Esistono forze che ci abitano senza che ce ne accorgiamo, memorie, immagini, ferite, talenti, passi interrotti e promesse non mantenute che provengono da coloro che sono venuti prima di noi. Le costellazioni familiari ad approccio immaginale, nella loro versione più profonda, mirano a portare alla luce questi legami nascosti, compiendo un passo ulteriore: non si limitano a raccontare ciò che è accaduto, ma incontrano l'anima delle immagini, il loro linguaggio simbolico, i loro archetipi, le loro ombre luminose.

La Famiglia Come Costellazione di Presenze
Nel lavoro immaginale, la famiglia non viene vista come una struttura lineare, ma come una costellazione di presenze: antenati visibili e invisibili, figure interne ed esterne, frammenti che chiedono riconoscimento, parti di noi che vogliono tornare al loro posto. Queste presenze non sono semplici rappresentazioni, ma energie attive, forze psichiche che diventano percepibili attraverso il corpo, lo sguardo e la risonanza emotiva. Ciò che prima era solo un peso, una sensazione confusa o un destino ripetuto, acquisisce una forma concreta, diventando un personaggio, una scena.
Il mio libro "Diario di una Sciamana" (Piemme) narra la mia esperienza personale con una costellazione immaginale, un incontro profondo, ancestrale, con la mia linea di sangue e con i nodi che chiedevano di essere sciolti affinché il mio cammino potesse dispiegarsi in tutta la sua libertà. Ho attraversato le loro paure, raccolto i loro doni, lasciato andare ciò che non mi apparteneva e accolto ciò che aspettava di trasformarsi in forza creativa.
I Principi Fondamentali dell'Approccio Immaginale
L'approccio immaginale non interpreta: ascolta. Non diagnostica: rivela. Non analizza: fa emergere. Non vi è analisi né interpretazione psicologizzante, ma ascolto, apparizione, risonanza. Questo metodo si basa su quattro principi fondamentali:
- Le immagini sono vive: Ogni immagine che appare - un gesto, una postura, una frase interiore - è una guida simbolica, è l'anima che comunica.
- Gli antenati sono presenza: Non appartengono al passato, ma vivono come forze dentro di noi. Quando vengono riconosciuti, finalmente si pacificano.
- La trasformazione avviene nel corpo: Non è un processo mentale, ma un'esperienza incarnata; il corpo diventa il tempio del cambiamento.
- Il lavoro è rituale: Quando l'invisibile viene riconosciuto, qualcosa si riallinea. Un destino si scioglie, una paura si placa, una voce interiore trova finalmente pace.
Attraverso questo processo, possiamo smettere di ripetere ciò che non ci appartiene e iniziare a vivere ciò che siamo destinati a essere.
Le Carte dei Nat e il Dialogo con l'Invisibile
Nella mia ricerca, ho creato "Le Carte dei Nat", uno strumento immaginale dedicato proprio al dialogo con gli antenati e con le forze invisibili del lignaggio. Ogni carta rappresenta un Nat, un archetipo dello spirito, che porta un messaggio, una postura interiore, un rito di trasformazione. Una delle carte recita: "L’antenato non ti cammina davanti, ma dentro. Quando lo vedi, ti riconosci".
Preghiera agli antenati di Bert Hellinger
Ricordo il fascino di un 45 giri rosso fuoco, il cui pulsante azionato faceva risuonare voci incantevoli che intonavano storie diverse, accendendo la mia fantasia. La tecnologia è cambiata, il 45 giri ha lasciato il posto ai DVD, ma quasi tutte le fiabe iniziano ancora con quelle magiche parole. Le fiabe rappresentano veri e propri strumenti d’iniziazione alla vita e, al pari di miti e leggende, hanno la funzione di animare l’anima individuale fin dal profondo e di far emergere da essa le tracce dell’anima collettiva.
Le Costellazioni Archetipiche: Un Ponte tra Fiabe e Psiche
Il gioco, un atto in cui sensibilità e razionalità convivono rendendo l'uomo libero, attraverso un'armonia di forma e materia, realizza la bellezza e l'essenza umana. Le Costellazioni Archetipiche nascono dall’incontro di questa meravigliosa tecnica con la teoria degli archetipi, che si manifestano in forma di simboli o immagini particolarmente evidenti nei miti, nelle fiabe, nelle religioni, nell’arte e nei sogni.
