L'Approccio Etologico e i Disturbi dello Spettro Autistico: Tra TEACCH, ABA e Nuove Frontiere

I Disturbi dello Spettro Autistico (DSA), o DSAut come acronimo italiano, rappresentano un gruppo di condizioni atipiche del neurosviluppo ad esordio precoce, con effetti condizionanti lo sviluppo della persona per tutto l’arco di vita. La complessità clinica di questi disturbi richiede un approccio multiprofessionale e multidimensionale, basato su metodiche abilitative-educative validate scientificamente e con un focus primario sulla qualità della vita della famiglia. L’intervento di cura per i DSAut è un sistema a vari livelli di complessità, che muove risorse multiprofessionali e multidisciplinari, coinvolgendo, oltre a genitori e familiari, operatori delle professioni sanitarie, sociali ed educative. Per i servizi territoriali di Neuropsichiatria Infantile, Psicologia e Riabilitazione per l’età evolutiva, la gestione dell’autismo nei bambini e nei ragazzi rappresenta pertanto una vera sfida.

Illustrazione di un cervello con connessioni neurali evidenziate

Le Origini del TEACCH e la sua Filosofia

Il programma TEACCH nasce dall’esigenza di un approccio efficace ed integrato ai Disturbi dello Spettro Autistico. TEACCH è un acronimo che sta per “Treatment and Education of Autistic and related Communication-handicapped CHildren” (Trattamento ed educazione di bambini con autismo e connesse disabilità del linguaggio). Spesso i termini TEACCH, modello TEACCH, programma TEACCH per l’autismo sono usati come sinonimi, facendo riferimento sia ad un programma di trattamento che ad un modello utile alla concettualizzazione e al trattamento dei DSA. Questo perché il programma TEACCH per l’autismo prevede alcuni aspetti chiave che includono anche l’approfondimento dei pattern di apprendimento e cognizione delle persone non neurotipiche, lo sviluppo di un programma personalizzato per ognuno, ed infine l’insegnamento strutturato, con attività organizzate che fanno ampio uso di supporti visivi e che utilizzano diverse strategie.

Le origini del TEACCH affondano le radici nella presa di distanza dalle teorie delle "madri frigorifero" di Bruno Bettelheim, che attribuivano l'autismo a un'origine emotiva dovuta a una relazione fredda ed ostile da parte dei genitori. Negli anni '60, con il dott. Robert Reichler, TEACCH vede la luce. Si struttura come programma statale nel 1972 all'Università della Carolina del Nord a Chapel Hill, quando Eric Schopler riceve una borsa di ricerca finanziata a livello federale per continuare il suo lavoro con bambini con autismo e le loro famiglie. Da quel momento, TEACCH si è diffuso globalmente, diventando un modello e un'ispirazione.

Immagine storica di Eric Schopler che lavora con bambini

Trehin (1998), citato in degli Espinosa (2006), sostiene che TEACCH non sia né un approccio né un metodo, ma piuttosto un programma statale che utilizza i migliori approcci e metodi disponibili. Lord & Schopler (1994) evidenziano come TEACCH si caratterizzi per il supporto alle capacità esistenti della persona, lavorando sul contesto per renderlo più comprensibile e adatto, con l'obiettivo di aumentare l’autonomia individuale.

Principi Fondamentali del Modello TEACCH

Il programma TEACCH si basa su alcuni principi cardine che guidano la sua applicazione:

