Il Desiderio secondo Lacan: tra Mancanza, Altro e Godimento

Il desiderio, nella complessa architettura teorica di Jacques Lacan, si configura non come una mera aspirazione a un oggetto concreto, ma come una forza motrice intrinseca all'essere parlante, intrinsecamente legata alla sua condizione di mancanza e al suo rapporto con l'Altro. Lungi dall'essere un appetito facilmente soddisfacibile, il desiderio lacaniano è una spinta inafferrabile, una metonimia dell'essere che si muove incessantemente tra vuoti e assenze, definendo la struttura stessa del soggetto.

Jacques Lacan

La Natura Inafferrabile del Desiderio

A differenza dell'amore, che possiede "le sue cose", il desiderio, secondo Lacan, si distingue per la sua intrinseca irrappresentabilità. Se il desiderio è inconscio per definizione, come teorizzato da Freud, allora il suo oggetto sfugge a una rappresentazione precisa. Non si tratta semplicemente dell'inconscio come ostacolo alla conoscenza dell'oggetto desiderato, ma del fatto che, proprio perché inconscio, il desiderio non possiede un oggetto predeterminato. La sua natura è quella di partire da una mancanza per dirigersi verso un'altra mancanza, persistendo in questo movimento senza mai risolversi in un oggetto specifico.

È in questa prospettiva che Lacan introduce la distinzione tra "oggetto del desiderio" e "oggetto causa del desiderio". Il primo presupporrebbe un oggetto definito, un complemento diretto di un verbo transitivo come "desiderare". Tuttavia, la domanda "Vuoi ciò che desideri?" contiene un tranello semantico nel pronome "ciò", che suggerisce un oggetto specifico. Sarebbe più accurato, secondo Lacan, interrogarsi su "Vuoi desiderare?" o "Vuoi ciò che causa il desiderio?".

Il principio di piacere, nella sua ricerca di omeostasi e assenza di disquilibrio, risponderebbe negativamente a questa domanda. Meglio non desiderare, poiché il desiderio introduce inevitabilmente una mancanza che altera l'equilibrio del piacere. Questa posizione riecheggia alcune filosofie orientali, come il Buddhismo Zen, che propongono il non-desiderio come via per l'armonia con il Dharma. Tuttavia, per l'essere parlante, la trasgressione di questa legge, il desiderio stesso, è una condizione necessaria per la sopravvivenza. La domanda cruciale, quella che Lacan riprende da Cazotte come chiave di volta del suo grafo, è dunque: "Che vuoi?".

"Querer" e l'Indeterminazione del Volere

La complessità del desiderio si accentua quando si considera la specificità linguistica di termini come il verbo spagnolo "querer". Questo verbo possiede un'ampiezza semantica che va oltre i derivati latini di "volere", implicando una ricerca senza la prescienza del suo oggetto. In spagnolo, si può dire "Te quiero" (Ti voglio bene/Ti amo) senza specificare cosa si vuole da quella persona. Questa indeterminazione intrinseca al "querer" alimenta l'angoscia del soggetto, che si interroga sul desiderio dell'Altro: "Cosa vuole l'Altro da me?". In questa dinamica, il soggetto stesso rischia di farsi oggetto del volere dell'Altro.

La domanda si sposta allora verso il modo in cui il soggetto gode: "Vuoi quello di cui godi?". La fissità del godimento, in opposizione alla dialettica del desiderio, interroga il soggetto in modo differente. Questo apre la via della ripetizione, del "querencia" spagnolo, che trasforma il principio di piacere in una fissazione che inevitabilmente conduce al di là del principio di piacere stesso. È questo "oltre" che stabilisce il limite del godimento.

Il volere, in questo senso, determina l'oggetto, ma non più come una mancanza nel desiderio, bensì come una volontà di soddisfazione, un godimento. Il godimento, a differenza del desiderio, determina l'oggetto. Dall'impossibilità di nominare il desiderio, può sorgere una "volontà di godimento", termine associato a Kant e Sade, e alla pulsione di morte. Tuttavia, è proprio questa volontà di godimento l'unica cosa che possiamo arrivare a nominare del desiderio.

Il grafo di Lacan

L'Altro e il Desiderio di Riconoscimento

Il desiderio è intrinsecamente legato alla qualità della relazione con l'Altro. La sua soddisfazione trascende il piano dei bisogni primari, poiché il valore del legame con l'Altro è caratterizzato dal riconoscimento e dall'attenzione che esso ci rivolge. Fin dalle prime fasi della vita, il soggetto dipende dal modo in cui viene pensato e accudito dall'Altro.

Gli studi sullo sviluppo infantile evidenziano il ruolo della "sintonizzazione" tra madre e bambino, fondamentale per la strutturazione di un modo unico di essere-con l'Altro. Le prime interazioni, a partire dalla poppata, innestano il soddisfacimento umano nel legame con l'Altro. La domanda di soddisfacimento del bambino è duplice: l'Altro è necessario non solo per i bisogni fisici, ma anche per qualcosa di più profondo.

