La Sessualità e la Logica: Un Viaggio nel Pensiero di Lacan

Jacques Lacan, figura centrale della psicoanalisi del XX secolo, ha profondamente ridefinito la nostra comprensione del linguaggio, dell'inconscio e della sessualità. Il suo insegnamento, in continua evoluzione, si è progressivamente allontanata dalle influenze strutturaliste saussuriane per abbracciare un approccio sempre più influenzato dalla matematica e dalla topologia. Questa trasformazione non è stata un mero esercizio accademico, ma ha comportato una revisione radicale di concetti fondamentali, offrendo nuove prospettive sull'essere parlante e sulla sua relazione con il mondo e con l'altro.

Dalla Linguistica alla Topologia: Il Linguaggio come Confine e Litorale

L'evoluzione del pensiero lacaniano sulla natura del linguaggio è segnata da uno spostamento significativo dall'attenzione iniziale ai meccanismi oppositori e discreti, tipici della linguistica strutturalista, a una concezione del linguaggio più fluida e topologica. Nelle sue prime elaborazioni, Lacan vedeva il linguaggio come un sistema di opposizioni binarie, dove un significante (S1) è definito dalla sua differenza rispetto a un altro (S2), e così via. Questo approccio, influenzato da Ferdinand de Saussure e Roman Jakobson, poneva l'accento sulla funzione strutturante del significante nel delineare il campo dell'inconscio.

Tuttavia, un punto di svolta cruciale si manifesta nel seminario "D'un discours qui ne serait pas du semblant", in particolare con il concetto di "Lituraterre". Qui, l'incontro con la scrittura cinese e la pratica calligrafica spinge Lacan a riconsiderare la relazione tra lettera e significante. La distinzione tra "confine" e "litorale" diventa fondamentale. Se il confine, simile all'idea kantiana di confine tra discipline, è una linea divisoria che struttura una logica binaria e può essere attraversata con le dovute "carte in regola", il litorale, invece, separa domini radicalmente distinti - terra e mare - e il suo attraversamento richiede una trasformazione sostanziale.

Litorale e confine

La lettera, in questo nuovo quadro, non opera più secondo la logica oppositiva del significante. Analogamente al litorale, essa delinea il bordo del "buco del sapere", introducendo un principio di relazione differente. La lettera segna un limite del sapere, al di là del quale si apre lo spazio del godimento. Questo spostamento implica un movimento dall'enfasi sul significante alla lettera, da una clinica del "taglio" (coupure) a una clinica dell'"incordonatura" (épissure), che ricongiunge capi intrecciandoli. È un passaggio dallo strutturalismo alla topologia, dalla parola alla scrittura, che culmina nella concezione di un'origine "puramente topologica" del linguaggio, pensata in un sfondo di continuità - "lalangue" - una lingua indiscreta piuttosto che un ordine discreto di significanti.

La Lacerazione Primordiale: Sessualità, Linguaggio e il "No"

L'origine topologica del linguaggio, secondo Lacan, è intrinsecamente legata a un evento accaduto all'essere parlante nel campo della sessualità. L'essere parlante non è semplicemente un organismo che emette suoni, come il bambino nella fase della lallazione che gioca con le vocalizzazioni senza ancora essere introdotto al taglio grammaticale. L'essere parlante emerge da una "lacerazione" fondamentale, inaugurata dal "no". Questo "no" separa l'individuo dal godimento continuo e disarticolato dei suoni, svuotando l'Altro e ponendo le basi per il sapere, poiché lo delimita.

Bambino che gioca con i suoni

Il "no" è il punto focale dell'evento traumatico nella sessualità, poiché segna l'estraniazione del godimento dal corpo, ma allo stesso tempo la sua irruzione. È un momento "trou-matique" - un buco nel reale - che lacera l'immaginario. A causa di questa lacerazione, l'uomo perde la guida sicura dell'istinto che regola l'accoppiamento animale. Invece, l'essere umano è gettato nel dubbio e nella deriva del linguaggio, costretto a interrogarsi sul partner attraverso il gioco della "margherita": "M'ama o non m'ama?".

