammette che inizialmente non ci si era soffermati a pensare a quanti pazienti con una storia di migrazione venissero seguiti. La partecipazione ai corsi di formazione del progetto Immidem ha rivelato una "fetta di popolazione" spesso trascurata: le persone con storie migratorie. L'obiettivo di questi corsi gratuiti, rivolti al personale sanitario, è fornire strumenti pratici e promuovere un approccio culturalmente informato per l'assistenza ai pazienti migranti con disturbi cognitivi e demenza.

Il Cdcd di Modena ha adottato una strategia di formazione a cascata, estendendo le conoscenze acquisite a tutti i professionisti dell'unità operativa. L'obiettivo è sensibilizzare l'intera équipe e fornire strumenti adeguati per la valutazione neuro-cognitiva, tenendo conto delle specificità culturali. La neuropsicologa Chiara Galli sottolinea l'importanza di "cambiare lo sguardo" per offrire percorsi più sensibili.

Un Contesto di Inclusione: Comunità Amiche e Palestre della Memoria

Il Cdcd di Modena promuove attivamente le "Comunità amiche delle persone con demenza", che coinvolgono la popolazione locale in percorsi di formazione e sensibilizzazione per creare un ambiente sicuro e inclusivo. Valentina Guerzoni evidenzia la stretta collaborazione con le forze dell'ordine, la polizia locale, i farmacisti e i commercianti per sensibilizzarli e ottenere il loro supporto.

Chiara Galli, invece, coordina le "Palestre della Memoria", gruppi settimanali di esercizi cognitivi rivolti agli anziani dai 70 anni in su, con un focus sulla socializzazione e la prevenzione. Questi progetti sono sostenibili e comunitari, gestiti da volontari formati dall'Ausl e promuovono l'interazione sociale in contesti urbani e rurali.

Mappa della provincia di Modena con evidenziate le sedi dei Centri Disturbi Cognitivi e Demenze

Costruire una Rete al di Fuori dei Centri: L'Importanza del Mediatore Culturale

Per costruire un contesto inclusivo e garantire un migliore inquadramento e una presa in carico appropriata dei pazienti con demenza e background migratorio, è fondamentale avvicinarsi alle comunità straniere sul territorio. Un elemento chiave emerso nei corsi di formazione è il ruolo cruciale del mediatore culturale, che va oltre la semplice traduzione, facilitando la comprensione reciproca e contestualizzando le informazioni sanitarie nella cultura del paziente.

La collaborazione con mediatrici culturali è stata essenziale per superare le barriere linguistiche e culturali nella relazione con la comunità Sikh nel distretto di Castelfranco Emilia. "Abbiamo bisogno della mediazione per metterci realmente nei panni degli altri, dalla prospettiva di un’altra cultura", spiega Guerzoni. La presenza del mediatore culturale durante le visite garantisce una valutazione più accurata e rispettosa delle diverse identità culturali. La formazione ai colleghi, realizzata in coprogettazione con le mediatrici culturali, ha rappresentato un valore aggiunto, offrendo il punto di vista dei destinatari dei potenziali servizi inclusivi.

L'Ausl di Modena ha inoltre stabilito contatti con i referenti della promozione della salute nei distretti socio-sanitari per identificare le comunità straniere più numerose e le loro specifiche esigenze. L'iniziativa "Moschee Aperte" della comunità islamica nell'area montana ha permesso un contatto diretto, con l'Imam che si è reso disponibile a valutare percorsi comuni.

Nonostante gli sforzi, l'approccio diretto alle comunità straniere presenta complessità, richiedendo una profonda conoscenza dei bisogni specifici. L'esperienza del primo incontro in moschea, pur apprezzabile, non ha raggiunto la massima efficacia a causa del contesto caotico e delle barriere linguistiche. Tuttavia, questi "errori" sono visti come opportunità di apprendimento per sperimentare strategie più capillari e mirate.

Sfide e Prospettive Future: Un Dialogo Aperto con le Comunità

Per raggiungere un numero sempre maggiore di persone, è stato creato un gruppo di lavoro multidisciplinare composto da geriatri, neuropsicologi, psicologi, terapisti occupazionali e infermieri. L'obiettivo è sviluppare un protocollo per affrontare le specificità della demenza nelle comunità straniere e supportare i familiari con background migratorio.

Il Centro Disturbi Cognitivi e Demenze (CDCD) dell’Ausl di Modena ha avviato un dialogo diretto con le comunità migranti, offrendo informazioni su un tema ancora poco discusso: la demenza e i disturbi cognitivi. Eventi di sensibilizzazione, come quelli che hanno coinvolto le comunità filippina, araba e sikh, sono stati pensati con un format interattivo, includendo corner tematici su alimentazione, attività fisica, stimolazione cognitiva e screening delle funzioni cognitive.

10 - STIMOLAZIONE COGNITIVA

Un Evento di Sensibilizzazione tra Conoscenza e Coinvolgimento

Durante l'incontro con la comunità filippina, guidato dalla geriatra Valentina Guerzoni, sono stati offerti non solo informazioni sulla demenza ma anche strumenti pratici per la prevenzione. Giochi di memoria per adulti e bambini, consigli nutrizionali adattati alle abitudini filippine e test cognitivi hanno favorito il confronto e le domande. La neuropsicologa Chiara Galli ha evidenziato l'importanza di coinvolgere persone di tutte le età per promuovere la consapevolezza e l'allenamento delle funzioni cognitive.

