Corpi Che Contano: La Materialità del Sesso e la Costruzione dell'Identità secondo Judith Butler

La questione della corporeità si lega necessariamente a quella del sesso, essendo il sesso una delle norme attraverso le quali la corporeità viene materializzata dal potere. Questo concetto, centrale nel pensiero di Judith Butler, in particolare nelle sue opere "Corpi che contano" e "Questione di genere", scardina le concezioni tradizionali del corpo e dell'identità, proponendo una visione radicalmente nuova e complessa. L'analisi di Butler si inserisce in un dibattito più ampio sulla fluidità delle categorie di genere e sesso, sfidando le dicotomie binarie e le assunzioni di naturalità che hanno a lungo governato il pensiero occidentale.

La Materialità del Corpo: Oltre la Dicotomia Sesso-Genere

Il discorso sulla materialità del corpo si inserisce nella critica alla dicotomia sesso-genere su cui si è fondata gran parte della teoria femminista, soprattutto in ambito anglofono. Introducendo il concetto di materialità corporea, Butler sostiene che anche il sesso non può più essere considerato come materia grezza, oggettiva, dato scientifico neutro, privo di storia e implicazioni, tavola vergine su cui il genere agisce socialmente; anch'esso possiede una storia, anch'esso - in quanto materialità - deve essere inserito in un discorso che gli attribuisce certi significati piuttosto che altri. Il sesso viene costituito, materializzato da un discorso di potere.

Illustrazione concettuale della dicotomia sesso-genere

Ciò non significa negare la rilevanza di certi aspetti biologici, fisiologici, genetici. Come afferma Butler, "Riconoscere l’innegabilità del 'sesso' o della sua 'materialità' significa pur sempre riconoscere una qualche versione del sesso, una qualche formazione di materialità. Il discorso stesso attraverso il quale quel 'riconoscimento' immancabilmente avviene non forma esso stesso il fenomeno che riconosce?". La materialità, in questa prospettiva, non è un dato pre-discorsivo, ma un effetto del potere e, "anzi, l’effetto più produttivo del potere". Il processo di materializzazione consiste nel produrre quell’effetto di delimitazione, fissità, superficie che costituisce il corpo nei suoi orientamenti, nei suoi lineamenti. La materializzazione di un corpo opera innanzitutto attraverso la materializzazione del sesso, la costituzione di un individuo sessualmente significante all’interno di un discorso.

Emerge così la prospettiva antiumanista in cui Butler si colloca: non esiste un soggetto disincarnato che decide quale genere assumere. Il genere non è una maschera che si sceglie di indossare. Il genere, insomma, non è una categoria descrittiva, ma performativa. La nostra comprensione della biologia stessa è mediata da schemi interpretativi culturali. L'anatomia non è un referente stabile, ma è accessibile solo attraverso schemi immaginari che la definiscono. L'idea di un "corpo" o di un "sesso" antecedente al discorso culturale è un'illusione, un effetto ideologico che rafforza le strutture di potere esistenti.

Identificazione e Legge: La Performatività della Legge e l'Abiezione

Butler, dialogando con Lacan, sottolinea l'importanza del processo di identificazione nella formazione dell'identità per correggere alcune tendenze eccessivamente volontaristiche del costruzionismo. Le identificazioni avvengono sotto la guida e attraverso la legge, che istituisce il significato per ogni posizione all'interno del discorso, permettendo certi significati ed escludendone altri. La legge ha dunque un carattere performativo: nell'istituzione delle categorie disponibili alle identificazioni, la Legge non descrive delle posizioni già esistenti, ma produce, materializza, quelle stesse categorie, fissando caratteristiche e norme che delimitino in un significato stabile il senso di ciascuna categoria all'interno del discorso.

Costruire il senso vuol dunque dire escludere altre possibilità; anzi, il significato di una posizione emerge e si definisce in relazione all'esclusione di altri. La legge quindi non crea solo zone di senso disponibili all'identificazione, ma ne esclude altre, anzi, le relega nel campo dell'impensabile, al di fuori della simbolizzazione, della lingua: l'Altro, il residuo della significazione grazie al quale essa può avere luogo.

