Attack on Titan: Un Viaggio Nell'Orrore, Nell'Impotenza e Nella Ricerca della Libertà

Fin dagli albori della sua pubblicazione, "Attack on Titan" (Shingeki no Kyojin) ha catturato l'immaginazione di milioni di persone, non solo tra gli appassionati di manga e anime, ma anche tra un pubblico più vasto. Questo fenomeno culturale, nato in Giappone, ha saputo trascendere i confini del genere per affrontare temi universali, dipingendo un quadro crudo e disarmante della condizione umana. Sebbene la serie sia spesso associata a elementi di fantasy distopico e azione, un'analisi più approfondita rivela una complessa esplorazione della depressione, non tanto come malattia mentale diagnosticabile, ma come profonda sensazione di impotenza, disperazione e angoscia esistenziale che permea l'intera narrazione.

Copertina di Attack on Titan

L'Inizio: Orrore e Impotenza Davanti all'Inconcepibile

La serie si apre in un setting che riecheggia il genere post-apocalittico. L'umanità sopravvivente è rintanata tra tre imponenti cinte murarie concentriche, nomi femminili a cui è affidato il compito di garantire un secolo di pace apparente. Queste mura, alte e imponenti, sono l'unica barriera tra i pochi superstiti di una civiltà un tempo fiorente e i loro unici nemici naturali: i Titani. Queste creature umanoidi, descritte come "giganti gourmet", non si nutrono per sopravvivere, ma sembrano farlo per puro gusto, aggiungendo un elemento di gratuità e crudeltà al loro essere.

Il protagonista, Eren Jaeger, è un bambino di nove anni con grandi occhi verdi, animato da un forte senso di giustizia e dal desiderio di proteggere i più deboli, come il suo amico d'infanzia Armin. Armin, gracile e sognatore, è costantemente vittima dei bulli del villaggio. Eren vive con una madre amorevole, un padre assente e misterioso, la cui figura sarà cruciale in seguito, e la sua amica/sorella adottiva Mikasa, taciturna, invincibile e terrore dei bulli. Questo terzetto è stranamente consapevole della precarietà della loro esistenza e della libertà limitata che caratterizza le loro vite. Il sogno di Eren è di unirsi agli Scout, il corpo militare incaricato delle spedizioni all'esterno delle mura, mentre Armin aspira a esplorare il vasto mondo sconosciuto e, un giorno, a vedere il mare.

Un giorno, apparentemente come tanti altri, un evento cataclismatico infrange la monotonia. L'enorme testa di un Titano Colossale, avvolta da vapori e esalazioni, appare sopra la muraglia. In questo momento, il senso di oppressione latente si trasforma in un orrore paralizzante. Il sangue si gela nelle vene degli spettatori, proprio come in quelle di Eren e degli abitanti del villaggio. L'immensità di questo Titano Colossale è tale da togliere il fiato e paralizzare le membra. Similmente all'orrore cosmico evocato dalla geometria non euclidea di R'lyeh di Lovecraft, le cui proporzioni "troppo grandi per appartenere a questo pianeta" risultano più terrificanti della vista di Cthulhu stesso, è la grandezza impossibile del Titano a far correre un brivido freddo lungo la schiena. Abbattendo il muro come fosse fatto di mattoncini Lego, il Titano apre la strada ai Titani "normali", che si riversano nel villaggio, ormai in preda al panico, e divorano senza pietà gran parte dei suoi abitanti, inclusa la madre di Eren.

In questa fase iniziale, Hajime Isayama si rivela un maestro dell'orrore prima ancora che del fantasy distopico. La complessità della trama, tuttavia, rende "Attack on Titan" un piccolo capolavoro del genere fantasy, arricchito da apprezzabili sfumature di commento e denuncia sociale. Ciò che colpisce maggiormente in questo primo, favoloso episodio è la capacità di paralizzare, anche solo per un istante, i sensi dello spettatore più avvezzo all'horror. Nonostante le animazioni, che non avevano ancora raggiunto i livelli delle stagioni successive, fossero piuttosto mediocri, e molti momenti di azione frenetica fossero realizzati con semplici disegni di folle in fuga accompagnati da effetti sonori, lo spettatore è talmente coinvolto - stupito o terrorizzato - da quasi non notare gli espedienti tipici di una produzione a basso costo.

Rappresentazione del Titano Colossale che rompe il muro

La Ricerca della Libertà: Determinismo e Libero Arbitrio

Con il progredire della narrazione, "Attack on Titan" si trasforma da una storia di sopravvivenza a un'intricata indagine filosofica sui concetti di libertà, libero arbitrio e determinismo. La serie affronta la critica della natura umana e delle dinamiche sociali, presentando un mondo privo di netti confini tra bene e male, giusto e ingiusto. Isayama dipinge una realtà complessa, in cui culture e idee diverse si scontrano in modo diametrale, alimentando conflitti apparentemente insanabili.

Il tema cardine che muove gli eventi e spinge i personaggi all'azione è l'idea di libertà. I protagonisti di "AoT" sono da sempre affamati di libertà, un filo rosso che attraversa l'intera narrazione, portando con sé significati, paradossi e implicazioni insidiosi. Isayama rende il tranello teso dal libero arbitrio, non immediatamente intuitivo, particolarmente concreto e comprensibile anche per i lettori meno avvezzi ai temi filosofici.

