Nella complessa trama della psicoanalisi, il concetto di perversione ha sempre rappresentato un terreno fertile per indagini profonde e, talvolta, controverse. Partendo dalle fondamenta poste da Sigmund Freud, la comprensione della perversione si è evoluta, intrecciandosi con le diverse strutture psichiche, tra cui la nevrosi e la psicosi, offrendo chiavi di lettura per fenomeni che sfidano le definizioni convenzionali di normalità e patologia.
La Nascita del Metodo Psicoanalitico e i Primi Pazienti di Freud
Il metodo psicoanalitico, come lo conosciamo oggi, è il risultato diretto dell'indagine pionieristica di Sigmund Freud sui fenomeni isterici. Fu attraverso lo studio di questi disturbi che Freud iniziò a delineare i contorni dell'inconscio, delle pulsioni e dei meccanismi di difesa che governano la psiche umana. È importante sottolineare che i pazienti che Freud ebbe in cura erano tutti individui adulti, un dato significativo che informa la sua iniziale concezione dello sviluppo psichico e delle sue possibili deviazioni.

La Sessualità Perversa e Polimorfa del Bambino
Freud, nel suo rivoluzionario lavoro "Tre saggi sulla teoria sessuale" (1905), introdusse il concetto di "sessualità perversa e polimorfa" già presente nel bambino. Questa prospettiva metteva in luce come il bambino, spinto da pulsioni parziali (orali, anali, uretrali, falliche), cerchi gratificazioni attraverso diverse zone erogene (pelle, bocca, occhi, ano, fallo) con il primo oggetto di relazione, la madre. L'assioma psicoanalitico che nulla dello sviluppo infantile viene perduto nell'adulto implica che tutta la sessualità umana possieda inevitabilmente questi aspetti perversi polimorfi. Ciò non significa una semplice persistenza dei comportamenti infantili, ma piuttosto l'utilizzo delle medesime forze primitive e degli elementi che costituivano la sessualità infantile, come le fissazioni a pulsioni parziali.
Questo approccio sottolinea l'importanza cruciale dell'influenza genitoriale sullo sviluppo psichico del bambino. I genitori, attraverso il loro comportamento, contribuiscono alla formazione della struttura psichica del figlio, e la vita sessuale adulta può essere ricondotta a effetti che risalgono all'infanzia.
Definire la Perversione Sessuale: Tra Atipia e Rigidità
Consultando definizioni autorevoli come quelle di Laplanche & Pontalis (1967), la perversione sessuale si configura come una deviazione rispetto all'atto sessuale "normale", tradizionalmente inteso come coito finalizzato all'orgasmo con una persona del sesso opposto. Si parla di perversione quando l'orgasmo è ottenuto con oggetti sessuali alternativi (omosessualità, pedofilia, contatti con animali, ecc.) o con zone corporee differenti (coito anale), oppure quando l'orgasmo è imperiosamente subordinato a condizioni estrinseche (feticismo, travestitismo, voyeurismo, esibizionismo, sadomasochismo).
Ciò che caratterizza la perversione sessuale in senso patologico è la presenza di rigidità, fissità, esclusività e obbligatorietà di certi comportamenti ripetitivi e coatti per il soddisfacimento sessuale. Il perverso tende a utilizzare modalità ben circoscritte e particolari, spesso una o due, per raggiungere l'orgasmo. Tradizionalmente, le perversioni sono state distinte per la scelta oggettuale o per l'anomalia alla meta. È importante notare che queste modalità di ricerca del piacere raramente producono conflitti o sofferenza psichica nell'individuo (sono egosintonici), rendendo poco frequente la richiesta di aiuto terapeutico.
Tuttavia, esistono aspetti comuni che attraversano universalmente il fenomeno delle perversioni sessuali. Il Sé del pervertito è spesso scisso: da un lato percepisce il mondo reale, dall'altro ne rinnega un aspetto specifico, quello relativo alla sessualità, vivendo in un mondo irreale parallelo. Freud (1927) aveva notato la tendenza del pervertito a sviluppare una "terza soluzione" nell'affrontare la realtà, una sorta di pseudoaccettazione distorta attraverso un "artificio" (il feticcio). A differenza del nevrotico, che immagina o rimuove la fantasia perversa, e dello psicotico, le cui fantasie si confondono con la realtà, il pervertito mette in atto concretamente le sue fantasie, carente com'è nella capacità di simbolizzazione, attraverso un "ingegnoso trucco" per sfuggire all'impatto doloroso con la realtà.

