La storia della Società Psicoanalitica di Vienna è intrinsecamente legata alla figura enigmatica e rivoluzionaria di Sigmund Freud, il neurologo austriaco che ha gettato le basi per la psicoanalisi, una disciplina che ha radicalmente trasformato la nostra comprensione della mente umana. Fin dai suoi albori, le idee di Freud incontrarono una forte resistenza nella comunità medica, venendo criticate, osteggiate e persino bandite da molti dei suoi colleghi. Nonostante ciò, il suo pensiero attrasse un gruppo di seguaci devoti, e da questo nucleo iniziale emerse la Società Psicoanalitica di Vienna, il primo organismo psicoanalitico al mondo, fondato ufficialmente nel 1908 e formalmente costituito come associazione nel 1910.
Le Origini e le Riunioni del Mercoledì
Il percorso della Società Psicoanalitica di Vienna affonda le sue radici nelle "riunioni del mercoledì" che si tenevano in casa di Sigmund Freud a partire dal 1902. Questi incontri informali riunivano un gruppo di medici e studiosi interessati alle sue teorie nascenti. Tra i partecipanti iniziali figuravano personalità di spicco come Alfred Adler, Otto Rank, Max Graf, Paul Federn, ma anche figure che diverranno centrali nel movimento psicoanalitico internazionale, come Carl Gustav Jung, Ernest Jones, Sándor Ferenczi e Karl Abraham. Queste riunioni rappresentavano un fertile terreno di scambio intellettuale, dove le idee venivano discusse, dibattute e affinate.

I verbali di queste riunioni, sebbene non esistano per il periodo 1902-1906, iniziano a essere registrati in modo ufficiale a partire dal 1906, con Otto Frank nel ruolo di segretario stipendiato, incaricato di redigere appunti dettagliati. Questi documenti offrono una prospettiva unica e preziosa sul processo di elaborazione del pensiero freudiano. Le discussioni che animavano queste sedute erano uno stimolo reciproco non solo tra i partecipanti, ma anche per Freud stesso. Si trattava di un processo di "dare e avere", in cui Freud, pur essendo il principale dispensatore di conoscenza, era anche influenzato dalle interazioni con i suoi allievi. Il divario tra la profondità della comprensione di Freud e quella dei suoi seguaci era notevole, ma proprio questo dislivello alimentava la crescita intellettuale del gruppo. I verbali svelano il funzionamento della mente di Freud in modo forse più chiaro dei suoi scritti, permettendo inoltre di osservare le trasformazioni e l'evoluzione della Società stessa, da un gruppo iniziale di sconosciuti a una istituzione di fama mondiale.
La Nascita dell'Associazione Psicoanalitica Internazionale
Il crescente interesse per la psicoanalisi e la necessità di un'organizzazione più strutturata portarono, nel 1910, alla fondazione dell'Associazione Psicoanalitica Internazionale (IPA). Questo evento segnò un passo cruciale nella formalizzazione del movimento. Il Congresso Internazionale di Psicoanalisi tenutosi a Norimberga nel marzo 1910 fu teatro di dibattiti accesi sul futuro dell'organizzazione. Sándor Ferenczi, in particolare, propose la creazione di un'Associazione Internazionale, con società affiliate in vari paesi, ma le sue idee su un presidente con potere di censura sugli scritti degli analisti suscitarono forti proteste.
Freud stesso, per alleggerire il proprio carico di responsabilità, diede il suo consenso alla fondazione di un nuovo periodico mensile, lo "Zentralblatt für Psychoanalyse", diretto da Adler e Stekel, che affiancava lo "Jahrbuch" curato da Jung. Questo periodo vide anche la formazione di diverse società affiliate, tra cui quelle di Berlino (con Abraham come presidente) e di Zurigo (con Binswanger come presidente). Tuttavia, non mancarono attriti e dissidi. La separazione da Alfred Adler divenne definitiva nel 1912, e i rapporti con Carl Gustav Jung iniziarono a incrinarsi, culminando nella rottura definitiva nel 1913, durante il Congresso di Monaco. Queste divisioni, sebbene dolorose, testimoniavano la vitalità e la complessità del movimento psicoanalitico nascente.
SIGMUND FREUD: Il Lato Oscuro che Dimora nella Mente Umana - Documentario
La Società Psicoanalitica Viennese di Fronte all'Anschluss
La storia della Società Psicoanalitica di Vienna subì una svolta drammatica con l'annessione dell'Austria alla Germania nazista (l'Anschluss) il 12 marzo 1938. La minaccia imminente del regime nazista, già manifestatasi con la persecuzione degli ebrei in Germania a partire dal 1933, rendeva la situazione insostenibile per molti membri della Società, in particolare per quelli di origine ebraica.
