L'anoressia nervosa è un disturbo della nutrizione e dell'alimentazione complesso e multifaccettato, che va ben oltre la semplice restrizione calorica o il desiderio di perdere peso. Si tratta di una condizione psicologica grave che impatta profondamente il rapporto di un individuo con il cibo, il proprio corpo e, in ultima analisi, con se stesso. Comprendere le sfumature dei comportamenti anoressici è il primo passo fondamentale per poter offrire supporto e intraprendere un percorso di guarigione.
I Segnali Sottili: Oltre la Restrizione Calorica

I Comportamenti "Anoressici": Strategie di Controllo
Per comportamenti “anoressici” si intende una serie di azioni, abitudini e rituali peculiari legati all’alimentazione e alla gestione del peso, tipici delle persone che soffrono di anoressia nervosa o che mostrano atteggiamenti e comportamenti simili a quelli dell’anoressia, anche senza una diagnosi formale del disturbo. Questi comportamenti sono principalmente orientati al controllo dell’assunzione di cibo, alla restrizione calorica e alla gestione del peso corporeo in modo eccessivo e ossessivo. I comportamenti “anoressici” non si limitano al semplice atto di ridurre o evitare il cibo, ma includono una serie di atteggiamenti mentali e fisici che riflettono l’ossessione per il controllo del peso e l’alimentazione.
Sminuzzare il Cibo in Pezzi Molto Piccoli
Uno dei comportamenti più caratteristici dell’anoressia nervosa è lo sminuzzare il cibo in pezzi molto piccoli durante i pasti. Le persone che soffrono di anoressia spesso tagliano il cibo in minuscoli frammenti per diverse ragioni psicologiche. Prima di tutto, questo comportamento dà l’impressione di mangiare una quantità maggiore di cibo rispetto a quanto realmente consumato, poiché la porzione sembra più voluminosa. Inoltre, mangiare lentamente e con precisione offre una sensazione di controllo sul processo alimentare, riducendo l’ansia legata all’assunzione di cibo. Questo comportamento riflette il desiderio di ridurre la quantità di cibo consumata senza che gli altri se ne accorgano. Le persone con anoressia possono sminuzzare il cibo come parte di una routine ossessiva, cercando di controllare ogni aspetto del pasto e ottenendo una sensazione di sollievo dal senso di colpa legato all’alimentazione.
Spingere il Cibo nel Piatto Senza Mangiarlo
Un altro comportamento molto comune tra le persone con anoressia nervosa è quello di muovere il cibo nel piatto senza effettivamente mangiarlo. Questo comportamento può essere interpretato come un tentativo di simulare il consumo del pasto, evitando il sospetto da parte di chi è presente. Spostando il cibo da un lato all’altro del piatto, il paziente dà l’impressione di mangiare, mentre in realtà ne consuma una quantità minima o nulla. Questo comportamento è spesso utilizzato per evitare il confronto con amici o familiari che potrebbero notare la mancata assunzione di cibo. Spingere il cibo nel piatto offre una parvenza di partecipazione al pasto, mentre l’individuo in realtà evita di mangiare.
Mangiare Molto Lentamente
Un altro comportamento tipico è quello di mangiare molto lentamente durante i pasti. Le persone con anoressia possono dedicare un tempo eccessivamente lungo a mangiare anche piccole porzioni di cibo, masticando in modo deliberatamente lento e spezzettando ulteriormente il cibo durante il pasto. Questo comportamento prolunga la durata del pasto, ma riduce significativamente la quantità di cibo effettivamente consumata. Mangiare lentamente può essere una forma di evitamento del cibo. Allungare il tempo necessario per completare un pasto riduce la pressione di mangiare tutto rapidamente e consente alla persona di sentire un maggiore controllo sulla situazione. Inoltre, mangiare lentamente può far sì che la persona si senta piena con meno cibo, poiché il processo di digestione inizia durante il pasto.
