Quante volte abbiamo sentito dire: "Questo bambino dovrebbe fare un po’ di psicomotricità"? La psicomotricità è da anni riconosciuta come una disciplina fondamentale per il benessere psicofisico dei bambini, apprezzata sia in ambito accademico che pratico. Numerosi professionisti dell’infanzia - pediatri, insegnanti, psicologi - la consigliano per i benefici che porta nello sviluppo globale del bambino. Tuttavia, c’è ancora molta confusione tra le famiglie riguardo a chi sia il professionista giusto a cui rivolgersi, poiché con il termine “psicomotricità” vengono identificate due figure professionali che pur svolgendo ruoli simili, hanno competenze e ambiti d’intervento distinti: il Terapista della Neuropsicomotricità dell’Età Evolutiva (TNPEE) e lo Psicomotricista Relazionale.
Il Terapista della Neuropsicomotricità (TNPEE): Una Professione Sanitaria
Il Terapista della Neuropsicomotricità dell’Età Evolutiva è una figura sanitaria che, per poter esercitare, deve conseguire una laurea triennale in Neuropsicomotricità. Questi professionisti sono abilitati a operare attraverso percorsi terapeutici e riabilitativi specifici, monitorando la crescita neuropsicomotoria del bambino. La loro formazione è aggiornata tramite corsi ECM (Educazione Continua in Medicina) e si concentrano su disturbi neurologici, motori, sensoriali, comportamentali, disturbi dello spettro autistico, ADHD, e DSA.
La neuropsicomotricità è una disciplina sviluppata in Francia da Bernard Aucouturier e André Lapierre, la quale si prefigge di valorizzare la sinergia tra esperienza corporea ed immagine mentale, tra azione e mondo interiore, tra atto ed intenzionalità, considerando l’individuo in un’ottica di integrazione tra gli elementi esperienziali, emozionali ed intellettivi. La neuropsicomotricità viene praticata dal Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva, che rappresenta quel professionista sanitario dell’area della riabilitazione che svolge, in età precoce, pediatrica ed evolutiva, interventi di prevenzione, abilitazione e riabilitazione quando sono presenti atipie, ritardi o disturbi dello sviluppo. È dunque l’unico professionista dell’area riabilitativa che si forma sull’età evolutiva per l’intero percorso di studi.
Il percorso neuropsicomotorio inizia con un colloquio conoscitivo alla presenza dei genitori nel quale vengono illustrate le modalità di valutazione e le finalità generali dell’intervento, vengono raccolte le caratteristiche individuali e familiari ritenute rilevanti, i dati anamnestici che hanno segnato lo sviluppo psicomotorio del bambino, gli interessi e le modalità di gioco peculiari, le motivazioni che hanno spinto i genitori ad intraprendere l’intervento e le loro aspettative. Sarà anche un’occasione utile per i genitori per porre domande e per acquisire informazioni utili per affidare con più serenità il proprio figlio.
La valutazione neuropsicomotoria comprende 3 incontri della durata di 45-50 minuti con il bambino e un colloquio di restituzione con i genitori. Il TNPEE si può avvalere dell’osservazione clinica del comportamento spontaneo del bambino e della relazione con il genitore, della somministrazione di test standardizzati e/o di questionari per i genitori stessi; il tutto in un contesto di gioco e di piacere per il bambino. Si prenderanno contatti, con il consenso dei genitori, con gli operatori già coinvolti nella rete del minore.
Al colloquio di restituzione verranno condivise con i genitori le osservazioni svolte, si deciderà come procedere e se iniziare un’eventuale terapia condividendo le motivazioni rispetto al percorso terapeutico consigliato e gli obiettivi previsti. Il terapista adatta gli interventi terapeutici alle peculiari caratteristiche del bambino, accogliendolo nella sua espressività e nella sua originalità, ponendosi al suo livello in una dimensione di ascolto e di lettura dei suoi segnali. Il percorso prevede 10 incontri a cadenza settimanale, della durata di 50 minuti, al termine dei quali è previsto un colloquio di restituzione con i genitori del singolo bambino per condividere quanto emerso: le sue evoluzioni, i punti di forza, gli aspetti che hanno ancora bisogno di essere supportati e potenziati. Sarà importante mettere a confronto gli aspetti emersi nel contesto neuropsicomotorio con quelli emersi nel contesto familiare e scolastico, creando una rete che possa sostenere il bambino con coerenza e autenticità. Prendersi cura del bimbo, comunicare con lui, significa relazionarsi in modo genuino mettendo in primo piano la persona e i suoi bisogni. Significa rispettare la sua specificità, quello "stare con" che definisce la capacità del terapista di stare con il bambino nella sua dimensione, adattando e modificando l’intervento rispetto alle sue possibilità. Nel nostro linguaggio, comunicare significa entrare in empatia con l’altro, quella capacità che ci consente di comprendere ciò che ci viene raccontato andando oltre quelli che sono i nostri schemi di attribuzione di significato. Sapersi calare nell’esperienza emozionale dell’altro ci consente di provare ciò che l’altro prova, di sentirsi non solo al suo posto ma nella sua pelle, senza però esserne troppo invischiati. Quando la terapia neuropsicomotoria si esplica in tal modo, è il risultato di un’equipe che ha creduto nel bambino, che ha saputo accettare i limiti e i progressi e che ha dato gli strumenti per crescere nel migliore dei modi.

