Realismo Capitalista e la Psiche Collettiva: Un'Analisi Critica

Il panorama contemporaneo è intriso di un senso pervasivo di inevitabilità capitalista, un'atmosfera che soffoca la possibilità di immaginare alternative radicali. Il concetto di "realismo capitalista", reso popolare dal filosofo e critico culturale Mark Fisher, descrive precisamente questa condizione: la diffusa percezione che il capitalismo non sia solo il sistema economico dominante, ma l'unico sistema possibile, l'orizzonte ultimo del pensiero e dell'azione umana. Questa ideologia pervasiva, mascherata da un pragmatismo post-ideologico, si manifesta in molteplici sfaccettature della vita sociale, dall'economia alla politica, fino alla sfera più intima della salute mentale.

La Naturalizzazione del Capitalismo: Un Processo Ideologico

L'affermazione centrale di Fisher, "è più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo", cattura l'essenza di questa naturalizzazione. Il progetto del neoliberismo, come promosso da figure come Milton Friedman, è riuscito a presentarsi non come una scelta politica o economica, ma come una forza "naturale" e infallibile, intrinseca alla condizione umana. Questa narrazione si è infiltrata nei media, nelle istituzioni educative e in ogni strumento di influenza culturale, promuovendo un'ideologia basata sull'individualismo, la competizione e la ricerca del profitto.

Una rappresentazione grafica dell'influenza dei media e delle istituzioni nella diffusione dell'ideologia capitalista.

Questa operazione ideologica ha avuto conseguenze profonde, portando allo scioglimento della coscienza di classe e a un aumento vertiginoso dei disturbi legati alla salute mentale. Il capitalismo, in questa sua declinazione, subappalta la sofferenza ai singoli individui, facendoli sentire unicamente responsabili per il proprio malessere. La depressione, l'ansia e la sensazione di impotenza diventano esperienze private, frammentate, incapaci di coagularsi in un problema collettivo e politicizzato.

Un Confronto con la Critica Marxista

La critica di Mark Fisher al "realismo capitalista" ha suscitato dibattiti accesi, in particolare per il suo presunto distacco dalle analisi marxiste classiche. Alcuni critici sostengono che Fisher si limiti a "riconfezionare" idee già sviluppate da Marx oltre un secolo fa, proposte in una forma meno comprensibile e priva di direzioni pratiche concrete per chi lotta per un cambiamento sociale.

Marx, nell' "Ideologia Tedesca", aveva già evidenziato come "Le idee della classe dominante sono in ogni epoca le idee dominanti; cioè la classe che è la potenza materiale dominante della società è in pari tempo la sua potenza spirituale dominante". Fisher sembra riprendere questo concetto, ma la sua analisi è stata criticata per non aver colto appieno la dinamica della coscienza di classe e dei processi rivoluzionari.

La crisi finanziaria globale del 2008, ad esempio, è stata interpretata da Fisher come una prova della vittoria ideologica del capitalismo, dato che i salvataggi bancari non hanno scatenato rivoluzioni immediate. Tuttavia, questa interpretazione è stata contestata: la crisi, secondo un'ottica marxista, era una crisi di sovrapproduzione, una contraddizione fondamentale del sistema capitalistico stesso. Il salvataggio delle banche, lungi dall'essere una vittoria ideologica, sarebbe stata un'ammissione del fallimento del capitalismo, un tentativo disperato di evitare conseguenze sociali catastrofiche per la classe dominante, a scapito della stabilità economica a lungo termine.

La Crisi del 2008 e la Radicalizzazione

La crisi del 2008, lungi dal dimostrare l'invincibilità del capitalismo, ha invece innescato una fase di crescente radicalizzazione. L'austerità imposta e le promesse di un ritorno alla normalità si sono rivelate fallaci, spingendo sempre più persone a cercare soluzioni alternative. Movimenti come Occupy Wall Street, le rivolte nel mondo arabo, la polarizzazione politica e la crescita di nuovi partiti testimoniano questa trasformazione. Persino negli Stati Uniti, la candidatura di Bernie Sanders ha aggregato milioni di persone attorno a un'agenda socialista democratica.

Questi eventi, predetti nelle loro linee generali dai marxisti, sembrano smentire l'affermazione di Fisher che "è più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo". La coscienza, sebbene conservatrice, impiega tempo a evolvere, ma gli eventi storici e le esperienze vissute possono accelerare questo processo. La storia della Russia zarista, ad esempio, mostra come povertà, fame e repressione abbiano preceduto la mobilitazione delle masse. L'attesa di una rivoluzione immediata dopo una crisi economica è irrealistica; la coscienza collettiva necessita di tempo per allinearsi agli eventi.

Metodo e Teoria: Le Debolezze di Fisher

Una critica ricorrente al metodo di Fisher riguarda la sua tendenza a basare le proprie analisi su valutazioni impressionistiche, senza scavare a fondo nei processi sottostanti. La negazione della lotta di classe nel suo libro, riducendo la società a una "battaglia interiore schizofrenica di ogni individuo", è vista come un difetto fondamentale. Fisher confonde la complessità delle dinamiche di classe con le contraddizioni psicologiche individuali, trascurando il ruolo centrale dei rapporti sociali di produzione.

La definizione marxista di classe, basata sui rapporti sociali di produzione (coloro che vivono del lavoro altrui versus coloro che vendono la propria forza-lavoro), è scientifica e fondamentale per comprendere la lotta di classe. Durante le crisi, la borghesia cerca di ridurre i costi licenziando i lavoratori e abbassando i salari, mentre il proletariato ricorre all'azione collettiva per ottenere concessioni. Scioperi generali in Grecia, movimenti contro le riforme del lavoro in Francia, azioni in Cina e Brasile sono esempi concreti di questa lotta di classe, che Fisher sembra ignorare o minimizzare.

