La Sottile Arte dell'Inconscio Politico: Come la Disconnessione Emotiva Plagia il Dibattito Pubblico

La politica e la corruzione sono diventate, troppo spesso, due facce della stessa medaglia, in un connubio che vede l'indifferenza dell'opinione pubblica trasformarsi in una normalità quotidiana, quasi quanto i continui scandali che emergono con regolarità quasi imbarazzante. Ci si interroga allora su quale sia il processo che porta determinati personaggi politici a non provare più alcun imbarazzo nel commettere atti disdicevoli. È da questo interrogativo fondamentale che prende le mosse l'indagine di Francesc Núñez, rettore della facoltà di Lettere e Filosofia dell'Universitat Oberta de Cataluña (Uoc). La tesi del docente spagnolo, pur traendo spunto dagli scandali verificatisi nel suo Paese, trova eco in un'analisi che, con un rapido sguardo al passato, recente e non, rivela innumerevoli esempi di corruzione che hanno coinvolto uomini politici, capaci di affrontare il discredito pubblico senza battere ciglio.

politici che parlano in parlamento

"Ciò che accade tutti i giorni diventa normale e invisibile," osserva il professore. "Quando un individuo sperimenta una nuova situazione ne rimane colpito in primo luogo, ma quando questa avviene ripetutamente entra a far parte della routine." Dal caso di Scajola, la cui casa fu pagata a sua insaputa, a quello di De Gregorio e il suo "improvviso" passaggio al centrodestra, fino ad arrivare alle vicende legate ai rifiuti tossici di Nicoli Cristiani (solo per citarne alcuni), l'Italia vanta una lunga e triste storia di casi di corruzione. Ma dove risiede la vergogna? Secondo Núñez, "la vergogna è un’emozione", eppure raramente si assiste a un politico che arrossisce o si mostra sinceramente imbarazzato in pubblico. "Non lo danno a vedere," conclude il rettore catalano, "non dimostrano le loro emozioni, perché a loro non interessa ciò che pensa la gente." Questa apparente imperturbabilità, questa capacità di disconnettersi dalle proprie emozioni e dall'impatto delle proprie azioni, sembra essere una chiave di lettura fondamentale per comprendere le dinamiche attuali della politica.

Cervelli Impermeabili: La Scienza Dietro l'Indifferenza Politica

Ma i discorsi dei politici sono davvero destinati a rimanere inascoltati? La scienza sembra confermare questa sensazione, suggerendo che, anche quando li ascoltiamo, potremmo non registrarne il contenuto effettivo. Un team di ricercatori ha condotto uno studio su 40 volontari, accuratamente selezionati tra individui con orientamenti politici fortemente di destra o di sinistra. Ai partecipanti è stato chiesto di leggere e valutare una serie di frasi, attribuite a noti leader politici di entrambe le fazioni, ma in realtà create ad arte dagli scienziati. L'analisi dei risultati ha rivelato un fenomeno sorprendente: frasi identiche venivano giudicate come fortemente ispirazionali solo se attribuite al leader della propria parte politica. Non solo: le risonanze cerebrali hanno confermato che le affermazioni del "proprio" politico attivano maggiormente il cervello di chi le legge, creando una sorta di filtro percettivo che amplifica il messaggio proveniente dall'interno del proprio schieramento e smorza quello proveniente dall'esterno.

grafico che mostra l'attivazione cerebrale differenziata

Questo fenomeno, noto come bias di conferma, gioca un ruolo cruciale nella formazione delle opinioni politiche e nella percezione della correttezza o meno delle azioni dei propri rappresentanti. In sostanza, il cervello tende a cercare e interpretare le informazioni in modo da confermare le proprie credenze preesistenti, rendendo difficile l'accettazione di critiche o di prospettive alternative, soprattutto quando provengono da fonti considerate "avversarie".