Il TNPEE si occupa di diagnosi, riabilitazione e trattamento di patologie neuropsicomotorie e disturbi evolutivi. Gli interventi del Terapista della Neuropsicomotricità sono focalizzati su problematiche come paralisi cerebrale infantile, disturbi dell'attaccamento, difficoltà nella coordinazione motoria, DSA e ADHD. La terapia neuropsicomotoria è adatta in generale nei casi in cui si verificano rallentamenti nel processo di maturazione neuro-psico-motoria e si rivolge solitamente ai bambini di età compresa tra i 0 e i 18 anni. Il Terapista della Neuro e Psicomotricità, oltre alle attività di RIABILITAZIONE (ripristino di capacità “compromesse”) e abilitazione (acquisizione di funzioni non emerse), svolge anche interventi di PREVENZIONE: si tratta di situazioni in cui o è stato riscontrato il rischio di sviluppare una problematica, oppure il bambino con difficoltà viene emarginato dal contesto sociale.
All’interno del setting neuropsicomotorio lo spazio viene allestito e modificato in base alle caratteristiche del bambino e agli obiettivi terapeutici. In base alla difficoltà presentata dal bambino si andrà a lavorare su determinati aspetti piuttosto che su altri, in generale il lavoro viene incentrato sul riconoscimento e sul controllo delle emozioni, sia positive che negative, in modo da favorire lo sviluppo della cosiddetta “Intelligenza Emotiva”. Questa viene definita come quella capacità di riconoscere e gestire le emozioni proprie e altrui.
Lo Psicomotricista Relazionale: Un Professionista per il Supporto Educativo e Relazionale
Lo psicomotricista relazionale, pur non essendo una figura sanitaria, svolge un lavoro fondamentale nell’ambito educativo e riabilitativo. La formazione di questa figura avviene tramite corsi triennali presso scuole private riconosciute, secondo le normative della legge 4/2013. La psicomotricità relazionale si concentra sul benessere psicofisico ed emotivo del bambino, utilizzando metodi e tecniche ludiche che favoriscono la costruzione dell’identità personale e la consapevolezza corporea. L’intervento può essere individuale o di gruppo, con l’obiettivo di supportare il bambino nella gestione delle sue emozioni, scoprire il proprio corpo e favorire l’integrazione sociale e relazionale.

Lo psicomotricista relazionale, invece, interviene soprattutto in un contesto educativo, utilizzando l’approccio ludico per favorire la crescita emotivo-relazionale e la consapevolezza corporea. Le tecniche utilizzate mirano a promuovere l’autoconsapevolezza del bambino, il gioco come strumento di socializzazione e la gestione delle emozioni.
Il bambino, infatti, attraverso il gioco, esprime bisogni e stati d’animo nonché potenzialità e difficoltà relative alla fase di sviluppo in cui si trova. Per il terapista della Neuro e Psicomotricità il gioco diviene sì uno strumento e una chiave di lettura fondamentale per indagare il mondo psichico ed emotivo dei bambini, ma allo stesso tempo, la sua evoluzione positiva diventa un obiettivo terapeutico, in quanto campo primario in cui vengono messe in pratica le COMPETENZE EVOLUTIVE del bambino stesso. Possiamo dunque affermare che la Terapia Neuropsicomotoria è una branca della Medicina Riabilitativa che si occupa della prevenzione e soprattutto del recupero funzionale e/o del potenziamento motorio, cognitivo e comunicativo e relazionale del bambino.
Le Differenze negli Interventi e gli Strumenti Terapeutici
La differenza sostanziale tra le due figure risiede nell'ambito di intervento e nella formazione. Il TNPEE opera in un contesto sanitario, con una formazione universitaria specifica e la capacità di fare diagnosi e pianificare percorsi riabilitativi per disturbi con una base organica o neurologica. Lo psicomotricista relazionale, pur con una formazione riconosciuta, opera maggiormente nell'ambito educativo e di prevenzione del disagio, focalizzandosi sul benessere emotivo e relazionale attraverso il gioco e l'esplorazione corporea.
