Schizofrenia: Comprendere i Deficit Cognitivi e le Differenze di Genere

La schizofrenia è una malattia mentale complessa che incide profondamente sulla vita delle persone, alterando la percezione della realtà, il pensiero, le emozioni e il comportamento. Uno degli aspetti più debilitanti di questo disturbo è la compromissione del funzionamento cognitivo, che può manifestarsi con difficoltà di attenzione, memoria, pianificazione e risoluzione dei problemi. Il disturbo psicotico ad esordio precoce, in particolare, è associato ad alta disabilità e compromissione del funzionamento cognitivo. È noto che la schizofrenia può portare a ritardi nella maturazione del cervello e, di conseguenza, nel funzionamento cognitivo. Questo dato è più evidente nell’adolescenza e nei bambini con psicosi mostrando un funzionamento peggiore rispetto agli adulti.

Cervello umano con evidenziate le aree frontali e pre-frontali

La Natura della Schizofrenia: Sintomi e Impatto

La schizofrenia è una malattia mentale caratterizzata da perdita del contatto con la realtà (psicosi), allucinazioni (solitamente di tipo uditivo), forte attaccamento a false convinzioni (deliri), pensiero e comportamento anomali, ridotta espressione delle emozioni, riduzione della motivazione, un declino delle funzioni mentali (cognizione) e problemi nel funzionamento quotidiano, tra cui lavoro, relazioni sociali e cura personale. La causa della schizofrenia è sconosciuta, ma si ritiene sia multifattoriale e coinvolga fattori sia genetici sia ambientali. Le persone possono presentare una serie variabile di sintomi, dal comportamento bizzarro e incoerente al linguaggio disorganizzato, alla perdita di emozioni, alla riduzione o assenza del linguaggio, all’incapacità di concentrarsi e ricordare.

La diagnosi di schizofrenia si basa su criteri diagnostici psichiatrici standard, dopo aver condotto dei test per escludere altre possibili cause di psicosi. Il trattamento prevede farmaci antipsicotici, programmi educativi cognitivi e per le abilità sociali, attività di supporto nella comunità, psicoterapia e educazione familiare. L’efficacia del trattamento può essere influenzata dalla corretta, o meno, assunzione dei farmaci prescritti. Una diagnosi e un trattamento precoci migliorano il funzionamento a lungo termine.

La schizofrenia è un problema di salute mentale importante in tutto il mondo. Il disturbo colpisce generalmente i giovani proprio nel momento in cui iniziano a stabilire la propria indipendenza e può portare a invalidità e stigmatizzazione per tutta la vita. La schizofrenia colpisce poco meno dell’1% della popolazione mondiale, uomini e donne in egual misura. Il momento di esordio (insorgenza) della schizofrenia è spesso difficile da stabilire, perché la scarsa conoscenza dei sintomi può ritardare le cure mediche di diversi anni. L’età media all’esordio è compresa tra i 20 e i 25 anni negli uomini, sebbene il 40% dei soggetti di sesso maschile abbia il primo episodio prima dei 20 anni. L’età media all’esordio delle donne è compresa tra i 25 e i 30 anni, con un ulteriore picco di diagnosi tra i 30 e i 40 anni. L’esordio in età infantile è raro, ma la schizofrenia può iniziare durante l’adolescenza o, raramente, in tarda età. Il deterioramento del funzionamento sociale può determinare un disturbo da uso di sostanze, povertà e mancanza di una fissa dimora. I soggetti schizofrenici non trattati possono perdere il contatto con la propria famiglia e con gli amici e spesso sono senza fissa dimora, in giro per le grandi città. La malattia può durare per tutta la vita, nella maggior parte dei casi con scarso funzionamento psicosociale a lungo termine. La schizofrenia è comune in egual misura negli uomini e nelle donne.

Diversi disturbi, tra cui le malattie della tiroide, i tumori cerebrali, i disturbi epilettici e altri disturbi cerebrali, possono causare sintomi simili a quelli della schizofrenia.

Cause della Schizofrenia: Un Mix di Geni e Ambiente

La causa specifica della schizofrenia non è nota, ma recenti ricerche suggeriscono un’associazione di fattori ereditari e ambientali. Fondamentalmente, però, si tratta di un problema biologico che comporta cambiamenti molecolari e funzionali nel cervello. Non si ritiene sia causata principalmente da eventi della vita, sebbene alcuni fattori esterni, compresi stress di vita importanti e l’uso di sostanze (soprattutto la cannabis), possano agire da fattori scatenanti in una persona già predisposta a sviluppare la schizofrenia.