Un esempio emblematico è il discorso di Levi: "Non stai sbagliando, perciò se vuoi fallo. La nostra differenza nel giudicare viene dall’esperienza. Non devi pensarci, scegli. Io non so a cosa credere, non l’ho mai saputo, nessuno può sapere il risultato delle nostre decisioni, perciò scegli qualcosa di cui non ti pentirai." Questo passaggio sottolinea la centralità del libero arbitrio nella narrazione. Tuttavia, nel corso dei volumi, questa posizione cambia radicalmente, rivelando che la scelta libera non è mai stata una vera opzione.

L'influenza del pensiero altrui, delle azioni passate e del destino futuro costringe i personaggi a prendere decisioni che solo apparentemente sono libere. Eren, grazie alle conoscenze temporali che acquisisce, comprende che una vera scelta non c'è mai stata; la strada percorribile era unica e già segnata da lui e da tutti gli altri attori del passato e del futuro. Avverte i suoi compagni che saranno liberi di fermare la "marcia" se lo vorranno, pur conoscendo già in anticipo la loro decisione. Eren gioca costantemente sulla linea di confine tra la coincidenza del libero arbitrio e il determinismo, una sorta di compatibilismo dell'essere e del non poter non essere.

Eren Jaeger che guarda verso l'orizzonte

La domanda fondamentale che emerge è: fino a che punto la nostra scelta è libera se era già scritto che l'avremmo intrapresa? La consapevolezza di questo aspetto modifica radicalmente la psicologia del protagonista, la sua interpretazione della propria vita e di quella degli altri, portandolo a maturare e, allo stesso tempo, a riconfermare la sua unica strada percorribile.

La Complessità dei Personaggi e delle Dinamiche Sociali

Nonostante la profondità dei temi filosofici, "Attack on Titan" non è esente da critiche riguardo allo sviluppo dei personaggi. Sebbene Eren mostri una crescita e un'evoluzione notevoli nel corso dei capitoli, altri personaggi, pur essendo centrali nella narrazione, rimangono piuttosto piatti e privi di una forte evoluzione psicologica. Questo aspetto, secondo alcuni critici, potrebbe nuocere alla coerenza generale dell'opera.

D'altro canto, la razionalità e la freddezza con cui vengono descritte le dinamiche sociali e psicologiche delle masse sono impeccabili. La serie ritrae una visione maltusiana della società, in cui l'egoismo intrinseco della specie umana viene costantemente riconfermato. Il focus dell'autore è concentrato sulla perfetta descrizione della realtà in cui siamo immersi e sulla scala di grigi che la compone.

L'Eco della "Depressione" in Attack on Titan

Il termine "depressione", quando applicato ad "Attack on Titan", va inteso più in senso lato che come diagnosi clinica. Molti fan si identificano con la profonda tristezza, la sensazione di impotenza e la disperazione che permeano la serie. Il realismo crudo con cui vengono dipinte le sofferenze, le perdite e le ingiustizie può indurre uno stato d'animo malinconico, una sorta di "post-depression syndrome" da fiction.

È importante distinguere questo sentimento dalla malattia mentale vera e propria. Sentirsi tristi o angosciati dopo aver finito una serie avvincente è una reazione normale, non necessariamente indicativa di una patologia. Tuttavia, la serie può certamente contribuire a esacerbare sentimenti preesistenti o a far riflettere profondamente sulla fragilità della vita e sulla natura del libero arbitrio, temi che possono essere di per sé fonte di angoscia.

La costante minaccia dei Titani, la perdita di cari, la lotta per la sopravvivenza in un mondo ostile, l'incertezza sul futuro e la scoperta della verità sulla storia dell'umanità sono tutti elementi che contribuiscono a creare un'atmosfera di profonda angoscia esistenziale. Questa angoscia, unita alla sensazione di essere intrappolati in un destino ineluttabile, può facilmente essere interpretata come una forma di "depressione" metaforica, un riflesso della condizione umana di fronte a forze soverchianti e a interrogativi senza risposta.

ATTACK ON TITAN - Spiegazione del FINALE

Un Finale Coerente e Senza Risposte Sospese

Il capitolo finale di "Attack on Titan" riesce a chiudere tutti gli interrogativi e a mettere un punto fermo alla storia di Eren e dei Titani. L'opera non lascia domande senza risposta né dubbi irrisolti, proponendo un finale che, sebbene non necessariamente sopra le righe o innovativo, è giudicato giusto e coerente. Alcuni potrebbero definirlo anticlimatico, ma sicuramente non deludente per chi ha seguito l'evoluzione della narrazione.

Ridurre la complessità di un'opera così mastodontica è un'impresa ardua. I temi trattati durante la serializzazione sono stati innumerevoli e vari, toccando le più svariate criticità della natura umana. In ogni caso, l'idea di libertà e libero arbitrio emerge come il tema cardine, un ideale utopistico che, pur nullificato dal determinismo imperante, rimane un leitmotiv e uno sprone per le ambizioni e le azioni di tutti i personaggi. La serie dimostra che, anche di fronte a un destino segnato, la ricerca della libertà e la lotta per ciò in cui si crede sono ciò che definisce l'umanità.

"Attack on Titan" si conferma, quindi, un prodotto di intrattenimento di altissima qualità, capace di offrire non solo scene d'azione mozzafiato e una trama ricca di colpi di scena, ma anche una profonda riflessione sulla condizione umana, sulla nostra percezione della libertà e sulla lotta interiore contro le forze che sembrano determinarci. La sua capacità di evocare emozioni forti, dalla meraviglia all'orrore, dall'angoscia alla speranza, lo rende un'opera indimenticabile nel panorama del manga e dell'anime contemporaneo.

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