Libidinizzazione dell'Aggressività e la "Forma Erotica dell'Odio"
In ogni forma di perversione si riscontra una libidinizzazione dell'aggressività, o un'eccessiva aggressivizzazione delle funzioni libidiche. Questo fenomeno è stato etichettato come "la forma erotica dell'odio" (Stoller, 1975) o "la sessualizzazione del piacere distruttivo" (De Masi, 1999). L'atto perverso mira sempre a nuocere e disumanizzare l'oggetto sessuale, visto non come una persona reale e totale, ma come una singola parte anatomica o un oggetto privo di autonomia. L'oggetto, vivente o inanimato, diventa un feticcio "inventato, manipolato, usato e abusato, saccheggiato e scartato, coccolato e idealizzato" (Khan, 1979, p.30), creato maniacalmente come rassicurazione contro l'angoscia nella relazione con l'altro.
De Masi (1999) sottolinea la componente pervasiva del sadomasochismo come modalità relazionale, dove attivo e passivo si scambiano continuamente. Nella perversione, il desiderio è soppiantato dal bisogno narcisistico di possesso dell'oggetto sessuale, che deve essere dominato, sottomesso e degradato affinché il perverso possa goderne. Anche se sembra esserci un legame intenso tra due persone, si tratta spesso dell'invenzione di una sola persona che, con la complicità dell'altro, cerca di esercitare un controllo asimmetrico. Nel perverso, la capacità di godere del piacere sessuale è strettamente legata alla necessità di non sentire legami emotivi (scissione tra sesso e amore), con il piacere derivante dal senso di potere e dal trionfo narcisistico sull'altro. L'eccitazione non deriva da una forma primitiva di sessualità, ma dall'idea del potere.
Il masochista - diagnosi e cura
La Perversione come Strategia Difensiva Contro l'Angoscia
È curioso notare come, nonostante l'atto perverso sia palesemente sessuale, la sessualità del pervertito abbia poco a che fare con il desiderio erotico. La sessualità viene usata a scopo difensivo, come un'invenzione ben architettata per affrontare una pressante angoscia interiore, in maniera controfobica. L'oggetto serve solo per il ruolo assegnatogli dall'immaginazione; una persona reale, con esigenze e bisogni, costituirebbe un limite all'onnipotenza della fantasia del perverso, annullandone l'eccitamento. Il pervertito deve sperimentare un controllo onnipotente sull'oggetto, evitando l'intimità affettiva e sessuale per poter provare piacere. Come afferma M. Khan (1979), "c'è chi fa l'amore per desiderio e c'è chi lo fa con intenzione. questi ultimi sono i pervertiti". L'intenzione implica volontà e potere, mentre il desiderio richiede mutualità.
Nonostante la consapevolezza parziale che l'atto perverso sia una costruzione fantastica, il perverso non riesce mai a dimostrare a se stesso di aver veramente trionfato, costringendolo a ripetere l'atto indefinitamente. Meltzer (1973) paragona le perversioni alle dipendenze, notando l'analogia nella ricerca disperata di sensazioni intense e nella necessità di innalzare costantemente la soglia del piacere a causa dell'assuefazione. La ricerca spasmodica del piacere diventa un tentativo quantitativo per colmare il vuoto della vera esperienza intima sessuale. Il senso di insaziabilità deriva dal fatto che, per il pervertito, ogni avventura è un fallimento. Un altro aspetto interessante è la necessità di sperimentare la sensazione di commettere peccato, di compiere un'azione trasgressiva per provare piacere, legato al significato di violazione e sovvertimento.
Componenti Perverse nel Carattere e nei Disturbi di Personalità
Sebbene aspetti perversi siano trasversali a tutte le organizzazioni di personalità, essi sono più evidenti nelle organizzazioni marginali, come quelle borderline e narcisistiche. Nei disturbi borderline, è facile incontrare condotte perverse non strutturate in vere perversioni sessuali. In questi casi, l'atto perverso agisce come difesa sessualizzata e transitoria per fronteggiare l'angoscia derivante da frustrazioni, traumi o vuoti emotivi. L'atto è episodico e impulsivo, lontano dalla ritualità delle perversioni strutturate.
Alcune forme psicopatologiche femminili, come l'anoressia nervosa, la cleptomania o il masochismo estremo, possono riflettere forme perverse che simboleggiano odio e rivalsa contro stereotipi di genere imposti culturalmente. Le forme più pericolose di perversione si riscontrano nelle personalità narcisistiche gravi (maligne) o nelle personalità antisociali, caratterizzate da gravi lacune superegoiche.