Gli strumenti utilizzati in terapia neuropsicomotoria sono molteplici e mirano a stimolare diverse aree dello sviluppo. Filastrocche e fiabe sulle emozioni consentono al bambino di vivere i vari stati emotivi prendendo al contempo una certa distanza dai propri vissuti in modo da renderli più facilmente gestibili. Il mimo, attraverso domande come "che emozione sono?" o "pensare un’emozione e recitare il contrario", aiuta a dare forma e consapevolezza alle emozioni. La "Tombola delle emozioni" prevede la preparazione di tabelloni con rappresentati tanti personaggi con diverse emozioni; una copia degli stessi personaggi va racchiusa in un sacchetto da cui si pesca un personaggio e si dice il nome dell’emozione (senza farla vedere). L’espressione artistica, come associare un colore ad un’emozione, offre un ulteriore canale espressivo.

Il principale scopo del CAT-kit è quello di sviluppare nei bambini e ragazzi che presentano difficoltà a percepire la relazione tra pensieri, emozioni e comportamenti, una forma di pensiero realistico e razionale. Un altro organizer è quello delle “Faccine e Parole sentimento” che rappresenta il fulcro del Cat-Kit e permette di esplorare le diverse sfumature delle emozioni. Poi c’è “Il Misuratore” che consiste in una scala da 0 a 10 per visualizzare l´intensità di un´emozione. Un altro organizer molto utile è “I miei cerchi”. Infatti rappresenta graficamente la rete sociale del bambino dove ogni cerchio concentrico corrisponde ad un gruppo sociale (genitori, parenti, amici, compagni di classe, ecc.). Un altro organizer fondamentale è “La scatola degli attrezzi”. Alcuni degli strumenti de “La Scatola degli Attrezzi” sono: Strumenti di attività fisica, Strumenti per il rilassamento, Strumenti sociali, Strumenti del pensiero e di prospettiva.
Nel caso di un bambino che presenti difficoltà nella relazione, per esempio, si andranno a proporre dei giochi che favoriscano l’interazione con l’altro promuovendo la regressione del comportamento socialmente disfunzionale, di tipo inibito o disinibito. Un altro tipo di gioco che insegna al bambino le giuste modalità di interazione con l’altro a partire dallo scambio con i pari è il gioco di regole. Questo risulta particolarmente adatto per quei bambini che presentano la difficoltà relazionale di tipo disinibito, infatti le regole nel gioco insegnano al bambino un concetto fondamentale: nella vita ci sono delle leggi che tutti dobbiamo rispettare per funzionare in maniera produttiva. In particolare, nella fase evolutiva che va dai 4 ai 6 anni, il bambino passa da una visione egocentrica del mondo alla capacità di comprendere l’importanza dei contatti sociali e delle regole. Questo tipo di sviluppo si attua man mano che i bambini partecipano a giochi di squadra e a sport collettivi. C’è poi il gioco sociale basato sulla pura interazione con gli altri, coetanei ma anche adulti; attraverso questo tipo di gioco, i bambini imparano le regole sociali come quelle del dare e ricevere, la reciprocità, la cooperazione e la condivisione. Attraverso una serie di scambi con gli altri bambini nelle diverse fasi sociali, essi imparano ad usare il ragionamento morale definito come quel processo di pensiero in cui gli esseri umani si impegnano a determinare ciò che è giusto e sbagliato in una data situazione. È importante che anche l’adulto partecipi al gioco sociale, infatti è stato dimostrato che se un adulto si unisce al gioco, il livello di complessità e creatività dello stesso può essere nettamente aumentato, in quanto spesso i bambini intraprendono attività ripetitive nei giochi tra di loro.
L'IMPORTANZA DEL GIOCO NELLA VITA DEL BAMBINO
In virtù dell’importanza e dell’efficacia del gioco sociale nel potenziare o mediare lo sviluppo delle competenze socio-relazionali, è fondamentale sostenerlo nella sala di neuropsicomotricità. Ciò può essere fatto con la partecipazione attiva del neuropsicomotricista che rappresenta il partner di gioco nella sequenza ludica ponendosi al contempo come mediatore dello sviluppo delle abilità di cui il gioco sociale si fa sostenitore; tuttavia, questo può verificarsi anche attraverso l’utilizzo delle terapie di gruppo. La terapia interattiva con altri bambini permette di affrontare aspetti che in una terapia individuale sarebbe difficile far evolvere. Basti pensare al confronto, al sostegno, alla competizione tra pari, alla reciprocità e al gruppo come mezzo di transizione dalla dimensione familiare a quella sociale.
Il trattamento abilitativo-riabilitativo neuropsicomotorio per il bambino che presenta problematiche sul piano emotivo-comportamentale e relazionale non può limitarsi, in senso spazio-temporale, alla sala in cui si svolge la terapia. Una presa in carico globale dovrà quindi anche farsi carico del genitore attraverso l’individuazione e la condivisione degli obiettivi e delle strategie da mettere in atto per la loro realizzazione. Appare quindi evidente la necessità di indirizzare lo stesso genitore verso un altrettanto trattamento riabilitativo di tipo psicoterapeutico.
