Il termine "modi di dire" evoca immediatamente l'idea di espressioni colloquiali, modi più o meno eleganti per comunicare un medesimo pensiero. Tuttavia, "modo" è anche un concetto grammaticale fondamentale, strettamente legato alla coniugazione dei verbi. Sebbene la grammatica non sia universalmente amata, in Italia si osserva un crescente interesse per le sue sfumature, in particolare per il congiuntivo.
Il Declino del Congiuntivo e la Perdita di Sfumature
Non è passato inosservato il diffuso parlare del congiuntivo, ben oltre i commenti ironici sui personaggi pubblici che lo confondono con il condizionale. Il Prof. Luigi Dei, Rettore dell'Università di Firenze, ha sottolineato come la decadenza del congiuntivo possa essere legata a un "anelito alla semplificazione". Ma la perdita non è solo grammaticale. L'indicativo comunica certezza, mentre il congiuntivo introduce il dubbio, l'ipotesi, l'alea del vivere. È il modo della sfumatura, della sensibilità, della rinuncia alla pretesa di certezza. Non a caso, spesso compare preceduto da un "se" e seguito da un condizionale, evidenziando la qualità immaginaria di un'espressione, come in "se mio nonno avesse le ruote sarebbe un tram". È anche il modo dell'auspicio, del desiderio: "che tu possa essere felice". Il suo stesso nome, "congiuntivo", allude all'idea di legame, di unione. Un insegnante ha sintetizzato perfettamente il concetto: "è un modo di stare al mondo, forse oggi non il più diffuso".

L'Inconscio freudiano e il Desiderio
Questa preoccupazione per una semplificazione eccessiva, che comporta una perdita costosa per l'umanità, non riguarda solo gli intellettuali. La canzone dedicata al congiuntivo al Festival di Sanremo testimonia un'attenzione diffusa. Il testo della canzone coglie l'importanza della decadenza di questo "modo dubitativo e quasi riflessivo", il "modo" per esprimere ciò che è soggettivo, immaginario, desiderato. Il proverbio "se il giovane sapesse e il vecchio potesse" utilizza il congiuntivo per sottolineare l'impossibilità realizzativa di un'idea, appartenente alla dinamica del desiderio che rende la vita interessante. Questo ci porta a riflettere, come analisti, sulla questione del dire il desiderio.
Esiste una sinergia tra la rinuncia a una modalità linguistica specifica per articolare l'auspicio e il desiderio, e una società che valorizza l'individuo come consumatore? In tale contesto, il desiderare si banalizza in "voglia" virtualmente sempre soddisfabile, con il possesso di denaro come unico limite. La percezione della mancanza, anziché passare per la frustrazione nevrotica di fronte all'impossibile, si trasforma in privazione, più difficile da elaborare e potenzialmente sfociante in rabbia e odio distruttivi.
La scoperta freudiana che il desiderio misconosciuto trova espressione nel sintomo è fondamentale. Il desiderio, cosciente e inconscio, è ben diverso dal bisogno naturale. Ha un profondo legame con il linguaggio; nella cura psicoanalitica, è il fluire della catena associativa che, attraverso la peregrinazione del discorso, permette di riconoscere e formulare il desiderio. La privazione di una modalità linguistica specifica per nominare il dubbio, l'auspicio, il desiderio, ha conseguenze significative. La semplificazione dell'indicativo complica la distinzione logica tra possibile e necessario, spingendoci verso una logica binaria che rischia di farci perdere di vista la dimensione immaginaria che sostiene il nostro pensiero. Una logica necessario vs. impossibile è "disperante", collegandosi alla preoccupante statistica del suicidio giovanile.
"Stile Idiomatico": Oltre la Semplice Correttezza
Il concetto di "stile idiomatico", introdotto da Johann Gottfried von Herder, apre una prospettiva affascinante, spesso fraintesa nella letteratura psicoanalitica. La definizione freudiana di "stile idiomatico" come "corretto e caratteristico" è stata ridotta, da alcuni interpreti come Jones e Ticho, a una mera peculiarità personale, perdendo la sua profondità etimologica.
Herder, al contrario, intendeva "idiotico" nel senso originario del termine, riferendosi all'uso efficace da parte di un autore dell'elemento "inconfondibile e assolutamente individuale della lingua tedesca". Non si tratta delle caratteristiche stilistiche dello scrittore, ma della lingua stessa impiegata. Gli "idiotismi" sono forme linguistiche così proprie di una lingua da rivelare l'origine nativa di chi le usa. Lungi dall'essere "bassezze", gli idiotismi sono "gemme e misteri" per pensatori e artisti.