Nella logica del ripudio delle identità forti, stabili e coerenti, la Legge assicura l'articolazione del proprio discorso mantenendo questo residuo come figura illegittima di punizione (la minaccia che obbliga all'identificazione in una posizione "normale"). Essa deve evocare la presenza fantasmatica di questo esterno per permettere l'identificazione nella norma, ma nega a esso la capacità di costituirsi all'interno del simbolico come legge alternativa. L'alterità viene riconosciuta solo come possibilità di identificazione abietta, a-normale, e viene relegata nell'abito fugace dell'immaginario. Inoltre, considerando le identificazioni come stabili, immutabili e coerenti, l'esterno non simbolizzabile finisce per fossilizzarsi in una categoria fissa e universale (la donna, l'omosessuale, l'altra razza… l'abietto, il mostro). Se si afferma la stabilità delle posizioni e delle identificazioni (la necessità della Legge, la sua universalità, la posizione della psicoanalisi, di Lacan…), anche il loro necessario residuo, il loro Altro, la loro mancanza, l'insignificabile, sarà universale e assoluto: la donna come altro necessario, e come insignificabile permanente, come mancanza costitutiva per eccellenza.

Schema che illustra il concetto di

La legge, in questo senso, opera non solo attraverso la proibizione, ma anche attraverso la generazione di categorie e significati. Essa definisce ciò che è pensabile e ciò che non lo è, ciò che è intelligibile e ciò che è escluso dal campo della significazione. Le identificazioni sessuali e di genere non sono quindi scelte libere, ma sono plasmate dalle norme sociali e dalle strutture di potere che operano attraverso la legge.

Identità Instabili: L'Affiliazione Politica al di là della Logica del Ripudio

Contro la logica del ripudio e dell'abiezione, Butler sostiene l'adozione di identità instabili, la proposta di identificazioni contingenti e provvisorie, aperte al divenire, che riconoscano il loro esterno come nuova possibilità simbolica di riarticolazione della Legge. Non si tratta di rinunciare alla soggettività, ma di riconoscere le esclusioni che ci costituiscono come soggetto e riconoscere le connessioni con altre identificazioni. L'identità diventa così spazio di negoziazione, riconoscimento, responsabilità.

Per Butler non è sufficiente:

  • La semplice moltiplicazione delle posizioni-soggetto, cosa che comporterebbe la moltiplicazione degli atteggiamenti esclusivi e degradanti. Un ulteriore aumento di frazioni, la proliferazione di differenze senza alcuna possibilità di mutua negoziazione, l'aumento delle posizioni abiette a seconda dei rispettivi particolarismi e delle relative identificazioni escluse. Dopo l'umanesimo imperialista, il nuovo pericolo è quello di identità sempre più specifiche (microfascismi) ed esclusive.
  • Lo sforzo di trasformare le identificazioni escluse in identificazioni incluse. Tale mossa ricalcherebbe l'operazione universalista umanista, e rappresenterebbe un ritorno alla sintesi hegeliana. In tale appropriazione delle differenze Butler scorge il pericolo di nuovi imperialismi.
  • La negazione e il rifiuto della soggettività. Ciò condannerebbe al silenzio e all'abiezione le identificazioni escluse di altri soggetti.

Il fatto che le identificazioni cambino non significa esattamente che un'identificazione viene rinnegata a favore di un'altra. Il cambiamento può essere segno di speranza nella possibilità di riconoscere un insieme di connessioni in espansione, di delineare in che modo l'identificazione è coinvolta in ciò che esclude e di seguire le tracce di quel coinvolgimento per disegnare la mappa della comunità futura alla quale potrebbe dare origine.

Teoria e politica dei corpi in Judith Butler - Maria Giulia Bernardini

L'identità, in questa prospettiva, non è un nucleo stabile e immutabile, ma un processo continuo di negoziazione e trasformazione. Le identità instabili e contingenti permettono di sfidare le norme dominanti e di aprire spazi per nuove forme di soggettività e di appartenenza politica. La politica dell'identità, quando si fonda su categorie rigide e esclusive, rischia di riprodurre le stesse dinamiche di potere che intende contrastare.

