Terapie di Conversione: Un Dibattito Etico e Scientifico

L'omosessualità non è una malattia e non necessita di essere "curata". Questa è la posizione ferma e inequivocabile dell'Associazione Svizzera degli Psicoterauti (ASP), che ha ribadito con forza il suo rifiuto delle cosiddette "terapie di conversione". Queste pratiche, altamente controverse e prive di fondamento scientifico, mirano a sradicare le tendenze omosessuali per favorire lo sviluppo di un orientamento eterosessuale. La loro origine è prevalentemente legata ad ambienti evangelici, e il loro svolgimento è stato drammaticamente documentato in opere come il film "Boy Erased" (Vite cancellate).

Il Contesto Svizzero: Una Mozione per il Divieto

In Svizzera, la questione ha raggiunto un punto di svolta con la presentazione di una mozione da parte della consigliera nazionale del PBD di Zurigo, Rosmarie Quadranti, il 21 giugno. La mozione, cofirmata dal consigliere nazionale PS e socio di Network Angelo Barrile, chiede il divieto delle "terapie di conversione" su minori, l'interdizione dall'esercizio della professione per chi le pratica e l'esclusione dalla copertura assicurativa sanitaria.

Angelo Barrile ha sottolineato l'importanza di questa iniziativa, ricordando come il Consiglio federale nel 2016 avesse respinto un'interpellanza simile, adducendo la mancata conoscenza di organizzazioni che offrissero tali terapie in Svizzera. Barrile, tuttavia, ha affermato che questa risposta era errata, poiché le terapie di conversione erano già note per essere praticate e consigliate anche in Svizzera, come confermato da articoli di cronaca e servizi mediatici. La mozione mira a obbligare il Consiglio federale a riesaminare la questione e a prendere provvedimenti concreti.

Parlamento svizzero

L'Etica Professionale e la Mancanza di Prove Scientifiche

La mozione nasce dalla consapevolezza che nessun psicoterapeuta svizzero eticamente valido praticherebbe tali terapie, in quanto incompatibili con l'etica professionale. Tuttavia, la realtà è più complessa. Barrile ha citato un articolo di inizio luglio riguardante uno psichiatra del Canton Svitto che avrebbe condotto una simile terapia, arrivando persino a farla passare per psicoterapia medica e quindi a farla coprire dalla cassa malati. L'attuale quadro legislativo svizzero non prevede sanzioni efficaci per tali medici, nonostante la violazione dell'etica professionale. Il divieto proposto dalla mozione servirebbe a inviare un segnale chiaro e netto: queste pratiche non sono consentite e chi le esercita non potrà più operare in Svizzera.

L'ASP, nel suo comunicato stampa del 18 giugno, ha fornito spiegazioni cruciali: "L’omosessualità non è una malattia ed è stata rimossa dalla lista delle malattie dall’OMS già nel 1992. Non ci sono prove scientifiche che l’orientamento sessuale possa essere modificato tramite la terapia. I motivi per cui una persona è omosessuale, bisessuale, eterosessuale ecc. sono sconosciuti." Questa dichiarazione sottolinea la mancanza di basi scientifiche per le terapie di conversione e la loro intrinseca problematicità.

Il Rischio della Terapia all'Estero

Una delle preoccupazioni sollevate è che il divieto in Svizzera possa spingere alcuni a cercare queste terapie all'estero. Barrile ha riconosciuto che la legislazione svizzera può influenzare solo il contesto nazionale, ma ha ribadito l'importanza di inviare un segnale chiaro nel proprio paese. Considera "audacia e un piglio quasi criminale" il fatto di mandare i propri figli all'estero per sottoporsi a terapie vietate in Svizzera.

Esperienze Personali e la Terapia "Ex-Gay"

Le testimonianze personali offrono uno spaccato vivido delle pressioni e delle conseguenze di queste terapie. Un racconto narra di una madre che, scoprendo l'omosessualità del figlio, gli propose fogli stampati da Internet sul riorientamento o terapia "ex-gay". Nonostante il figlio esprimesse scetticismo sull'efficacia di tali colloqui, la madre insistette, chiedendogli se volesse una famiglia e ipotizzando l'esistenza di una pillola per diventare eterosessuale.