Evitare i Pasti in Compagnia
Le persone con anoressia tendono a evitare situazioni sociali che comportano il mangiare insieme agli altri, come pranzi o cene familiari, riunioni tra amici o eventi che ruotano intorno al cibo. Questo comportamento può riflettere il desiderio di evitare il giudizio o il confronto diretto con altre persone riguardo alla quantità di cibo consumata o il modo in cui si mangia. Evitare i pasti sociali permette al paziente di mantenere il controllo sulla propria alimentazione senza dover affrontare la pressione di conformarsi a un comportamento alimentare “normale”. Mangiare da soli consente alla persona di seguire i propri rituali alimentari restrittivi senza sentirsi sotto osservazione. La convivialità, al contrario, è un fattore preventivo verso l’anoressia nervosa. Inoltre, così facendo, l’anoressico non può nascondere i cibi o praticare il vomito autoindotto.
Bere Grandi Quantità di Liquidi
Un comportamento comune tra le persone con anoressia è quello di consumare grandi quantità di liquidi durante i pasti, come acqua, tè o caffè, allo scopo di riempire lo stomaco e ridurre la sensazione di fame. Bere liquidi in eccesso può dare una sensazione di sazietà senza l’assunzione di calorie, il che aiuta il paziente a evitare il cibo solido. Bere grandi quantità di liquidi è una strategia per sostituire il cibo con qualcosa che riempie lo stomaco ma non aggiunge calorie significative. Inoltre, bere liquidi prima o durante il pasto può ridurre l’appetito, rendendo più facile evitare di mangiare.
Evitare Determinati Gruppi Alimentari
Molte persone con anoressia sviluppano regole rigide riguardo a quali cibi possono o non possono mangiare. Questo può includere l’eliminazione di interi gruppi alimentari, come carboidrati, grassi o proteine, o l’evitamento di cibi ad alto contenuto calorico. L’evitamento di determinati alimenti è parte del tentativo ossessivo di controllare il peso e limitare l’apporto calorico. Eliminare specifici gruppi alimentari aiuta i pazienti a sentirsi più sicuri nel mantenere il controllo sul proprio corpo. Questi cibi evitati sono spesso visti come minacce alla magrezza, e il loro consumo è associato a sentimenti di colpa o ansia.
Usare Vestiti Larghi o Stratificati
Anche se non direttamente legato al comportamento alimentare, un comportamento tipico nelle persone con anoressia è quello di indossare vestiti larghi o a strati per nascondere la perdita di peso. Indossare capi ampi aiuta a camuffare la magrezza estrema, riducendo le possibilità che amici o familiari si preoccupino o si accorgano del dimagrimento. Le persone con anoressia nervosa possono utilizzare i vestiti larghi per nascondere il loro corpo e ridurre il rischio di essere notate per la loro magrezza. Questo comportamento riflette la loro paura di essere scoperti, ma può anche essere legato alla percezione distorta del proprio corpo, in cui anche un corpo visibilmente sottopeso è percepito come troppo grande.
Tra i comportamenti più indicativi, nei soggetti anoressici si riconosce un'ossessione per la bilancia, la tendenza a mangiare da soli, il consumo di piccole quantità di cibo e la scelta esclusiva di alimenti ipocalorici.
La psicoeducazione per i familliari di pazientl con disturbi alimentari
La Restrizione Dietetica Cognitiva: Regole e Convinzioni
La restrizione alimentare è uno dei principali fattori di mantenimento di un disturbo alimentare. Le persone con Anoressia Nervosa tendono ad autoimporsi una dieta caratterizzata da regole alimentari multiple, severe e altamente specifiche, con l’obiettivo di ridurre ciò che mangiano. Di conseguenza, l’alimentazione diventa stereotipata ed inflessibile rendendo il momento del pasto un’esperienza ansiogena e dominata dai sensi di colpa. La persona con Anoressia non percepisce la dieta come qualcosa di dannoso perché:
- Stare a dieta è associato alla propria forza di volontà, autodeterminazione e potere.
- Stare a dieta fornisce una forte sensazione di controllo.
Le regole che guidano questa restrizione sono varie e pervasive:
- Cosa posso mangiare (o cosa non posso mangiare): Le persone che soffrono di anoressia sono fermamente convinte che esistano cibi buoni (dietetici) e cibi cattivi (ingrassanti). Per questo motivo hanno una lista molto lunga di cibi che vengono evitati nelle loro diete, tra cui i cibi dal contenuto calorico incerto. In realtà, non esistono cibi “buoni o cattivi”, dipende molto dalla quantità.
