Quando un bambino incontra problemi con la cacca, è bene che un genitore affronti l’argomento con serenità ma anche con consapevolezza. I problemi con la cacca possono essere infatti diversi e le sfide che i bambini e i loro genitori si trovano ad affrontare sono molteplici e spesso complesse. La difficoltà potrebbe riguardare il fatto che il bambino tende a trattenerla oppure a farla in luoghi diversi dal vasino o dal wc; potrebbe essere un problema che dipende dalla volontà del bambino oppure al contrario essere un fenomeno involontario; il problema potrebbe sorgere prima di aver acquisito il controllo sfinterico oppure dopo; il bambino potrebbe avere problemi con la cacca transitori oppure sviluppare un vero e proprio disturbo che viene chiamato tecnicamente “Encopresi“. L’obiettivo di questo articolo è proprio chiarire meglio perché possono insorgere problemi con la cacca e capire qual è l’atteggiamento migliore che un genitore può avere per prevenire questo tipo di problema, analizzando le diverse sfaccettature che questo delicato percorso evolutivo può presentare.
L'Encopresi: Definizione e Criteri Diagnostici
L’Encopresi (o incontinenza fecale) nel Manuale diagnostico DSM IV e DSM 5 fa parte della categoria dei Disturbi dell’Evacuazione in cui rientra anche l’Enuresi (problemi con la pipì). Nello specifico, consiste nella fuoriuscita volontaria o involontaria di feci nei luoghi inappropriati, cioè diversi da wc o vasino. Perché si possa parlare di encopresi, non basta che il bambino si faccia la cacca addosso qualche volta; la difficoltà a trattenere le feci deve ripetersi per almeno una volta al mese durante tre mesi consecutivi, e non deve dipendere da altra patologia su base organica (es. megacolon o spina bifida) o dall’uso di medicinali (es. lassativi). Questa precisione diagnostica è fondamentale per distinguere un vero e proprio disturbo da difficoltà transitorie legate alla normale evoluzione del controllo sfinterico.

I problemi con la cacca non sempre rientrano in una categoria diagnostica come quella dell’Encopresi, in tutte le sue diverse manifestazioni. Potrebbe semplicemente trattarsi di difficoltà temporanee che possono insorgere per diversi motivi ma che possono risolversi in breve tempo. Tuttavia, sia che siamo in presenza di un disturbo, sia che le difficoltà siano solo iniziali, quello che fanno o non fanno i genitori è determinante nel favorire una risoluzione delle difficoltà. Per questo parleremo in modo più dettagliato del ruolo dei genitori nello sviluppo di problemi con la cacca come l’Encopresi.
La Psicomotricità e il Controllo Sfinterico: Un Percorso di Crescita
Il percorso di acquisizione del controllo sfinterico, che include la capacità di gestire la defecazione, è una tappa fondamentale nello sviluppo psicomotorio del bambino. Questo processo non è solo una questione fisiologica, ma coinvolge aspetti cognitivi, emotivi e relazionali. La psicomotricità, intesa come disciplina che considera il movimento e l'azione del bambino nella loro globalità e complessità, offre una prospettiva preziosa per comprendere e supportare queste sfide.
Quando un bambino mostra resistenza o difficoltà nel fare la cacca nel vasino o nel water, è importante considerare che questo comportamento può avere radici profonde. Come evidenziato da Silvia Iaccarino, psicomotricista, formatrice e fondatrice di PF06, "Si tratta, solitamente, di bambini/e che hanno dismesso il pannolino senza grosse fatiche rispetto alla pipì e che sono bloccati nel defecare senza di esso. Oppure di bambini/e che, nel passaggio al vasino, all’inizio facevano cacca e pipì nel vasino ma, da un certo punto in poi, hanno iniziato a rifiutarsi di farla lì a causa di uno o più episodi di costipazione." Questo blocco può generare stress e preoccupazione nei genitori per ovvi motivi igienici e di salute.
