L'eterogeneità dei giocatori è la regola ed è ben noto che non è possibile individuare un unico profilo prototipico di giocatore problematico. Questa diversità è fondamentale per comprendere a fondo il disturbo da gioco d'azzardo (DGA) e per sviluppare strategie di trattamento efficaci. Il Modello Patogenetico (MP) di Blaszczynski e Nower si propone di integrare i fattori di rischio del DGA attraverso un'ottica trans-teorica e bio-psico-sociale, identificando tre percorsi distinti che portano all'instaurarsi della dipendenza.
I Fondamenti del Modello Patogenetico: Esposizione, Condizionamento ed Errori Cognitivi
Alla base dei tre percorsi patogenetici identificati da Blaszczynski e Nower vi è una radice comune: l'esposizione al gioco d'azzardo e l'emergere di fenomeni cognitivi e comportamentali che costituiscono l'abitudine all'azzardo. I fattori ambientali giocano un ruolo cruciale nell'avvio del comportamento di azzardo. La disponibilità e l'accessibilità del gioco, sia in termini di presenza fisica di sale da gioco sul territorio, orari, facilità di accesso, sia attraverso le piattaforme online, sono elementi determinanti. L'economicità dei giochi, intesa come l'entità minima della scommessa, e l'assenza di barriere all'ingresso nelle sale, contribuiscono ulteriormente a facilitare l'esposizione.
Non tutti coloro che si espongono al gioco sviluppano una dipendenza. Una fetta di popolazione non otterrà alcun rinforzo o piacere dal gioco, mentre alcuni potrebbero persino provare fastidio per la perdita di denaro. Altri, invece, saranno ricompensati da sensazioni di piacere o eccitazione, talvolta associate a vincite reali o percepite. Altri ancora potrebbero sperimentare un sollievo temporaneo da stati emotivi negativi.
I meccanismi di condizionamento classico e operante sono intrinsecamente legati al modo in cui vengono erogate le vincite e alle caratteristiche strutturali del gioco e dell'ambiente in cui si svolge. Questi meccanismi trovano la loro massima espressione nei dispositivi elettronici come le slot machine e le VLT, e negli ambienti dedicati che li ospitano. Tuttavia, ogni forma di gioco d'azzardo moderno e rapido possiede la capacità di rinforzare la ripetizione dei comportamenti di consumo attraverso meccanismi di condizionamento, facilitando così il consolidamento dell'abitudine all'azzardo e dei comportamenti di gioco correlati.
Parallelamente, l'incremento degli errori cognitivi e del loro peso sul piano comportamentale rappresenta un altro elemento costitutivo che favorisce l'acquisizione dell'abitudine all'azzardo. Questi pensieri erronei, spesso sottotraccia, riguardano convinzioni sulle proprie capacità di predire l'esito delle scommesse (controllo predittivo), sulle proprie abilità nel modificare l'esito a proprio favore (illusione di controllo), e spiegazioni distorte delle cause di perdita (distorsioni interpretative). Sebbene questi elementi siano considerati eziologici fondamentali da una prospettiva cognitivo-comportamentale, altri fattori sono necessari per l'instaurarsi di una vera e propria perdita di controllo, in particolare la "rincorsa delle perdite" (chasing), ovvero la spinta a rigiocare per recuperare le perdite precedenti, che innesca un circolo vizioso di aumento della frequenza e dell'entità delle scommesse.

Il Primo Percorso Patogenetico (PP1): Il Giocatore Condizionato
Il primo percorso patogenetico (PP1) descrive i giocatori che non manifestano particolari complicazioni o fattori psicopatologici con valenza eziologica primaria. Questi individui, pur avendo sviluppato un disturbo da gioco d'azzardo, appaiono per altri versi "normali". Sebbene possano presentare sindromi affettive (ansia, depressione) o abuso di alcol, questi sono generalmente secondari alle problematiche legate al gioco o, nel caso dell'alcol, legati a stereotipi culturali e abitudini familiari. La familiarità per il gioco problematico, in questi casi, sembra essere stata tramandata sul piano culturale, piuttosto che avere una base genetica predisponente.