- Quando posso mangiare (o quando non posso mangiare): Non esiste un momento giusto o sbagliato per mangiare: non c’è nessuna significativa differenza nell’assorbimento energetico dei pasti durante il giorno. La persona che soffre di anoressia è convinta che dopo una determinata ora (per esempio, dopo le 21) non si debba più mangiare, perché non si avrebbe a disposizione il tempo per smaltire ciò che si è ingerito. L’alimentazione posticipata, quindi, fa sì che si posticipino la cena o il pranzo fino ad un’ora oltre la quale ormai non è più possibile mangiare, poiché anche questa è un’altra regola da rispettare!
- Quanto mangiare: Ogni giorno viene stabilito anche quanto mangiare, in termini di calorie, apporto di grassi, dimensione delle porzioni, numero di elementi (per esempio, tot numero di biscotti). In verità la giusta quantità di cibo da assumere è quella che permette di mantenere un peso stabile e sano, e che segue linee guida nutrizionali condivise.
- Mangiare meno di chiunque altro: La persona anoressica teme di mangiare di fronte agli altri; questa regola emerge dalla convinzione che, le persone, notando che sta mangiando, giudicheranno questo fatto come una prova di debolezza, di mancanza di volontà o di ingordigia. Questo tipo di regola interferisce negativamente con il funzionamento sociale perché porta ad evitare quei luoghi in cui gli altri possono osservarci nell’atto del mangiare (per esempio, un ristorante).
- Mangiare solo dopo esserselo guadagnato, se è necessario, e se si è affamati: La persona anoressica mangia solo se è necessario oppure dopo esserselo guadagnato in seguito ad un allenamento intenso.
Come rompere tali regole? Per interrompere la restrizione dietetica cognitiva è necessario focalizzarsi sulle motivazioni che la guidano, in particolare le preoccupazioni relative alla forma del corpo e al peso e, successivamente, concentrarsi sulle regole alimentari. È necessario affrontare i meccanismi cognitivi sottostanti.
La Dieta nell'Anoressia Nervosa: Un Percorso Necessario
La dieta per l'anoressia nervosa NON è finalizzata alla guarigione dal disturbo mentale, ma si tratta comunque di un aspetto necessario alla sopravvivenza del soggetto. ATTENZIONE! La dieta per l'anoressia nervosa deve possedere alcune caratteristiche fondamentali, che interessano la sfera nutrizionale, organica, psicologico-educativa e comportamentale.
- Frazionamento dei pasti in porzioni molto piccole e digeribili: Lo stomaco dell’anoressico è spesso di dimensioni e funzionalità ridotta. Ammesso che il soggetto accetti di mangiare, sarebbe utile che non avvertisse sensazioni negative di pienezza gastrica o difficoltà digestiva.
- Alimenti cotti al naturale: È necessario che gli alimenti siano cotti al naturale (lessi, al vapore ecc) e con pochi grassi aggiunti.
- Atteggiamento non aggressivo: Il pasto dev'essere proposto con delicatezza, senza imposizioni che potrebbero scatenare un rifiuto istantaneo. D'altro canto, spesso gli anoressici hanno un temperamento difficile da gestire.
- Ricchezza di nutrienti essenziali: Per quanto scarsa, la dieta per l’anoressia dev'essere più ricca possibile di nutrienti essenziali.
- Inserimento graduale degli alimenti: Spesso, inizialmente risulta più proficuo lasciare che sia l’anoressico a scegliere quali alimenti mangiare.
- Varietà: La dieta per l’anoressia nervosa dev'essere personalizzata al 100%.
- Integrazione alimentare: Quando possibile, la dieta per l’anoressia nervosa deve comprendere un piano di integrazione alimentare.
Il Percorso di Cura: Un Cammino Multidisciplinare
Curare l’anoressia nervosa è un percorso spesso lungo e faticoso. L’anoressia nervosa è infatti, al pari della bulimia nervosa, un grave disturbo dell’alimentazione e la cura richiede il lavoro e il contributo di diversi professionisti.
