La perversione, come dimostrato da Sigmund Freud, si manifesta in un radicale rifiuto di confrontarsi con la castrazione. Non si tratta di una semplice negazione, ma di un complesso meccanismo di "Verleugnung", un ripudio della realtà della castrazione, che si traduce in un "non è vero che non c'è il fallo lì dove non posso fare a meno di volere che ci sia". Jacques Lacan, approfondendo la questione dal punto di vista della "castrazione della madre", evidenzia come il perverso sia incapace di tollerare che l'Altro sia "bucato", mancante, e che tale mancanza possa costituire un limite al proprio godimento. Il godimento perverso, infatti, deve essere prelevato "nel luogo dell'Altro", e non può sopportare di essere interdetto dalle ragioni dell'Altro, poiché ciò significherebbe che il proprio piacere potrebbe trovare un limite nel desiderio altrui.

Il perverso utilizza la "Verleugnung" per salvaguardare il proprio godimento dall'interruzione del desiderio dell'Altro. La sua posizione è radicale: "il tuo desiderio si oppone al mio interesse? Disturba la stabilità della mia posizione e la certezza delle mie convinzioni? Bene, neanche mi chiedo il perché, faccio prima a rigettarlo di sana pianta, non ne tengo alcun conto, per il semplicissimo motivo che esiste una sola posizione, la mia." Questa indifferenza alle ragioni dell'Altro, a differenza della sofferenza del nevrotico, si traduce in una sostanziale indifferenza alla realtà. Il perverso non ammette il disaccordo, ma lo nega categoricamente: "non è vero che tu non sei d'accordo con me", confondendo e destabilizzando la realtà nell'Altro. È una "doppia negazione" che postula un universo monolitico, in cui esiste un'unica verità: la propria. Questa è la posizione di godimento perversa, che si manifesta in ogni comportamento volto a disconoscere le istanze altrui quando queste rappresentano un limite al godimento soggettivo.
Un esempio lampante di tale dinamica si osserva nelle relazioni di coppia, come nel caso di un partner che rifiuta di accettare il desiderio dell'altro di separarsi, persistendo nel mantenerlo nel ruolo di partner. Lo stalking è una chiara manifestazione di questo comportamento perverso, in cui il rapporto non può essere interrotto perché si fonda sulla complicità inconscia di distruggere la castrazione, ovvero il desiderio come causa del legame, per sostituirlo con il godimento. Questo perversamente evita il rischio, insopportabile per il perverso, di amare. Il patto diabolico si instaura quando il godimento nel plagiare l'Altro si incastra con il godimento dell'Altro nel farsi plagiare. Tale complicità, che si estende a gruppi, associazioni, istituzioni e sette, mira a costruire e difendere l'unica Verità possibile: l'assenza di castrazione in ciascuno. Uscirne è quasi impossibile, poiché l'angoscia che ne deriverebbe cementa il patto perverso, e il rischio di terribili ritorsioni, persino omicidi, incombe su chiunque tenti di sottrarsi, poiché rompere il patto significa infliggere la pena insopportabile della castrazione. I femminicidi, le azioni della Santa Inquisizione, i roghi e le Crociate ne sono tragici esempi. Le moderne "crociate" contro ogni posizione discordante, imposte anche sotto minaccia di morte, ripropongono questa dinamica perversa in forme attuali di stalking sistematico. In sintesi, è perverso ogni atteggiamento che si basi sul disconoscimento della separazione tra gli esseri, fondamento dell'amore e della vita.
L'Inesistenza del Rapporto Sessuale e la Ricerca dell'Amore
Jacques Lacan, celebre psicoanalista francese, ha notoriamente affermato che "il rapporto sessuale non esiste". Questa affermazione si basa sull'osservazione che uomini e donne raramente raggiungono un livello di profonda compenetrazione reciproca durante l'atto sessuale, specialmente in assenza di sentimenti intensi e corrisposti. L'uomo è attratto dal "pezzo" di corpo della donna, da quel "divino dettaglio" che rivela la nostalgia per il primo oggetto d'amore, la madre, ciò che Lacan definisce oggetto "piccolo a". Questa focalizzazione sull'oggetto parziale impedisce l'incontro con la particolarità dell'altro, pur essendo difficilmente separabile dalla domanda d'amore.