La lingua, secondo Herder, si adatta meglio ad alcuni temi a seconda della storia, dell'ambiente, degli usi e costumi di un popolo. Alcuni pensieri e scritti sono intraducibili per certe lingue. I dialetti, in particolare, sono "idiotici per eccellenza", con una genesi spontanea che li rende caratteristici e distanti dalle lingue ufficiali. Herder cita come esempio i generi grammaticali di "sole" (femminile in tedesco, "die Sonne") e "luna" (maschile, "der Mond"), che evidenziano una distanza tra il tedesco e le lingue senza genere neutro.
L'autore creativo, secondo Herder, "fruga nelle viscere della lingua per cercare e trovare gli idiotismi a lui più confacenti", rendendo lo stile "anche caratteristico del singolo scrittore e in tal senso personale". Herder si opponeva a Johann Georg Sulzer, che auspicava un'epurazione della lingua dagli idiotismi per renderla più efficiente e traducibile. Per Herder, ciò comporterebbe un "drammatico impoverimento" e una perdita di identità linguistica. Sulzer, pur riconoscendo idiotismi personali, applicava il concetto primariamente alla lingua stessa, individuando nei proverbi e nelle metafore elementi la cui intraducibilità risiede nelle loro caratteristiche grammaticali.
In sostanza, gli idiotismi sono espressioni che, confrontate tra lingue diverse, rivelano incomunicabilità e non sovrapponibilità. Se Herder si concentra sui contenuti e la mancanza di termini specifici, Sulzer focalizza sull'aspetto formale della grammatica. Entrambi, tuttavia, riconoscono che la specificità di una lingua riflette i bisogni di un popolo, legati alla sua storia, necessità e abitudini. L'esempio dell'etnia Tupi, con numerosi termini per le specie di pappagalli ma nessuno per la specie complessiva, illustra come la lingua rispecchi le priorità culturali.
Raccogliere sotto l'etichetta "idiotismi" elementi linguistici eterogenei crea dilemmi per il traduttore, soprattutto quando i modi di dire giocano sui suoni, facilitando memorizzazione e diffusione. Uno stile "idiotico" è quindi ben diverso da uno stile "corretto e caratteristico" o "personale". L'autore deve avere la volontà e la consapevolezza di sfruttare gli idiotismi. Lo stile di Sancho Panza, ricco di modi di dire, è personale e corretto, ma non "idiotico" perché non frutto di una scelta consapevole ma della sua limitata competenza linguistica.
Artisti, poeti e prosatori sono coloro che meglio colgono e sfruttano queste peculiarità linguistiche. Lo stile di Freud, analizzato da Walter Muschg, presenta ritmi, sonorità, giochi di parole, frasi idiomatiche e scelte verbali particolari, tutti aspetti che afferiscono all'idiotismo. L'elemento idiotico, con la sua musicalità e il suo ancoraggio al linguaggio quotidiano, funge da anello di congiunzione tra lingua scritta e parlata.
Molti lavori di Freud, compresi quelli pre-psicoanalitici, erano destinati alla lettura pubblica, come le lezioni universitarie che confluirono ne "L'introduzione alla psicoanalisi". Le prime riunioni della Società del Mercoledì, dove la parola parlata dominava, e la capacità di Freud di sintonizzarsi sull'elemento "idiotico" furono cruciali per la comprensione dell'inconscio.
Freud e l'Inconscio: Il Regno dei Desideri Nascosti
L'inconscio è un concetto cardine della teoria psicoanalitica di Sigmund Freud, fondamentale per comprendere la mente umana. Secondo Freud, l'inconscio è un serbatoio di pensieri, ricordi e desideri al di fuori della consapevolezza cosciente, ma che influenzano profondamente il nostro comportamento e le nostre emozioni.
La teoria di Freud
Nel suo "L'Interpretazione dei sogni" (1900), Freud descrive l'inconscio come un deposito di contenuti inaccessibili alla coscienza, che emergono attraverso sogni, atti mancati e lapsus. Il sogno è definito "la via regia che porta alla conoscenza dell'inconscio". I contenuti dell'inconscio sono guidati dal principio di piacere, non dal principio di realtà.
Freud introdusse l'idea di contenuti "rimossi", sostenendo che desideri, pensieri e ricordi inaccettabili vengono spinti nell'inconscio per evitare conflitti psichici. Sebbene i termini "rimosso" e "represso" siano spesso usati in modo intercambiabile, la "rimozione" è un meccanismo di difesa attivo che spinge contenuti potenzialmente disturbanti fuori dalla consapevolezza, mentre la "repressione" può implicare una consapevolezza parziale che viene poi ignorata o evitata.