  • Valorizzazione dei punti di forza e dell'unicità: TEACCH parte dal presupposto che ogni persona non neurotipica possieda dei punti di forza da valorizzare e dei punti di debolezza. I primi sono il punto di partenza per la definizione degli obiettivi del programma, mentre i secondi vanno individuati e accettati. La presa in carico è olistica, rivolgendosi alla persona nella sua interezza e basandosi su valutazioni qualitative e funzionali, non solo sulla diagnosi categoriale.
  • Collaborazione e rete di professionisti: Il principio TEACCH numero 2 sottolinea l’importanza della rete di professionisti e della collaborazione con le figure centrali per la persona con DSA. Nel caso di un bambino, è fondamentale il dialogo e la formazione di genitori e insegnanti. Per gli adulti, sono importanti i professionisti esperti per l’inserimento lavorativo e le aziende stesse.
  • Ambiente strutturato e supporti visivi: Le ricerche di Schopler hanno messo in luce peculiarità percettive e cognitive nell'autismo, con effetti sulle abilità sociali. Il principio TEACCH numero 6 sottolinea l’importanza di un ambiente strutturato e di supporti visivi per insegnare nuove abilità alle persone con DSA, partendo dal presupposto che siano "visual learners". I compiti proposti devono partire da ciò che la persona già sa fare, procedere per piccoli passi ed essere coerenti con il suo livello di sviluppo e i suoi interessi.
  • Modello cognitivo-comportamentale: Il principio TEACCH numero 4 definisce la cornice teorica di riferimento nel più ampio modello cognitivo-comportamentale. I comportamenti vengono analizzati in relazione agli antecedenti. I comportamenti problema, soprattutto quelli aggressivi, sono spiegati a partire dalle difficoltà comunicative, dall'eccesso di stimoli o dal cambiamento di routine o ambienti.

L'organizzazione scolastica, coinvolta nel programma, ha implementato corsi intensivi per insegnanti e promosso un'adeguata strutturazione di spazi, tempi e composizione delle classi. L'attenzione è rivolta non solo alle capacità scolastiche, ma anche a quelle quotidiane e ludiche, offrendo opportunità di partecipazione a campi estivi e gruppi per le abilità sociali, sempre utilizzando come bussola gli interessi e le capacità dei destinatari.

TEACCH a Confronto con ABA: Punti di Contatto e Divergenze

TEACCH condivide con ABA (Applied Behavior Analysis) alcuni aspetti molto importanti, come la cooperazione con le figure di riferimento della persona non neurotipica e l’enfasi su un lavoro precoce, intensivo e mirato allo sviluppo di diverse abilità. Del resto, alcune caratteristiche e metodologie proprie dell’ABA sono state integrate da TEACCH, che fa dell’integrazione uno dei suoi punti di forza.

Tuttavia, restano alcune differenze inconciliabili. TEACCH considera la dipendenza dai prompt come un ostacolo alla generalizzazione, rischio che, secondo la letteratura scientifica, non è sempre contemplato. Inoltre, TEACCH ritiene limitate le possibilità di trattamento dei DSA, sostenendo la necessità di una forte modificazione degli ambienti e contesti di vita ad affiancare l’insegnamento delle abilità.

L'ABA, ramo applicativo dell'Analisi del Comportamento, si basa sui principi della teoria dell'apprendimento e del condizionamento operante. Il comportamento viene modellato dalle conseguenze che riceve, con il rinforzo che aumenta la frequenza e la probabilità della sua comparsa. Procedure come chaining, fading e shaping implicano un cambiamento graduale per produrre nuovi comportamenti. Il DTT (Discrete Trial Training) si basa sull'apprendimento senza errori, con l'uso di prompt che vengono gradualmente ridotti. Il NET (Natural Environment Training) sfrutta situazioni di vita quotidiana per fornire opportunità di apprendimento, partendo dagli interessi del bambino. L'ABA è particolarmente utile per lavorare su comportamenti problema.

La ricerca di Lovaas (1987) ha evidenziato miglioramenti significativi in bambini con autismo sottoposti a programmi comportamentali intensivi (40 ore settimanali) rispetto a gruppi di controllo con interventi meno intensivi. Eikeseth et al. (2002) hanno confermato che l'intensità dell'intervento (30 ore settimanali) è cruciale, mostrando che un intervento comportamentale intensivo porta a risultati migliori rispetto a un intervento eclettico di pari intensità. L'intervento precoce (dai due anni in su) e una durata maggiore dell'intervento comportamentale intensivo precoce sembrano predire risultati terapeutici migliori.

