Il gioco è un’esperienza intrinseca all’infanzia, una fonte di puro piacere che i bambini ricercano spontaneamente. Tra le varie forme ludiche, il gioco sensomotorio emerge come una tappa evolutiva cruciale, che si manifesta con particolare intensità verso la fine del primo anno di vita. Questa modalità di gioco, che investe il corpo e il movimento in tutte le sue espressioni, rappresenta un pilastro nello sviluppo armonico del bambino, contribuendo a forgiare un Io forte e competente, sia sul piano motorio che psichico.

Il bisogno evolutivo fondamentale che il bambino cerca di soddisfare attraverso questi giochi è quello di percepirsi capace di intervenire efficacemente sul mondo esterno. Dopo aver sperimentato a sufficienza l’esperienza di esistere attraverso i giochi che ricreano l’unità con la figura genitoriale di riferimento, il bambino inizia a trovare piacere nei giochi in cui si sperimenta come un essere distinto dal mondo esterno. Un esempio emblematico è il gioco del “Cucù”, in cui la mamma scompare dietro le mani o una porta per poi riapparire sorridente. È proprio grazie alla fondamentale scoperta di essere un essere autonomo, separato da un mondo esterno che appare e scompare, che il bambino può iniziare ad agire su di sé e sul mondo. Con il tempo, acquisirà la consapevolezza che il mondo esterno è indipendente da sé, ovvero che gli oggetti continuano ad esistere anche quando non vengono visti, un concetto noto come costanza dell’oggetto.
Dalla Fusione all'Individuazione: Il Ruolo del Movimento
Il passaggio dalla separazione psicologica dalla madre all’individuazione di un Sé indipendente e autonomo è intrinsecamente legato a un maggiore sviluppo motorio. Questo permette al bambino di esplorare il mondo con maggiore sicurezza e curiosità. Lo stato di piacere che un bambino prova quando viene fatto "volare" in aria per poi essere ripreso, o fatto cadere all'indietro per essere afferrato con vigore, o ancora fatto girare velocemente, o quando gli adulti fingono di mangiargli una parte del corpo, è evidente. Queste stimolazioni sensoriali intense procurano un enorme piacere nel bambino piccolo, rafforzando la sua percezione del proprio corpo e delle sue capacità.

I giochi di tipo sensomotorio continuano a rivestire un’importanza fondamentale anche negli anni successivi. Anche durante il periodo della scuola materna, i bambini continuano ad apprezzare queste attività, poiché sentono il bisogno di sperimentarsi come competenti e forti. Non a caso, spesso richiedono l’attenzione degli adulti, desiderando essere osservati e ricevere un “ma che bravo!” quando sono impegnati nei loro giochi. Tuttavia, in queste fasi successive, i giochi sensomotori si affiancano ad altre tipologie ludiche che rispondono a bisogni evolutivi emergenti.
Caratteristiche Distintive del Gioco Sensomotorio
Il gioco sensomotorio si distingue per la presenza di brusche variazioni tonica e per sollecitazioni intense, che si esprimono attraverso corse, salti, rotolamenti, cadute, equilibri e disequilibri. In generale, si osserva un coinvolgimento corporeo profondo, sia sul piano emotivo che fisico. Il corpo viene impiegato come strumento per conoscere e conquistare il mondo; al bambino non interessa tanto il risultato dell’azione, quanto piuttosto l’intenso piacere di essere immerso nel movimento e di sperimentare le potenzialità del proprio corpo.
Spesso, questo tipo di gioco non viene percepito dagli adulti come un’attività ludica, ma piuttosto come un semplice "movimento" fine a se stesso. Tuttavia, dagli 18 mesi fino ai 7-8 anni, il gioco sensomotorio riveste un’importanza significativa nello sviluppo del bambino e nella sua esperienza di sé. Attraverso queste attività, il bambino arriva a sentirsi autonomo, indipendente e acquisisce la consapevolezza di essere un corpo intero e integro.
Il motore primario di questo gioco è il piacere fisico ed emotivo derivante dal movimento, che spinge alla ricerca continua dello stesso. Gli psicomotricisti lo definiscono in due direzioni: centripeto (diretto verso di sé) o centrifugo (diretto verso l’esterno). Nel primo caso, si parla di giochi di contatto con il proprio corpo, focalizzati sulle sensazioni propriocettive e cinestesiche. Nel secondo caso, il movimento è attuato per conoscere cose nuove, scoprire lo spazio e il mondo oggettuale. Entrambe le direzioni possono essere settoriali (coinvolgendo solo alcuni segmenti corporei) o globali (attraverso l’interezza del corpo del bambino).