Il metodo originario consisteva nell’identificare quattro storie letterarie preferite nelle diverse fasi della vita: infanzia, fanciullezza, adolescenza ed età adulta. Con Hellinger, l'analisi dello "scritto della vita" diviene sistemica, includendo non solo l'interpretazione del rapporto genitori/figli ma il concetto di stirpe e del suo destino. Inizialmente, venivano richieste due storie, una per l'infanzia e una per l'età adulta.
La capacità di "fiabare" è insita nell'uomo e rappresenta un metodo di auto-disvelamento naturale per lo sviluppo del Sé e dell'identità individuale. È un atto che può essere utilizzato a tutte le età come strumento di scoperta, indagine e soluzione, equivalente all'arte di vivere e alla capacità di trasformare la propria esistenza.
Applicare gli Ordini dell'Amore alle Fiabe
I principi delle Costellazioni Familiari, gli "ordini dell'amore", vengono applicati alle fiabe. Nel setting di gruppo, il "costellato" identifica una storia che viene messa in scena dai rappresentanti. Negli incontri di gruppo come i DiamondLab o Principesse&principi azzurri, tutti i partecipanti vengono suddivisi in gruppi e rappresentano personaggi di una fiaba suggerita da loro o dall'operatore. Vivendo i diversi ruoli e interagendo con gli altri partecipanti, scoprono tratti e dinamiche nascoste, acquisendo consapevolezza e potendo agire i propri "incantesimi di liberazione". Questa è un'ottima modalità per far lavorare tutti i partecipanti di un gruppo. Nel setting individuale, invece, il cliente crea la struttura della fiaba o di un archetipo da esplorare alla ricerca di risorse e insight.
L'Inconscio Collettivo e la Natura degli Archetipi
Carl Gustav Jung estende la teoria, teorizzando e descrivendo un incontro tra un processo psichico individuale e un processo psichico collettivo dell'umanità: l'Inconscio Collettivo è il risultato di questo incontro. È una permanenza, una presenza di inconscio storico dell'umanità che, insieme a tutta una serie di immagini e ripetizioni di situazioni storiche, influenza il nostro agire. È una poderosa massa ereditaria spirituale dello sviluppo dell'umanità, che rinasce in ogni struttura cerebrale individuale.
Questa struttura è composta da forme pure universali, ereditarie, collettive e uguali per tutti. Ciò che varia è il modo assolutamente soggettivo di ciascuno di noi di interagire con esse. Questi Archetipi, queste forme pure, queste categorie a priori, secondo Jung, sono "modelli funzionali innati costituenti nel loro insieme la natura umana": sono "simboli" di concetti, istinti primordiali, modelli profondi radicati nella psiche. Il termine "Archetipo" deriva da: arché ("originale") e típos ("modello", "marchio", "esemplare"). Dunque, sono immagini primordiali, vere forze motrici emozionali e spirituali, presenze identiche in ognuno di noi, che non vanno confuse con i simboli, ma ne sono l'essenza che dà vita al simbolo e la potenza che ne permette l'esistenza nel tempo.
Gli Archetipi si manifestano in ogni cultura e civiltà, rintracciabili nei miti, nelle leggende, nelle religioni, nelle narrazioni collettive prodotte da ogni civiltà. Prescindono e oltrepassano le epoche storiche e i luoghi geografici, superando le categorie dello spazio e del tempo.

Se è vero che gli Archetipi si manifestano nell'Inconscio Collettivo attraverso risposte automatiche e ancestrali che l'uomo continua a riproporre, è altrettanto vero che l'uomo stesso ha il desiderio e la spinta ad essere libero, ad affrancarsi dalla coazione a ripetere, conquistando una propria coscienza individuale.
Archetipi e Inconscio Collettivo: Strumenti per la Guarigione
Jung definì Archetipi gli elementi strutturali dell'inconscio individuale e collettivo, considerandoli veri e propri organi psichici dal cui funzionamento dipende la salute dell'individuo. "Essi sono", scrive Jung, "moventi infallibili dei disturbi nevrotici e anche psicotici, dato che essi si comportano esattamente come gli organi del corpo o i sistemi funzionali organici trascurati o lesi".
