Disturbo Ossessivo-Compulsivo e Alcolismo: Un Legame Complesso

L'alcol etilico, una sostanza psicoattiva nota e utilizzata da millenni, agisce primariamente sul sistema nervoso centrale, modificandone il funzionamento. Questa azione può indurre una forte dipendenza, sia psichica che fisica, trasformando il consumo di alcol in un vero e proprio disturbo quando compromette il funzionamento psico-socio-comportamentale dell'individuo. L'alcolismo, definito come una malattia cronica, recidivante e potenzialmente mortale, è caratterizzato dall'incapacità di astenersi dal consumo di bevande alcoliche. In Italia, circa nove milioni di consumatori sono a rischio di sviluppare una forma di alcolismo, con un'incidenza allarmante anche tra gli adolescenti.

Albero con radici profonde rappresentante la dipendenza da alcol

Il Craving: Un Desiderio Irrefrenabile

Il concetto di "craving" per l'alcol, sebbene riconosciuto come elemento fondamentale nella sindrome di dipendenza da alcol, presenta ancora controversie riguardo alla sua esatta definizione, modalità di misura e utilità scientifica. Inizialmente, il termine era utilizzato dai soggetti dipendenti da oppiacei per descrivere una forte e irrefrenabile voglia durante l'astinenza. Alcuni autori distinguono tra il significato che i pazienti attribuiscono al craving (richiesta di aiuto per astenersi) e l'interpretazione dei clinici. Si identificano due forme principali: il craving fisico (non simbolico), manifestato da alcolisti dopo un lungo periodo di consumo eccessivo, e il craving psicologico (simbolico), che si manifesta durante l'astensione e spesso conduce alla ricaduta.

Il meccanismo con cui il craving provoca la ricaduta non è del tutto chiaro. Alcuni studiosi suggeriscono una condivisione di specifiche caratteristiche con il Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC), ipotizzando che il craving dipenda dalla presenza di pensieri ossessivi legati al bere.

Meccanismi di Condizionamento e Rinforzo

Un'altra teoria attribuisce il craving a fenomeni di condizionamento, con meccanismi di rinforzo sia positivi che negativi. L'associazione ripetuta tra situazioni ambientali (bar, ristoranti) e la gratificazione derivante dall'assunzione di alcol (rilassamento, euforia) può portare, tramite condizionamento classico, a una predizione di sensazioni positive in risposta a stimoli condizionanti. Le situazioni associate al bere, come recarsi in un bar o accettare un'offerta di alcol, possono indurre un'anticipazione di sensazioni gratificanti simili agli effetti dell'alcol stesso (rinforzo positivo).

Il rinforzo negativo, invece, può essere spiegato attraverso il meccanismo di adattamento condizionato. L'esposizione a stimoli correlati al bere innesca meccanismi di adattamento nel Sistema Nervoso Centrale (SNC) volti a controbilanciare gli effetti centrali dell'alcol. Se l'alcol non raggiunge il cervello, l'adattamento non viene compensato dalla sostanza, portando alla manifestazione di sensazioni opposte a quelle indotte dall'alcol (ansia, depressione, disforia). Il paziente alcolista, consapevole di poter interrompere rapidamente tali sensazioni con l'assunzione di alcol, è spinto alla ricaduta.

Un ulteriore meccanismo invocabile per la comparsa del craving è quello legato alla perdita del controllo sul comportamento del bere. Studi hanno indagato il craving e il consumo effettivo di alcol in condizioni di presunto aumento del craving, somministrando piccole quantità di alcol come dosaggio "priming". I risultati indicano che la maggioranza dei soggetti riporta un aumentato desiderio e un più alto consumo dopo il "pre-carico" di etanolo, specialmente coloro che sperimentano effetti più positivi e piacevoli.

Diagramma che illustra il ciclo del craving e della ricaduta

È opinione diffusa che esista una correlazione positiva tra l'intensità del craving e la severità della ricaduta. Sebbene alcuni studi longitudinali abbiano dimostrato l'efficacia di terapie specifiche nella dipendenza da alcol, altri studi che evidenziano l'efficacia di farmaci come l'acamprosato nel prevenire le ricadute non confermano una corrispondente diminuzione dei livelli di craving. L'introduzione di nuovi farmaci ha accentuato la necessità di reperire nuovi criteri di efficacia terapeutica, oltre alla misura delle ricadute. Il National Institute on Alcohol Abuse and Alcoholism (NIAA) definisce il craving come uno stato emozionale-motivazionale, "un'urgenza appetitiva, come una fame, caratterizzata da sintomi simil-astinenziali".