Il Ruolo Centrale dello Psicologo-Psicoterapeuta
Centrale nel percorso di cura è il ruolo dello psicologo-psicoterapeuta. La psicoterapia infatti è la cura di elezione per l’anoressia nervosa. Curare l’anoressia nervosa è un percorso complesso che vede coinvolti diversi professionisti sanitari. Uno dei ruoli chiave dell’equipe è senza dubbio lo psicologo psicoterapeuta. La psicoterapia è infatti ritenuta, dalla letteratura internazionale, uno dei pilastri della cura dell’anoressia nervosa.
“L’anoressia è, insieme alla bulimia nervosa, il più conosciuto disturbo alimentare” racconta la dott.ssa Grazia Minneci. “La caratteristica fondamentale dell’anoressia nervosa è la restrizione delle calorie ingerite. “Ma questo non è sufficiente” prosegue la dott.ssa Minneci “a volte pazienti riferiscono di voler aumentare di peso anche se mettono in atto comportamenti che interferiscono con l’incremento ponderale. Ad esempio nascondono o buttano via il cibo oppure si impegnano in attività fisica eccessiva e compulsiva.”
Sostenere la motivazione al cambiamento è uno dei primi passi in un percorso di cura per anoressia. “Inoltre chi soffre di anoressia ha un rapporto patologico con il proprio corpo. La percezione di sé può essere alterata (spesso le pazienti percepiscono in modo alterato le forme del corpo, si parla quindi di disturbo dell’immagine corporea) e questa influenza notevolmente l’autostima. Per questo presso il nostro Ospedale abbiamo un protocollo specifico sull’immagine corporea che prevede la partecipazione settimanale ad un gruppo di psicoterapia, e alla partecipazione ad un protocollo di trattamento di gruppo chiamato Body Perception Treatment.”
Affrontare l'Appetito e le Percezioni Corporee
“Nonostante il termine “an-oressia” letteralmente significhi “assenza di appetito”, chi ne soffre spesso avverte, anche molto intensamente, lo stimolo della fame. Questo aspetto può comunque variare da paziente e a paziente. Nella mia esperienza clinica ho verificato che le persone con anoressia nervosa possono riferire sensazioni e vissuti molto diversi riguardo l’appetito. “Non c’è una risposta univoca alla domanda. Ogni persona è portatrice dei propri vissuti, delle proprie difficoltà. E un aspetto molto importante è proprio mettersi in ascolto della paziente che hai in cura.”
Lavoro su Autostima e Perfezionismo
Una delle aree di intervento di una cura psicologica in pazienti con anoressia è il lavoro sull’autostima e sul perfezionismo patologico. “La bassa autostima è un problema psicologico frequente in chi soffre di disturbi alimentari. “Spesso sono pazienti che presentano un perfezionismo clinico (detto anche “perfezionismo patologico”) che le porta a non essere mai soddisfatte di sé. “Inoltre spesso queste pazienti tendono a mostrare una patologica attenzione al dettaglio, concentrata sui propri difetti e imperfezioni. Proviamo per un attimo a pensare di avere una lente di ingrandimento, e immaginiamo di utilizzarla per ingrandire i nostri difetti.”
Paura della Maturità e Difficoltà Emotive
“Altra caratteristica psicologica molto frequente in queste pazienti è la paura della maturità. Queste pazienti possono avere difficoltà nell’affrontare le sfide tipiche della vita. “Ulteriore caratteristica psicologica di queste pazienti è la difficoltà ad avere accesso al proprio mondo emotivo interiore. Sono pazienti che fanno fatica a lasciarsi guidare dalle proprie emozioni, tendono a sopprimerle, e ad affidarsi agli altri nelle decisioni importanti. Ad esempio, nella scelta della scuola, possono delegare le scelte ai propri genitori, non autorizzandosi ad intraprendere la strada che sentono come più adatta alle loro capacità, competenze e attitudini.”