La Comunicazione Politica: Tra "Mala Comunicacion" e Emozioni "di Pancia"

Angelo Baiocchi, autore del volume "Comunicazione e politica. Guida moderna per cittadini sbandati e per politici allo sbando", sottolinea come la comunicazione utilizzata dalla politica, che egli definisce "la mala comunicacion", contribuisca significativamente alla confusione e alla mancanza di chiarezza che spesso caratterizzano il panorama politico italiano. La comunicazione, da quando i mass media hanno iniziato a diffondersi, è diventata un veicolo e un territorio fondamentale della politica. Tuttavia, l'avvento di strategie comunicative a fini politici non è un fenomeno nuovo nella costruzione del potere.

La domanda sorge spontanea: perché è importante tornare a stabilire un rapporto costruttivo tra politica e comunicazione, e cosa è venuto a mancare o si è interrotto negli ultimi anni? Secondo Baiocchi, un rapporto veramente costruttivo non è mai realmente esistito, se non nel senso che la comunicazione serve a ottenere consenso e a vincere le elezioni. Negli ultimi anni, nelle democrazie occidentali, si è assistito a un progressivo prevalere della cosiddetta comunicazione "di pancia", emotivamente modellata sulle paure della cittadinanza, a scapito di proposte ragionevoli e ponderate per la risoluzione dei problemi.

Legnante - 01 - Comunicazione istituzionale e comunicazione politica

I "cittadini sbandati" sono, per Baiocchi, la stragrande maggioranza di coloro che vengono sommersi da una serie pirotecnica di promesse infondate e da una commistione-confusione di visioni, progettualità, sistemi ideali e valori. I "politici allo sbando", d'altra parte, sono gli artefici di questo caos, completamente dediti al tatticismo, all'irrazionalità e, soprattutto, alle vicende giudiziarie che colpiscono l'avversario, ben consapevoli che, prima o poi, capiterà anche a loro. Il libro di Baiocchi si propone come un tentativo di comprendere e far comprendere gli intrecci complessi e spesso contraddittori che si celano dietro i messaggi semplicistici della comunicazione politica odierna, cercando di svelarne meccanismi, paradossi e, talvolta, menzogne.

L'Invasione delle Sfere: Politica, Giudiziario e Media

Il moderno "Stato di diritto", pilastro della democrazia attraverso il principio della divisione dei poteri (esecutivo, legislativo e giudiziario), ha visto in Italia, in maniera più marcata rispetto ad altre democrazie occidentali, due fenomeni contrastanti e complementari allo stesso tempo. Per lungo tempo, la politica è penetrata patologicamente nelle organizzazioni della società per controllarle e trarne vantaggi, arrivando a influenzare o persino gestire decine di migliaia di nomine, assunzioni e appalti. Parallelamente, pur continuando a esercitare questa influenza, la politica si è enormemente indebolita. In questo vuoto, è entrato in campo il potere giudiziario, un potere per sua natura più forte di ogni altro. Da un lato, ha operato una sorta di "pulizia", dall'altro, ha clamorosamente condizionato la normale dialettica politica.

La televisione, da tempo, riveste un ruolo preponderante. L'ultima campagna elettorale, ad esempio, è stata sostanzialmente un itinerario dei principali leader attraverso innumerevoli ospitate televisive. Questo rappresenta una forma di propaganda elettorale gratuita, un aspetto non trascurabile in una fase in cui la politica ha demagogicamente rinunciato a ogni forma di finanziamento pubblico, si riduce gli stipendi e sembra "vergognarsi" di pratiche che in tutto il mondo libero sono considerate normali. La rete, invece, acquista un'importanza sempre maggiore per la comunicazione dei politici, sebbene al momento i suoi effetti siano forse sopravvalutati. Ciò che viene detto online acquista un vero rilievo comunicativo solo quando viene ripreso dagli altri media. Il suo impatto reale, tuttavia, risiede nel fatto che attraverso la rete comunica una parte, minoritaria ma rumorosa, di cittadini.

