Capire e Gestire i Capricci nei Bambini con Sindrome di Asperger: Un Approccio Informato

La sindrome di Asperger, una condizione del neurosviluppo che rientra nello spettro autistico, presenta sfide uniche per bambini e famiglie, in particolare quando si manifestano comportamenti che possono essere interpretati come capricci o crisi. Comprendere le ragioni profonde dietro questi comportamenti, spesso fraintesi come problemi comportamentali volontari, è il primo passo fondamentale per una gestione efficace e per migliorare la qualità della vita di tutti. Una maggiore conoscenza delle neurodiversità, libera da giudizi e preconcetti, potrebbe contribuire al miglioramento della qualità della vita delle persone con sindrome di Asperger e dei loro caregiver.

Le Basi Neurobiologiche: Autismo e Processamento Sensoriale

L'autismo è una condizione del neurosviluppo caratterizzata da un'ampia variabilità individuale, ma con peculiarità comuni in tre aree principali: la comunicazione sociale, l'interazione sociale e la presenza di interessi ristretti e comportamenti ripetitivi (DSM-5). Un aspetto fondamentale, sempre più al centro della ricerca scientifica sull'autismo, è la differenza nel processamento sensoriale. Secondo le stime della letteratura, la prevalenza dei sintomi sensoriali (ipersensibilità, iporeattività o ricerca sensoriale) in persone nello spettro autistico varia ampiamente, spesso collocandosi tra il 69 % e il 93 % in studi su bambini e adulti (Baranek et al., 2006 et al). Tuttavia, uno studio su larga scala condotto da Kirby et al. (2022) su 25.627 bambini autistici ha rilevato che il 74 % presentava risposte sensoriali documentate, confermando che queste caratteristiche sono diffuse nella popolazione autistica.

Schema del processamento sensoriale nell'autismo

La percezione sensoriale negli individui con autismo può essere diversa rispetto a quella della maggior parte delle persone neurotipiche. In alcuni casi, il cervello può elaborare gli stimoli in modo amplificato, portando a una sensazione di sovraccarico anche in situazioni che, per altri, risultano neutre o appena percettibili. Questa ipersensibilità può manifestarsi con reazioni emotive e fisiche intense, come un forte bisogno di allontanarsi da determinati ambienti o una difficoltà nel mantenere l’attenzione in situazioni rumorose o visivamente caotiche. Queste differenze nel modo in cui il sistema sensoriale elabora gli input possono rendere le attività quotidiane più complesse e aumentare il livello di stress e fatica mentale.

Il Sovraccarico Sensoriale: Una Sfida Quotidiana

Il sovraccarico sensoriale è un'esperienza comune per molte persone nello spettro autistico. Si tratta di una condizione in cui il cervello, sopraffatto da stimoli sensoriali eccessivi, fatica a processare le informazioni provenienti dall’ambiente circostante. Comprendere le dinamiche di questo sovraccarico è fondamentale per individuare strategie efficaci che aiutino a gestirlo. Non si tratta solo di reagire al disagio, ma anche di prevenirlo attraverso un approccio mirato che tenga conto delle esigenze individuali.

Oltre alle difficoltà immediate legate agli stimoli ambientali, il sovraccarico sensoriale può influenzare la gestione dell’energia mentale nel lungo termine. Affrontare costantemente input sensoriali intensi può essere faticoso e logorante, causando una diminuzione delle risorse cognitive ed emotive disponibili per altre attività. In ambito lavorativo o scolastico, questa condizione può portare a un calo della produttività e della motivazione, rendendo più difficile mantenere ritmi regolari di studio o di lavoro. Implementare strategie per gestire l’energia mentale diventa quindi essenziale per evitare il burnout sensoriale. Tecniche come la gestione dei tempi di esposizione agli stimoli, l’uso di ambienti più controllati e prevedibili, e l’adozione di pause programmate durante la giornata possono fare una grande differenza nel mantenere un buon livello di attenzione e benessere.

La gestione del sovraccarico sensoriale richiede un approccio individualizzato che tenga conto delle specifiche sensibilità di ogni persona. Creare un rifugio sicuro: Avere uno spazio tranquillo e privo di stimoli è essenziale per ritrovare la calma durante un episodio di sovraccarico. Tecniche di rilassamento: Insegnare tecniche di respirazione profonda o esercizi di mindfulness può aiutare a ridurre il livello di stress durante o dopo un episodio. Affrontare il sovraccarico sensoriale può essere una sfida complessa che richiede l’intervento di professionisti esperti della salute mentale.

