Il volume si propone di contribuire allo sviluppo dell'esplorazione psicoanalitica del narcisismo. I lavori raccolti appartengono ad un periodo successivo al 2005 e approfondiscono aspetti diversi e complementari della psicopatologia che affonda le radici nell'area del narcisismo e, soprattutto, della relazione narcisistica. Ruolo fondamentale svolgono la clinica e la tecnica, che costituiscono il nucleo dell'esperienza dalla quale prendono le mosse la cura, la riflessione e l'elaborazione teorica. Partendo dall'esame di casi clinici, il libro vuole addentrarsi nella comprensione delle dinamiche profonde che pervadono la relazione analitica e determinano le vicissitudini del processo della cura. I temi metapsicologici e clinici si intrecciano al fine di far luce sia sui destini francamente psicopatologici dell'individuo sia su alcune forme oscure di patologia che amano mimetizzarsi nella realtà della vita quotidiana, caratterizzando le dinamiche dei gruppi, il funzionamento delle masse ed il rapporto con il potere. Queste "nuove forme di psicopatologia della vita quotidiana", lungi dall'essere mere espressioni del problema morale, si rivelano forme insidiose della relazione narcisistica. Il volume vuole essere anche un riconoscimento nei confronti dell'opera di Ferenczi e dell'eredità che egli ha lasciato alla psicoanalisi.

La Clinica come Fondamento dell'Indagine Psicoanalitica
L'esperienza clinica e la tecnica psicoanalitica rappresentano il nucleo pulsante da cui emergono la cura, la riflessione e l'elaborazione teorica. Il presente lavoro proviene da un diario clinico-teorico che raccoglie il continuum dei pensieri e delle annotazioni su frammenti clinici attraverso i quali nascono elaborazioni e ipotesi di comprensione dell'esperienza. Esso rappresenta il prendere forma di una ricerca continua che, pur avendo come obiettivi la cura, la tecnica e la teoria psicoanalitica, ha coinciso con una parte della vita dell'autore, coinvolgendola in un percorso esplorativo globale. Amedeo Stella, psicoanalista e membro dell'Associazione Italiana di Psicoanalisi (A.I.Psi.), insegna psicopatologia dello sviluppo presso l'Università degli Studi di Bari, ove è anche responsabile del Servizio di Consultazione Psicologica (Se.Co.Ps.). Ha pubblicato numerosi saggi e articoli su argomenti di clinica, tecnica e teoria psicoanalitica, ed ha svolto studi sullo sviluppo dell'approccio psicoanalitico al counselling. Nel 2005 ha pubblicato il volume "Lo specchio di Narciso e lo sguardo di Afrodite", con cui ha avviato un progetto di esplorazione del narcisismo, che prosegue e si approfondisce in questa opera.
La Perversione: Un Percorso tra Teoria e Clinica
Il volume affronta in modo approfondito il tema della perversione, ripercorrendo le tappe fondamentali del pensiero psicoanalitico, da Freud ai suoi successori. Freud, nel suo saggio del 1905, basò le proprie ipotesi sulle teorie pulsionali e sullo sviluppo degli stadi di organizzazione della libido. Dall'ipotesi del polimorfismo perverso del bambino derivò la convinzione che la perversione dell'adulto andasse intesa come persistenza di forme infantili di gratificazione sessuale, legate alla conservazione di pulsioni parziali ancorate a zone corporee e funzioni che avevano mantenuto la primitiva valenza erogena. Alla base delle considerazioni freudiane c'era un presupposto teorico mutuato dai suoi maestri viennesi: l'idea che il piacere derivasse dalla scarica pulsionale, mentre il dispiacere e l'angoscia fossero un prodotto dell'inibizione della scarica e dell'eccessiva ritenzione pulsionale.
Nel 1919, Freud legò la formazione della perversione al processo di maturazione della pulsione sessuale e alle vicissitudini del raggiungimento dello stadio genitale, sul cui sfondo il complesso edipico svolge un ruolo determinante. In questo saggio, Freud fece importanti considerazioni:
- Legò la formazione della perversione adulta a una regressione dell'organizzazione della pulsione sessuale. Tale regressione derivava da un fallimento evolutivo verificatosi al momento del passaggio dalla pubertà all'adolescenza. Questo fallimento dipendeva dalla debolezza delle basi di una normale attività sessuale nel momento cruciale della svolta puberale, oltre che dal noto ritardo maturativo della pulsione sessuale.
