L'invecchiamento della popolazione nazionale porta con sé una crescente preoccupazione per le malattie neurodegenerative, tra cui spicca la malattia di Alzheimer (MA). In questo contesto, un numero sempre maggiore di studi scientifici sta esplorando potenziali strategie preventive, e tra queste, la vaccinazione emerge come un promettente alleato. In particolare, ricerche condotte negli ultimi anni hanno iniziato a delineare un'interessante correlazione tra la vaccinazione antinfluenzale e un ridotto rischio di sviluppare il morbo di Alzheimer.

La Scienza Dietro la Correlazione: Stimolare le Difese Cerebrali
Le evidenze scientifiche suggeriscono che la vaccinazione, in particolare quella antinfluenzale, potrebbe giocare un ruolo significativo nella protezione contro il declino cognitivo e lo sviluppo della malattia di Alzheimer. L'ipotesi fondamentale, già avanzata in precedenza da alcuni ricercatori, è stata confermata da un nuovo vasto studio epidemiologico della ‘McGovern Medical School‘ di Houston. Paul E. Schulz, professore di neurologia presso la McGovern medical school e consulente dell'indagine pubblicata sul Journal of Alzheimer Disease, ha osservato rischi inferiori del 40% di una diagnosi del morbo tra le persone che si erano vaccinate contro l’influenza.
Il meccanismo alla base di questa protezione non è ancora completamente compreso, ma le teorie più accreditate puntano a una stimolazione generale del sistema immunitario. Secondo Avram Bukhbinder, uno degli autori del rapporto, i vaccini "stimolerebbero il sistema immunitario in generale, che diventa così più efficace nello specifico nel rimuovere le proteine tossiche che si accumulano nel cervello dei malati di Alzheimer." I vaccini, dunque, possono "cambiare il modo in cui il sistema immunitario risponde all’accumulo di proteine tossiche che contribuiscono alla malattia di Alzheimer, ad esempio migliorando l’efficienza delle cellule immunitarie nell’eliminare le proteine tossiche o affinando la risposta immunitaria a queste proteine in modo che il danno collaterale alle cellule cerebrali sane vicine sia ridotto".
Studi su modelli animali hanno ulteriormente supportato questa ipotesi. In modelli murini, l'incremento dell'attività della microglia, una cellula immunitaria del cervello, stimolato dalla vaccinazione, ha portato all'eliminazione degli accumuli di beta-amiloide e a una riduzione della neuroinfiammazione, determinando una minore incidenza della demenza. Questi risultati suggeriscono che la vaccinazione antinfluenzale potrebbe quindi prevenire o ritardare l'insorgenza della demenza anche negli esseri umani.
Alzheimer: basi biologiche della malattia
Evidenze da Studi Epidemiologici: Numeri che Parlano
Le nuove evidenze arrivano poco più di un anno dopo che il team di Schulz ha pubblicato un altro studio sulla stessa rivista, che ha scoperto che le persone che hanno ricevuto almeno un vaccino antinfluenzale avevano il 40% di probabilità in meno rispetto ai loro coetanei non vaccinati di sviluppare la malattia di Alzheimer. Questa scoperta ha spinto i ricercatori a chiedersi se l'effetto protettivo fosse specifico del vaccino antinfluenzale o se si estendesse ad altri vaccini.
Partendo da questo presupposto, i ricercatori hanno condotto un'analisi retrospettiva che ha considerato i dati relativi a individui tra i 65 e gli 85 anni senza segni di demenza, seguiti per otto anni. I risultati sono stati significativi:
- Chi aveva ricevuto la vaccinazione contro tetano, difterite e pertosse ha evidenziato una diminuzione dei rischi di Alzheimer del 30% rispetto a chi non era stato immunizzato.
- La riduzione dei rischi è risultata rispettivamente del 27% e del 25% tra i partecipanti vaccinati contro l’herpes zoster o la polmonite.
Questi dati sono stati ulteriormente rafforzati da uno studio pubblicato nel Journal of Alzheimer’s Disease che ha analizzato due coorti di oltre 900.000 persone ciascuna. Una delle due coorti aveva ricevuto il vaccino antinfluenzale, mentre l'altra non era stata immunizzata. I pazienti, seguiti per un periodo di sei anni, avevano almeno 65 anni all'inizio dell'indagine e nessuno mostrava segni di demenza. I ricercatori hanno considerato anche dati demografici, farmaci assunti e storia clinica. Sulla base dei dati raccolti, è emerso che la vaccinazione antinfluenzale per le persone di età pari o superiore a 65 anni è associata a una diminuzione del 40% del rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer.