Shutdown e Burnout Autistico: Quando il Sistema va in Crisi

Per molte persone nello spettro autistico, questi eventi tendono ad accumularsi, aumentando il rischio di sviluppare un disturbo da stress post traumatico (PTSD) grave e persistente. Alcuni studi teorici suggeriscono che le persone nello spettro autistico potrebbero essere a rischio maggiore di sviluppare sintomi post-traumatici, a causa della maggiore esposizione a eventi stressanti e della difficoltà nella regolazione emotiva. Ad esempio, Haruvi‑Lamdan, Horesh & Golan (2018) discutono la possibile comorbidità tra autismo e PTSD, sottolineando però le lacune di ricerca nel confermare con dati robusti tale associazione. Questa vulnerabilità non deriva solo dall'esposizione a eventi traumatici maggiori, ma anche dall'accumulo di esperienze avverse quotidiane, come ad esempio il bullismo, l'esclusione sociale e il sovraccarico sensoriale cronico, che possono avere un impatto cumulativo e traumatizzante.

Uno dei temi emergenti è l'autistic burnout, uno stato di esaurimento psicofisico profondo, persistente e cumulativo, riferito da molte persone nello spettro autistico. Raymaker et al. (2020) descrivono il burnout autistico caratterizzato da tre dimensioni principali: esaurimento cronico, perdita o riduzione di abilità precedentemente presenti e iper-sensibilità aumentata agli stimoli sensoriali e sociali. Questo studio rappresenta uno dei primi tentativi di validazione quantitativa del concetto di autistic burnout, e sottolinea come si tratti di una condizione distinta sia dal burnout lavorativo tradizionale, sia da altri quadri clinici.

Tuttavia, la definizione stessa di burnout autistico resta oggetto di dibattito scientifico. Uno dei problemi principali è la difficoltà di differenziazione da altre condizioni con sintomi parzialmente sovrapponibili, come la depressione maggiore, l’ansia generalizzata o l’esaurimento da stress cronico. Questo è particolarmente complesso nei casi in cui la persona autistica presenti comorbidità, rendendo ancora più sfumata la diagnosi. Un’altra questione aperta riguarda l’assenza, ad oggi, di strumenti di valutazione clinica standardizzati e validati per il burnout autistico. Le valutazioni attuali si basano su interviste, questionari adattati da altri contesti o auto-descrizioni qualitative, come emerso nello studio What I Wish You Knew (Phung et al., 2021). Alla luce di queste complessità, è fondamentale adottare un approccio clinico integrato, in cui il burnout autistico venga riconosciuto nella sua specificità senza essere confuso con altre condizioni, ma al tempo stesso inserito in una cornice di valutazione differenziale accurata e rispettosa della neurodivergenza.

Uno dei fattori chiave che può contribuire all'esaurimento autistico è il mascheramento (masking), ovvero il tentativo di nascondere i propri tratti autistici per adattarsi alle aspettative del mondo neurotipico. Il mascheramento, infatti, pur essendo una strategia spesso adottata dalle persone autistiche per evitare il rifiuto o la stigmatizzazione, può contribuire all'accumulo di uno stress mentale ed emotivo che nel tempo può portare a un esaurimento profondo. Per una persona autistica, semplicemente esistere nel mondo neurotipico può essere spesso estenuante. L'esaurimento autistico può essere scatenato da cambiamenti significativi nella vita, come un trasferimento, la perdita di una persona cara, l'ingresso in una nuova scuola o altri eventi di grande impatto. Tuttavia, spesso è il risultato di stress quotidiani costanti, tra cui spicca il masking: l'atto di nascondere i propri tratti autistici per adattarsi alle aspettative della società, che genera una pressione continua e logorante.

Lo shutdown autistico, invece, si verifica quando il sovraccarico di emozioni, stimoli sensoriali o pensieri diventa insostenibile. È una risposta involontaria di un sistema nervoso al limite, un meccanismo di sopravvivenza per prevenire un collasso totale nelle persone autistiche. Quando una persona autistica vive uno shutdown, il suo corpo e la sua mente reagiscono come un interruttore che si spegne. Il grado di funzionalità durante uno shutdown autistico può essere di lieve-media intensità (essere in grado di camminare e parlare) o di forte intensità (sentirsi distaccati dai propri arti e assumere una posizione fetale).