I Passi del Recupero
“In questa domanda trovo molto appropriato il termine “percorso“, infatti si tratta di un viaggio, di un cammino da fare insieme. Ed ogni cammino è diverso, anche se possiamo trovare dei “passi” comuni. Il primo passo è quello di prendere consapevolezza di avere un problema. Dobbiamo ricordare che, per chi soffre di anoressia, il disturbo rappresenta spesso la “soluzione” a problemi psicologici più profondi più che un problema in sé. “L’accettazione piena di avere un disturbo può essere considerato il secondo passo.”
Lavoro Sinergico e Livelli di Cura
“Abbiamo maggiori probabilità terapeutiche se c’è un lavoro sinergico tra diversi professionisti. “Dipende dal livello di gravità e quindi dall’intensità di cura. Il trattamento di elezione è il trattamento ambulatoriale ma quando questo risulta inefficace ci sono livelli di intensità di cura maggiori. Come il ricovero a trattamento intensivo che eroghiamo qui all’Ospedale Maria Luigia. Caratterizzato da periodi di trattamento relativamente brevi, dai due ai quattro mesi. Ci sono poi forme intermedie come il day hospital.”
Riconoscere i Primi Sintomi e Offrire Supporto
Non è facile riconoscere i primi sintomi dell’anoressia nervosa, anche se, rispetto alla bulimia nervosa, i cambiamenti fisici possono essere più evidenti e possono fungere da campanello d’allarme. Evita di mangiare in famiglia dicendo di aver già mangiato? È importante ricordare che nostra figlia potrebbe non essere ancora consapevole di avere un problema.
Altra cosa che si può fare è soffermarsi sulla sofferenza psicologica che abbiamo notato senza essere critici o giudicanti. Possiamo anche chiedere in che modo possiamo fornire sostegno in un momento che sembra particolarmente difficile. Non scoraggiamoci se incontriamo negazione, rabbia o derisione. Ricordiamo che “la goccia scava la roccia.”
Il Disturbo Evitante/Restrittivo dell'Assunzione di Cibo (ARFID)
Il disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo (ARFID) è un disturbo della nutrizione/del comportamento alimentare che si caratterizza per la scarsità di cibo mangiato e/o il rifiuto di consumare certi alimenti. Non comprende la percezione di un’immagine distorta del corpo (come si verifica nell’anoressia nervosa) o la preoccupazione per l’immagine corporea (come nella bulimia nervosa). L’ARFID può causare una notevole perdita di peso, una crescita più lenta del previsto nei bambini, difficoltà a partecipare alle normali attività sociali e talvolta pericolose carenze nutrizionali.
I medici basano la diagnosi sulla natura della ridotta assunzione di cibo e i suoi effetti, dopo aver escluso altre cause di ridotto consumo di alimenti. La terapia cognitivo-comportamentale può aiutare i pazienti ad apprendere a mangiare normalmente e li aiuta a sentirsi meno ansiosi riguardo agli alimenti che consumano. La causa esatta dell’ARFID non è nota, ma possono essere coinvolti fattori genetici, psicologici e sociali (ad esempio traumi, ansia, autismo e disturbi dello sviluppo). L’ARFID insorge tipicamente durante l’infanzia, di solito tra gli 11 e i 13 anni, e può inizialmente assomigliare alla schizzinosità, comune in tale periodo della vita. Tuttavia, l’essere schizzinosi di solito riguarda solamente pochi alimenti; i bambini che fanno gli schizzinosi (diversamente da quelli colpiti da questo disturbo) hanno un appetito normale, complessivamente mangiano abbastanza, crescono e si sviluppano in modo normale.
I soggetti con ARFID possono non mangiare perché perdono interesse nell’alimentazione o ritengono che abbia conseguenze negative.
Sintomi dell’ARFID
Le persone con ARFID mangiano molto poco e/o evitano di consumare certi alimenti. Il consumo di cibo può essere talmente ridotto da determinare una considerevole perdita di peso. I bambini affetti da questo disturbo possono non crescere nel modo atteso. Le carenze nutrizionali sono comuni e possono arrivare a mettere a rischio la vita. A causa dei problemi che hanno con il cibo, alle persone affette da questo disturbo può risultare difficoltoso partecipare ad attività sociali normali, quali consumare pasti insieme ad altri, e mantenere vivi i rapporti sociali.