Performatività come Citazione: La Ripetizione delle Norme e la Possibilità di Cambiamento

Butler sostiene, dunque, il carattere contingente e instabile delle identificazioni e la possibilità di un cambiamento della legge, di una riarticolazione nel suo discorso. Questa possibilità è assicurata innanzitutto dal carattere performativo della Legge (non descrive le posizioni, ma le crea, e la loro costituzione è segnata contemporaneamente dalla mancanza e dalla promessa illusoria di totalità) e poi dalla concezione di performatività come citazione. La costruzione dei significanti non si risolve cioè in un atto, ma ha bisogno di un processo storico di citazione e ritualità attraverso il quale la Legge si forma e si riconferma nella sua autorità.

Il rapporto tra Legge e identificazioni non si risolve in un'unica direzione (la Legge determina le posizioni disponibili alle identificazioni e i significati), ma si fonda sulla necessità della Legge di essere continuamente citata attraverso le identificazioni e attraverso l'imitazione delle sue norme. La dinamica è presentata in un primo momento da Butler in relazione al rapporto tra l'Immaginario e il Simbolico lacaniani: il simbolico non precede l'immaginario; l'immaginario e le pratiche di identificazione servono alla costituzione dell'autorità della Legge, cosicché simbolico e immaginario risultano legati da una stretta compenetrazione.

Disconoscimento dei Significanti, Citazioni Infedeli

La promessa di totalità e di esaustività dei significanti viene però puntualmente disattesa. Il desiderio di unità del soggetto, di superamento della scissione e di recupero di una totalità significante piena è destinato alla continua frustrazione (il desiderio dell'Altro è da interpretarsi in questa ottica, recupero del residuo, superamento della scissione). Emerge quindi l'impossibilità del soggetto di riconoscersi completamente in una descrizione, in qualsiasi descrizione: è sempre in opera una certa misura di disconoscimento dei soggetti rispetto al Nome e alla posizione che occupano all'interno del discorso.

Le identificazioni sono sempre imperfette, la citazione è una citazione infedele di una Norma astratta, di una promessa mai mantenibile. L'incapacità di mantenere la promessa è la garanzia della riarticolazione discorsiva. La citazione infedele diventa strategia politica.

I significanti politici, la rappresentanza: i significanti politici che promettono l'unità devono per forza deluderla a causa del misconoscimento (il fenomeno della divisione in fazioni). Ma è proprio necessario rincorrere questa unità? La politicizzazione ha sempre bisogno di superare la disidentificazione? Può essere che l'affermazione dello slittamento, dell'identificazione fallita, diventi il punto di partenza per un'affermazione più democratizzante della differenza interna. Identità costituita come "agenzia": come l'obbligo a citare, ripetere, imitare il significante che ci costituisce, e nella citazione perdere, cambiare, imitare infedelmente. Il riconoscere nel fallimento di ogni unità una mancanza universale e astorica, non tiene conto delle discontinuità prodotte dalle relazioni sociali che invariabilmente eccedono il significante. Le esclusioni si articolano in modi e formazioni diverse a seconda della contingenza. L'identità è provvisoria, quindi anche le sue esclusioni. Il fatto che non ci possa essere un'inclusione finale e completa è una funzione della complessità e della storicità di un campo sociale che non può mai essere riassunto da nessuna descrizione data e che, per ragioni democratiche, non dovrebbe mai esserlo.

La categoria politica non deve mai essere descrittiva: ciò che la politica dell'identità e l'ideale descrittivista lamenta come disunità e divisione in fazioni viene invece affermato come il potenziale aperto e democratizzante della categoria. Doppio movimento: invocare la categoria e quindi istituire provvisoriamente una identità e, allo stesso tempo, aprire la categoria come sito di protesta politica permanente.

Illustrazione grafica del concetto di

La performatività del genere, intesa come citazione ripetuta e spesso infedele delle norme, apre la possibilità di sovvertire tali norme. Le drag queen e i drag king, ad esempio, attraverso la loro performance, mettono in scena la natura costruita e ripetitiva del genere, esponendo la precarietà delle categorie identitarie stabili. La citazione infedele, l'errore nella ripetizione della norma, diventa così un atto politico che mina l'autorità delle norme stesse e apre spazi per la trasformazione.