Manifestazioni dello shutdown autistico possono variare da lievi a intense e possono includere:

  • Perdita parziale o totale della parola
  • Ridotta o assente risposta agli stimoli esterni
  • Sguardo fisso o assente
  • Ritiro fisico in un luogo tranquillo e appartato
  • Sensazione di distacco dal proprio corpo
  • Estrema stanchezza o sonnolenza
  • Incapacità di muoversi o agire

La maggior parte delle descrizioni disponibili proviene da narrazioni qualitative e da testimonianze in prima persona. Ad esempio, l’articolo A Metaphor Analysis of Autistic Shutdowns (Lieberti, 2024) evidenzia come adulti autistici descrivano lo shutdown con metafore evocative come “frozen”, “computer crash”, “going inside myself” o “blackout”. Queste immagini rendono conto della profondità e complessità dell’esperienza soggettiva, e sottolineano la natura invisibile e spesso fraintesa di questo tipo di crisi. Alla luce di ciò, è fondamentale riconoscere che lo shutdown non è un comportamento intenzionale, né un segno di disinteresse, ma una risposta automatica e protettiva del sistema nervoso in condizioni di sovraccarico estremo. Comprenderne le dinamiche e i segnali precoci è essenziale per offrire supporto adeguato, evitando interventi coercitivi o interpretazioni errate. La gestione dello shutdown richiede calma, rispetto del tempo necessario al recupero e un ambiente privo di stimoli invasivi. La persona non deve essere costretta a reagire o a comunicare.

Regolazione emotiva e strategie per persone autistiche e neurotipiche! #actuallyautistic #autismo

Un modello teorico rilevante per comprendere la complessità delle risposte autonome è la teoria polivagale, proposta da Stephen W. Porges (2007; 2011). Secondo Porges (2007;2011), il sistema nervoso valuta costantemente (in modo implicito e preconscio) il grado di sicurezza nell’ambiente, un processo definito neurocezione. Quando questo meccanismo rileva una minaccia - anche minima - può attivare risposte difensive automatiche. Il SNA è diviso in due branche principali: il sistema nervoso simpatico (responsabile della risposta "combatti o fuggi") e il sistema nervoso parasimpatico (responsabile della risposta "riposa e digerisci"). Stimoli apparentemente neutri per un individuo neurotipico possono essere percepiti come minacciosi, innescando la reazione del sistema autonomo. Secondo questa ipotesi, quando il sistema nervoso percepisce che le strategie di coping attivo (combatti o fuggi) non sono più possibili, può attivarsi una risposta automatica di immobilizzazione e disconnessione.

Tantrum, Capricci e Comportamenti "Problema": Una Prospettiva Funzionale

I comportamenti problema nell’autismo possono essere più o meno frequenti e più o meno gravi. Con il termine comportamenti problema definiamo tutto ciò che è un comportamento "aggressivo" verso sé stessi o gli altri, come sbattere la testa, mordere, strappare i capelli, sputare e così via. Esistono, però, anche comportamenti minori che possono essere inclusi nel termine cappello "comportamenti problema" nell’autismo, come ad esempio urlare, avere incessanti stereotipie, l’isolamento sociale. Quali sono le cause e come si agisce in termini di gestione dei comportamenti problema nell’autismo?

Il comportamento problema nell’autismo ha sempre una funzione e potrebbero esserci diverse ragioni per le quali viene emesso. Spesso, comportamenti considerati "dirompenti" nei bambini autistici vengono fraintesi come problemi comportamentali. Questa percezione superficiale rischia di non tenere conto delle reali cause sottostanti e contribuisce a creare stigma, esclusione e incomprensione.

Il tantrum nelle persone autistiche può essere interpretato come una forma di espressione del disagio emotivo, sensoriale o cognitivo. Si tratta di un modo attraverso cui la persona autistica comunica la propria insoddisfazione o frustrazione in un mondo che spesso non riesce a comprenderla. Il tantrum è spesso collegato a un sovraccarico sensoriale o a difficoltà nelle abilità comunicative, che impediscono alla persona autistica di esprimere i propri bisogni in maniera efficace. Possono anche essere legati a una rigidità nelle routine o nei comportamenti, nonché a difficoltà nella gestione delle proprie emozioni o nella comprensione di quelle altrui.