Giocomotricità e Psicomotricità in età evolutiva – Il ruolo del gioco nello sviluppo psicomotorio
Il Significato di Alcuni Giochi Sensomotori
Per comprendere appieno la ricchezza del gioco sensomotorio, è utile analizzare il significato di alcune attività tipiche:
- Equilibrio/Disequilibrio: Dopo i 18 mesi, il bambino sfida la gravità, perdendo in modo controllato l’equilibrio. Emotivamente, questo gioco sembra rimandare alla sperimentazione del piacere e della fiducia di essere un corpo "tutto d’un pezzo", indicando una certa sicurezza nel proprio corpo.
- Dondolio prodotto dal bambino: Rappresenta un’esperienza piacevole, sia fisicamente (sensazioni labirintiche) sia mentalmente, di perdita e ritrovamento dei riferimenti spaziali. Il piacere deriva anche dalla possibilità di avere un punto di appoggio come garanzia di sicurezza, favorendo così la fiducia in se stesso e negli altri, come sostegno.
- Caduta: Uno dei giochi preferiti dai bambini, compreso il girotondo. Attraverso la caduta, il bambino impara a dominare la verticalità e l’orizzontalità alternandole. Dal punto di vista emotivo, sviluppa fiducia nel suo corpo e nella motricità, ritrovandosi "intatto" dopo la caduta.
- Capovolta: Sperimentata soprattutto tra i 2 e i 3 anni. Il bambino che ama fare le capriole a volte sembra voler comunicare che "posso perdere i punti di riferimento perché so che poi mi ritrovo (anche senza l’aiuto di mamma e papà)".
- Giochi di spostamento: Al bambino interessa esercitare il proprio movimento nello spazio in tutti i modi possibili e con diversi oggetti, sperimentando la potenza del proprio corpo e l’autoefficacia.
- Rotolare: Naturale evoluzione dello scivolamento, rappresenta un’esperienza di disorientamento-riorientamento, che rafforza il controllo su di sé.
- Girare su sé stessi fino a perdere l’equilibrio (come nel girotondo): Riguarda soprattutto i bambini dopo i 2 anni, quando il movimento può essere controllato. Il piacere del gioco deriva dalla temporanea perdita del senso di equilibrio: il bambino mette alla prova la propria autonomia nel movimento e la capacità di recupero dopo la perdita dell’equilibrio.
- Saltello a piè pari (dopo i 2 anni): Piacere di perdere (attimo di volo) e ritrovare il contatto col suolo. Il significato emozionale di questo gioco sembra rimandare alla capacità di perdere e ritrovare volontariamente un punto di appoggio con le proprie forze, confidando nel successo. Si evidenzia qui un buon grado di maturazione, di fiducia ed autostima del bambino.
- Scontrarsi: Tra i 2 e i 3 anni, uno dei giochi preferiti dai bambini è quello di scontrarsi con i pari, seguito da caduta e risate. È un’evoluzione del gioco di lanciarsi tra le braccia dei genitori per poi liberarsi. Si consolidano la conoscenza di sé e le conquiste motorie precedenti: perdita di equilibrio e caduta.
- Scavalcare: A partire dai 18 mesi (si presenta quando c’è una buona coordinazione tra le varie parti del corpo). L’obiettivo di questo gioco risiede sia nel superare un ostacolo per raggiungere un obiettivo (e nella gioia di riuscirci), sia nello sperimentare sensazioni piacevoli di caduta. È preludio all’arrampicata e mantiene l’interesse anche in età successive.
- Arrampicata (tra i 2-3 anni): È un passaggio importante nella maturazione del bambino sia dal punto di vista motorio, per la coordinazione richiesta dall’azione, sia perché, arrampicandosi, il bambino sfida se stesso e il mondo, cercando di conquistarlo da una nuova posizione.
- Salto verso il basso (dopo la scalata): “Retrocedo o salto”. Il bambino mette alla prova il proprio potere per vincere la forza di gravità e volare. A seguito dell’atterraggio, inoltre, sperimenta una aumentata consapevolezza dei propri limiti, il ritrovamento di sé (come corpo intero) e sviluppa il principio di realtà.
- Penetrare cavità: Il bambino prova un intenso piacere nell’infilare le dita ovunque, nei buchi propri e dell’ambiente. È una tendenza che si estende verso tutte le cavità piccole e grandi che il bambino trova intorno a sé. Tale attività sembra dare il piacere di conoscere l’ignoto (la cavità) e avere un dominio sul mondo circostante con l’occupazione dello spazio, penetrandolo.