Possibili Cause del Rifiuto di Fare la Cacca nel Vasino o nel Water
Le ragioni per cui un bambino potrebbe rifiutarsi di fare la cacca nel vasino o nel water possono essere innumerevoli e spesso interconnesse. Tra le più comuni, identificate da esperti del settore, troviamo:
- Paura di crescere, diventare grande e abbandonare del tutto il pannolino: Il pannolino rappresenta una sicurezza e un legame con la fase infantile. Il suo abbandono, soprattutto per la defecazione, può essere vissuto come un passo troppo grande.
- Difficoltà nel lasciar andare, nel separarsi da una parte di sé: Le feci sono una parte del corpo del bambino. Il processo di defecazione implica una separazione, che può essere difficile da gestire emotivamente, soprattutto se il bambino ha già avuto esperienze negative.
- Ansia da prestazione: La pressione, anche involontaria, da parte degli adulti riguardo all'uso del vasino o del water può generare ansia. "L’insistenza spesso genera resistenza, per cui, più insistiamo e sottolineiamo la questione, più rischiamo che tutto si complichi," sottolinea Iaccarino.
- Autoaffermazione: I bambini piccoli hanno un controllo limitato sulla loro vita quotidiana. Il corpo diventa il loro territorio, il luogo su cui hanno piena giurisdizione. A volte, le difficoltà con la fisiologia sono un modo inconsapevole per affermare la propria volontà quando si sentono spinti o manipolati dagli adulti.
- Questioni legate alla sensorialità: Alcuni bambini possono essere ipo o ipersensibili a determinate sensazioni legate al contatto con le feci, alla posizione sul vasino, o all'ambiente del bagno.
- Dolore fisico: Questa è una causa molto comune e significativa. "In taluni casi, la difficoltà a fare la cacca nel vasino/water si instaura dopo un episodio in cui il bambino/a ha avuto feci dure che hanno causato dolore durante l’evacuazione. Il bambino o la bambina, temendo di provare nuovamente quella sensazione, inizia a trattenere le feci e a rifiutarsi di farle nel vasino o nel water," spiega Iaccarino. Questo può portare a un circolo vizioso: più il bambino trattiene, più le feci si induriscono, più diventa difficile evacuare.

Il Circolo Vizioso della Stitichezza e la Costipazione da "Trabocco"
Un aspetto cruciale da comprendere è il circolo vizioso che si instaura quando un bambino trattiene le feci. Più a lungo le feci rimangono nell'intestino, più diventano dure e difficili da espellere. Questo può portare a episodi dolorosi, che a loro volta aumentano la paura e la resistenza del bambino a defecare.
In questi casi, si può sviluppare la cosiddetta "costipazione da trabocco". Le feci acquose e molli riescono a passare attorno alle feci dure accumulate, simulando un episodio di diarrea. Il bambino, non potendo controllare queste perdite, si sporca le mutandine. I genitori, giustamente preoccupati, possono aumentare il "pressing", peggiorando ulteriormente la situazione. "I muscoli che controllano le viscere si allungano eccessivamente," il che rende difficile per il bambino controllare la fuoriuscita di feci liquide.
L'Autismo e le Difficoltà Intestinali
Per i bambini autistici, le problematiche intestinali, inclusa la stitichezza, possono essere particolarmente prevalenti. Si stima che circa il 5-30% dei bambini in generale soffra di stitichezza, ma questa percentuale può essere più alta nei soggetti autistici. Questo è spesso legato a una disabilità nell'area della consapevolezza interocettiva, ovvero la capacità di percepire le sensazioni provenienti dall'interno del proprio corpo. "Le persone autistiche tendono ad avere disabilità in quest’area," il che significa che potrebbero non avvertire o interpretare correttamente il segnale di "intestino pieno".