A livello scientifico, il tantrum nelle persone autistiche può essere associato a un'alterazione nella regolazione delle emozioni, in particolare nelle aree del cervello coinvolte nel sistema limbico. Una distinzione ampiamente riconosciuta - anche da organizzazioni come il Autism Research Institute e la National Autistic Society - riguarda il grado di intenzionalità e controllo volontario. Il tantrum, nel contesto dello sviluppo tipico, è generalmente un comportamento espressivo e intenzionale, finalizzato a ottenere qualcosa o a evitare qualcosa (es. attenzione, oggetti desiderati, evitamento di richieste). Può avvenire anche in assenza di pubblico o rinforzi esterni, e spesso lascia la persona esausta o in stato di ritiro successivo. Tuttavia, quando si osserva un tantrum in una persona autistica, non è sempre corretto applicare rigidamente la definizione tipica. Infatti, in molti casi il comportamento può assumere caratteristiche atipiche, influenzate da difficoltà di comunicazione, rigidità cognitiva, stress sensoriale o altre variabili interne. In queste situazioni, un comportamento che appare superficiale come una richiesta intenzionale può in realtà riflettere una condizione di disagio autentico e complesso. Per questo motivo, è più appropriato parlare di crisi espressive o comportamenti disorganizzati nelle persone autistiche, riconoscendo che non tutti i tantrum sono equivalenti, e che una valutazione attenta della funzione del comportamento è sempre necessaria.

Diagramma ABC per l'analisi funzionale del comportamento

Strategie di Gestione Pratica per Genitori e Caregiver

Nonostante la poca chiarezza su ogni singola persona affetta da un disturbo dello spettro autistico, è possibile delineare alcuni elementi comuni ai ragazzi affetti da sindrome di Asperger e offrire indicazioni pratiche.

  1. Escludere Cause Mediche: I comportamenti problema potrebbero avere una causa organica sottostante. Un dolore ai denti o alle gengive potrebbe portare la persona a darsi degli schiaffi alla mascella, un dolore addominale potrebbe portare la persona a dover assumere posizioni particolari e pericolose. Lo sputare potrebbe essere correlato a una difficoltà di deglutizione o alla produzione di troppa saliva. Dunque, la prima cosa da escludere sarà una causa organica, contattando un pediatra o medico specialista.

  2. Monitorare il Comportamento: Completare un diario comportamentale potrebbe aiutarti nella comprensione e nella gestione dei comportamenti problema. Nell’autismo, infatti, comprendere la funzione del comportamento problema è fondamentale se non indispensabile. Andrai a registrare ciò che accade subito prima, durante e dopo il comportamento (Griglie ABC). È importante prendere appunti sull’ambiente, incluso chi c’era, qualsiasi cambiamento nell’ambiente e come si è manifestato il comportamento problema nella persona. Un diario può essere completato in un paio di settimane o più, se necessario.

  3. Controllare le Conseguenze: Capire e rilevare cosa accade subito dopo il comportamento problema potrebbe essere fondamentale per cambiare e ridurre i comportamenti problema. Limita i tuoi commenti, le espressioni facciali e altre reazioni emotive, poiché potrebbero inavvertitamente rinforzare (aumentare) il comportamento problema nell’autismo. Cerca di parlare con calma e chiarezza, con un tono di voce neutro e soprattutto fermo, quello che dico poi faccio!

  4. Curare l'Igiene del Sonno: Una persona che fatica ad addormentarsi, che ha numerosi risvegli, che si sveglia troppo presto potrebbe essere motivo di intensificazione di comportamenti problema durante le ore diurne. Valuta la qualità del sonno del tuo bambino o ragazzo grazie ad uno specialista e cura la qualità e l’igiene del sonno al massimo.

