Lo Sviluppo del Sé Emotivo e Corporeo: Un Percorso Integrato

La consapevolezza di sé è un elemento cardine che permea ogni aspetto della nostra esistenza, dalle azioni più quotidiane ai processi di apprendimento che ci accompagnano in ogni fase della crescita. Comprendere cosa si intenda per "consapevolezza di sé" è fondamentale per apprezzare la complessità dello sviluppo umano. Essa si configura come una competenza trasversale, una sorta di bussola interiore che ci permette di navigare il nostro mondo interiore ed esteriore. Questa competenza abbraccia la capacità di riconoscere e comprendere le nostre emozioni e le reazioni che ne derivano, di esprimere i nostri bisogni e desideri, di identificare i nostri punti di forza e di debolezza, di analizzare il nostro modo di affrontare le sfide e di relazionarci con gli altri e con la società.

Bambino che gioca con blocchi colorati per imparare

Il Sé corporeo, in particolare, si costruisce attraverso un intreccio di attività intellettive, corporee, sensoriali ed emotive, strettamente legate all'esperienza in corso e all'evoluzione delle tappe dello sviluppo psicomotorio. Fin dai primi mesi di vita, il neonato inizia a percepire il proprio corpo come un'entità distinta, separata dalla figura di riferimento, e a riconoscerlo come propria identità. Attraverso il movimento e l'esplorazione, il bambino impara a decodificare i segnali e i ritmi del suo corpo in via di sviluppo, acquisendo gradualmente il controllo e la gestione dei propri movimenti, scoprendo e orientando il proprio corpo nello spazio. Contemporaneamente, la funzione energetico-affettiva è in piena attività: fin da subito, le emozioni forniscono al bambino preziose informazioni sui cambiamenti del suo ambiente circostante. Tuttavia, la capacità di comprendere e gestire queste emozioni, necessaria per un proficuo adattamento all'ambiente fisico e sociale, si sviluppa in modo graduale, alimentata dalle esperienze vissute. La motricità libera gioca un ruolo cruciale in questo processo, poiché il corpo diventa il primo oggetto di percezione, il mezzo attraverso cui il bambino agisce, conosce e instaura relazioni.

L'Importanza della Consapevolezza Corporea nell'Infanzia

Durante la crescita, il bambino è costantemente esposto a una miriade di stimoli provenienti da contesti fondamentali come la famiglia e la scuola. Questi ambienti giocano un ruolo determinante nel supportare lo sviluppo di una maggiore consapevolezza del sé corporeo, intesa come la conoscenza e la percezione delle varie parti del corpo. Questo processo facilita nel bambino un maggiore controllo di sé e una gestione più efficace delle emozioni, quali paura, tristezza, collera e gioia. Spesso, l'immagine che gli altri hanno di un bambino contribuisce a formare il suo concetto di sé. Per questo motivo, nei contesti socio-educativi - famiglia, scuola, ambienti sportivi - gli adulti rivestono un ruolo di primaria importanza nel delicato processo di formazione dell'identità e dell'immagine di sé. Ogni piccolo successo quotidiano merita di essere celebrato e valorizzato, poiché contribuisce a costruire nel bambino un senso di fierezza, una memoria dei suoi successi, per quanto piccoli, che accresce la sua autostima e autoefficacia. Questi elementi avranno un impatto significativo sullo sviluppo dello schema corporeo cosciente in età scolare.

Bambino che si guarda allo specchio con un sorriso

Definire il Sé Corporeo: Un Concetto Multidimensionale

Ma cosa si intende esattamente per "consapevolezza corporea"? Essa si riferisce alla percezione e alla rappresentazione mentale del corpo come entità spaziale, fondata sulle basi cognitive delle sensazioni somestesiche. Definire il Sé corporeo risulta un'impresa complessa, data la natura sfuggente dell'oggetto di studio. Nel corso degli anni, numerosi studiosi hanno cercato di indagarne i fondamenti neurofisiologici, psicologici e il suo sviluppo all'interno del contesto ambientale e relazionale in cui il bambino è immerso fin dalla nascita. Il concetto di Sé corporeo è parte integrante del linguaggio professionale dei Terapisti della Neuro e Psicomotricità dell'Età Evolutiva, ma in letteratura si ritrova spesso declinato in espressioni quali "schema corporeo", "percezione corporea", "immagine corporea" o "coscienza del corpo".

Uno dei pionieri in questo campo è Paul Schilder, il quale definisce lo schema corporeo come "l'immagine tridimensionale che ciascuno ha di se stesso" (Schilder, 1992, p. 18). Schilder utilizza anche il termine "immagine corporea" per sottolineare che essa non si limita alla percezione sensoriale del corpo, ma include la creazione di schemi e rappresentazioni mentali (Schilder, 1992).