I fattori causali principali per questo gruppo sono il condizionamento e gli errori cognitivi. I giocatori condizionati beneficiano generalmente di trattamenti non eccessivamente invasivi e di durata relativamente breve. La loro situazione clinica è spesso meno grave, sebbene possano aver subito perdite economiche significative. Di solito, dispongono di un supporto familiare, sono più motivati al trattamento e la loro compliance è generalmente buona. L'abitudine alle scommesse può essere iniziata in età adulta, e non mostrano particolari intoppi nella vita personale, scolastica e lavorativa.
Il Secondo Percorso Patogenetico (PP2): La Vulnerabilità Emotiva
Il secondo percorso patogenetico (PP2) si innesta sulla "via maestra" descritta in precedenza, ma viene complicato dalla presenza di una vulnerabilità emotiva nel soggetto. Questa vulnerabilità, intesa in senso ampio, non si limita alla presenza di una comorbilità psichiatrica primaria, ma include anche traumi subiti in età infantile o successiva, problemi nelle abilità sociali e di vita (life skills), tratti problematici di personalità e ridotte capacità di coping di fronte agli eventi della vita.
In questi casi, al processo evolutivo del gioco si sovrappone un potente rinforzo negativo: il sollievo da stati d'animo negativi legati alla vulnerabilità emotiva. Questo effetto è ottenuto attraverso un cambiamento dell'umore e un restringimento del campo della coscienza (talvolta definito impropriamente come dissociazione) indotti da giochi rapidi e ripetitivi, come quelli offerti da apparecchi elettronici, lotterie istantanee o bingo.
I giocatori del secondo gruppo (PP2) presentano comorbilità psichiatrica, in particolare nell'area dei disturbi dell'umore, d'ansia e di personalità. La presenza di disturbi psicotici è meno diffusa ma merita attenzione, poiché anche livelli di gioco più limitati possono incidere negativamente sulle condizioni cliniche di pazienti gravi, come quelli affetti da schizofrenia, e accelerare verso livelli più severi di azzardo. L'abuso di nicotina, alcol e altre sostanze è una forma comorbile frequente, che generalmente aggrava la situazione clinica in entrambe le aree.
Anche in assenza di una definita comorbilità psichiatrica, i giocatori vulnerabili emotivamente presentano una storia difficile e dolorosa, con problemi di adattamento e scarse competenze di fronteggiamento e problem solving. Hanno iniziato a giocare eccessivamente in età adulta o avanzata e includono una maggiore proporzione di donne. La motivazione al trattamento e la compliance sono variabili e dipendono fortemente dalle condizioni psichiche e dal supporto esterno. La presenza di psicopatologia si associa spesso a una significativa impulsività.

Il Terzo Percorso Patogenetico (PP3): L'Impulsività e i Tratti Antisociali
Il terzo percorso patogenetico (PP3) si caratterizza per una spiccata propensione all'impulsività, spesso associata a tratti antisociali della personalità. L'impulsività è un costrutto complesso che include reazioni impulsive a corto circuito, instabilità attentiva, scelte irriflessive che non considerano le conseguenze, difficoltà a bloccare comportamenti avviati, ricerca di sensazioni forti e pulsione ad agire sotto la pressione di stati d'animo negativi o positivi.
L'impulsività è un sintomo trasversale a molte condizioni psicopatologiche, ma è particolarmente caratteristica in personalità antisociali, giovani con disturbi della condotta e soggetti con deficit d'attenzione e iperattività (ADHD). In questi casi, l'impulsività è una caratteristica preminente. Secondo il MP, il terzo percorso ha una forte componente biologica e genetica, portando i soggetti ad essere problematici fin da giovanissimi.
