Il film "Ragazze Interrotte", diretto da James Mangold nel 1999 e adattato dal libro autobiografico di Susanna Kaysen, ci trasporta nella fine degli anni '60 per esplorare le vite di giovani donne ricoverate in un istituto psichiatrico. La pellicola offre uno spaccato crudo e commovente sulla percezione dei disturbi mentali da parte della società, attraverso le esperienze di Susanna, affetta da disturbo borderline di personalità, e delle sue compagne di reparto, ognuna alle prese con le proprie fragilità e complessità.
La Trama e i Personaggi: Un Mosaico di Sofferenza e Resilienza
La storia prende avvio con il tentativo di suicidio di Susanna Kaysen, una diciottenne proveniente da una famiglia alto-borghese, in aperto conflitto con le convenzioni sociali del suo tempo. Il suo disadattamento, la sua incapacità di conformarsi ai modelli di vita imposti dai genitori, la portano a un gesto estremo dopo essere stata costretta dalla madre a partecipare a una festa nonostante il suo malessere. L'ingestione di un tubetto di aspirina con una bottiglia di vodka la conduce in ospedale, e successivamente al Claymoore Hospital, un istituto psichiatrico femminile dove trascorrerà diciotto mesi.

All'interno del reparto, Susanna stringe legami con le altre pazienti, ognuna portatrice di un proprio vissuto e di disturbi mentali significativi. Tra queste spicca Lisa Rowe, interpretata da Angelina Jolie, una ragazza sociopatica carismatica e manipolatrice, che assume un ruolo ambivalente di co-protagonista e antagonista. Lisa è una leader indiscussa, temuta e ammirata dalle altre, la cui esistenza sembra ruotare attorno alla trasgressione e alla distruttività, un modo per sentirsi viva e per mettere da parte la propria "verità".
Altri personaggi significativi includono:
- Georgina Tuskin (Clea DuVall), compagna di stanza di Susanna, affetta da pseudologia fantastica, ovvero la tendenza a inventare storie e a mentire patologicamente.
- Daisy Randone (Brittany Murphy), una ragazza viziata e ricca, vittima di abusi paterni. Soffre di autolesionismo, disturbo ossessivo-compulsivo e bulimia nervosa. La sua dipendenza da lassativi e ansiolitici, insieme a rigidi rituali alimentari, evidenzia la complessità del suo disturbo.
- Polly Clark (Elisabeth Moss), una sedicenne infantile, segnata da un grave incidente con il fuoco che le ha sfigurato il volto, portandola a crisi ricorrenti. La sua storia, sebbene inizialmente presentata come un incidente domestico, rivela in realtà un incendio scoppiato nella sua casa.
- Janet Webber (Angela Bettis), ventenne affetta da anoressia nervosa, con un carattere ribelle che ricorda quello di Lisa, ma con una maggiore tendenza al rispetto in determinate situazioni.
- Cynthia Crowley, una ragazza autistica e lesbica, la cui presenza nel contesto dell'istituto psichiatrico aggiunge un ulteriore strato di complessità alla rappresentazione della diversità e della fragilità umana.
- Valerie Owens (Whoopi Goldberg), un'infermiera afroamericana, apparentemente dura ma profondamente empatica nei confronti delle pazienti, che spesso subisce insulti razzisti per via del suo colore della pelle. Valerie è l'unica figura professionale che offre un supporto genuino e consigli utili.
- Dottor Melvis Potts e Dottoressa Sonia Wick, i due psichiatri della clinica, figure che rappresentano l'autorità medica e terapeutica all'interno dell'istituto.
- Tobias Jacobs, un ragazzo che Susanna frequenta, la cui interazione con lei evidenzia la difficoltà nel comprendere e accettare la malattia mentale, suggerendo che Susanna non "meriti" di stare in quell'ambiente perché "non è pazza come le altre pazienti".
La narrazione si dipana attraverso le vicende che accadono all'interno del Claymoore, esplorando le dinamiche tra le ragazze, le loro lotte interiori e i tentativi di fuga dalla realtà, sia fisica che mentale. Il film, infatti, suggerisce che l'"interruzione" del titolo si riferisca non solo al ricovero in sé, ma anche a una sospensione dell'identità e del percorso di vita di queste giovani donne.