Anche Erich Neumann, allievo di Jung, considera l'archetipo un'immagine interiore che agisce attivamente sulla psiche umana, operando una progressiva evoluzione della personalità esattamente come le strutture biologiche promuovono il metabolismo e lo sviluppo fisico. Neumann attribuiva grande rilevanza ai fattori transpersonali dello sviluppo psichico, considerando i valori collettivi e filogenetici di importanza straordinaria nello sviluppo dell'individuo e della specie.
La Vita come Impresa Eroica Attraverso gli Archetipi
Dalla nascita alla morte, dall'infanzia alla vecchiaia, dall'adolescenza alla maturità, ogni aspetto della nostra vita può essere portato alla consapevolezza, esplorato, vissuto e realizzato grazie al supporto della Teoria degli Archetipi. Questa teoria si basa sull'assunto che la coscienza di ogni essere umano contenga una pluralità indeterminata di "immagini primordiali" atemporali, collettive e immutabili, chiamate Archetipi, che lo collegano alla storia dell'universo, del pianeta e dell'umanità.
Gli Archetipi, almeno dodici, nella successione dei loro stadi, rappresentano precisi passaggi nel processo evolutivo della nostra esistenza. Li ritroviamo nei miti, nelle leggende, nelle fiabe, nei sogni, nelle visioni e nelle espressioni religiose e artistiche di tutti i popoli della terra. Il Grande Padre Creatore, la Grande Madre, il Bambino Divino, il Drago, il Serpente, l'Orco, la Fanciulla Prigioniera, l'Eroe Salvatore, il Cavaliere Nero e molti altri affollano l'immaginario personale e collettivo, spesso rappresentati come antenati divinizzati del genere umano.
Il concetto alla base della Teoria degli Archetipi è che la nostra vita può essere considerata in ogni suo aspetto alla stregua di una Impresa Eroica (La Ricerca del Graal, Il Mito di Excalibur) che va affrontata e vissuta con fiducia ed entusiasmo (Innocente), con autonomia e senso pratico (Orfano), con coraggio e determinazione (Guerriero), con protezione e cura di sé e degli altri (Angelo Custode), con entusiasmo ed empatia (Amante), con creatività e fantasia (Creatore), con lucidità e introspezione (Cercatore), imparando a lasciar andare il passato (Distruttore), gestendo la propria vita, il lavoro, il denaro e le relazioni con giustizia e benevolenza (Sovrano), cogliendo i sottili e invisibili legami tra tutto ciò che esiste (Mago), sviluppando la consapevolezza che la realtà è un'illusione (Saggio), senza perdere la capacità di godere pienamente e prendere ogni cosa come un gioco (Folle).
Gli Archetipi sono i depositari di questi poteri e corrispondono a precise tappe evolutive della nostra personale esistenza, il nostro Viaggio nella Vita.
Preparativi per il Viaggio: Innocente, Orfano, Guerriero e Angelo Custode
L'Io può essere considerato il "contenitore" della nostra vita, la struttura che media la nostra relazione con il mondo, la maschera sociale, il senso di spazio e tempo, di proprietà, di legge, di ordine razionale e concreto, la percezione dei confini e delle regole di convivenza. Il periodo che va dalla nascita alla fine dell'adolescenza vede l'attivazione dei seguenti Archetipi:
- L'Innocente (da 0 a 7 anni): la cui funzione è sostenere con fiducia e ottimismo.
- L'Orfano (da 7 a 14 anni): il cui compito è insegnare l'autonomia e il senso pratico.
- Il Guerriero (dai 14 ai 21 anni): che ci dona la forza e il coraggio.
- L'Angelo Custode (dai 21 ai 28 anni): che ci aiuta a sviluppare empatia e comprensione e a diventare un buon genitore.
Tuttavia, accade talvolta, soprattutto nei primi anni di vita, quando siamo più fragili, malleabili e ricettivi, che pesanti condizionamenti e aspettative esagerate ed irrealistiche influiscano sulle nostre percezioni, alterando la nostra capacità di rappresentarci correttamente all'interno della nostra realtà fisica e psichica. Costretti a subire delusioni, abbandoni e tradimenti, cediamo poco alla volta alla tentazione di chiuderci nel nostro guscio, senza essere pienamente consapevoli che anche il dolore (Sacrificio dell'Innocente) è spesso un passaggio necessario per la nostra evoluzione.
