L'Annata Psicoanalitica Internazionale, a partire dal 2003, si propone come un ponte fondamentale per gli studiosi e i professionisti interessati a un'immersione profonda nei linguaggi psicoanalitici globali. La sua missione è fornire agli psicoanalisti italiani, in particolare a quelli non anglofoni, l'accesso a una curata selezione di articoli originariamente pubblicati sull'autorevole International Journal of Psychoanalysis (IJP). Questa iniziativa editoriale, che vede l'IJP tradotto in nove lingue diverse - francese, tedesco, portoghese, italiano, russo, greco, turco, rumeno e cinese - offre per ogni edizione nazionale una raccolta di testi distinti e autonomi, riflettendo le specificità e gli interessi delle diverse comunità psicoanalitiche.

Il dodicesimo numero dell'Annata si distingue per la presentazione di dieci articoli che spaziano dalla clinica pura alla teoria clinica, fino alla ricerca empirica, tutti selezionati tra le pubblicazioni dell'IJP del biennio 2018-2019. Il comitato editoriale ha guidato questa selezione con l'obiettivo primario di espandere, articolare e approfondire, a molteplici livelli, l'orizzonte degli studi psicoanalitici contemporanei. Particolare attenzione è stata dedicata alle sfide e alle nuove prospettive emerse con l'inizio di una "svolta pluralista" in psicoanalisi, un periodo caratterizzato da un'apertura verso diverse correnti teoriche e metodologiche.
Tra gli articoli scelti, spicca il contributo di Joshua Durban, "Creare una persona: considerazioni cliniche sulle interpretazioni delle angosce nell’analisi di bambini con spettro autistico-psicotico". Questo lavoro presenta materiale clinico inedito, derivato dall'analisi di un ragazzo affetto da Disturbo dello Spettro Autistico. Durban esplora il ruolo centrale dell'angoscia inconscia nella genesi degli stati autistici e della sintomatologia ad essi correlata. L'autore affronta il complesso compito di integrare le conoscenze provenienti da diverse scuole di pensiero, in particolare dalla scuola kleiniana e da quella francese, dimostrando come tale fusione teorica e tecnica consenta di raggiungere i diversi livelli di angoscia manifestati dal paziente durante la seduta. L'interpretazione di questi stati emotivi si rivela, secondo Durban, un fattore terapeutico cruciale per la costruzione del processo di cura.
La selezione editoriale ha anche privilegiato articoli di autori già noti al pubblico italiano, con l'intento di riprendere tematiche precedentemente trattate, al fine di approfondirne le basi teoriche e le prerogative tecniche. Un filo conduttore che lega molti di questi lavori è la ricerca sulla ridefinizione del concetto di controtransfert, vista alla luce di una rinnovata comprensione del concetto stesso di inconscio.
Gabriel Sapisochin, con il suo articolo "Enactment: ascoltare i gesti psichici", pone l'accento su come il processo psicoanalitico sia intrinsecamente legato alla ricezione di forme arcaiche di funzionamento. Queste forme rivelano la trama delle prime relazioni vissute dal soggetto, relazioni che vengono ripetute in un modo che le tecniche freudiane classiche - le libere associazioni del paziente e l'attenzione fluttuante dell'analista - potrebbero non cogliere appieno. Sapisochin descrive l'enactment come una messa in atto congiunta della coppia analitica, definendolo il primo stadio del processo di acquisizione di insight e di elaborazione trasformativa di "gesti psichici". Il passo successivo, secondo l'autore, è la trasformazione interpretativa. L'enactment, in quest'ottica, drammatizza una modalità di registrazione psichica basata sull'immagine, derivante dalla prima interazione con gli oggetti, una "simbolizzazione basata sulle immagini".

David Tuckett, nel suo articolo "Idee a cui è impedito di diventare coscienti: sull’inconscio di Freud e la teoria della tecnica psicoanalitica", rielabora la teoria classica della nevrosi di transfert. Tuckett propone che, all'interno della seduta analitica, ciò che rimane inconscio sono le idee che sia il paziente che l'analista hanno di sé stessi, dell'altro, di ciò che stanno facendo e di ciò che desiderano fare.