Il trattamento della stitichezza in questi casi richiede un approccio bifasico: prima la rimozione del blocco fecale (spesso tramite clisteri o simili) e poi un protocollo di mantenimento per prevenire il ripetersi del problema. È importante notare che "a alcuni genitori non piace il pensiero di usare farmaci, ma se l’intestino crasso è continuamente sollecitato dalla stitichezza, può perdere la motilità." La paura di fare la cacca, in questo contesto, diventa un fattore scatenante significativo.
Le perdite fecali involontarie, che avvengono "senza alcun controllo o scelta in merito," possono essere fonte di grande disagio per il bambino e per i genitori, che temono il "gioco fecale" (manipolazione delle proprie feci) in pubblico o a scuola. Questo comportamento, sebbene sconvolgente, ha spesso radici profonde e richiede un approccio individualizzato. "Le strategie dovranno essere individualizzate poiché ogni persona ha la propria ragione per giocare con le feci," e "i genitori dovranno lavorare con tutti coloro che sono coinvolti con il loro bambino (squadra scolastica, tutori, membri della famiglia) per fare in modo che tutti utilizzino lo stesso approccio."
20 strategie per bambini con disturbo da deficit di attenzione e iperattività
Il Ruolo Cruciale dei Genitori: Strategie e Approcci
Ciò che fanno o non fanno i genitori è determinante nel favorire una risoluzione delle difficoltà legate alla cacca. Un atteggiamento sereno e consapevole è fondamentale.
1. Evitare Pressione e Ansia: Come sottolineato da numerosi professionisti, la pressione genitoriale può peggiorare la situazione. "Capisco quanto possa essere frustrante e preoccupante affrontare questa situazione con vostro figlio," ma è essenziale "mantenere un ambiente il più possibile rilassato e privo di pressione per il bambino." L'ansia dei genitori può essere percepita dal bambino, aumentando il suo disagio.
2. Creare una Routine Regolare: Stabilire una routine per andare in bagno, magari dopo i pasti, può aiutare il bambino a regolarizzare i propri ritmi fisiologici. "Cercate di stabilire una routine regolare per i momenti in cui vostro figlio dovrebbe usare il bagno."
3. Rinforzo Positivo e Premi: Lodare i successi del bambino, anche piccoli, può essere un potente strumento motivazionale. "Incoraggia i successi con complimenti o piccoli premi, così tuo figlio si sentirà motivato." Tuttavia, è importante che le lodi siano "moderate" e non enfatiche, per evitare di creare ulteriore ansia da prestazione.
4. Accogliere la Regressione e Offrire Supporto: In alcuni casi, permettere al bambino di "regredire" temporaneamente, ad esempio reintroducendo il pannolino solo per la cacca, può sciogliere la tensione. "Non si tratta di fare un passo indietro, ma di accogliere la fatica del bambino/a e di agevolare la sua serenità in questo delicato momento."
5. Comunicazione Positiva e Non Verbale: Evitare di connotare le feci come qualcosa di "sgradevole e disgustoso" fin dai primi mesi è cruciale. Anche il linguaggio non verbale conta: "evitare di mostrare disgusto, ridicolizzare o mettere in imbarazzo il bambino/a per la sua produzione corporea."
6. Essere Pazienti e Comprensivi: "La pazienza e la comprensione sono fondamentali in queste situazioni." Il percorso di apprendimento è individuale e ogni bambino ha i propri tempi.
7. Osservare e Anticipare i Segnali: "Identificare i ritmi fisiologici del bambino, gli orari in cui accade e anticiparli di 15 minuti, portandolo al bagno e facendolo stare seduto sul water per qualche minuto (senza forzare)." Anche "intuire i segnali preventivi (si sforza, si accovaccia)" può essere d'aiuto.
8. Coinvolgere il Pediatra e gli Specialisti: Se i problemi persistono, è fondamentale rivolgersi al pediatra. "Rivolgiti a un medico se i problemi di evacuazione persistono." In alcuni casi, può essere utile una consulenza con uno psicologo infantile o un esperto in sviluppo pediatrico.