Un'ulteriore analisi, pubblicata su Age and Ageing, ha valutato l'associazione tra vaccinazioni in età adulta e rischio di demenza attraverso una revisione sistematica e metanalisi. L'analisi ha preso in considerazione studi che confrontavano l'incidenza di demenza e decadimento cognitivo lieve in adulti vaccinati e non vaccinati, utilizzando dati aggiornati al primo gennaio 2025. Per il vaccino contro l’herpes zoster, l’associazione con un ridotto rischio di demenza è risultata la più consistente. La vaccinazione antinfluenzale è risultata associata a una riduzione più contenuta del rischio di demenza, con un rischio relativo pari a 0,87 (0,77-0,99). Per il vaccino antipneumococcico, l’associazione significativa è stata osservata per la malattia di Alzheimer, con un rischio relativo pari a 0,64 (0,47-0,87).

L'Importanza della Costanza: Vaccinazione Annuale e Benefici Incrementali
Un aspetto cruciale emerso dagli studi è l'importanza della regolarità nella vaccinazione. "Abbiamo scoperto che la vaccinazione antinfluenzale degli anziani riduce il rischio di MA per diversi anni," ha affermato Bukhbinder. "La forza di questo effetto protettivo aumenta con il numero di anni in cui una persona ha ricevuto un vaccino antinfluenzale annuale; in altre parole, il tasso di sviluppo di MA è stato più basso tra coloro che hanno ricevuto con costanza il vaccino antinfluenzale ogni anno."
Infatti, uno studio precedente condotto dallo stesso team aveva analizzato una popolazione immunizzata contro l'influenza, composta da due gruppi di 935.887 persone ciascuno. I risultati hanno mostrato che una vaccinazione annuale contro l'influenza per tre anni consecutivi riduceva il rischio di demenza del 20% nei successivi quattro-otto anni. Questo beneficio aumentava ulteriormente: con un vaccino somministrato per sei anni consecutivi, il rischio si riduceva fino al 40%.
Durante gli appuntamenti di controllo nei 4 anni successivi allo studio, si è scoperto che circa il 5,1% dei pazienti vaccinati per l'influenza ha sviluppato il MA, mentre nello stesso periodo, l'8,5% dei pazienti non vaccinati aveva sviluppato il MA. Questi risultati sottolineano il forte effetto protettivo del vaccino antinfluenzale contro il MA.
Oltre l'Influenza: Un Panorama di Protezione Vaccinale
Dato che ci sono prove che diversi vaccini possono proteggere dal MA, la comunità scientifica sta esplorando la possibilità che non si tratti di un effetto specifico del vaccino antinfluenzale. "Invece, crediamo che il sistema immunitario sia complesso e alcune alterazioni, come la polmonite, potrebbero attivarlo in un modo che peggiora l'Alzheimer," spiega Schulz. "Ma altre cose che attivano il sistema immunitario possono farlo in un modo diverso, uno che protegge dalla malattia di Alzheimer."
Studi precedenti avevano già trovato un rischio ridotto di demenza associato all'esposizione precedente a varie vaccinazioni nell'età adulta, comprese quelle per tetano, poliomielite ed herpes, oltre al vaccino antinfluenzale e altri. Questa convergenza di evidenze suggerisce un effetto più ampio della vaccinazione sulla salute cerebrale.
Considerazioni e Prospettive Future
È importante sottolineare che, sebbene gli studi osservazionali forniscano forti indicazioni, non consentono ancora di stabilire un rapporto causale definitivo tra vaccinazione e ridotto rischio di demenza. Sono necessarie ulteriori ricerche per chiarire completamente i meccanismi molecolari alla base di questa protezione e per valutare se la vaccinazione possa influire anche sul tasso di progressione della malattia una volta che questa si è manifestata.
Tuttavia, gli indizi che si accumulano sono incoraggianti. La vaccinazione antinfluenzale, in particolare, si configura come un intervento potenzialmente vantaggioso non solo per la prevenzione dell'influenza stagionale, ma anche come un fattore chiave per un invecchiamento sano, affiancandosi a una buona dieta, all'esercizio fisico, all'allenamento cognitivo e a una buona socialità. Scegliere di vaccinarsi contro l’influenza potrebbe quindi portare a un grande vantaggio: la riduzione del rischio di sviluppare demenze come l’Alzheimer e altre forme correlate.
In conclusione, la crescente mole di ricerche sul legame tra vaccino antinfluenzale e demenza apre nuove prospettive nella lotta contro le malattie neurodegenerative. Sebbene la causalità debba ancora essere definitivamente provata, i dati attuali suggeriscono fortemente un ruolo protettivo della vaccinazione, rendendola una strategia potenzialmente efficace e accessibile per preservare la salute cognitiva negli anni avanzati.
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