Diagnosi dell’ARFID
La diagnosi si basa su una valutazione medica, comprendente criteri psichiatrici standard e la ricerca di patologie mediche generali. I medici sospettano l’ARFID nei soggetti che evitano il cibo o mangiano molto poco e presentano significative perdite di peso o crescita insufficiente nei bambini, gravi carenze nutrizionali, necessità di alimentazione con sondino o integratori, grande difficoltà a partecipare ad attività sociali, senza evidenza di percezione di un’immagine distorta del corpo. Se il soggetto mangia così poco da perdere peso e sviluppare carenze nutrizionali, il medico tipicamente esegue degli esami alla ricerca di patologie mediche generali che possano causare tali problemi. Tra di esse ci sono le allergie alimentari, i disturbi del tratto digerente che compromettono l’assorbimento del cibo (malassorbimento) e il cancro. Il medico valuta anche altre malattie mentali che talvolta causano una perdita di peso, come altri disturbi della nutrizione e del comportamento alimentare (soprattutto l’anoressia nervosa), la depressione e la schizofrenia. I medici non diagnosticano un ARFID se la limitazione del consumo di cibo si verifica perché il cibo non è disponibile o nell’ambito di una tradizione culturale (come il digiuno religioso), o quando viene identificato un altro disturbo o un trattamento medico (come la radioterapia o la chemioterapia) responsabile.
Trattamento dell’ARFID
Terapia cognitivo-comportamentale o trattamento fondato sulla famiglia possono essere utilizzati per aiutare il soggetto affetto da ARFID a imparare a mangiare in modo normale; entrambe possono aiutare a ridurre l’ansia nei confronti del cibo.
Come Aiutare una Persona Cara Affetta da Disturbi Alimentari
Se sei preoccupato per la salute di una persona a te cara, allora è importante che tu la incoraggi a cercare una cura il più rapidamente possibile per assicurarsi le migliori possibilità di guarigione. Ma il trattamento è solo un aspetto del percorso di recupero, e ci sono strade che esulano dal programma di trattamento che ti consentono di ricoprire un ruolo cruciale nell’aiutarla a stare meglio, indipendentemente dal tuo rapporto con lei. Questo può andare dall’essere una spalla di supporto, all’andare al supermercato insieme e supportarla dopo i pasti. Ogni persona è diversa e ha necessità di cose diverse, ma questo ti darà alcune idee su cosa puoi fare per essere d’aiuto.
- Chiedi cosa puoi fare per essere d’aiuto: per esempio, aiutare a mantenere un’alimentazione regolare, mettere dei limiti dopo i pasti, avere uno spazio per parlare di come sta. I pasti possono essere molto difficili sia per chi soffre di disturbi alimentari che per supporta chi soffre.
- Supporto pratico durante la spesa: Alcune persone che si abbuffano di cibo possono avere difficoltà con la sovrabbondanza di cibo presente nei supermercati; quindi scrivere una lista e fare la spesa insieme può essere utile. Spesso durante il trattamento i cibi evitati dovranno essere reintrodotti. Quando si fa la spesa, le confezioni convenienza dei cibi da evitare o temuti hanno un effetto negativo importante, soprattutto se si tratta di un cibo che la persona tende a limitare o ad abbuffarsi.
- Guida durante i pasti: Chiedi cosa sarebbe più utile durante il pasto. In altre parole fatti guidare. Alcuni esempi di cose che hanno aiutato altre persone sono avere la televisione o la radio accesa, colorare i tovaglioli, fare un puzzle o conversare.
- Gestire i fastidi fisici: Alle persone che soffrono di disturbi alimentari restrittivi, mangiare di nuovo regolarmente può causare fastidi fisici come dolori di stomaco e una sensazione di sazietà immediata - è importante seguire i consigli dell’equipe di trattamento.
- Affrontare i momenti vulnerabili: Gli orari serali sono spesso i momenti più vulnerabili per le persone che si abbuffano di cibo - chiedi cosa puoi fare per essere d’aiuto.
- Incoraggiare nuove attività: Aiuta la tua persona cara a provare nuovi hobby o a riprendere gli hobby con cui si divertiva.