La "Stalinismo di Mercato" e l'Impotenza Riflessiva

Nonostante le critiche, alcune delle intuizioni di Fisher rimangono estremamente pertinenti e anticipatorie. L'idea di "stalinismo di mercato" descrive efficacemente una società in cui l'enfasi è posta sui simboli dei risultati raggiunti piuttosto che sulla concretezza del risultato stesso. Questo si manifesta nell'istruzione, dove gli studenti studiano per superare gli esami anziché per imparare, o nelle aziende che privilegiano la comunicazione e le pubbliche relazioni rispetto all'efficacia reale. Figure come Elon Musk, Sam Bankman-Fried e Elizabeth Holmes incarnano questo modello, dove il successo è misurato più dalla narrazione che dalla sostanza.

Un'infografica che illustra il concetto di

Altrettanto potente è il concetto di "impotenza riflessiva". I giovani, in particolare, riconoscono la gravità dei problemi sociali ed economici, ma si sentono impotenti di fronte ad essi. Questa rassegnazione, secondo Fisher, non deriva da apatia, ma dalla consapevolezza che "non possono farci niente". L'ascesa dei social media, con la loro logica frammentante e la dipendenza da stimoli costanti, esacerba questa condizione, creando una generazione "troppo connessa per riuscire a concentrarsi".

L'Edonia Depressa e la Ricerca del Piacere Immediato

Collegata all'impotenza riflessiva è la nozione di "edonia depressa". A differenza dell'anedonia classica (l'incapacità di provare piacere), l'edonia depressa si caratterizza per un'incapacità di fare altro se non attività gratificanti. La dipendenza da smartphone, social media, scommesse online e pornografia digitale riflette questa ricerca incessante di gratificazione immediata, un tentativo di sfuggire a uno stato di angoscia e vuoto esistenziale. Fisher aveva previsto con anni di anticipo questa tendenza, descrivendo la "noia" come l'esilio dallo stimolo e dall'eccitamento comunicativo costante.

Giorgia Angioletti legge un estratto di "Realismo capitalista" di Mark Fisher

Questa ricerca di piacere effimero, tuttavia, non porta a una felicità duratura, ma a un senso di vuoto ancora maggiore. Autori come Cal Newport e Ryan Holiday, con i loro appelli al "lavoro profondo" e al ritorno dello stoicismo, evidenziano una crescente consapevolezza che l'instancabile ricerca di gratificazione può portare all'infelicità. Questo tema potrebbe diventare un terreno d'incontro inaspettato tra socialisti e conservatori riflessivi, uniti nella critica all'eccesso di gratificazione immediata.

La Politicizzazione della Sofferenza Mentale

Una delle critiche più forti mosse da Fisher riguarda la tendenza a privatizzare la sofferenza mentale, trattandola come un fenomeno "naturale" piuttosto che come una conseguenza delle strutture sociali ed economiche. La depressione, l'ansia e lo stress, benché spesso vissuti come fallimenti individuali, sono intrinsecamente legati alla tossicità della competizione, alla precarietà lavorativa e alla pressione costante della performance imposte dal capitalismo.

Filosofi come Byung-Chul Han sottolineano come le malattie del XXI secolo siano sempre più neuronali, risultato di una società che ci "sfarina" nella competizione e ci chiede di essere infallibili, flessibili e manipolabili. La politicizzazione della malattia mentale, ovvero il riconoscimento del suo legame indissolubile con il sistema capitalistico, è un passo cruciale per superare questa condizione. Non si tratta di trovare scuse individuali, ma di comprendere come il sistema stesso generi sofferenza e alienazione.

Il Limite della Teoria e l'Azione Rivoluzionaria

Sebbene Fisher abbia identificato con acume molti dei sintomi del "realismo capitalista", alcuni critici lamentano una mancanza di proposte concrete per superare questa condizione. La sua critica al "dibattito eterno" della sinistra su questioni storiche come Kronstadt o la NEP, pur avendo un fondamento (la teoria senza azione è sterile), trascura l'importanza della teoria per guidare l'azione.

Lenin stesso ammoniva che "l'azione senza la teoria è cieca". Un approccio rigoroso alla teoria marxista, che includa la questione dello Stato e dei rapporti di forza globali, sarebbe stato fondamentale per suggerire azioni pratiche anticapitaliste. La critica di Fisher, talvolta, appare più come una diagnosi della malattia che come una prescrizione per la cura, lasciando il lettore con una consapevolezza amara della "miseria ideologica" ma senza una chiara via d'uscita.

Il Futuro è Aperto?

Nonostante le sue limitazioni, il lavoro di Mark Fisher rimane un contributo fondamentale alla critica del capitalismo contemporaneo. La sua capacità di legare la riflessione teorica a fenomeni concreti e osservabili, la sua urgenza e il suo trasporto nel denunciare la "zoppia dei tempi" hanno reso "Realismo Capitalista" un testo di riferimento per una generazione che cerca di comprendere e sfidare l'egemonia capitalista.

Il libro ci ricorda che, sebbene il capitalismo sembri onnipresente e ineluttabile, questa percezione è il risultato di un processo ideologico e politico, non di una legge naturale. La crisi, per quanto dolorosa, può essere uno stimolo per riattivare l'immaginario, riappropriarsi del desiderio e politicizzare la sofferenza. La sfida, come suggerisce Fisher, è quella di non accettare la paura di inventare il futuro e, forse, di rivendicare un diritto fondamentale spesso dimenticato: il diritto alla tenerezza.

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