La Perversione secondo Freud: il Non Riconoscimento delle Differenze
Per Freud, la perversione non nasce dalla lotta tra pulsioni inconsce e divieti del super-io, come accade nelle nevrosi, ma dal non riconoscere le differenze che il bambino apprende durante la fase edipica. La perversione implica il rinnegamento della differenza sessuale, creando un annullamento di ogni barriera tra uomo e donna, adulto e bambino, fratello e sorella. Non si cerca la trasgressione, ma semplicemente non si ammette il confine, cercando di ristabilire una confusione iniziale. L'obiettivo non è tanto l'appagamento sessuale, quanto nutrire l'onnipotenza e il potere, senza considerare che il proprio piacere possa arrecare danno agli altri.
Il "Passaggio all'Atto" nella Clinica della Psicosi e delle Nevrosi
Il "passaggio all'atto", prevalente nella clinica della psicosi ma riscontrabile anche in alcuni frangenti della cura delle nevrosi, esprime un taglio radicale del soggetto con la dimensione della dialettica intersoggettiva. Esso abolisce ogni riferimento al registro Simbolico della relazione con l'Altro, intervenendo direttamente nel registro del Reale. Il passaggio all'atto è un agire nel Reale di ciò che è stato forcluso dal Simbolico. Tuttavia, questo "fuori-uscire" dalla scena-discorso governata dal Simbolico può rappresentare un estremo tentativo di separazione con cui il soggetto cerca di emanciparsi da un destino di scarto, assegnatogli dalla sua non-iscrizione nel Simbolico.

Il Caso Dora e la Giovane Omosessuale: Transfert e Agire
Lacan, nel suo Seminario IV, riprende il caso freudiano della giovane omosessuale, contrapponendolo al caso di Dora. Nel caso di Dora, Freud discute per la prima volta del transfert e dell'"agire" nella cura psicoanalitica. Il transfert, inteso come ripetizione, è visto come un ostacolo, ma anche come il miglior alleato per il progresso della cura, se intuito e tradotto al malato. Il transfert da mera manifestazione della ripetizione può diventare occasione di trasformazione.
Il masochista - diagnosi e cura
Lacan evidenzia la differenza tra la rivendicazione isterica di Dora e la perversione che emerge nel caso della giovane omosessuale. Sebbene i casi siano rigorosamente corrispondenti, Lacan li vede come positivo e negativo. La perversione è il negativo della nevrosi. Lacan sottolinea il funzionamento metaforico della rivendicazione di Dora e la deriva metonimica dell'agito della giovane omosessuale che si getta da un ponte. Entrambe hanno una questione aperta con il padre e il mancato dono d'amore. Tuttavia, la giovane omosessuale va oltre l'appello all'Altro, scivolando verso un comportamento meramente dimostrativo. Il lato perverso del suo gesto risiede nel non voler più sapere nulla di ciò che le manca dal padre. Il gettarsi dal ponte è un atto dimostrativo che mira a far emergere l'angoscia dell'Altro, rinunciando all'appello e al confronto con la propria mancanza.
La Perversione come Negativo della Nevrosi e della Psicosi
Freud stesso definisce le perversioni come il negativo della psicosi. Se la perversione non ci fosse, ci troveremmo di fronte a una psicosi. Questa affermazione suggerisce una complessa interrelazione tra queste diverse strutture psichiche. La perversione, in questo senso, potrebbe rappresentare un modo specifico di gestire conflitti e angosce che, se non elaborati adeguatamente, potrebbero sfociare in manifestazioni psicotiche.
L'Oggetto Interno Composito e la Mancanza dell'Amore Primario
Masud Khan, partendo dal concetto di "oggetto transizionale" di Winnicott, formula quello di "oggetto interno composito" per spiegare la realtà interna del pervertito. L'oggetto interno composito svolge un ruolo analogo all'oggetto transizionale nella formazione del mondo intrapsichico. Nella realtà del potenziale perverso, le cure materne non sono state adattate, e il bambino è visto dalla madre come una "cosa" e non come una persona in formazione. Il perverso interiorizza il Sé come una "cosa" creata dalla madre. L'Io perverso, secondo Khan, è un collage in cui sviluppo dell'Io e istintuale procedono parallelamente e distintamente, in assenza di investimento emotivo.