- Riempire e svuotare: Oltre all’aspetto motorio, questa attività assume in certi momenti dello sviluppo una forte valenza emotiva, che richiama l’esperienza nutritiva ed evacuativa e quella del trovarsi e separarsi.
- Tirare e spingere: Tirare a sé come attrarre e spingere come allontanare. È un gioco che aiuta il bambino a percepirsi come agente, capace di agire nell’ambiente. Affinché il gioco "funzioni" deve essere a disposizione dei bambini un oggetto resistente, ma non troppo.
- Scivolare giù dallo scivolo: Questa esperienza coinvolge il bambino a vari livelli, come nei giochi precedenti. A livello sensoriale vengono coinvolti principalmente il sistema vestibolare, la propriocezione, il tatto, che promuovono consapevolezza corporea e orientamento nello spazio. Inoltre, il bambino lavora con velocità, gravità, spazio/tempo. Sul piano emotivo, troviamo l’opportunità di mettersi alla prova con coraggio nell’arrampicata per salire in cima allo scivolo e il coraggio per scendere scivolando, abbandonandosi con fiducia allo scivolo stesso. Il sicuro atterraggio, come per il salto, rassicura il bambino nel ritrovare il Sé intero e integro al fondo dell’esperienza. Spesso i bambini amano anche salire sullo scivolo al contrario: un’ottima opportunità di ingaggio muscolare, propriocettivo e possibilità di mettere alla prova forza, resistenza, tenacia. Una sfida ottimale che, una volta raggiunta la cima, si traduce in senso di potenza, di auto-efficacia, di vittoria e soddisfazione: “ce l’ho fatta!”. Si tratta di un’esperienza che andrebbe non solo permessa ma anche sostenuta e valorizzata dagli adulti.

Il Ruolo dell'Adulto e l'Importanza dello Spazio
In generale, è fondamentale che l’adulto strutturi un ambiente favorevole all’esperienza sensomotoria e colga l’attività del bambino in modo positivo, sostenendola. Il genitore può partecipare attivamente al processo di crescita del proprio bambino offrendogli la possibilità di sperimentare queste nuove attività piacevoli, pensando, ad esempio, a uno spazio di casa sicuro in cui non vi siano eccessivi pericoli. La creazione di uno spazio casa sicuro, così come lo sfruttamento di luoghi all’aperto, può essere un’ottima soluzione per non trasmettere le proprie ansie ai bambini.
Inoltre, attraverso un’osservazione attenta, il genitore può riuscire a individuare dei “campanelli d’allarme” nel momento in cui questo tipo di giochi non vengono ricercati dal bambino o si presentino in modo “strano”. Il gioco sensomotorio, emerso nella seconda metà del primo anno di vita, è destinato a durare per tutta la vita. Sebbene si assista a una rapida esplosione di queste attività tra i 12 mesi e i 2 anni, dovuta al veloce susseguirsi dello sviluppo motorio, cognitivo, linguistico e relazionale, il piacere del movimento non abbandonerà mai il bambino. Anche in età adulta, pur non essendo l’attività dominante, il piacere di correre, saltare, arrampicarsi, e persino l’invenzione di percorsi avventurosi, testimoniano la persistenza di questo bisogno fondamentale.
Il gioco psicomotorio vero e proprio può essere osservato a partire dai 2-3 anni, età in cui il bambino ha già accumulato innumerevoli esperienze con il proprio corpo e il movimento, grazie alle competenze acquisite attraverso le varie tappe di sviluppo motorie, come rimanere seduto e camminare. Questo tipo di gioco permette la libera e spontanea espressione, lasciando al bambino anche la possibilità di commettere errori. Il gioco sensomotorio rappresenta la prima tappa, caratterizzata da forti connotazioni emozionali a seguito di nuove acquisizioni motorie, mentre il gioco simbolico si sviluppa successivamente, rappresentando la tappa del "far finta di".
Il gioco è, infatti, il principale strumento utilizzato dal Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva (TNPEE). Il gioco è dunque il cuore dell’intervento terapeutico: attraverso di esso, il TNPEE crea condizioni esperienziali il più possibile vicine alla realtà quotidiana del bambino con l’intento di stimolare lo sviluppo delle funzioni adattive, ovvero le abilità e competenze necessarie per adattarsi all’ambiente circostante e per affrontare le sfide quotidiane, avendo cura del materiale scelto.
Il gioco sensomotorio rappresenta un’importantissima fase evolutiva di un bambino, un periodo in cui la scoperta del movimento si lega indissolubilmente alla costruzione della propria identità e all’acquisizione di un senso di competenza e autonomia. Sostenere e incoraggiare queste attività significa offrire al bambino gli strumenti per esplorare il mondo e sé stesso con gioia e sicurezza.
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