La donna, liberata dalla "schiavitù dell'organo genitale", gode di una maggiore possibilità di godimento, esponendosi all'infinito e sganciandosi dalla tirannia del "pezzo". Tuttavia, questa apertura alla relazione la espone alla ricerca di conferme del proprio essere nel desiderio dell'altro. Si delinea così una dissimmetria fondamentale: da un lato, la ricerca del "pezzo" nella sessualità maschile; dall'altro, la domanda d'amore nella sessualità femminile.

Ciò che può compensare questa dissimmetria è l'amore corrisposto. L'amore permette all'amante di essere anche l'amato, favorendo l'incontro tra i soggetti. Si ama l'eterogeneità, la diversità reale dell'altro, un processo che l'esposizione alla contingenza della vita rende possibile. Nonostante la celebre frase di una canzone che recita "l'amore poi non c'è", e la frequente affermazione lacaniana sull'inesistenza del rapporto sessuale, cosa rimane quando parliamo di amore?
Film come "Storia di un matrimonio", "Annette" e "Malcom e Marie" esplorano le dinamiche complesse delle relazioni amorose attraverso accesi scontri verbali tra i protagonisti. Questi dialoghi, e i silenzi che li accompagnano, possono essere interpretati come un modo di articolare il "non rapporto" su cui Lacan insiste. Smettere di litigare, affrontare i battibecchi, autorizzarsi a parlare in situazioni apparentemente impossibili, potrebbe essere un effetto dell'accettazione del fatto che non esiste rapporto sessuale, né un incastro perfetto tra due persone.
L'Atto Amoroso e la Complessità dell'Incontro
Esiste un collegamento tra l'innamoramento, il donarsi all'amore e il concetto di "atto" sviluppato da Lacan? L'innamoramento, il fidanzarsi, l'interesse per una persona, avvengono in un secondo tempo rispetto all'incontro iniziale che ci ha intrigato. L'innamoramento non è padroneggiabile; accade, fuori dalla nostra consapevolezza, attraverso di noi, proprio come un atto.
Cosa innesca la possibilità di un legame amoroso? Un incontro produce un innamoramento, un intreccio che lega due persone. Segue poi un "tempo due", quello della consapevolezza e della rappresentazione, in cui ci si rende conto di non poter fare a meno di quella persona. A questo punto, subentra il sintomo e il funzionamento specifico di ogni soggetto. Cosa farsene di ciò che ci è capitato? Cosa farsene degli effetti di questo incontro? Il "terzo tempo" potrebbe essere il tempo della responsabilità, una sorta di rettifica. Si potrebbe ipotizzare un parallelismo tra le fasi della conduzione di una cura psicoanalitica e le fasi di un legame d'amore.
In questo contesto, le app di incontri e gli algoritmi si configurano come strumenti per ovviare alla complessità dell'incontro. I filtri di ricerca sembrano proteggere dalla possibilità di incontrare ciò che non piace, ciò che non corrisponde alle proprie idee o preferenze. Tuttavia, si ascoltano sempre più lamentele riguardo all'incapacità di provare le emozioni attese, nonostante la persona incontrata possieda tutte le caratteristiche ricercate. Come è possibile che non piaccia? L'idea di "qualcosa in comune", di ciò che unisce, l'"agalma" della relazione, sembra essere diventato un prerequisito, anziché il prodotto finale di una costruzione. Questa inversione crea un cortocircuito, non lasciando spazio all'imprevisto, alla scoperta, alla frustrazione e alla conoscenza profonda di una persona.
Amore nell’Era Digitale: Gli Algoritmi Stanno Manipolando le Tue Relazioni?
La Storia dell'Amore: Tra Amor Cortese e Desiderio Inespresso
Lacan, nel suo seminario, esplora le diverse forme storiche dell'amore, dall'amor cortese all'amore cristiano, divino e antico. L'amor cortese, definito come una "scolastica dell'amore infelice", si caratterizza per uno scollamento tra la glorificazione della Dama e la sua posizione sociale reale. La struttura dell'amor cortese introduce l'oggetto femminile attraverso la "privazione" e l'"inaccessibilità". La Dama, spesso descritta come grassottella, elemento di sex appeal all'epoca, mancava di sostanza reale. In questo solco si colloca la poesia di Dante, che trasforma Beatrice in un'allegoria della filosofia, privandola della sua "musica".
La "crudeltà" della Dama, un topos presente anche in canzoni napoletane del Settecento, serve a sublimare il desiderio sessuale. La molla di questa sublimazione risiede nella richiesta di privazione di qualcosa di reale, ottenuta attraverso un partner "inumano", caratterizzato da un'arbitrarietà assoluta e da richieste di prova d'amore crudele. Antigone, rinunciando alle nozze per un destino tragico, incarna questa figura inflessibile, collocandosi al di fuori della sessualità per trasformarsi in funzione.