schermi televisivi con notiziari politici

La Psicologia dei Colori nella Comunicazione Politica: Un Linguaggio Inconscio

I colori, come dimostrato da studi sulla psicologia del colore, sono in grado di provocare effetti psicologici ed emotivi immediati. Ogni colore possiede un significato e, come mezzo di comunicazione, offre due vantaggi importantissimi: è estremamente facile da codificare e il suo effetto sulle emozioni è immediato. Sebbene il significato associato a ciascun colore possa variare a seconda del contesto culturale, il colore è sempre e comunque un simbolo che trasmette un messaggio. Fin dal Novecento, i colori sono stati impiegati nella comunicazione pubblicitaria e politica, rappresentando una parte essenziale di ogni azione mirata a influenzare l'opinione pubblica e a costruire quote di consenso.

manifesti politici con colori vivaci

Le scelte cromatiche dei politici non sono mai casuali. La psicologia del colore rivela le risposte del cervello umano agli stimoli cromatici, e questa dimensione può essere sfruttata per comunicare un messaggio efficace. Il blu, ad esempio, rimanda a sensazioni di tranquillità, calma e trasmette fiducia. Un leader politico può sfruttare le tonalità del blu per esprimere solidità, forza e leadership. Silvio Berlusconi, fondando Forza Italia, scelse l'azzurro, il colore della Nazionale di calcio, per favorire l'identificazione degli italiani. La sua predilezione per il blu nei suoi outfit rafforzava ulteriormente questo messaggio. Gianfranco Fini, staccandosi da Berlusconi, adottò il rosa, un colore di forte contrasto, per segnalare il nuovo corso della sua carriera. Il rosso, invece, viene utilizzato dai politici in situazioni di forte crisi o quando è necessario mostrare forza e autorità. L'uso strategico dei colori, come dimostrano i politici, può influenzare l'opinione altrui, proiettando un'immagine di maggiore sicurezza, carisma, ottimismo o onestà.

L'Arte della "Mala Comunicacion": Analisi dei Discorsi Politici

Matteo Salvini, ad esempio, è stato oggetto di analisi per le sue dichiarazioni, spesso caratterizzate da inesattezze e incongruenze. Il suo modo di argomentare si basa sulla stimolazione di reazioni emotive, piuttosto che su una solida logica. L'affermazione secondo cui "l'unico modo per abbattere questo fenomeno [l'evasione fiscale], io sono convinto ma la storia del mondo mi dà ragione, è abbassare le tasse" è un esempio di generalizzazione indebita e di strategia retorica basata sull'"ipse dixit", ovvero l'argomento d'autorità, citando una fonte non verificata e vaga come "la storia del mondo".

simbolo della bilancia della giustizia

La proposta di una "flat tax" al 15%, inoltre, si rivela incompatibile con la gradualità fiscale prevista dalla Costituzione e con lo stato sociale europeo, poiché nessun paese con un regime fiscale simile vanta un sistema sanitario, sociale e d'istruzione paragonabile per qualità e universalità. La sua retorica spesso ricorre a espedienti come l'"ad metum", ovvero la paura suscitata nell'ascoltatore, ad esempio paventando l'obbligatorietà dell'uso del bancomat anche per la spesa quotidiana, soprattutto per gli anziani, o affermando che molti preferirebbero tenere i soldi "sotto al materasso" pur di non usare il bancomat, definendola "l'ennesima stangata ai consumi".

Il comportamento di Salvini, e di altri politici, evidenzia una notevole debolezza logico-argomentativa e una povertà culturale che impedisce ai loro ragionamenti di fondarsi su basi più solide, andando oltre un semplice elenco di slogan e affermazioni semplicistiche. Ancora più preoccupante è la loro refrattarietà a calarsi adeguatamente nel ruolo istituzionale, ritenendo che essere un rappresentante dello Stato non comporti oneri e limiti di comportamento aggiuntivi rispetto a un cittadino qualunque. Questo atteggiamento viola il dovere costituzionale di adempiere alle proprie funzioni con disciplina e onore, dando un esempio deleterio alla cittadinanza e minando la reputazione delle istituzioni.