Da una prospettiva prevalentemente organicistica, lo schema corporeo può essere visto come il risultato della maturazione nervosa combinata alle esperienze corporee e motorie del bambino. Questo processo porta a una conoscenza sempre più raffinata delle caratteristiche motorie, espressive e reattive, permettendo al bambino di percepire con chiarezza la globalità del suo corpo nello spazio e nel tempo della realtà (Vecchiato, 2007).

Anche gli autori Wille e Ambrosini attribuiscono alle informazioni sensopercettive e spazio-temporali provenienti dal corpo un ruolo centrale nella strutturazione dello schema corporeo, distinguendole dagli aspetti soggettivi del vissuto intimo ed emotivo del corpo, che identificano con il termine "corporeità" (Wille e Ambrosini, 2010). Questa dicotomia viene tuttavia messa in discussione da De Vignemont (2010), che critica la confusione concettuale spesso generata nel tentativo di definire queste due nozioni. Per chiarire il quadro, De Vignemont propone una definizione specifica di schema corporeo: un insieme di rappresentazioni sensomotorie orientate dall'azione, che include tutte le proprietà del corpo necessarie alla programmazione motoria e ai feedback sensoriali. Da ciò deriva che il modo in cui utilizziamo le informazioni corporee determina come il cervello le decodifica; osservando l'integrazione delle informazioni multisensoriali, è possibile dedurre come il cervello rappresenti il corpo, sia in generale sia in relazione al suo ruolo funzionale.

Per superare la scissione tra le diverse origini e i riferimenti concettuali e teorici dei termini "schema corporeo" e "immagine corporea", si propone l'utilizzo del concetto di "Sé corporeo". In età evolutiva, questa distinzione concettuale è ulteriormente complicata dal fatto che la maturazione dell'organismo modifica intrinsecamente il modo in cui il bambino sente, percepisce e rappresenta il proprio corpo.

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Le Prime Fasi dello Sviluppo del Sé Corporeo

Il processo di sviluppo del Sé corporeo è un fenomeno articolato, complesso e prolungato nel tempo. I primi anni di vita sono particolarmente determinanti, poiché pongono le basi per il senso di Sé corporeo dell'adulto. Per analizzare questi elementi e il loro impatto sullo sviluppo del Sé corporeo, è interessante esaminare gli studi di Rochat (2010). Secondo Rochat, fin dalla nascita il bambino manifesta un senso, seppur minimo, del proprio corpo come entità differenziata dalle altre nel mondo, occupante uno spazio definito, con limiti fisici, organizzata e capace di agire sull'ambiente. Questa primitiva forma di consapevolezza emergerebbe a partire dalla trentesima settimana gestazionale, con la funzionalizzazione delle connessioni talamo-corticali. Tale primitiva forma di Sé corporeo sarebbe essenzialmente legata allo schema posturale, ovvero all'insieme degli aggiustamenti posturali che il bambino compie in risposta alle forze esterne (come la gravità) e interne (affettive ed emotive). Le ricerche di Rochat indicano che, attraverso il movimento, l'azione e la ridondanza degli stimoli multimodali, i bambini creano un'implicita proto-rappresentazione del loro corpo.

Il livello più basilare della rappresentazione corporea origina dagli stimoli sensoriali provenienti dalle diverse parti del corpo. Dal punto di vista dello sviluppo evolutivo, nel primo anno di vita il bambino dedica ampio tempo all'esplorazione del proprio corpo, considerato oggetto primario di esplorazione, relazione e comunicazione. Il sistema percettivo è il primo a elaborare gli stimoli sensoriali, che includono la sensibilità specifica (ottica, uditiva, olfattiva, gustativa e vestibolare) e quella generale (esterocettiva - termica e tattile -, propriocettiva ed enterocettiva).

L'integrazione degli stimoli multisensoriali, come evidenziato da Anna Jean Ayres (2012), è fondamentale per un'adeguata percezione del Sé corporeo. Secondo Ayres, quest'ultima rappresenta una memoria composita, formata da ogni parte del corpo e dai movimenti compiuti da tali parti. Essa contiene memorie neurali relative alle dimensioni, al peso, ai limiti di estensione di tutte le parti del corpo, alla loro posizione attuale rispetto al resto del corpo e ai loro movimenti. Include inoltre memorie neurali relative all'ambiente, offrendo informazioni sulla gravità, sulla durezza e sulla flessibilità degli oggetti.