L'amor cortese si ispira all'Ars Amandi di Ovidio, pur apparendo distante dalla sua esplicita ricerca del godimento. Lacan suggerisce che alcuni significanti ovidiani vengono estrapolati e riadattati in un nuovo contesto, assumendo significazioni differenti. L'amor cortese traduce la "milizia" ovidiana - l'arte di approcciare le signore - in attesa, rinuncia e "piaceri preliminari", assimilabili all'intenzione dell'impossibile. Il saluto, il bere, il parlare, il bacio, fino a pratiche definite "le donne marcì", rappresentano tappe di questo percorso.
Un altro paradosso risiede nel fatto che testi ascetici dell'amor cortese si ispirino all'Ars Amandi, guida ai bordelli di Roma. Lacan spiega questo apparente contrasto attraverso la nozione di "sistema significante": i significanti estratti dal testo di Ovidio acquisiscono una nuova significazione in un contesto diverso. Questo sistema significante, costruito artificialmente, risponde a una necessità interna all'amore e può portare alla scrittura di testi come "L'amor fou" di Breton. L'amor cortese, in questo senso, assomiglia a un ordine feudale, una visione del mondo che ordina e regola l'esistenza, senza essere una mera rettifica dell'amore divino.
L'Amore Incertezza e l'Atopia del Desiderio
Il titolo "Eppure, l'amore. Elogio dell'incerto" di Alexandra Kohan racchiude in sé una profonda riflessione sull'amore come evento che accade "contro tempo e contro ogni volontà, in una incertezza costitutiva, elevata a sua unica legge". L'amore, in questa prospettiva, è una conquista in perenne divenire, che si riscrive nell'incerto. È una messa a nudo dalle conseguenze incalcolabili che esige l'azzardo dell'incontro.
Il libro non mira a definire "cosa sia l'amore", ma a esplorare "il modo in cui l'amore si dice o, meglio, si scrive", specialmente nella poesia che sconfina i limiti del linguaggio. L'amore esplorato da Kohan è un evento dalle venature erotiche, tinto di desiderio, le cui leggi contraddicono il discorso attuale che tende a "addomesticarlo", a ridurlo a un sistema esatto, privo di rischi. L'amore, al contrario, è un'esperienza interiore, un percorso di formazione.
Sul crinale dell'amore, si gioca la partita tra il discorso dell'analista e quello del capitalista. Kohan intreccia poesia, politica, e il pensiero di autori come Roland Barthes e Jacques Lacan. L'obiettivo è distinguere l'amore dall'"igienismo" contemporaneo che lo vorrebbe asettico e privo di scosse. L'atopia lacaniana, la logica del frammento di Barthes, sono strumenti per navigare questo spazio "atopico" del discorso amoroso, un luogo scomodo, decentrato, sfasato.

Il Transfert e l'Amore: Un Legame Indissolubile
L'analisi, come esercizio erotico, non può prescindere dall'amore. Il transfert, in particolare, è un "amore reale, non diverso da quello al di fuori del transfert". La psicoanalisi nasce da questa consapevolezza, con Freud che, a differenza di Breuer di fronte al caso Anna O., non si ritrae di fronte a Eros, ma se ne serve. Lacan, partendo da questa base, scioglie il dilemma morale in un'etica del desiderio, spingendo l'analizzante a confrontarsi con la mancanza per ritrovare la sua singolare cifra soggettiva.
L'amore di transfert diventa così una strada verso il desiderio. La rilettura del Simposio di Platone da parte di Lacan, con l'irruzione di Alcibiade, rinnova la sua riflessione. La disparità e l'atopia emergono come chiavi per ripensare l'amore di transfert. Alcibiade irrompe con la vita, l'erotismo e la bellezza, destabilizzando l'ordine simbolico e provocando Socrate a dichiarare il suo desiderio. L'elogio dell'amore ideale viene sostituito dall'elogio del vicino, dall'amore in atto, dall'altro come oggetto reale di desiderio.
