L'incontro tra il pensiero di Jacques Lacan e il contesto americano è un intreccio complesso di influenze, resistenze e interpretazioni. Dalla critica freudiana alla cucina americana, fino alle riflessioni contemporanee sulla politica e l'identità, il continente americano ha rappresentato per Lacan, e per la psicoanalisi che da lui discende, un terreno fertile per l'elaborazione di concetti chiave, ma anche un luogo di fraintendimenti e deviazioni. Questo articolo esplora le diverse sfaccettature di questo rapporto, analizzando le esperienze dirette di Lacan negli Stati Uniti, le critiche mosse alla psicoanalisi americana e le implicazioni teoriche del suo insegnamento nel contesto nordamericano.
La Fuga dal Continente: Esperienze di Insegnamento e Resistenza
L'esperienza diretta di insegnamento della psicoanalisi nelle università americane ha spinto il relatore a "fuggire dal continente" in due occasioni. La prima fuga lo ha condotto in India, a Puna e poi a Mumbai, dove le università indiane hanno offerto un "gradito contrappunto alla pudicizia che caratterizza molte aule universitarie americane". La possibilità di "ridere ancora una volta con i miei studenti" sottolinea una differenza culturale nell'approccio all'insegnamento e all'apprendimento, un'apertura e una libertà che sembravano mancare nel contesto statunitense. La seconda fuga è stata in Russia, a Tyumen, in un periodo di "particolarmente delicato nelle relazioni internazionali tra Russia e America". L'università russa ha offerto la possibilità di "insegnare senza restrizioni", evidenziando ancora una volta la percezione di limitazioni o censure in ambito accademico americano. Sebbene queste decisioni siano state "non senza conseguenze", hanno comunque "sostenuto il mio desiderio di studio e insegnamento psicoanalitico".

Freud in America: La Peste e i Problemi Digestivi
Il rapporto tra Freud e l'America è stato fin da subito caratterizzato da una certa ambivalenza. Freud stesso, recandosi negli Stati Uniti, affermò che là "non si rendevano conto che stava portando loro la peste". Tuttavia, il testo suggerisce che fu Freud stesso ad "ammalarsi" in America, lamentandosi di "problemi digestivi, dandone la colpa alla cucina americana". Questo aneddoto, apparentemente marginale, viene utilizzato per introdurre il concetto di "rifiuto dello stile o del godimento degli altri". Freud rifiutò lo stile americano di preparazione del cibo, così come, in un recente dialogo, Joe Biden "ha rifiutato lo stile politico di Putin", affermando di aver "visto un assassino", a cui Putin rispose che era "l’anima di Biden che si rifletteva su di lui". Eric Laurent (2014) offre una "bella formulazione": "Rifiuto la persona il cui godimento è distinto dal mio". Questo principio del rifiuto dell'altro, del suo modo di godere o del suo stile, sembra essere un filo conduttore nelle interazioni tra la cultura americana e il pensiero psicoanalitico europeo.
La Proiezione della Disumanità e la "Cultura dell'Annullamento"
Un "problema cruciale oggi" riguarda il modo in cui "proiettiamo sempre più aspetti della nostra stessa disumanità sugli altri". L'esempio fornito è quello di affermare frettolosamente che un'altra persona sia transfobica o razzista, rischiando di "perdere la posizione da cui parliamo". Questo fenomeno viene messo in parallelo con i "nuovi movimenti sociali in America" che, secondo l'autore, "a volte sembrano indistinguibili dalla politica ufficiale dello stato russo". L'invocazione dello status di "agente straniero", che "cancella un individuo o un’organizzazione dall’interno del gruppo sociale generale", viene paragonata agli effetti della "cultura dell’annullamento" in America. In entrambi i casi, l'obiettivo sembra essere la creazione di un "gruppo sociale coeso senza crepe, un gruppo i cui nemici sono situati tutti all’esterno". Questa dinamica di esclusione e demonizzazione dell'altro, sia a livello politico che sociale, rappresenta una sfida significativa per la comprensione delle dinamiche di gruppo e dell'identità.