La rilevanza degli stimoli non solo corporei ma anche ambientali nello sviluppo del Sé corporeo è confermata dagli studi neurofenomenologici di Gallese e Sinigaglia (2010), i quali sottolineano come il Sé corporeo sia primariamente vissuto come potenzialità di azioni. Ripercorrendo il processo di sviluppo di una consapevolezza corporea sempre più matura, questi autori evidenziano come il bambino sperimenti il corpo principalmente come possibilità di compiere atti motori in relazione agli oggetti e allo spazio.

Grafico che mostra l'integrazione multisensoriale

La Matrice Neurofunzionale e Relazionale dello Sviluppo Corporeo

Alla luce di quanto esposto, il processo di sviluppo e costruzione del Sé corporeo si basa primariamente su determinanti neurofunzionali di origine innata, che evolvono seguendo le vicende del rapporto con i numerosi fattori corporei ed extra-corporei del bambino. Questo assunto vale non solo per i primi anni di vita, ma per l'intero arco dello sviluppo. È nei primi anni, tuttavia, che il bambino si configura come esploratore, scienziato e scopritore del proprio corpo e del mondo, ponendo le fondamenta per la costruzione del suo Sé corporeo. Le sue graduali capacità di controllo volontario del movimento, che lo rendono sempre più competente e autonomo nella relazione con il mondo, si traducono in piacere del movimento. Sono proprio queste capacità e questo piacere a contribuire in larga misura alla costruzione dell'identità corporea.

Fino ai tre anni, la sperimentazione pratica del corpo porta il bambino ad acquisire una percezione globale di sé. La conquista della posizione seduta, ad esempio, tra i sei e gli otto mesi di vita, rappresenta il raggiungimento di una prima forma di unità corporea, liberando la verticalità del bambino e consentendogli di fare esperienza di una rappresentazione di sé unificata (Gison et al., 2012). La percezione del proprio essere come organismo fisico, parallelamente allo sviluppo delle funzioni motorie, permette al bambino di esercitare l'abilità di autocontrollo a diversi livelli: motorio, percettivo e cognitivo (Sabbadini, 2005). Infatti, a partire dalla percezione corporea e con il procedere dello sviluppo psicomotorio, il bambino diventa sempre più capace di organizzare il proprio corpo in termini di pianificazione e controllo del movimento, integrazione tra le varie parti, abilità visuo-spaziali, utilizzo del corpo per l'espressività delle emozioni e così via (Ayres, 2012). Sperimenta il proprio corpo, lo spazio, gli oggetti, dedicandosi per gran parte del suo tempo al gioco sensomotorio, che gli procura esperienze propriocettive, cinestesiche, tattili e vestibolari (Vecchiato, 2007).

Tutto il processo di sviluppo del Sé corporeo ha una matrice relazionale, innanzitutto per l'esperienza che il bambino fa di "altri Sé corporei". Secondo Gallese e Sinigaglia (2010), il Sé corporeo è, tra le prime cose, un Sé interpersonale, poiché nelle interazioni primarie con l'altro, egli percepisce un senso di sé come Sé corporeo che interagisce attivamente con altri Sé corporei. Fin dalla nascita, il bambino riceve costantemente rimandi relazionali attraverso il corpo e relativi al corpo.

Infine, è doveroso citare Daniel Stern, il quale, in un'ottica interpersonale, ha delineato diversi sensi di Sé all'interno dell'organizzazione psichica globale e complessa dell'essere umano. Stern considera il senso di Sé come una forma di organizzazione soggettiva delle proprie esperienze, legate al corpo, agli stati d'animo, alle intenzioni, assumendolo come principio organizzatore dello sviluppo. Nella fase di formazione delle prime forme di senso di Sé che egli descrive, uno degli elementi centrali è proprio il corpo e l'emergere della consapevolezza progressiva di essere un'entità fisica intera, dotata di confini.

A partire dall'integrazione multisensoriale, dalle esperienze corporee, dall'acquisizione di competenze motorie, cognitive, comunicative, linguistiche ed emotive, e dalle esperienze relazionali, il bambino sviluppa una rappresentazione del Sé corporeo. Questa rappresentazione si sviluppa secondo un processo graduale e continuo. Il bambino diventa progressivamente più abile ad esplicitarla a livello grafico, verbale ed espressivo, sia gestuale che emotivo. In particolare, dopo i cinque anni, il bambino inizierà a possedere un'immagine del corpo con significato concettuale permanente e simbolico.

In sintesi, nella prima infanzia, il bambino matura la percezione del Sé corporeo attraverso l'integrazione multimodale delle informazioni provenienti dal corpo e dall'ambiente. Sulla base della maturazione nervosa e dei prerequisiti neuromotori posseduti, organizza il proprio Sé corporeo. Infine, attraverso le esperienze emotivo-relazionali, sviluppa una propria immagine del corpo.

