La Comunicazione nell'Autismo: Oltre il Mito del Deficit

Storicamente, la società ha spesso percepito le persone autistiche come individui con "problematiche" di comunicazione, etichettandole come aventi deficit sociali. Questa visione, tuttavia, nasce prevalentemente dalla prospettiva di una persona neurotipica e riflette un modello medico della disabilità che non sempre tiene conto degli specifici stili comunicativi autistici, un fenomeno noto come "il problema della doppia empatia". Comprendere a fondo queste differenze è il primo passo per costruire un ponte comunicativo efficace e rispettoso.

L'Ansia Sociale e il Peso del "Sembrare Normali"

Le persone autistiche sperimentano quotidianamente elevati livelli di ansia generalizzata. Navigare in un mondo non progettato per le neurodiversità può essere paralizzante. Molte persone autistiche, come descritto, tendono a riesaminare mentalmente le interazioni sociali più volte, nel tentativo di evitare di apparire scortesi o imbarazzanti, e nel tentativo di stabilire un contatto visivo. Questo sforzo si aggiunge alle già significative sfide sensoriali che impattano profondamente sull'interazione sociale: la musica ad alto volume nei negozi, il rumore delle conversazioni, la folla, il calore eccessivo degli ambienti, gli odori intensi. La pressione di conformarsi e apparire "normali" in questo contesto può diventare schiacciante.

Persona autistica che riflette su un'interazione sociale

La Comprensione Letterale del Linguaggio: Un Mondo di Significati Diretti

Le persone autistiche possono incontrare difficoltà nel comprendere il linguaggio astratto o figurato, come modi di dire, metafore, doppi sensi e sarcasmo. Anche chi possiede competenze specialistiche, come un logopedista, può trovarsi a sperimentare incomprensioni e fallimenti comunicativi, soprattutto nell'interazione con persone non-autistiche che utilizzano stili comunicativi differenti. Spesso ci sono molteplici interpretazioni di ciò che le persone intendono comunicare attraverso il linguaggio del corpo, le frasi e le parole, un aspetto noto come pragmatica.

Le differenze tra gli stili comunicativi neurotipici (NT) e autistici spesso portano a malintesi, poiché è comune che i NT comunichino in modi indiretti, mancando di chiarezza e concretezza.

Pragmatica: Oltre le Norme Neurotipiche

Ciò che viene spesso etichettato come una compromissione nelle persone autistiche è la pragmatica, ovvero "l'uso del linguaggio". Questo include la comprensione del linguaggio del corpo, l'uso dei gesti, il sapere quando è il proprio turno di parlare in una conversazione, come avviare interazioni, come porre domande e come commentare - in sostanza, aderire alle norme sociali neurotipiche. La pragmatica implica l'inferenza di informazioni e la capacità di "leggere tra le righe". Sebbene sia comune che le persone autistiche incontrino difficoltà in questo ambito, è fondamentale esaminare la pragmatica attraverso una lente di neurodiversità, poiché si tratta in gran parte di una questione di percezione. La pragmatica, come campo della logopedia, è basata sulle norme sociali neurotipiche ed è costruita su esperienze soggettive di interazione del NT.

Il Contatto Visivo: Una Sfida Fisica e Psicologica

Il contatto visivo può essere fisicamente doloroso per una persona autistica. Il mito secondo cui "se riesci a stabilire un contatto visivo, allora non puoi essere autistico" è profondamente impreciso. Molte persone autistiche hanno imparato nel corso degli anni a forzare il contatto visivo come risposta condizionata a anni di rifiuto sociale, un fenomeno noto come "mascheramento". Alcune persone autistiche evitano completamente il contatto visivo, altre riescono a farlo solo fugacemente, e molte lo forzano per placare l'interlocutore.

La ricerca scientifica ha dimostrato che, contrariamente alla percezione neurotipica che la mancanza di contatto visivo sia scortese, in realtà, il contatto visivo aumenta l'ansia in una persona autistica a causa dell'eccessiva eccitazione e iperattivazione in specifiche aree cerebrali (Hadjikhani et al., 2017; Dalton et al., 2005; Madipakkam et al., 2017). Forzare una persona autistica a stabilire un contatto visivo può quindi essere dannoso. Può risultare eccezionalmente difficile mantenere il contatto visivo durante periodi di stress, esaurimento, o quando si sta cercando di spiegare verbalmente qualcosa, concentrandosi intensamente sulle esigenze del funzionamento esecutivo.

Diagramma che illustra le aree cerebrali attivate durante il contatto visivo in persone autistiche e neurotipiche

Velocità di Elaborazione: Il Tempo Necessario per Comprendere

Le persone autistiche possono impiegare un tempo considerevolmente maggiore per elaborare il linguaggio e le informazioni parlate. Questo può essere dovuto a difficoltà nell'elaborazione uditiva, nell'elaborazione del linguaggio o a sfide linguistiche e sensoriali più ampie. Le persone autistiche necessitano di un tempo di elaborazione prolungato. Se qualcuno parla troppo velocemente, usa un linguaggio eccessivo, fornisce troppe informazioni contemporaneamente, pone troppe domande o non concede tempo sufficiente per rispondere, ciò può portare a disregolazione, frustrazione, ansia, sovraccarico sensoriale e "crollo" (meltdown). In situazioni di difficoltà, la capacità di accedere ed elaborare il linguaggio parlato si riduce significativamente.