Gestire le Reazioni Emotive
I disturbi alimentari possono far sì che le persone si comportino in modi che possono sembrare estranei al proprio carattere. Anche se il trattamento tempestivo è sempre l’opzione migliore e darà a chi ne soffre le migliori possibilità di guarire completamente, questo può essere angosciante e intimidatorio, e la persona affetta da un disturbo alimentare potrebbe opporre resistenza. Non sono rari gli sfoghi emotivi o aggressivi e i commenti o le risposte offensive ai tuoi tentativi di aiuto, specialmente quando la persona si sente in difficoltà. Potrebbe essere opportuno allontanarsi e parlare una volta che tutte le persone coinvolte si sono calmate. Cerca di resistere a qualsiasi impulso di rispondere alla rabbia arrabbiandoti a tua volta. Cerca di non sentirti troppo colpevole se ti trovi ad arrabbiarti con lei. Trova il tempo, quando le acque si saranno calmate, di spiegare le tue emozioni alla persona amata e cerca di convincerla a fare lo stesso. Dopo che la situazione si è calmata, prenditi del tempo per te stesso. Puoi spiegare alla tua persona cara che non la biasimi per le sue reazioni, ma che ti prenderai un po’ di tempo per andare in un’altra stanza a chiamare un amico, o per fare una passeggiata per occuparti del tuo benessere.
Comunicazione Empatica e Stabilire Limiti
Quando parli della situazione, dimostra che hai ascoltato le preoccupazioni o le difficoltà della persona amata ripetendo alcune delle parole che ha utilizzato e riflettendo su di esse. Per esempio, se ti ha gridato contro: “Sarebbe meglio se ti facessi da parte, peggiori solo le cose”, potresti rispondere con “Cosa posso fare per non peggiorare le cose?”. Questo indica che hai ascoltato; ricordati che, per quanto la persona che stai sostenendo sia malata, ci sono ancora dei limiti. Non ha il diritto di fare del male alle altre persone, anche se la situazione è difficile. Parla con le altre persone coinvolte su come gestire le situazioni in cui le emozioni sono accese, come il nostro gruppo di supporto online per chi sostiene qualcuno. È meglio elaborare un piano congiunto, perché approcci contrastanti per stemperare una situazione possono peggiorare le cose.
Linguaggio e Approccio Positivo
A volte diamo per scontato che il nostro linguaggio sia adatto in tutte le situazioni. Tuttavia, quando al centro della comunicazione c’è il rapporto con il cibo e il cibo è una ferita aperta, può essere utile adottare una certa delicatezza per non peggiorare la situazione. Alcune affermazioni che possono sembrare banali (magari dette senza l’intenzione di ferire), possono ferire come lame.
- Alternativa positiva: Agli estranei può sembrare che le persone con disturbi alimentari abbiano solo bisogno di mangiare, o semplicemente di smettere di spurgarsi o di abbuffarsi. Non è così: i disturbi alimentari non sono una scelta, ma sono gravi malattie mentali per le quali la persona ha bisogno di essere sostenuta.
- Alternativa positiva: Qualsiasi commento riguardo all’aspetto “più sano” o “migliore” viene spesso interpretato come un aumento di peso.
- Alternativa positiva: Spesso i disturbi alimentari vengono usati come un meccanismo per superare le difficoltà e un modo per sentirsi in controllo. Tuttavia, quando qualcuno soffre di un disturbo alimentare, la malattia lo controlla e la lotta contro i pensieri e i comportamenti è difficilissima.
- Alternativa positiva: Riconosci quanto siano difficili le cose per la persona amata e quanto deve essere stressante il disturbo alimentare.
- Alternativa positiva: Rassicura la tua persona amata che, pur riconoscendo quanto le cose siano difficili per lei, tu ci sei e continuerai ad esserci per tutto il tempo necessario.
- Alternativa positiva: Cerca di evitare di discutere del tuo peso e del tuo aspetto di fronte alla persona amata, perché può essere inutile per lei.
- Alternativa positiva: Sebbene molte persone ogni tanto mangino eccessivamente, e questo può essere dovuto ad emozioni difficili, non è la stessa cosa che avere un disturbo da alimentazione incontrollata. Il disturbo da alimentazione incontrollata è estremamente angosciante e comporta una perdita di controllo mentre mangia una quantità di cibo decisamente maggiore di quella che la maggior parte delle persone mangerebbe in circostanze simili.