La metafora dell'iceberg freudiano illustra la struttura della psiche: la piccola parte visibile è la mente conscia, mentre la vasta massa sommersa rappresenta l'inconscio.
L'Accesso all'Inconscio: Libera Associazione, Sogni e Lapsus
Il metodo psicoanalitico è un approccio fondamentale per accedere all'inconscio in modo terapeutico. Non si tratta di "spostare" semplicemente i contenuti inconsci nella coscienza, ma di una trasformazione linguistica e di una restituzione di senso con l'aiuto di un terapeuta. Questa esplorazione delle manifestazioni dell'inconscio (sogni, lapsus, comportamenti simbolici) permette di portare alla luce e di elaborare i processi inconsci, facilitando la loro integrazione nella vita consapevole.
L'inconscio può essere immaginato come un carcere di massima sicurezza, dove ricordi dolorosi, desideri inconfessabili e pensieri vergognosi sono rinchiusi e sorvegliati. Ma questi "criminali" cercano costantemente la fuga, influenzando il nostro presente con vivacità. La nostra parte cosciente è solo la punta visibile dell'iceberg, mentre la massa sommersa, più grande e influente, è l'inconscio. Le ragioni profonde dei nostri comportamenti spesso non risiedono nei pensieri coscienti, ma in quelle cause sommerse che generano le nostre azioni più vere, le illuminazioni improvvise e le idee che cambiano il nostro destino.
Il metodo della libera associazione, introdotto da Freud, consisteva nell'ascoltare i pazienti senza giudizio, incoraggiandoli a dire tutto ciò che passava loro per la testa. Questo permise a Freud di scoprire che l'inconscio "parla" attraverso errori linguistici (lapsus) e sogni. I lapsus non sono casuali, ma rivelano ciò che pensiamo veramente. I sogni, poi, sono visti come messaggi cifrati che richiedono decifrazione, come geroglifici egizi.

Il Gioco di Parole e l'Umorismo come Via all'Inconscio
Freud dedicò un saggio al "motto di spirito" (Witz) e alla sua relazione con l'inconscio. Il Witz, attraverso tecniche linguistiche come la condensazione, lo spostamento e l'equivoco, permette di esprimere fantasie e pulsioni represse in modo socialmente accettabile, generando piacere e riso. Il "motto innocente" si basa sulla tecnica verbale, mentre il "motto tendenzioso" coinvolge un bersaglio.
Il motto tendenzioso, in particolare, ottiene un "risparmio sul dispendio psichico" richiesto dall'auto-repressione, liberando la ribellione del bambino contro la logica e il principio di realtà. Il riso, come dimostrato da Freud e ripreso da Victor Frankl, può essere una forma di terapia, liberando tensioni interne e favorendo relazioni positive.
Frankl, evolvendo la teoria freudiana, ha sottolineato l'importanza della "volontà di significato" frustrata come causa di nevrosi, oltre alla libido e alla volontà di potere. L'umorismo, in questa prospettiva, diventa uno strumento terapeutico per affrontare le difficoltà della vita, imparando a "ridere in faccia all'ansia" attraverso l'intenzione paradossa.
La Complessità della Traduzione e la Ricchezza degli Idiotismi
La traduzione di testi, specialmente quelli che fanno uso di giochi di parole e modi di dire, presenta sfide significative. L'esempio del termine tedesco "Besetzung" (occupazione, investimento) utilizzato da Freud per indicare le "espansioni" e "ritirate" della pulsione, evidenzia come traduzioni letterali possano alterare il significato originale.
La ricchezza di composti aggettivali in Freud, come quelli con desinenza "-förmig" (a forma di), o la ripetizione di sostantivi come "Faser" (fibra nervosa), dimostra una padronanza linguistica che va oltre la semplice correttezza. Questi aspetti afferiscono all'idiotismo, con la sua musicalità e il suo legame con il linguaggio quotidiano.
In conclusione, i "modi di dire" non sono solo espressioni colloquiali, ma finestre su meccanismi linguistici e psicologici complessi. Dal declino del congiuntivo all'esplorazione dell'inconscio freudiano, passando per la ricchezza dello "stile idiomatico", la lingua si rivela uno strumento potente e sfaccettato, capace di veicolare non solo pensieri consci, ma anche i desideri e le sfumature più profonde della nostra psiche.