- Freud si chiese poi quale fosse l'origine del senso di colpa, soprattutto quello che determinava il problema della definizione dei limiti concettuali e clinici della perversione. La risposta fu molto interessante perché rinviava alla struttura dell'Io e al suo rapporto con quello che era descritto come l'istanza critica nei confronti dell'Io: l'Io ideale. Tra il 1924 e il 1938, Freud ritornò più volte sul tema della perversione. I suoi scritti posero sempre più al centro del problema perversione il rapporto tra il processo di strutturazione dell'Io e le vicissitudini del complesso edipico, l'angoscia di castrazione e il processo di maturazione genitale.
Con gli sviluppi della psicoanalisi dei processi precoci di sviluppo, l'interesse degli studiosi si è rivolto al legame tra angoscia di castrazione e angosce più primitive dipendenti dai processi precoci di separazione e risoluzione della primitiva fusione madre-infante, con il risultato che la formazione della perversione ha assunto sempre più le caratteristiche di un processo difensivo postumo teso a sopperire a un primario difetto evolutivo della relazione tra il bambino e l'ambiente e della funzione materna rispetto al delicato processo di gestione del distacco e della soluzione della simbiosi.

Il Feticcio e l'Oggetto Transizionale: Spiegazioni Psicoanalitiche
Il feticismo diventò sempre più il prototipo delle perversioni: l'angoscia di castrazione viene intensificata dalla visione dei genitali femminili. L'individuo si sottrae a quest'angoscia attraverso una negazione accompagnata dall'allucinazione di un pene femminile. Ma subito sposta l'investimento su un'altra parte del corpo o su un indumento o oggetto della donna, il feticcio quindi nasce per svolgere più funzioni simultanee: negare l'assenza del pene nella donna, negare l'angoscia di castrazione, rassicurare l'individuo per consentirgli una forma di appagamento genitale.
Altri autori hanno proseguito le ricerche freudiane coniugandole con le scoperte di M. Klein, Balint e Winnicott nell'ambito della psicologia degli stadi precoci. Tutti gli autori post-freudiani hanno posto in risalto lo stretto legame tra perversione e psicosi, fondando le argomentazioni su accurate osservazioni delle fasi precoci dello sviluppo infantile.
Gillespie, in particolare, ha sviluppato le intuizioni freudiane sulla scissione dell'Io coniugandole con le ricerche kleiniane. Egli si è interrogato sulla reale centralità dell'angoscia di castrazione, giungendo a ipotizzare che la fonte primaria dell'organizzazione perversa fosse da ricercare negli stadi pre-genitali. Secondo l'autore, l'eccessiva intensità dell'angoscia di castrazione che affligge il perverso metterebbe in moto una regressione parziale verso livelli pre-genitali dell'Io, in particolare orali, mostrando affinità tra perversione e psicosi.
Gli autori che hanno fatto riferimento al pensiero kleiniano hanno posto al centro della formazione perversa i ruoli da protagonista svolti dalla pulsione di morte, dall'Edipo precoce, dalla scissione dell'oggetto e dell'Io, dalla difesa attraverso l'identificazione proiettiva. Così questi psicoanalisti sono giunti a definire la perversione come una difesa da un'angosciante minaccia psicotica. Gillespie sottolinea che la perversione non riguarda solo la pulsione, ma tocca direttamente lo strutturarsi dell'Io. Attraverso la perversione l'Io consente una modalità circoscritta di realizzazione della sessualità.
Nello stesso anno, Balint mostrò che in realtà l'appagamento pulsionale perverso è sempre genitale mentre la regressione pre-genitale serve solo a fornire l'eccitamento preliminare. Anche Gillespie segnala che l'Io raggiunge questo compromesso in due modi:
- Attraverso una scissione preliminare,
- Attraverso una negazione parziale della realtà.