Esternalizzare la Malattia
Esternalizzare il disturbo alimentare - vederlo come distinto dalla persona amata - può darti la possibilità di aiutarti a prendere le distanze dalla malattia e a sfidare i comportamenti del disturbo alimentare. Questa sfida al disturbo alimentare può portare la persona amata ad assumere un comportamento anomalo, ma questa è spesso la malattia che reagisce quando si sente minacciata. Esternalizzando la malattia, puoi anche aiutare la persona amata a riconoscerne i pensieri e i comportamenti come conseguenza del disturbo alimentare. Esternalizzare il disturbo alimentare non sarà di aiuto per tutti. Alcune persone possono avvertire che il disturbo alimentare è parte di loro, piuttosto che essere distinte, e possono trovarsi in difficoltà con domande come quelle sopra citate o trovarle indulgenti. Potrebbe anche sentirsi sprezzante di ciò che sta succedendo.
Considerazioni Finali per i Caregiver
Informarsi sui disturbi alimentari è il primo passo fondamentale. Più si sa cosa sono i DCA, quali sono le cause, i sintomi e le conseguenze, più si sarà in grado di capire cosa sta vivendo la persona e quali sono le sue difficoltà. Ascoltare con empatia e senza giudizio è cruciale, poiché la persona potrebbe provare vergogna, senso di colpa o paura di parlare dei suoi problemi alimentari. Esprimere la propria preoccupazione e il proprio affetto è essenziale, facendo sapere alla persona cara che ci si preoccupa per la sua salute fisica e mentale.
Sii onesto e sincero, ma evita di focalizzarti sul suo peso, sul suo aspetto o sul cibo. Incoraggia la persona a cercare aiuto professionale, poiché i disturbi alimentari sono malattie gravi che richiedono un trattamento adeguato da parte di specialisti qualificati. Sii paziente e positivo: il recupero da un disturbo alimentare è un percorso lungo e difficile, che comporta alti e bassi, progressi e ricadute. Non aspettarti che la persona cambi da un giorno all’altro o che segua i tuoi consigli senza resistenza.
Ricorda, non dire frasi come “Basta mangiare”, “Sei troppo magro/a”, “Ti stai rovinando la vita”, “Non hai niente di cui preoccuparti”, “Sei egoista”, “Non hai forza di volontà”. Non confrontare la persona con altre persone che hanno o non hanno DCA. Non commentare il suo peso, il suo aspetto o il cibo davanti a lei o ad altre persone. Non colpevolizzare.
Consiglia di tenere un diario alimentare, dove scrivere cosa mangia, quando, dove, con chi e come si sente. Consiglia di praticare tecniche di rilassamento, come la respirazione profonda, il massaggio. Se una persona a te cara non vuole mangiare non servirà a nulla perdere la pazienza o forzarla a mangiare o a seguire una dieta. Questo può aumentare la sua resistenza e la sua paura del cibo. Invece, cerca di offrire alla persona delle scelte alimentari varie e bilanciate, senza pressioni o commenti. Allo stesso tempo non ignorare o negare il problema. Se noti che la persona ha dei segni evidenti di DCA, come una perdita o un aumento di peso eccessivi, delle ferite sulle mani o sul viso, delle scuse frequenti per non mangiare o per andare in bagno dopo i pasti, affronta il problema con delicatezza e fermezza. Se hai una figlia con disturbi dell’alimentazione, potresti sentirti in colpa, arrabbiato o impotente. Ricorda però che i DCA non sono causati da un singolo fattore, ma da una combinazione di fattori biologici, psicologici, sociali e ambientali. Cerca di essere un modello positivo per tua figlia. Mostrale che hai un rapporto sano con il cibo e con il tuo corpo. Evita di criticare il tuo peso o il tuo aspetto o di seguire delle diete restrittive. Inoltre, coinvolgi tutta la famiglia nel processo di guarigione. I DCA possono influenzare le dinamiche familiari e creare tensioni o conflitti tra i membri.