La città di Bari e i suoi dintorni sono stati recentemente teatro di eventi luttuosi che sollevano interrogativi inquietanti sulla fragilità della vita umana, sulle malattie mentali spesso incomprese e sulle falle nei sistemi di supporto sociale. Casi come quelli di Clara Carella, Paola Manchisi e Sara, giovani donne la cui esistenza è stata segnata da sofferenze profonde, mettono in luce un lato oscuro della società, dove l'isolamento e patologie come l'anoressia possono condurre a esiti fatali, talvolta in circostanze ancora da chiarire completamente.
Clara Carella: Un Yogurt, un Collapso e un Lungo Addio
La storia di Clara Carella, 41 anni, rappresenta un tragico esempio di come un evento apparentemente circoscritto possa innescare una catena di conseguenze devastanti. Nell'ottobre 2014, Clara è deceduta a Bari, quasi un anno dopo aver contratto un'intossicazione alimentare a seguito del consumo di uno yogurt. L'episodio risale al novembre 2013, quando Clara si trovava in un bar di viale Einaudi, nel quartiere San Pasquale, insieme a tre amici. Tutti e quattro consumarono lo stesso yogurt, manifestando sintomi di intossicazione. Tuttavia, fu Clara a subire le conseguenze più gravi: un collasso cardiocircolatorio che la condusse in uno stato vegetativo permanente, noto come "coma apallico", dal quale non si è mai più risvegliata fino al sopraggiungere della morte, ben undici mesi dopo. Le indagini coordinate dal pubblico ministero Baldo Pisani hanno portato alla notifica di un avviso di conclusione delle indagini preliminari, suggerendo che le circostanze della sua morte non siano state considerate del tutto accidentali o naturali, ma piuttosto legate all'intossicazione iniziale. L'accertamento delle cause esatte e di eventuali responsabilità in questo caso è cruciale per comprendere appieno l'accaduto e prevenire simili tragedie.

Paola Manchisi: Quattordici Anni di Isolamento e una Morte nel Degrado
Il caso di Paola Manchisi, 31 anni, trovata morta nella sua casa di Polignano a Mare lo scorso gennaio, è forse uno dei più agghiaccianti e strazianti. La giovane viveva rinchiusa in casa da almeno quattordici anni, in condizioni di estremo degrado. Al momento del ritrovamento, il suo corpo pesava meno di trenta chili. La scena che si è presentata ai soccorritori e alle forze dell'ordine era desolante: sporcizia, insetti, cibo avariato e feci ricoprivano l'appartamento. Le poche informazioni raccolte sulla sua vita dipingono il quadro di una ragazza che, fino al quarto anno di scuola superiore, frequentava l'Istituto Tecnico a Monopoli, ma che poi decise bruscamente di interrompere gli studi e ogni contatto con l'esterno. Ex compagni di classe hanno testimoniato di aver provato a contattarla più volte, ma senza successo. Marlena Grande, un'ex compagna di scuola, ha raccontato di aver bussato alla sua porta per oltre tredici anni, ricevendo sempre la stessa risposta dai genitori: Paola voleva stare sola. L'ultima volta che Paola è stata vista per strada, più di tredici anni fa, era già estremamente magra e sempre molto coperta, anche quando faceva caldo.
La gravità della situazione era nota a diversi attori della comunità: il comune, i servizi sociali, il parroco del paese e i vicini di casa. Nonostante i tentativi di stabilire un contatto con la famiglia e le numerose segnalazioni che parlavano di una possibile disabilità sociale e di una probabile anoressia, la situazione è precipitata. Il sindaco di Polignano, Domenico Vitto, ha dichiarato di aver impiegato "tutti i mezzi per aiutare Paola", convocando i genitori e inviando i servizi sociali e i vigili nell'abitazione, ma incontrando sempre un muro di rifiuto. I genitori, secondo il sindaco, si sarebbero scagliati contro le istituzioni, chiedendo di lasciare in pace la loro famiglia. La procura di Bari ha aperto un'inchiesta, coordinata dalla pubblico ministero Bruna Manganelli, e i genitori sono stati iscritti nel registro degli indagati per abbandono di incapace, aggravato dalla morte. L'autopsia sul corpo di Paola Manchisi, eseguita dal medico legale Antonio De Donno, ha confermato condizioni di grave denutrizione e debilitazione, riscontrando inoltre una grave flebite non curata a una gamba e la presenza di larve sul corpo, indice di scarsissima igiene.