  5. Comunicazione Chiara e Supporti Visivi: Un deficit di comunicazione e comprensione verbale è spesso alla base dei comportamenti problema nell’autismo. Parla in modo chiaro e preciso usando frasi brevi. Ad esempio, assicurati che tuo figlio presti attenzione quando gli spieghi cosa accadrà. Utilizza solo una richiesta o un’istruzione per volta. Usa meno parole e più fatti in questo modo è meno probabile che tuo figlio o alunno si senta sovraccaricato di informazioni ed è più probabile che sia in grado di comprendere ciò che gli stai dicendo. Aiutalo a comunicare i propri bisogni, desideri e dolore fisico attraverso l’uso di supporti visivi (come PECS o CAA). Ogni volta che la persona autistica evoca un comportamento problema, incoraggiala a usare una forma di comunicazione alternativa. In particolare, qualora ti rendessi conto che il motivo del comportamento problema è l’assenza della capacità comunicativa questo di aiuterà a gestire il comportamento problema nell’autismo.

  6. Utilizzare Rinforzi Positivi: L’uso di ricompense e rinforzatori può aiutare a incoraggiare un comportamento positivo e funzionale. Anche se il comportamento o il compito è molto breve, se è seguito da molte lodi o una ricompensa, la persona può imparare che il comportamento è positivo e dunque con più facilità lo ripresenterà. I premi possono assumere la forma di lodi e attenzioni verbali, attività preferite, giocattoli, gettoni o talvolta piccole quantità di cibi o bevande preferiti. Assicurati di nominare chiaramente il comportamento che stai premiando, ad esempio “Mattia, bravo che hai buttato ne cestino!” e assicurati che i rinforzi vengano forniti immediatamente dopo il comportamento che desideri aumentare (entro 1/2 secondi).

  7. Creare Comportamenti Alternativi: Spiega alla persona cosa deve fare in alternativa al comportamento problema, ad es. “Pietro, piedi fermi” se necessario supporta il tuo linguaggio verbale comunicandogli attraverso le immagini/pittogrammi. Reindirizzare il comportamento problema a un’altra attività incompatibile con il comportamento (ad es. un’attività che richiede entrambi i piedi saltare su un tappeto elastico al posto di tirare calci) e fornire lodi e rinforzi quando si verifica un comportamento alternativo.

  8. Ridurre gli Stimoli Ambientali: Abbassa gli stimoli ambientali intensi come luci intense, rumori, odori, tessuti. Rimuovere o ridurre gli input sensoriali sgradevoli, ad esempio, utilizzare cuffie insonorizzanti per le orecchie per bloccare il rumore o utilizzare occhiali da sole per ridurre la luce potrebbe aiutare a ridurre nella persona con autismo i comportamenti problema causati dal suo “amplificatore sensoriale”.

  9. Agenda Iconica e Strutturazione: Prepara la persona autistica a qualsiasi cambiamento nella routine o se deve conoscere nuove persone (parrucchiere, medico…). Potresti usare supporti visivi, mostrare foto di nuove persone e luoghi, presentandoli a piccoli step. Nell’autismo i comportamenti problema sono spesso indotti da una totale imprevedibilità ambientale e assenza di prevedibilità nella giornata.

  10. Gestione del Tempo Libero e degli Interessi: Trova attività alternative, o fornisci una scatola di oggetti alternativi, che forniscano un’esperienza sensoriale simile a quella fornita dal comportamento problema (con funzione autostimolatoria = stereotipie) e integrale nella routine quotidiana. Per una persona che morde, potresti fornire dei tubetti gommosi (CHEWY TUBE). Per un bambino che pizzica, potresti fornire il pongo o la sabbia cinetica.

  11. Opportunità di Relax: Crea opportunità di recupero. Durante la giornata la persona autistica accumula un sovraccarico emotivo, cognitivo, sociale e sensoriale importante e in assenza di buone capacità di autoregolazione emotiva questo sovraccarico potrebbe aumentare la probabilità di comportamenti problema. Puoi aiutare tuo figlio o alunno a ricercare un momento di relax, ad esempio, incoraggiandolo ad ascoltare musica, usare il pop it o l’altalena. Il comportamento problema può spesso essere sintomo di un sovraccarico emotivo, cognitivo e sociale. Aiuta la persona autistica a gestire i tempi di recupero e riposo con attività che gli permettano di rilassarsi.

  12. Gestire gli Stimoli "Aversivi": Attenzione, se un particolare membro della famiglia o un insegnante sembra evocare un comportamento problema potrebbe essere avvenuto un condizionamento. Quella persona potrebbe essere stata associata a un’attività aversiva, peggiorativa e/o stressante.