A differenza dell'animale, l'uomo non possiede una via predefinita per l'incontro sessuale. Lacan contrappone il modello animale, basato sull'istinto e sulla biologia, al modello "animico", dove l'incontro è unico e si basa sulla ricerca della "sua ciascuna", l'anima gemella. Tuttavia, entrambi questi modelli - animale e animico - sono visti come fantasmi che presuppongono l'inesistenza del linguaggio. Non appena il linguaggio apre l'orizzonte dell'essere parlante, la corrispondenza sessuale svanisce. Il capitolo "La partner svanita" nel seminario "…ou pire" allude proprio a questo svanire della possibilità di una corrispondenza sessuale completa.

La Questione della Donna: Tra Psicoanalisi e Filosofia

La riflessione sulla sessualità porta inevitabilmente alla domanda "Cos'è una donna?". Lacan, ironicamente, rifiuta di contribuire al libro di Simone de Beauvoir, "Il secondo sesso" (1949), un'opera pionieristica del femminismo che denunciava la definizione della donna a partire dall'uomo. Sebbene Beauvoir intendesse emancipare la donna, il femminismo successivo criticherà il suo libro per aver implicitamente confermato il modello maschile come universale.

Il dibattito sulla femminilità in psicoanalisi ha radici più antiche, risalenti agli anni Venti, con la contrapposizione tra la cerchia viennese (Freud, Ruth Mack-Brunswick, Helene Deutsch, Marie Bonaparte) e quella londinese (Melanie Klein, Ernest Jones, Karl Abraham, Karen Horney). I viennesi sostenevano che la bambina acquisisse la conoscenza della vagina tardivamente, mentre i londinesi affermavano una conoscenza precoce della propria sessualità. In termini lacaniani, i viennesi ritenevano esistesse un unico significante fallico, a cui sia maschi che femmine si riferivano, mentre i londinesi postulavano un significante specifico per il femminile.

Silvia Lippi | I sogni delle donne | festivalfilosofia 2024

Melanie Klein, ad esempio, dava preminenza al seno materno, collegando il desiderio del pene alla frustrazione orale e all'invidia. Helene Deutsch, invece, minimizzava il ruolo del clitoride, vedendo la piena realizzazione femminile nella maternità e nell'assegnazione di una funzione alla vagina. Altri caratterizzavano la donna come seduttrice. Freud, con la sua teoria della bisessualità, cercò di sfumare queste posizioni estreme, affermando che un maschile e un femminile "puri" fossero miti.

Dalla Biologia alla Logica: Le Formule della Sessuazione

Lacan, pur riconoscendo la bisessualità freudiana, introduce la formalizzazione logica per affrontare la questione della differenza sessuale. Le sue "formule della sessuazione" ripartiscono il maschile e il femminile, ponendo la funzione fallica su entrambi i lati. Lacan sottolinea che la funzione fallica, pur dominando entrambi i partner, non è ciò che li differenzia primariamente. La differenza risiede altrove, nel godimento.

Le formule sono presentate attraverso i meccanismi della moderna logica proposizionale, ispirata da Frege, Russell e Wittgenstein. Questo approccio, innovativo rispetto alla logica aristotelica, permette di evitare le ambiguità interpretative, in particolare riguardo alla distinzione tra universale e singolare.

La Questione dell'Universale e del Singolare

Il sillogismo classico "tutti gli uomini sono mortali, Socrate è un uomo, quindi Socrate è mortale" è stato a lungo interpretato come una proposizione generale applicabile anche a un individuo specifico. Tuttavia, filosofi come Gottlob Frege hanno evidenziato la differenza tra proposizioni generali (che esprimono una relazione tra concetti) e proposizioni singolari (che esprimono la sussunzione di un oggetto sotto un concetto).

Per esempio, "tutti gli uomini sono mortali" esprime la subordinazione del concetto "essere uomo" al concetto "essere mortale" (Ux → Mx). Questo vale per un individuo qualunque (∀x). Invece, "Socrate è mortale" esprime l'appartenenza di un individuo (Socrate) alla classe dei mortali (S ∈ M), una relazione diversa dall'inclusione di classi (U ⊂ M). La relazione di inclusione è transitiva (se tutti i greci sono mortali, e tutti gli ateniesi sono greci, allora tutti gli ateniesi sono mortali), mentre la relazione di appartenenza no.

