Heinz Kohut, psicoanalista austriaco nato a Vienna nel 1913 e scomparso a Chicago nel 1981, ha rivoluzionato il panorama della psicoanalisi con la sua teoria della "psicologia del Sé". Dopo aver completato gli studi in neurologia e aver intrapreso la sua analisi con A. Aichorn, Kohut emigrò negli Stati Uniti nel 1940. Qui, si specializzò in neuropsichiatria presso l'Università di Chicago, dove in seguito ricoprì la cattedra di Psichiatria. La sua formazione psicoanalitica proseguì presso l'Istituto Psicoanalitico di Chicago, dove assunse ruoli significativi nella didattica e nella ricerca.
Fin dai suoi primi scritti, pur inseriti nel solco della psicoanalisi classica, Kohut pose al centro della sua riflessione clinica i concetti di empatia e introspezione. Il suo lavoro con pazienti gravemente disturbati, considerati precedentemente inaccessibili al trattamento analitico, lo condusse allo sviluppo di un modello teorico e clinico innovativo: la psicologia psicoanalitica del Sé. Questo approccio si discostava dalla teoria classica del narcisismo, proponendo una nuova comprensione delle sue diverse forme e trasformazioni, come evidenziato nei suoi lavori "Psychoanalytic treatment of narcissistic personality disorders" (1968) e "The restoration of the self" (1977).

Attorno a Kohut si formò un gruppo di studiosi e colleghi, tra cui J. Gedo, D. Marcus, E. Shane e A. Goldberg, interessati ad approfondire le tematiche della sua nuova teorizzazione. Kohut sosteneva la compatibilità delle sue modifiche tecniche con il modello pulsionale freudiano e la psicologia dell'Io di H. Hartmann. Tuttavia, nel 1977, con la pubblicazione di "The restoration of the self", Kohut propose una revisione sostanziale della metapsicologia classica. Egli criticò la sua fondazione su una filosofia della scienza ottocentesca, che postula la possibilità di riconoscere una "realtà oggettiva", e l'arbitraria scissione tra soggetto osservante e oggetto osservato nell'indagine psicoanalitica. Per Kohut, la situazione psicoanalitica è caratterizzata dall'osservazione partecipe del terapeuta e dalla definizione della psicoanalisi come "lo studio del comportamento umano, che procede sulla base di introspezione ed empatia".
Definì il suo approccio come "psicologia del Sé allargata", sottolineando che non si trattava di una semplice correzione del modello classico, ma di un modello radicalmente nuovo incentrato sul concetto di Sé, inteso come "un centro di iniziative e un contenuto di impressioni" (1977) e "locus di relazioni".
Il Concetto di Sé e i suoi Bisogni Narcisistici
La psicologia del Sé di Kohut pone al centro la nozione di "Sé" come nucleo fondamentale dell'individuo. Il Sé si struttura e raggiunge la sua coesione interna attraverso le funzioni relazionali esperite con gli "oggetti-Sé". La sopravvivenza psicologica, sia del bambino che dell'adulto, dipende dalla presenza di questi oggetti-Sé, che rispondono empaticamente ai bisogni personali.
Kohut elabora una teoria della mente che si allontana progressivamente dall'ambito pulsionale, considerando la realizzazione e la coesione del Sé come proprietà motivazionali primarie. La motivazione umana fondamentale, secondo Kohut, è il raggiungimento dell'equilibrio e dell'autorealizzazione del Sé in termini di coesione interna. Le forze che sottendono la realizzazione personale sono rappresentate da ideali, ambizioni, valori e talenti individuali. Affinché il Sé possa sperimentare la propria soggettività, è necessario fare esperienza di "rispecchiamento empatico" da parte delle figure di riferimento e, contemporaneamente, sentirsi parte del cosmo umano attraverso la "gemellarità".
L'esperienza relazionale con specifici oggetti-Sé permette la formazione del nucleo strutturale personale. Le funzioni dell'oggetto-Sé sono esplicitate da persone reali e riguardano le funzioni genitoriali di rispecchiamento, idealizzazione e gemellarità, vissute anche nelle traslazioni terapeutiche. Il ritiro degli investimenti idealizzanti, dovuto a delusioni di lieve entità e non traumatiche, consente una progressiva e graduale interiorizzazione di singoli aspetti dell'oggetto idealizzato. Sono i valori interni, i principi, gli ideali, le mete, le ambizioni e i talenti a strutturare l'identità. Il sentire l'appartenenza al genere umano (gemellarità) attiva e struttura il Sé, rendendolo partecipe alla propria esistenza inserita in un contesto di altre esistenze.