  13. Uso di Timer e Agende Visive: Aver chiaro lo scorrere del tempo, cosa accadrà in quel determinato giorno, ora, minuto è fondamentale per abbassare il livello d’ansia e la frustrazione legata all’imprevedibilità. È necessario dare prevedibilità: quando ciò accadrà e per quanto tempo. Potrebbe essere utile usare un timer visivo per l’uso di un rinforzatore in modo tale che la persona sappia per quanto tempo può usare quel determinato oggetto.

L'Importanza di un Ambiente Supportivo e Inclusivo

Gli interventi psico-sociali individuali, per essere davvero efficaci, dovrebbero essere accompagnati da azioni intraprese a livello della comunità e della società tutta, garantendo maggiori livelli di accessibilità, inclusività e supporto per tutti. In generale, chiunque nella vita quotidiana può impegnarsi nel rendere il proprio ambiente (lavorativo, sociale ecc.) più compatibile con le esigenze e sensibilità delle persone con Asperger, innanzitutto informandosi e parlando dell’argomento senza pregiudizi.

È importante sottolineare che ogni persona autistica può rispondere in modo diverso alle strategie di gestione: ciò che è regolativo per una persona può risultare stressante per un’altra. Quando è in corso una crisi, la priorità assoluta diventa garantire la sicurezza: mettere al sicuro la persona autistica, ridurre i rischi nell'ambiente, mantenere un tono di voce calmo e rassicurante. Una volta esaurito lo stimolo scatenante, la persona inizierà a calmarsi gradualmente.

Per una persona con sindrome di Asperger, semplicemente esistere nel mondo neurotipico può essere spesso estenuante. La comprensione, l'empatia e l'adattamento dell'ambiente circostante sono chiavi fondamentali per favorire il benessere e ridurre la frequenza e l'intensità delle crisi.

Inoltre, sembrano disinteressati a stringere rapporti di amicizia o di affetto con i coetanei. Un bambino con sindrome di Asperger spesso percepisce il mondo esterno come fonte di angoscia, se ne sente travolto, oppresso, ne vede le minacce che derivano dal caos. Cerca quindi conferme e soprattutto stabilità e protezione creandosi un suo circuito di abitudini. All’interno di questa visione un po’ minacciosa del mondo esterno, si situano anche le persone che lo abitano, inclusa la cerchia familiare.

È importante, inoltre, cercare di superare eventuali ossessioni e manie che possono presentarsi, aiutandolo a cercare un'attività in cui senta a suo agio. La terapia ABA (Applied behavioral analysis) è considerata una delle terapie più efficaci per la gestione della sindrome di Asperger.

La sindrome di Asperger - la cui esistenza è stata ufficializzata nel 1994 - è inquadrabile come una situazione simile all’autismo ad alto funzionamento. È importante sottolineare come non ci si debba fermare davanti ad una etichetta diagnostica, ma che una persona possiede caratteristiche personali differenti. Bisogna effettuare una analisi dei punti di forza e debolezza e ricordarsi che non bisogna solo lavorare su quelli di debolezza, ma potenziare quelli di forza.

È fondamentale riconoscere che lo shutdown non è un comportamento intenzionale, né un segno di disinteresse, ma una risposta automatica e protettiva del sistema nervoso in condizioni di sovraccarico estremo. Comprendere le dinamiche e i segnali precoci è essenziale per offrire supporto adeguato, evitando interventi coercitivi o interpretazioni errate.

È vero anche il contrario: molti Asperger non riescono a capire quando è il caso di offrire un contatto fisico, come un abbraccio, una carezza, una stretta di mano. Quello della socialità è un tema critico per gli Asperger. Le loro difficoltà nei rapporti sociali sono diretta conseguenza di quanto abbiamo visto sinora per la comunicazione e il contatto fisico. Aiutalo a notare i comportamenti goffi o inopportuni, senza colpevolizzarlo. Gli Asperger possono essere piuttosto goffi e, involontariamente, calpestare più di una convenzione sociale. Offrigli sempre una via d'uscita dalle situazioni sociali. Vuoi che partecipi a un evento insieme a te? Modula il tempo di permanenza in base alla sua esigenza di isolarsi dal contesto sociale. Insegnagli a presentarsi e a comunicare con le altre persone.

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