Sara: La Lotta Contro l'Anoressia e le Domande dei Genitori
Un altro caso che ha scosso l'opinione pubblica è quello di Sara, una ragazza di 24 anni morta di anoressia a Bagnoli, la scorsa estate. La sua vicenda, portata alla luce dall'inviata Nadia Toffa de "Le Iene", rivela una storia di sofferenza prolungata e di una lotta impari contro una malattia devastante. I genitori di Sara, che da dieci anni cercavano di sottrarre la figlia alla malattia, hanno espresso il loro dolore e la loro frustrazione. Il padre, in particolare, ha dichiarato: "Sapevano che Sara sarebbe scappata - afferma il padre - mi domando perché non l’hanno controllata e l’hanno lasciata libera di andarsene". Questa domanda solleva dubbi sulla gestione della sua situazione da parte delle autorità sanitarie e dei servizi preposti, specialmente considerando la gravità della patologia. Il direttore sanitario dell'Uls 17, Ennio Cardone, ha definito la vicenda "complessa" e ha promesso di parlarne con i genitori, i quali nel frattempo hanno annunciato un'azione legale, desiderosi di ottenere risposte e giustizia.
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Eleonora Dragone: Un Dolore al Petto Sottovalutato e una Morte Improvvisa
La morte di Eleonora Dragone, 39 anni, avvenuta al Policlinico di Bari il 7 dicembre, solleva interrogativi sulla gestione delle emergenze mediche e sulla tempestività delle diagnosi. Eleonora si è presentata al pronto soccorso lamentando un forte dolore al petto. Dopo sette ore di attesa e una serie di accertamenti, la donna è deceduta. La famiglia è determinata a vederci chiaro, sostenendo che i medici avessero inizialmente minimizzato i sintomi, attribuendoli a una gastrite. La sorella Sabina ha raccontato che Eleonora aveva vomitato più volte e che il dolore al petto persisteva, ma che le erano stati assicurati esiti negativi per ECG ed emogas, ricevendo come unica terapia un maalox. Arrivata in ospedale alle 15:44 con un codice arancione, dopo i primi accertamenti negativi, le era stata avviata una terapia con flebo e farmaci. Nonostante continuasse a stare male e a vomitare, i familiari venivano rassicurati che si trattasse di gastrite. La situazione è precipitata intorno alle 20:40, quando Eleonora ha avuto un malore improvviso ed è entrata in arresto cardiocircolatorio. Nonostante i tentativi di rianimazione nella shock room, il decesso è stato dichiarato alle 21:22. La famiglia lamenta una totale mancanza di comunicazione durante le ore critiche. L'autopsia sul corpo di Eleonora è stata eseguita dal professor Giuseppe Fortuni, e gli esiti sono attesi per chiarire la correlazione tra la sua morte improvvisa e la sindrome di Turner di cui soffriva fin da bambina. La Procura ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, iscrivendo nel registro degli indagati una dottoressa del pronto soccorso, al fine di verificare eventuali errori diagnostici o gestionali.
Le Cicatrici Sociali: Anoressia, Isolamento e Mancanza di Aiuto
I casi di Clara Carella, Paola Manchisi, Sara ed Eleonora Dragone, pur avendo cause scatenanti diverse, condividono un filo conduttore inquietante: la fragilità della vita di fronte a malattie, solitudine e, in alcuni casi, a presunte inadempienze nel sistema di supporto. L'anoressia, come nel caso di Sara e presumibilmente di Paola, è una malattia mentale complessa che distorce la percezione del proprio corpo e può portare a un isolamento sociale estremo e a un grave deterioramento fisico. Nel caso di Paola Manchisi, questo isolamento è diventato totale, trasformando la sua casa in una prigione e portandola a una morte nel completo abbandono, nonostante la sua condizione fosse nota alle autorità.
La vicenda di Paola Manchisi, in particolare, evidenzia un paradosso doloroso: nonostante le segnalazioni dei vicini, del parroco e l'intervento dei servizi sociali, la famiglia si è sempre rifiutata di ricevere aiuto, creando una barriera invalicabile. Il parroco, don Giancarlo Carbonara, ha testimoniato di aver "tentato di entrare più volte in quella casa per aiutarli, ma non mi hanno mai aperto la porta", sottolineando come sia impossibile aiutare chi non apre le porte alla solidarietà.
La morte di Clara Carella, legata a un'intossicazione alimentare, pone invece l'accento sulla necessità di garantire la sicurezza dei prodotti alimentari e sulla potenziale gravità di intossicazioni che possono avere conseguenze a lungo termine imprevedibili.
Infine, il caso di Eleonora Dragone solleva interrogativi sulla qualità e l'efficacia delle cure mediche, specialmente in situazioni di emergenza. La percezione di una diagnosi superficiale e di una gestione inadeguata dei sintomi da parte del personale medico ha alimentato il dolore e il senso di ingiustizia della famiglia.
Questi episodi, sebbene distinti nelle loro dinamiche, convergono nel mettere in luce la necessità di una maggiore attenzione alle malattie mentali, di un potenziamento dei servizi sociali per intervenire in situazioni di isolamento e disagio profondo, e di un sistema sanitario più attento e reattivo alle emergenze. La tragedia che ha colpito queste donne a Bari e nei suoi dintorni dovrebbe servire da monito e stimolo per una riflessione collettiva e per azioni concrete volte a prevenire future perdite e a offrire un sostegno più efficace a chi si trova in condizioni di vulnerabilità.
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