Illustrazione stilizzata di neuroni che si collegano

Rappresentazioni Neurali e Mentali del Corpo

In modo trasversale allo sviluppo, la consapevolezza corporea è dettata da un'essenza dinamica e plastica. "Il fatto che il cervello sia nel corpo è un fatto fisico. L’affermazione inversa è vera allo stesso modo: il corpo è nel cervello" (Tessari et al., 2010, p. 1). Esistono molteplici rappresentazioni neurali e mentali del corpo, ciascuna con una funzione specifica, che supportano diversi tipi di interazione tra il sé e il mondo esterno. La realtà duale del corpo, che è contemporaneamente un insieme di sensazioni interne e un oggetto del mondo fisico, porta numerosi studiosi a ritenere che esistano diverse rappresentazioni del corpo.

In particolare, secondo uno studio di neuroscienze cognitive (Longo et al., 2010), esisterebbero processi di percezione somatica e di rappresentazione somatica, che porterebbero a corrispondenti modelli di rappresentazione del corpo. Alla percezione somatica corrisponderebbe la percezione delle informazioni tattili, esterocettive ed enterocettive; alla rappresentazione somatica corrisponderebbe la conoscenza lessicale-semantica, quella visiva della configurazione strutturale del corpo, la conoscenza delle emozioni e degli atteggiamenti diretti verso il proprio corpo, e il legame tra corpo fisico e sé psicologico.

L'homunculus somatosensoriale è una mappa somatotopica che si crea a livello della corteccia somatosensoriale. In questa rappresentazione grafica, le varie parti del corpo vengono dipinte in modo distorto, poiché la loro dimensione è proporzionale al grado di percezione sensoriale ad esse associata. La corteccia somatosensoriale, localizzata nella porzione frontale di ogni lobo parietale, immediatamente dietro al solco centrale, riceve le informazioni relative alla sensibilità somestesica (ossia alle sensazioni del corpo). Ciascun emisfero, in particolare, riceve prevalentemente segnali sensoriali dal lato opposto del corpo. Tuttavia, la semplice consapevolezza del tatto, della pressione, della temperatura o del dolore viene registrata ad un livello inferiore dell'encefalo: dal talamo. Mentre il talamo rende coscienti, la corteccia localizza la sorgente del segnale, percepisce l'intensità dello stimolo, per giungere a una percezione più completa.

L'homunculus sensoriale è una prima forma di mappa che può aiutare a comprendere come il corpo si rappresenti a livello del Sistema Nervoso Centrale. È infatti possibile delineare anche una seconda mappa somatotopica: l'homunculus motorio. Quest'ultimo rappresenta la posizione e la relativa estensione della corteccia motoria deputata all'invio dei segnali ai muscoli delle diverse parti del corpo. Anche in questo caso, le varie parti risultano distorte e le loro dimensioni sono proporzionali al grado di finezza del controllo motorio a cui sono soggette, quindi alla precisione e alla complessità dell'abilità motoria richiesta. L'homunculus motorio si colloca a livello della corteccia motoria primaria, che occupa l'area nella porzione posteriore del lobo frontale, adiacente alla corteccia somatosensoriale.

A conferma dell'interessamento delle aree e strutture del SNC appena elencate nella definizione del Sé corporeo, un recente studio (pubblicato nel 2017) identifica il correlato neurale del Sé corporeo in due network cerebrali: quello del controllo senso-motorio e quello localizzato in area fronto-parietale (Fontan et al., 2017).

Diagramma del cervello umano che evidenzia la corteccia somatosensoriale e motoria

La Dimensione Relazionale e l'Evoluzione del Sé Corporeo

Nel capitolo precedente, è stato evidenziato come la dimensione relazionale costituisca il nucleo per la costruzione del Sé corporeo. Riprendendo brevemente quanto esposto, il bambino, fin dalla nascita, si trova immerso in una realtà che è oggettuale e primariamente relazionale. È importante dedicare uno spazio specifico a questi aspetti per un duplice motivo. In primo luogo, qualsiasi ricerca e teoria sullo sviluppo del bambino non può prescindere dalla sfera relazionale, poiché ogni aspetto della vita infantile risente indubbiamente della matrice intersoggettiva in cui il bambino è immerso. Infatti, lo sviluppo in età evolutiva è globale, ovvero avviene a livello di tutte le aree (percettiva, motoria, cognitiva, sociale, emotiva) nella stretta interrelazione e interconnessione tra le stesse, come suggerisce il termine stesso "psicomotorio".

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