Lacan utilizza questa distinzione per argomentare l'impossibilità di un "rapporto sessuale" universale. Egli afferma che "Cerchiamo di sondare qual è la parentela dell’universale con il nostro tema, ossia l’enunciato per cui tutti gli oggetti dovrebbero suddividersi in due, tutti di equivalenza opposta". Tuttavia, questo rapporto tra universali "non ha assolutamente niente a che fare con quelli che vengono comunemente chiamati rapporti".

Diagramma logico delle formule di sessuazione

Il Godimento: Fallico e Femminile

Il pensiero di Lacan ruota attorno a due tipi fondamentali di godimento, distinti e rivelatori: il godimento fallico e il godimento femminile.

Il godimento fallico è segnato da un limite e vincolato all'"Uno" dell'organo. Non si identifica con il moto della pulsione e tende a escludere il rapporto con l'Altro, a causa dell'"ingombro" dell'organo fallico. L'uomo gode di un frammento del corpo della donna, quell'"oggetto piccolo a" che rievoca nostalgicamente la madre, il primo oggetto d'amore.

Il godimento femminile, invece, è capace di accedere a un "al di là" del godimento fallico. È dell'ordine dell'infinito e in grado di fare esperienza dell'eccesso come apertura e manifestazione della vita.

Tuttavia, l'esperienza del godimento è strutturalmente destinata a fallire. Rappresenta la ricerca ripetitiva di una pienezza immaginaria impossibile da raggiungere. "Non esiste rapporto sessuale" non significa che non si compiano atti sessuali, ma che non vi è la possibilità che il rapporto tra i sessi sia simbolizzato. Sul piano del godimento sessuale, gli esseri umani rimangono reciprocamente "in esilio". Nessuno dei due versanti riesce a "fare rapporto", a produrre condivisione; permane uno iato. Il godimento dell'organo impedisce il rapporto sessuale, poiché il corpo "si gode" come un Uno senza l'Altro, in modo autoerotico.

L'Amore come Supplenza e il Desiderio come Metonimia

Di fronte all'impossibilità del godimento di produrre un rapporto sessuale, Lacan individua nell'amore l'unica "supplenza" possibile. L'amore diventa un ponte che permette la comunicazione tra i due sessi, restituendo loro la possibilità di incontrarsi al di là del godimento. Non è un complemento, poiché l'Uno rimane irraggiungibile. L'amore è una tensione verso l'Uno, ma "non fa mai uscire nessuno da se stesso". Risponde all'impossibilità dei due di fare Uno; se sul piano del godimento non esiste rapporto, sul piano del desiderio è possibile ritrovare nel partner la condizione per aprirsi all'Altro. "Solo l'amore permette al godimento di accondiscendere al desiderio".

Il desiderio, prima del seminario VI, viene analizzato come il "Wunsch" freudiano, qualcosa di rimosso che ritorna. È sempre trasgressivo, il rovescio della legge: non c'è desiderio senza proibizione. Tuttavia, nell'epoca attuale, dominata dall'imperativo di godimento, il desiderio sembra essersi eclissato.

Per Lacan, il desiderio del soggetto è il desiderio dell'Altro. Inizialmente, si anima per ciò che si ritiene essere l'oggetto del desiderio dell'altro (identificazione immaginaria). Successivamente, Lacan valorizza la versione hegeliana: il desiderio è "di far riconoscere il proprio desiderio", un desiderio di riconoscimento simbolico.

In "Funzione e campo della parola e del linguaggio", il desiderio sfugge al determinismo simbolico e si manifesta come ciò che esige riconoscimento. Dal 1957 in poi, il desiderio assume connotazioni meno idealistiche: diventa una metonimia. Si colloca nello scarto tra domanda e bisogni, tra simbolico e corpo. Corre sotto le parole, ma non può mai essere espresso chiaramente. È la "scala di linguaggio articolato anche se non è articolabile", ciò che sta sotto le parole.

Il desiderio inconscio non dipende dalla volontà del soggetto né dal riconoscimento dell'Altro, ma si colloca nel posto vuoto tra S1 e S2, nel buco del linguaggio. Come metonimia, veicola la mancanza: la "mancanza ad essere". È sempre, per definizione, desiderio insoddisfatto, alla ricerca di "Altra cosa". È il motore della creazione artistica, ma anche ciò da cui il soggetto si difende.