Il bisogno è determinato filogeneticamente e la sua soddisfazione è istintuale. Il desiderio, invece, è "antropogeno", rivolto verso un soggetto e, in particolare, verso il suo desiderio. Come sottolineava Lacan, "il desiderio dell'uomo è desiderio dell'Altro", ovvero desiderio di riconoscimento. Questo desiderio, dipendente dal legame con l'Altro, va oltre il bisogno, aprendo la dimensione relazionale della soddisfazione.

L'esperienza del desiderio, tuttavia, non è esente da incertezze. L'Altro può non rispondere, e questa eventualità espone il soggetto al vacillamento delle certezze sulla relazione. Il legame con l'Altro è connotato da una separazione irrimediabile e, al contempo, da un vincolo necessario.

La Singolarità del Desiderio

Non tutto il desiderio si esaurisce nella dialettica del riconoscimento. Esiste una forza indomita che spinge verso la volontà di avere un proprio desiderio, una spinta verso una singolarità assoluta, sciolta da ogni legame con l'Altro. Il marchio del desiderio singolare nasce nella relazione con l'Altro, ma non si esaurisce in essa.

La singolarità del desiderio conduce il soggetto al di là dell'orbita del desiderio dell'Altro. Sebbene possa manifestarsi come un'eclissi della dialettica del riconoscimento, la singolarità costituisce l'occasione più autentica per mettersi in gioco nella relazione con l'Altro. Essa pone in primo piano l'apertura all'Altro, prima ancora di essere rassicurati dal suo riconoscimento.

Il desiderio, in questa accezione, è la parte più intima e al contempo più sconosciuta dell'essere umano. È una forza che non si placa con la soddisfazione, una "condizione assoluta" che rende ciascuno unico e interessante. Può manifestarsi come insoddisfazione perpetua, un senso di inadeguatezza di fronte a tutto e tutti.

Un ostacolo frequente alla realizzazione del desiderio è la sua distruzione attraverso la rinuncia, alimentata dalla paura, dall'impotenza e dalla fatica. Per Lacan, l'assunzione del proprio desiderio è una questione etica fondamentale.

MASSIMO RECALCATI - Lacan e la psicologia del linguaggio

Il Desiderio come Metonimia dell'Essere

Lacan intende il desiderio come la "metonimia del nostro essere". Questa definizione sottolinea la sua natura sfuggente e la sua capacità di indicare, attraverso una successione di significanti contigui, una mancanza fondamentale. Il desiderio si colloca nello scarto tra domanda e bisogni, tra il simbolico e il corpo, scorrendo sotto le parole ma mai esprimendosi chiaramente.

È "la scala di linguaggio articolato anche se non è articolabile", ciò che sta sotto le parole ma non può essere pienamente espresso. Non dipende dalla volontà del soggetto né dal riconoscimento dell'Altro, ma occupa il posto vuoto nell'Altro del simbolico, nel "buco" del linguaggio. Il soggetto si difende da questo vuoto.

Il desiderio è una metonimia poiché veicola una mancanza, la "mancanza ad essere", determinata dal simbolico, anch'esso mancante. Per questo motivo, il desiderio è sempre, per definizione, desiderio insoddisfatto, alla ricerca perpetua di "Altra cosa", accendendosi laddove vi è mancanza. È il motore della creazione artistica, spingendo l'artista in un lavoro infinito, mai pienamente soddisfatto.

La Difesa dal Desiderio e la Significazione del Fallo

Perché il soggetto si difende dal desiderio? Lacan lo spiega attraverso la "significazione del fallo", che occupa il posto del significante mancante. Il fallo è un effetto del significante, un significante privilegiato che lega il logos all'avvento del desiderio. È l'immagine del flusso vitale, il simbolo della mancanza e, al contempo, significante mancante (-phi).

Il fallo vela la divisione, il buco strutturale del soggetto e dell'Altro, da cui il desiderio ha origine. La realizzazione del desiderio implica che l'oggetto "a" (causa del desiderio per l'Altro) possa abolire il soggetto stesso. Il soggetto, infatti, si identifica all'S1 e all'oggetto del desiderio dell'Altro.

La significazione del fallo è una difesa rispetto alla castrazione materna e al fatto che "non esiste Altro dell'Altro", l'Altro è esso stesso mancante. Di fronte al desiderio enigmatico dell'Altro, il desiderio del soggetto prende la via della formazione di sintomi, fobie, ecc. Nel caso del piccolo Hans, la fobia è una risposta al godimento del corpo proprio e una protezione dall'enigma del desiderio materno.

Nell'isteria, il desiderio è una difesa in quanto deve rimanere insoddisfatto, mantenuto vivo attraverso il fantasma. L'ossessivo procrastina, rendendo il suo desiderio impossibile. Il perverso, collocandosi accanto all'oggetto, realizza il desiderio, ma si difende dall'Altro anticipandolo e provocandolo.