L'Estimità Lacaniana contro la Coesione Sociale
La psicoanalisi lacaniana, tuttavia, "parte da una premessa diversa sull’interiorità del gruppo: “l’estimità”". Questo concetto, sottolineato da Jacques-Alain Miller, è "indubbiamente, implicito nell’opera di Freud". L'idea è che l'interiorità di un gruppo non sia necessariamente una coesione monolitica, ma piuttosto un'intersezione complessa di soggettività. L'affermazione di Lacan che "quando la castrazione viene pignorata (foreclosed), cioè quando le leggi della rimozione non sono operative, è possibile che nuove minacce appaiano nel reale" suggerisce che la rimozione di elementi scomodi o la loro esclusione dalla sfera del pensabile possa portare all'emergere di qualcosa di disturbante e inaspettato. Questo si contrappone alla tendenza a creare gruppi "senza crepe", dove i nemici sono sempre esterni.
Sesso e Genere nella Teoria Lacaniana e Americana
Il testo solleva interrogativi sull'esistenza di un concetto equivalente alla "teoria queer" nella tradizione americana del "post-strutturalismo". Viene citato un passaggio di Judith Butler che afferma: "[l]a sfida lacaniana ai resoconti angloamericani del genere [è] considerare lo status di ‘sesso’ come una norma linguistica". L'autore ritiene che Butler abbia "messo il “sesso” dalla parte del Nome-del-Padre, senza mettere in primo piano il suo status di “estimo”".
Una "radicalizzazione fondamentale del concetto di “sesso”" si è verificata negli insegnamenti di Lacan "dopo il suo seminario sull’etica della psicoanalisi". A quel punto, il sesso è diventato una categoria "al di là delle leggi della rimozione, al di là di un mondo ancorato dal Nome-del-Padre". Lacan si è interessato sempre più al "sesso" in un "mondo senza un legame sociale generale".
Un esempio concreto viene offerto riguardo alla questione del genere e dei bagni:
- Situazione passata: "quando ci si confrontava con la porta dei bagni si presentava un dialogo interno del tipo: “Sono davvero questa donna o quell’uomo che il bagno mi chiede di essere?” Era un’espressione di dubbio nei confronti dell’Altro, ed era, in parole povere, una domanda isterica."
- Situazione attuale: "Oggi viene spesso portata avanti una preoccupazione diversa: si rimane relativamente certi del proprio genere, si passa dalla porta del bagno e si incontra il seguente problema: l’Altro non ha la stessa certezza sul mio genere."
Questo cambiamento illustra come la questione dell'identità di genere si sia spostata da un dubbio interno sulla propria posizione a un confronto con la percezione dell'Altro, evidenziando una trasformazione nelle dinamiche sociali e soggettive.
"Tessere le identità" | Stefania Cartasegna | TEDxAlessandria
"Milleria": Transfert, Accusa e Fuga dalla Politicizzazione
L'autore confessa di essere stato "informalmente etichettato dai colleghi come “milleriano”" per aver seguito una posizione di "pignoramento [foreclosure] generalizzato". Questa etichetta era sia un "insulto" che un'"accusa". L'insulto consisteva nel presumere un "transfert problematico con Jacques-Alain Miller", mentre l'accusa, per "alcuni della sinistra lacaniana americana", era di essere "colpevole (per associazione) dello stesso crimine di cui era colpevole lui". Jacques-Alain Miller era stato accusato, "senza discussione", di essere transfobico.
La risposta dell'autore è stata l'introduzione del neologismo "Milleria" (riunendo le parole "isteria", "Miller" e "malaria"). Questa "Milleria" sembra essere "una caratteristica tipicamente americana", ma si è diffusa "attraverso l’oceano come la peste". Di fronte a questa "politicizzazione della psicoanalisi", l'autore è "fuggito dalla sinistra lacaniana, e l’ho fatto proprio per sostenere il mio desiderio di lavoro psicoanalitico". In questo contesto, riscopre una frase di Lacan: "Non dico ‘la politica è l’inconscio’ ma semplicemente ‘l’inconscio è la politica’".