I fattori che rendono i soggetti vulnerabili alla schizofrenia includono:

  • Predisposizione genetica: La schizofrenia ha carattere familiare e sembra avere una componente genetica. I soggetti con un genitore o un fratello affetto da schizofrenia presentano un rischio da 5 a 11 volte maggiore rispetto alle persone senza un’anamnesi familiare del disturbo. Nel caso di gemelli identici, se uno dei due è affetto, l’altro presenta un rischio di sviluppare la schizofrenia del 40-80%.
  • Problemi prenatali e perinatali: Sono stati studiati vari fattori per capire quali persone sono a rischio di sviluppare schizofrenia. I fattori fortemente associati includono malattia mentale dei genitori, in particolare se la madre ha un’anamnesi di psicosi. I fattori correlati alla gravidanza e al parto includono stress materno durante la gravidanza, complicanze della gravidanza, stagione al momento del parto, basso peso alla nascita e difetti congeniti.
  • Infezioni virali del cervello: Altri fattori includono l’esposizione a carestie o carenze nutrizionali e certe infezioni (come il virus herpes simplex di tipo 2).
  • Trauma e incuria durante l’infanzia: Anche esperienze avverse precoci possono aumentare la vulnerabilità.

Diagramma che illustra i fattori genetici e ambientali nella schizofrenia

Sintomi della Schizofrenia: Un Quadro Complesso

L’esordio della schizofrenia può essere improvviso, nell’arco di giorni o settimane, oppure lento e graduale, nell’arco di diversi anni. Sebbene la gravità e la varietà della sintomatologia siano diverse da soggetto a soggetto, i sintomi sono in genere sufficientemente gravi da interferire con la capacità lavorativa, la vita di relazione e la cura di sé. Tuttavia, i sintomi sono inizialmente lievi. Il soggetto può apparire introverso, disorganizzato o sospettoso. Il medico può riconoscere questi sintomi come esordio della schizofrenia, ma talvolta li riconosce solo in un secondo momento.

La schizofrenia è caratterizzata da sintomi psicotici, come deliri, allucinazioni, pensiero e linguaggio disorganizzati, oltre a comportamento bizzarro e inappropriato. I sintomi psicotici includono la perdita di contatto con la realtà.

In alcuni soggetti affetti da schizofrenia, la funzione mentale (cognitiva) si riduce, talvolta proprio a partire dall’esordio del disturbo. Questo deficit cognitivo comporta difficoltà di attenzione, ideazione astratta e risoluzione dei problemi. La gravità del deficit cognitivo è una determinante fondamentale dell’invalidità complessiva nei soggetti schizofrenici. Molti soggetti affetti da schizofrenia non hanno un impiego lavorativo e hanno scarsi, se non nulli, contatti con i familiari o altre persone.

I sintomi possono essere scatenati o aggravati da eventi della vita stressanti, come la perdita del lavoro o la fine di una relazione sentimentale. Anche l’uso di sostanze stupefacenti illegali, compresa la cannabis, può scatenare o peggiorare i sintomi.

In generale, i sintomi della schizofrenia rientrano in 5 categorie principali:

Sintomi Positivi

I sintomi positivi implicano una distorsione delle funzioni normali. Tra questi vi sono i seguenti:

  • Deliri: Consistono in false convinzioni che generalmente implicano un’errata interpretazione di percezioni o esperienze. Inoltre, il soggetto mantiene queste convinzioni nonostante siano contraddette da prove evidenti. Esistono vari possibili tipi di deliri. Ad esempio, i soggetti affetti da schizofrenia possono presentare deliri di persecuzione, credono di essere tormentati, seguiti, pedinati o spiati. Possono presentare deliri di riferimento, ad esempio credono che alcuni passaggi di libri, giornali o testi di canzoni siano diretti esplicitamente a loro. Possono presentare deliri di rimozione del pensiero o inserimento del pensiero, ritenendo che gli altri possano sapere ciò che essi pensano, che i loro pensieri vengano trasmessi ad altri o che pensieri e impulsi vengano loro imposti da forze esterne. Talvolta, nella schizofrenia i deliri possono essere bizzarri. I deliri bizzarri sono chiaramente inverosimili e non derivano dalle esperienze della vita comune. Ad esempio, il soggetto può pensare che qualcuno gli abbia asportato gli organi interni senza avergli lasciato una cicatrice. I deliri non bizzarri prevedono situazioni che potrebbero capitare nella vita reale, come essere seguiti o avere il coniuge o un partner infedele.
  • Allucinazioni: Possono essere uditive, visive, gustative oppure sensazioni fisiche che gli altri non hanno. Le più comuni sono quelle che riguardano il senso dell’udito (allucinazioni uditive). Una persona può sentire voci nella testa che commentano il suo comportamento, che parlano tra loro o che fanno commenti critici e offensivi.

Disorganizzazione

La disorganizzazione consiste in disturbi dell’ideazione e comportamento bizzarro:

  • Disturbi dell’ideazione: Consistono nella disorganizzazione dei pensieri, che diventa evidente quando il discorso è sconnesso o passa da un argomento a un altro. Il linguaggio può essere solo lievemente disorganizzato oppure totalmente incoerente e incomprensibile.
  • Comportamento disorganizzato (bizzarro): Può assumere la forma di infantilità, agitazione oppure manifestarsi come aspetto, igiene o condotta inappropriati. La catatonia è una forma estrema di comportamento bizzarro, in cui il soggetto mantiene una postura rigida e resiste allo spostamento forzato o, al contrario, si muove a casaccio.

Sintomi Negativi

I sintomi negativi comportano una riduzione o la perdita della normale funzionalità emotiva e sociale. Tra questi vi sono i seguenti:

  • Ridotta espressione delle emozioni: Comporta una manifestazione scarsa o assente delle emozioni. Il viso può apparire immobile. Il soggetto può ridurre o azzerare il contatto visivo, oppure non utilizzare le mani o la testa per aggiungere enfasi emotiva mentre parla. Situazioni che normalmente scatenano il riso o il pianto non provocano alcuna reazione.
  • Povertà di linguaggio: Consiste in riduzione della comunicazione parlata. Le risposte alle domande possono essere stringate, magari di 1 o 2 parole, creando l’impressione di un vuoto interiore.
  • Anedonia: Si fa riferimento a una ridotta capacità di provare piacere. Il soggetto può mostrare scarso interesse verso le attività intraprese in precedenza e passare più tempo su attività afinalistiche.
  • Asocialità: È la mancanza d’interesse per il rapporto con altre persone.
  • Mancanza di motivazione: Si riferisce a una riduzione del desiderio di impegnarsi in attività orientate ai risultati.

Questi sintomi negativi sono spesso associati a una generale perdita di motivazione, scopi e obiettivi.

Deficit Cognitivo: L'Impatto sulla Vita Quotidiana

Il disturbo cognitivo consiste in difficoltà a concentrarsi e ricordare le cose, oltre che di organizzazione, pianificazione e risoluzione dei problemi. Alcuni soggetti sono incapaci di concentrarsi sufficientemente per leggere, seguire il filo di un racconto di un film o di uno spettacolo televisivo o per seguire delle indicazioni. Altri non sono in grado di ignorare le distrazioni o rimanere concentrati su un compito. Di conseguenza, può diventare impossibile svolgere un lavoro che implichi maggiore attenzione ai dettagli, coinvolgimento in procedimenti complicati, decisionalità e comprensione delle interazioni sociali.

Il deterioramento cognitivo ha un ruolo chiave nell’esito della schizofrenia: sia i deficit neurocognitivi, sia i deficit cognitivi sociali sono correlati a una grave disabilità funzionale. In effetti, i deficit cognitivi sembrano spiegare il 20-60% della variazione delle funzioni quotidiane. Al fine di ripristinare i deficit cognitivi nella schizofrenia, sono stati sviluppati differenti approcci farmacologici e non. Se gli interventi farmacologici includono trattamenti approvati e molecole in fase di studio, gli interventi non farmacologici includono il rimedio cognitivo, tecniche di stimolazione cerebrale non invasive e attività fisica. L’obiettivo della seguente rassegna narrativa è quello di fornire una panoramica completa degli attuali trattamenti disponibili per il deterioramento cognitivo nella schizofrenia, concentrandosi sui trattamenti farmacologici e sulle tecniche di recupero cognitivo. Il nostro intento è quello di accrescere la conoscenza relativa al tema e comprendere i principi e la metodologia di questi interventi, evidenziando anche le prove della loro efficacia.