Il racconto menziona il Dr. Joseph Nicolosi, psicologo e presidente della NARTH (National Association for Research and Treatment of Homosexuality), una delle principali organizzazioni per i professionisti che praticavano la terapia ex-gay. Nicolosi descriveva l'omosessualità come un sintomo di problemi emotivi e bisogni insoddisfatti nell'infanzia, in particolare nella relazione con il genitore dello stesso sesso. La sua teoria si basava sulla "relazione triadica": un padre passivo e distante, una madre troppo coinvolta e un figlio sensibile.

Emanuele Mangione - “TERAPIE DI CONVERSIONE” DELL’ORIENTAMENTO SESSUALE: DIFFICILE DEFINIZIONE

L'esperienza personale descritta evidenzia come Nicolosi cercasse di posizionarsi come una figura paterna di supporto, analizzando le cotte del paziente e collegandole a presunte carenze nella relazione paterna. Le conversazioni ruotavano attorno a come l'identità maschile fosse danneggiata dall'attrazione per i ragazzi, e come ogni rifiuto da parte di amici maschi fosse interpretato come un riflesso del rifiuto paterno. I genitori, inizialmente sorpresi di essere ritenuti colpevoli, continuarono a pagare per la terapia, pur distanziandosi dal terapeuta.

Nonostante il paziente credesse ancora nella teoria di Nicolosi, il rapporto con un altro paziente, Ryan Kendall, mise in luce un problema fondamentale: la persistente attrazione per gli uomini, nonostante la comprensione delle dinamiche familiari. La terapia terminò bruscamente quando la governante sorprese il paziente con un ragazzo nel cortile. I genitori attribuirono il fallimento della terapia alla colpa data loro da Nicolosi, anziché concentrarsi sulle esperienze di bullismo del figlio.

Il Movimento Ex-Gay e la Legittimazione Scientifica Contestata

Il movimento ex-gay ha goduto di un'ampia legittimazione negli anni '90 e primi 2000, anche grazie a campagne pubblicitarie su larga scala e alla copertura mediatica. Organizzazioni come Exodus International e NARTH hanno promosso attivamente queste terapie, con il loro presidente Alan Chambers che nel 2004 affermava di conoscere "decine di migliaia di persone che erano riuscite ad avere un cambiamento nel loro orientamento sessuale".

Tuttavia, la comunità scientifica ha sempre contestato queste affermazioni. Nel 1992, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) aveva già rimosso l'omosessualità dalla lista delle malattie mentali. Organismi come l'American Psychological Association (APA) e l'American Psychiatric Association, insieme al Royal College of Psychiatrists, hanno dichiarato nel 2009 che "non vi è alcuna prova scientifica secondo cui l'orientamento sessuale possa essere modificato".

La Critica alle Terapie di Conversione: Pseudoscientificità e Danni

Le ricerche condotte dalla comunità scientifica non solo non sono riuscite a replicare i risultati dichiarati dalle associazioni che promuovono queste pratiche, ma ne hanno evidenziato la pericolosità. L'opinione prevalente delle organizzazioni mediche e psichiatriche è che "non esiste una ricerca scientificamente adeguata che dimostri che la terapia […] sia sicura oppure efficace", e che esistano anzi alcune prove di quanto essa sia potenzialmente dannosa.

La Dott.ssa Giuliana Proietti, Psicoterapeuta Sessuologa, sottolinea come le pratiche descritte non siano accettate dalla medicina, non siano state sottoposte a verifiche sperimentali condotte con metodo scientifico o non le abbiano superate. Pertanto, potrebbero essere inefficaci o dannose per la salute.

Diagramma che illustra le statistiche sull'omosessualità

La terapia di conversione, anche detta terapia riparativa o di riorientamento sessuale, è una pratica pseudoscientifica. Sono state tentate diverse tecniche, incluse modificazione del comportamento, terapia dell'avversione, psicoanalisi, lobotomia, preghiera e terapie religiose quali l'esorcismo. Queste pratiche sono strettamente associate al movimento degli ex-gay, che presenta una componente religiosa più spiccata.

L'Opinione delle Associazioni Professionali e il Dibattito Deontologico

Il Gruppo Psicologia Arcobaleno di Arcigay Torino ha espresso un netto rifiuto delle terapie riparative, sottolineando che la formazione di uno psicoterapeuta non può essere sostituita dalla prefazione di un libro. Criticano l'approccio di chi, come la Dott.ssa Chiara Atzori, parla di psicoterapia riparativa senza averne titolo e si basa su pubblicazioni di Joseph Nicolosi, le cui posizioni non sono mai state accettate dalla comunità scientifica.