Jacques Lacan e la Sociologia Americana: Un'Invenzione Freudiana Preclusa?
Nel libro "Jacques Lacan and American Sociology" (Rousselle, 2019), l'autore si proponeva di "convincere i lettori che c’era una preclusione (foreclosure) dell’invenzione freudiana in America". Il libro esplora il "primo contatto di Freud con gli americani e la sua successiva influenza sui primi sociologi". Si afferma che questi ultimi "hanno preso da Freud solo ciò che potevano usare, lasciando il resto (compresi i quattro concetti fondamentali della psicoanalisi)".
Viene evidenziato un "serie di affascinanti capovolgimenti": i primi sociologi americani rifiutavano Freud perché "troppo biologico", mentre "i sociologi contemporanei spesso lo rifiutano perché non era sufficientemente biologico (ad esempio, incapace di parlare di identità trans*, e così via)". L'autore non contesta la validità di queste affermazioni, ma si chiede: "che dire di Lacan?".
Lacan Oltre Freud: Stile, Godimento e un Difetto nel Simbolico Americano
Lacan, secondo l'autore, "è andato oltre Freud, oltre il mondo edipico, evitando così i problemi di indigestione che affliggevano il rapporto di Freud con l’America". Lacan trascorse più tempo in America e fu "più accomodante sugli americani", trovando in alcuni di essi uno "stile simile". Alla Columbia University, disse: "Posso solo essere molto grato per tutte le cure che [qualcuno] ha impiegato per spianare la strada al mio arrivo nelle Americhe, ma, ciò nonostante, sono sorpreso dal fatto che tante persone dicano cose che non sono così lontane da quello che dico io… si produce così in più luoghi una specie di piccolo vortice, un modo di dire (de dire) che io chiamo stile."
L'invocazione della nozione di "stile" da parte di Lacan appare "importante". Per Lacan, era in gioco lo stile, "non, per dirla semplicemente, che gli americani potessero accettare o meno l’inconscio freudiano". Questo richiede una "nozione di godimento, che Lacan ha dovuto sviluppare". Al di là del mondo edipico e del Nome-del-Padre, Lacan ha trovato il "godimento: una modalità di godimento indipendente dall’Altro, dal vincolo sociale onnicomprensivo". È stato questo che ha portato Pierre-Gilles Gueguen ad affermare che "Lacan stava identificando un difetto nel simbolico [che era] specifico della società americana".

La Scrittura e l'Insegnamento di Lacan: Dagli Scritti agli Altri Scritti
La psicoanalisi, definita da Freud una "talking cure", ha sempre avuto una "relazione così difficile con la parola scritta". Questo è particolarmente vero per Lacan, che "scrisse relativamente poco durante la sua vita". Viene comunemente identificato con i suoi seminari piuttosto che con un corpus di opere scritte. I suoi articoli sono spesso trascrizioni di conferenze, pensati per presentazioni orali. Gli allievi stessi si riferiscono al suo insegnamento come "insegnamento", sottolineandone l'aspetto orale.
L'unica vera pubblicazione di Lacan che diede una svolta alla sua fama intellettuale fu "Scritti" (1966), resa possibile dalla perseveranza di François Wahl. Wahl convinse Lacan della necessità di un proprio "libro" per elevarsi alla "dignità di intellettuale pubblico". Gli "Scritti" segnarono il "definitivo successo pubblico di Jacques Lacan", trasformandolo da figura quasi clandestina a intellettuale di fama mondiale.
Tuttavia, la produzione scritta di Lacan non si fermò nel 1966. Nei quindici anni successivi furono redatti testi importanti come "Lituraterra", "Lo stordito", "La Proposta del 9 ottobre 1967 sullo psicoanalista della Scuola" e "Joyce il Sintomo". Nel 2001, Jacques-Alain Miller raccolse la maggior parte di queste pubblicazioni successive al 1966 in "Altri scritti". La traduzione italiana di questo volume, curata da Antonio Di Ciaccia per Einaudi, è considerata "di assoluta importanza e imprescindibile per chiunque si voglia avvicinare alla stagione più feconda e originale del pensiero di Lacan: quella della seconda metà degli Sessanta e del decennio dei Settanta".