Già il 13 marzo, un giorno dopo l'Anschluss, si tenne una riunione del Consiglio della Wiener Psychoanalytische Vereinigung (WPV) a casa di Freud, al numero 19 di Berggasse. Di fronte alla gravità della situazione politica, venne presa la decisione drastica ma necessaria: l'autoscioglimento della Società. Ai membri ebrei fu raccomandato di mettersi in salvo il più rapidamente possibile. L'accordo e la promessa reciproca furono di ricostituire la Società ovunque Freud avesse deciso di stabilirsi.
Sigmund Freud, sebbene contrario all'idea di lasciare la sua patria dopo settantotto anni, si trovò di fronte a una scelta inevitabile. La sua casa editrice fu confiscata, i suoi libri sequestrati o mandati al macero, e i suoi figli esclusi dalle loro professioni. La sua amata Vienna, la città dove aveva vissuto per la maggior parte della sua vita, era diventata un luogo ostile.
La Fuga e la Continuazione del Lavoro
La fuga di Freud e di molti dei suoi colleghi dalla Vienna nazista fu un'impresa complessa e piena di pericoli. Le autorità americane, ad esempio, resero difficile l'ottenimento dei visti. Richard Sterba, membro della WPV, si trovò in una situazione particolarmente ardua. Nato in una famiglia cattolica, Sterba era un professionista medico non ebreo, ma la sua immediata emigrazione dopo l'Anschluss era motivata dalla volontà di evitare di essere nominato a funzioni ufficiali che avrebbero ostacolato la sua partenza.

La difficoltà nel reperire i visti per gli Stati Uniti portò Sterba a cercare aiuto a Londra, dove Ernest Jones e Anna Freud gli consigliarono di emigrare a Johannesburg. Tuttavia, le autorità sudafricane negarono loro l'ingresso. Solo grazie alla mediazione di un ex paziente, Sterba riuscì infine a ottenere un "affidavit di supporto" per sua moglie, permettendo loro di emigrare negli USA. Una volta negli Stati Uniti, nel 1940, Richard Sterba fondò la Detroit Psychoanalytic Society, cercando di mantenerla nello spirito della psicoanalisi freudiana, sebbene questo approccio "da uomo solo" incontrasse critiche e tensioni interne che portarono alla dissoluzione dell'istituto nel 1953.
Nel frattempo, Sigmund Freud, rifugiatosi a Londra, continuò a lavorare instancabilmente. Nonostante le sofferenze fisiche dovute al cancro che lo affliggeva da anni, riuscì a completare opere significative come "L'uomo Mosè e la religione monoteistica" e il "Compendio di psicoanalisi". La sua morte avvenne in esilio a Londra il 23 settembre 1939, un anno dopo il suo arrivo, segnando la fine di un'era ma non la fine della sua eredità.
La Crisi e la Rinascita
L'invasione dell'Austria da parte delle truppe tedesche nel marzo 1938 segnò un momento critico per la Società Psicoanalitica di Vienna. Il 13 marzo, il Consiglio della WPV si riunì nella casa di Freud, convocato dalla figlia Anna, per prendere decisioni urgenti. Due risoluzioni furono approvate e comunicate a Sigmund Freud: la prima stabiliva che la sede della Società sarebbe stata ovunque Freud si fosse stabilito, e la seconda esprimeva l'intenzione dei membri di lasciare l'Austria.
Freud, pur provato fisicamente e emotivamente, dimostrò una straordinaria resilienza. Di fronte alla perquisizione della sua casa e della casa editrice da parte delle SS, e all'arresto temporaneo della figlia Anna, egli mantenne una lucidità e un sarcasmo che lo contraddistinguevano. Quando i nazisti richiesero una dichiarazione che li scagionasse da ogni accusa di maltrattamento, Freud firmò, aggiungendo però una nota sarcastica che raccomandava vivamente la Gestapo a chiunque.
L'esperienza della persecuzione nazista ebbe un impatto profondo su Freud, che nel suo "Disagio della civiltà" aveva già analizzato la crudele aggressività insita nella natura umana. L'esilio, la perdita della patria e la distruzione della sua opera scientifica furono per lui un dolore immenso, ma non lo fermarono nel suo impegno intellettuale.
La Società Psicoanalitica di Vienna, dopo la guerra, dovette essere completamente ricostruita. La rinascita della psicoanalisi nella città ebbe un impulso significativo nel 1971, con l'istituzione di una cattedra di psicologia del profondo presso l'Università di Medicina e l'apertura del Museo Sigmund Freud. Quest'ultimo, ristrutturato e ampliato, mira a preservare la memoria del grande psicoanalista e ad attrarre un vasto pubblico con la sua mostra permanente, offrendo anche una sala studio nella biblioteca, come desiderato da Anna Freud. L'eredità di Freud, e con essa l'importanza della Società Psicoanalitica Viennese, continua a vivere, testimoniando la forza duratura delle sue idee e l'impatto trasformativo della psicoanalisi.
