Il momento in cui un giovane agisce un attacco al sé corporeo, indipendentemente dalla gravità del gesto, costituisce un segnale di un urgente bisogno di aiuto che non può essere chiesto, ma che necessita di un'altrettanto urgente, immediata, significativa risposta dal mondo adulto. Gli adulti si trovano così di fronte a una realtà complessa, che sollecita profondi sentimenti di impotenza e di inadeguatezza. Nascono impellenti degli interrogativi: perché? Che senso ha? È possibile trovare dei significati di questa azione apparentemente senza senso? Come intervenire? Come impedire le recidive? Come prevenire?
Queste domande fondamentali interrogano profondamente il tessuto sociale e clinico, ponendo l'accento sulla necessità di una comprensione più profonda dei meccanismi che conducono un adolescente a un gesto autolesivo, spesso estremo. La complessità del fenomeno richiede un approccio multidisciplinare e una solida base teorica, capace di integrare diverse prospettive per offrire un supporto efficace.
La Psicoanalisi e i Modelli di Sviluppo: Un Quadro Evolutivo

Da Freud a oggi, la psicoanalisi è lentamente uscita da una chiusura dogmatica all'interno di un determinato paradigma teorico, per sostenere un'impostazione che utilizza diversi modelli come esplicativi del funzionamento umano nella sua complessità. Questo percorso evolutivo ha permesso di arricchire la comprensione dello sviluppo psichico, riconoscendo la pluralità di fattori che concorrono alla formazione dell'individuo e alle sue eventuali fragilità.
Il volume "Modelli di sviluppo in psicoanalisi", curato da Eugenia Pelanda, rappresenta un esempio significativo di questo approccio integrato. Esso presenta in sintesi il quadro elaborato dagli autori che hanno contribuito in modo particolarmente significativo all'evoluzione della psicoanalisi, fornendo specifici e articolati modelli dello sviluppo umano e delle motivazioni che ne stanno alla base. Tra i contributi di rilievo, figurano quelli di Maria Teresa Aliprandi, Massimo Ammaniti, Mina Arrigoni Scortecci, Sergio Bordi, Angela Castellano, Francesca Codignola, Laura Dallanegra, Enrico de Vito, Paolo Fabozzi, Angela Gesué, Maria Clotilde Gilson, Alfio Maggiolini, Gianluigi Monniello, Sergio Muscetta, Eugenia Pelanda stessa, G. Pietropolli Charmet, Giuseppe Sabucco, Anna Maria Speranza e Silvio Stella.
Questa raccolta di contributi offre una panoramica preziosa delle diverse teorie e dei modelli che cercano di spiegare le dinamiche dello sviluppo psichico, le sue potenziali deviazioni e le modalità attraverso cui le esperienze infantili e adolescenziali plasmano la personalità adulta. La comprensione di questi modelli è fondamentale per decifrare le motivazioni sottostanti a comportamenti complessi come il tentativo di suicidio.
Eugenia Pelanda: Un Profilo Dedicato alla Salute Mentale Giovanile

Eugenia Pelanda è una figura centrale nel campo della psicoterapia e della psicoanalisi applicata all'età evolutiva, con un'attenzione particolare all'adolescenza. La sua vasta esperienza clinica e accademica le ha permesso di sviluppare una profonda conoscenza delle problematiche giovanili, culminata nella cura di volumi fondamentali come "Il tentativo di suicidio in adolescenza. Significato, intervento, prevenzione" (2003) e "Modelli di sviluppo in psicoanalisi" (1995).
Psicologa e psicoterapeuta a orientamento psicoanalitico, Pelanda è anche docente di Psicopatologia dell'età evolutiva presso la facoltà di Scienze della formazione dell'Università Cattolica di Milano. La sua attività di ricerca si concentra in particolare sul funzionamento del pensiero nell'adolescenza, un'area cruciale per comprendere le modalità con cui i giovani elaborano le proprie emozioni, i conflitti interni e le pressioni esterne.
Presidente di Area G - La dimensione psicologica del giovane, un'associazione che si dedica al benessere psicologico degli adolescenti e dei giovani adulti, Pelanda è anche Direttore scientifico di Area G Scuola di psicoterapia a orientamento psicoanalitico per adolescenti e adulti, riconosciuta dal M.I.U.R. La sua dedizione si estende anche alla fondazione di Area G Cooperativa sociale, dimostrando un impegno a 360 gradi nel fornire supporto e risorse alla salute mentale giovanile.
La sua pratica clinica si svolge come libero professionista a Milano, affiancata da un'intensa attività formativa presso Servizi pubblici e del privato sociale. Precedentemente, ha ricoperto ruoli significativi come Professore a contratto presso l’Università Cattolica di Milano, consulente specialista psicologa della Provincia di Milano e consulente psicologa presso i reparti di degenza della Casa di Cura Ville Turro (oggi H. San Raffaele). La sua partecipazione come relatore in convegni e congressi nazionali e internazionali testimonia il suo impatto e la sua autorevolezza nel dibattito scientifico.
Ha pubblicato numerosi articoli e libri, tra cui "Non lo riconosco più. Genitori e figli: per affrontare insieme i problemi dell’adolescenza" (1994), "Il corpo come se. Il corpo come sé. Trasformazione della società e agiti autolesivi in adolescenza" (con D. Albero e C. Freddi, 2008), "La relazione adolescenti-adulti. Riflessioni psicoanalitiche ed esperienze cliniche" (con G. Montinari, 2012), e ha contribuito al volume "Giovane adulto" (a cura di Lancini M., Madeddu F.).
La sua opera "Il tentativo di suicidio in adolescenza. Significato, intervento, prevenzione" è un punto di riferimento imprescindibile per chiunque desideri approfondire la comprensione di questo delicato tema.
Il Significato del Gesto Autolesivo in Adolescenza