Concetti come "Reale, oggetto a, nodo borromeo, discorso" sono tutti successivi alla pubblicazione degli "Scritti". "Altri scritti" offre l'opportunità di addentrarsi nel "secondo Lacan", che passa dall'"inconscio strutturato come un linguaggio" all'"inconscio è un apparato di godimento".
Il Seminario su "La Lettera Rubata" e la Superficie dell'Inconscio
La pubblicazione degli "Scritti" nel 1966 vide i testi ordinati cronologicamente, con un'eccezione: il Seminario su "La lettera rubata", pronunciato nel 1955, fu posto all'inizio come "manifesto". Questo seminario rappresenta una sintesi efficace della teoria dell'inconscio come "effetto della presa della catena significante sul soggetto", emblema del "Lacan classico degli anni strutturalisti".
Prendendo spunto da un racconto di Edgar Allan Poe, Lacan mette in discussione l'idea dell'inconscio come "deposito di esperienze passate", ribaltandone la logica: "l’inconscio è una questione di superficie". È talmente superficiale (nei giochi di parole, nei doppi sensi) che "non ci si fa nemmeno troppo caso". L'inconscio è una conseguenza dell'"essere intrappolati nel linguaggio", ma non una prigione, bensì un "mondo carrolliano pieno di doppi fondi, di inganni, di specchi".
Il significante, definito come "ciò che rappresenta un soggetto per un altro significante", è un'entità bizzarra che "continua a muoversi e a diventare altro-da-sé". Nella linguistica di Saussure, "non ci sono che differenze". Questa infinita catena di differenze porta all'impossibilità per il soggetto di trovare un significante che lo rappresenti pienamente, portando alla sua scrittura come "$".
Dal Significante alla Lettera: Il Passaggio al "Secondo Lacan"
Il "Lacan classico" degli "Scritti" è quello dell'"inconscio strutturato come un linguaggio". Tuttavia, questa teoria pone problemi riguardo all'identificazione del soggetto, preso in questa struttura di rimando continuo. La soluzione iniziale è la metafora, il passaggio dalla struttura dello scivolamento orizzontale a quella dell'arresto sull'asse verticale, clinicamente rappresentato dalla figura paterna e dal Nome-del-Padre.
Dal Seminario IX ("L'identificazione"), questo processo di verticalizzazione metaforica diventa più problematico. Lacan scopre che la catena significante è mossa da una causa, non aristotelica, ma strutturale, sincronica alla struttura stessa. Il soggetto si relaziona alla catena significante tramite la singolarizzazione dell'"oggetto a", che è causa del desiderio.
Il seminario "La logica del fantasma" (1966-1967) segna un nuovo passo nell'elaborazione dell'identificazione a partire dalla scoperta dell'oggetto a. Si stabiliscono la catena significante S1-S2 sull'asse orizzontale e l'asse fantasmatico $-a$ su quello verticale.
La scelta di Jacques-Alain Miller di collocare "Lituraterra" in apertura degli "Altri scritti" è "particolarmente felice", poiché costituisce il corrispettivo del Seminario su "La lettera rubata" per il "secondo Lacan". Questo articolo, influenzato dalla scrittura cino-giapponese e dalla calligrafia, permette a Lacan di ripensare il rapporto tra lettera e significante.

La Lettera come Litorale: Nuove Relazioni tra Registri
Il concetto di "litorale" (lettera intesa come confine sfumato, come l'acqua che passa avanti e indietro sulla sabbia) sostituisce la nozione di frontiera netta e distinta. Questo introduce un "principio di relazione diverso", basato sulla continuità piuttosto che sulla differenza e l'opposizione. Il concetto di "bordo" acquista nuova rilevanza, spiegando come i rapporti tra i registri vengano intesi nel "secondo Lacan". Un esempio è il nastro di Moebius, dove due superfici sono in continuità attraverso un bordo.