Negli ultimi decenni, il deterioramento cognitivo è stato registrato in maniera costante nei pazienti affetti da schizofrenia. La disabilità neurocognitiva compare precocemente durante il corso della malattia, anche nelle fasi prodromiche, e questi deficit sono ampiamente presenti in diversi stadi della patologia, sia nei pazienti, sia nei pazienti che nei loro familiari di primo grado. Nel 2004, il progetto Measurement and Treatment Research to Improve Cognition in Schizophrenia (MATRICS) ha identificato sette domini cognitivi distinti che risultano compromesse nei pazienti affetti da schizofrenia: velocità di elaborazione, attenzione/vigilanza, memoria di lavoro, apprendimento verbale e visivo, ragionamento e risoluzione di problemi e cognizione sociale. Inoltre, nel terzo incontro del progetto Cognitive Neuroscience Treatment Research to Improve Cognition in Schizophrenia (CNTRICS) è stato chiarito che sei settori dei domini cognitivi sono danneggiati nei pazienti con schizofrenia: percezione, memoria di lavoro, attenzione, funzioni esecutive, memoria a lungo termine e cognizione sociale. Per quanto riguarda i deficit cognitivi sociali, essi comprendono deficit nel riconoscimento degli affetti facciali, nella percepire e interpretare i segnali sociali, nella teoria della mente (ToM) e nella capacità di fare attribuzioni causali appropriate per gli eventi.

TEORIA DELLA MENTE e TEST DELLA FALSA CREDENZA | Psicologa dell'età evolutiva

Domini Cognitivi Compromessi nella Schizofrenia

La ricerca ha identificato specifici domini cognitivi che sono costantemente compromessi nei pazienti con schizofrenia. Questi includono:

  • Velocità di elaborazione delle informazioni: La velocità con cui vengono elaborate le informazioni, sia da un punto di vista motorio che percettivo.
  • Attenzione/Vigilanza: La capacità di selezionare gli stimoli per rilevanza, inibendo la focalizzazione sugli stimoli secondari (attenzione). La vigilanza indica invece la capacità di sostenere il compito attentivo nel tempo.
  • Apprendimento verbale e visivo: La registrazione e conservazione di informazioni verbali e non verbali.
  • Memoria di lavoro: Il deposito di informazioni verbali, visive e spaziali rilevanti per portare a termine le azioni.
  • Ragionamento e risoluzione di problemi: La capacità di pensare in modo logico e di trovare soluzioni a compiti complessi.
  • Cognizione sociale: La capacità di elaborazione delle informazioni che connota l’interazione relazionale (percepire e leggere le intenzioni altrui, ad esempio).
  • Teoria della mente (ToM): La capacità di mettersi nei panni degli altri e, da quel punto di vista, saper cogliere le loro intenzioni.

Differenze di Genere nelle Funzioni Cognitive

Esiste una notevole variabilità nei risultati degli studi che cercano di comprendere le differenze delle funzioni cognitive in pazienti psicotici maschi e femmine. Bozikas et al. (2011) hanno scoperto che il grado di compromissione è simile nei pazienti maschi e femmine con schizofrenia, mentre Hoff et al. (1998) hanno riferito che le femmine funzionano meglio con la memoria visiva rispetto ai maschi, mentre accade l’esatto contrario per l’uso della memoria di lavoro. Infatti, le donne sembrano avere maggiori difficoltà in compiti che richiedono alti livelli di attenzione sostenuta.

Le spiegazioni per queste differenze nei risultati dovrebbero essere considerate alla luce delle differenze nell’età all’esordio, differenze nella gravità dei sintomi negativi e di disorganizzazione e cronicità della malattia. Inoltre, bisognerebbe fare attenzione alle varie categorie diagnostiche di psicosi che potrebbero svolgere un ruolo nella differenza di funzionamento cognitivo nei maschi e nelle femmine. Ad esempio, sembra che i pazienti con schizofrenia di lunga data abbiano maggiori deficit cognitivi, più generalizzati, rispetto ai pazienti ad esordio precoce o pazienti con storia di malattia più breve.