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Disturbo Ossessivo-Compulsivo e Alcolismo: Un Continuum di Comportamenti

Hollander e colleghi hanno proposto che la compulsività e l'impulsività rappresentino gli estremi di un continuum. I disturbi compulsivi sono caratterizzati da un'elevata tendenza all'evitamento del pericolo, avversione al rischio e alti livelli di ansia anticipatoria, includendo il DOC, il disturbo da dismorfismo corporeo, l'anoressia nervosa, tra gli altri. In questi disturbi, comportamenti ritualistici vengono assunti per ridurre l'ansia e il senso di pericolo. Al contrario, i disturbi impulsivi sono caratterizzati da comportamenti di ricerca del rischio, con ridotta capacità di evitamento del pericolo e scarsa ansia anticipatoria, includendo disturbi di personalità del cluster B, disturbi del controllo degli impulsi e parafilie.

Entrambe le classi di disturbi condividono un nucleo centrale: l'incapacità di ritardare o inibire comportamenti che tendono a essere ripetitivi. Nei disturbi compulsivi, tali condotte sono ripetitive a causa delle resistenze del soggetto e mirano a ridurre ansia e tensione. Nei comportamenti impulsivi, sebbene meno ripetitivi, sono vissuti come piacevoli e tendono a essere ripetuti. Non sempre è possibile una netta distinzione, poiché alcuni disordini presentano aspetti sia impulsivi che compulsivi.

McElroy e colleghi hanno suggerito che compulsività e impulsività possano rappresentare dimensioni psicopatologiche distinte che si intersecano o sono ortogonali. I disturbi da uso di sostanze sono stati tradizionalmente considerati manifestazioni di un ridotto controllo degli impulsi, come evidenziato dai criteri diagnostici per l'abuso e la dipendenza da sostanze. Tuttavia, la definizione di "dipendenza da sostanze psicoattive" si è evoluta, enfatizzando la "natura compulsiva dell'assunzione della sostanza" e l'"inadeguato controllo dell'uso".

Il craving per l'alcol potrebbe essere visto come un segnale associato a un comportamento automatico, esistente a un livello non cosciente (impulso), sovrapposto a un craving di origine corticale, cognitivo e cosciente, manifestato in pensieri persistenti legati all'alcol (ossessioni), comportamenti ripetitivi (compulsioni) e sforzi per controllare entrambi.

Schema che confronta disturbi compulsivi e impulsivi

La Serotonina e il Legame con i Disturbi

L'attività del sistema serotoninergico, misurabile attraverso il dosaggio dei metaboliti della serotonina (5-HIAA) nel fluido cerebrospinale, la risposta comportamentale e neuroendocrina ad agenti serotoninergici e la risposta al trattamento con inibitori del reuptake della serotonina, è rilevante. Disturbi compulsivi come il DOC e l'anoressia nervosa sono stati caratterizzati da un'aumentata concentrazione di 5-HIAA e una buona risposta agli inibitori del reuptake della serotonina. Al contrario, è stata riscontrata una diminuzione del 5-HIAA nei pazienti impulsivi aggressivi e con condotte suicidarie violente.

Analogamente, si ipotizza una base psicobiologica comune allo spettro dei comportamenti additivi, con la serotonina che gioca un ruolo strategico nella regolazione del comportamento e dell'emotività, e nell'equilibrio tra sistema reward e punishment. L'efficacia terapeutica dei farmaci serotoninergici a conferma di ciò.

Tipologie di Alcolismo e Fattori di Personalità

Una delle prime e più importanti classificazioni dell'alcolismo è quella di Jellinek (1960), che ne propose cinque categorie. Le forme "gamma" e "delta" si distinguono per la presenza o assenza di periodi di astensione, ma entrambe condividono l'incapacità o la perdita di controllo sull'assunzione di alcol. La forma "epsilon" (dipsomania) è caratterizzata da crisi episodiche di impulso a consumare bevande alcoliche.