Miller sottolinea come Lacan "stia demolendo la casa che si era costruito" e "stia segando il ramo su cui era seduto". Dire che "l’inconscio è strutturato come un linguaggio" nel 1971 significa "qualcosa di completamente diverso rispetto a quanto volesse dire nel 1953". Questo periodo vede Lacan passare dai rapporti di opposizione a quelli di continuità, dallo strutturalismo alla topologia, dal significante alla lettera, da Cartesio a Spinoza, dall'Occidente all'Oriente, dall'interpretazione alla formalizzazione. Questo è evidente nei suoi incontri con l'opera di Marguerite Duras, James Joyce e il pittore cinese Shitao.
Lacan negli Stati Uniti: Viaggi, Seminari e Confronti Intellettuali
Jacques Lacan viaggiò negli Stati Uniti tre volte: nel febbraio 1966, nell'ottobre/novembre dello stesso anno e nel novembre/dicembre 1975. Questi viaggi incorniciano un "incredibilmente creativo" periodo della sua opera, iniziato con la pubblicazione di "Écrits" nel 1966 e terminato con il Seminario 23, "Joyce and the sinthome", nel 1975.
Il primo viaggio, durato tre settimane, lo portò a parlare in sei università: Columbia University, Massachusetts Institute of Technology (MIT), Harvard University, University of Detroit, Dan Harbour University (Chicago) e University of Chicago. Organizzato da Roman Jakobson, questo viaggio vide Lacan tenere conferenze su "domanda e desiderio".
Il terzo viaggio, nel 1975, fu altrettanto intenso, con Lacan invitato a quattro università. A Yale, tenne due lezioni per il Kanzer Seminar e una alla Law School. Le trascrizioni delle conferenze del primo viaggio non sono disponibili, mentre quelle del terzo viaggio sono state pubblicate in "Scilicet n° 6/7" con il titolo: "Lacan’s Conferences and Conversations at North American Universities". Questi testi, scritti "con il senno di poi", basati su appunti e registrazioni, rivelano la "estrema delicatezza" con cui Lacan si rivolgeva al suo pubblico, pur non volendo posizionare gli ascoltatori in un "posto sicuro".
Lacan sottolineava di rivolgersi a psicoanalisti, il luogo in cui si colloca il "soggetto dell'inconscio". Descriveva l'inconscio come "un pensiero con parole, un pensiero che sfugge alla tua vigilanza". Il suo approccio era "semplice, approfondito", lontano dall'immagine di un teorico "oscuro e incomprensibile". Si rivolgeva a ciascuno come "potenziale analizzante", cercando nuove parole per tradurre concetti complessi. Questo approccio evidenziava perché Lacan potesse qualificare la sua posizione di insegnante come quella di un "analizzante".

La Critica alla Psicoanalisi Americana e l'"Inerzia" del Simbolico
Nel marzo 1966, Lacan narra i suoi viaggi negli USA nel suo Seminario, preoccupato dalla confusione che il filosofo Paul Ricoeur, suo seguace, diffondeva tra psicoanalisi ed ermeneutica. Ciò che colpì Lacan fu la percezione di un'America che, contrariamente all'idea di un paese "forward-looking", presentava una forma di "inerzia" che non era "dell'ordine della ripetizione". Era "un passato senza alcuna ripetizione sottostante". Questo aspetto, "peculiare, sorprendente, impressionante", gli diede la sensazione "della massa di pasta, assolutamente impossibile da modellare".
Questa frase suggerisce che Lacan avesse individuato una "mancanza a livello simbolico che è specifica della società americana". Pur lodando alcuni lavori accademici, la sua conclusione era "pessimista": "Non si arriverà a un'inversione della corrente, a un riflusso, […] a qualcosa che possa assomigliare a un cambiamento fondamentale", sebbene "tutto sia ancora da fare".