Haydee Faimberg, con l'articolo "Presupposti teorici di base a supporto del metodo di Faimberg: “L’ascolto dell’ascolto”", esplora il rapporto dialettico tra teoria, ascolto psicoanalitico e riformulazioni teoriche. La sua indagine parte dal metodo di lavoro di gruppo da lei sviluppato, basato sul concetto di "ascolto dell'ascolto", un approccio adottato da diversi gruppi di analisti appartenenti a varie culture psicoanalitiche. Faimberg analizza l'esistenza di assunti di base che sottendono il modo in cui ciascun partecipante ascolta una presentazione clinica, sostenendo che "molto più frequentemente di quanto immaginiamo, ascoltiamo il materiale clinico che ci viene presentato sulla base di un’unica teoria, che questo sia riconosciuto o meno".
Dana Birksted-Breen, nell'articolo "Vie dell’inconscio: quando il corpo è il recettore/strumento", affronta la situazione in cui è il corpo dell'analista a fungere da recettore dell'evento inconscio. L'autrice approfondisce in modo originale molte delle linee di ricerca tracciate dai saggi metapsicologici e dagli scritti sulla tecnica psicoanalitica freudiana. Birksted-Breen puntualizza e amplia il concetto di "inconscio come strumento", integrandolo con le più recenti acquisizioni sul controtransfert somatico e con le scoperte di Bion sulla rêverie, sul contenimento e sulla funzione alfa.

Il tema del corpo e della sua interazione con la psiche è ulteriormente esplorato da Jean-Baptiste Marchand, Elise Pelladeau e François Pommier nel loro lavoro "Transessualismo e transgenderismo: districarsi tra sesso e genere, e astrazioni del corpo sessuato". Utilizzando il quadro teorico della scuola francese, con particolare riferimento agli studi di Dejours e Laplanche sulla pulsione di morte e sulla pulsione sessuale, gli autori presentano il transgenderismo e il transessualismo come condizioni specifiche che corrispondono a differenti astrazioni del corpo sessuato. Queste astrazioni, a loro volta, sono riferite a diversi tentativi di realizzazione pulsionale attraverso la percezione. Il tema, di grande attualità, viene indagato sia da una prospettiva storica, evidenziando la comparsa del transgenderismo negli anni '70 del secolo scorso, sia attraverso il materiale clinico di due casi, arricchito dalla somministrazione del test di Rorschach e del test TAT.
Un'altra sezione significativa del N. 12 dell'Annata è dedicata a tre scritti che ruotano attorno al libro "Lezioni sulla tecnica" (Cortina, 2020). Quest'opera raccoglie sei lezioni tenute da Melanie Klein nel 1936 ai candidati della British Psychoanalitycal Society, insieme a una serie di seminari del 1958 rivolti a un gruppo di giovani analisti della stessa società. Come sottolinea Jay Greenberg, "è impossibile leggere questa edizione delle lezioni e dei seminari, precedentemente non pubblicate, senza imbarcarsi virtualmente in ogni importante dibattito sulla scena psicoanalitica di oggi". Si tratta di una "special section" che riflette l'importanza duratura del pensiero di Klein nel panorama psicoanalitico contemporaneo.
Per i lettori interessati alla ricerca in psicoanalisi, l'Annata offre la traduzione dell'articolo di Marianne Leuzinger-Bohleber e collaboratori, intitolato "Come misurare le trasformazioni psichiche durature nei trattamenti a lungo termine di pazienti cronicamente depressi. Lo Studio LAC: cambiamenti sintomatici e strutturali negli esiti dei trattamenti cognitivo-comportamentali e psicoanalitici a lungo termine". Questo studio pionieristico utilizza per la prima volta strumenti e criteri della cosiddetta "medicina basata sulle evidenze" per confrontare i risultati a lungo termine di psicoterapie psicoanalitiche e di psicoterapie cognitivo-comportamentali condotte da terapeuti esperti nei loro studi privati. La ricerca mira a fornire dati comparativi rigorosi sull'efficacia di diversi approcci terapeutici nel trattamento della depressione cronica.
