Anoressia Nervosa: Un Viaggio nella Storia dei Disturbi Alimentari in Italia

L'anoressia nervosa, oggi riconosciuta come un complesso disturbo del comportamento alimentare, affonda le sue radici in una storia medica lunga e articolata, che attraversa secoli di osservazioni cliniche, interpretazioni e evoluzioni nel pensiero scientifico. Sebbene la sua definizione moderna sia relativamente recente, i primi accenni a condizioni riconducibili a un rifiuto patologico del cibo e a un'eccessiva preoccupazione per il peso risalgono a tempi remoti. La sua presenza in Italia, come in altre nazioni, ha visto un'evoluzione significativa, soprattutto a partire dalla seconda metà del XX secolo, con un'accelerazione nella consapevolezza e nella diagnosi negli ultimi decenni.

Le Origini Lontane: Dai Primi Resoconti Medici alla Nascita del Concetto

Il termine "anoressia", derivante dal greco an (privazione, mancanza) e orexis (appetito), compare già nel V-IV secolo a.C., indicando una perdita del piacere legato al bisogno e alla ricerca del cibo. In epoche antiche, come nel Medioevo, la restrizione alimentare poteva persino essere interpretata come un percorso spirituale, una forma di mortificazione del corpo a fini mistici.

La svolta nella classificazione medica dell'anoressia come malattia si verifica nel 1689, anno in cui il medico britannico Richard Morton pubblica un testo di medicina a Londra, inserendo la descrizione di due casi di "consunzione nervosa" (nervous consumption). Morton, nel suo trattato dedicato ai vari tipi di defedamento alimentare, individua in questo disturbo cause puramente psicologiche, come la tristezza e l'ansia. Descrive due pazienti, una ragazza di 18 anni e un ragazzo di 16, che rifiutavano di alimentarsi in assenza di patologie fisiche manifeste. Morton è il primo a distinguere questa condizione dalla morte per consunzione o dalla tubercolosi, evidenziando molti dei sintomi tipici che ancora oggi riconosciamo.

A distanza di quasi un secolo, nel 1764, Robert Whytt di Edimburgo riporta una seconda segnalazione di un disturbo alimentare di natura psicogena, descrivendo il caso di un ragazzo quattordicenne. Successivamente, nel 1860, il medico parigino Louis-Victor Marcé nota che alcune forme di deperimento alimentare hanno un'origine psicologica e che il fenomeno colpisce prevalentemente giovani ragazze durante la pubertà. Un altro medico francese, Charles Lasègue, nel 1873, documenta otto casi di emaciazione e deprivazione alimentare su base psicologica, sottolineando la sofferenza emotiva dei pazienti. Nello stesso anno, a Londra, William Gull descrive tre casi e conia per la prima volta il termine che si sarebbe poi affermato universalmente: anoressia nervosa.

È importante notare che, sebbene i resoconti di Morton e Gull siano considerati pietre miliari, alcuni studi suggeriscono che già nel XVI secolo un medico genovese, Simone Porta, avesse studiato e descritto un quadro clinico simile all'anoressia nervosa.

Illustrazione storica di un medico che visita un paziente emaciato

Il Silenzio e la Ricerca delle Cause: Tra Fisico e Psiche

Dopo queste prime segnalazioni, si osserva un periodo di relativo silenzio nella letteratura medica, durante il quale si tende a ricercare cause prevalentemente fisiche, in particolare di natura endocrinologica, per spiegare le varie forme di deperimento. Questo approccio riduzionista non teneva conto della complessità dei fattori psicologici ed emotivi che sottendono il disturbo.

Nel corso del XIX secolo, altri medici continuarono a esplorare il fenomeno. Nel 1874, Lasègue pubblica un'analisi dettagliata di quella che definisce "anoressia isterica", distinguendola da altre forme di perdita di peso. Nel 1883, Huchard introduce una definizione più specificamente psichiatrica, distinguendo l'anoressia mentale da quella gastrica. Nel 1903, Pierre Janet descrive la "psicoastenia", legando la malattia a un ossessivo sentimento di vergogna del proprio corpo e alla distorsione dell'immagine corporea.