Il tentativo di suicidio in adolescenza non è mai un atto impulsivo e privo di significato. Al contrario, esso rappresenta spesso l'espressione di un profondo dolore psichico, di una sofferenza insopportabile che il giovane non riesce a comunicare in altro modo. L'attacco al sé corporeo, che si manifesta attraverso gesti autolesivi, è un grido d'aiuto disperato, un segnale che la psiche del ragazzo o della ragazza è in grave pericolo.
La gravità del gesto, che può variare da forme meno evidenti a tentativi eclatanti, non deve mai sminuire il suo valore di segnale. Ogni atto autolesivo richiede un'attenzione immediata e una risposta adulta competente e sensibile. L'incapacità di chiedere aiuto, tipica di molti adolescenti che si trovano in una situazione di crisi profonda, rende ancora più cruciale la capacità degli adulti di leggere i segnali e di intervenire tempestivamente.
Le motivazioni alla base di questi gesti sono molteplici e complesse. Possono includere:
- Dolore Emotivo Intollerabile: Sentimenti di disperazione, solitudine, vuoto, tristezza profonda, rabbia incontrollabile, o un misto di queste emozioni possono diventare insostenibili.
- Senso di Impotenza e Disperazione: La percezione di non avere controllo sulla propria vita, di non poter cambiare la propria situazione o di non avere vie d'uscita può portare a un senso di disperazione totale.
- Isolamento Sociale e Mancanza di Supporto: La sensazione di non essere compresi, di essere soli con i propri problemi, la mancanza di legami affettivi significativi o la rottura di relazioni importanti possono esacerbare la sofferenza.
- Esperienze Traumatiche: Abusi, perdite significative, bullismo, o altre esperienze traumatiche possono lasciare ferite profonde difficili da elaborare.
- Problemi di Identità e Autostima: L'adolescenza è un periodo di intensa ricerca identitaria. Difficoltà nel definire chi si è, sentimenti di inadeguatezza e bassa autostima possono contribuire a un senso di disperazione.
- Disturbi Psichiatrici: Depressione, disturbi d'ansia, disturbi alimentari, disturbi di personalità, o altre condizioni psichiatriche possono aumentare significativamente il rischio.
- Influenze Ambientali e Sociali: Pressioni sociali, modelli di comportamento negativi osservati nell'ambiente circostante, o la glorificazione del suicidio in certi contesti mediatici possono avere un impatto.
Le sfide dell'Adolescenza
La complessità di queste cause rende difficile per gli adulti trovare risposte immediate e definitive. La sensazione di impotenza e inadeguatezza di fronte a un gesto così estremo è comprensibile, ma è proprio in questi momenti che è necessario trovare la forza e le competenze per rispondere.
L'Intervento: Dalla Crisi alla Ripresa