La Difesa dal Desiderio e il Ruolo del Fallo

Il soggetto si difende dal desiderio perché la sua realizzazione implicherebbe l'abolizione del soggetto stesso. Il fallo assume il ruolo di significante che vela questa divisione, questo buco strutturale. È il significante privilegiato del marchio in cui il logos si congiunge al desiderio. Il fallo è simbolo del desiderio, significante della mancanza e al contempo significante mancante (-φ).

La difesa dal desiderio si manifesta in diverse forme: la fobia, l'isteria (dove il desiderio deve restare insoddisfatto attraverso il fantasma), l'ossessione (procrastinazione del desiderio). Il nevrotico si difende dal desiderio attraverso il suo desiderio, mentre il perverso anticipa il desiderio dell'Altro provocandolo.

In seguito, Lacan trasformerà la mancanza in "oggetto plus-godere", gli "oggetti a" come "sostanze episodiche del godimento". Il desiderio inconscio si aggancia a esperienze di godimento del corpo proprie, traumatiche, che il soggetto tende a ripetere. Il desiderio, proprio perché articolato al simbolico, è di per sé una difesa rispetto al godimento, in cui il soggetto si annulla. Il godimento è sempre "traumatico" per l'essere parlante, mentre il desiderio permane nella logica significante, del senso e della mancanza.

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La Responsabilità e la Sessualità nell'Essere Parlante

Lacan afferma: "Della nostra posizione di soggetto siamo sempre responsabili". Questa responsabilità, tuttavia, non è legata alla coscienza, ma al "saper-fare" con il proprio inconscio. La responsabilità passa sul lato dell'esistenza, del "sinthomo".

Una connessione fondamentale viene stabilita con la sessualità: "non c’è responsabilità se non sessuale". Questo perché il corpo fa obiezione alla pura volontà e al soggetto. Il fallimento che costituisce il sintomo è sessuale, e si può rispondere solo da lì. Definendo l'inconscio come "parlessere", Lacan reintroduce il "per tutti" non nel senso di un universale omogeneo, ma nel senso della singolarità del godimento che deborda dalle strutture.

La violenza, in particolare il femminicidio, viene analizzata come un passaggio all'atto che nasce da un "controllo" radicale, da un delirio, da una logica irriducibile. L'uomo uccide la donna perché la possiede, perché non sopporta che lei viva senza di lui. Questo indica un malfunzionamento del simbolico, un misconoscimento del reale. Il femminicidio, come significante, testimonia la pluralizzazione dell'Uno dell'universale negli uni dei particolari omogenei, legati a godimenti collettivizzati.

Lacan sottolinea che il linguaggio, essendo un sistema aperto, non può chiudersi su se stesso. Lo stesso vale per il discorso. Nelle sfere in cui l'identificazione vale come identità, l'inconscio scompare, e con esso la funzione della parola. L'inconscio lacaniano, al di là della castrazione, include l'apertura come causale, l'impossibile come reale, e la funzione del significante come difesa contro tale reale.

Il fallo, interpretato spesso in modo riduttivo, ha in Lacan la funzione simbolica di significante di una differenza, di un più o di un meno, che non implica gerarchia. Nel seminario "…o peggio", Lacan collega il fallo a ciò che resta scritto, a uno "strascico" di pensieri, a un effetto di cometa, a un "pensiero reale" che produce un evento di godimento. Questo evento può essere riconquistato nell'"après-coup", nella disgiunzione tra il sessuale e il senso, aprendo la possibilità di individuare il reale diversamente dalle strutture classiche del sintomo e del fantasma.

Le istituzioni, come ospedali e centri psico-sociali, si trovano di fronte alla sfida di ripristinare la funzione della parola in quanto ha conseguenze di godimento. L'analisi, in questo contesto, mira a far sì che il soggetto possa "uscirne", uscire dalla devastazione che lo ancora a un altro attraverso il proprio godimento. Si tratta di porre un limite che dia esistenza, di recuperare la propria singolarità di fronte all'imperativo di godimento e all'uniformità del discorso dominante.

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