I giocatori del terzo gruppo (PP3) sono generalmente i più gravi. L'impulsività e i tratti antisociali rendono il soggetto poco incline e motivato al trattamento, con scarsa compliance e minori risultati terapeutici. Le ricadute e i drop-out precoci sono più frequenti. È comune l'associazione con patologie psichiatriche o abuso di sostanze. I livelli di funzionamento sono per lo più bassi, con frequenti fallimenti scolastici e lavorativi, difficoltà relazionali e conflittualità familiare. L'avvio del gioco d'azzardo è molto precoce, e si tratta quasi esclusivamente di giocatori di sesso maschile. La problematicità va oltre il gioco d'azzardo, essendo il risultato di forti difficoltà di adattamento agli eventi e alle relazioni.
Il PP3 non è completamente separabile dal PP2, poiché esistono ampie aree di sovrapposizione e comorbilità associate. Il rapporto tra gioco problematico e impulsività è bidirezionale: l'impulsività predice lo sviluppo del gioco problematico, e a sua volta l'azzardo può incrementare i livelli di impulsività.
Pavlov e il condizionamento classico
Implicazioni Cliniche e Terapeutiche: Personalizzare l'Intervento
La diagnosi nosografica tradizionale ha un potere predittivo limitato sulla prognosi e sul carico assistenziale. Al contrario, l'insieme dei fattori personali, ambientali e relazionali è ciò che influisce sul successo del trattamento e sui costi associati. I principi generali di trattamento per le addiction prevedono un programma terapeutico su misura, basato sui bisogni di salute e sulla specifica articolazione dei fattori di rischio e di resilienza di ciascun individuo.
La comprensione dei diversi percorsi patogenetici è fondamentale per la costruzione di un programma terapeutico efficace. Per i giocatori appartenenti al PP1, i trattamenti non invasivi e di durata relativamente breve, focalizzati sul condizionamento e sugli errori cognitivi, sono spesso sufficienti. Per i giocatori del PP2, la presenza di vulnerabilità emotiva e comorbilità psichiatrica richiede un approccio più complesso, che tenga conto della storia personale, dei disturbi dell'umore, d'ansia o di personalità, e delle scarse abilità di coping. L'intervento dovrà mirare a rafforzare le competenze e a gestire gli stati emotivi negativi.
Per i giocatori del PP3, caratterizzati da elevata impulsività e tratti antisociali, il trattamento è particolarmente impegnativo. La scarsa motivazione, la bassa compliance e l'elevata probabilità di ricadute richiedono strategie terapeutiche intensive e personalizzate, che affrontino contemporaneamente l'impulsività, i comportamenti antisociali, l'eventuale abuso di sostanze e le difficoltà di adattamento generale.
La ricerca empirica, come quella condotta da Nower e colleghi utilizzando l'analisi delle classi latenti (LCA) sul database NESARC, ha fornito supporto all'idea di sottogruppi di giocatori che presentano caratteristiche parzialmente congruenti con i tre percorsi teorizzati da Blaszczynski e Nower. Tuttavia, sono necessarie ulteriori ricerche, in particolare con disegni longitudinali, per indagare l'intera gamma di variabili previste dal modello e per comprendere appieno l'interazione temporale dei fattori di rischio specifici di ciascuna classe.
In conclusione, il modello patogenetico di Blaszczynski e Nower offre un quadro concettuale prezioso per comprendere l'eterogeneità dei giocatori d'azzardo problematici. La sua forza euristica risiede nella capacità di guidare il clinico verso un inquadramento iniziale del paziente, stimolando al contempo una riflessione critica e approfondita man mano che la conoscenza della situazione personale e ambientale del paziente si evolve. La classificazione tipologica, pur essendo un costrutto teorico, acquista significato clinico nella misura in cui orienta la pianificazione di interventi terapeutici mirati ed efficaci, riconoscendo che ogni individuo presenta un intreccio unico di fattori che contribuiscono alla sua specifica esperienza di gioco d'azzardo patologico.
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