Dobbiamo quindi chiederci in che modo la psicosi modifica letteralmente il cervello. In generale, sappiamo che la maturazione della corteccia prefrontale è maggiore nelle ragazze rispetto ai ragazzi e queste differenze di maturazione tra i sessi potrebbero spiegare le corrispettive differenze neuropsicologiche. Bisogna, quindi, considerare che la schizofrenia è associata a una maturazione cerebrale abbastanza tipica e che la corteccia prefrontale è l’area del cervello che matura più tardi e che le ragazze sono avvantaggiate in tal senso, mostrando un punteggio migliore sui compiti della memoria di lavoro verbale e uditiva (attraverso un compito di span di cifre) rispetto ai ragazzi. Da un punto di vista anatomico, gli adolescenti con psicosi hanno un deterioramento dei tratti di sostanza bianca che collegano la corteccia prefrontale e quella posteriore.

Possiamo concludere che le donne funzionano meglio degli uomini in determinati ambiti delle funzioni esecutive, memoria di lavoro visiva, memoria verbale e compiti di apprendimento. La scoperta di performance scadenti nei gruppi di pazienti maschi è un risultato poco chiaro perché spesso i maschi con psicosi hanno un esordio precoce di malattia. In linea generale possiamo concludere che non esistono risultati univoci sulla ricaduta della psicosi nelle prestazioni cognitive in campioni femminili e maschili. Questo perché l’età d’esordio è certamente una variabile da tenere in stretta considerazione unitamente al ruolo dei fattori genetici personali e ambientali-culturali legati al contesto in cui si è inseriti.

Un’altra variabile che bisognerebbe considerare è legata al trattamento farmacologico. Infatti, in particolare i ragazzi rispondono meglio agli antipsicotici non mostrando ricadute su nessuna abilità cognitiva, sebbene diversi studi confermino che questa categoria di farmaci impatta sulla materia grigia e sulla memoria di lavoro.

Lo studio condotto dal consorzio internazionale di scienziati nell’ambito del progetto "Schizophrenia-ENIGMA", pubblicato sulla rivista Molecular Psychiatry, ha evidenziato modificazioni profonde e molto estese nella materia bianca dei soggetti schizofrenici. La materia bianca è costituita da fasci di fibre nervose ricoperte da una sostanza isolante, la mielina. Utilizzando una tecnica specifica di risonanza magnetica, denominata "imaging da tensore di diffusione" (DTI), gli scienziati hanno osservato modificazioni che coinvolgono tutta la rete di connessioni, con una distruzione globale dell’infrastruttura connettiva della materia bianca in ben 20 regioni su 25 analizzate.

Inoltre, uno studio nato dalla collaborazione fra le Università di Catania, Bari e Padova, pubblicato sulla rivista Molecular Psychiatry, ha rivelato che i sintomi cognitivi della schizofrenia possono variare tra uomini e donne a causa dell’interazione tra due geni (Dtnbp1 e Comt) implicati nel controllo delle funzioni cognitive. Questo studio ha permesso di comprendere meccanismi molecolari complessi che modulano le funzioni cognitive in modo diverso nei maschi e nelle femmine, evidenziando come la funzionalità della corteccia prefrontale dorso laterale possa essere influenzata da questi geni in modo differente a seconda del sesso.

Mappa del cervello con evidenziate le aree della sostanza bianca

La Criticità dei Deficit Cognitivi e Sociali

I deficit cognitivi sociali, che includono difficoltà nel riconoscimento delle emozioni facciali, nell'interpretazione dei segnali sociali e nella teoria della mente, sono strettamente correlati a una grave disabilità funzionale. La capacità di elaborazione delle informazioni che connota l’interazione relazionale è fondamentale per una vita sociale soddisfacente. La mancanza di insight (consapevolezza della malattia) è un'altra area critica, spesso legata a deficit cognitivi e metacognitivi, che compromette la compliance e l'aderenza ai trattamenti.