L'Approccio Ecosistemico (AE): Integrare Comportamentismo e Contesto

Per affrontare la complessità clinica degli interventi ambulatoriali per minori con Disturbi dello Spettro Autistico, è necessario un approccio multiprofessionale e multidimensionale. L'Approccio Ecosistemico (AE), verificato dal Centro Autismo di Grosseto, integra interventi diretti al potenziamento delle competenze individuali con percorsi di ottimizzazione delle risorse umane e ambientali nei contesti di vita dei bambini/adolescenti.

L'AE coinvolge attivamente genitori e operatori, orientando il percorso di cura verso la nascita di reti sociali proattive e di esperienze di apprendimento naturalistico, funzionali allo sviluppo e all’inclusione sociale. Emergono effetti positivi sia sul piano individuale (competenze adattive, regolazione emotiva, partecipazione inclusiva), sia sulla percezione di efficacia di genitori e operatori.

Disturbi dello spettro autistico - Diagnosi differenziali, Modelli di intervento

L'AE prende forma dalle evidenze nella Psicologia Evolutiva, che confermano l'origine dello sviluppo sociale, emotivo e comunicativo all'interno di relazioni interpersonali significative, guidate da adulti sensibili e responsivi. Rogers e Pennington (1991) nel loro modello sullo sviluppo interpersonale nell'autismo, sottolineano la necessità di lavorare precocemente per il raggiungimento delle tappe fondamentali dello sviluppo intersoggettivo.

Un altro riferimento teorico dell'AE è l'Ecologia dello Sviluppo (Bronfenbrenner, 1986), che studia le interrelazioni tra l'organismo umano e i cambiamenti ambientali. L'AE adotta un approccio orientato ai sistemi di vita dei minori, in contrapposizione a una visione individuo-centrica. La conoscenza è "embodied" (incorporata) perché si costruisce attraverso le esperienze corporee, e i processi cognitivi si sviluppano in funzione del corpo con le sue caratteristiche fisiche e capacità senso-motorie.

La metodologia "cognitivo-motivazionale-individualizzata" (c.m.i.) evidenzia come l'emozione che nasce nella relazione condivisa imprima una segnaletica valoriale nel bambino, guidando l'esperienza in senso positivo o negativo. Questa dimensione motorio-prassica condivisa nella relazione è il vettore che unisce l'esperienza emozionale al mondo esterno, consentendo al bambino di strutturare l'apprendimento della realtà su cui si agganciano linguaggio e comunicazione.

L'Importanza della Regolazione Emotiva e delle Funzioni Esecutive

Le teorie sulla Regolazione Emotiva e i modelli operativi orientati in tal senso (Franciosi, 2017; Attwood et al., 2008) rappresentano un riferimento teorico per i processi di sviluppo individuali all'interno dell'AE. La regolazione emotiva è cruciale per l'organizzazione della personalità, l'acquisizione di un comportamento sociale adeguato e flessibile, e lo sviluppo di una più complessa auto-organizzazione della mente.

Le emozioni e gli affetti sono processi integrativi che collegano tutte le funzioni e le attività della mente. La loro regolazione è una competenza centrale per il benessere, costituendo il prerequisito psicofisiologico della capacità di apprendere e adattarsi funzionalmente alle situazioni della vita, oltre che un fattore protettivo rispetto al disagio psichico. Gli studi sull'affettività nelle neuroscienze confermano l'esistenza di reti cerebrali primarie alla base dei sistemi emozionali umani (istintuali, non coscienti): esplorazione, gioco, accudimento, paura, panico, rabbia, sessualità.

Le Funzioni Esecutive (FE) sono quelle capacità che permettono il controllo del comportamento: attenzione, pianificazione, flessibilità cognitiva e inibizione dei comportamenti inappropriati. L'AE, integrando diverse metodologie, mira a potenziare anche queste funzioni, fondamentali per l'autonomia e l'adattamento sociale.