Di fronte al Drago/Problema, l'Innocente si spaventa e per difendersi, nega, fugge, piange e si dispera. L'Orfano, in seguito, si chiude, rinuncia, fa la vittima e diventa cinico. Il Guerriero diventa vendicativo, violento e irascibile, mentre l'Angelo Custode, nel disperato tentativo di tenere insieme i pezzi dell'Io sofferente, imprigiona se stesso e gli altri in una rete di deresponsabilizzanti co-dipendenze.
L'Approccio Sistemico e Fenomenologico: il Teatro dell'Anima
Attraverso l'Approccio Transpersonale e Fenomenologico, e grazie alle Costellazioni Archetipiche e Familiari, siamo in grado di rappresentare ogni aspetto della nostra realtà interiore ed esteriore e qualunque sistema che risponda alle leggi fisiche del campo morfico o morfogenetico. Il Sistema Archetipico dell'Io del soggetto viene messo in scena dai partecipanti del gruppo, tra cui vengono scelti dei "rappresentanti" che incarnano il ruolo dei vari archetipi. Guidati dal Campo Morfico, portano alla luce informazioni preziose su persone o situazioni anche molto lontane nel tempo. Il soggetto diventa uno spettatore che assiste alla Sacra Rappresentazione del proprio Inconscio e delle gioie e dei dolori che ivi sono depositati.
Un Esempio di Costellazione Archetipica
Supponiamo di voler comprendere perché alcuni aspetti della nostra vita sono in crisi, ad esempio il lavoro o una relazione. Decidiamo di "mettere in scena" questo aspetto della nostra vita, il nostro lavoro, la relazione con il nostro partner, con i nostri figli, e osserviamo come i vari archetipi si costellano rispetto alle situazioni che vogliamo indagare.
Lasciando agire la manifestazione dei nostri livelli di coscienza archetipici e osservandone la rappresentazione scenica, possiamo dialogare con ogni componente del sistema e comprendere a fondo l'origine del disagio. Riconoscendo, onorando, ringraziando e reintegrando nella coscienza ogni elemento escluso, le tensioni e i conflitti svaniscono, arriva la comprensione ed è infine possibile riconciliarci con noi stessi, con gli altri e con la vita in ogni sua manifestazione.
Chiediamo ad alcuni partecipanti del gruppo di rappresentare i nostri archetipi (ad esempio, Innocente, Orfano, Guerriero ed Angelo Custode, che nei primi 28 anni della nostra vita ci aiutano a sviluppare sicurezza e responsabilità). Procediamo chiedendo ad altri di impersonare nostra moglie o nostro marito, i nostri figli, e attendiamo che le informazioni inizino ad affluire dal Campo Cosciente e a manifestarsi attraverso i rappresentanti.
Nel giro di qualche minuto, lo spettacolo inizia e possiamo vedere davanti ai nostri occhi, rappresentati attraverso l'Innocente, gli episodi che più ci hanno colpito nell'infanzia, o attraverso il comportamento del Guerriero, capire come viviamo la nostra aggressività. Vediamo con chiarezza che il nostro Angelo Custode vorrebbe prendersi cura del nostro partner e dei nostri figli, che il nostro Innocente vorrebbe giocare con loro, ma il nostro Guerriero è troppo rigido e li allontana in malo modo, mentre il nostro Orfano è deluso e disincantato e se ne sta solo e in disparte.
È fondamentale comprendere che i rappresentanti sono come attori, ma non recitano, non improvvisano; non è uno psicodramma o un "acting". Essi non ci conoscono, non sanno nulla di noi o del nostro passato; si collegano al Campo Cosciente e danno un corpo e una voce ai nostri Archetipi, lasciando affluire le informazioni più recondite che emergono dalla nostra Anima. E così, poco alla volta, lasciando che le varie parti della nostra Psiche interagiscano fra di loro, senza alcun intervento diretto da parte nostra, semplicemente assistendo e lasciando agire dentro di noi la rappresentazione, prendiamo coscienza dei nostri conflitti, li vediamo, li ascoltiamo, li comprendiamo, abbiamo l'opportunità di scegliere, di cambiare.