La disparità crea due posizioni asimmetriche: l'amante (desiderante) e l'amato (desiderato). Questa disparità, un "inedito modo di pensare le relazioni amorose", smonta i sistemi di fusione e incollamento. Il desiderio si fonda su un "agalma", un oggetto indefinibile, estraneo, singolare. L'amato irradia questo oggetto senza saperlo, mentre l'amante non saprebbe definirlo. Il desiderio riposa su questo fondo di non sapere. La disparità scava anche un fossato tra l'oggetto intravisto e la sua reale fattura: l'oggetto dell'altro non è ciò che manca al soggetto. Questa dissonanza crea una sfasatura, in cui l'amato non colmerà l'amante, ma rilancerà il desiderio. L'oggetto che accende il desiderio non è lì per essere posseduto, ma per scatenarlo.
Il desiderio apre nell'amore uno spazio movimentato, scardina l'ideologia che immobilizza la coppia in un ideale atrofico di armonia. Il discorso di coppia si distingue dal discorso amoroso, in cui Eros scrive "quello spazio impossibile da suturare, da saturare, da far coincidere". L'agalma è un oggetto atopico, irrompe "fuori tempo e fuori luogo", disegnando uno spazio dalle coordinate scomode, decentrate, sfasate. L'atopia, votata all'amore a uno spazio linguistico poetico, inesauribile perché indeterminato, contrasta con il discorso capitalista che tende a imbrigliare l'incalcolabile, a depotenziarne la carica eversiva, trasformando il godimento in merce.
La Lingua dell'Amore e la Differenza tra i Sessi
Lacan sostiene che "parlar d'amore è di per sé un godimento", e il "godimento fuori corpo è godimento della parola". Nel suo insegnamento, Jacques-Alain Miller sottolinea come il "godimento femminile supplementare" sia presente nel significante, un godimento che richiede che il suo oggetto parli. Uomini e donne, nei "parlesseri", costruiscono velature sull'inesistenza del rapporto sessuale per far sì che il godimento del corpo sia riproposto nel circuito del senso, in relazione all'Altro, all'inconscio.

Uomini e donne, nella loro differenza, interpretano il gioco dei sembianti. La donna, attraverso il velo, incarna la mascherata, mostrando e nascondendo al contempo. L'uomo la colloca nel campo del fantasma, simulacro dell'oggetto causa che veicola il suo desiderio. La donna, esposta all'illimitatezza del proprio godimento, non ritrova nel corpo una collocazione d'organo che limiti e indichi il luogo della castrazione. La domanda d'amore, con il suo carattere "assoluto, infinito", fluttua verso il godimento senza limite, producendo "ravage".
La "depatologizzazione lacaniana" evidenzia i bordi del modo di godimento, permettendo di bordare il godimento nell'erotomania. L'erotomania delirante mette in scacco la metafora dell'amore nel "non rimosso della posizione dell'amato e l'impossibile assunzione di quella dell'amante".
L'Amore come Dono e la Sfida dell'Alterità
L'amore, secondo Lacan, è "dare ciò che non si ha a qualcuno che non lo vuole". Questa formula mette in gioco una o due mancanze, derivanti dalla castrazione. Donare ciò che non si ha implica una forma di imposizione, un rifiuto di ricevere ciò che non si desidera. La mancanza deve rimanere tale, poiché "nulla si adatta".
Tra una donna e un uomo, la donna si avvicina all'uomo come portatore del fallo, cercando di definirsi come donna. Questo non le impedisce di "castrarlo" metaforicamente. Amare, in questo senso, è "fallicizzare", far sì che il partner porti un sigillo di valore fallico. Essere amati, d'altra parte, è "castrare" colui che ama, poiché la mancanza dal lato dell'avere può animare il desiderio. Il fallo, con il suo "buco", serve a orientare la donna nella ricerca della sua femminilità e a castrare l'uomo, mobilitandolo ad amarla.
Le "prove di forza" dell'amore attraversano relazioni come quella tra Paul e Camille nel film "Il disprezzo". La crisi coniugale si innesca quando Paul accetta di scrivere una sceneggiatura semplicistica, e Camille si sente sminuita nel proprio valore. La sua reazione a questa presunta "bugia" d'amore rivela la complessità del legame, dove la percezione di non essere amati per sé stessi porta a una profonda crisi.
Il transfert, inteso come movimento transferale tra l'analizzante e l'inconscio, è assimilabile all'amore. L'analizzante è invitato ad amare il proprio inconscio per stabilire un rapporto simbolico. L'inconscio, ciò che manca al soggetto, attiva il movimento di ricerca. L'amore è dunque ricerca di un "oggetto" che si possiede mai del tutto, un legame intimo e inafferrabile. L'analogia tra amore e transfert risiede in questa ricerca di un oggetto perduto, di un "qualcosa che non si afferra mai".