Cloninger e colleghi (1988) hanno formulato un modello teorico dei sottotipi di alcolisti e dei tratti della loro personalità, basato sul Behavioral Activation System (BAS) e sul Behavioral Maintenance System (BMS), correlati rispettivamente alla "ricerca di novità" e alla "dipendenza dalla gratificazione". Hanno definito quattro dimensioni del temperamento (ricerca delle novità, dipendenza dalla gratificazione, evitamento del pericolo e perseveranza) e tre dimensioni del carattere. L'impulsività è stata descritta come alta ricerca delle novità, basso evitamento del pericolo, scarsa perseveranza e, meno frequentemente, basso grado di dipendenza dalla gratificazione.

Cloninger ha suddiviso i pazienti alcolisti in due sottogruppi distinti per tratti di personalità, sintomi alcol-correlati, età di insorgenza della dipendenza e modello di ereditabilità. Il tipo I dovrebbe manifestare problemi alcol-correlati dopo i 25 anni, con livelli più elevati di dipendenza e periodi di astinenza più prolungati rispetto al tipo II, che insorge prima dei 25 anni. Studi successivi di von-Knorring e Babor hanno ulteriormente correlato queste classificazioni, identificando due tipi di alcolisti (tipo A e B) che si allineano con le tipologie di Cloninger.

Grafico che mostra i sottotipi di alcolismo secondo Cloninger

Alcolismo e Comorbilità Psichiatrica

Le problematiche inerenti all'alcol sono strettamente correlate al disagio mentale. L'abuso di alcol aumenta il rischio di gravi problemi di salute, tra cui malattie cardiache, ictus, ipertensione, malattie epatiche e cancro. L'alcol è la principale sostanza psicoattiva consumata da adolescenti e giovani, rappresentando un fattore di rischio per morte e problemi sociali.

Il binge drinking, consumo smodato concentrato in breve tempo, è diffuso tra i giovani, con rischi correlati quali incidenti, aggressioni e violenza, oltre a conseguenze tipiche dell'età come il peggioramento delle performance scolastiche e abusi sessuali. A parità di quantità, il rischio di conseguenze negative è maggiore per gli adolescenti a causa di impulsività, minore maturità emotiva, massa corporea ridotta e minore esperienza decisionale. L'alcol-dipendenza si sviluppa più facilmente e velocemente in un adolescente rispetto a un adulto.

L'alcolismo è un disturbo cronico caratterizzato da un uso problematico e continuativo di alcol che compromette significativamente la qualità della vita e la salute fisica e mentale. In Italia, si contano circa nove milioni di consumatori a rischio, con un'incidenza allarmante anche tra gli adolescenti. È importante distinguere tra consumo episodico, abuso e dipendenza cronica.

Tra i primi segnali dell'alcolismo si riscontrano irritabilità, difficoltà di autocontrollo, tendenza al ritiro sociale e comportamenti aggressivi. A livello fisico, si osservano alterazioni nella coordinazione motoria, tremori e difficoltà nella deambulazione legate alla neuropatia alcol-correlata. Gli effetti neurotossici dell'alcol compromettono le funzioni cognitive e motorie. Indicatori come GGT, MCV e AST/ALT valutano l'impatto epatico e sistemico. La sospensione improvvisa dell'alcol in soggetti con dipendenza avanzata può provocare sintomi acuti come ansia, allucinazioni, crisi convulsive e delirium tremens.

Infografica sui rischi dell'abuso di alcol nei giovani

L'Alcol come "Automedicazione"

Il vecchio detto "si beve per dimenticare" è sempre più confermato da ricerche scientifiche che evidenziano il crescente consumo di alcol per far fronte a disagi psichici o problemi relazionali, definita da molti studiosi "automedicazione". Diversi studi indicano che molti, se non la maggior parte, degli alcolisti non hanno un alcolismo primario, ma è associato ad altre psicopatologie, inclusa la depressione, i disturbi d'ansia o la personalità antisociale. Si distingue quindi tra alcolismo primario e secondario, quest'ultimo instauratosi sulla base di preesistenti problematiche psicologiche.