Nella prima teorizzazione, l'area del Sé danneggiato nel polo intermedio, nel settore talenti e capacità, cerca oggetti disponibili per garantire l'esperienza rassicurante di una sostanziale somiglianza (traslazione gemellare o di alter ego). Questo era considerato un sottogruppo della traslazione speculare. Il bisogno di sperimentare oggetti-Sé subisce una maturazione che dura per tutta la vita. Se il Sé è carente nelle risposte degli oggetti-Sé, la sua condizione si aggrava e risulta gravemente impoverito.

Una funzione indispensabile del caregiver o dell'oggetto-Sé è la funzione empatica e di rispecchiamento, poiché in questo modo si avvia il processo di crescita e maturazione consono alla propria persona. L'empatia, definita da Kohut come "introspezione vicariante", è la capacità di immedesimarsi nel mondo dell'altro attraverso la risonanza affettiva che il mondo interno dell'altro suscita. Questo richiede una grande capacità introspettiva e una rispondenza empatica; attraverso tale comprensione si costruisce una nuova relazione che fornisce esperienze rispecchianti e funzionali per il proprio Sé e la propria identità.
Kohut spiega l'importanza funzionale degli "oggetti-Sé", indispensabili per tutta la vita, e afferma che a seconda delle qualità delle interazioni tra il Sé e i suoi oggetti nell'infanzia (relazioni Sé/oggetto-Sé), esso emergerà come una struttura solida e sana o più o meno gravemente danneggiata.
L'Oggetto-Sé Idealizzante e la Traslazione
L'"oggetto-Sé" idealizzante (imago parentale idealizzata) esplica la funzione fusionale che il bambino solitamente ha nei confronti del padre, specialmente nella fase edipica. Tale fusione si riferisce alla possibilità del bambino di confondersi e ammirare la figura paterna, attribuibile a immagini di calma e onnipotenza, per costruire fiduciosi ideali-guida indispensabili per la propria sicurezza. Tramite la cosiddetta "interiorizzazione trasmutante", la funzione di tale oggetto contribuisce a creare struttura interna e fornisce il senso di fiducia e sicurezza interna per tutta la vita.
Quando la relazione con l'oggetto idealizzato è stata disturbata precocemente, si determina una vulnerabilità narcisistica diffusa con l'incapacità di mantenere un adeguato equilibrio psico-fisico. Quando le vicende traumatiche nella relazione con l'oggetto sono intervenute successivamente, ma ancora nella fase pre-edipica, si manifestano difficoltà nell'incanalamento degli impulsi e la sintomatologia è spesso legata alla sfera sessuale (come nelle prime teorizzazioni). Quando le delusioni traumatiche sono intervenute nella fase edipica, si assiste a un bisogno continuo di un oggetto da idealizzare e da cui ricevere approvazione.
Nello sviluppo normale, gli investimenti idealizzanti vengono progressivamente interiorizzati e si trasformano gradualmente in una stabile idealizzazione del Super-Io, dei valori e dei principi che ne costituiscono i contenuti. Nei disturbi narcisistici, le caratteristiche della traslazione idealizzante sono correlate al periodo in cui il processo di sviluppo del narcisismo idealizzante si è bloccato a causa dell'esperienza traumatica con l'oggetto-Sé idealizzato. Anche gli "ideali" sono fonte di fiducia, sicurezza e calma. La vicinanza fisica, il contatto con corpi rilassati quando si veniva tenuti in braccio, permettono un sostegno sano.
I comportamenti sintomatici vanno ricondotti a bisogni arcaici non soddisfatti; droga e alcol sono probabilmente oggetti arcaici non separati da sé, fusi con esso per sopperire a una carenza di oggetto-Sé. Tali oggetti arcaici sottolineano il fallimento degli stessi e costituiscono la compensazione dei vuoti del Sé. La stigmatizzazione o il giudizio accentuano la rimozione dei bisogni che ne sono all'origine, impedendone l'espressione e rendendoli così definitivamente non elaborabili.
La comprensione della funzione protettiva della relazione con gli oggetti arcaici riguarda la possibilità di evitare le angosce di disintegrazione. Le manifestazioni sintomatiche permettono ai bisogni narcisistici di affiorare e di trovare nella relazione terapeutica una nuova possibilità di evoluzione. I deficit strutturali bloccano queste persone a configurazioni arcaiche del Sé grandioso oppure a oggetti arcaici sopravvalutati e investiti di libido narcisistica (fissati e non integrati).

Kohut, stimolato dalla clinica, amplia il concetto di persona, la umanizza, cercando di comprendere la soggettività e la formazione della sua struttura personale. Le traslazioni terapeutiche e l'empatia come strumento terapeutico offrono alla persona una nuova possibilità esperienziale e relazionale.