Ragazze interrotte - Le analisi psicologiche del Dottor Melvin
La Bulimia Nervosa: Un Disturbo Sottovalutato e Mal Compreso
All'interno del film, il personaggio di Daisy Randone offre un quadro rappresentativo della bulimia nervosa, un disturbo del comportamento alimentare che, come evidenziato dalla ricerca, è stato descritto per la prima volta solo nel 1979 dallo psichiatra britannico Gerald Russell. Russell, basandosi su trenta casi, definì la bulimia nervosa come una "minacciosa variante dell'anoressia nervosa". La parola "bulimia", di origine greca, significa "fame da bue", ma prima della definizione di Russell indicava esclusivamente il sintomo dell'alimentarsi in modo esagerato, non il disturbo nella sua interezza.
Studi successivi, come quello condotto a Rochester nel 1993, hanno mostrato un aumento costante e netto dei casi di bulimia nervosa a partire dal 1979, raggiungendo una frequenza di circa 26,5 casi ogni 100mila abitanti all'anno tra la fine degli anni Ottanta e l'inizio degli anni Novanta, quasi il doppio dei casi di anoressia nervosa. Un altro studio del 1991 su donne della Virginia ha rilevato un rischio maggiore di sviluppare il disturbo per le donne nate dopo il 1950.
Gerald Russell stesso ha ipotizzato che la descrizione della bulimia nervosa, anche se fatta con buone intenzioni, abbia contribuito alla sua diffusione. L'esempio delle isole Fiji, dove l'introduzione della televisione e la conseguente esposizione a modelli culturali esterni hanno portato a un aumento esponenziale dei casi di vomito autoindotto per perdere peso tra le adolescenti, supporta questa teoria del contagio sociale.
È importante sottolineare che, storicamente, forme di vomito autoindotto o abbuffate esistevano in alcune culture per scopi purificatori o per poter partecipare a banchetti. Tuttavia, queste pratiche non condividevano con la bulimia nervosa la caratteristica fondamentale di voler eliminare il cibo ingerito per paura di ingrassare.
La Rappresentazione dei Disturbi Mentali nel Cinema: Tra Verità e Artificio
"Ragazze Interrotte", pur essendo un'opera narrativa, offre una rappresentazione complessa e, per certi versi, toccante di alcune patologie psichiatriche che colpiscono prevalentemente la popolazione femminile. Tuttavia, come osservato da molti critici e studiosi, la rappresentazione dei disturbi mentali nel cinema è un terreno scivoloso, spesso caratterizzato da superficialità e mancata conoscenza del tema.
Il film "Fino all'osso" (2017) di Marti Noxon, ad esempio, è stato criticato per aver reso i sintomi peggiori e più complicati dell'anoressia nervosa un modello d'ispirazione, rischiando di trasformarsi in un "manuale su come diventare malati". Allo stesso modo, film come "Thinspiration" e "Per amore di Nancy", pur trattando i Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA), tendono a edulcorare e semplificare la malattia, limitandosi a mostrare i sintomi visibili senza esplorare a fondo il disagio psico-emotivo.
La difficoltà risiede nel rendere su pellicola un disagio intrinsecamente interiore e spesso non "esteticamente" affascinante. Come afferma Emma Seaber, docente al King's College di Londra, "C'è una discrepanza tra i requisiti spettacolari del cinema e l’invisibilità della sofferenza mentale".
Inoltre, la rappresentazione dei DCA nei film spesso perpetua lo "SWAG effect" (skinny, white, affluent girl), lo stereotipo secondo cui solo le ragazze magre, bianche e benestanti soffrano di questi disturbi. Studi recenti, tuttavia, dimostrano che adolescenti neri hanno una probabilità maggiore di mostrare comportamenti legati alla bulimia rispetto agli adolescenti bianchi.
La Salute Mentale Femminile: Una Storia di Marginalizzazione e Incomprensione
"Ragazze Interrotte" si inserisce in una lunga storia di come la salute mentale femminile sia stata storicamente trattata dalla società e dalla medicina. Il film, tratto da un memoir pubblicato trent'anni fa, evoca ancora oggi una forte fascinazione, forse perché la storia di Susanna continua a stratificare significati sempre nuovi.
Parlare di salute mentale non era comune, specialmente negli anni '60, quando Susanna Kaysen venne ricoverata. Il film e il libro mettono in luce come le donne, ancora oggi, siano più frequentemente diagnosticate per ansia, depressione, autolesionismo, disturbi alimentari e disfunzioni sessuali rispetto agli uomini. Questo fenomeno affonda le radici in una storia di patologizzazione della condizione femminile, come nel caso dell'isteria, una diagnosi inventata e usata per "normalizzare" o stigmatizzare le donne.