La psicoterapia cognitivo-comportamentale: come funziona e cosa può risolvere
Un'altra prospettiva affascinante è offerta dal libro "Una psicoanalista a Teheran" di Gohar Homayounpour. In questo lavoro, Homayounpour, psicoanalista iraniana formatasi in Occidente, risponde affermativamente alla domanda se sia possibile praticare la psicoanalisi nella Repubblica Islamica dell'Iran. L'autrice evidenzia come l'intera cultura iraniana ruoti attorno al racconto e alla narrazione, e si interroga sul perché gli iraniani, avvertendo con tale forza la necessità di parlare, non dovrebbero essere capaci di libere associazioni. Il libro intreccia la narrazione autobiografica dell'autrice con le storie dei suoi pazienti, evocando il piacere e il dolore del ritorno nella terra natale e le angosce che assillano lei e altri iraniani. Le sedute con i pazienti offrono scorci potenti: una celebre artista che sogna di essere abbandonata e preferisce stare seduta sul lettino, una giovane donna velata dal chador che confessa la sua vergogna per aver perso la verginità, un robusto camionista che sogna di avere rapporti sessuali con sua madre. Come scrive Abbas Kiarostami, l'opera di Homayounpour "spalanca finestre e getta luce su quanto vi è di oscuro nell'anima umana".
La psicoanalisi è stata, nel corso della sua storia, oggetto di critiche e attacchi. Tra i suoi detrattori più accesi si annoverano gli autori de "Il libro nero della psicoanalisi", pubblicato originariamente in Francia e successivamente in Italia. Questo voluminoso testo si proponeva l'obiettivo esplicito, attraverso una polemica veemente e a tratti "rozzo", di screditare la teoria freudiana, privandola di ogni valore autenticamente epistemico e clinico.
In risposta a questo attacco, è emerso "L'anti-libro nero", curato da Jacques-Alain Miller, studioso a cui Jacques Lacan affidò la cura della sua opera. L'edizione italiana è stata arricchita da contributi significativi di studiosi italiani e da un intervento di Elisabeth Roudinesco, autorevole esperta francese di storia della psicoanalisi e psicoanalista a sua volta. Questa contro-risposta permette di cogliere la reale posta in gioco nella polemica: gli autori del "Libro nero" sono visti come portabandiera delle terapie cognitivo-comportamentali. Attaccando la psicoanalisi, essi assecondano la tendenza di ogni burocrazia e di ogni Stato a fare affidamento su metodi quantitativi, statistiche e valutazioni "scientifiche" che offrono regolamentazioni utili a far funzionare l'apparato sociale.

Se questa logica può essere comprensibile in molti settori della vita umana, essa appare invece assurda e paradossale in ambiti che toccano l'intimo più profondo dell'essere umano. In questi campi, l'individuo non è più un mero numero da educare o riadattare, ma un soggetto, con una sua parte di inconscio da riconoscere ed eventualmente curare. La mente, così come l'amore e la fede, rientrano in questa categoria di ambiti che esigono un'attenzione e un rispetto particolari. Essi richiedono la capacità di tenere conto della dimensione di un "altrove", che lo si definisca "inconscio", "grande Altro", "mistero" o "Dio".
La clinica psicoanalitica contemporanea prosegue la sua ricerca sulla psicoanalisi di oggi, iniziata con il volume "Psicoanalisi oggi". Questo filone di indagine mira a illuminare l'ontogenesi e lo sviluppo del sogno all'interno del processo psicoanalitico. Nove analisti, distinti per origini, livello di formazione e posizione istituzionale, affrontano il tema della psicopatologia nella cura analitica, spaziando dagli aspetti nevrotici e borderline alla depressione, fino alle manifestazioni più severe di sofferenza mentale psicotica. Vengono inoltre indagate le diverse emozioni e i molteplici sentimenti, considerati il nutrimento essenziale della vita psichica.
Thomas H. Ogden, partendo dal lavoro di Sigmund Freud, Melanie Klein, Donald Winnicott e Wilfred Bion, analizza in uno dei suoi volumi l'idea che la psicopatologia umana sia una manifestazione del fallimento della capacità dell'individuo di "sognare" la propria esperienza. Ogden presenta un nuovo modo di concettualizzare il ruolo del sogno nella psicologia umana. Attraverso eleganti esemplificazioni cliniche, che offrono un illuminante insight sull'esperienza analitica, "L'arte della psicoanalisi" esplora il ruolo dell'analista nel partecipare psicologicamente ai sogni del paziente. Il volume propone inoltre una nuova lettura delle origini della teoria delle relazioni oggettuali, e dei concetti di holding e contenimento, essere e sognare, e di scrittura psicoanalitica. Al lettore viene offerto non solo un insieme di tecniche, ma un modo di essere con il paziente che sia al contempo umano ed empatico. Thomas H. Ogden ha pubblicato undici libri sulla teoria e sulla pratica della psicoanalisi, tradotti in più di venti lingue, e nel 2012 ha ricevuto il Mary Sigourney Award per il suo contributo allo sviluppo della psicoanalisi.
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