La Cura Psicoanalitica secondo Kohut
Nella sua opera "La cura psicoanalitica" (How Does Analysis Cure?, 1984), Kohut sostiene che l'esperienza clinica gli ha insegnato quanto sia errato guidare il paziente all'analisi di traumi precoci in modo diretto. Il punto cruciale dello sviluppo successivo, quando il Sé ricerca nuovamente quelle risposte "da persone reali" (o esperienze) che avrebbero rafforzato la sua coesione, viene rivissuto nelle decisive traslazioni che avvengono in analisi. I processi di elaborazione così avviati determineranno la formazione di un Sé strutturalmente completo e coeso. La relazione terapeutica permette una nuova visione della propria identità, più strutturata e consapevole.
Fondamentale per costruire un Sé sano è l'armonia di base tra il Sé e i suoi oggetti-Sé. In secondo luogo, devono verificarsi da parte dell'oggetto-Sé alcune carenze (che Kohut identifica nelle risposte di empatia inadeguata) di grado non traumatico, la cosiddetta "frustrazione ottimale". Questo prepara un cambiamento molto significativo nelle relazioni Sé/oggetto-Sé: si tratta del passaggio graduale da un Sé che, per sostenersi, dipende da modelli arcaici di rapporto nella sfera narcisistica (in particolare da fusioni con l'oggetto-Sé speculare, idealizzato e gemellare) a un Sé che gradualmente diventa capace di essere sostenuto, per la maggior parte del tempo, attraverso la risonanza empatica da oggetti-Sé presenti anche nella vita adulta.
Il Sé che soffre di una nevrosi da conflitto, o di un disturbo narcisistico della personalità o del comportamento, è un individuo il cui Sé residuo è ancora potenzialmente alla ricerca di oggetti-Sé che offrano risposte adeguate. Secondo la psicologia del Sé, l'essenza della guarigione psicoanalitica risiede nella nuova capacità del paziente di identificare e trovare oggetti-Sé appropriati, sia speculari che idealizzabili, quando essi si presentano nel suo ambiente reale, e di essere sostenuto da essi. L'analisi, quindi, permette l'acquisizione di una struttura psicologica più solida; questo non la rende indipendente dagli oggetti-Sé, ma accresce la capacità del Sé di usarli per sostenersi, nonché la libertà di ricercare oggetti-Sé più maturi. L'obiettivo del trattamento è la riabilitazione delle strutture imperfette o indebolite del Sé. Questo è un tentativo di Kohut di fornire risposte concettuali che partono dalla clinica e da ciò che avviene nel processo analitico, in cui si attivano traslazioni che vanno comprese e supportate.
Psicologia dinamica alla portata di (quasi) tutti - 09 - La Psicologia del Sé
La sopravvivenza psicologica del bambino e poi dell'adulto richiede un ambiente psicologico specifico, la presenza di oggetti-Sé che rispondano empaticamente ai bisogni personali. Gli oggetti-Sé si formano dalla relazione con gli altri significativi; sono funzioni esterne e reali capaci di strutturare il proprio Sé in modo coeso e integrato in termini di equilibrio narcisistico, autostima e struttura coesa. Gli "altri" reali sono necessari per creare un senso di onnipotenza sana e conferma della propria autoefficacia (tramite il rispecchiamento), per rafforzare un senso di sicurezza nell'affrontare la vita con fiducia e creatività. Tale processo di integrazione inizia fin dalla nascita e gli oggetti-Sé servono per costruire strutture interne per un equilibrio narcisistico in termini di autostima e accettazione di Sé.
Per la psicologia del Sé, non è sufficiente una crescita di tipo conoscitivo, un "far diventare conscio l'inconscio", ma è essenziale lo stabilirsi di un legame empatico, a livelli adulti e maturi, tra Sé e oggetto-Sé. "Questo nuovo flusso di empatia prende stabilmente il posto della relazione narcisistica arcaica precedentemente rimossa o scissa, e sostituisce il vincolo che aveva legato il Sé arcaico all'oggetto-Sé arcaico".
Innovazioni Teoriche e Tecniche
Le innovazioni teoriche di Kohut hanno profondamente influenzato la comprensione del narcisismo e del suo sviluppo. Egli ha spostato l'attenzione dai conflitti pulsionali freudiani ai bisogni narcisistici fondamentali per la coesione e la crescita del Sé. Questi bisogni, definiti "narcisistici basali", fungono da spinta motivazionale della personalità e persistono per l'intero ciclo di vita, sviluppandosi in forme mature.
