La complessa vicenda giudiziaria che aveva coinvolto diversi top manager della sanità laziale, tra cui il frusinate Narciso Mostarda, si è conclusa con un decreto di archiviazione. L'indagine, avviata nel 2022, aveva acceso i riflettori sui bilanci delle Aziende Sanitarie del Lazio nel periodo compreso tra il 2017 e il 2020. Al centro delle attenzioni degli inquirenti vi era la presunta alterazione della contabilità attraverso l'inserimento di note di credito non ancora emesse dai privati accreditati, una pratica volta a presentare saldi di bilancio più favorevoli rispetto alla reale situazione finanziaria. L'accusa principale verteva su presunti falsi in bilancio, ma fin dalle prime fasi dell'indagine, i dirigenti coinvolti avevano fermamente difeso la correttezza del proprio operato, evidenziando come le procedure adottate fossero state imposte dalla stessa Regione Lazio.

Le accuse e le difese: un quadro di presunte irregolarità contabili
L'indagine, condotta dal procuratore aggiunto di Roma Paolo Ielo e dal sostituto Carlo Villani, aveva preso le mosse da una segnalazione della Corte dei Conti. L'organo di controllo aveva espresso perplessità sulla gestione della spesa sanitaria regionale, evidenziando una notevole confusione e una carenza di certezze nella contabilità. In particolare, gli esperti della Corte dei Conti contestavano il metodo utilizzato dalla Regione per la gestione della spesa accentrata, giudicandone la contabilità di difficile interpretazione.
L'ipotesi investigativa, formulata dopo l'analisi di migliaia di documenti, bilanci e note di credito, puntava a dimostrare che la "pulizia" dei conti e la conseguente uscita del Lazio da un lungo periodo di commissariamento sanitario fossero state ottenute attraverso la falsificazione dei documenti contabili. Si parlava di circa 900 milioni di euro di crediti sanitari sui quali mancavano i giustificativi, una cifra considerevole che aveva sollevato dubbi tra gli inquirenti riguardo ai crediti vantati dalle Aziende Sanitarie Locali.
Tra i dirigenti finiti sotto la lente d'ingrandimento figuravano nomi di spicco della sanità pubblica laziale. Oltre a Narciso Mostarda, all'epoca dei fatti manager dell'ASL Roma 6, l'indagine aveva coinvolto Vitaliano De Salazar (ex ASL Roma 3 e commissario di Azienda Zero), Angelo Tanese (direttore generale della ASL Roma 1 tra il 2017 e il 2019), Giorgio Giulio Santonocito (ex DG ASL Roma 5, poi alle prese con l'emergenza-rogo all'ospedale di Tivoli), Giuseppe Quintavalle (DG Policlinico Tor Vergata e a interim ASL Roma 1), Vincenzo Panella (ex DG Policlinico Umberto I) e Flori Degrassi (ex ASL Roma 2), oltre a Giorgio Casati (ex ASL Latina).
Tutti gli indagati, attraverso i propri legali, avevano sempre sostenuto di aver operato nel pieno rispetto delle regole e delle indicazioni ricevute dagli uffici competenti. La loro difesa si basava sul principio che le procedure contabili contestate fossero state frutto di direttive superiori, imposte dalla Regione Lazio con l'obiettivo di facilitare il rientro del Lazio dalla procedura di commissariamento.
Il sistema di BUDGET nelle aziende sanitarie
L'archiviazione: la conferma della "direttiva superiore"
Il decreto di archiviazione, emesso dalla Procura di Roma e confermato dal Gip, ha sostanzialmente accolto la linea difensiva dei manager. La decisione ha sancito che i dirigenti, compreso Narciso Mostarda, non potevano essere ritenuti direttamente responsabili per la gestione contabile delle ASL. Le irregolarità contabili, definite dallo stesso pubblico ministero Carlo Villani come "ideologicamente false", erano infatti il risultato di un metodo gestionale imposto dall'alto, con l'obiettivo di permettere al Lazio di uscire dal commissariamento sanitario.