La Materialità del Sesso come Effetto del Potere

La questione della materialità del sesso è intrinsecamente legata a quella del potere. Il sesso non è un dato biologico preesistente, ma una norma attraverso cui la corporeità viene materializzata e resa intelligibile all'interno di un discorso regolativo. Il "sesso" è un effetto della legge, una costruzione discorsiva che impone una forma corporea e un'identità sessuale. La biologia, lungi dall'essere un fondamento neutrale, è spesso al servizio di interessi politici e sociali che definiscono cosa è considerato "naturale" e cosa no.

La materialità del sesso è coercitivamente prodotta attraverso un discorso che la rende intelligibile, ma al contempo la limita. Questa intelligibilità culturale impone un corpo sessuato, spesso ridotto a una superficie su cui vengono iscritte norme e significati. La negazione della soggettività e l'oggettivazione del corpo sono pratiche pervasive che derivano da questa logica del potere. La familiarità con la oggettivazione dei corpi non nasce dall'acquisizione di saperi, ma da un processo di "anamnesi" sociale che incorpora un sistema di presupposti imperativi.

Il corpo, nella sua materialità, è il luogo in cui le norme sociali e le relazioni di potere si inscrivono e si manifestano. La distinzione tra cultura e natura, mente e corpo, viene riconfigurata come un'operazione di potere che "devasta il corpo" per renderlo conforme a determinati significati. La materialità del sesso, quindi, non è una proprietà intrinseca del corpo, ma un effetto della sua iscrizione nel discorso culturale e delle pratiche sociali che lo regolano.

La legge, sia essa giuridica, sociale o discorsiva, opera attraverso la proibizione e la generazione di categorie. La proibizione dell'incesto, ad esempio, è analizzata da Lévi-Strauss come un principio formale che istituisce la legge e la sessualità, generando un campo di relazioni e di tensioni. Questa proibizione, intesa come un "lampo" che genera un campo gravitazionale, produce simultaneamente la legge che differenzia i ruoli e lo "scandalo" che distorce il campo e disturba tali ruoli.

In sintesi, il sesso non è un dato "crudo" o pre-linguistico, ma è sempre già "cotto" dalla lingua, dalla cultura e dalle relazioni di potere. La ricerca di un "mero sesso biologico" o di un "mero corpo" è un'astrazione culturale, un tentativo di eludere la complessità delle intersezioni tra corpo, discorso e potere. La materialità del sesso è un effetto di queste complesse interazioni, un prodotto del potere che definisce e regola i corpi.

La Politica dell'Identità e la Necessità di una Decostruzione Continua

La critica di Butler alla politica dell'identità si concentra sul pericolo di creare categorie rigide e esclusive che, pur cercando di dare voce a gruppi marginalizzati, rischiano di riprodurre le stesse dinamiche di esclusione. La proliferazione di identità specifiche, senza una reale possibilità di negoziazione e riconoscimento reciproco, può portare a una frammentazione sociale e a nuove forme di "microfascismo".

L'obiettivo non è negare la soggettività, ma piuttosto decostruire l'idea di un'identità stabile e unitaria. Le identificazioni sono contingenti e provvisorie, e il cambiamento è un segno di speranza nella possibilità di riconoscere connessioni in espansione. L'identità diventa uno spazio di negoziazione, responsabilità e continua trasformazione.

Diagramma che illustra la fluidità dell'identità e il concetto di

La teoria queer, con la sua messa in discussione della naturalità delle identità di genere e sessuali, si allinea a questa prospettiva. L'affermazione che le identità sono costruite socialmente e che gli individui non possono essere descritti usando termini generali come "eterosessuale" o "donna" apre la strada a una comprensione più sfumata e inclusiva della soggettività.

La politica dell'identità dovrebbe quindi mirare a un "doppio movimento": invocare la categoria per istituire provvisoriamente un'identità, ma allo stesso tempo aprirla come sito di protesta politica permanente. Questo approccio permette di riconoscere la complessità delle esclusioni sociali e di lavorare per una trasformazione radicale delle norme che le producono. La vulnerabilità e il lutto, temi cari a Butler, emergono come condizioni umane fondamentali che mettono in luce i diversi gradi di tutela e riconoscimento che permeano le vite di tutti noi, spingendo verso una maggiore equità e giustizia sociale.

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