L'intervento in seguito a un tentativo di suicidio richiede un'azione coordinata e multisistemica. L'obiettivo primario è garantire la sicurezza immediata del giovane, seguito da un'attenta valutazione del rischio di recidiva e dall'attivazione di un percorso di cura mirato.
Intervento Immediato:
- Sicurezza Fisica: La prima e più importante azione è assicurare che il giovane sia al sicuro da ulteriori pericoli. Questo può implicare il ricovero in ospedale o in una struttura psichiatrica, a seconda della gravità del gesto e del rischio valutato.
- Supporto Emotivo: È fondamentale offrire un ascolto empatico e non giudicante. Il giovane deve sentirsi accolto e compreso, anche se le sue azioni sono state estreme.
- Valutazione Clinica Approfondita: Psicologi, psichiatri e altri professionisti della salute mentale devono condurre una valutazione completa per comprendere le cause sottostanti al gesto, identificare eventuali disturbi psichiatrici e valutare il livello di rischio suicidario attuale e futuro.
Trattamento Psicoterapeutico:
- Psicoterapia Individuale: La terapia psicoanalitica, o altri approcci psicoterapeutici validati, possono aiutare il giovane a esplorare i propri sentimenti, a comprendere le motivazioni profonde del suo agire, a sviluppare strategie di coping più efficaci e a ricostruire un senso di sé più solido. Particolare attenzione viene posta ai modelli di sviluppo e alle esperienze relazionali che hanno contribuito alla crisi.
- Terapia Familiare: Spesso, la famiglia gioca un ruolo cruciale nel benessere dell'adolescente. La terapia familiare può aiutare a migliorare la comunicazione all'interno del nucleo familiare, a risolvere conflitti, a rafforzare il supporto reciproco e a creare un ambiente più sicuro e comprensivo per il giovane.
- Interventi Farmacologici: In presenza di disturbi psichiatrici diagnosticati (come depressione maggiore, ansia grave, disturbo bipolare), la terapia farmacologica può essere necessaria per stabilizzare l'umore, ridurre l'ansia e migliorare la funzionalità psichica, agendo come supporto fondamentale per il lavoro psicoterapeutico.
Prevenzione delle Recidive:
- Piano di Sicurezza Personalizzato: Un piano di sicurezza, elaborato in collaborazione con il giovane e la sua famiglia, può includere strategie per affrontare i momenti di crisi, contatti di emergenza e segnali di allarme da monitorare.
- Monitoraggio Continuo: È essenziale mantenere un contatto regolare con il giovane e la sua famiglia, anche dopo la fase acuta della crisi, per monitorare il suo stato emotivo e intervenire tempestivamente in caso di ricadute.
- Sviluppo di Abilità di Coping: Aiutare il giovane a sviluppare strategie efficaci per gestire lo stress, le emozioni negative e le situazioni difficili è un elemento chiave per prevenire future crisi. Questo può includere tecniche di rilassamento, mindfulness, problem-solving e assertività.
- Costruzione di una Rete di Supporto: Incoraggiare il giovane a costruire e mantenere una rete di supporto sociale solida, che includa amici fidati, familiari supportivi, insegnanti o altri adulti di riferimento, è fondamentale per contrastare il senso di isolamento.
La Prevenzione: Un Impegno Collettivo

La prevenzione del suicidio in adolescenza è un obiettivo ambizioso ma raggiungibile, che richiede un impegno su più fronti: a livello individuale, familiare, scolastico e sociale.
Promozione della Salute Mentale:
- Educazione Emotiva: Insegnare ai giovani a riconoscere, comprendere ed esprimere le proprie emozioni in modo sano fin dalla giovane età è fondamentale. Programmi scolastici che promuovono l'alfabetizzazione emotiva possono fare una grande differenza.
- Sviluppo dell'Autostima: Aiutare i ragazzi a sviluppare un senso di valore personale e autostima, riconoscendo i loro punti di forza e incoraggiando i loro talenti, è un pilastro della prevenzione.
- Competenze Sociali e Relazionali: Insegnare abilità di comunicazione efficace, problem-solving e gestione dei conflitti può aiutare i giovani a navigare le complessità delle relazioni interpersonali.
Ruolo della Famiglia:
- Comunicazione Aperta: Creare un ambiente familiare in cui i figli si sentano liberi di parlare dei propri pensieri e sentimenti, senza timore di giudizio, è essenziale. I genitori devono essere disposti ad ascoltare attivamente e a validare le esperienze dei propri figli.
- Riconoscere i Segnali di Allarme: I genitori devono essere informati sui segnali di allarme del disagio adolescenziale, tra cui cambiamenti drastici nell'umore o nel comportamento, ritiro sociale, perdita di interesse nelle attività, autolesionismo, o discorsi sul suicidio.
- Ricerca di Aiuto Professionale: Non esitare a cercare supporto da professionisti della salute mentale quando si avvertono preoccupazioni per il benessere del proprio figlio.
Ruolo della Scuola:
- Ambiente Scolastico Positivo: Le scuole dovrebbero promuovere un ambiente sicuro, inclusivo e di supporto, dove gli studenti si sentano valorizzati e protetti.
- Programmi di Prevenzione: Implementare programmi di prevenzione del suicidio e di promozione della salute mentale all'interno del curriculum scolastico.
- Formazione del Personale: Formare insegnanti e personale scolastico per riconoscere i segnali di disagio e sapere come intervenire o indirizzare gli studenti verso risorse appropriate.
Responsabilità Sociale:
- Riduzione dello Stigma: Combattere lo stigma associato ai disturbi mentali e al suicidio è cruciale per incoraggiare le persone a cercare aiuto.
- Accesso ai Servizi: Garantire l'accesso a servizi di salute mentale di qualità, accessibili ed economici per tutti gli adolescenti.
- Media Responsabile: I media hanno un ruolo importante nel riportare le notizie relative al suicidio in modo responsabile, evitando la glorificazione o la descrizione dettagliata dei metodi, e promuovendo invece messaggi di speranza e di aiuto.
Affrontare il tentativo di suicidio in adolescenza richiede un approccio olistico che integri la comprensione dei modelli di sviluppo psicoanalitico con interventi clinici efficaci e strategie di prevenzione diffuse. Solo attraverso uno sforzo collettivo e una profonda empatia possiamo sperare di proteggere i nostri giovani da questa tragica realtà.