Attraverso la grandiosità e l'idealizzazione, che costituiscono i temi del "doppio asse parallelo", si edificano il Sé, la stabilità dell'autostima e la tolleranza dell'imperfezione. La teoria del doppio asse (Kohut, 1972) prevede che il Sé grandioso e l'imago parentale idealizzata costituiscano le due possibili linee evolutive del narcisismo sano. Il Sé grandioso si sviluppa nelle interazioni con oggetti-Sé speculari, dove il caregiver valida i bisogni di potere e riconoscimento, consentendo lo sviluppo di una buona autonomia e autostima. L'imago parentale idealizzata, invece, si sviluppa attraverso l'idealizzazione di figure genitoriali percepite come potenti e onniscienti, portando alla formazione di ideali e valori interni.
In circostanze ottimali, il bambino sperimenta una delusione graduale nei confronti dell'oggetto idealizzato, che conduce a un ritiro degli investimenti narcisistici e alla loro interiorizzazione graduale, ovvero all'acquisizione di strutture psicologiche permanenti. Se il bambino subisce la perdita traumatica dell'oggetto-Sé idealizzato o una delusione traumatica, l'interiorizzazione non avviene.

Kohut concettualizza il disturbo narcisistico di personalità (DNP) in termini di persistenza di un Sé grandioso residuo dell'infanzia, contrapponendolo al Sé grandioso patologico di Kernberg, che considera una nuova struttura patologica centrale per il DNP, una difesa contro la dipendenza dall'oggetto.
La "rabbia narcisistica" è una conseguenza di fattori evolutivi, una minaccia percepita al Sé, scatenata e accompagnata da vergogna, umiliazione e delusione. La concezione di rabbia e aggressività di Kohut si distanzia da quella di Kernberg, che la considera una spinta innata basata sull'invidia. Per Kohut, la questione non è solo il bisogno di rispecchiamento, ma "quanto il bisogno di rispecchiamento sia intenso, tollerabile nel tempo e gestibile in modo creativo".
L'azione terapeutica, secondo Kohut, consiste nel promuovere il rafforzamento di un Sé debole e la sua coesione attraverso la mobilitazione del transfert oggetto-Sé. Nel "transfert speculare", il paziente esprime il bisogno narcisistico del Sé di essere validato, approvato e riconosciuto dal terapeuta. L'enfasi viene posta sui bisogni percepiti del paziente e sulla loro emersione nel transfert.
L'"internalizzazione trasmutante" (Kohut, 1972) è il processo che permette l'edificazione del Sé attraverso la responsività empatica dei genitori. La responsività del caregiver, anche se accompagnata da graduali fallimenti (frustrazioni ottimali), risulta fondamentale nella crescita del Sé.
Kohut riteneva necessario riconoscere i progressi del paziente e farlo con entusiasmo, non con neutralità. Sospendeva nella pratica analitica la considerazione dei lapsus, ritenendo che prestarvi eccessiva attenzione potesse interrompere un processo di integrazione, umiliando il paziente e replicando la sua esperienza di frammentazione. Privilegiava concentrarsi sulle tendenze sane del paziente, non su quelle regressive.
La sua teoria radicalmente diversa da quella freudiana, sottolinea la responsabilità primaria nella costituzione del soggetto e propone una revisione delle concezioni classiche sull'Io e sul Sé. Il Sé, per Kohut, è il centro della vita psichica, il cui benessere dipende dalla qualità delle relazioni con gli oggetti-Sé.
L'Eredità di Kohut e il Dibattito Continuo
L'opera di Heinz Kohut ha aperto nuove prospettive nella comprensione della psiche umana, spostando il focus dai conflitti intrapsichici alle dinamiche relazionali e ai bisogni del Sé. La sua teoria ha stimolato un ampio dibattito e ha dato origine a diverse correnti di pensiero all'interno della psicologia psicoanalitica.
La sua enfasi sull'empatia come strumento terapeutico fondamentale ha ridefinito il ruolo del terapeuta, non più visto come un osservatore neutrale, ma come un partecipante attivo e sintonizzato con il mondo interiore del paziente. La sua critica alla metapsicologia classica, basata su un modello di realtà oggettiva e su una separazione tra soggetto e oggetto, ha aperto la strada a nuove concezioni della scientificità in ambito psicologico.
La psicologia del Sé di Kohut ha trovato applicazione nello studio e nel trattamento dei disturbi narcisistici, ma la sua influenza si estende a un'ampia gamma di problematiche psicologiche, offrendo un quadro concettuale per comprendere la ricerca di significato, autostima e coesione nella vita di ogni individuo.
Sebbene Kohut sia scomparso nel 1981, il suo pensiero continua a essere oggetto di studio e approfondimento, alimentando un dialogo costante tra le diverse scuole di pensiero psicoanalitico e psicoterapeutico. La sua eredità risiede nella capacità di aver posto l'accento sulla centralità dell'esperienza soggettiva e sulla necessità di un approccio più umano e comprensivo nella cura della mente.
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