Il Desiderio come Eccentricità Soggettiva

Successivamente, Lacan trasformerà la mancanza, il buco del linguaggio, in "oggetto plus-godere", negli oggetti "a", "sostanze episodiche del godimento". Il desiderio inconscio si aggancia a esperienze di godimento del corpo proprio, traumatiche, che il soggetto ripete alla ricerca dell'oggetto perduto. Esistono desideri orali, anali, scopici, invocanti.

Tuttavia, il desiderio, in quanto articolato al simbolico, è di per sé una difesa rispetto al godimento, in cui il soggetto si annulla. Il godimento è sempre "traumatico" per l'essere parlante, mentre il desiderio permane nella logica significante, del senso e della mancanza.

Per questo motivo, il desiderio resiste, inestinguibile e incurabile. Si manifesta quando meno ci si aspetta, come un enigma, producendo una divisione soggettiva tra la soddisfazione del corpo e l'insoddisfazione costitutiva del desiderio umano. Il desiderio insiste e sorprende per le sue eccentricità.

Nell'esperienza analitica, il desiderio si mostra nei suoi eccessi, deviazioni e défaillances. Negli anni '70, il desiderio sarà inteso più come difesa dal godimento, e il fallo come interpretazione "standard" dell'enigma del godimento.

Nel mondo globalizzato, il desiderio si coglie solo in ciò che è più soggettivo, in ciò che vale per "uno solo". Si manifesta nel sintomo, poiché "è dal desiderio che parte ciò che costituisce il sintomo". L'analisi permette di passare dai sintomi "prêt-à-porter" a un sintomo su misura, soggettivo, e al desiderio eccentrico che lo abita. Questo richiede il discorso analitico, che non ha un'idea fissa del bene del soggetto, ma pone al comando un desiderio e una presenza: quelli dell'analista.

L'Eredità di Spinoza nel Pensiero Lacaniano

Il pensiero di Jacques Lacan è stato profondamente influenzato dalla filosofia, in particolare da Spinoza. Nonostante venga talvolta assimilato impropriamente a un filosofo, Lacan è primariamente uno psicoanalista che utilizza la filosofia per le esigenze della psicoanalisi. Questo uso è un atto etico e epistemologico, che tiene conto del desiderio del soggetto.

La prima citazione di Spinoza nel pensiero lacaniano risale alla sua tesi di laurea del 1932, dove viene utilizzato un passo dell'Etica per sostenere la tesi sulla discordanza tra le essenze individuali. Il giovane Lacan trova in Spinoza un anticipatore della sua etica, fondata sul desiderio del soggetto piuttosto che sul cogito cartesiano.

Spinoza, come Lacan, sottolinea che il soggetto è schiavo delle passioni, ma può liberarsene attraverso la ragione. La ricerca incessante, il desiderio, è ciò che caratterizza la vita umana, un desiderio il cui oggetto manca per definizione. Per Lacan, un desiderio immaginato diviene godimento.

Il godimento, a differenza del piacere, implica una ricerca di eccesso che va oltre la soddisfazione naturale. La psicoanalisi non è solo un'esperienza di parola, ma un incontro con il reale del godimento umano. Il riferimento a Spinoza consente a Lacan di definire il soggetto attraverso il concetto di personalità, in opposizione alla costituzione organica.

Nel "Discorso sulla causalità psichica" (1946), Lacan cita nuovamente Spinoza per criticare le teorie organicistiche della follia, sostenendo una teoria psichiatrica creazionistico-strutturale fondata sull'esperienza. La struttura di un soggetto è determinata dai suoi atti e comportamenti, e la continuità etica tra ciò che dice e ciò che fa è fondamentale.

Lacan affianca alla natura geometrica di Spinoza la complessità del linguaggio, fondando l'inconscio sul linguaggio stesso, poiché la pratica psicoanalitica parte dalla parola del paziente. La tensione verso la psicoanalisi ha in Spinoza un punto di appoggio cruciale, in particolare nella sua Etica e nella concezione della causa psichica, affettiva, che passa attraverso la materialità del corpo come luogo delle affezioni passionali.

Nel Seminario I (1953-1954), Lacan riprende Spinoza per approfondire il concetto di passione umana, intesa come divisione del soggetto con se stesso, strutturata nell'immaginario e nel simbolico. La perversione, per Lacan, è un'esperienza che permette di esplorare la passione amorosa, che può rovesciarsi in odio quando l'altro, oggetto d'amore, viene percepito come nemico.

Infine, nel Seminario XI, Lacan ritorna a Spinoza per costruire il "mathema" del desiderio come causa immanente rimossa. Il desiderio umano è distinto dal campo di Dio, inteso come l'universalità del significante. La ricerca di Spinoza sulla natura e sulla sua relazione con Dio risuona nella teoria lacaniana dell'Altro come struttura simbolica che attraversa il reale.

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