Tra i sintomi depressivi che possono spingere al consumo, la ruminazione, soprattutto quando ossessiva e connotata da rabbia, è considerata un fattore scatenante. Le persone consumano alcol non "a causa" della depressione, ma per interrompere pensieri ripetitivi e ossessivi che acuiscono e prolungano gli stati d'animo negativi. Pensieri focalizzati sul problema, pensiero controfattuale, pensieri ripetitivi e pensieri anticipatori contribuiscono all'associazione tra depressione e abuso d'alcol. I "pensieri incentrati sul problema", fissati sull'oggetto della difficoltà senza risoluzione, mantengono la persona nel disagio psichico. L'alcol, con le sue proprietà rilassanti, dissociative, euforiche e analgesiche, può allentare l'ossessività e la penosità di tali pensieri, portando l'individuo a percepirlo come un antidoto al pensiero ossessivo.

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Connessioni tra Alcolismo e Disturbi Ossessivo-Compulsivi

I disturbi ossessivi-compulsivi (DOC) sono caratterizzati da ossessioni (pensieri e immagini ricorrenti che causano ansia) e compulsioni (comportamenti ripetitivi eseguiti secondo regole rigide). La concomitanza della dipendenza da sostanze in soggetti con DOC è più alta rispetto a quella riscontrata in soggetti con altri disturbi psichiatrici, soprattutto tra gli uomini.

L'alcolismo è strettamente legato anche ai disturbi d'ansia. Spesso si inizia a bere proprio per combattere l'ansia, ma l'atto stesso del bere finisce per accrescerla. Disturbi depressivi sono frequentemente associati all'alcolismo. Altri individui sprofondano in questo baratro perché iniziano a bere, rendendo difficile capire l'origine del problema. L'alcolismo è legato anche al disturbo bipolare, causando sensibili squilibri a livello di sensazioni, pensieri e modi di agire.

Esiste una connessione tra alcolismo e disturbi alimentari, come bulimia e anoressia. Tra le adolescenti, la "drunkoressia" (consumo di alcol per compensare le calorie ingerite) sta prendendo piede. Questi disturbi, alcolismo e problematiche psichiatriche, possono alimentarsi a vicenda, creando un circolo vizioso.

Trattamento e Intervento

Il trattamento riabilitativo dell'alcolismo prevede un approccio integrato con equipe multidisciplinari di psichiatri, psicologi, internisti e assistenti sociali. Il lavoro psicoterapico individuale, familiare e di gruppo aiuta a ricostruire la consapevolezza e a prevenire le ricadute.

Farmaci come il Disulfiram (Antabuse), l'Acamprosato (Campral) e il Naltrexone sono utilizzati nel trattamento dell'alcolismo. Il Disulfiram induce sintomi spiacevoli in caso di assunzione di alcol. Il Naltrexone, un antagonista dei recettori oppiacei, riduce il desiderio di alcol.

La Terapia Cognitivo-Comportamentale (TCC) si è rivelata uno degli approcci più indicati nel trattamento delle dipendenze, inclusa l'alcolismo. Il focus della TCC risiede nell'identificare e modificare pensieri disfunzionali su di sé, sugli altri e sul mondo che precipitano e mantengono l'assunzione di alcol.

Le cure sono possibili in centri specializzati per il recupero dalle dipendenze, dove esperti aiutano la persona a comprendere le origini e le soluzioni del proprio problema. L'alcol è una sostanza psicotropa che agisce a livello cerebrale, dando sintomi di dipendenza, tolleranza e assuefazione. Dal riconoscimento dell'alcolismo come patologia medica, si è compreso che molte persone consumano alcol per gli effetti che questo ha sui loro stati o problemi psicologici, attuando una forma di "automedicazione".

Le complicazioni neurologiche dell'abuso di alcol influiscono negativamente sul sistema nervoso, compromettendo la trasmissione dei segnali nervosi e alterando le funzioni cerebrali. L'abuso di alcol porta inoltre a una serie di conseguenze psico-sociali. La Sindrome di Korsakov (Disturbo anamnestico da alcol) presenta gravi deficit mnestici e la creazione di ricordi fantastici. Il Delirium Tremens, o sindrome da astinenza da alcol, si manifesta come grave stato confusionale in seguito all'astinenza.

Fattori predisponenti all'abuso di sostanze psicoattive includono la struttura della personalità e la presenza di disturbi psichiatrici maggiori, come disturbi d'ansia e depressione, se non adeguatamente riconosciuti e curati. Spesso i pazienti con abuso e dipendenza da alcol hanno familiarità positiva per Disturbi dell'Umore o d'Ansia, e frequentemente altri familiari hanno sofferto di alcolismo. La terapia medico-psichiatrica dell'alcolismo richiede un accurato inquadramento diagnostico.

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