L'Inconscio Come Leva Politica: Il Ruolo del Femminismo

Il riferimento all'inconscio come leva di pratiche politiche ha rappresentato un aspetto significativo, in particolare nel movimento femminista francese e italiano. Sebbene questo approccio sia diventato centrale soprattutto negli anni Settanta, per poi apparentemente scomparire, ha continuato a nutrire altre pratiche assumendo forme differenti. La genesi storica di questo riferimento politico all'inconscio affonda le radici nel debito riconosciuto da alcune protagoniste del movimento politico italiano ad Antoinette Fouque.

simbolo del femminismo

Il dibattito sul rapporto tra inconscio, psicoanalisi e pensiero politico femminile ha conosciuto una rinascita dagli anni Novanta, soprattutto grazie al contributo degli studi femministi anglosassoni, tra cui spicca Judith Butler. Butler sottolinea come l'inconscio sia contemporaneamente coinvolto con il potere e una leva di resistenza ad esso. Il legame inconscio con la madre, ad esempio, costituisce un intermediario inconsapevole nei confronti della dipendenza dal potere delle istituzioni.

Tuttavia, rispetto all'approccio anglosassone, il femminismo degli anni Settanta, in particolare con pensatrici come Antoinette Fouque e alcune esponenti italiane, ha offerto una visione dell'inconscio come "lievito di trasformazioni inventive". L'accento è posto sulla capacità creatrice delle donne, che può arricchire il mondo comune. La pratica dell'autocoscienza, che si caratterizzava per la narrazione delle proprie storie individuali, ha fatto un salto simbolico con il riferimento all'inconscio, ponendosi come erede di tale pratica.

L'esperienza, se ascoltata, espone al rischio di una trasformazione imprevedibile. Dare spazio all'esperienza femminile, all'inconscio e al corpo sessuato, significa rimodellare la ragione e la coscienza moderna, sottraendosi alle epistemologie oggettivanti delle scienze umane. La critica al femminismo delle rivendicazioni e dell'attivismo, che si affida solo all'azione, lascia spazio a un pensiero politico autonomo dall'egemonia culturale maschile dominante.

Il pensiero femminista italiano, attraverso la pratica del "partire da sé", mette in gioco l'esperienza soggettiva per dare conto di processi che vanno oltre un percorso individuale. Questa pratica, che non ha un corrispettivo esatto in Francia, si basa sull'interrogazione dell'esperienza vissuta per comprendere le direzioni prese dal mondo condiviso.

Il Simbolico e l'Inconscio: Strumenti Rivoluzionari

L'incontro e la contaminazione di idee tra femminismo italiano e francese sull'inconscio sono avvenuti in contesti specifici, come gli incontri organizzati dal gruppo "Psychanalyse et Politique" in Francia. In questi incontri, temi come la relazione con la madre, l'omosessualità primaria e la critica all'ideologia freudiana venivano affrontati, definendo la psicoanalisi come un'arma rivoluzionaria.

simbolo dell'infinito

L'invenzione del termine "pratica dell'inconscio" da parte dei gruppi milanesi ha rappresentato un tentativo di trasformare la teoria dell'inconscio, elaborata dalle donne francesi, in una vera e propria pratica politica. Questo stile, proprio del pensiero del movimento italiano, valorizza la pratica e mostra il circolo virtuoso tra pensiero e azione. L'importanza del simbolico, della differenza sessuale e il valore politico dell'inconscio sono tre punti chiave che il femminismo italiano ha ripreso da Antoinette Fouque e dal gruppo "Psych et Po".

È essenziale sottolineare che Antoinette Fouque affermava in modo netto che il movimento delle donne è simbolico, non sociale. Se fosse sociale, sarebbe una parte della società, sullo stesso piano delle sue altre componenti. Si tratta invece di un movimento rivoluzionario, il cui effetto è una civilizzazione che concerne la totalità del mondo umano. Questo processo di rivoluzione civilizzatrice avviene attraverso l'espressione simbolica dell'esperienza femminile come eccedente, portatrice di valori che arricchiscono tutti. Il movimento delle donne, quindi, non è solo un movimento sociale, ma un movimento di civiltà, un luogo di simbolizzazione e produzione di una cultura delle donne, a partire dalle loro competenze proprie.

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