Diagramma che illustra le Funzioni Esecutive

Nuovi Modelli e Ricerche Emergenti: L'Early Start Denver Model e l'Approccio Tartaruga

Oltre a TEACCH e ABA, emergono nuovi modelli e approcci che integrano diverse metodologie. L'Early Start Denver Model (ESDM) è un approccio che integra in modo funzionale l'approccio naturalistico e comportamentale, conservando il rigore metodologico. Il manuale "Implementazione dell’Early Start Denver Model in Gruppo (G-ESDM) per bambini con autismo in età prescolare" fornisce indicazioni per attuare il programma, creare obiettivi di trattamento, preparare l'ambiente di apprendimento e facilitarlo attraverso interazioni tra pari.

L'ESDM si basa sul principio che il cervello umano è una macchina meravigliosa fatta per apprendere, e che l'apprendimento modifica la struttura e la funzione cerebrale (plasticità neuronale). Gli interventi comportamentali mirati possono portare a una "normalizzazione" funzionale dell'attività cerebrale.

Un altro approccio promettente arriva dall'Italia con il modello "Tartaruga" dell'Istituto di Ortofonologia (IdO) di Roma. Questo approccio, descritto in uno studio pubblicato sulla rivista 'Autism open-access', si basa sull'integrazione delle componenti cognitive e affettive. I risultati preliminari su 80 bambini hanno mostrato miglioramenti significativi, con l'80% dei casi usciti dallo spettro autistico secondo la diagnosi ADOS e il 30% dall'autismo dopo due e quattro anni di trattamento. L'IdO ritiene che linguaggio, intelligenza e competenze emotive e sociali si acquisiscano attraverso le relazioni e le interazioni affettive. Lavorare sulla dimensione affettiva sociale permette un miglioramento in tutti gli altri aspetti evolutivi, portando a migliori risultati cognitivi.

Ricerca e Prospettive Future: L'Importanza della Ricerca Continua

Nonostante i risultati promettenti, la ricerca sul TEACCH non è attualmente molto ampia, e ancora meno sono gli studi revisionati in modo indipendente e pubblicati. Alcuni studi hanno dimostrato miglioramenti nell'apprendimento e nelle capacità motorie, ma altri hanno evidenziato un miglioramento limitato nelle abilità motorie, verbali e cognitive, e trascurabile nelle capacità utili alla vita quotidiana, con effetti migliori sui comportamenti sociali e sul trattamento dei comportamenti problema. Pertanto, è necessario continuare ad approfondire l'efficacia di TEACCH attraverso ulteriori ricerche scientifiche, soprattutto per quanto riguarda l'età adulta e adolescenziale.

L'ABA, pur essendo un intervento intensivo e precoce scientificamente validato, richiede una preparazione notevole da parte degli operatori. La sua efficacia sembra dipendere dall'intensità (30-40 ore settimanali), dalla durata e dall'età di inizio dell'intervento.

L'Approccio Ecosistemico, integrando diverse evidenze scientifiche, offre una prospettiva promettente per un intervento più olistico e contestualizzato. L'obiettivo ultimo di questi approcci è il raggiungimento del massimo grado possibile d’indipendenza personale e responsabilità sociale, e del maggior livello possibile di qualità della vita per la persona con DSA e la sua famiglia.

È fondamentale diffondere la consapevolezza che l'autismo riguarda l'intero ciclo di vita. L'evoluzione positiva può proseguire anche oltre l'età evolutiva se vengono mantenuti adeguati servizi, contesti e specificità di interventi, migliorando così la qualità della vita.

La ricerca scientifica continua a fornire nuove prospettive e a validare approcci sempre più efficaci, sottolineando l'importanza di un approccio personalizzato, basato sull'evidenza e che consideri la persona nella sua totalità e nel suo contesto di vita.

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