Il Nodo Borromeo e l'Ultimo Lacan: Corpo e Sinthome
Durante il suo terzo viaggio nel 1975, Lacan era profondamente assorbito dalla "teoria del nodo borromeo" e dalla preparazione della parte sul Joyce nel suo Seminario. Accompagnato da Thérère Parisot, Lacan svolse un'attività intensa. Paul B. Newman, suo cicerone, ne sottolineò il "carattere eccezionale". Le conferenze e conversazioni lo misero a confronto con interlocutori diversi, da studenti a esperti come il logico Quine e il linguista Chomsky.
Lacan cercò di illustrare l'uso della teoria del nodo borromeo e il concetto di "reale" nella teoria psicoanalitica. Queste conferenze offrono spunti preziosi sul "l'ultimo Lacan", caratterizzato da uno stile "rilassato ma molto denso", più a suo agio rispetto al suo Seminario, che era diventato "ingessato" a causa di un pubblico numeroso e deferente. Si ipotizza che la frase "America mi risucchia" possa riassumere l'essenza di questo viaggio.
La Scienza, il Desiderio e la Passione del Sapere
La posizione dello scienziato, secondo Lacan, è radicalmente diversa da quella di Freud, che ambiva a collocarsi "tra gli scienziati" come portatore di una nuova neuropsicologia. Lacan, scrivendo la sua tesi nel contesto della Prima Guerra Mondiale e alla vigilia della Seconda, considera lo scienziato un "oggetto di studio psicoanalitico", non un ideale, ma una "figura del desiderio".
Nel Seminario "L'etica della psicoanalisi", Lacan afferma che "il desiderio dell’uomo, a lungo sondato, anestetizzato, addormentato dai moralisti, addomesticato dagli educatori, tradito dalle accademie, si sia molto semplicemente rifugiato, rimosso nella passione più sottile, e anche la più cieca, come ci dimostra la storia di Edipo, la passione del sapere". Questa passione, "la passione più sottile, e anche la più cieca", è una "passione mortale".
Lacan sostiene che la psicoanalisi non debba entrare nel quadro delle "scienze umane", poiché queste ultime hanno la funzione di "servizio di poteri più o meno traballanti". La scienza del desiderio, invece, è la "scienza stessa", una "sublimazione perfetta". Il sapere, in quanto tale, diventa il vettore della pulsione di morte.

Il Soggetto della Scienza e le Conseguenze della Disinibizione
La scienza, introdotta nel XVII secolo, si è affermata con la fisica e ha penetrato "tutti i campi e in tutti gli aspetti di questa civiltà". Lacan qualifica questa estensione come "scatenamento", una rottura delle catene imposte dal discorso del padrone. La scienza impone i suoi limiti al potere.
Una conseguenza di ciò è la promozione del "soggetto della scienza", "svuotato dei saperi precedenti", della tradizione e degli imperativi morali. Questo soggetto è "disincarnato", "esente da qualsiasi incarnazione in uno o più corpi". Per conservare il suo potenziale di elucidazione, la scienza deve mantenere questo regime di un soggetto nuovo, "vuoto come quello prodotto dall’operazione del dubbio iperbolico di Cartesio". L'articolo di Kurt Gödel del 1931, "Sulle proposizioni formalmente indecidibili dei Principia mathematica e di sistemi affini", evidenzia l'impossibilità di incarnare tale soggetto in un sistema di regole formali, lasciando un "resto".
L'Angoscia dello Scienziato: Dalla Bomba Atomica al Cambiamento Climatico
L'altro effetto della scienza è l'introduzione della categoria del caso, dissociata dai suoi significati umani. Prima della fisica matematica, le cause aristoteliche erano legate alla grammatica della lingua.
Le crisi d'angoscia dello scienziato emergono con la prospettiva di una guerra totale e distruttiva. Il sessantesimo anniversario della crisi dei missili di Cuba ricorda il momento in cui l'umanità si è trovata di fronte alla possibilità di un'apocalisse. Il timore si è spostato sui rischi dell'industria nucleare civile. Di fronte a questa doppia minaccia, il silenzio dei fisici contrasta con le loro dichiarazioni passate.