Alessitimia: La Difficoltà nel Dare un Nome alle Emozioni

L'alessitimia, termine coniato negli anni '70 dallo psichiatra Peter Sifneos, significa letteralmente "nessuna parola per i sentimenti". È caratterizzata da una difficoltà nell'identificare, esprimere, descrivere le emozioni e nel riconoscere le sensazioni fisiche associate agli stati emotivi. L'alessitimia è molto comune tra le persone autistiche e si riscontra anche in popolazioni psichiatriche, co-occorrendo frequentemente con disturbi come l'anoressia e i disturbi di personalità. La capacità di esprimere emozioni richiede un'elaborazione a livello linguistico, e si ipotizza che una proporzione di persone con disturbi o difficoltà linguistiche mostri anche caratteristiche di alessitimia, presentando difficoltà con il vocabolario emotivo (Suslow & Junghanns, 2002). Le relazioni interpersonali possono diventare più complesse a causa della difficoltà nel parlare delle emozioni.

L'alessitimia e l’incapacità di esternare e riconoscere le proprie emozioni

Il Metodo della "Globalità dei Linguaggi": Un Approccio Innovativo

A Napoli, in occasione della Giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo, è emerso l'importante lavoro di Giulia e Pasquale Biancardi, educatori che negli anni '90 hanno introdotto in Campania l'approccio alla comunicazione nell'autismo e nei disturbi della comunicazione attraverso la "Globalità dei Linguaggi" (GdL). Questo metodo, elaborato da Stefania Guerra Lisi - artista, autrice e docente di Discipline della comunicazione all’Università di Roma - si propone come una disciplina dell'espressione che facilita i rapporti umani legati alla comunicazione attraverso ogni tipologia di linguaggio.

Il centro MaMu di Piscinola, dove Giulia e Pasquale svolgono le loro attività riabilitative, è un luogo dedicato ad attività culturali, artistiche, formative, socio-educative, terapeutiche e riabilitative. L'approccio della GdL si fonda su principi etici e di profondo rispetto per la persona. "Riconoscere all'altro il diritto di essere se stesso" è un pilastro fondamentale.

Il "Progetto Persona": Ascolto e Decodifica dei Linguaggi

Un elemento centrale della GdL è il "Progetto Persona". Questo significa che non si interviene con soluzioni preconcette, ma si pone l'accento sull'ascolto della persona stessa, che comunica i propri bisogni. Inizialmente, c'è una fase di ascolto attento, seguita dalla decodifica dei linguaggi non verbali per comprendere ciò che si cela dietro gesti, colori, suoni e silenzi.

Uno degli obiettivi primari è dare senso ai comportamenti che potrebbero apparire "insensati". Le stereotipie, ovvero la ripetizione di sequenze comportamentali invariate, spesso presenti nei bambini fin da piccoli, vengono valorizzate anziché eliminate, a meno che non rappresentino un pericolo per sé o per gli altri. L'approccio consiste nell'entrare in questi comportamenti, a volte partecipandovi attivamente, per comprenderne il significato e la funzione.

"Possedere, ma non Essere Posseduti": Un Equilibrio Fondamentale

La filosofia della GdL enfatizza il concetto di "possedere, ma non essere posseduti". Ciò implica farsi carico delle difficoltà che si incontrano, ma senza esserne sopraffatti. Entrare nella sofferenza di un'altra persona, processo naturale guidato dall'empatia, richiede al contempo la consapevolezza della necessità di proteggersi dal dolore per poter essere d'aiuto in modo efficace. La GdL insegna che non si tratta solo di un lavoro, ma di un modo di essere che implica la condivisione di bellezze e difficoltà, un profondo essere in relazione.

Sfide e Scintille di Comprensione

Nonostante la dedizione, il percorso può presentare sfide. Lo sconforto, quando emerge, non deriva dai destinatari del lavoro, bensì dal contesto sociale e dalle difficoltà strutturali. Ci sono momenti di frustrazione in cui si desidera fare di più, ma è necessario rispettare i tempi di sviluppo e di comprensione del bambino. La comunicazione può essere ambigua, e a volte una "scintilla" - un momento in cui il bambino permette di cogliere un significato - può rivelare una profonda fiducia e un invito all'ascolto: "Io ti do qualcosa, solo se posso fidarmi di te. Tu sii pronto ad ascoltare".

Un esempio toccante è quello di un ragazzo autistico che, dopo la perdita del padre, chiese se il padre fosse diventato un angelo e se anche lui, alla morte, sarebbe diventato un "angelo disabile". Questa domanda, profonda e rivelatrice, evidenzia la complessa elaborazione del lutto e dell'identità in una persona con difficoltà.

Un altro ricordo significativo riguarda un bambino di dieci anni con difficoltà motorie che, durante un laboratorio, cercava contatto attraverso un gesto intimo: toccava il suo viso e poi quello dell'educatore, un gesto che portava con sé l'odore della sua saliva, prova di una comunicazione non verbale carica di significato e di una richiesta implicita di accettazione e comprensione.

L'approccio della Globalità dei Linguaggi, con la sua enfasi sull'ascolto profondo, la decodifica dei linguaggi non verbali e il rispetto dei tempi individuali, offre una prospettiva preziosa per superare le barriere comunicative e costruire relazioni basate sull'autenticità e sul riconoscimento della persona nella sua interezza.

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