In questo modo l'Io del perverso, per quanto immaturo, riesce a evitare un diniego più esteso della realtà e il conseguente crollo psicotico. La perversione appare quindi come un rimedio auto-terapeutico consistente nell'opzione per il male minore.
A questi studi di matrice kleiniana si collega anche lo scritto di Baranger, Goldstein e Rosenthal, dedicato alla personalità del corruttore. Gli autori si concentrano sulla figura dell'Ospite, che è anche un divino corruttore: questi è bellissimo, quasi angelico, agisce esercitando fascino, come se conoscesse a priori quello che gli altri vogliono da lui, è privo di preferenze oggettuali, non sembra provare sentimenti, sin dalla sua comparsa si sa che scomparirà per sempre. Sembra appartenere ad un altro mondo e rappresentarsi come l'ideale sessuale di ciascun membro della famiglia che lo ospita. Ma si tratta di un ideale di tipo speculare: sa ciò che desiderano perché è il riflesso del loro desiderio. Viene richiamato il mito dello specchio di Narciso, uno specchio che cattura, fa impazzire e uccide a causa dell'innamoramento che è capace di indurre. In questo modo viene mostrato come il corruttore neghi le differenze, sia di tipo sessuale sia generazionale. Attraverso l'Ospite, inteso come medium, comincia a instaurarsi la struttura perversa familiare, che ha sullo sfondo il motivo edipico dell'incesto. Essi intravedono dietro il volto dell'Ospite, la sintesi del narcisismo e della pulsione di morte. Il narcisismo perduto, non può più essere ritrovato nella stessa forma primaria ma può dar vita a intensi vissuti derivati regressivi, cioè secondari, che possono essere tra loro molto diversi a seconda che a prevalere nel ruolo di motore della regressione sia la libido o la pulsione di morte. Quando prevale la pulsione di morte si sviluppa una reazione di angoscia paranoide intollerabile che dà vita a massicce difese schizoidi dominate dall'identificazione proiettiva. C'è un aspetto però che questi autori trascurano o risolvono in maniera deterministica attraverso il riferimento a tre fattori disposizionali: l'eccessiva quantità di pulsione di morte primaria, l'eccessiva debolezza delle strutture psichiche dell'individuo, l'intollerabile intensità dell'angoscia persecutoria.
Cos’è il mito di Narciso?
Trauma, Regressione e la Costruzione del Sé
Il concetto di "vessazione" viene introdotto come sintesi del processo di assassinio del Sé, con una nota aggiuntiva sull'abuso e sul ritrovamento postumo del trauma in un paziente schizofrenico. Vessazione, abuso e identificazione alienante sono processi che minano l'integrità psichica. Solo acquisendo la consapevolezza che esiste una parte del Sé legata alla dimensione dell’implicito che si colloca nello spazio-intersezione tra il corpo, gli affetti e l’interazione sociale, il terapeuta potrà svolgere la sua funzione. Questo spazio può e deve essere esplorato da tre punti di vista: la psicoanalisi, le neuroscienze affettive e l’epigenetica. Il terapeuta, sostiene l’autore, potrà così avere una visione sufficientemente ampia per affrontare anche le situazioni cliniche più complesse.
L'esperienza della regressione nel processo analitico, lo shock, il campo intersoggettivo e la costruzione del trauma nell'esperienza analitica sono temi centrali. La perversione, la malafede e l'ambiguità sono analizzate attraverso il ruolo del meccanismo ossessivo dello spostamento. Viene anche proposta una nota su "L'amore per la madre e l'amore della madre" attraverso tre esempi clinici.
Le Dinamiche Narcisistiche nella Vita Quotidiana e nel Gruppo
Il volume si propone di far luce non solo sui destini francamente psicopatologici dell'individuo, ma anche su alcune forme oscure di patologia che amano mimetizzarsi nella realtà della vita quotidiana. Queste forme caratterizzano le dinamiche dei gruppi, il funzionamento delle masse ed il rapporto con il potere. Queste "nuove forme di psicopatologia della vita quotidiana", lungi dall'essere mere espressioni del problema morale, si rivelano forme insidiose della relazione narcisistica.