La costellazione può durare anche ore. Assistendo al nostro dramma interiore, abbiamo tutto il tempo di vedere le ferite, le perdite, gli abbandoni e i tradimenti dell'infanzia e della giovinezza, e di comprendere che è giunto il tempo di riconciliarci con tutto ciò che è stato e lasciare andare risentimenti, rimpianti e sensi di colpa. Mano a mano che procede questo processo di armonizzazione interiore, vediamo che anche la costellazione riflette questo nuovo stato di coscienza: il Guerriero diventa più forte, l'Orfano più vitale; finalmente i nostri archetipi, liberi dalle ferite del passato, possono abbracciare il nostro partner e giocare con i nostri figli.
Ovviamente, a volte dobbiamo anche prendere coscienza che è necessaria una separazione, per quanto dolorosa possa apparire. Ma ancora una volta possiamo constatare che, una volta compresa la vera natura del problema, gli archetipi si placano, si rilassano, e tutto il sistema entra in un nuovo stato di rinnovata armonia. E da questo momento in poi, tutto può cambiare, perché ora sappiamo che solo liberandoci dal passato possiamo vivere nel presente, solo lasciando andare il conosciuto possiamo aprirci al mistero della vita, solo nella comprensione di ciò che è stato possiamo concederci la gioia del presente e la speranza del futuro.
Per saperne di più, visita il sito sul Viaggio dell'Eroe: www.archetipi.org.
I Nat: Forze Archetipiche Universali
I Nat, pur appartenendo alla storia della tradizione spirituale della Birmania, rappresentano le forze archetipiche della natura e della psiche umana comuni a tutte le culture e tradizioni. Lavorare con questi archetipi è un modo rivoluzionario che si aggiunge agli strumenti propri della psicogenealogia e del counseling transgenerazionale come il genogramma. Leggere le carte dei Nat è un'operazione creativa che fa bene all'anima del consultante e all'anima del pianeta. Il laboratorio proposto intende portare le persone ad avviare un processo di recupero della propria conoscenza istintiva e delle energie invisibili che le caratterizzano, per scrollarsi di dosso pesantezze e condizionamenti della vita quotidiana e per rielaborare il rapporto con i propri avi. Essere in relazione con i Nat, i Signori della natura, aiuterà a ritrovare parti del profondo Sé come espressione del proprio essere originale e irripetibile.

Le Origini Familiari: Uno Sguardo al Passato Remoto
Recentemente, sono stati scoperti alcuni affari di una famiglia australopiteca simil-ominide che visse in Tanzania circa 3,6 milioni di anni fa. Le orme rinvenute dai paleoantropologi rivelano una passeggiata di cinque persone: un maschio, tre femmine e un bambino. Come si vede, per indagare sul "profondo della famiglia" - quella attuale, la nostra e quella degli altri - ci affacciamo per qualche istante fino ai tempi di Adamo ed Eva, e più esattamente gettiamo uno sguardo all'era di Lucy e dei suoi amici australopitechi, vissuti anche oltre 4 milioni di anni fa.
Ma a che ci serve questa breve visita nel passato remoto? Ad esempio, a farci riflettere sulle nostre originarie e connaturate tendenze monogamiche o poligamiche. Più complessivamente, ci induce a presagire che, nel profondo della nostra coscienza, come individui e come membri di una famiglia, vi siano fattori archetipici che ci influenzano, ci ispirano, ci condizionano e che risalgono al primordiale formarsi della psiche.
La Famiglia Come Costellazione Archetipica Primordiale
Gli archetipi, secondo Jung, sono i formanti dell'inconscio collettivo, ovvero la base psichica inconscia comune a tutti gli individui e relativamente immutabile nel corso dei tempi. Così come il corpo umano si è evoluto, ma ha conservato funzioni e forme di base, anche la psiche si è evoluta, ma ha preservato fattori archetipici comuni a tutti (in tal senso riferibili a un inconscio collettivo).
A un livello sottostante fantasie, emozioni, comportamenti, gli archetipi hanno funzioni attive, in quanto predisposizioni e configurazioni innate e universali. Dopo tutto, anche i primi uomini hanno affrontato esperienze di dolore, malattia, morte, nascita, piacere, l'alternarsi delle stagioni, il sorgere e tramontare del sole, e ciò ha determinato una base archetipica insita nella psiche collettiva, dalla quale poi emerge la psiche individuale. Ciascun essere umano, nella sua psiche, possiede gli stessi "pezzi" di un caleidoscopio; ma ciascuno lo ruota in modo diverso, e così si possono costellare infinite immagini, tutte diverse, eppure tutte composte da fattori comuni, ovvero gli archetipi.