Freud, negli anni successivi, interpreta l'anoressia nervosa come un meccanismo di difesa nevrotico di tipo "conversione", in cui il conflitto psichico si manifesta simbolicamente in termini fisici, o come un'autoproibizione di desideri istintivi legata a una sessualità non ancora matura. Successivamente, Melanie Klein parla di anoressia nervosa come paura di introdurre cibo potenzialmente dannoso per il corpo.

L'Evoluzione del Concetto: Dalla "Malattia delle Donne" alla Complessità Multidimensionale

Nel XX secolo, la comprensione dell'anoressia nervosa ha continuato a evolversi. Negli anni '30, viene descritta come tipica dell'età giovanile femminile, caratterizzata da un ostinato controllo di sé e da una ridotta assunzione calorica, senza una perdita dell'appetito come fattore determinante. Negli anni '40, Klein approfondisce il concetto di paura del cibo come potenziale dannoso.

Un contributo significativo proviene da Maria Selvini Palazzoli, psicoanalista italiana che, allontanandosi dalla psicoanalisi classica, sviluppò un approccio che prendeva in carico l'intero nucleo familiare della paziente anoressica. Questo approccio sottolineava l'importanza delle dinamiche familiari e della relazione madre-figlia nello sviluppo del disturbo, ipotizzando che il corpo venisse vissuto come appartenente alla madre, ostacolando lo sviluppo di autonomia e auto-consapevolezza nella giovane.

La famiglia, il suo ruolo centrale in caso di disturbi del comportamento alimentare

Nonostante la prevalenza femminile, è ormai ampiamente riconosciuto che l'anoressia nervosa possa colpire anche gli uomini, sebbene con una minore incidenza (stimata tra il 5% e il 10% dei casi totali). In questi ultimi, si osserva talvolta una maggiore enfasi sulla costruzione muscolare (bigoressia o dismorfia muscolare), piuttosto che sulla magrezza estrema. Tuttavia, stereotipi legati all'omosessualità o all'effeminatezza hanno spesso ostacolato la ricerca e la diagnosi nei maschi.

L'Impatto della Pandemia e le Sfide Attuali in Italia

Gli anni più recenti hanno visto un'attenzione crescente verso i disturbi del comportamento alimentare, anche in Italia. La pandemia da COVID-19 ha rappresentato un ulteriore fattore di stress, con un aumento significativo dei casi e un peggioramento dei sintomi in pazienti già diagnosticati. L'isolamento sociale, la riduzione delle attività e l'incertezza generale hanno esacerbato le problematiche psicologiche sottostanti.

Le storie di giovani pazienti, come quelle di Elena e di "A.", evidenziano il calvario che molte famiglie affrontano per ottenere una diagnosi e un percorso di cura adeguato. La difficoltà nel trovare centri specializzati, i lunghi tempi di attesa, la frammentazione dei servizi e la mancanza di coordinamento tra le diverse figure professionali (psicologi, psichiatri, nutrizionisti, medici di base) rappresentano ostacoli significativi.

Il racconto della madre di Elena, ad esempio, descrive un percorso fatto di ricoveri ospedalieri, trasferimenti tra strutture, difficoltà di accesso ai familiari e una percezione di supporto territoriale insufficiente. La madre sottolinea l'importanza di un terapista familiare e critica il taglio dei fondi destinati al contrasto dei disturbi alimentari, auspicando una maggiore apertura dei centri e una personalizzazione delle cure.

Similmente, la madre di "A.", sedicenne in cura presso il Bambin Gesù di Roma, racconta di come la malattia sia emersa gradualmente, inizialmente mascherata da un desiderio di dimagrimento apparentemente innocuo. La progressione dei sintomi, gli attacchi di panico, l'isolamento e il rifiuto del cibo hanno reso necessaria una diagnosi medica tempestiva, evidenziando la criticità delle condizioni fisiche e cardiache della figlia.