Il Ruolo del Trattamento e della Ricerca

Il trattamento della schizofrenia mira a gestire i sintomi, migliorare il funzionamento cognitivo e sociale e prevenire le ricadute. Sebbene gli antipsicotici convenzionali abbiano un impatto limitato sui deficit cognitivi, gli antipsicotici atipici e gli interventi psicoterapeutici e riabilitativi, come la Terapia Psicologica Integrata (IPT) e la Terapia Neurocognitiva Integrata (INT), mostrano promesse nel migliorare le funzioni cognitive e le competenze sociali.

La ricerca continua a esplorare nuove strategie terapeutiche, inclusi approcci farmacologici innovativi e tecniche di stimolazione cerebrale non invasiva. L'obiettivo è quello di sviluppare trattamenti più efficaci per affrontare la complessità dei deficit cognitivi nella schizofrenia, migliorando la qualità della vita dei pazienti.

Suicidio e Violenza: Miti da Sfatare

Contrariamente a quanto comunemente si crede, gli schizofrenici hanno solo un rischio leggermente aumentato di sviluppare un comportamento violento. Le minacce di violenza e gli scoppi di aggressività minori sono molto più comuni dei comportamenti seriamente pericolosi. Solo pochissimi soggetti paranoici, gravemente depressi e isolati attaccano o uccidono qualcuno che percepiscono come unica fonte delle proprie difficoltà. I soggetti che possono ricorrere a episodi di violenza sono spesso coloro che fanno uso di alcol o sostanze stupefacenti, che presentano deliri di persecuzione, allucinazioni che li spingono ad agire o che non assumono i farmaci prescritti. Tuttavia, per il medico è difficile prevedere se un determinato soggetto schizofrenico commetterà un atto violento.

Il suicidio, invece, rappresenta una grave preoccupazione. Circa il 4-10% delle persone che soffrono di schizofrenia commette suicidio, il 35% circa lo tenta e una percentuale ancora più alta pensa in modo significativo al suicidio. Il suicidio è la principale causa di morte prematura tra i giovani affetti da schizofrenia e contribuisce significativamente alla riduzione dell'aspettativa di vita. Il rischio di suicidio è particolarmente elevato nei giovani con schizofrenia, specialmente se affetti anche da disturbi da uso di sostanze, o in coloro che presentano sintomi depressivi, disoccupazione o un recente episodio psicotico.

La Complessità del Concetto di Sé nella Schizofrenia

La schizofrenia è caratterizzata anche da disturbi del Sé, che possono manifestarsi come una perdita dell'immediatezza e dell'ovvietà che normalmente ci consente di vivere il senso di unitarietà della nostra identità e l'appartenenza delle nostre rappresentazioni mentali. Già Bleuler considerava i disturbi del Sé come appartenenti al gruppo dei sintomi fondamentali della malattia. Il senso del sé, inteso come il fondamento su cui gli individui vivono la loro vita quotidiana, è stato sempre più indagato nella schizofrenia.

Il modello elaborato da Christopher Frith, basato sul concetto di "scarica corollario" o "copia efferente", ipotizza che un difetto nella capacità di controllo dell'attività mentale possa essere alla base di sintomi positivi come deliri di controllo e inserzione del pensiero. Questo modello suggerisce che la mancata elaborazione delle informazioni relative alla consapevolezza dell'intenzione di agire possa impedire al soggetto l'elaborazione del senso di proprietà nei confronti dei propri pensieri, portandolo ad attribuirli erroneamente ad una fonte esterna.

Tuttavia, questo modello ha ricevuto critiche, in particolare riguardo al concetto di "intenzione di pensare" e alla necessità di una copia efferente per il pensiero. La critica sottolinea che la mancanza di un senso di agency nei confronti della propria attività mentale non spiega completamente l'attribuzione delirante a fonti esterne o il motivo per cui alcuni pensieri sono percepiti come inseriti nella mente.

La mancanza di insight di malattia, riscontrata in alcuni pazienti, può essere vista come una strategia di coping che protegge la persona ed evita i sintomi depressivi derivanti dalla consapevolezza di avere una malattia mentale cronica. Questo problema assume toni drammatici per l'elevato tasso di ricadute, riacutizzazioni e suicidio.

In conclusione, la schizofrenia è una malattia devastante che colpisce profondamente le funzioni cognitive, il senso del sé e la vita sociale degli individui. La ricerca continua a fare progressi nella comprensione dei meccanismi sottostanti e nello sviluppo di trattamenti più efficaci, con un'attenzione crescente alle differenze individuali e di genere.

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