L'avventura intellettuale di Robert Oppenheimer testimonia l'angoscia degli scienziati. Determinante nell'invenzione della bomba atomica, ne rimase turbato, chiedendosi cosa avesse fatto. Come soggetto diviso, era una personalità lacerata. La sua posizione di fisico e direttore del Progetto Manhattan non lo risparmiò da accuse di brutalità e conflitti.
L'angoscia degli scienziati solleva la questione del futuro delle relazioni tra la civiltà globalizzata e la scienza, "sublimazione essenziale del desiderio". La scienza, occupando il posto del desiderio, è un "formidabile punto interrogativo". L'angoscia degli scienziati si è rinnovata con la consapevolezza degli effetti del riscaldamento globale.
Le previsioni sull'evoluzione del clima, sviluppate dalla comunità scientifica riunita sotto l'egida dell'IPCC, hanno trasmesso l'angoscia degli scienziati a un vasto corpo sociale, con conseguenze soggettive che vanno dall'ignoranza al rifiuto della scienza stessa. Tuttavia, l'angoscia, se "costituente", può essere l'impulso che apre un mondo chiuso. Lacan indicava questa possibilità, che trova realizzazione negli effetti dei rapporti IPCC. Dobbiamo imparare dagli scienziati "come mangiare il libro della scienza".
"Tessere le identità" | Stefania Cartasegna | TEDxAlessandria
La Dissoluzione dell'École Freudiana e il Seminario XXVII
La "Lettera di Dissoluzione" del 5 gennaio 1980 segna la fine dell'École Freudiana de Paris (EFP), fondata da Lacan nel 1964. Questo evento controverso, circondato da una "penombra leggendaria", porta alla nascita del Seminario XXVII, "Dissolution" (1980). L'entità di questo seminario è problematica, dividendo i commentatori. Alcuni lo considerano un vero seminario, l'ultimo capitolo dell'insegnamento di Lacan, mentre altri lo escludono o lo considerano un "surrogato".
Diversi punti giocano a sfavore del riconoscimento di "Dissolution" come seminario: la sua brevità (sei sessioni), la linearità e la presenza di calembours e licenze poetiche. Inoltre, Lacan in questa occasione non parla, ma legge dattiloscritti preparati anticipatamente. La questione dell'autenticità dei testi, data l'età avanzata e le condizioni di salute di Lacan, alimenta il dubbio che non fosse l'autore.
Tuttavia, ci sono argomenti a favore del suo riconoscimento. Lacan stesso si riferisce alle sessioni del 1980 come parte integrante di un "seminario", non di un insieme disparato di apparizioni pubbliche. Dice: "Mi si è fatto osservare che il Seminario di quest’anno non era intitolato. È vero. Vedrete subito perché. Il titolo è: Dissoluzione!". E ancora: "Questo seminario, ci tengo meno di quanto esso mi tenga. È per abitudine che mi tiene? Sicuramente no, visto che è per il malinteso".
Prima di partire per Caracas, Lacan sembra concedere l'assist a un ipotetico proseguimento: "Tornerò, perché la mia pratica è qui - e questo seminario non è [parte] della mia pratica, ma la integra. […] per quanto non me ne preoccupi, faccio fatica a scioglierlo. E di colpo, lo nutro. È quello che si chiama il seminario perpetuo".
Dall'EFP alla Cause Freudienne: Una Panoramica Storica
La fondazione dell'EFP nel 1964 avvenne dopo la revoca del rango di didatta a Lacan nel 1963 e l'abbandono della Société française de psychanalyse (SFP). Nello stesso anno, Jean Delay interruppe l'ospitalità a Lacan presso l'Ospedale Sainte Anne, ponendo fine a un sodalizio decennale. Il seminario riprese presso l'École normale supérieure.
La dissoluzione dell'EFP nel 1980 è stata un "onda d'urto tanto mediatica quanto culturale". Claude Dorgeuille considera la sua natura "esclusivamente politica", un atto di rottura radicale che "si autorizza da sé". È necessario distinguere la crisi come contestualizzazione storico-politica dalla dissoluzione come atto non commisurabile con i propri antecedenti.