Così, anche la famiglia di ciascuno è una "costellazione famigliare" che a sua volta si posa su una "costellazione archetipica" che ha avuto origine con il nascere della specie umana. Mentre per Freud la vita dell'individuo e della sua famiglia sono da leggersi nel quadro della vita personale nell'ambiente (ontogenesi), per Jung il quadro diventa più ampio e precede l'esistenza individuale, estendendosi fino alle origini dell'umanità (filogenesi).
Alla base dei nostri desideri, comportamenti, emozioni, potenzialità e disturbi psichici ci sono archetipi, cioè predisposizioni innate, delle quali è importante acquisire coscienza, dato che la conoscenza profonda di noi stessi ci aiuta a vivere e a recepire gli insegnamenti della scuola della vita. I nostri problemi, e quelli della nostra famiglia, non dipendono solo dalla nostra esistenza, ma da una remota eredità che agisce dentro di noi, e che ci sovrasta e ci disorienta quanto meno la comprendiamo. Agisce in noi dall'inconscio, esprimendosi anche attraverso sintomi e problematiche che hanno il compito di richiamare la coscienza ai suoi archetipi ereditari.
Il padre, la madre, i fratelli, le sorelle, i nonni, gli zii, non sono solo le persone con cui siamo legati per questioni di DNA e per via della fatalità del destino; essi determinano in noi un legame archetipico con la vita, il nostro far parte della specie umana, in un tramandarsi di destini e di fatti ancestrali.
La Famiglia: Tessuto Sociale e Trasmettitrice di Archetipi
In ogni epoca, la famiglia ha costituito la cellula del tessuto sociale, interagendo con esso attraverso formidabili e complessi processi adattivi. La sua funzione fondamentale è sempre stata quella di trasmettere la vita umana, ma con essa anche i suoi archetipi fondativi. La famiglia, nell'avviare l'individuo alla vita, provvede non solo ai bisogni materiali, ma anche a quelli psichici, inclusi quelli più elevati che indicano la possibilità di sopravvivere a se stessi, verso il futuro della specie, ma anche in uno spazio sovratemporale ed extraordinario che va al di là di "questa vita" e anela a farsi spirito.
In ogni famiglia, intorno ad essa e tra le famiglie, c'è sempre un'archetipica lotta tra il bene e il male; ciascuno deve vivere la sua e affrontare le sfide del suo tempo. Quindi, ogni famiglia, nel bene e nel male, offre a ciascun essere umano una sfida evolutiva per trovare se stesso. L'ambivalenza degli affetti familiari, la dura battaglia tra potere e armonia, amore e odio, protezione e dominazione, fiducia e timore, ingenera in ciascun individuo una possibilità personale di confrontarsi con le basi archetipiche della sua soggettività.
La possibile risoluzione dei problemi familiari dipende anche da come siamo capaci di affrontarli in una prospettiva psicologica ed archetipica, cioè di vedere la tela di fondo dalla quale ciascun membro della famiglia emerge con il suo segno particolare.
La Sessualità Familiare: Tra Tabù e Desiderio
Torniamo alla poliandria o alla poligamia, considerandole una sorta di determinante archetipica della natura umana rispetto alla sessualità. La capacità di scegliere la fedeltà per amore di una persona, e quindi la monogamia, sono modi culturali, morali, spirituali per determinare se stessi senza essere schiavi delle determinazioni archetipiche. Tuttavia, si può anche essere dominati da tabù e sensi di colpa, per cui vengono castrate le determinanti archetipiche e ci si costringe a una monogamia che non si basa su una vera armonia psicologica tra i partner, ma sulla propria incapacità di seguire la propria natura innata.
Si tratta di ritrovare un'adeguata posizione di "felice compromesso", di riuscire a scegliere e a scegliersi, senza far pagare agli altri e alla famiglia la propria incapacità di scelta. Tale incapacità determina insoddisfazioni che si fanno pagare alla famiglia. Si fanno figli per non stare soli, o non si fanno per paura che possano essere di impedimento; ci si sposa e ci si mette con un amante; si coltivano vittimismi, colpevolizzazioni, rancori; ci si fa del male approfittando di legami affettivi che dovrebbero servire a farsi del bene. Si determinano allora influenze e condizionamenti familiari che rendono difficile vivere, amare, realizzarsi.