L'attività fisica, fondamentale per rallentare il declino cognitivo, è stata illustrata dal chinesiologo Vincenzo Acchiappati, che ha sottolineato i benefici dell'allenamento muscolare oltre a quelli dell'attività aerobica. Il corner sull'alimentazione, gestito dalla dietista Paola Morana, ha fornito linee guida per una sana alimentazione, adattando il materiale alle abitudini alimentari della comunità filippina.

Dall'Incontro in Moschea all'Ascolto Attivo

Con la comunità araba, l'approccio è stato differente, partendo dal progetto "Moschee Aperte" che ha permesso ai professionisti sanitari di entrare in contatto con le persone del territorio. Un questionario ha rivelato un forte bisogno di informazione sulla demenza e sui percorsi di diagnosi e supporto. Claudia Iacconi, referente per la promozione alla salute nel comune di Pavullo, sottolinea il valore di un dialogo snello e diretto, basato sulla fiducia.

La Comunità Sikh: "Vogliamo Sapere di Più"

L'incontro con la comunità Sikh di Castelfranco Emilia ha visto la mediatrice culturale Kaur Narinder svolgere un ruolo essenziale. Molti membri della comunità non erano a conoscenza dell'esistenza di centri per i disturbi cognitivi e avevano ricevuto rassicurazioni mediche che non sempre rispondevano alle loro preoccupazioni. La possibilità di parlare nella propria lingua e sentirsi ascoltati ha favorito l'apertura e la richiesta di informazioni concrete su dove rivolgersi.

Il "Modello Modena": Una Rete Territoriale Diffusa e Innovativa

Esperti da diverse regioni italiane e persino dal Brasile giungono a Modena per studiare quello che viene definito il "modello Modena": una rete territoriale diffusa per la gestione delle persone con demenza e l'accompagnamento delle loro famiglie. La Direttrice generale di Ausl Modena, Anna Maria Petrini, e il Direttore generale dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria, Claudio Vagnini, evidenziano come i contatti nazionali e internazionali, lo scambio interprofessionale, la sinergia con il volontariato e le istituzioni locali e regionali siano i fattori chiave di questo successo.

Il modello si basa su un forte obiettivo sociale: contrastare lo stigma che contribuisce all'isolamento e alla mancata richiesta di aiuto da parte delle famiglie. La prevenzione, attraverso stili di vita più sani, e la socialità, intesa come supporto all'intero nucleo familiare e occasioni di relazione sul territorio, sono considerate strade fondamentali per la gestione della demenza.

I dati della rilevazione regionale (31.12.2023) indicano che in provincia di Modena sono 12.628 le persone con diagnosi di demenza prese in carico dalla rete sanitaria, di cui 300 con età inferiore ai 65 anni. Il percorso dedicato a queste persone vede una stretta collaborazione tra i servizi territoriali dell'Azienda USL di Modena e le Unità Operative di Neurologia e Geriatria dell'Ausl e dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena, con il fondamentale supporto delle associazioni di volontariato e dei medici di medicina generale.

L'Unità Operativa di Geriatria e Disturbi Cognitivi e Demenze dell’Azienda USL, diretta dal dottor Andrea Fabbo, coordina in provincia i 10 Centri Disturbi Cognitivi e Demenze (CDCD). Di questi, 7 sono territoriali e 3 sono ospedalieri.

Il Centro Disturbi Cognitivi e Demenze della Geriatria Ospedaliera, diretto dal professor Marco Bertolotti, opera come CDCD di II livello, specializzato nella gestione delle problematiche comportamentali e punto di riferimento per i CDCD provinciali e per i Pronto Soccorso degli ospedali cittadini. Attraverso l'attivazione di Day Service diagnostico-terapeutici, è in grado di trattare temporaneamente persone con demenza in fase di scompenso comportamentale o in corso di delirium.

Tra i progetti di rilievo si annoverano le "Palestre della Memoria", diffuse in tutti i Distretti della provincia, che promuovono la prevenzione attiva del decadimento cognitivo attraverso esercizi di stimolazione delle funzioni cognitive supportati da volontari. Da due anni, la musica è stata integrata in queste attività con concerti d'arpa, grazie alla collaborazione con la Fondazione Teatro Comunale di Modena e altre associazioni.

Alzheimer Fest: Contrastare lo Stigma e Promuovere la Consapevolezza

L'Ospedale di Baggiovara ospiterà, per la prima volta in un ospedale, "Alzheimer Fest", una manifestazione nata nel 2017 con l'obiettivo di lottare contro lo stigma legato alla demenza. L'evento, che prevede una settimana di eventi, incontri, dibattiti e spettacoli, mira a promuovere la ricerca, la prevenzione e la cura della malattia, coinvolgendo attivamente le persone con demenza, i loro familiari, il terzo settore e la cittadinanza. La cerimonia di apertura si terrà in Piazza Roma a Modena.

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