I Verbali: Una Finestra sulla Mente di Freud
I verbali delle riunioni della Società Psicoanalitica di Vienna dal 1906 al 1915 rappresentano una risorsa inestimabile per chiunque desideri approfondire la comprensione della psicoanalisi e del suo fondatore. Questi documenti, che raccolgono le discussioni, le idee e le interazioni tra Freud e i suoi primi seguaci, offrono uno sguardo intimo e privilegiato sul processo creativo e intellettuale di uno dei pensatori più influenti del XX secolo.
Essi rivelano come le nuove idee di Freud, inizialmente accolte con scetticismo e ostilità, venissero gradualmente elaborate e discusse in un ambiente intellettuale stimolante. Le conversazioni registrate mostrano un flusso continuo di scambi, in cui Freud, pur dominando il dibattito con la sua vasta conoscenza, era anche aperto al confronto e alle riflessioni dei suoi colleghi. Questo processo di "dare e avere" era fondamentale per la crescita della psicoanalisi, permettendo di affinare concetti e di esplorare nuove direzioni.
I verbali permettono di osservare le dinamiche interne della Società, le alleanze, le rivalità e le evoluzioni teoriche che hanno plasmato il movimento. Essi documentano non solo la nascita di idee rivoluzionarie, ma anche le sfide e le controversie che hanno accompagnato il loro sviluppo. Attraverso queste pagine, è possibile ricostruire il percorso che ha portato un gruppo di pionieri a fondare la prima organizzazione psicoanalitica al mondo e a gettare le basi per l'Associazione Psicoanalitica Internazionale.
Inoltre, i verbali offrono uno spaccato prezioso sulla personalità di Freud stesso: il suo acume intellettuale, la sua passione per la ricerca, la sua capacità di stimolare il pensiero altrui, ma anche la sua solitudine di fronte alle critiche e alle incomprensioni. Leggere questi documenti significa immergersi nella genesi di una disciplina che ha cambiato per sempre il modo in cui comprendiamo la mente umana, i suoi desideri, le sue paure e i suoi conflitti.
La Resistenza alla Psicoanalisi e la Perseveranza di Freud
La strada verso il riconoscimento della psicoanalisi fu lunga e irta di ostacoli per Sigmund Freud. Fin dall'inizio, le sue teorie, che ponevano l'accento sull'inconscio, sulla sessualità infantile e sull'importanza dei sogni come via d'accesso alla psiche, furono considerate sovversive e scandalose dalla società conservatrice e dalla classe medica del suo tempo. Freud fu accusato di immoralità, di speculazione infondata e di aver creato una pseudo-scienza.

Molti dei suoi colleghi, legati a un approccio più positivista e organicista della medicina, rifiutarono categoricamente le sue scoperte. L'idea che processi psichici inconsci potessero influenzare il pensiero, il comportamento e generare nevrosi era difficile da accettare per chi era abituato a cercare cause fisiche per ogni disturbo. Freud si trovò spesso isolato, criticato aspramente e persino ostracizzato.
Nonostante la ferocia degli attacchi, Freud dimostrò una notevole perseveranza. Egli continuò a sviluppare le sue teorie, a condurre ricerche e a formare nuovi analisti, convinto della validità del suo metodo. La sua "Autobiografia" e le sue lettere testimoniano la sua determinazione nel difendere le sue idee e nel fornire prove a sostegno delle sue teorie. Egli sosteneva che la scienza tedesca, nel rappresentare ufficialmente la medicina dell'epoca, non avrebbe dovuto vergognarsi dell'arroganza, dell'incoscienza e del cattivo gusto delle accuse mosse contro la psicoanalisi.
La sua risposta alle critiche non fu mai di tipo persuasivo o suggestivo, ma piuttosto un invito a comprendere le resistenze e i conflitti sottostanti. Come scrisse a Stärcke, i medici, come i pazienti, dovevano essere trattati mettendo in evidenza le loro resistenze, anziché cercare di convincerli con la suggestione. Solo superando queste resistenze si poteva stabilire un vero rapporto con le questioni della psicoanalisi. Questa attitudine, unita alla sua profonda dedizione alla ricerca e alla cura dei pazienti, fu ciò che permise alla psicoanalisi di superare le prime, feroci resistenze e di affermarsi come una disciplina scientifica e terapeutica di primaria importanza.