Come trovare la via per liberarsi e ritrovare il proprio cammino personale? Non vi è altra possibilità se non quella di considerare due fattori: il primo riguarda l'analisi di sé stessi, dei propri veicoli e moti interiori, e di come le figure familiari influenzano e condizionano. Il secondo fattore riguarda l'esplorazione delle costellazioni e dei territori che ciascuno abita in un determinato punto del tempo e dello spazio, ma che esistono ed esisteranno sempre dalla preistoria alla protostoria dell'umanità.
Il Tabù dell'Incesto e l'Evoluzione Sociale
Gli antropologi hanno indagato come il fattore costitutivo della famiglia primordiale sia stato il tabù dell'incesto. Dall'indagine etnologica si è riscontrato che si tratta di un tabù universale, che però non è regolato nello stesso modo nelle differenti "società primitive". Claude Lévi-Strauss, nel suo libro "Le strutture elementari della parentela", considera come il tabù dell'incesto segni il passaggio tra lo stato di natura a quello di cultura. L'istinto sessuale viene regolamentato con proibizioni e prescrizioni.
Evidentemente, la specie umana non avrebbe potuto evolvere senza la capacità e la volontà di modificare il comportamento animale, per cui l'incesto non è inibito. Ma per gli umani, tale proibizione è stata una scelta, o una necessità? Probabilmente entrambe le cose. Secondo Lévi-Strauss, il tabù dell'incesto deriverebbe dalla necessità e dalla convenienza di distribuire con maggior vantaggio i "beni rarificati", cioè quelli più appetibili e più utili: le donne in giovane età. Queste rappresentavano una sorta di "primizia" dal punto di vista erotico ed economico, in quanto particolarmente attraenti per il maschio e più avvantaggiate per una riproduzione prolifica. Rinunciare alle figlie e alle sorelle giovani voleva dire poterle donare ad altri maschi del gruppo non consanguinei, e nel contempo si avrebbe avuto accesso alle "loro donne di famiglia".
È ormai superata l'idea che questi nostri primordiali antenati avessero convinzioni che i figli di consanguinei fossero meno sani e forti a causa di più rischiose probabilità genetiche. Ciò che contava, secondo Lévi-Strauss, era dare avvio a una "cultura sociale" attraverso il "sistema del dono e della reciprocità" (come evidenziato dall'antropologo Marcel Mauss). Attraverso lo scambio delle giovani donne, la famiglia si intrecciava con altre famiglie e diventava più potente e numerosa.
Quando ciò avveniva all'interno dello stesso gruppo o tribù si parla di endogamia, mentre se lo scambio avveniva con "stranieri" si parla di esogamia. La società si è evoluta con entrambe queste forme, ma la seconda è considerata più evoluta, in quanto tesse relazioni sociali più ampie. Tutto ciò comportava sin dalle origini un affinamento delle regole intrafamigliari e interfamigliari, per cui entravano in gioco questioni di rango e di clan, nonché rituali volti a consacrare le relazioni di "scambio donne".
Il Complesso di Edipo e la Gestione dell'Aggressività Familiare
Sigmund Freud sconvolse la cultura ottocentesca vittoriana rivelando come il neonato, e poi l'infante fino al periodo di latenza (circa sei anni, quando la sessualità viene rimossa, diventando "latente"), non disdegni di provare piacere sessuale con i genitori. Freud pose al centro della sua psicologia il Complesso di Edipo, aprendo innumerevoli scenari sulla triangolazione che vede il desiderio libidico del figlio o della figlia verso il genitore controsessuale, e concomitanti fantasie di aggressione verso il genitore rivale, nonché l'angoscia per la paura di essere da questi puniti (complesso di castrazione).
In modo inconscio, il "Complesso di Edipo" ha una sua collusione nel genitore, ma la necessità di nutrire e proteggere l'infante con cure sufficientemente amorevoli comporta un continuativo scambio di segnali pacificanti e di neutralizzazione dell'aggressività. Il sorriso che sin dalle prime fasi di vita il neonato volge alla madre è considerabile come un segnale di neutralizzazione dell'aggressività che induce al prevalere di sentimenti di tenerezza e attaccamento, i quali garantiscono al neonato di sopravvivere e crescere.