La delusione primaria spinge il perverso a ricercare uno stato di illusoria unità, in cui l'altro soddisfi ogni bisogno del proprio Io. L'altro viene ridotto a cosa inanimata, con cui realizzare una vera e propria identificazione. Da qui la necessità del perverso di creare un oggetto interno composito in sostituzione di un oggetto transizionale.
La Prospettiva di Balint: Amore Primario e Bisogno di Essere Amati
Michael Balint propone una prospettiva radicalmente relazionale, sostenendo che alla base dello sviluppo umano non vi sia primariamente l'aggressività, ma un bisogno originario di essere amati. L'essere umano nasce orientato verso un "amore primario passivo", un'attesa fiduciosa di cura. Quando questa esperienza è stabile, il bambino costruisce un solido esame di realtà. Altrimenti, si aprono traiettorie evolutive fragili. Nevrosi, perversione e psicosi sarebbero quindi il risultato di una mancanza primaria, un "buco nell'anima".
Per Balint, il narcisismo non è primario, ma secondario, emergendo quando l'esperienza di essere amati non è garantita. I pazienti che sembrano incapaci di amare manifestano in realtà un disperato bisogno di essere amati, una richiesta assoluta e urgente. Questa intensità può essere letta come aggressività, ma Balint rovescia la prospettiva: è la sofferenza che rende "cattivi". La paura dell'abbandono diventa centrale, e ogni distanza è vissuta come minaccia.
Nella perversione, il soggetto tenta di eliminare l'angoscia di bisogno trasformando l'oggetto in funzione. L'altro non è riconosciuto nella sua soggettività, ma utilizzato come strumento per regolare tensioni interne. La relazione perde reciprocità autentica, diventando un tentativo di controllare l'angoscia legata alla dipendenza. L'amore maturo, al contrario, implica la capacità di riconoscere la dipendenza senza esserne travolti e di accettare la differenza senza viverla come minaccia.
La Verleugnung (Rinnegamento) nella Perversione
Nella perversione, la predominanza della posizione materna è spesso concomitante con una posizione paterna insufficiente. Lacan concepisce la posizione del bambino rispetto alla madre come caratterizzata dall'enigma della sua mancanza. Il feticcio, secondo Freud, è un sostituto del pene, un segno di vittoria sulla minaccia di evirazione. Il feticcio è l'ultima impressione prima dell'evento traumatico, trattenuta per proteggere il pene dall'estinzione.
La risposta del perverso è caratterizzata dalla "Verleugnung" (rinnegamento o disconoscimento). Freud la descrive come un'azione energica per istituire e conservare il rinnegamento di ciò che si è visto. A differenza della nevrosi, dove il rinnegamento è lavorato attraverso il sintomo e il fantasma, nella perversione esso mantiene un posto determinante. Lacan sottolinea che nella perversione vi è una carenza della funzione paterna, impedendo al bambino di passare attraverso la castrazione. Il soggetto si identifica al fallo, offrendosi come fallo alla madre.
Il Fantasma e il Godimento dell'Altro
Lacan chiarisce il primato del fantasma sul sintomo, definendo come il soggetto perverso si fa strumento del godimento dell'Altro. Il fantasma inconscio del perverso è ridotto a una pietra, anche se nella vita egli appare mobile e attivo. Il perverso rifiuta il dolore di esistere come soggetto parlante. Nel suo fantasma, si fa oggetto, una finta, una truffa. L'esempio dell'Abate Choisy, che si traveste per essere amato "idolatrio", illustra la teoria del perverso: Dio gode perché è amato.
Il perverso moltiplica le azioni, gli atti, i riti, mentre il nevrotico tenta di commemorare la castrazione. Il perverso elegge un monumento alla castrazione "vinta", una smentita della castrazione. Nella scena della "messa nera", il perverso si fa oggetto, strumento. L'obiettivo è produrre il soggetto puro, oltre la sua immagine, scomponendolo. Il perverso mira a completare l'Altro, a riempire il suo buco, per smentire la propria castrazione e far esistere un "pieno": Dio. S (A) è il matema delle perversioni. Il perverso intende restituire il godimento al corpo, la sua "crociata" è questa: il godimento deve essere rimesso nel corpo. In questo senso, "il perverso ha di mira l'angoscia dell'altro", lavorando per il godimento dell'altro.
La comprensione della perversione, intrecciata con la nevrosi e la psicosi, rimane un campo di indagine cruciale per la psicoanalisi, offrendo spunti per comprendere le dinamiche più profonde della psiche umana e le sue molteplici manifestazioni.
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