Freud e Vienna: Un Rapporto Complesso
Il rapporto tra Sigmund Freud e la città di Vienna fu a dir poco complesso, caratterizzato da un legame profondo ma anche da un'ombra costante di incomprensione e ostilità. Freud, nato a Freiberg ma trasferitosi a Vienna all'età di quattro anni, visse nella capitale austriaca per quasi tutta la sua vita, fino all'esilio forzato nel 1938. Vienna fu il palcoscenico della sua formazione, della sua carriera e della nascita della psicoanalisi.
Tuttavia, le lettere di Freud rivelano un'ambivalenza nei confronti della città. In alcuni scritti, esprimeva un senso di malinconia e di disagio nel ritorno a Vienna dopo periodi di vacanza, lamentando la "malinconia della vita viennese". L'antisemitismo crescente, le difficoltà nell'ottenere riconoscimento per le sue teorie e la lotta costante per l'accettazione della psicoanalisi alimentarono certamente la sua antipatia verso la città che, pur essendo la sua casa, non sempre gli offrì il sostegno e l'accoglienza sperati.
Nonostante queste tensioni, Vienna fu anche la sede della sua "Società psicologica del mercoledì" e successivamente della Società Psicoanalitica Viennese, luoghi dove le sue idee presero forma e si diffusero. È significativo il fatto che, anni dopo la sua morte, nel 1955, un busto di Freud fu finalmente collocato nel cortile porticato dell'Università di Vienna, un riconoscimento tardivo ma importante. Lo stesso Freud, nel 1924, convinto che la sua vita stesse per finire a causa del cancro, pubblicò la sua "Autobiografia", un atto che suggerisce una consapevolezza della sua mortalità ma anche una volontà di lasciare una testimonianza del suo percorso.
La sua partenza da Vienna nel 1938, in seguito all'Anschluss, fu un momento doloroso. Lasciare la patria dopo tanti anni, vedere la sua opera scientifica distrutta e la sua comunità perseguitata fu un colpo durissimo. Eppure, anche nell'esilio londinese, Freud continuò a lavorare, dimostrando la sua incrollabile dedizione alla psicoanalisi. La sua vita a Vienna, pur segnata da conflitti, fu indissolubilmente legata alla sua identità di padre della psicoanalisi, un'identità che la città, a suo modo, ha infine celebrato.
L'Eredità della Società Psicoanalitica Viennese
La Società Psicoanalitica Viennese, nata dalle ceneri di un piccolo gruppo di studiosi affascinati dalle idee di Sigmund Freud, rappresenta un capitolo fondamentale nella storia della psicologia e della cultura del XX secolo. La sua evoluzione da un circolo informale di discussione a una delle prime e più influenti organizzazioni psicoanalitiche al mondo testimonia la forza e la vitalità del pensiero freudiano.
Fin dalla sua fondazione, la Società fu un crogiolo di idee, un luogo di dibattito acceso e di profonda riflessione. Le discussioni registrate nei verbali offrono uno spaccato inestimabile sul processo di elaborazione delle teorie psicoanalitiche, mostrando come Freud stesso fosse influenzato e stimolato dalle interazioni con i suoi seguaci. Questo scambio intellettuale continuo fu essenziale per la crescita e la differenziazione del movimento, che vide emergere figure chiave come Jung, Adler e Ferenczi, ognuno con le proprie interpretazioni e sviluppi della teoria freudiana.
Le vicissitudini storiche, in particolare l'avvento del nazismo e l'esilio forzato di molti dei suoi membri, misero a dura prova la Società, portando persino al suo scioglimento temporaneo. Tuttavia, la resilienza e la determinazione dei suoi aderenti permisero la sua ricostruzione e il mantenimento dell'eredità psicoanalitica a Vienna. L'istituzione della cattedra di psicologia del profondo all'Università di Medicina e l'apertura del Museo Sigmund Freud sono testimonianze tangibili di questo impegno a preservare e diffondere il patrimonio intellettuale freudiano.
La Società Psicoanalitica Viennese non fu solo un'istituzione accademica, ma anche un faro culturale. Attirò a sé menti brillanti da tutto il mondo, contribuendo a plasmare il panorama della psicologia e della psicoterapia. L'impatto della psicoanalisi freudiana, e di conseguenza della Società che ne fu il nucleo originario, si estende ben oltre i confini della disciplina, influenzando la letteratura, l'arte, la filosofia e il modo in cui la società contemporanea comprende la mente umana, l'inconscio e le dinamiche relazionali. L'eredità della Società Psicoanalitica Viennese è, in definitiva, un invito costante a esplorare le profondità della psiche umana e a comprendere le forze che guidano il nostro comportamento e le nostre vite.
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