Al contrario, "State of Mind" pur concordando nel non considerare l'omosessualità una malattia, esprime un lieve dissenso verso il tono "troppo deciso" di alcune convinzioni. Sottolineano la necessità di garantire la piena autonomia del terapeuta nel valutare le richieste del paziente e nel proporre obiettivi terapeutici funzionali al benessere psicologico. Tra questi, rientra l'aiuto a molti gay nell'accettare e vivere la propria omosessualità, ma anche la possibilità di aiutare chi, partendo da desideri complessi, chiede supporto per costruire una scelta eterosessuale, purché non dettata da timori o ansie.

Viene ribadito che questo tipo di supporto è diverso da una richiesta di "fingersi etero" per vergogna o timore dello stigma sociale. Si riconosce che le influenze sociali omofobiche sono quelle che più danneggiano, ma si sottolinea anche l'importanza di non dimenticare la sofferenza della persona, al di là delle giuste posizioni antidiscriminatorie.

La Questione dell'Omosessualità Egodistonica

Un aspetto cruciale del dibattito riguarda l'omosessualità egodistonica, ovvero il disagio marcato e persistente riguardo al proprio orientamento sessuale. Questa categoria diagnostica è stata depennata dal DSM (Manuale Diagnostico e Statistico delle Malattie Mentali) perché l'egodistonia è spesso una conseguenza dell'interiorizzazione del pregiudizio anti-omosessuale.

Tuttavia, l'esistenza di persone egodistoniche è innegabile. Il disagio può derivare da una serie di fattori, tra cui la paura di deludere i genitori, il sentirsi "sbagliati" o "senza un posto", o la convinzione che essere omosessuale implichi essere un debole o un perdente. In questi casi, il ruolo dello psicologo è quello di indagare il significato personale e collettivo del disagio, analizzando cosa sottende il desiderio di cambiare: quali paure, quali certezze infrante e quali aspettative deluse.

Le Implicazioni Sociali e Legali

Il dibattito sulle terapie di conversione ha profonde implicazioni sociali e legali. La mozione presentata in Svizzera mira a creare un quadro normativo più chiaro e protettivo per i minori e per coloro che cercano aiuto. L'opposizione a queste pratiche è stata espressa anche a livello politico, con il Presidente Barack Obama che nel 2015 ha manifestato la sua opposizione.

Mappa che mostra i paesi che hanno vietato le terapie di conversione

La comunità scientifica è concorde nel ritenere che l'orientamento sessuale non sia una scelta e che i tentativi di modificarlo siano inefficaci e potenzialmente dannosi. L'APA ha pubblicato un report che, a seguito di una completa rassegna della letteratura scientifica, evidenzia come l'idea che l'orientamento sessuale possa essere cambiato attraverso una terapia non abbia alcun fondamento scientifico.

La Speranza nel Cambiamento e la Critica Costruttiva

Nonostante la forte condanna scientifica e professionale delle terapie di conversione, esistono ancora voci che sostengono la possibilità di un cambiamento. Richard A. Cohen, psicoterapeuta ed ex-gay, afferma di aiutare migliaia di persone a recuperare la loro "identità sessuale", passando dall'omosessualità all'eterosessualità. Il suo libro "Riscoprirsi normali. Comprendere e guarire l’omosessualità" raccoglie testimonianze in tal senso.

Tuttavia, Cohen si definisce anche "pro-choiche dell’omosessualità", sostenendo che se qualcuno vuole vivere una vita gay deve essere rispettato, così come chi vuole cambiare e uscire da questa condizione. Questa posizione, pur riconoscendo la libertà individuale, solleva interrogativi sulla pressione sociale e familiare che potrebbe influenzare tali scelte.

La discussione sulle terapie di conversione evidenzia la necessità di un approccio basato sull'evidenza scientifica, sul rispetto dell'autodeterminazione individuale e sulla protezione dei diritti umani. La condanna di queste pratiche da parte delle principali organizzazioni sanitarie mondiali rappresenta un passo fondamentale verso la tutela del benessere psicologico e della dignità delle persone omosessuali.

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