Negli anni '60 e '80, le donne americane erano il target principale delle case farmaceutiche per i farmaci psicotropi. Il "problema senza nome" descritto da Betty Friedan in "La mistica della femminilità" - l'infelicità delle casalinghe intrappolate in vite predefinite - veniva spesso trattato con antidepressivi, ansiolitici e calmanti, piuttosto che affrontare le cause sociali ed esistenziali del loro malessere.
Il film, quindi, non si limita a narrare storie individuali, ma solleva interrogativi più ampi sul confine tra salute e malattia, tra sanità e pazzia, e sul diritto di trovare rifugio nel proprio dolore quando il mondo esterno impone aspettative insostenibili. Come scrive Susanna Kaysen nel suo libro: "Per molte di noi, l'ospedale era tanto un rifugio quanto una prigione. Anche se eravamo tagliate fuori dal mondo e da tutti i problemi che ci piaceva suscitare là fuori, eravamo anche tagliate fuori dalle richieste e dalle aspettative che ci avevano fatto impazzire".
Analisi Clinica dei Personaggi: Un Approccio Diagnostico Contemporaneo
Analizzando le condizioni cliniche delle protagoniste più emblematiche di "Ragazze Interrotte" secondo i criteri diagnostici attuali del DSM-5, emergono quadri psicopatologici complessi:
Disturbo Borderline di Personalità (BPD) - Susanna Kaysen:Susanna presenta molti dei criteri riconducibili al BPD, un disturbo del Cluster B caratterizzato da instabilità nelle relazioni interpersonali, nell'immagine di sé e nell'umore, associato a marcata impulsività. Sintomi come comportamenti auto-lesivi ricorrenti, episodi di dissociazione, senso cronico di vuoto, ideazione suicidaria e pensiero dicotomico (splitting) sono evidenti. La letteratura indica che il trattamento d'elezione è la Dialectical Behavior Therapy (DBT), che integra tecniche cognitivo-comportamentali con elementi di accettazione e mindfulness.
Disturbo Antisociale di Personalità (ASPD) - Lisa Rowe:Lisa incarna tratti riconducibili all'ASPD, definito da un pattern pervasivo di inosservanza e violazione dei diritti altrui. Comportamenti manipolatori, impulsività, incapacità di provare senso di colpa e disinteresse per le norme sociali sono caratteristiche centrali. Il trattamento dell'ASPD è complesso a causa della mancanza di motivazione al cambiamento e dell'alto tasso di abbandono terapeutico.
Comorbilità tra Disturbi Depressivi e Disturbi del Comportamento Alimentare - Daisy Randone:Daisy manifesta un quadro clinico complesso, con sintomi di disturbo depressivo maggiore, comportamenti alimentari patologici (bulimia nervosa), tratti ossessivi e autolesionistici. L'anoressia e la bulimia nervosa sono spesso associate a sintomi depressivi gravi. L'intervento terapeutico deve essere multidisciplinare, integrando psicoterapia (come la CBT-E), supporto nutrizionale, monitoraggio medico e, se necessario, farmacoterapia (SSRI per la depressione).
La Ricerca di Sé: Un Percorso di Crescita e Consapevolezza
Nonostante le difficoltà e le sofferenze, "Ragazze Interrotte" è anche una storia di resilienza e di ricerca di sé. Il percorso di Susanna all'interno della clinica, pur essendo un espediente narrativo per esplorare il disagio psichico, rappresenta anche un cammino verso la consapevolezza. Attraverso il confronto con le sue compagne, la scrittura del suo diario e, infine, un percorso terapeutico, Susanna inizia a fare i conti con il proprio dolore, il senso di colpa e a costruire la propria identità.
Il film suggerisce che la vera "follia" non risiede nell'essere "a pezzi" o nel custodire segreti, ma nell'essere amplificati, nel vivere le proprie emozioni in modo così intenso da rendere difficile la distinzione tra sé e il mondo. Le parole finali di Susanna, "Non erano perfette ma erano amiche mie", sottolineano l'importanza dei legami umani, anche in contesti di sofferenza, e la capacità di trovare un senso di appartenenza e di accettazione.
"Ragazze Interrotte", con la sua rappresentazione cruda ma anche profondamente umana, continua a far riflettere sull'importanza della salute mentale, sulla complessità dei disturbi psichiatrici, in particolare quelli che colpiscono le donne, e sul difficile ma fondamentale percorso verso la guarigione e la piena realizzazione di sé.
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