L'Antiamericanismo di Lacan e la Psiche Americana
Nel dibattito tra analisti lacaniani sull'aereo da Madrid a Parigi, gli Stati Uniti venivano rappresentati come una nazione di "Filistei", dediti al consumismo e alla felicità istantanea. Solo un analista, sposato con un'americana, dissentì, difendendo le virtù della cultura protestante e l'apertura sociale del paese.
L'antiamericanismo di Lacan è visto come un'eredità di Freud, il cui "disprezzo di quest'ultimo per gli Americani è ben noto". Freud riteneva che gli USA sarebbero diventati entro il 1970 una "negro republic". Tuttavia, gli storici della psicoanalisi hanno evidenziato come Freud, dal 1923 in poi, analizzasse principalmente americani. Se gli sviluppi concettuali sono influenzati dalla pratica clinica, la psicoanalisi freudiana del XX secolo porta il "timbro della “psiche americana”".
Si obietta che non esista "la psiche americana", ma solo il soggetto come elisione della catena significante. Tuttavia, come concepire i riferimenti di Lacan agli "Inglesi", ai "Francesi" o ai "Giapponesi"? Durante la Seconda Guerra Mondiale, gli analisti furono impiegati dai governi per compilare dossier sulla "psiche nazionale" dei paesi nemici.
La Psicologia dell'Io e la Critica di Fromm e Horney
La rappresentazione della psicoanalisi americana degli anni '50, ridotta alla "psicologia dell'io" di Hartmann, Kris e Loewenstein, è considerata una distorsione. Kris e Loewenstein proponevano visioni differenti da Hartmann, sia negli obiettivi che nei metodi. Sostenevano che la psicoanalisi implica un adattamento al sintomo, una visione che Lacan avrebbe adottato negli anni '70.
Le critiche sui rischi di mercificazione della psicoterapia e di normativizzazione dei modelli della psiche erano già presenti nella scena culturale psicoanalitica americana. Erich Fromm, in "Fuga dalla Libertà" (1941), affrontò il problema della pratica psicoanalitica sotto il capitalismo. Fromm e Karen Horney ricordarono agli analisti che il loro lavoro non consiste nel modellare l'io del paziente secondo le norme sociali, ma nel permettere al paziente di entrare in contatto con il proprio desiderio unico.
La psicoanalisi concerne una separazione tra il desiderio del soggetto e la domanda dell'Altro. La nozione di desiderio in Lacan è uno sviluppo di questa tradizione culturale. La vera psicologia dell'io in America è riconducibile a Hartmann e David Rapaport, architetti di questa corrente. Rapaport, pur non praticando la psicoanalisi, teorizzò "l’autonomia dell’io". Entrambi condividevano un'attenzione ai processi psichici "liberi da conflitti", con il rischio di "desessualizzare la psicoanalisi".
L'Opposizione alla Psicologia dell'Io: Nacht e Lacan
La psicoanalisi negli Stati Uniti è stata plasmata più da sforzi innovativi per ottenere uno statuto scientifico che da emigrati dotti. Lacan ha commentato poco il loro lavoro. L'idea che solo Lacan abbia messo in discussione i dogmi della psicologia dell'io è scorretta. C'è stata molta opposizione a Hartmann e Rapaport.
In Francia, la critica più coraggiosa fu quella di Nacht, che definì la psicologia dell'io di Hartmann "stérilsante et régressive". Nacht contestò la concezione di un'autonomia dell'io e delle sue funzioni psichiche, le personificazioni dell'io, dell'es e del super-io, e denunciò il pericolo dello psicologismo. Sostenne la variabilità del tempo analitico standard e la de-ritualizzazione del processo analitico.
In conclusione, il rapporto tra Lacan e l'America è un terreno complesso di scambio intellettuale, critiche reciproche e trasformazioni concettuali. Dalle esperienze dirette di Lacan negli Stati Uniti alle sue riflessioni sulla cultura americana, emerge un dialogo continuo tra la psicoanalisi europea e il contesto nordamericano, un dialogo che continua a plasmare la comprensione del soggetto, del desiderio e della scienza.
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