Il feticcio, secondo una prospettiva che coniuga Balint e Winnicott, ha spesso una doppia valenza: da un lato deve essere sostituto del pene, ma deve anche valere come vagina, così da poter essere indossato. Spesso viene rubato al legittimo proprietario; questi due aspetti avvicinano il feticcio al travestitismo e alla cleptomania, ma soprattutto il feticcio deve poter essere usato e goduto indisturbatamente. Per il perverso è difficile assolvere a questi due compiti poiché il suo Io è troppo debole e non può esercitare un controllo sulle angosce più intense. Esso non può neppure reggere le pressioni della vita relazionale. Così ripiega regressivamente su un aspetto significativo e rassicurante della vita infantile, traendo vantaggio dalla scissione dell'Io e del Sé grazie alla quale può conservare il primato di una pulsione parziale nell'area di pertinenza della parte scissa, con questo inganno il perverso convince se stesso e gli altri che il soddisfacimento genitale è solo un sottoprodotto culturale senza valore. In questo modo tende a idealizzare il piacere prodotto dal soddisfacimento della pulsione parziale e a negare il valore del piacere genitale.
Le considerazioni di Balint collimano con ciò che Winnicott scoprì a proposito dell'oggetto transazionale e dell'area intermedia. Balint, infatti, colloca il difetto maturativo del perverso nell'area dell'amore oggettuale primario, cioè in quella fase del processo maturativo che precede la formazione dell'area intermedia e la comparsa di fenomeni transazionali. Due sono le angosce dell'Io feticista e del perverso in generale. L'angoscia più recente è l'angoscia di castrazione. Si tratta di un'angoscia che ha costretto l'Io nascente dell'infante a una reazione troppo intensa e prolungata per sopravvivere a un assalto eccitatorio. Questa è stata causata da un difetto o fallimento della relazione madre/bambino, o dalla funzione ambientale di barriera contro gli stimoli, nella fase dell'amore oggettuale primario: la fase che ha il compito di gestire la separazione attraverso la creazione dell'oggetto transazionale. In questa prospettiva quindi il feticcio rappresenta l'aborto dell'oggetto transazionale o ciò che resta di esso in seguito al fallimento della formazione dell'area intermedia e al collasso tra dipendenza assoluta e indipendenza, tra oggetto soggettivo e oggetto esterno.

Morfostasi, Morfogenesi e l'Area Intermedia
Il caso clinico di Oscar, presentato nell'appendice, esplora l'esperienza della regressione nel processo analitico. Vengono discusse le osservazioni sui concetti di morfostasi e morfogenesi, omeostasi, omeoresi e autoerotismo, fornendo alcune precisazioni necessarie. Si delineano gli antecedenti nella psicoanalisi, con particolare riferimento a John Bowlby. La relazione tra morfostasi e morfogenesi viene analizzata in profondità, fornendo una chiave di lettura per comprendere le dinamiche evolutive e regressive nell'individuo.
L'Importanza della Consapevolezza per il Terapeuta
Il terapeuta, per affrontare le situazioni cliniche più complesse, deve acquisire la consapevolezza che esiste una parte del Sé legata alla dimensione dell’implicito, uno spazio che si colloca nell’intersezione tra corpo, affetti e interazione sociale. L'esplorazione di questo spazio deve avvenire attraverso molteplici prospettive: la psicoanalisi, le neuroscienze affettive e l’epigenetica. Questo approccio integrato permette al terapeuta di avere una visione sufficientemente ampia per comprendere e trattare le più intricate manifestazioni patologiche.
Il Contributo di Amedeo Stella all'Esplorazione del Narcisismo
Amedeo Stella, con il suo volume "I destini di Narciso", si inserisce nel solco della tradizione psicoanalitica, offrendo un contributo originale e approfondito all'esplorazione del narcisismo. Attraverso un'attenta analisi di casi clinici e un solido impianto teorico, il libro illumina le complesse dinamiche che sottendono la relazione narcisistica e le sue molteplici manifestazioni psicopatologiche, sia a livello individuale che collettivo. L'opera, pur radicandosi nell'eredità di pensatori come Freud e Ferenczi, apre nuove prospettive di indagine, dialogando con discipline emergenti come le neuroscienze affettive e l'epigenetica.