Il provvedimento giudiziario, pur riconoscendo l'esistenza di gravi irregolarità nella gestione contabile delle ASL, ha quindi escluso ogni responsabilità individuale dei dirigenti coinvolti. La prassi contabile contestata è stata ribadita come frutto di una direttiva superiore, mettendo così un punto fermo a un capitolo che aveva generato numerose polemiche e acceso il dibattito pubblico sulla gestione della sanità regionale.
Narciso Mostarda, neuropsichiatra con una lunga carriera nella sanità pubblica, aveva ricoperto diversi ruoli chiave nel territorio frusinate, e la chiusura di questa indagine rappresenta per lui e per gli altri dirigenti coinvolti la fine di un periodo di incertezza e di accuse.
Oltre l'archiviazione: le questioni aperte sulla sostenibilità del debito sanitario
Nonostante l'archiviazione dell'indagine penale e la conferma dell'assenza di responsabilità individuale per i dirigenti sanitari, la vicenda giudiziaria lascia aperte importanti questioni legate alla sostenibilità del debito sanitario regionale. L'episodio ha evidenziato le criticità strutturali nella gestione finanziaria della sanità laziale, sollevando interrogativi sulla trasparenza, sull'efficienza e sulla sostenibilità a lungo termine del sistema.
La necessità di "tirare fuori" il Lazio dal commissariamento sanitario, sebbene comprensibile, non può giustificare pratiche contabili che, pur non configurando reati a carico dei singoli manager, appaiono quantomeno discutibili dal punto di vista della correttezza amministrativa. La vicenda pone l'accento sulla necessità di una gestione oculata e trasparente delle risorse pubbliche, soprattutto in un settore delicato come quello della sanità, dove la salute dei cittadini è in gioco.
Le indagini della Corte dei Conti, sebbene non abbiano portato a condanne penali per i dirigenti, hanno messo in luce delle problematiche che richiedono un'attenta riflessione e l'adozione di misure correttive per garantire una gestione più solida e trasparente delle finanze sanitarie regionali. La vicenda di Narciso Mostarda e degli altri manager, pur conclusasi con un'archiviazione, funge da monito sull'importanza di una governance chiara e di procedure contabili inattaccabili, anche in contesti di forte pressione per il risanamento dei conti.

Il contesto politico e le nomine dirigenziali
È importante notare come l'indagine sui bilanci si sia intrecciata con questioni relative alle nomine dirigenziali. In un'altra inchiesta della Procura di Roma, il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti era indagato per abuso d'ufficio, falsità commessa da pubblico ufficiale e rifiuto d'atti d'ufficio nelle nomine dei dirigenti delle ASL laziali nel 2019. Insieme a lui, erano indagati anche l'assessore alla Sanità Alessio D'Amato e altre sette persone, tra cui figure chiave dell'amministrazione regionale.
Le nomine al vaglio degli inquirenti riguardavano dieci dirigenti, tra cui Narciso Mostarda, il cui nome era stato anche accostato a possibili incarichi di rilievo a livello nazionale. L'esposto presentato da Antonio Aurigemma di Fratelli d'Italia aveva acceso i riflettori su queste nomine, portando all'avvio delle indagini. Questo intreccio tra gestione finanziaria e nomine dirigenziali evidenzia la complessità del sistema sanitario regionale e le potenziali aree di criticità che richiedono un'attenzione costante da parte degli organi di controllo e dell'opinione pubblica.
La vicenda, quindi, non si esaurisce nella sola archiviazione delle accuse di falso in bilancio, ma solleva interrogativi più ampi sulla trasparenza, sull'efficienza e sulla correttezza della gestione della sanità pubblica nel Lazio, un tema di fondamentale importanza per il benessere dei cittadini. La chiarezza sulle procedure contabili, la trasparenza nelle nomine e la sostenibilità finanziaria sono pilastri essenziali per garantire un servizio sanitario di qualità.