Il Gioco e la Psicomotricità come Strumenti di Supporto
Il gioco e l'attività psicomotoria possono svolgere un ruolo significativo nell'aiutare i bambini a superare le difficoltà legate alla cacca. L'approccio ludico può rendere il momento della defecazione meno ansiogeno e più naturale.

Un esempio pratico viene dall'esperienza di una psicomotricista che ha trasformato la parola "cacca" in un gioco: "Una mattina in cerchio ho detto ai bambini: 'Oggi parliamo di una cosa importantissima, oggi parliamo di cacca!', alcuni sono scoppiati a ridere… Ho iniziato a usare la parola incriminata anche io: 'Maestra cosa fai?' 'La cacca!' e giù a ridere di nuovo. Ecco fatto! Ridere, il segreto è ridere. Che dire, nel giro di due giorni tutto è rientrato." Questo approccio de-drammatizza l'argomento e riduce l'imbarazzo associato.
Inoltre, la psicomotricità può aiutare il bambino a:
- Sviluppare la consapevolezza corporea: Attraverso il movimento e l'esplorazione del proprio corpo, il bambino impara a riconoscere le sensazioni interne, inclusa la necessità di evacuare.
- Gestire le emozioni: Attività ludiche possono aiutare il bambino a esprimere e gestire le emozioni legate alla defecazione, come la paura o l'ansia.
- Sentirsi sicuro e competente: Un ambiente psicomotorio protetto e non giudicante permette al bambino di sperimentare e apprendere senza timore di sbagliare.
Considerazioni Pediatriche e Cliniche
È importante distinguere tra difficoltà transitorie e disturbi conclamati. Il pediatra gioca un ruolo chiave in questa valutazione. Come evidenziato da alcuni interventi, "il fatto che il pediatra vi abbia rassicurati dicendo che non è un problema fino ai 5 anni è un buon segno. Questo indica che, dal punto di vista medico, non ci sono motivi di preoccupazione immediata."
Tuttavia, se i problemi persistono, è consigliabile approfondire. "Potrebbe essere utile parlare di nuovo con il pediatra o consultare uno specialista in sviluppo infantile." Talvolta, "un piccolo esempio è quando i figli smettono di dormire sul letto coi genitori, ma di certo non è il vostro caso… correzioni delle dinamiche famigliari… tali difficoltà si risolvono in tempi brevi."
La ricerca scientifica supporta l'importanza di un approccio attento. Uno studio americano ha rilevato che "il rifiuto di defecare nel water si è verificato in un bambino su cinque." Inoltre, "l’incapacità dei genitori di fissare limiti per il bambino (P = .017) e il rifiuto di defecare nel vasino o water." Questo evidenzia come la gestione genitoriale sia un fattore cruciale.
Un altro studio ha suggerito che "i bambini diventano consapevoli della connotazione negativa che le feci hanno nella nostra cultura attraverso segnali verbali e non verbali dei genitori. Questo, a sua volta, fa sì che i bambini provino vergogna e imbarazzo quando defecano, portandoli a nascondersi quando defecano nel pannolino."
Conclusione Provvisoria: Un Viaggio di Pazienza e Comprensione
Affrontare i problemi legati alla cacca nel gioco psicomotorio richiede un approccio multifattoriale, che tenga conto degli aspetti fisiologici, psicologici ed emotivi del bambino. La serenità, la pazienza e una comunicazione aperta e positiva da parte dei genitori sono essenziali. Comprendere le possibili cause sottostanti, evitare pressioni inutili e, quando necessario, rivolgersi a professionisti qualificati, sono passi fondamentali per aiutare il bambino a superare queste sfide e a raggiungere una piena autonomia e benessere. Il percorso è un viaggio, non una gara, e ogni piccolo passo verso la comprensione e la soluzione è un successo.