Anche tra fratelli e sorelle, il nucleo famigliare implica che l'aggressività intrafamigliare sia ritualizzata, mediata e regolamentata. Si tratta di un'impresa ardua che, come sappiamo, non sempre riesce o riesce male, ma il nucleo famigliare deve lottare affinché le lotte al suo interno non lo autodistruggano. Spesso, questa stessa "lotta per difendersi dalla lotta" diventa la causa principale del dissidio e della sconfitta. Ciascun membro della famiglia sarà sconfitto a modo suo, nessuno potrà dirsi vincitore, poiché la famiglia, in quanto tale, presuppone la salvezza di tutti i suoi membri.
Ecco allora che questo gran da fare sulla necessità di contenere l'aggressività implica che essa non abbia la necessità di convertirsi nella pulsione sessuale. La sessualità in famiglia diventa tabù perché comporterebbe la messa in crisi dei necessari sistemi di gestione dell'aggressività. Per quanto la coppia genitoriale sia l'unica a poter esercitare il diritto a vivere la sessualità, la famiglia mette in scena forti spinte antilibidiche. I figli percepiscono e giudicano con disprezzo e disgusto la sessualità dei genitori e, ancorché adolescenti e poi adulti, bisogna ammettere che si prova un certo senso di imbarazzo nell'immaginare i propri genitori a letto.
Pare quasi che dovrebbero anche loro rassegnarsi al tabù dell'incesto. La sessualità genitoriale viene giustificata con un vergognoso sorriso, o con una baldanza carnevalesca che vuol suonare liberatoria quanto emancipata, sicché si percepisce un curioso senso di tolleranza, tra la goffaggine e la ripugnanza, quando si immaginano mamma e papà che fanno sesso… e chissà poi come e cosa fanno? E in quali esseri strani, se non addirittura mostruosi, si trasformano mentre lo fanno?
La sessualità tra i genitori è inconsciamente percepita dai figli come qualcosa di torbido che comporta un'esclusione dei figli dall'affettività dei genitori, i quali sono fantasticati nel loro amplesso come una "scena primaria" (Freud) che cova minacce e tensioni aggressive, nonché una trasformazione della personalità del genitore che lo fa apparire come animalesco e mostruoso. Da ciò si sviluppano fiabe e leggende centrate su orchi e streghe quali rappresentazioni delle tenebre che le personalità genitoriali coverebbero nei loro ritiri occulti, ovvero nella camera da letto.
I figli, perciò, tentano inconsciamente di opporsi alla libido genitoriale e di cacciarsi in mezzo a loro nel lettone, ove spesso, secondo la psicoetica in voga, vengono accolti - nonostante anche la psicologia più divulgativa sconsigli fortemente tale promiscuità simbolica e sensoriale tra genitori e figli. Capita allora che i genitori si lascino inibire dai figli, o che li adoperino come scudo umano per giustificare le loro personali inibizioni verso il partner. In effetti accade anche questo, con le conseguenze disfunzionali a livello psichico e relazionale.
L'equilibrio libidico famigliare deve fare i conti con gli effetti collaterali dei tabù e dei fantasmi incestuosi. Perciò, i coniugi si sforzano - quando si sforzano - affinché la convivenza, la complessità ambientale e sociale in cui la famiglia è inserita, non arrivino a turbare troppo o in modo irreparabile la loro vita erotico-affettiva. Non bisogna considerare il sesso come un fatto puramente istintuale, in quanto nell'essere umano lo psichismo, inteso come emozioni, affettività, fantasie, immaginazioni, è connaturato alla sessualità.
Quindi, anche laddove la sessualità genitoriale è fortemente vissuta, ciò non vuol dire che lo sia anche la vita affettiva e il senso di cooperazione. Talvolta la sessualità diventa una via di dominazione, possesso, ricatto, obnubilazione che serve a drogare la vita affettiva e a fare in modo che l'aggressività possa poi ferire, umiliare, distruggere e dare potere piuttosto che amore. I fantasmi, le minacce e le strategie di tradimento vengono allora innescate per ritorsione o per desideri di supremazia narcisistica. Il sorriso edipico primario di scambio di piacere reciproco, ritenuto come segno di un'intesa esclusiva tra la madre e…
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