Grafico che mostra l'aumento dei disturbi alimentari durante il periodo del lockdown

Sintomatologia, Diagnosi e Percorsi Terapeutici

L'anoressia nervosa si caratterizza per una serie di sintomi distintivi:

  • Restrizione calorica: Riduzione progressiva dell'apporto calorico, che può arrivare al digiuno totale.
  • Paura ossessiva di ingrassare: Un terrore irrazionale di aumentare di peso, anche in condizioni di sottopeso.
  • Distorsione dell'immagine corporea: Percezione alterata del proprio corpo, con tendenza a vedersi più grassi di quanto si sia realmente (dismorfofobia).
  • Controllo ossessivo del cibo: Comportamenti come evitare di toccare o annusare il cibo, masticare e sputare, mangiare solo a determinate ore o con specifici utensili.
  • Iperattività fisica: Aumento dell'attività fisica per compensare l'apporto calorico.
  • Comportamenti compensatori (in alcune varianti): Vomito autoindotto o uso di lassativi (anoressia purging).

Le conseguenze fisiche possono essere molto gravi e includono amenorrea (perdita del ciclo mestruale), osteoporosi, problemi ormonali, compromissione epatica, bradicardia (rallentamento del battito cardiaco), malnutrizione, rapido calo ponderale e grave sottopeso.

La diagnosi di anoressia nervosa è clinica e si basa su un'accurata anamnesi, la valutazione dei sintomi fisici, psicologici e comportamentali. Non esistono esami specifici per confermarla, ma esami strumentali possono essere utili per valutare le complicanze fisiche.

Il trattamento più efficace dell'anoressia nervosa è multidisciplinare e prevede:

  • Psicoterapia: Fondamentale per indagare e rielaborare le problematiche emotive e relazionali profonde. Diverse forme di psicoterapia si sono dimostrate efficaci, tra cui quella dinamica, sistemico-relazionale e cognitivo-comportamentale, spesso condotte a livello individuale, familiare o di gruppo. La terapia familiare è particolarmente indicata per i pazienti adolescenti.
  • Riabilitazione nutrizionale: Affidata a dietisti, nutrizionisti o dietologi per ristabilire un'alimentazione sana e bilanciata.
  • Rieducazione all'immagine corporea: Supportata da psicologi e tecnici della riabilitazione psichiatrica specializzati.
  • Terapia farmacologica: Talvolta necessaria per trattare disturbi in comorbilità, come depressione o disturbi ossessivo-compulsivi, sotto stretta supervisione psichiatrica.

Nei casi più gravi, quando la vita è in pericolo a causa del sottopeso estremo e delle complicanze cliniche, può essere necessario il ricovero ospedaliero, con interventi mirati a salvare e riabilitare la salute fisica, come il divieto di movimento, l'integrazione alimentare, la nutrizione artificiale tramite sonda o flebo.

Le Cause: Un Intreccio Complesso

Le cause dell'anoressia nervosa non sono ancora completamente chiarite e si ritiene che il disturbo sia il risultato di un complesso intreccio di fattori:

  • Fattori genetici e biologici: Predisposizione familiare, alterazioni neuroendocrine e ormonali.
  • Fattori psicologici: Problemi di autostima, perfezionismo, difficoltà nella gestione delle emozioni, timore di perdere il controllo, disturbo dell'immagine corporea.
  • Fattori ambientali e sociali: Pressioni culturali verso la magrezza, modelli di bellezza irrealistici veicolati dai mass media, feedback sociali negativi (es. bullismo), appartenenza a gruppi sociali che enfatizzano il controllo del peso (sportivi, ballerini).
  • Fattori familiari: Dinamiche relazionali disfunzionali, stili educativi, difficoltà nella comunicazione emotiva.

La ricerca continua a esplorare nuove frontiere, inclusi gli aspetti genetici e l'interazione tra microbiota intestinale e cervello, che potrebbero influenzare il controllo dell'assunzione di cibo.

In Italia, come nel resto del mondo, la lotta contro l'anoressia nervosa richiede un impegno costante nella prevenzione, nella diagnosi precoce e nell'offerta di percorsi di cura integrati e accessibili, che tengano conto della complessità del disturbo e delle specificità di ogni singolo paziente. La consapevolezza che non si tratta di una "malattia moderna" ma di una condizione con radici storiche profonde, che si manifesta e assume significato nel contesto socioculturale, è fondamentale per un approccio terapeutico efficace e compassionevole.

La famiglia, il suo ruolo centrale in caso di disturbi del comportamento alimentare

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