Ogni Bambino è Unico: L'Intervento Deve Essere Individualizzato
Nel nostro centro, crediamo che ogni bambino, con la sua unicità, necessiti di un percorso personalizzato. La nostra esperienza ci insegna che per ogni bambino è fondamentale identificare le sue esigenze specifiche e progettare un intervento mirato che possa rispondere alle sue difficoltà in maniera concreta e costruttiva. Il percorso di crescita del bambino è delicato e prevede diverse tappe, tutte correlate tra loro. In ambito educativo-preventivo, dove si sostiene uno sviluppo psicomotorio armonico, prevenendo disagi nelle relazioni e nell’apprendimento. In ambito terapeutico, rivolto ai bambini che presentano disturbi dello sviluppo, nei quali è necessario sostenere quelle abilità in cui si riscontrano difficoltà.
Come strutturiamo la Terapia Psicomotoria in For Me Centro Medico? Inizialmente si esegue una valutazione delle abilità motorie, prassiche, cognitive, ludiche, emotive, relazionali e comunicative del bambino. Individuati i punti di forza e di debolezza, la Neuropsicomotricista fissa degli obiettivi a breve, medio e lungo termine. La seduta di Terapia neuropsicomotoria si struttura tramite attività di gioco, finalizzate al potenziamento delle abilità in cui il bambino presenta difficoltà o un ritardo.
Neuropsicomotricità. A prima vista può sembrare un termine complicato, difficile magari da ricordare. Partiamo dall’etimologia della parola “psicomotricità”: da essa si può desumere che si sta facendo riferimento ad un settore della riabilitazione che riguarda sia la sfera psicologica che quella motoria e dunque, nell’insieme, alla stretta ed inevitabile relazione che intercorre tra le due polarità di corpo e mente. Già Platone riconosceva che “si può conoscere di più su un bambino in un’ora di gioco che in un anno di conversazione” e con questa intuizione si sottolineava come, soprattutto nel primo decennio di vita, il linguaggio con cui il bambino esprime sé stesso non è tanto quello verbale, ma è proprio quello del CORPO, del MOVIMENTO e dell’AZIONE che si concretizza nel gioco.
Attraverso una serie di scambi con gli altri bambini nelle diverse fasi sociali, essi imparano ad usare il ragionamento morale definito come quel processo di pensiero in cui gli esseri umani si impegnano a determinare ciò che è giusto e sbagliato in una data situazione. È importante che anche l’adulto partecipi al gioco sociale, infatti è stato dimostrato che se un adulto si unisce al gioco, il livello di complessità e creatività dello stesso può essere nettamente aumentato, in quanto spesso i bambini intraprendono attività ripetitive nei giochi tra di loro. In virtù dell’importanza e dell’efficacia del gioco sociale nel potenziare o mediare lo sviluppo delle competenze socio-relazionali, è fondamentale sostenerlo nella sala di neuropsicomotricità. Ciò può essere fatto con la partecipazione attiva del neuropsicomotricista che rappresenta il partner di gioco nella sequenza ludica ponendosi al contempo come mediatore dello sviluppo delle abilità di cui il gioco sociale si fa sostenitore; tuttavia, questo può verificarsi anche attraverso l’utilizzo delle terapie di gruppo. La terapia interattiva con altri bambini permette di affrontare aspetti che in una terapia individuale sarebbe difficile far evolvere. Basti pensare al confronto, al sostegno, alla competizione tra pari, alla reciprocità e al gruppo come mezzo di transizione dalla dimensione familiare a quella sociale.

Comunicare nella pratica neuropsicomotoria significa anche dare spazio al movimento e al linguaggio del corpo: il dialogo tonico è prevalentemente espresso nel contatto corporeo, lo si ritrova anche nella voce, nella respirazione e nel ritmo assunto dall’interazione con l’altro. La funzione del comunicare è dunque quella di dar senso al vissuto, sentito e riconosciuto in una comunicazione che integra linguaggio verbale e linguaggio non verbale. I metodi e gli strumenti neuropsicomotori guidano il bambino in questo percorso di comunicazione connettendo immagini, fantasie e parole al funzionamento di un corpo che agisce attraverso metafore, che trasforma in vissuto ogni esperienza e dà a queste un valore simbolico.
I percorsi neuropsicomotori uniscono gioco e movimento cercando di accogliere il bambino come persona unica ed originale. Il gioco e i movimenti che il bambino compie in modo spontaneo durante la giornata racchiudono emozioni e sensazioni fisiche e mentali che contribuiscono al suo sviluppo evolutivo.
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